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(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 21 aprile 2017)

Ci siamo: le elezioni presidenziali francesi sono alle porte e sarà un voto decisivo per il futuro dell’Europa. Il 23 aprile ci sarà il primo turno, mentre il 7 maggio si terrà il probabile ballottaggio. C’è da augurarsi che il voto segni un altro colpo durissimo (forse quello definitivo) al mostro Ue dopo la Brexit.  Perché ciò accada, i francesi non hanno che due scelte: o votare Marine Le Pen, o – in alternativa – il “comunista” Mèlenchon.
In pratica i due spauracchi dell’establishment finanziario, che sta puntando tutto su Macron, il classico pseudo-Renzi: giovane fuori e vecchio dentro, pro Euro, pro Unione Europea, pro globalizzazione e multiculturalismo, pro distruzione della sovranità e identità nazionale. Uno così prono all’establishment non poteva che aver collaborato con i Rothschild ed essere ribattezzato “il replicante di Soros“.
Ecco, ogni buon francese dovrebbe porsi come primo obiettivo quello di rispedire nelle fogne questo servo delle oligarchie, più o meno come ogni italiano dovrebbe ripromettersi di spedire nelle fogne i renziani e il Pd, non appena ciò sarà possibile.

Quindi: priorità assoluta, via Macron. Qualora il candidato delle “elite” finanziarie non dovesse farcela e si concretizzasse seriamente il ballottaggio più temuto dai mercati (Le Pen – Mèlenchon), la sfida si farebbe decisamente interessante. Nel frattempo, analizziamo i motivi per cui questi due candidati risultino i più adatti a far saltare il mostro Ue e i piani dei globalisti.

La Le Pen parla chiaramente di riprendere tutte le sovranità nazionali, chiede una modifica dei trattati europei e vuole organizzare un referendum sulla permanenza francese nella Ue, uscendo dall’euro e tornando al franco. Propone misure molto più dure sull’immigrazione e la lotta al terrorismo, rispetto al globalista Macron e a Mèlenchon.
Inoltre si oppone ai trattati “di libero scambio” quali TTIP e CETA, è per l’istituzione di una tassa sui lavoratori stranieri e propone di abolire la contestatissima Loi Travail, l’equivalente del renziano Jobs Act. Insomma: lotta dura al neoliberismo e al mondialismo di finanza e corporations. In politica estera è per lasciare il comando integrato della Nato e si è più volte espressa per riprendere i rapporti con la Russia.

Mèlenchon invece ha un approccio totalmente inverso sull’immigrazione, tipico della sinistra, ed è più blando sulle misure per la lotta al terrorismo. In compenso non esclude un referendum sull’uscita dall’Ue e si è espresso per l’uscita dalla Nato, per riconoscere lo Stato palestinese e per l’apertura di un dialogo con la Russia. E’ favorevole a misure di stampo protezionista in economia e per lo sviluppo delle energie rinnovabili, abbandonando il nucleare.

Possiamo dire che la sconfitta di Macron e un secondo turno tra i due candidati anti-sistema sarebbe l’ideale, pur nella loro diversità. Speriamo che le elezioni riservino una bella sorpresa, per la Francia e per l’Europa tutta.

 

 

Per avere un’idea dei programmi dei candidati principali leggere qui.

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israel-terrorist-state-320x207(Articolo pubblicato sul sito Oltre le Barricate il 27 luglio 2016) 

Sono ormai innumerevoli le stragi che si sono susseguite nelle ultime settimane in Europa, e che hanno fatto seguito a quelle perpetrate lo scorso anno in Francia. In alcune abbiamo visto il ritorno dell’Isis, che le ha rivendicate o con uomini che ne hanno dichiarato l’appartenenza; in altre gli attori sono stati “lupi solitari” non direttamente riconducibili allo Stato islamico.

Adesso, fermo restando quanto sappiamo sui finanziamenti e l’addestramento impartiti dall’Occidente allo Stato islamico, ci si chiede come sia possibile una simile ondata di massacri, operati da terroristi oppure no. Qualcuno parla di effetto emulazione, altri di impazzimento generale. Quello che si vuole sottolineare qui è come le stragi siano collegate da una costante: il coinvolgimento di personaggi legati ad Israele.

Ricordiamo tutti la “profezia autoavverantesi” di Netanyahu a un canale francese: “Se non siete solidali con Israele contro il terrorismo, il terrorismo arriverà in Francia”. Più che una profezia sembrava una minaccia. E in effetti, pochi mesi dopo, ci fu la strage di Charlie Hebdo. A riprenderla, fuori dalla redazione, c’era misteriosamente una troupe di una tv israeliana. Quando si dice il fiuto per la notizia.

Poi ci fu la strage al Bataclan. La comunità ebraica fu avvertita in anticipo che qualcosa stava per accadere, mentre l’intelligence francese non fu in grado di prevenire il secondo massacro, nonostante gli avvertimenti ricevuti dai servizi iracheni, sauditi e turchi. Anzi, fece intervenire le teste di cuoio con notevole ritardo, come testimoniato da alcuni di loro.
Interessante coincidenza: il Bataclan era gestito da ebrei, che lo avevano venduto l’11 settembre (!!!) dello stesso anno, prima di andare a vivere in Israele. I proprietari testimoniarono di avere ricevuto delle minacce in passato, fatto sta che dopo 40 anni di gestione, la terribile strage si è compiuta esattamente due mesi dopo la loro vendita, il venerdi’ 13 novembre (data rilevante per i Templari e la massoneria – che ne segue per certi versi le orme – perché coincide con quella dell’arresto dei membri dell’Ordine nel 1307, e guarda caso, in Francia).

Buona parte dei filmati e delle informazioni che vengono passate ai media su Isis e terrorismo islamico viene dal Site di Rita Katz, una sionista convinta e probabile spia del Mossad che costituisce quasi la “fonte ufficiale” delle informazioni sul tema. Salvo poi scoprire che si tratta in alcuni casi di falsi creati ad arte, come fu per il caso degli ostaggi sgozzati dall’Isis nel 2015.

Ma il caso più eclatante si è verificato di recente, con il giornalista Richard Gutjahr che si è trovato provvidenzialmente sia a Nizza per riprendere il massacro compiuto dal camion bianco di Bouhlel, sia a Monaco per assistere a quello davanti al McDonald’s.
Questi reporter israeliani hanno davvero una fortuna impressionante. Eh si, perché Gutjahr è sposato con una ex deputata israeliana e membro dell’ala più estrema del Likud, il partito di Netanyahu.

