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(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 16 luglio 2017)

Sul nostro sito, da qualche tempo scomparso misteriosamente dalle ricerche Google (mentre resta rintracciabilissimo su altri motori di ricerca, quali Yahoo,  Bing o Lycos), abbiamo spesso trattato i temi dell’illegittimità del Parlamento (e quindi del governo che ne trae fiducia) e quello del contrasto tra Euro, Unione Europea e Costituzione italiana.
In questa intervista con l’avvocato Giuseppe Palma siamo tornati su questi temi, aggiungendoci il Fiscal Compact e il pareggio di bilancio; il trattato “di libero scambio” Ceta; il decreto Lorenzin sui vaccini; lo Ius Soli e l’immigrazione di massa; la recente proposta di legge del Pd sull’apologia di fascismo.

(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 7 luglio 2017)

E’ sempre più chiaro, in questi giorni, come l’accordo Renzi-Berlusconi sia destinato ad essere replicato anche alle prossime elezioni politiche (se e quando mai ci saranno).
Dopo aver incassato una gran vittoria alle amministrative (con la conseguente batosta tutta renziana in città rosse come Genova, Pistoia, Carrara, L’Aquila, Sesto San Giovanni etc etc), il centrodestra resta diviso per la linea troppo europeista di Forza Italia, che è riuscito pure a votare il Ceta assieme al Pd in Senato (Commissione Esteri), rimarcando una evidente differenza di vedute con gli “alleati” Salvini e Meloni.
Sul rapporto con Europa e trattati internazionali, la linea di Lega e FdI si avvicina piuttosto a quella della frangia più euroscettica del M5S, che infatti si è schierato contro il Ceta.
Sondaggi alla mano, un’alleanza M5S-Lega-FdI garantirebbe attualmente una maggioranza in Parlamento, unica combinazione vincente. Sarebbe quindi sufficiente chiarirsi su alcuni punti di massima per un futuro governo di coalizione “populista”.
Ad esempio:

1) Lotta dura ad Euro e Unione Europea
I recenti sviluppi della questione migranti, con “l’Europa dei popoli e della pace” che chiude le frontiere e lascia l’Italia da sola ad affrontare il fenomeno, dimostra ancora una volta che da questa Ue l’Italia ha solo da perdere, come già risultava evidente dai costi/benefici dell’Euro e dall’adesione a pareggio di bilancio e trattati-capestro comunitari (parametri di Maastricht e da ultimo il Fiscal Compact).
Non v’è quindi motivo né convenienza nel restarci, ma solo un sadomasochistico massacro del popolo italiano. Per questo serve una coalizione in grado di raggiungere la maggioranza in Parlamento (già c’è, come visto) e costituire un governo euroscettico che ci traghetti fuori dall’inferno europeista per tornare a fare gli interessi della Nazione Italia (e non quelli della Nazione Germania, servita dagli scendiletto del Pd).

2) Lotta dura all’immigrazione di massa
Basta con questa invasione avallata dal solito Pd e dalle cancellerie europee più Soros e le sue Ong. La nuova coalizione di governo, oltre ad organizzare l’Italexit, deve chiudere i porti italiani alle Ong “umanitarie” e dirottarle verso altri Paesi (preferibilmente Tunisia o Malta, per disincentivare il business del traffico illegale di carne umana). Deve inoltre ripartire i migranti arrivati in massa negli ultimi anni con gli altri Paesi europei, minacciando conseguenze diplomatiche in caso di diniego.

3) Ritiro del Ceta e del Fiscal Compact
Oltre a cancellare il pareggio di bilancio in Costituzione e a portare avanti l’Italexit, il nuovo governo dovrà stracciare il Fiscal Compact e il Ceta, che lo sciagurato Gentiloni e il suo Parlamento abusivo stanno ratificando in questi giorni.

4) Cancellazione del decreto Lorenzin
Quella mostruosità del decreto Lorenzin deve essere cancellata il giorno dopo l’insediamento del nuovo governo. I suoi promotori devono essere perseguiti per attentato alla salute pubblica. Ricordiamo che non esistono studi scientifici sugli effetti di 12 vaccinazioni sui bambini, quindi questo equivale a fare dei piccoli italiani delle CAVIE, in un momento in cui non c’è NESSUNA EMERGENZA a giustificare l’imposizione coatta di un numero così alto di vaccinazioni.
L’unica emergenza è evidentemente quella delle casse della Glaxo.

5) Politiche per rilanciare il lavoro, il welfare e la famiglia
La propaganda fasciorenziana continua a ripetere che servono gli immigrati perché gli italiani non fanno più figli. Questa stronzata colossale, che serve a coprire gli affari delle coop con il business dell’accoglienza e gli interessi elettorali del Pd legati allo Ius Soli, dimentica volutamente l’ovvio: gli italiani non fanno figli perché non se li possono permettere e perché temono per il futuro, anche grazie a politiche di precarizzazione come il Jobs Act e l’abolizione dell’art. 18.
Per risolvere il problema è sufficiente garantire lavoro e welfare per tutti (e lo puoi fare solo fuori da Euro, Ue, Fiscal Compact, Ceta e pareggio di bilancio), permettendo una vita dignitosa e con i giusti ammortizzatori sociali ad ogni italiano. I figli, a quel punto, non tarderanno ad arrivare.

6) Tornare a valorizzare la specificità italiana
L’Italia è un Paese di cui essere molto fieri. Pieno di bellezza, con una storia e una cultura invidiabili, un patrimonio gastronomico e naturale unico, e piccoli tesori ed eccellenze da scoprire ovunque. Gettare tutto questo ben di Dio a mare, o svenderlo, in nome di una finta internazionalizzazione, è follia e tradimento, e il Pd è stato in prima linea per anni in questo processo. Torniamo a fare i nostri interessi, com’è giusto e normale.

 

P.s. E’ superfluo ribadire come un M5S morbido con l’Europa finirebbe per essere la brutta copia del Pd, non sarebbe in grado di risolvere nessun problema strutturale del Paese e si condannerebbe quindi a scomparire nell’arco di un paio di anni.
Stessa cosa accadrebbe se si rifiutasse ancora di fare alleanze, consegnando il Paese a un nuovo governo di centro-sinistra-destra.

