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(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 4 maggio 2017)

Tra qualche giorno i francesi dovranno scegliere il loro presidente, e sebbene Macron sia dato da tutti per vincente, bisogna insistere nel ricordare quanto una sua vittoria sarebbe disastrosa non solo per la Francia, ma anche per l’Italia e l’Europa tutta.
I motivi sono nel programma del candidato “centrista” e nella sua stretta connessione con i peggiori poteri finanziari, oligarchici e mondialisti. Vale la pena rinfrescarci la memoria:

  • Macron è un banchiere, cresciuto nella scuderia dei Rothschild (quelli che Giulietto Chiesa chiama “i padroni universali”) ed è stato il ministro dell’Economia sotto Hollande. Dunque è un becero prodotto della finanza mondialista e non certo il “nuovo che avanza” come viene venduto dai media compiacenti;
  • Macron è il pupillo di Jacques Attali, uno dei tecnocrati dietro il progetto europeo, che lo ha introdotto ai meeting del Bilderberg nel 2014, poco prima della sua (casuale) nomina a ministro dell’Economia. Attali è tristemente noto per la frase: “Cosa credeva la plebaglia europea, che l’Euro fosse stato fatto per la loro felicità”?
  • Da ministro, Macron è stato l’autore della famigerata Loi Travail, l’equivalente francese del Jobs Act renziano. E’ quindi perfettamente in linea con l’idea di “riforme” all’insegna di austerità e flessibilità del lavoro tipiche della Troika e del neoliberismo;
  • Macron è un fervente europeista, che chiede più Europa e non toccherebbe l’Euro nemmeno sotto tortura. Ogni sua promessa di riformare l’Ue per i popoli è credibile quanto quelle di Renzi;
  • In linea con i dettami di Soros, Macron non ha il minimo senso della nazione o del popolo francese; nello “spazio francese” può entrare chiunque e le tradizioni e culture locali non hanno alcun peso. Così via all’immigrazione selvaggia, alla globalizzazione senza regole, alla distruzione delle identità nazionali, all’islamizzazione progressiva dell’Europa: tutto ciò che andrebbe combattuto e regolato verrebbe invece rafforzato all’ennesima potenza;
  • Macron si è espresso più volte contro Putin e per l’intervento francese in Siria, per la felicità della Nato e dei guerrafondai del financial-military-industrial complex;
  • Macron è – come Hillary Clinton – appoggiato da tutti i principali partiti francesi, dai “mercati” (leggasi speculatori finanziari), da Obama, da Juncker, dalla Merkel, dai media “politicamente corretti”: in poche parole, dall’establishment.

Per questi motivi Macron rappresenta tutto ciò contro cui i sovranisti, populisti, anticapitalisti, antiliberisti e antimperialisti dovrebbero scagliarsi. Invece questo clamoroso pupazzo delle oligarchie è dato per vincente. Perché?
Perché dall’altra parte c’è Marine Le Pen. La “fascista”, “razzista”, “populista” Le Pen.
E tanto basta a molti moderati e “populisti di sinistra” (che magari condividono l’80% del suo programma, come testimonia l’exploit di Mèlenchon) per votare Macron o – al limite – astenersi.

Se si guarda al programma della Le Pen si noterà infatti come molte misure sono volte proprio a contrastare la desovranizzazione degli Stati nazionali messi in opera dal capitale finanziario da anni.
La Le Pen vuole un referendum sull’uscita dalla Ue; il ritorno al franco mantenendo una moneta per gli scambi internazionali tipo l’Ecu; dare priorità ai francesi sulle prestazioni sociali, instaurare un tetto massimo per gli immigrati ed espellere gli stranieri vicini alle organizzazioni radicali (e Dio sa quanto la Francia ne avrebbe bisogno); è per il dialogo con Putin e l’uscita dalla Nato; è per il rifiuto dei trattati neoliberisti quali Ttip e Ceta, per l’abolizione della Loi Travail e per l’adozione di misure protezioniste in economia; è – in definitiva – per il recupero delle sovranità nazionali e per la lotta ai desiderata dei grandi gruppi finanziari e industriali mondialisti. Esattamente ciò di cui si ha bisogno in questo momento, e su cui anche la sinistra “populista” potrebbe essere d’accordo se si esclude il divisivo tema dell’immigrazione di massa (come se pure questo non fosse un fenomeno sospinto dai globalisti come Soros, e in questi giorni particolarmente caldo per l’emergere di crescenti sospetti e prove della collusione tra scafisti libici e Ong “umanitarie”).