Tra l’altro non è la prima volta che un testimone si trova coinvolto in diverse stragi di seguito: questa incredibile coincidenza è avvenuta in almeno tre altri casi. Tra i testimoni del massacro di Bruxelles, infatti, c’era un ragazzo, tale Mason Wells, sopravvissuto a ben tre stragi: Boston 2013, Parigi Bataclan e, appunto, Bruxelles. E non era solo, perché pure il francese Lahouani Zihai era sopravvissuto anche al Bataclan. E per una incredibile coincidenza, tra i sopravvissuti del Bataclan c’era un tale scampato addirittura all’11 settembre. Ora, quante sono le probabilità che non una, ma ben 4 persone siano testimoni di più attentati terroristici avvenuti in diversi Stati? Sarebbe interessante il parere di uno statistico.

Un altro elemento che lega le stragi di Nizza e Monaco è il fatto che durante le prime ore si parlava di più killer o complici, mentre poi i media e le istituzioni si sono focalizzate sulle sole figure di Bouhlel e Sonboly, dipingendoli come pazzoidi solitari, anche se col passare dei giorni si stanno chiarendo le complicità di altri soggetti, per lo meno nell’organizzazione.

Se poi volessimo soffermarci anche sulle ultime stragi compiute da siriani legati all’Isis in Germania e Francia, va ricordato che Israele figura tra i principali sostenitori dello Stato islamico, assieme a Qatar, Turchia e Arabia Saudita, senza citare i Paesi occidentali quali Stati Uniti e Regno Unito. Edward Snowden afferma che l’Isis fu creata per riunire tutti i nemici di Israele, per poi indirizzarli verso altri obiettivi.

Aggiungiamo al quadro anche il legame di Israele con la grande finanza mondiale: ricordiamo che tra i principali finanziatori e sostenitori del movimento sionista ci fu fin dal principio la famiglia di banchieri Rothschild. In particolare, si veda la corrispondenza tra il massone britannico Lord Balfour e Lionel Rothschild nel 1917, oppure la donazione della Knesset, il Parlamento israeliano, ad opera della famiglia Rothschild. 

Insomma, non è difficile comprendere come un crescente odio antislamico e il clima da crociata o scontro di civiltà avvantaggi di molto la pulizia etnica israeliana in Palestina, un genocidio condannato anche da importanti intellettuali ebrei o di origine ebraica come Ilan Pappè e Noam Chomsky. L’Occidente sembra essere molto cauto nel condannare i crimini israeliani, mentre appare molto rapido a gettarsi in una crociata antislamica non appena si presenti l’occasione. Peccato che a giovarsi di questo clima di terrore siano sempre lo Stato ebraico, i guerrafondai neocoloniali, i tromboni del “Ci vuole più Europa” e i fautori di uno stato di sorveglianza orwelliano “per il nostro bene”.

Sembra che la profezia di Netanyahu si sia avverata. Ma forse si trattava più di una minaccia.

 

 

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Cupola

(Articolo pubblicato il 13 maggio 2016 sul sito “Oltre le Barricate“)

Abbiamo già detto, negli articoli precedenti, della fine della democrazia in Italia e dell’imposizione di un vero e proprio regime contrario alle stesse norme del diritto e della Costituzione, che sta portando il Paese in un ordine sempre più autoritario (e ci si augura che ad ottobre gli italiani votino No, per bloccare almeno in parte questo scempio).
La stessa cosa sta accadendo nel resto del mondo, sotto i nostri occhi. E il motivo è semplice, perché si tratta degli stessi registi: cioè la supercupola bancaria-industriale-massonica che controlla buona parte del pianeta.

Veniamo ai fatti.

In Italia, come sappiamo, abbiamo un premier non eletto (il terzo di seguito) e un Parlamento illegittimo che stanno cambiando la Costituzione in senso autoritario.
L’ultimo governo eletto (quello di Berlusconi) venne fatto cadere nel 2011 in seguito alla “crisi delle spread”, cioè la massiccia vendita di titoli di Stato da parte di importanti players del settore finanziario. Uno dei maggiori responsabili fu Deutsche Bank, su cui la procura di Trani sta indagando in questi giorni.
All’epoca uno dei senior advisors di Deutsche Bank era Giuliano Amato, che molti pronosticavano come nuovo presidente del Consiglio (o della Repubblica), e che poi è diventato uno di quei giudici della Corte Costituzionale che, come Mattarella, permisero al Parlamento di continuare a legiferare dopo aver dichiarato l’incostituzionalità del Porcellum. E si è detto come questo sia stato un comportamento francamente inspiegabile, una sentenza che si potrebbe solo definire “politica“.
La riforma della Costituzione che stiamo vivendo attualmente è figlia di quella decisione di tenere in piedi un Parlamento illegittimo. Tanto più che la riforma costituzionale in senso autoritario, così come la riforma-precarizzazione del mercato del lavoro, erano state dettate da JpMorgan Chase nel 2013, la banca di cui il supermilionario David Rockefeller è stato direttore e maggiore azionista, e che ha incontrato Renzi due volte tramite Tony Blair (superconsulente dell’istituto) prima e dopo l’elezione del sindaco di Firenze a premier.
E cancellare le democrazia, provocando svolte autoritarie dove necessario, è anche il sogno (dichiarato) della Commissione Trilaterale, superlobby ultraliberista di stampo massonico fondata sempre da Rockefeller con Kissinger, ai cui meeting hanno partecipato Monti, Letta, Guidi, Boschi, Gentiloni e il commissario alla Spending Review Yoram Gutgeld, oltre che il presidente Rai Monica Maggioni.
Vediamo quindi come l’involuzione autoritaria in atto in Italia e la precarizzazione del mercato del lavoro (ma anche la crisi stessa), rispondano ai diktat di ben precisi mandanti in ambito bancario, industriale e massonico, di livello internazionale.

Ma la stessa cosa sta accadendo in contemporanea negli altri Paesi del mondo.