(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 4 maggio 2017)

Tra qualche giorno i francesi dovranno scegliere il loro presidente, e sebbene Macron sia dato da tutti per vincente, bisogna insistere nel ricordare quanto una sua vittoria sarebbe disastrosa non solo per la Francia, ma anche per l’Italia e l’Europa tutta.
I motivi sono nel programma del candidato “centrista” e nella sua stretta connessione con i peggiori poteri finanziari, oligarchici e mondialisti. Vale la pena rinfrescarci la memoria:

  • Macron è un banchiere, cresciuto nella scuderia dei Rothschild (quelli che Giulietto Chiesa chiama “i padroni universali”) ed è stato il ministro dell’Economia sotto Hollande. Dunque è un becero prodotto della finanza mondialista e non certo il “nuovo che avanza” come viene venduto dai media compiacenti;
  • Macron è il pupillo di Jacques Attali, uno dei tecnocrati dietro il progetto europeo, che lo ha introdotto ai meeting del Bilderberg nel 2014, poco prima della sua (casuale) nomina a ministro dell’Economia. Attali è tristemente noto per la frase: “Cosa credeva la plebaglia europea, che l’Euro fosse stato fatto per la loro felicità”?
  • Da ministro, Macron è stato l’autore della famigerata Loi Travail, l’equivalente francese del Jobs Act renziano. E’ quindi perfettamente in linea con l’idea di “riforme” all’insegna di austerità e flessibilità del lavoro tipiche della Troika e del neoliberismo;
  • Macron è un fervente europeista, che chiede più Europa e non toccherebbe l’Euro nemmeno sotto tortura. Ogni sua promessa di riformare l’Ue per i popoli è credibile quanto quelle di Renzi;
  • In linea con i dettami di Soros, Macron non ha il minimo senso della nazione o del popolo francese; nello “spazio francese” può entrare chiunque e le tradizioni e culture locali non hanno alcun peso. Così via all’immigrazione selvaggia, alla globalizzazione senza regole, alla distruzione delle identità nazionali, all’islamizzazione progressiva dell’Europa: tutto ciò che andrebbe combattuto e regolato verrebbe invece rafforzato all’ennesima potenza;
  • Macron si è espresso più volte contro Putin e per l’intervento francese in Siria, per la felicità della Nato e dei guerrafondai del financial-military-industrial complex;
  • Macron è – come Hillary Clinton – appoggiato da tutti i principali partiti francesi, dai “mercati” (leggasi speculatori finanziari), da Obama, da Juncker, dalla Merkel, dai media “politicamente corretti”: in poche parole, dall’establishment.

Per questi motivi Macron rappresenta tutto ciò contro cui i sovranisti, populisti, anticapitalisti, antiliberisti e antimperialisti dovrebbero scagliarsi. Invece questo clamoroso pupazzo delle oligarchie è dato per vincente. Perché?
Perché dall’altra parte c’è Marine Le Pen. La “fascista”, “razzista”, “populista” Le Pen.
E tanto basta a molti moderati e “populisti di sinistra” (che magari condividono l’80% del suo programma, come testimonia l’exploit di Mèlenchon) per votare Macron o – al limite – astenersi.

Se si guarda al programma della Le Pen si noterà infatti come molte misure sono volte proprio a contrastare la desovranizzazione degli Stati nazionali messi in opera dal capitale finanziario da anni.
La Le Pen vuole un referendum sull’uscita dalla Ue; il ritorno al franco mantenendo una moneta per gli scambi internazionali tipo l’Ecu; dare priorità ai francesi sulle prestazioni sociali, instaurare un tetto massimo per gli immigrati ed espellere gli stranieri vicini alle organizzazioni radicali (e Dio sa quanto la Francia ne avrebbe bisogno); è per il dialogo con Putin e l’uscita dalla Nato; è per il rifiuto dei trattati neoliberisti quali Ttip e Ceta, per l’abolizione della Loi Travail e per l’adozione di misure protezioniste in economia; è – in definitiva – per il recupero delle sovranità nazionali e per la lotta ai desiderata dei grandi gruppi finanziari e industriali mondialisti. Esattamente ciò di cui si ha bisogno in questo momento, e su cui anche la sinistra “populista” potrebbe essere d’accordo se si esclude il divisivo tema dell’immigrazione di massa (come se pure questo non fosse un fenomeno sospinto dai globalisti come Soros, e in questi giorni particolarmente caldo per l’emergere di crescenti sospetti e prove della collusione tra scafisti libici e Ong “umanitarie”).

Insomma, le chiacchiere stanno a zero: chi vuole contrastare lo strapotere finanziario neoliberista, in Francia deve votare (o tifare) Le Pen. Non farlo significa consegnare l’Europa al dominio dei banchieri, della Troika, delle oligarchie psicopatiche e guerrafondaie, e dell’austerità perenne.

(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 26 aprile 2017)

Come previsto si è concretizzato in Francia il più scontato dei ballottaggi, nonché il più desiderato dai mercati finanziari. Come si può far passare un candidato impresentabile come Macron (banchiere, ex collaboratore dei Rothschild, partecipante nel 2014 a un meeting Bilderberg, ultraeuropeista, pro globalizzazione e immigrazione selvaggia, pro Nato, anti Russia e per l’intervento in Siria) se non opponendogli un avversario “ancora più impresentabile” come Marine Le Pen? E’ lo stesso gioco portato avanti negli Usa con Trump e Hillary, e che sarà replicato in Italia con Pd e M5S da una parte (entrambi europeisti, ed euroscettici solo di facciata) e Salvini/Meloni dall’altra.

Il sistema neoliberista, finanziario, globalista ed europeista sa di essere impopolare e alla canna del gas, quindi la sua unica possibilità di sopravvivenza risiede nell’individuare degli avversari che, per quanto portatori di istanze corrette e condivisibili, risultino sgraditi, antipatici, repellenti all’elettore medio e moderato.
Così, sebbene Marine Le Pen e Matteo Salvini pongano questioni molto serie cui cercano di dare risposte (come la volontà di rottura con le istituzioni europee e il ritorno alle sovranità nazionali, o il rifiuto di una immigrazione sempre più fuori controllo e con ogni probabilità pilotata dall’alto), in molti non li voteranno per il loro retaggio di estrema destra (Le Pen) e per le ataviche contrapposizioni Nord-Sud (Salvini). Il che fa esattamente il gioco del vero fascismo dei nostri tempi, che è quello neoliberista, finanziario, globalista ed europeista.

Nell’articolo precedente si era detto come il ballottaggio perfetto sarebbe stato quello tra Le Pen e Melènchon, i due candidati più vicini alla gente comune e anti-sistema. Macron è invece in modo grossolano e spudorato il candidato delle oligarchie, e solo dei gonzi possono pensare che “l’uno o l’altro, non fa differenza”.
La vittoria della Le Pen aprirebbe perlomeno alla possibilità che la Francia abbandoni l’Euro e l’Unione Europea, causando una reazione a catena che porterebbe alla fine dell’incubo europeista, della dittatura della Troika e al ritorno delle sovranità nazionali, da quella monetaria a quella sui confini, fino al rifiuto dei trattati neoliberisti (come il Ceta) e delle politiche di globalizzazione economica, con il ripristino di misure protezioniste e di welfare state a favore di disoccupati, lavoratori e piccole e medie imprese, tutti elementi impossibili in costanza di trattati europei e permanenza nella moneta unica. Con Macron invece si ha la CERTEZZA che nulla cambierà, se non in peggio, e non solo per la Francia, ma per l’Europa tutta. Noi inclusi.

Per cui, tutti coloro che non sono tra i (pochi) ricchi beneficiari della globalizzazione e delle assurde regole europee, oggi devono tifare Le Pen, in primis per buttare giù il mostro europeista e neoliberista. In un secondo tempo si penserà a individuare governi nazionali più graditi all’elettore “moderato” (quello che magari, per l’Italia, si informa sfogliando Repubblica e guardando i tiggì… capirai).