Insomma, le chiacchiere stanno a zero: chi vuole contrastare lo strapotere finanziario neoliberista, in Francia deve votare (o tifare) Le Pen. Non farlo significa consegnare l’Europa al dominio dei banchieri, della Troika, delle oligarchie psicopatiche e guerrafondaie, e dell’austerità perenne.

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(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 10 novembre 2016)

Paolo Barnard è uno dei giornalisti più duri verso l’Euro, l’Unione Europea, il neoliberismo e lo strapotere della finanza internazionale, nonché il primo a portare in Italia la scuola economica Memmt.
Ma è anche uno dei critici più feroci dello Stato di Israele e del terrorismo occidentale.
In questa intervista a 360 gradi abbiamo toccato con lui i nodi fondamentali delle elezioni Usa, della Brexit, dei trattati di libero scambio, della progressiva erosione della democrazia in Europa, delle dittature mascherate da istituzioni europee, del referendum costituzionale italiano e della natura dello Stato di Israele.

Voto arma(Articolo pubblicato sul sito Oltre le Barricate il 17 giugno 2016)

Questi ballottaggi sono una grande occasione per porre fine al renzismo. Dopo il referendum sulle trivelle e prima di quello costituzionale, gli italiani hanno l’opportunità di far sentire forte e chiaro cosa pensano del governo e del Pd. E con lo strumento che più può far loro male: il voto.

Se il Pd subirà una debacle in tutte le città più importanti (soprattutto a Roma, Milano e  Torino) l’effetto che ne verrà fuori sarà quello di una bomba atomica su Renzi e i suoi fascistelli col Mac, con una ricaduta immensamente salutare per la democrazia di questo Paese.
Dopo che Napoli si è sanamente derenzizzata, ora lo stesso devono fare le altre città al ballottaggio. A Roma Giachetti ha il pieno sostegno dei Casamonica, come prevedibile. A Torino la Appendino è temuta dai migliori amici del Pd: i banchieri.
Quanto a Milano, Sala è l’uomo di fiducia di Renzi, e questo basta per far convergere il voto verso il candidato opposto, cioè Parisi. Per non parlare delle minacce degli ultimi giorni da parte della Boschi sui finanziamenti che non arriverebbero a Torino in caso di vittoria dei 5 Stelle.

Dopo il Jobs Act (passato senza proteste, per l’immane vergogna di tutti coloro che avrebbero dovuto proteggere i diritti dei lavoratori), l’Italicum (che con il suo premio di maggioranza del 54% per la lista vincente apre la strada a una vera dittatura della maggioranza) e con lo spettro della riforma costituzionale made in JpMorgan, anche chi di solito non vota dovrebbe recarsi alle urne, per votare CONTRO questi distruttori di democrazia.

Servono ulteriori motivazioni? Banca Etruria; Mafia capitale; Trivellopoli e il “quartierino” che controlla mezzo governo secondo le intercettazioni della Guidi; Napolitano che continua a dettare cosa fare agli italiani per conto dei grandi gruppi di potere; il ministro Calenda che difende a spada tratta il TTIP e il CETA, chiedendo all’Europa di esautorare il Parlamento italiano dalla ratifica; i verdiniani e cosentiniani a supporto del Pd; lo sterminato numero di indagati, imputati e condannati nelle file “dem”; la presenza dei poteri fortissimi tra gli influencer del governo (come la Commissione Trilaterale, la superbanca JpMorgan, le multinazionali del petrolio); i legami dei genitori di Renzi e Boschi con piduisti bancarottieri come Flavio Carboni; la riprivatizzazione dell’acqua nonostante il referendum del 2011; lo spettro di una svolta autoritaria in Italia gradita alla finanza internazionale (mascherata col termine “governabilità”); il totale asservimento ai dogmi sacri del neoliberismo, dell’Euro e dei trattati Ue; l’immensa arroganza cafona di Renzi e dei suoi sodali; le uscite della Boschi sui “partigiani veri” e quelli finti, e sui votanti No al referendum equiparati a Casapound; l’aver usato una maggioranza dichiarata illegittima dalla Consulta per cambiare la Carta fondamentale (operazione duramente criticata anche dai presidenti emeriti della Corte Costituzionale); l’occupazione militare della Rai e degli altri media, con relative epurazioni; gli 80 euro promessi e poi tolti ai poveracci, e si potrebbe andare avanti ancora a lungo.

Sono da considerare motivi sufficienti per votare contro questa gente? O serve che i piddini compiano stragi di primogeniti?

Gli italiani hanno un’ottima occasione per prendere a calci questa feccia in modo assolutamente democratico.
Ne facciano buon uso.