In Grecia un premier eletto per andare contro la Troika, Tsipras, finisce per diventarne un fedele servo, continuando con tagli e austerità. Ed è recente la notizia che il 95% degli aiuti arrivati alla Grecia sia andato alle banche, e non alla popolazione.
Aggiungiamoci anche che la superbanca Goldman Sachs ha avuto pesanti responsabilità nel consigliare il modo di truccare i conti al governo greco, cosa che ha poi causato il crollo di fiducia verso il Paese ellenico.

In Francia il governo sta facendo passare per decreto l’equivalente del Jobs Act, nonostante le settimane di proteste continue. E gli attacchi terroristici hanno dato al premier Valls la scusa per prolungare lo stato di emergenza, riducendo i diritti civili.
Anche in Francia, quindi, abbiamo un crescente autoritarismo, riduzione delle tutele democratiche e precarizzazione del lavoro, la stessa minestra servita in Italia.
Una curiosità: Valls, stando a sentire il massone Gioele Magaldi, apparterrebbe ad alcune superlogge con idee molto antidemocratiche.
E anche gli attacchi terroristici, sempre secondo Magaldi, sono orchestrati da alcune superlogge di stampo autoritario, che avrebbero affiliato persino il “Califfo” Al Baghdadi, dopo averlo fatto liberare dalla prigione Usa in Iraq di Camp Buqqa.

In Brasile, invece, un governo democraticamente eletto viene rovesciato con quello che viene definito da più parti un colpo di Stato neoliberale, che ha portato l’esecutivo nella mani della destra conservatrice.

In tutti questi casi, le veementi proteste della popolazione civile sono state represse con la forza, che è ormai l’unica legittimazione di questa oligarchia.

Vediamo così, ogni giorno, esempi sempre più chiari di come la democrazia venga fatta a pezzi da agenti al servizio del potere bancario-industriale-massonico internazionale, che impongono sempre e solo i propri uomini e i propri interessi, con le buone o con le cattive. E di come, in mancanza di legittimazione democratica, il potere oligarchico si difenda con le uniche cose che sa fare bene: mentire tramite i media e reprimere tramite le forze di polizia.
Lo scopo è accentrare sempre più potere, denaro e risorse in pochissime mani (già ora 62 persone posseggono più di metà della ricchezza mondiale), costruendo un nuovo ordine neofeudale, dove la popolazione sia svuotata di diritti e risorse, e i politici ridotti al rango di semplici servi dei veri manovratori.
A rendere ancora più orwelliano quest’ordine, è il fatto che le banche in realtà creino il denaro dal nulla, e quando indebitano qualcuno lo fanno dandogli “un pezzo di carta senza copertura” (se non l’1 per cento circa), come spiega Galloni, cosicché ogni prestito bancario risulta essere una vera e propria presa per i fondelli. Ed è per questo che il controllo della moneta deve assolutamente tornare di prerogativa statale.

Di fronte a questo scenario globale la risposta dei popoli deve essere corale e decisa, con tutti i mezzi a disposizione, per pretendere governi che facciano rispettare i basilari diritti democratici e antepongano la tutela del bene comune agli interessi privati. Governi composti dalle persone migliori, dal punto di vista intellettuale e morale.

Isis Usa(Articolo pubblicato sul sito web “Oltre le Barricate” il 30/03/2016)

Una settimana dopo le esplosioni di  Bruxelles, si ripete il copione che ha caratterizzato le stragi di Parigi. E cioè si ripropongono le perplessità e le incredulità su come eventi di questo tipo possano accadere in luoghi ultrasorvegliati, da parte di soggetti già noti ai servizi occidentali, in seguito ad esercitazioni avvenute esattamente negli stessi luoghi e nonostante gli avvertimenti delle intelligence di svariati Paesi (tra cui Usa, Olanda, Grecia e Turchia). E da parte di attentatori che – come al solito – amano lasciare tracce evidenti di sé in giro prima di farsi esplodere, questa volta non con documenti incredibilmente dimenticati in macchina o miracolosamente scampati alle deflagrazioni, ma grazie a computer con le proprie memorie gettati nei pressi dei luoghi incriminati.

Già stupiva che il feroce Salah, descritto come mente della strage al Bataclan, fosse sfuggito per mesi ai controlli della polizia francese, per essere poi arrestato nel quartiere dove viveva (che scaltrezza questi investigatori…). Adesso i servizi occidentali sono così maldestri da farsi sfuggire attentatori (come sempre) già noti, nel cuore delle istituzioni europee e in un periodo di altissima allerta.
Roba che ha dell’incredibile. E che serve a convincerci della “inafferrabilità” della rete terroristica e della supposta incapacità dei servizi dei Paesi europei.

Chi segue i media mainstream si è ovviamente fiondato contro il pericolo islamico e lo spauracchio Isis, invocando nuove guerre e più Europa. Bravi gonzi.
Come se da mesi non si  sapesse cos’è l’Isis e a chi risponde. E cioè a una coalizione di Stati occidentali (Usa, Gran Bretagna e Francia in primis) a cui si sommano Israele, Arabia Saudita, Qatar e Turchia, tutti Paesi amici dell’Occidente.
Le evidenze nel corso degli anni si sono accumulate al punto tale che solo la ricca (perché foraggiata) stampa mainstream, forte dei suoi tanti prosciutti sugli occhi, riesce a non vederle.
Ci è arrivata pure Famiglia Cristiana, che non è certo un giornale “complottista”.

Su Barricate abbiamo trattato l’argomento già l’anno scorso con l’articolo “La bufala Isis” e a seguire con gli articoli sulle stragi di Parigi, riportando tutti i punti oscuri delle vicende.

An artist perception of state-sponsored ISIL Takfiri terrorism

Nel caso di Bruxelles, molte incongruenze vengono segnalate in questo articolo di Roberto Quaglia su Megachip.  Tra queste, anche la presenza a Bruxelles di soggetti “già miracolosamente scampati” ad altri eventi terroristici. Attori o sfigati di professione? Oppure la messa in onda a reti unificate di immagini provenienti da un altro attentato, avvenuto nel 2011 all’aeroporto di Mosca.

Chi, come noi, non è uso a bersi tutte le balle (tante e grosse) che vengono regolarmente raccontate dall’11 settembre in poi, preferisce dare di questi eventi una lettura diversa, in compagnia di chi ha fatto ricerche – e scritto libri – nello stesso senso.