Un’ultima nota per le “anime belle di sinistra” che, per orrore della Le Pen invitano all’astensione: è proprio per questo tipo di imbecillità che il sistema di oppressione neoliberista rischia di campare cent’anni, perché quando finalmente si affaccia un candidato che potrebbe porre fine all’incubo europeista, il sinistrato medio si ritrae e lascia campo libero ai candidati dell’establishment, già sostenuti da tutti i media a reti unificate, proprio quando servirebbe una grande mobilitazione popolare per il candidato che può far saltare il banco. In questo modo i “duri e puri di sinistra” diventano gli “utili idioti del Capitale” come li ha ribattezzati Fusaro.
E a chi contesta che la Le Pen sarebbe “razzista con i migranti” bisogna dire di svegliarsi: l’immigrazione di massa è un altro strumento dei grandi capitalisti per distruggere le identità nazionali, favorire gli Stati Uniti d’Europa e fare a pezzi i diritti dei lavoratori, creando un esercito di schiavi in perenne precarietà e competizione tra loro. Per non parlare dei ricchi profitti dei trafficanti di uomini, sempre più in combutta con Ong sponsorizzate da miliardari tipo Soros, e del business dell’ “accoglienza” di cui sappiamo fin da Mafia Capitale.
E’ ora di finirla con slogan e baggianate da libro Cuore e proporre soluzioni serie.

m5s-rip(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 12 gennaio 2017)

Quando vengono posti in essere, da parte di personaggi pubblici e partiti, comportamenti del tutto inspiegabili o incomprensibili, ci sono solo due spiegazioni possibili. La prima è che si sia trattato di mosse poco ponderate, azzardate, spericolate. La seconda è che ci fosse un intento chiaro anche se poco confessabile.
Il recente pasticcio combinato dal M5S in Europa appartiene probabilmente alla prima categoria, ma non è escluso che ci sia stata una buona quantità di predeterminazione nell’ottenere esattamente l’esito che tutti sappiamo.

Come è ben noto, domenica 8 gennaio sul Blog di Grillo è stata lanciata una votazione a sorpresa (ignota persino agli stessi europarlamentari, o almeno a buona parte di loro) sull’ingresso del M5S nell’eurogruppo dell’Alde, ultraeuropeista e ultraliberista, capeggiato dal membro Bilderberg Guy Verhofstadt, e sostenuto negli anni da talebani dell’Unione come Mario Monti e Romano Prodi.
Dopo una votazione fatta in fretta e furia e dopo che il 78,5% dei votanti aveva accettato il passaggio, Verhofstadt ha sbattuto la porta in faccia a Grillo dicendo che “non c’è abbastanza terreno comune per procedere”, costringendolo a tornare in ginocchio da Nigel Farage e facendogli fare una figura barbina di livello mondiale.

Ora, già il metodo impiegato nell’operazione dimostra un assoluto sprezzo verso parlamentari, attivisti e iscritti al movimento: si sarebbe dovuto dare ampio preavviso e discutere con calma nei giorni precedenti sui pro e contro di una simile decisione.
Invece le trattative sono state condotte in segreto da pochi fedelissimi di Casaleggio (in specie David Borrelli, quello già elogiato pubblicamente da Monti la notte della Brexit), spingendo gli ignari attivisti a ratificare una decisione già presa ai piani alti. Quindi, totale spregio della decantata “trasparenza” dei 5 Stelle, totale spregio dei principi base della democrazia diretta (informare la base sulle intenzioni, discutere sul da farsi, a quel punto votare) e totale spregio dei principi fondanti del M5S, cioè l’essere contro i cardini dell’austerità, dell’Unione tecnocratica e asfissiante verso i popoli e la democrazia, del neoliberismo, dei trattati di libero scambio ammazza Pmi, spingendo per l’ingresso in un gruppo che incarna tutti i disvalori in questione.
Il tutto con l’obiettivo conclamato di “pesare di più”, rinegoziando però i propri principi: sì perché nell'”accordo prematrimoniale” con l’Alde si sanciva nero su bianco anche la necessità di mantenere la moneta unica, rinunciando ad ogni velleità sovranista.
E tanti saluti alla balla del “referendum sull’Euro”.

Un tale cocktail di violazioni dei principi fondanti del Movimento avrebbe dovuto ammazzare sul colpo tutti i veri attivisti (lasciando indenni solo quelli più stupidi o ciecamente indottrinati): nel breve termine ha avuto l’effetto di fare uscire due europarlamentari dal gruppo Efdd, per farli confluire uno (Marco Affronte) nei Verdi e l’altro (Marco Zanni) in quello di Salvini e Le Pen. Quest’ultima defezione segna una perdita importante per il M5S, perché rappresenta la fuoriuscita di uno degli elementi più (a ragione) duri nei confronti dell’eurodittatura di Bruxelles.
I mal di pancia sono stati tanti e dichiarati anche da parte degli altri europarlamentari (tra cui la quasi fuoriuscita Daniela Aiuto, Dario Tamburrano e Marco Valli), ma non si sono verificate per ora altre defezioni.

E qui si può iniziare a intravedere il dolo, da una parte e dall’altra.
Se è vero che l’Alde ha rifiutato il M5S dopo aver condotto le trattative di ingresso in segreto (e rendendole poi pubbliche), questo può anche essere stato fatto per dare un duro colpo alla immagine del M5S e all’Ukip, separando le due forze e rendendo più morbide le posizioni dei primi, prima di sputtanarli e rifiutarli.
Ma non è escluso che il “pasticcio” sia stato anche voluto dai vertici a 5 Stelle.
Mi spiego in breve.

Il M5S da tempo (e specie dopo la morte di Casaleggio padre) dimostra la volontà di flirtare con i peggiori poteri conservatori: dalla Commissione Trilaterale alle cancellerie europee, fino ai lobbisti di vario ordine e grado.
Regista di questa operazione è stato con ogni probabilità Davide Casaleggio, mentre Luigi Di Maio ne è stato l’attore principale, accreditato come probabile candidato premier, e che ha rilasciato tutta una serie di dichiarazioni sempre più accomodanti verso Ue, Euro e mercati. Almeno fino al pasticcio del 9 gennaio.
Tuttavia il M5S, fin dalla nascita, ha contenuto al suo interno in modo più o meno ordinato la rabbia anti-establishment (identificata non solo con la “Casta” dei politici italiani, ma anche con quella di Bruxelles e euro-atlantica. Chi ritiene che il Movimento abbia svolto la funzione di “gatekeeper” sostiene che ciò sia avvenuto proprio per permettere alla rabbia popolare si trovare un contenitore comune e sfogarsi in modo da non nuocere seriamente al sistema. Questa funzione, ora che il M5S avrebbe seriamente la possibilità di governare, non è più gradita. E così urgono manovre per “sfrondare” il partito da tutti quegli elementi che lo vogliono su posizioni seriamente di rottura, tenendo ai vertici invece personaggi che, come Borrelli, incarnano la mediazione con l’elite, o addirittura il suo pieno sostegno.
Per questo non è detto che “l’incidente” sia stato tanto tale: non è escluso che faccia parte di una strategia volta a ripulire il Movimento di tutti quegli elementi che lo possono spingere alla guerra contro l’oligarchia massonica-bancaria-padronale che trova espressione in gruppi come la Trilaterale e il Bilderberg, la Troika e la Nato, rendendolo progressivamente sempre più simile al Pd e quindi più “adatto a governare”, secondo i canoni montiani, bocconiani e oligarchici di commentatori come  Stefano Feltri.