Voto arma(Articolo pubblicato sul sito Oltre le Barricate il 3 giugno 2016)

Queste elezioni amministrative sono una grande occasione. Dopo il referendum sulle trivelle e prima di quello costituzionale, gli italiani hanno l’opportunità di far sentire forte e chiaro cosa pensano del governo e del Pd. E non tramite sondaggi che lasciano il tempo che trovano, ma con lo strumento che più può far loro male: il voto.

Se il Pd subirà una debacle in tutte le città più importanti (e sono tante: Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna…) l’effetto che ne verrà fuori sarà quello di uno schiaffone a Renzi e ai suoi fascistelli col Mac, con una ricaduta immensamente salutare per la democrazia di questo Paese.

Dopo il Jobs Act (passato senza proteste, per l’immane vergogna di tutti coloro che avrebbero dovuto proteggere i diritti dei lavoratori), l’Italicum (che con il suo premio di maggioranza del 54% per la lista vincente apre la strada a una vera dittatura della maggioranza) e con lo spettro della riforma costituzionale made in JpMorgan, anche chi di solito non vota dovrebbe recarsi alle urne, per votare CONTRO questi distruttori di democrazia. Fosse pure per mettere una X sul partito delle casalinghe.

Servono motivazioni? Banca Etruria, Trivellopoli e il “quartierino” che controlla mezzo governo secondo le intercettazioni della Guidi, Napolitano che continua a dettare cosa fare agli italiani per conto dei grandi gruppi di potere, Calenda che difende a spada tratta il TTIP, i verdiniani e cosentiniani a supporto del Pd, lo sterminato numero di indagati, imputati e condannati nelle file “dem”, la presenza dei poteri fortissimi tra gli influencer del governo (come la Commissione Trilaterale, la superbanca JpMorgan, le multinazionali del petrolio), i legami dei genitori di Renzi e Boschi con piduisti bancarottieri come Flavio Carboni, la riprivatizzazione dell’acqua nonostante il referendum del 2011, lo spettro di una svolta autoritaria in Italia gradita alla finanza internazionale (mascherata col termine “governabilità”), il totale asservimento ai dogmi sacri del neoliberismo, dell’Euro e dei trattati Ue, l’immensa arroganza cafona di Renzi e dei suoi sodali, le uscite della Boschi sui “partigiani veri” e quelli finti, e sui votanti No al referendum equiparati a Casapound, l’aver usato una maggioranza dichiarata illegittima dalla Consulta per cambiare la Carta fondamentale, l’occupazione militare della Rai e degli altri media, con relative epurazioni, e si potrebbe andare avanti ancora a lungo.

Sono da considerare motivi sufficienti per votare contro questa gente? O serve che i piddini compiano stragi di primogeniti?

Gli italiani hanno un’ottima occasione per prendere a calci questa feccia in modo assolutamente democratico.
Ne facciano buon uso.

stop-ttip-generic-fb(Articolo pubblicato sul sito Oltre le Barricate il 31 maggio 2016)

Negli ultimi tempi si è finalmente iniziato a parlare, in trasmissioni televisive e sui giornali, del TTIP, il trattato che si propone di liberalizzare la circolazione di beni e servizi tra Usa e Unione Europea.
In realtà il dibattito è stato aperto solo grazie a dei “leaks” di Greenpeace Olanda, che qualche settimana fa ha fatto trapelare alcuni dei contenuti di questo accordo , finora tenuto supersegreto. Talmente segreto che persino gli stessi membri dell’Europarlamento non hanno potuto finora liberamente accedere al testo in corso di negoziato, se non in condizioni assolutamente restrittive.

Ieri è arrivato l’ennesimo appoggio del nuovo ministro dello Sviluppo Economico che, per mostrarsi degno successore della Trilaterale Guidi, ha esordito difendendo il trattato contro tutto e tutti. “Falso che favorisca le multinazionali” ha detto Calenda, ponendosi sulla scia delle dichiarazioni entusiastiche rilasciate in passato da Renzi, che ha parlato di appoggio “totale e incondizionato“.
Che un governo scandalosamente al servizio di banche e multinazionali difenda il TTIP non desta particolare stupore (ormai hanno dimostrato da tempo di essere dei traditori dello stesso popolo italiano di cui dovrebbero fare gli interessi). Ne desta invece che tra gli sponsor del trattato ci siano anche giornali apparentemente “anticasta” come il Fatto Quotidiano, che da giorni cerca di sopire le polemiche e le preoccupazioni sul TTIP tramite il suo vicedirettore. Anticasta in politica interna, al totale servizio dei poteri forti in politica economica e internazionale, come vedremo.