Come il giornalista Giulietto Chiesa, che ha definito l’Isis “una Spectre composta da pezzi di Occidente e petromonarchie del Golfo“.
E che ha ricordato molte volte lo scarso impegno degli americani nel combattere lo Stato islamico, a fronte del ben più incisivo intervento russo. Chiesa ha anche più volte ribadito come i meccanismi in atto in Europa in questi attentati terroristici ricordino molto da vicino la strategia della tensione, che in Italia è stata messa in atto negli anni ’70 e che ha visto servizi deviati dell’Occidente (Usa innanzitutto) cooperare con gruppi di estrema destra e mafie in una strategia in cui si “destabilizzava per stabilizzare”. Stabilizzare in senso anticomunista, sventolando spauracchi come quello delle Brigate Rosse: una conclusione cui è arrivato anche il magistrato Ferdinando Imposimato nel suo libro “La repubblica delle stragi impunite”.

Molto interessante, a proposito di Chiesa, è questa intervista rilasciata a Claudio Messora – Byoblu, in cui anche il blogger fa trapelare le sue perplessità.

O come il massone Gioele Magaldi, il cui libro “Massoni. Società a responsabilità illimitata” è stato recensito nell’ultimo post di Oltre le Barricate, che ha detto chiaramente ad Affaritaliani: “Era impossibile, per gli attentatori di Parigi, colpire dove hanno colpito, senza la connivenza di alcuni infedeli servitori dello Stato francese con mansioni di anti-terrorismo (complici e prezzolati della Hathor- Pentalpha e di altre superlogge collegate), cosi come era impossibile colpire Bruxelles senza che tra i membri dell’intelligence e dell’anti-terrorismo belga non vi siano stati soggetti asserviti ai piani di chi è il mandante di quelle bombe e di quegli eccidi. Non per caso, proprio personaggi dei servizi segreti statunitensi (riconducibili ad ambienti massonici progressisti) hanno denunciato più o meno pubblicamente, con rabbia, sdegno e disgusto, l’incredibile vuoto di vigilanza da parte dei loro colleghi belgi (e non solo) di stanza a Bruxelles”.

E sia  Magaldi che Chiesa hanno definito i terroristi islamici dell’Isis come “semplice manovalanza”, guidata da ben altri mandanti.

Alla lista dei dubbiosi si aggiunge anche Giorgio Cremaschi, che afferma che il terrorismo sta stabilizzando la “peggiore Europa”, quella della macelleria sociale e della distruzione di diritti e Costituzioni. Colpendo in modo così plateale uno dei centri dell’Unione Europea, i terroristi stanno ottenendo l’effetto di rinsaldare il senso di appartenenza ad un’istituzione che ha causato finora solo miseria e crescenti proteste per le sue politiche di rigore. Un vero miracolo, e decisamente provvidenziale in tempi di crescente antieuropeismo.

Negli articoli pubblicati su Barricate a proposito delle stragi di Parigi, mettemmo in risalto come alcune piste investigative portassero direttamente ai servizi francesi.

ISIS-CIA-cooperationE sempre secondo Magaldi, dietro questi attentati ci sarebbe la mano di superlogge massoniche  che utilizzano il terrorismo per perseguire scopi di natura politico-economica, quali un’Europa nelle mani di pochi tecnocrati, la distruzione dei diritti sociali, una guerra al terrore infinita contro un nemico creato (e finanziato) ad arte, e la progressiva centralizzazione del potere globale nelle mani di pochi massoni ultraricchi e guerrafondai, a fronte di una popolazione globale sempre più povera e spaventata.
Anche la crisi in cui noi tutti ci troviamo sarebbe stata creata ad arte dalle stesse menti, che non hanno certo interesse a farla terminare in breve con politiche economiche virtuose (ben note agli addetti ai lavori).

Le ricette rilanciate dai media e dalla politica mainstream, invece, sono sempre le stesse: serve più Europa, più cessioni di sovranità e di diritti degli Stati in nome della sicurezza, un nuovo fronte comune contro il terrore guidato dagli Usa, e la solita ondata anti-islamica che tanto avvantaggia Stati canaglia come Israele, i cui crimini sono sempre ben protetti da Usa e Ue.

Che delinquenti  di mezza tacca come i Salah o gli Abaaoud  possano mettere su operazioni complesse come quelle di Parigi e Bruxelles – e riuscire nel loro intento in un periodo di massima allerta e in luoghi ultrasorvegliati – è qualcosa che possono credere solo giornalisti stolidi o collusi come quelli che danno addosso a  Giulietto Chiesa.

A tutti gli altri che hanno mantenuto qualche neurone funzionante e un briciolo di onestà intellettuale, non resta che rilevare le tante cose che non quadrano in questo terrorismo stile Hollywood, che va avanti ormai da ben 15 anni.

Isis Cia Mossad

(Articolo pubblicato su Barricate – L’informazione in movimento, il 23/11/2015)

Dopo pochi mesi siamo di nuovo qui a scrivere sulla strage di Parigi. E come per il caso Charlie Hebdo, i punti oscuri sono tanti. (1)

La cosa più azzeccata che si è letta su Internet dopo il massacro di venerdì scorso, l’ha scritta Aldo Giannuli: “E’ la Caporetto della sicurezza francese: se dopo dieci mesi da un evento di quelle proporzioni, si incassa una serie di sette attentati simultanei in pieno centro della capitale vuol dire che è meglio che quelli della Suretè si diano al giardinaggio, e il Presidente Hollande farebbe bene a destituirne in blocco l’intera dirigenza” (2)

Eh già, perché dopo la strage dello scorso gennaio e dopo i tanti proclami dell’Isis contro l’Occidente, ci si aspettava che fatti del genere non si ripetessero. O almeno, non in maniera così plateale.

A confermare le perplessità sull’operato dei servizi francesi ci sono tanti elementi. Per primo, il fatto che ad allertare la Francia sulla possibilità di attacchi imminenti fossero stati i servizi iracheni, quelli sauditi, quelli statunitensi e quelli turchi. Ai quali si aggiunge l’allarme dato alla comunità ebraica il giorno stesso del massacro, come riportato dal Times of Israel. (3) (4) (5) (6)

Insomma, una pioggia di avvertimenti che non sembrano aver permesso all’intelligence parigina di attivarsi nel migliore dei modi per prevenire l’accaduto, nonostante alcuni degli autori della strage fossero monitorati da tempo e nonostante il precedente di Charlie Hebdo. (7) E parliamo di servizi di sicurezza che, storicamente, hanno fatto da modello per Scotland Yard e FBI.

