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(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 23 giugno 2017)

Mentre il M5S è riuscito nell’impresa di restare fuori da tutti i ballottaggi che contano (complici le crescenti ambiguità verso la Ue, l’avvicinamento alla Commissione Trilaterale e ai superliberisti dell’Alde), il 25 giugno restano in corsa per le amministrative i classici centrodestra e centrosinistra, anche se per non essere riempito di ceffoni il Pd si è dovuto nascondere spesso e volentieri dietro liste civiche.
Non dovrebbe essere difficile capire come a questo punto la priorità sia quella di punire il più duramente possibile proprio il Pd (palese o nascosto che sia), reo di una serie di nefandezze da far paura.
Tra cui:

  • Il vergognoso decreto vaccini, che ha inaugurato una nuova forma di nazifascismo sanitario e che rischia di tirare su una generazione di bimbi con gravi danni da reazioni avverse, di causare la fuga dall’Italia di masse di genitori impauriti e di ridurre ulteriormente la natalità;
  • L’assoluto compiacimento per la folle invasione di immigrati di cui l’Italia è vittima, complici le Ong finanziate da Soros (ricevuto con tutti gli onori da Gentiloni) e di cui fa parte anche Marco De Benedetti (Save the children).
    L’85% degli immigrati giunti in Europa nel 2017 è entrato dall’Italia, e questi del Pd invece di contrastare il fenomeno, organizzano marce per migranti, ci continuano a lucrare sopra grazie alle coop che gestiscono “l’accoglienza” (a spese dei contribuenti italiani)  e sono pronti a dargli lo Ius Soli, evidentemente per fini elettorali. Se questo non è l’ennesimo tradimento verso i VERI italiani, non so cosa sia;
  • La prontezza con cui un Parlamento illegittimo e un governo delegittimato dagli italiani fin dal 4 dicembre stanno per ratificare il Ceta, ennesimo trattato devastante per l’economia italiana e per la nostra qualità della vita. Ovviamente per farlo aspettano che le elezioni siano alle spalle;
  • Il voler posticipare le elezioni politiche il più possibile, anche in presenza di due leggi elettorali perfettamente costituzionali e vigenti (Legalicum e Consultellum) di modo da arrivare alla pensione a settembre e continuare a fare danni;
  • Il servilismo dimostrato verso Ue, Commissione Trilaterale, George Soros, lobby del petrolio, case farmaceutiche e poteri forti di ogni genere, a scapito del popolo italiano;
  • Gli innumerevoli scandali e relativi tentativi di insabbiamento: Boschi e Banca Etruria; Guidi e il quartierino dietro il Mise; Consip e Lotti indagato; il Mps spolpato dagli amici De Benedetti e Marcegaglia; per non parlare dei mediocrissimi Poletti, Fedeli e della criminale Lorenzin.

Per questi e tanti altri motivi, il Pd deve essere punito dagli elettori nel modo peggiore: più città perderà (specie le grandi e “rosse”, come Genova) e meglio sarà.

ManipolazioneMan mano che le elezioni si avvicinano, gli specialisti del terrore mediatico affilano le loro armi con le solite argomentazioni. All’uscita dall’Euro seguirebbero le cavallette e poi il meteorite; la vittoria di Grillo sarebbe la fine della democrazia; Renzi è bello, bravo e dice sempre la verità; questa Ue è il migliore dei mondi possibili, ecc. ecc.

Al  catastrofista medio, quello che vede dopo l’uscita dall’Euro disperazione, disoccupazione e suicidi, forse varrebbe la pena ricordare che parla esattamente dello scenario che stiamo vivendo.

Proprio non si vede perché l’uscita dall’Euro dovrebbe rovinarci, dal momento che il pareggio di bilancio, il Fiscal Compact e la moneta unica ci condannano già (e per i prossimi 20 anni) alla distruzione di ogni barlume di stato sociale e quindi ad un ulteriore incremento di sofferenze, povertà e suicidi. “Ma il problema è che c’è poca Europa. Ce ne vorrebbe di più” ti risponde l’economista prezzolato di turno, il politico servo o il pennivendolo che campa leccando ricchi deretani.

A questi signori, andrebbe risposto che se i capi di Stato e di governo volevano traghettarci verso gli Stati Uniti d’Europa (come stanno facendo) dovevano farlo per via democratica, e non per via surrettizia con una moneta unica e poi una crisi creata ad arte.

Del resto bisogna capirli: ogni volta che hanno provato a far passare per via popolare qualcosa come una Costituzione Europea sono stati bastonati dagli elettori, che evidentemente hanno sentito puzza di imbroglio. Per cui hanno dovuto ricorrere alla forma dei Trattati e poi procedere a operare cambiamenti sulla struttura dell’Europa come dei ladri, approfittando della crisi e della confusione generale.

Ed eccoci qui, al voto per le Europee con un Euro e una Ue che non funzionano, che distruggono lo stato sociale e gli strati più deboli della popolazione (specialmente nei Paesi periferici come il nostro), e con tanti petulanti ed assoldati sapientoni che ci spiegano che per uscirne ci vuole ancora meno sovranità e ancora più Europa. Un no grazie, a questo punto, sarebbe molto gradito.

Poi ci sono i partiti dei lacché (in Italia per questo ci sono gli specialisti del Partito democratico) che sono pronti a raccogliere i voti degli elettori per farne gentile omaggio alla Merkel, ai grandi capitalisti, alla Bce, ai soliti poteri forti oligarchici. Però hanno faccini belli e giovani, quindi qualche gonzo che li vota si troverà di certo.

Infine c’è Grillo. Unico partito in grado di battere il Pd alle elezioni, c’è da sperare che il M5S vinca per due ordini di ragioni:

1)      Una vittoria di Grillo significa una pesante sconfitta per Renzi e per il suo unico elettore Napolitano, che ne uscirebbero delegittimati. In caso contrario, il Fonzie nostrano potrà menarla per secoli dicendo che “italiani volunt”;

2)      Dato il livello stantio di democrazia in questa Ue, è necessario mandare in Europa quanti più euroscettici possibile. Occorre una forte critica ai meccanismi europei all’interno delle istituzioni, e in questo i grillini possono fare bene come hanno fatto bene nel Parlamento italiano. Ovviamente, per avere più peso nelle dinamiche europee, i grillini dovranno anche vincere le elezioni nazionali, in modo da esprimere una rappresentanza, ad esempio, nel Consiglio dei ministri dell’Ue.

Al terrorismo mediatico pro Euro, va risposto con le critiche alla moneta unica di ben sei premi Nobel per l’Economia, con quelle di economisti italiani come Alberto Bagnai, Nino Galloni e Claudio Borghi, di giornalisti economici come Paolo Barnard con la scuola economica Memmt, e di tanti altri che hanno cercato di capire a fondo il problema con sguardo critico e di elaborare possibili soluzioni per il nostro Paese.

Una cosa è certa: uscire dalla moneta unica nei primi tempi potrebbe non essere una passeggiata, ma con le giuste politiche (italiane ed internazionali) in qualche anno se ne può venire fuori. Stando così le cose, invece, siamo condannati ad un suicidio progressivo per i prossimi vent’anni, che va sotto il nome di Euro – Fiscal Compact – Pareggio di bilancio.

Scegliere da che parte stare non dovrebbe essere difficile.

 

 

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