Del resto, il Movimento è sostanzialmente controllato dalla Casaleggio Associati, che è stata fondata non solo da Gianroberto Casaleggio, ma anche – tra gli altri – da Enrico Sassoon, presidente del Comitato affari economici della Camera di Commercio americana in Italia e board member di Aspen Institute Italia, di cui fanno parte anche Mario Monti, Giuliano Amato, Gianni ed Enrico Letta, Emma Marcegaglia, Giulio Tremonti, John Elkann.
Uno che, insomma, curava e cura ancora gli interessi dei poteri forti euroatlantici nel Belpaese, con tanti personaggi di nostra conoscenza. Sassoon si è dimesso dal consiglio di amministrazione della Casaleggio nel 2012 in seguito a critiche e sospetti sul suo ruolo, ma ciò non significa che non abbia avuto (e forse abbia ancora) un peso decisivo nel progetto Grillo e in quello del M5S.

A questo punto resta da capire: il M5S vuole realmente governare? E se sì, vuole veramente colpire “i poteri forti” come afferma?
I suoi attivisti e sostenitori sì. I suoi parlamentari probabilmente sì. I suoi vertici (che controllano tutto il sistema con pugno di ferro) molto probabilmente no.
Si dice ultimamente che il M5S, quando è sul punto di poter governare, “faccia cazzate”. Probabilmente non si tratta di cazzate, ma di una deliberata volontà di non prendere realmente il potere o di non amministrarlo nel senso ampiamente voluto dalla base.

Per questo facciamo nostre le parole di Marco Zanni al Corriere della sera: serve un fronte comune (e trasversale) per combattere Euro, Unione Europea e gruppi oligarchici come il Bilderberg e la Commissione Trilaterale, espressioni del peggiore neoliberismo globalista ammazza welfare, ammazza popoli e ammazza sovranità nazionali. Chi, in questo progetto, non è parte della soluzione, è parte del problema. M5S incluso.

Aggiornamento del 24/1: Carla Ruocco, esponente di spicco del M5S, dopo essersi recata (non si capisce bene a che titolo, lei dice “personale” ma si fatica a crederlo) al World Economic Forum di Davos, un consesso ultracapitalista che niente ha da invidiare a Bilderberg e Commissione Trilaterale, ha espresso su Fb la necessità di procedere verso gli Stati Uniti d’Europa.
Esatto, proprio l’obiettivo che tanto farebbe felici i massoni che hanno creato la crisi, le misure di austerità e che ripetono ogni due minuti che “ci vuole più Europa” come panacea di tutti i mali.
E  questo è l’ultimo chiodo della bara europeista e pro-elite del M5S, dopo tutti i fatti riportati nell’articolo e in quelli precedenti. 

renziloni-1(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 30 dicembre 2016)

C’è indubbiamente del metodo nel modo in cui i piddini stanno fomentando gli italiani alla guerra civile. Non paghi di aver visto bocciato con un sonorissimo 60 a 40 il loro tentato colpo di Stato su commissione di JpMorgan, Troika e Stati Uniti, adesso gli abusivi che occupano senza averne titolo Parlamento e governo hanno deciso di rincarare il proprio disprezzo per il popolo italiano, con una nuova ondata di porcate da lasciare sgomenti.

Prima la nomina da parte di Mattarella di Gentiloni come premier, che spicca per essere stato uno dei convocati alla scorsa riunione della Commissione Trilaterale a Roma assieme a Boschi, Gutgeld e Guerra. Se quello di Renzi era il “terzo governo Rockefeller” (fondatore della Trilaterale), questo può dirsi il quarto.

Poi la riconferma della stessa classe “dirigente” (verso il baratro) presa a calci dagli italiani con il referendum, con alcune chicche da mandare agli annali. Tra cui:

– La promozione della sciagura vivente Boschi, la più odiata dagli italiani, con la nomina a sottosegretario della presidenza del Consiglio, nonostante l’immensa scoppola presa dalla sua riforma al referendum, gli scandali di Banca Etruria e dell’emendamento Total e le innumerevoli figure di merda collezionate;
– La conferma a ministro del Lavoro del perito tecnico Giuliano “Voucher” Poletti, che si è pure lasciato andare a commenti edificanti sugli italiani che fuggono all’estero, scatenando l’iradiddio sui social;
– La nomina a ministro dell’Istruzione di tale Valeria Fedeli, che dichiarava di essere laureata quando poi si è scoperto non essere nemmeno diplomata (da qui la battuta virale in Rete per cui “ci sono più laureati nelle cucine dei McDonald’s che nel governo Gentiloni”);
– La nomina a ministro dello Sport di Luca Lotti, fedelissimo di Renzi, subito risultato indagato nell’inchiesta sulla corruzione in Consip;
– La nomina a ministro dell’Interno di Marco Minniti, che inaugurava il suo nuovo incarico rivelando il nome degli agenti autori dell’uccisione di Amri, il tunisino accusato della strage di Berlino, esponendoli a possibili ritorsioni.

Accanto a queste dimostrazioni di fulgida meritocrazia, il prode Gentiloni confermava in sostanza gli stessi nomi del governo Renzi, e dichiarava di voler continuare sulla medesima strada di “riforme“.

Ora, forse il conte Gentiloni Silveri (Mazzanti Vien dal Mare), discendente di nobili di Macerata, Cingoli e Filottrano, non si è reso conto che gli italiani hanno già inequivocabilmente preso a calci con il voto lui e Renzi, assieme a renzini e renziani vari. Per non parlare del Parlamento illegittimo in cui il Pd continua ad avere una maggioranza drogata dal Porcellum.
Ne consegue che il conte Gentiloni, invece di parlare a vanvera di “riforme”, deve fare un’unica cosa: assicurarsi che ci sia il prima possibile una legge elettorale costituzionale (è sufficiente abrogare l’Italicum e andare al voto col Consultellum per Camera e Senato, o altrimenti utilizzare l’Italicum aggiustato dalla Consulta alla Camera e il Consultellum al Senato), fissare la data per il voto, dopodiché sparire con quei traditori della patria dei suoi compagni di partito e non farsi più vedere nel Paese.
Renzi e co. meritano di fare una fine peggiore dei Savoia.
Del resto, loro stessi avevano dichiarato di lasciare la politica in caso di sconfitta al referendum, quindi li prendiamo in parola. Tengano fede alla loro promessa e si facciano da parte, anche perché ci sono i loro danti causa della Troika  da debellare dopo di loro.
Una recente sentenza della Consulta, infatti, ha sancito l’incostituzionalità dei vincoli di bilancio, quando questi possano pregiudicare l’erogazione dei servizi essenziali quali sanità, istruzione e trasporti.
E’ del tutto evidente, quindi, che gli obblighi europei e le imposizioni della Troika (con tanto zelo seguite dal Pd) non sono solo immorali, ma anche incostituzionali.
Non resta quindi che liberarsene in via definitiva: prima uscendo dall’Euro e cancellando il pareggio di bilancio dalla Costituzione, poi lasciando l’Unione Europea e le sue regole assurde.
Appena possibile si vada al voto. E si facciano un Parlamento e un governo solidamente euroscettici.