Eppure, dopo questo secondo incredibile fallimento, non si odono voci di un licenziamento in tronco dei dirigenti della sicurezza francese. Evidentemente questi dell’Isis sono veramente bravi a eludere i sistemi di sorveglianza occidentali… Ne discende (secondo i commentatori di ogni ordine e grado) che occorre un maggiore controllo sulla popolazione, sulle comunicazioni private, magari nuove restrizioni delle libertà civili, e una guerra totale contro i terroristi. Pochi giorni dopo la strage, un sondaggio ha rilevato come l’84% dei cittadini francesi sia pronto a rinunciare a parte delle proprie libertà in nome della sicurezza. (8)

Quando si parla di Isis, però, bisogna sempre partire da una premessa fondamentale (che viene spesso e volentieri dimenticata dai mass-media): è ormai sconfinata la letteratura che descrive i legami tra lo Stato Islamico e i suoi creatori occidentali. Anche limitandosi solo a Internet è possibile reperire valanghe di articoli, e con fonti assolutamente prestigiose. Ne vado a linkare alcuni: ci sono ricerche di professori universitari (9), documenti del Pentagono e della DIA (10) (11), dichiarazioni di politici e militari, americani e non (12) (13) (14), ricostruzioni giornalistiche (15), rivelazioni di whistleblower come Snowden (16) e tanto altro ancora. Tutte ripetono la stessa incontestabile verità: l’Isis fu creata, finanziata e addestrata dagli Usa, con la collaborazione di altri Paesi Nato (tra cui  soprattutto Gran Bretagna e Turchia) e di Israele, Arabia Saudita e Qatar, per destabilizzare il regime siriano filorusso di Bashar el Assad. E’ per questo motivo che da anni i Paesi occidentali dicono di far la guerra allo Stato Islamico, ma in realtà poco si è fatto per sradicarla sul serio, mentre da più analisti è stato riconosciuto che le potenze occidentali potrebbero toglierla di mezzo – se veramente volessero – “nel giro di 24 ore”. Su Barricate ne abbiamo già parlato con un articolo pieno di riferimenti mesi fa. (17)

Dal punto di vista geopolitico, l’Isis torna utile per diversi motivi all’Occidente. Da una parte perché si finanzia soprattutto vendendo petrolio (di cui Siria e Iraq sono ricche) a basso prezzo sul mercato nero, oltre il 50% del quale sembra venga acquistato da società statunitensi (18) (19). Dall’altra con la loro guerra ad Assad, colpevole, tra l’altro, di opporsi alla costruzione di un gasdotto che porterebbe il gas in Europa dal Qatar, minando lo strapotere russo in materia (20). E, stando alle rivelazioni di Edward Snowden, lo Stato islamico servirebbe anche a proteggere Israele, raccogliendo jihadisti per incanalarli contro i suoi nemici, in un’operazione denominata “Nido dei calabroni”. (21)

E ora che si prospetta una nuova e lunga “guerra al terrore”, come accadde per l’11 settembre il cattivo di turno ha avuto contatti precedenti con la Cia. Ci sono foto che documentano gli incontri tra il “Califfo del Terrore” Al Baghdadi e il senatore americano John McCain, il quale ha anche candidamente ammesso di essere “in costante contatto con l’Isis”. (22) (23)
Al Baghdadi fu prigioniero degli Stati Uniti in Iraq dal 2005 al 2009, dopodiché fu misteriosamente rilasciato. Secondo Snowden, perché reclutato dalla Cia allo scopo di dirigere lo Stato Islamico.  (24) (25)

Sulla contiguità tra Isis e Stati occidentali, il giornalista ed ex europarlamentare Giulietto Chiesa è stato molto chiaro: “L’Isis è una specie di Spectre in cui Stati islamici (alleati dell’Occidente) coesistono con i servizi segreti dell’Occidente, a cominciare da quelli francesi, che dovrebbero vigilare sulla sicurezza dei francesi.” (26)

Ce n’è abbastanza, allora, per parlare di complotto? Gli elementi sospetti ci sono tutti.Made Usa

Prima ci hanno propinato i soliti documenti scampati miracolosamente alle esplosioni dei kamikaze (una costante dopo 11 settembre e Charlie Hebdo: o resistono alle esplosioni o li dimenticano in macchina); poi è arrivata la rivendicazione del Califfo del terrore, come detto targato Cia; poi sono partiti i consueti bombardamenti che, massacrando migliaia di civili in Siria evitano anche la possibilità che qualche ragazzino possa darsi al jihadismo (tanto per ribadire la superiorità occidentale in termini di rispetto della vita umana), e ora tutto l’Occidente è pronto ad aumentare le misure di controllo, gli armamenti, cambiare le Costituzioni in nome della “sicurezza”.

E’ interessante notare che, dopo il caso di Charlie Hebdo, quando un magistrato chiese al governo francese la pubblicazione di documenti legati al traffico d’armi che aveva permesso ai terroristi di compiere la strage, questi furono secretati per “motivi di sicurezza nazionale”. Sembra che la pista delle armi portasse direttamente ai servizi segreti francesi. (27) (28)

Così come sempre Aldo Giannuli (un esperto in materia) si è detto stupito che tra le armi usate dai terroristi ci fosse il fucile a pompa, arma “precisissima, potente, solida, che non si inceppa mai, ma scomodissima da usare e che richiede di riprendere la mira ad ogni colpo. Una arma classicamente usata da servizi segreti (amatissima da quelli americani) e da Cosa Nostra (sempre negli Usa)”. Un’arma “preziosa per attentati ad un determinato bersaglio, ma del tutto disfunzionale nel corso di una azione in cui si spara nel mucchio, cosa per la quale risulta tanto più utile il classico kalashinikov”. (29) Gli stessi terroristi erano stati descritti da alcuni dei sopravvissuti alla strage come “bianchi, che agivano come professionisti, come membri delle forze speciali”. (30)

Infine una stranissima coincidenza sul teatro Bataclan, luogo dove sono morte 89 delle 129 vittime della strage: i proprietari ebrei avevano deciso di venderlo, dopo 40 anni, esattamente lo scorso 11 settembre, prima di trasferirsi in Israele. E come già detto, la comunità ebraica era stata allertata del rischio attentati. (31)
Per chi ama la simbologia, sembrerà anche interessante che nel locale si esibissero, al momento della strage, gli Eagles of Death Metal (letteralmente: Aquile di Metallo di Morte), un nome decisamente profetico, visti i bombardamenti su Raqqa dei giorni successivi. E, sempre rimanendo nel campo simbolico, qualcuno avrà notato la coincidenza tra il giorno Venerdì 13 (con la sua storia) e la Francia come teatro della strage. Ma forse stiamo divagando, anche se sappiamo che esiste gente molto legata alle simbologie.