Ma andiamo per ordine.

Obiettivo del TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership), come ormai è noto, è quello di creare un’area di libero scambio che coinvolga Unione Europea e Usa. Se l’operazione andasse in porto, sarebbero uniformate le regole che riguardano la commercializzazione di beni e servizi nei due continenti, e ciò andrebbe quasi certamente a danno degli standard qualitativi più alti, cioè quelli europei, nel nome di presunti vantaggi economici non si sa bene per chi. Paolo Barnard ha significativamente definito il TTIP “l’Hiroshima delle piccole e medie imprese“.
Da qui il timore per l’ingresso massiccio di prodotti Ogm, di carne piena di ormoni, medicinali e sbiancata al cloro, di frutta o verdura trattate con pesticidi da noi vietati, come sottolineato da Greenpeace. Secondo l’associazione ambientalista, sarebbe in corso una strategia aggressiva (anche a base di ricatti) da parte degli Usa per demolire le tutele sanitarie, ambientali e di sicurezza presenti nel Vecchio Continente. Inoltre, nelle pagine rese pubbliche (248) “non c’è alcun riferimento alla protezione del clima”.
Perché il trattato passi occorre l’accordo delle controparti – Stati Uniti e Unione Europea – con la ratifica del Parlamento Europeo e dei Parlamenti nazionali.
Tuttavia, sempre l’ottimo Calenda si è detto contrario alla ratifica dei Parlamenti nazionali. Tanto servilismo nei confronti degli Usa è commovente.

L’operazione è espressamente sponsorizzata dalle più grandi corporations (Barnard ne cita alcune: JpMorgan, Chevron, BpParibas, Microsoft, Philip Morris, Monsanto,  Ford, Shell, Goldman Sachs, Google) che vedono in un grande mercato libero atlantico l’ennesima occasione per piazzare i loro prodotti (spesso pessimi rispetto agli standard nostrani) e per aiutare ulteriormente l’economia del Grande Fratello americano, tanto che da più parti la si definisce una “Nato economica”.
Questo desta molte preoccupazioni in Europa, ed è per questo (ma non solo) che Paesi come Germania e Francia mostrano sempre maggiori resistenze verso l’accordo.

Altro grande motivo di preoccupazione è dato dalla segretezza delle trattative: finora né i comuni cittadini, né gli stessi parlamentari ed europarlamentari hanno potuto accedere al testo in corso di negoziazione, se non in condizioni fortemente limitative, tanto da far parlare alcuni commentatori di “democrazia ridotta a zerbino“.
Le negoziazioni per la Commissione Europea vengono condotte dal commissario europeo al Commercio Cecilia Malmstrom, che si dice “favorevole al trattato” (ci saremmo stupiti del contrario, conoscendo l’UE), la stessa che ha affermato che “il suo mandato non deriva dai cittadini europei“.
Un europarlamentare spagnolo ha denunciato di aver visionato il documento, ma senza  poter portare cellulare, né carta e matita, e di avere avuto solo due ore per visionare il testo, per giunta sorvegliato.
Stesse condizioni sono state ora imposte ai parlamentari italiani che vogliono visionare il testo presso il ministero dello Sviluppo Economico. Scrive il sito web dell’organizzazione Stop TTIP: “4 parlamentari alla volta potranno entrare nella stanza scortati dai carabinieri ed esaminare i testi sotto il controllo costante di un responsabile di sala. L’accesso avverrà soltanto dopo aver deposto qualsiasi oggetto tramite il quale sia possibile diffondere le informazioni. Niente smartphone, tablet, fotocamere o personal computer: solo un dizionario di inglese, una penna e un foglio per gli appunti, a patto che non venga riportato su carta il contenuto esatto dei documenti. In ogni caso, è fatto divieto di divulgare qualsiasi informazione a terzi.
La sala lettura sarà aperta dal lunedì al giovedì e si prevedono due turni al mattino e due al pomeriggio. Il tempo a disposizione è breve: un’ora a persona. Dato il contenuto altamente tecnico dei documenti, non è facile per chi non è addentro alla materia comprendere nel merito il contenuto dei testi del TTIP. Senza contare che secondo le ultime notizie, agli Stati membri non verranno trasmessi tutti i documenti negoziali. Con il pretesto di nuove fughe di notizie, dopo quella orchestrata da Greenpeace Olanda il 2 maggio scorso, la Commissaria al Commercio, Cecilia Malmström, ha deciso che le informazioni sensibili resteranno chiuse a Bruxelles.”.  Evviva la democraticità, verrebbe da dire.