Hellone(Articolo pubblicato sul sito Oltre le Barricate il 3 luglio 2016)

Sono anni che ci raccontiamo di quanto la Ue e la Troika siano ingiuste, con le loro politiche di austerità, il predominio tedesco, i trattati fuori di testa, la natura elitaria dei principali organi Ue, il rifiuto dei basilari principi democratici.Poi, non appena uno dei suoi membri decide di uscire, apriti cielo! Tutti si scoprono profondamente europeisti e attaccano i cattivi, ignoranti e sconsiderati britannici che hanno votato Leave.

La Brexit ha ulteriormente scoperchiato la vena profondamente anti-democratica della Ue e dei tanti politici, giornalisti e commentatori che la sostengono.
Volendo fare una piccola antologia, si va dagli ottimi Monti e Napolitano che parlano di “abuso di democrazia” e di “azzardo sconsiderato“, a Saviano che ricorda come il popolo nel ’38 “acclamava Hitler e Mussolini“, al solito sciagurato vice-direttore del Fatto (utile al miglioramento della società quanto la peste bubbonica nel Medioevo e non a caso montiano) che parla di “uso irresponsabile del voto“, fino ad arrivare ai piddini come il sindaco di Bergamo Gori che vorrebbero limitare il diritto di voto per determinate categorie di persone.

Tutti aspiranti feudatari, in cerca di tanti servi della gleba da poter trattare come bestie senza diritti. E’ inutile dire che le stesse persone, se avesse vinto il Remain, avrebbero parlato di grande vittoria della democrazia, di popolo evoluto e responsabile, di Leave espressione di minoranze insignificanti eccetera.

Per non parlare delle ipotesi catastrofiste ventilate per la Gb in caso di Brexit, tant’è che la borsa di Londra, dopo qualche fisiologica scossa, è tornata in pochi giorni al livello pre-referendum. Oppure della ridicola petizione per ripetere il voto, strombazzata su tutti i giornaloni e per la quale poteva votare chiunque, più volte, semplicemente dichiarandosi residente in Uk.

Insomma, giorni di follia pura, che hanno dimostrato la tendenza delle “elite” e dei loro servitori a ignorare e voler ribaltare qualsiasi voto popolare che non sia di loro gradimento, come testimoniato dall’ex presidente di Goldman Sachs International, che ha parlato di “necessità di annullare il voto, in ogni modo“.
Veramente magnifica questa democrazia in salsa europeista.

Del resto non è la prima volta che si cerca di invalidare un voto popolare su questioni europee. Prima successe con la Costituzione europea, rifiutata da Olanda e Francia nel 2005 tramite referendum e poi riproposta uguale nel Trattato di Lisbona. La stessa cosa si ripeté nel 2008, allorché l’Irlanda fu chiamata a esprimersi sullo stesso Trattato di Lisbona. Unica nazione chiamata al referendum osò dire no, e fu costretta a ripetere il voto pochi mesi dopo, questa volta con esito positivo.
Poi è stata la volta della Grecia, che nel 2015 si è espressa per rifiutare il nuovo accordo con la Troika, ma il governo Tsipras ha deciso, dopo quello che è stato definito un “waterboarding politico” da parte delle istituzioni europee, di tradire la volontà di elettori e partito. La Brexit è quindi solo l’ennesimo caso in cui la volontà popolare cozza con i desiderata delle oligarchie europeiste, e queste si muovono per invalidarne arrogantemente le decisioni. Vedremo cosa cercheranno di architettare in questo caso specifico. In tal senso, non è un buon segnale l’abbandono della corsa per la premiership dei principali leader euroscettici: Boris Johnson e Nigel Farage. Ricorda ciò che successe con Varoufakis in Grecia, e non è escluso che vi siano state pressioni (più o meno legali) come accadde con Tsipras.

BrexitPer quanto riguarda la politica italiana, la Brexit ha fatto nuovamente venire a galla le ambiguità insite nella linea europea del Movimento 5 Stelle. Partito con connotati fortemente antieuropeisti, il M5S si è annacquato al punto da non mettere minimamente in discussione la permanenza nella Ue in caso di ascesa al governo (emblematico il caso del punto 10 sulla Brexit, modificato sul blog di Grillo nel corso di una notte), e da minacciare – in modo neanche troppo deciso – un eventuale referendum sull’Euro in caso di disaccordo con le politiche comunitarie.
Peccato che, come detto in post precedenti, il referendum abrogativo non si possa fare nel nostro caso per i Trattati internazionali, e quello consultivo non è previsto dall’ordinamento. Se i 5 Stelle volessero inserirlo in Costituzione si imbarcherebbero in un procedimento lungo anni e con esiti incerti.
Insomma, stiamo ancora aspettando chiarimenti su come indire un referendum simile in modo “smart” e senza aspettare tempi biblici. Senza citare poi le critiche di chi afferma che in caso di referendum sull’Euro, il Paese subirebbe l’attacco dei poteri finanziari e rischierebbe di ritrovarsi le banche chiuse ben prima di saperne l’esito.

Ma poi perché tutta questa ostilità verso l’Ue? I 5 Stelle non fanno bene a diventare “moderati”?

Per chi scrive (su questi temi, ormai da anni) la “moderazione” con l’Ue è pura follia, e si può meglio descrivere con la parola collaborazionismo. I motivi possono essere elencati così:

  • La Ue è una costruzione oligarchica, neoliberista e antidemocratica, nata sulle basi di un mercato unico per merci, servizi e capitali. L’Unione politica è venuta dopo, non è ancora stata completata e non è mai stata la priorità;
  • La Ue si basa su parametri economici (quelli di Maastricht) ridicoli che vincolano i singoli Stati ad assurde politiche di austerità e contenimento della spesa pubblica, che in tempo di crisi strozzano i governi nazionali, causando privatizzazioni, distruzione dello stato sociale, svendita degli asset nazionali, impoverimento generale. Raggiungere il 60% del debito pubblico/Pil, quando l’Italia è attualmente al 133%, significa un massacro sociale per gli anni a venire;
  • Il Fiscal compact peggiora ulteriormente questo quadro, costringendo gli Stati a nuovi sacrifici nel corso dei prossimi 20 anni, per raggiungere gli obiettivi fissati nei Trattati. Con il pareggio di bilancio inserito in Costituzione si taglia le gambe ad ogni possibilità di spesa statale a deficit, misura necessaria per far ripartire l’economia in tempo di crisi;
  • La Ue soffre di un evidente deficit di democrazia, poiché l’unico organo eletto dai cittadini, il Parlamento, è anche quello meno influente, mentre l’organo che legifera in modo principale, la Commissione, non è eletto dai cittadini, bensì dai capi di Stato e di governo. Lo spazio quindi per l’inserimento di lobby e decisioni di vertice nel processo politico è molto ampio;
  •  La Ue ha più volte, come detto, mostrato di non apprezzare le dinamiche democratiche. Ora vediamo questa tendenza in atto non solo dopo la Brexit, ma anche con l’approvazione dei due trattati internazionali di libero scambio, il TTIP e il CETA, che si cerca di far passare senza la ratifica dei Parlamenti nazionali;
  • Questa Ue è egemonizzata dal suo principale azionista, la Germania, che assieme alla Francia possiede le quote più rilevanti della Bce e ha un peso specifico sulle decisioni Ue decisamente maggiore rispetto agli altri Paesi;
  • La Bce ha come scopo principale la stabilità dei prezzi, che per i trattati viene prima di pace, giustizia sociale e bene comune;
  • La Troika (Ue, Bce e Fmi) ha fatto dell’austerità ad oltranza la sua bandiera, spingendo senza ritegno per le fallimentari politiche neoliberiste di tagli alla spesa pubblica e privatizzazioni, che hanno portato al disastro sociale in atto in Grecia e negli altri Paesi del sud, Italia inclusa;
  • La Ue è una creazione artificiale che necessita, come ammesso da Mario Monti, di crisi per andare avanti, e di nuove cessioni di sovranità, fino alla scomparsa degli Stati nazionali e della democrazia come ora la conosciamo. E contrasta in modo evidente anche con le Costituzioni nazionali, come si può apprezzare in questo video;
  • L’Euro, la moneta unica, è responsabile della svalutazione del lavoro e dei salari nell’Eurozona, e della loro progressiva flessibilità, perché in caso di shock sistemici, quando non si può svalutare la moneta, si svaluta il lavoro, come chiariscono da tempo economisti quali Alberto Bagnai.
    Lo stesso Bagnai è arrivato a dire, in un’intervista per Barricate: “Un sistema di cambi fissi come l’Euro è incompatibile con una democrazia a suffragio universale, perché determina costi sociali incompatibili con l’esercizio del diritto di voto dei cittadini, che dopo un po’ ne avranno le tasche piene”.
  • La Ue è una delle principali artefici di quella che Chomsky ha definito una “lotta di classe anomala”, diretta dall’1% più ricco della popolazione contro il restante 99. Sta a quel 99 unirsi, come sta accadendo in Francia, per evitare di farsi portare via i diritti che gli rimangono.

Se queste motivazioni, pure molto sintetizzate, non fossero sufficienti, consiglio la visione di questo video del sempre ottimo Paolo Barnard, che parla di questi argomenti da anni.
Scopo della Unione Europea è evolversi negli Stati Uniti d’Europa, secondo un progetto accentratore e neoaristocratico accarezzato dalle elite bancarie-industriali-massoniche da anni, e sempre rifiutato dai popoli europei.
Per questi e altri motivi con la Ue non si tratta: si rompe e basta, per ridare ai cittadini e allo Stato nazionale ogni sovranità, prima di tutte quella monetaria.
Si penserà in seguito se sia il caso di rifondarla, su basi molto più ragionevoli e democratiche.

Francia vs Italia

(Articolo pubblicato il 28 maggio 2016 sul sito “Oltre le Barricate“)

Inizio a pensare che per svegliare gli italiani li si debba prendere a ceffoni uno per uno. Allora forse reagiscono. Non si spiega diversamente l’inedia di un popolo che sembra pronto a subire tutto e da tutti.
Sarà forse la millenaria influenza della Chiesa, col suo costante invito a stare zitti, buoni e non alzare mai la voce verso “l’autorità” (magari legittimata da Dio).
Per carità, qualche contestazione al duo sciagura Renzi & Boschi c’è stata, ma niente di serio in paragone alle porcate fatte. Nel frattempo va avanti la terrificante agenda di distruzione dei diritti – qui come altrove – per il piacere di superbanche, industriali, Troika. Come abbiamo detto, secondo un’agenda globale.

In Francia la protesta contro il Jobs Act locale, la Loi Travail, prosegue ormai da quasi tre mesi. Tre mesi di manifestazioni ininterrotte, con tutti i mezzi a disposizione.
Negli ultimi giorni i francesi sono arrivati a bloccare le raffinerie e le centrali nucleari, soprattutto grazie alla mobilitazione del sindacato Cgt. E la lotta continua, finché la contestata riforma del lavoro non sarà ritirata.

In Italia lo stesso Jobs Act e l’Italicum (una legge evidentemente antidemocratica, specie per il premio di maggioranza spropositato, contestata persino da parlamentari del Pd come Bersani) hanno prodotto si e no un belato. Le sparute proteste sono state lasciate ai cosiddetti “antagonisti” dei centri sociali (manganellati sistematicamente dalla democratica polizia renziana), a studenti e a qualche intellettuale.

Intendiamoci: dopo il progetto di riforme autoritarie, il Jobs Act, e i casi del Salva Banche e Trivellopoli, l’Italia ora dovrebbe trovarsi in uno stato di guerra civile permanente, per costringere un premier non eletto, un governo indegno  e un Parlamento illegittimo a ritirare i provvedimenti liberticidi e andare a casa.
Invece niente, si aspettano gli europei e magari si spera che ad ottobre vinca il No, per liberarsi di questa manica di traditori e venduti. Come se nel frattempo non possano fare valanghe di altri disastri.

A sottolineare la natura “padronale” delle riforme, ci hanno pensato l’Unione Europea, che tramite il commissario agli affari economici, Pierre Moscovici, ha definito la riforma francese come “indispensabile” (tanto per ribadire da che parte sta), e la Confindustria italiana che, con il Fmi, ha applaudito a quelle renziane (già commissionate dalla JpMorgan e dalla Bce, con la famosa lettera del 2011).
Insomma: banchieri, industriali e Troika appassionatamente e massonicamente uniti nella distruzione dei diritti dei lavoratori (e di quelli dei comuni cittadini) nel nome dei propri profitti e della propria insaziabile sete di potere. E su tutto questo processo aleggia l’ombra del TTIP, il trattato commerciale Usa-Europa visto da molti commentatori come un pericolo per la salute e la democrazia, e come sempre sponsorizzato dalle grandi corporations.

I francesi hanno ragione a dire che “non vogliono farsi fregare come gli italiani“. I nostri cari concittadini, finora, si sono fatti turlupinare come allocchi, anche grazie ad una stampa asservita in modo stomachevole e a dei sindacati sonnecchianti.
Lo faranno anche a ottobre? Nel frattempo, qualche segnale di vita sarebbe gradito.


NaziUe2(Articolo pubblicato su Barricate – L’informazione in movimento il 22 luglio 2015)

Alla fine hanno gettato la maschera un po’ tutti. L’ha gettata Alexis Tsipras, che da novello Che Guevara e idolo delle sinistre internazionali si è rivelato l’ennesimo politicante rivoluzionario a parole e conservatore nell’animo.