Secondo Gioele Magaldi, autore del libro “Massoni” e lui stesso aderente alla libera muratoria, dietro questa e tante altre stragi – 11 settembre incluso – ci sarebbe una superloggia guidata da personalità di spicco dell’Occidente, la Hathor Penthalpha (Hathor, come Isis, è uno dei nomi della dea Iside). L’obiettivo sarebbe usare atti di terrorismo per dirigere il mondo nella direzione voluta. Nemico finale: la Cina e la Russia, i principali competitor al potere di Washington. (32)

Ma torniamo al futuro prossimo: quali sono e saranno gli effetti di questo “11 settembre francese”? Quelli che conosciamo.
Politici e giornalisti che si levano a chiedere più misure di sicurezza, guerra al “fanatismo islamico”, più controlli interni e alle frontiere, restrizioni delle libertà civili e dei diritti costituzionali, un “fronte unico” occidentale contro il Terrore, poteri speciali ai governi. E una nuova ondata di islamofobia dilagante.

Chi ne beneficerà? I falchi Usa e occidentali, sempre alla ricerca di nuovi pretesti per intensificare guerre e ingerenze in Medio Oriente contro gli “Stati canaglia” (che domani potrebbero essere etichettati, con un qualsiasi pretesto, come “amici del Terrore” oppure come incapaci di gestire la presenza dell’Isis, e quindi via alla imposizione di nuovi governi filoccidentali), Israele che potrà continuare il suo genocidio in Palestina indisturbato (a proposito, perché l’Isis non attacca gli odiati israeliani, ma continua ad agire tutt’intorno ad essi? La cosa è alquanto curiosa…(33) ), gli sponsor degli Stati Uniti d’Europa che tuoneranno sulla necessità di più unità, di un esercito europeo e di un coordinamento più centralizzato, e tutti coloro che vorranno limitare le libertà civili e intensificare il controllo sulla popolazione, ovviamente per tutelare la nostra sicurezza contro i “terroristi”. Dei terroristi finanziati, armati e addestrati dall’Occidente, sempre monitorati dai servizi, ma che i servizi poi si lasciano clamorosamente sfuggire in casi come questi.

 

P.s. I sospetti sui servizi segreti francesi sono anche confermati da questo articolo, pubblicato su Megachip il 21 novembre scorso, che mette in luce i legami tra alcuni esponenti del jihadismo e il DGSE francese. Tutti gli uomini noti al pubblico e coinvolti nella strage di Parigi erano in qualche modo monitorati dai servizi, il che rende ridicola l’idea che nessuno sapesse dov’erano e cosa facevano poco prima del 13/11)

 

 

Link:

  1. http://www.barricate.net/2015/03/2335/
  2. http://www.aldogiannuli.it/strage-di-parigi-stiamo-perdendo-la-guerra-con-la-jihad/
  3. http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/11/16/attentati-parigi-sospetto-terrorista-bordo-di-una-seat-ricercato-nel-torinese-fallito-blitz-bruxelles-salah-abdeslam-non-e-stato-catturato-foto-video/2222762/
  4. http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=13460
  5. http://www.timesofisrael.com/in-france-defense-experts-see-parallels-to-israel/
  6. https://www.facebook.com/premiogoebbels/photos/pcb.1706865316213647/1706865272880318/?type=3&theater
  7. http://www.internazionale.it/opinione/ewen-macaskill/2015/11/20/parigi-attentati-servizi-segreti-errori
  8. http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=13446
  9. http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=9497
  10. http://www.byoblu.com/post/2015/11/16/i-documenti-desecretati-usa-che-raccontano-la-nascita-dellisis.aspx
  11. http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=11756
  12. https://www.facebook.com/99posseofficial/photos/a.148747825951.126983.38017080951/10153152396600952/?type=3
  13. http://www.byoblu.com/post/2015/11/15/generale-francese-lisis-creato-dagli-usa.aspx
  14. http://lastella.altervista.org/ex-ufficiale-usa-lisis-e-un-mostro-creato-dalla-cia/
  15. http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=13441
  16. http://popoffquotidiano.it/2014/08/08/snowden-lisil-e-stato-addestrato-dalla-cia-e-dal-mossad/
  17. http://www.barricate.net/2015/03/la-bufala-isis/
  18. http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=13473
  19. http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=8&pg=13224
  20. http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=11756
  21. http://popoffquotidiano.it/2014/08/08/snowden-lisil-e-stato-addestrato-dalla-cia-e-dal-mossad/
  22. http://popoffquotidiano.it/2014/08/23/il-patto-isil-usa-in-una-foto/
  23. http://popoffquotidiano.it/2014/11/12/mccain-ammette-sono-in-contatto-permanente-con-lisis-video/
  24. http://popoffquotidiano.it/2014/08/08/snowden-lisil-e-stato-addestrato-dalla-cia-e-dal-mossad/
  25. http://www.byoblu.com/post/2015/11/16/i-documenti-desecretati-usa-che-raccontano-la-nascita-dellisis.aspx
  26. http://it.sputniknews.com/mondo/20151116/1553459/mandanti-terrorismo-ISIS.html
  27. http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=13444
  28. http://www.libreidee.org/2015/11/strage-a-parigi-operazione-militare-truccata-da-jihadismo/
  29. http://www.aldogiannuli.it/strage-di-parigi-stiamo-perdendo-la-guerra-con-la-jihad/
  30. http://www.corriere.it/esteri/15_novembre_14/attentati-parigi-testimoni-terroristi-erano-bianchi-sparavano-come-soldati-forze-speciali-e184e4ee-8ab3-11e5-8726-be49d6f99914.shtml
  31. https://www.forexinfo.it/Parigi-il-teatro-Bataclan-era
  32. http://www.libreidee.org/2015/11/il-massacro-di-parigi-e-le-rivelazioni-choc-di-gioele-magaldi/
  33. https://www.facebook.com/premiogoebbels/photos/a.1475876469312534.1073741828.1475866322646882/1707340056166173/?type=3

Cia lie

(Articolo pubblicato su Barricate – L’informazione in movimento il 25/3/2015)

Sono tanti gli aspetti controversi della strage del 7 gennaio alla redazione del Charlie Hebdo, ma alcuni punti – a mio parere – non sono stati rimarcati a sufficienza.