Il servizio di Nessuno sul TTIP per la Gabbia di Gianluigi Paragone

Oltre a distruggere il mercato alimentare europeo, abbattendo gli standard qualitativi e permettendo l’ingresso di tonnellate di merci di qualità dubbia sulle nostre tavole, il TTIP permetterebbe anche alle grandi banche di evitare importanti processi  come quello in corso a Trani in cui è coinvolta Deutsche Bank per il “colpo di Stato” del 2011 contro il governo Berlusconi, e la possibilità per le multinazionali di citare in giudizio gli Stati (prima si erano proposti dei tribunali privati creati ad hoc, ora si pensa a tribunali internazionali di quindici giudici, i cosiddetti Ics) qualora i loro interessi fossero messi in difficoltà da politiche “protezionistiche” contrarie al trattato, fosse anche per tutelare standard ragionevoli dal punto di vista ambientale e sanitario.
Il famoso principio di precauzione, infatti, negli Usa non opera, e si può immettere di tutto sul mercato “a meno che i consumatori siano in grado di provare che fa male”.
Nei documenti svelati da Greenpeace, il principio di precauzione non viene mai citato. Ergo non è contemplato, a meno di miracolosi inserimenti successivi.
Il TTIP favorirebbe anche il commercio dei dati personali, permettendo a lobby e governo Usa di gestire i dati di milioni di utenti europei con grande facilità.

Tra i maggiori contestatori del TTIP abbiamo il premio Nobel per l’Economia Joseph Stiglitz, che ha raccomandato al Parlamento italiano di non firmare il trattato, perché “non è un accordo di libero scambio, ma un patto di gestione del commercio per gli interessi particolari degli Usa” . Per Stiglitz, il trattato ha come scopo modificare la regole in ambito ambientale, sanitario, di sicurezza, per favorire i grandi gruppi economici nei loro rapporti con gli Stati, sempre meno sovrani, riducendo così la loro capacità di proteggere i loro stessi cittadini.
Un altro premio nobel per l’economia, Paul Krugman, si è apertamente espresso contro il trattato gemello del TTIP, il TPP (che riguarda Usa e Asia).
Critico anche il grande intellettuale Noam Chomsky, che afferma: “I cosiddetti accordi di libero scambio sono in realtà trattati conservatori, per gli interessi di poteri privati. E’ per questo che sono tenuti segreti”
Sul versante italiano della denuncia ci sono i giornalisti Paolo Barnard e Giulietto Chiesa, l’economista Alberto Bagnai, il professore di politica economica  Roberto De Vogli, il blogger Claudio Messora e tanti altri.

Perché allora giornalisti come il vicedirettore del Fatto insistono (con ben 5 articoli di seguito) a propinarcelo come una buona cosa, dando dei bugiardi e propagandisti a chiunque sollevi giuste e preoccupate obiezioni, “irriducibili delle piazze di sinistra” ai manifestanti del Stop TTIP, chiamando “assurdi” i referendum consultivi richiesti dai popoli, e ponendosi sostanzialmente sulle stesse posizioni del vergognoso governo Renzi?
Perché il TTIP, come il TPP in Asia, è evidentemente espressione della volontà di grandi banche, corporations, superlogge massoniche e  governo Usa (da loro controllato) per estendere il loro potere e i loro profitti, ponendosi in una posizione di ulteriore supremazia rispetto ai poveri Stati nazionali. E giornali che sono pesantemente infiltrati dai poteri forti, non possono che fare da megafono ai loro desiderata.
Il sig. Feltri, nella fattispecie, fa vanto di essere un bocconiano (e montiano, secondo l’Antidiplomatico).
La Bocconi è l’università di cui è presidente Mario Monti, ex presidente europeo della Commissione Trilaterale, l’istituzione oligarchica e ultraliberista creata da David Rockefeller e Henry Kissinger per favorire gli interessi di pochi ultraricchi (e degli Usa) in tutto il mondo. La stessa organizzazione paramassonica che ha messo i suoi uomini – o partecipanti ai suoi meeting – negli ultimi tre governi italiani: Monti, Letta, Guidi, Gentiloni, Boschi, Gutgeld. Non è un caso se Feltri, in un altro articolo, difenda anche la Trilaterale e la sua emanazione italiana, l’Ispi, affermando di aver partecipato ai suoi corsi.

E’ evidente, quindi, che i giornalisti che fuoriescono da queste università e think tanks siano programmati al solo scopo di portare avanti l’agenda dei loro mentori. Che non a caso, sono in grado di piazzarli a vicedirigere fin da giovani anche importanti giornali che si dicono “contro i poteri forti”, salvo rivelarsi poi la loro piena espressione.