L’ha gettata l’Unione Europea, che si è mostrata per quello che è: un pugno di tecnocrati eterodiretti da banche e multinazionali e un’entità egemonizzata dalle pulsioni di dominio tedesche, in un progetto che da più parti viene ormai equiparato al Piano Funk nazista: un nuovo Reich con la Germania uber alles, un mercato unico e l’Euro modellato sul marco tedesco come moneta di riferimento.

L’hanno gettata gli Usa, che ancora una volta hanno fatto pesare la loro ingerenza durante le trattative tra Grecia e Ue, mostrando di nuovo quanto i suoi diktat pesino sulle “democrazie” europee.

E forse l’hanno gettata anche quanti continuavano a difendere l’Euro e a invocare “più Europa” come soluzione per ogni male. L’Euro, è ormai assodato, è sinonimo di austerità. Continuare a sognare, come fa anche Podemos, di rifiutare l’austerità restando nell’Euro e dentro le regole europee è voler ingannare l’elettorato, oppure non capire bene la situazione. Come ha rilevato anche Krugman, uno degli errori di Tsipras è stato non aver avuto pronto il piano B dell’uscita dalla moneta unica. Senza una seria intenzione di rompere con l’Euro e le regole-capestro europee nessun partito “anti-austerity” avrà mai vero potere contrattuale.

Poi ci sono quelli del “ci vuole più Europa”, che fanno finta di dimenticare che andare verso gli Stati Uniti d’Europa significa portare a compimento a colpi di crisi un progetto autoritario che è stato ampiamente bocciato dai popoli nel 2005 (Francia e Olanda, per la Costituzione europea) e poi nel primo referendum irlandese sul Trattato di Lisbona. In entrambi i casi la volontà popolare è stata ignorata e bypassata.

Che la democrazia non piacesse ai tecnocrati europei era già chiaro una decina d’anni fa, ma con il caso Grecia e il totale annullamento dell’Oxi al referendum, il volto autoritario di questa Ue e dei suoi promotori è venuto definitivamente allo scoperto. Votare non serve più, i popoli non possono esprimersi sulle questioni dei “grandi”, e se lo fanno in un modo che non gli piace, li si ignora.

Questa è la fine della democrazia e l’inizio di un palese autoritarismo della finanza e dell’industria internazionale. Usa e Germania sono al primo posto nel promuovere questo autoritarismo, guidati dal verbo neoliberista e dalle pretese delle banche d’affari di riferimento: è noto che la JpMorgan chiedeva che gli Stati del sud si liberassero delle costituzioni antifasciste, troppo socialiste e democratiche per i loro gusti.  Il nuovo nazifascismo ha poco a che fare con gli Stati nazione, ridotti al rango di burattini, e molto con il grande capitale finanziario e industriale, lo stesso che continua ad imporre con tutto il proprio peso la deregolamentazione del business e dei mercati e il peggior estrattivismo, che tanti danni stanno facendo alla razza umana e al pianeta in generale.

NaziUeIl denaro e l’economia sono la nuova arma di oppressione, capaci di comprare folte schiere di servi pronti ad avallare un sistema che è completamente contrario al benessere delle specie viventi.

La soluzione è nel recupero con ogni mezzo delle sovranità: sovranità economica e monetaria, sovranità alimentare e sovranità politica.

Dall’Euro e dalle regole dell’Ue bisogna uscire, per riprendere quei margini di manovra economica negati dai vampiri di Bruxelles e Berlino.

Il tempo di parlare di “Altra Europa” ed “Europa dei popoli” è finito: dalla macchina infernale ci si salva solo se se ne esce per tempo. Al suo interno ci sono solo sfruttamento, austerità, e dominio dei ricchi sui più poveri.

O, per dirla con Chomsky, la crisi e le regole europee sono lì per fomentare una “lotta di classe anomala”, combattuta a colpi di finanza e debiti, per assoggettare i popoli e le classi lavoratrici senza dover utilizzare alcuna arma convenzionale.

Siamo al si salvi chi può: che se ne esca con la politica o con gli scontri di piazza non importa, siamo in dittatura e stare fermi non servirà a liberarsi dal mostro.

57677-o-renzi-marionetta1392658682Ok, facciamo finta che gli italiani siano semplicemente stati “abbagliati” e “ingannati”, nelle scorse elezioni, dalla aria di nuovo del Neo Mastrota che ci ritroviamo al governo.

Volevano il cambiamento, sono stati spaventati dalla quasi totalità della stampa che ha presentato (all’indomani delle politiche del 2013) Grillo come il terribile pericolo per la democrazia, e sono corsi a dare il 41% delle preferenze all’ennesimo inciucione dalla faccia pulita, e alla sua squadra di gggiovani fuori e democristiani dentro.

Bravi, ci avete creduto e siete stati fregati un’altra volta. Ora anche basta però.

Dopo pochi mesi di governo Renzi, avrebbe dovuto essere chiaro a tutti che si ha a che fare con un incompetente al servizio dei poteri ultraforti, pronto a vendere pure i parenti per avere più potere.

Invece a distanza di mesi, il bimbominkia fiorentino ancora resiste nei sondaggi con un 40% di consensi a favore.  Qui i casi sono due: o i sondaggi sono truccati, o il popolino italiota è stato di nuovo ipnotizzato dall’ennesimo venditore di pentole.

Ma dato che difficilmente giornali e tiggì dicono le cose come stanno, facciamo un piccolo elenco, che permetta di capire anche al più candido dei Candidi chi è Renzi, da dove viene e dove sta andando.

Sperando di non contribuire, in questo modo, a fargli prendere il 60% alla prossima occasione. Gli italiani sono capaci di ogni prodezza quando si tratta di scegliere il peggio.

 

Una nobile stirpe

Il padre, Tiziano Renzi, da alcuni illustri concittadini citato come figura preminente della massoneria toscana, risulta indagato per bancarotta fraudolenta dopo il fallimento della società di distribuzione di cui era amministratore, la Chil Post.
Tutti i contratti della società erano precari, a parte ovviamente quello del figlio Matteo, che in questo modo riceveva i contributi per la pensione dalla collettività.

Inoltre delle dieci società fondate, possedute o amministrate da Renzi senior nella sua “carriera”, tre hanno subito condanne dai vari tribunali, per un totale di sette condanne.

Sembra quindi che onestà e affidabilità siano nel Dna di famiglia.

 

Renzi l’ammerigano

Renzi è di centro sinistra solo sulla carta. In realtà la sua vera passione resta il centro destra, italiano quanto americano. A parte gli arcinoti inciuci con Silvio Berlusconi riassunti nel patto del Nazareno (su cui il direttore del Corriere della sera Ferruccio De Bortoli ha sentito “odore di Massoneria”), e in aggiunta all’aiuto dato da Forza Italia e dall’amico Verdini quando si è trattato di correre per l’elezione a sindaco di Firenze (FI gli candidò contro l’ex portiere Giovanni Galli, abbandonandolo al momento del ballottaggio), Renzi coltiva ottimi rapporti con l’ultradestra Usa.