Per iniziare c’è l’elemento assolutamente non secondario della presenza dell’economista francese Bernard Maris tra le vittime, un banchiere della Banque de France che poco tempo prima aveva fatto luce sul meccanismo truffaldino della creazione della moneta e sulla necessità di ridurre il debito dei Paesi europei per non fare la fine dei Paesi africani. Ce n’era abbastanza per farlo fuori, seconda la logica di poteri che stanno trascinando un intero continente nella schiavitù con l’arma del debito.

Poi c’è la Siria, che sarebbe il luogo di provenienza dei fratelli Kouachi e il luogo in cui si sarebbe rifugiata la complice sfuggita, Hayat Boumeddiene. I due franco-algerini si sarebbero addestrati in uno degli “stati canaglia” di Washington, sarebbero stati affiliati ad Al Qaeda e il loro “collaboratore”, Amedy Coulibaly, avrebbe fatto parte dell’Isis. Questa insistenza con la Siria è sospetta, almeno se vogliamo prestare attenzione a quanto diceva Edward Snowden, secondo il quale l’Isis fu creata dagli Usa per avere un esercito in grado di spodestare il regime di Assad.

Il fatto che i due fratelli si fossero addestrati in Siria e la loro collaboratrice si sia rifugiata lì, puzza tantissimo di operazione per legittimare nuovi interventi militari nei confronti di Damasco. Tanto più che l’incredibile dimenticanza dei documenti di identità dei sospettati nell’automobile sembra essere la prova di un intervento dei servizi segreti per dirigere le indagini verso obiettivi di comodo, come già accaduto nel caso dell’11 settembre.

Poi va aggiunta la presenza degli israeliani. Il vicedirettore di una tv israeliana, Amchai Stein di IBA Channel 1, era provvidenzialmente presente nel teatro della strage, e Netanyahu ha subito inviato uomini del Mossad ad aiutare l’intelligence parigina. Indubbiamente un’ondata anti-islamica è vista con grande favore dallo Stato ebraico per continuare le sue operazioni di pulizia etnica in Palestina, così come il darsi un’immagine da “protettori dell’Occidente”.

A far crescere i dubbi sulla autenticità di quanto ci è stato raccontato dai media contribuiscono anche: il filmato dello sparo al poliziotto inerme, in cui non c’è la minima traccia di sangue ; gli stragisti che hanno girato a lungo intorno al luogo della sparatoria gridando Allah Akbar, tanto per ribadire al mondo di essere islamici; la mancata protezione ad un obiettivo sensibile sul cui pericolo i servizi francesi erano stati allertati; il fatto che gli stessi accusati fossero sotto il controllo dei servizi da anni e tuttavia siano riusciti a portare a termine indisturbati la loro missione, riuscendo persino a circolare per i due giorni successivi nella capitale senza particolari difficoltà; la svista clamorosa sull’altro ragazzo accusato di essere l’autista dei fratelli Kouachi, e che poi in realtà si trovava tranquillamente a scuola (il che lascia molti dubbi sul fatto che i terroristi fossero effettivamente quelli raccontati dai media) ; il fatto che tutti gli autori della strage siano stati uccisi invece che catturati, impedendo loro di raccontare tutti i retroscena del gesto.

Altro elemento molto inquietante è il “suicidio” di un ufficiale della polizia giudiziaria che stava indagando sul caso, mentre una giornalista francese sopravvissuta al massacro avrebbe testimoniato che uno dei killer aveva gli occhi blu, e quindi non poteva essere uno degli accusati.

Uno dei primi a sollevare dubbi sull’accaduto è stato Aldo Giannuli, ripreso dal blog di Grillo, che ha rilevato fin da subito numerose incongruenze.

Recentissima è poi la rivelazione del settimanale francese “L’Obs”, secondo il quale uno dei fratelli Kouachi sarebbe stato praticamente cieco.

Tutto ciò porta a ipotizzare una montatura per togliere di mezzo un personaggio scomodo all’elite finanziaria (Bernard Maris) e nel contempo rilanciare l’odio e la paura antislamici, per favorire nuove guerre al terrore in Siria e in altri “stati canaglia” e per attenuare le critiche occidentali verso l’operato di Israele in Palestina. Effetti collaterali potrebbero essere le limitazioni dei diritti civili e nuove misure “anti terrorismo”, che torneranno utili alla creazione di uno stato di polizia caro ai poteri forti.

Il tutto per far dimenticare che, da decenni, le peggiori operazioni terroristiche sono state finanziate e dirette da Stati come gli Usa, la Gran Bretagna e Israele, a loro volta al servizio dei grandi capitalisti.

Ma per raggiungere questo livello di comprensione occorre restare lucidi e cercare di informarsi come si deve.

E’ molto più facile, invece, sbandierare che “Io sono Charlie” e magari tuonare contro il pericolo musulmano, come vediamo fare in questi giorni da giganti del pensiero come i Salvini e i Le Pen.

 


FF2It is possible to find many articles on the Web about the shadows around the massacre at the Charlie Hebdo’s editorial office in Paris, but some elements have not been highlighted enough, in my opinion.

In the beginning there is the – absolutely not secondary – presence of Bernard Maris among the victims, a banker of the Banque de France, who some time ago was denouncing the deception of the creation of money by the banks and the need for European countries to cut the debts, in order to avoid a fate like that of some African countries. It was enough to eliminate him, following the logic of powers who are bringing a continent to slavery with the weapon of debt.

Then there is Siria, the country where the Kouachi brothers were from, and where Amedy Coulibaly’s girlfriend, Hayat Boumeddiene, would have hidden some days after the massacre.