Personaggi come Michael Ledeen, una delle menti dietro molte operazioni sporche  targate Cia nel mondo e interventi militari Usa, che è considerato “il governo ombra” di Renzi“, mentre la Mogherini ha incontrato in almeno due occasioni il braccio destro di John McCain e uomo della Cia Kurt Volker, prima di fare carriera ed arrivare a diventare miracolosamente lady Pesc, la responsabile Ue per la politica estera.

E’ evidente la vicinanza di Renzi con i poteri forti americani: il suo pronto assenso alla guerra in Iraq e la sua solerzia nel mantenere i rapporti col Cfr (Council on Foreign Relations, uno dei più potenti think tank al mondo dall’orientamento ultraliberista) dimostrano quanto Renzi tenga all’amicizia degli Usa, anche in caso di decisioni più che discutibili.

 

Israele mon amour

Un altro grande amore di Renzi è lo Stato di Israele.

Su Israele Renzi ha sempre fatto capire in modo molto chiaro la sua posizione, come quando si è speso per “la liberazione dell’ostaggio israeliano rapito” nel pieno dei bombardamenti sulla striscia di Gaza, quando i morti tra i palestinesi erano già più di 1.600 (con quasi 9.000 feriti, in maggioranza civili) a fronte di una manciata di decessi tra i soldati sionisti, logica conseguenza dell’invasione della striscia da parte dell’esercito ebraico.

Inoltre al momento delle primarie nel centro sinistra, gli ebrei pro Israele (va sempre ricordato che ci sono anche molti ebrei contro il sionismo e contro Israele) hanno decisamente fatto campagna a favore di Renzi e contro Bersani, considerato troppo “equidistante” sulla questione palestinese.

Per finire, Marco Carrai, uno degli uomini più vicini a Renzi, è da anni considerato “uomo del governo israeliano”, oltre che assiduo frequentatore di Michael Ledeen, già citato a proposito dei rapporti tra Renzi e l’ultradestra Usa.

 

Il rottamatore della sinistra e della Costituzione

Renzi è evidentemente stato scelto dai poteri forti dell’economia occidentale per rottamare la sinistra in Italia, assimilandone l’ideologia a quella della peggiore destra: libero mercato, deregulation, privatizzazioni, eliminazione delle tutele dei lavoratori, flessibilità estrema.

Vediamo questa agenda in corso attualmente con l’eliminazione dell’art. 18, salutata dagli applausi dei vari Marchionne e Poletti.

Anche la modifica della Costituzione si inserisce nel quadro di uno smantellamento dell’equilibrio dei poteri, a favore di un premier e di un presidente della Repubblica più forti. Queste modifiche della Carta vanno di pari passo con i dettami della banca d’affari Jp Morgan, che qualche mese fa in un comunicato esortava i governi occidentali a “sbarazzarsi delle costituzioni antifasciste” e dei loro eccessivi riguardi verso i lavoratori. La stessa Jp Morgan, tramite Tony Blair (ora agente della banca), ha incontrato più volte Renzi per assicurarsi la sua fedeltà a questo programma.

Sul fronte bancario, va poi ricordato il legame di Renzi con Davide Serra, uno dei suoi principali finanziatori, ex collaboratore delle superbanche Ubs e Morgan Stanley e frequentatore tra i più assidui della Leopolda. Uno che ha affermato candidamente, all’ultima kermesse fiorentina, che lo sciopero “non è un diritto”.
Tanto per capire le intenzioni del “nuovo che avanza”.

 

Figlio di Troika

Tanto per non deludere le aspettative dei macellai del Fondo Monetario Internazionale, funesta istituzione guidata dagli Usa e incaricata di prescrivere a tutti gli Stati del mondo le ricette che vanno bene agli Usa (e cioè privatizzazioni, liberalizzazioni fulminee, tagli alla spesa pubblica, deregulation), Renzi ha piazzato alla guida dell’Economia e della Spending review due uomini provenienti proprio dal Fmi, e cioè Pier Carlo Padoan e Carlo Cottarelli.

Padoan, che è stato anche consulente della Bce, era il responsabile del Fmi per l’Argentina nel 2001 quando ci fu il crac, causato anche (e soprattutto) dalle politiche imposte dal Fondo; Cottarelli (che però si è dimesso a ottobre) è uomo del Fmi dal 1988.

Pensare che, con personaggi così al governo, Renzi non adotti le peggiori politiche neoliberiste e filo-Troika è pura ingenuità.

 

Renzi e il Vaticano

Ovviamente il Vaticano non poteva mancare nella collezione di poteri forti del nuovo premier.

Sempre l’amico Carrai (definito da molti “il Gianni Letta di Renzi”) è incaricato di coltivare i rapporti del premier con Comunione e Liberazione e con l’Opus Dei, cui è molto vicino. La moglie di Renzi, Agnese, è la sorella di un sacerdote.

Gli ottimi rapporti del premier con Oltretevere sono stati sanciti da alcuni provvedimenti compiacenti approvati di recente, come l’8 per mille destinato allo Stato, che andrà a finanziare anche gli edifici di culto.

 

La Repubblica di De Benedetti

Per finire la carrellata sui poteri forti dietro Renzi, è inevitabile citare il proprietario dei fogli di partito del Pd, Carlo De Benedetti.

Tutti si ricordano della telefonata del patron di Repubblica a Barca per fargli prendere parte al nuovo governo; Renzi nei pochi mesi di governo è riuscito a far arrivare a Sorgenia di De Benedetti un regalo da 150 milioni all’anno.

Non vale neanche la pena di soffermarsi sulla vergognosa parzialità dell’informazione di Repubblica e dintorni (ma che fa pendant con quella di Corriere, Ansa, Stampa ecc.) quando si tratta di riportare notizie che riguardino il premier, rispetto ai toni usati nei confronti del Movimento 5 Stelle, principale forza di opposizione.

 

CoeRenzi, l’amico dei più deboli

Quando Renzi promette qualcosa, c’è da fidarsi. Sono universalmente celebri le frasi del premier, smentite poco dopo da atti concreti, come nei casi delle larghe intese e sul prendere il posto di Letta. La totale inaffidabilità nel mantenere la parola data ha valso al premier il titolo di CoeRenzi.

Vanno aggiunte anche una serie di affermazioni che dimostrano chiaramente come Renzi si sia subito attestato su posizioni completamente antitetiche a quelle considerate “di sinistra”, come sull’acqua pubblica, sui diritti dei lavoratori e sull’età pensionabile.

 

In definitiva

Come abbia fatto un personaggio così prono alla causa dei poteri forti e disinteressato alle condizioni della popolazione a ricevere il 41% delle preferenze alle ultime elezioni e in tempo di crisi, resta un mistero spiegabile solo con il completo asservimento dei media alla causa del bimbominkia, e a un’opinione pubblica che banalmente “c’è cascata”.

Sarebbe bene che ora gli italiani capissero una volta per tutte chi hanno di fronte, e togliessero il loro sostegno a questo vergognoso governo.