The two french-algerian brothers would have trained themselves in one of the “worst enemy” of Washington, would have been part of Al Qaeda and their “ally”, Coulibaly, would have been part of Isis. This insistence with Siria is suspicious, at least if we want to lend a ear to Edward Snowden, who said that the Isis was created by the USA to have an army to remove the democratically elected president Assad from Siria. All of this seems an operation to justify new military actions in Siria, with the excuse of defending the West from terrorism. Also the incredible inattention of the Id cards of the suspected terrorists left behind in the car, appears to be the proof of the intervention of some intelligence who wanted to blame some scapegoats, as for 9/11.

Then there is Israel. The vice-director of an Israeli television, Amchai Stein of IBA Channel 1, was incredibly present at the moment of the massacre, while Netanyahu quickly sent agents of Mossad to help the French intelligence. It is understood that a wave of anti-islamist hate is very useful for the Israeli president, in order to continue his genocide in Palestine, and to give himself the image of “protector of the West”.

More elements let the doubts grow about the official version of what happened: the video of the shooting of the cop, in which there is no trace of blood; the killers who lingered around the place of the massacre, shouting “Allah u Akbar”, just in case people didn’t understand they were Muslims; the lack of protection of a target considered sensitive, and on which the French intelligence had been alerted; the fact that the same suspects were under the control of the intelligences since years, and anyway were able to reach their goal without problems, even wandering around Paris for the next two days; the incredible error about the identity of the third man, a 18 years old considered the driver of the Kouachi brothers, who instead was peacefully in school (and this casts many doubts whether the terrorists were really the ones reported by the media); the fact that all the murderers had been killed instead of being captured, preventing them from unveiling the reasons and detalis of their gesture.

Another disquieting element is the “suicide” of a French police officer who was investigating on the case, while a French journalist who survived the massacre witnessed that one of the killers had blue eyes, so he could not have been one of the suspects.

One of the first in Italy to cast doubts on what happened was Aldo Giannuli, quickly reported by the blog of Beppe Grillo.

All this leads to hypothesize a false flag to eliminate a man not welcome by the financial elite (Bernard Maris), and in the meantime relaunch anti-muslim hate and fear, to push for new “wars on terror” in Siria and other “rogue States” and to diminish the western criticism towards the actions of Israel in Palestine. Collateral effects could also be the limitations of civil rights and new measures against terrorism, which will be useful for the creation of a repressive state, desired by the strong powers.

All this to let the people forget that, since decades, the worst terroristic operations have been led by countries like USA, UK and Israel, at the service of the big capitalists.

But to reach this level of understanding it is important to stay lucid and try to inform ourselves in the best way.

It’s very much easier, instead, waving that “I am Charlie” and bark against the “Islamic threat”, as we are watching many people do in these days.

Isis

(Articolo pubblicato su “Barricate – L’informazione in movimento“, il 10/03/2015)

La stampa mainstream è ormai campionessa indiscussa nel prendere tutto ciò che viene diffuso dai piani alti del potere e dargli risonanza come verità assoluta.

Quando poi queste “verità” vengono dall’Impero americano, allora la sudditanza è ancora maggiore.

L’ultimo caso eclatante è quello dell’Isis, lo Stato islamico diventato agli occhi dell’Occidente come il nuovo nemico da combattere, tanto da giustificare l’invio di contingenti in Iraq e Siria da diversi Paesi del mondo, compreso il nostro.

Orbene, si tratta dell’ennesima creatura americana, sebbene la stampa in mano a banche e multinazionali insista nel propinarcela come il nuovo spauracchio per i “popoli liberi”.

A dare conto delle numerose incongruenze sul caso Isis è stato soprattutto – per l’Italia – Franco Fracassi su Popoff Quotidiano, che con i suoi articoli ha messo in luce tutti i collegamenti tra lo Stato islamico, gli Stati Uniti e la Nato.

Prima è venuto fuori che Al Baghdadi e altri uomini dell’Isis e Al Qaeda si erano incontrati più volte con il senatore John McCain, esponente dei repubblicani e uomo ombra della politica estera Usa.

Poi ci ha pensato Hillary Clinton a chiarire che l’Isis è “un prodotto degli Usa, ma sfuggito di mano”. Precisamente, in un’intervista a The Atlantic, il candidato presidente dei Dem ha detto che gli Stati Uniti hanno fallito nel creare una forza militare credibile contro Assad a partire dai primi gruppi di ribelli in Siria, e che in questo vuoto si sono inseriti i jihadisti di Daesh. Dichiarazione che è andata di pari passo con l’ammissione di aver sostenuto (come Usa) i mujaheddin in Afghanistan negli anni ’80 in funzione anti russa, dai quali sarebbe nata poi Al Qaeda. Quindi, da due ingerenze americane nella politica estera di due Stati del Medio Oriente, Siria e Afghanistan, si sarebbero poi originati alcuni tra i peggiori nemici dell’Occidente, stando a quanto dice la Clinton.

In precedenza Edward Snowden, il Gola Profonda dell’Nsa, aveva rivelato i piani per la creazione dello Stato islamico, come strumento per dare agli Usa la scusa per attaccare la Siria di Assad.  Cosa che si sta puntualmente verificando, visti i recenti “cambi di strategia”.

In seguito abbiamo appreso dell’esistenza di migliaia di conti correnti dello Stato islamico presso le banche Usb e Hsbc, di cui si “servivano” in precedenza anche Al Qaeda e la Cia, dei quali Obama era a conoscenza sin dal 2008.

Persino i servizi segreti Usa non considerano l’Isis “un pericolo per l’America”, mentre esperti analisti ritengono che il vero motivo della guerra all’Isis sia intervenire sull’Iraq e la Siria di Assad.

Sono state anche trovate evidenze su soldati britannici che combattono fianco a fianco con lo Stato islamico.

Inoltre sono venute fuori rivelazioni riguardanti il trattamento di alcuni miliziani dell’Isis, vezzeggiati e coccolati nelle basi Nato in Turchia, e sui rifornimenti di armi, uomini e denaro allo Stato islamico, provenienti direttamente dagli Stati Uniti e arrivati a destinazione tramite la Turchia (membro cardine della Nato).

A questa già abbondante mole di prove vanno sommati i recenti video sospetti dei ”terroristi” (su cui esperti hanno ravvisato montature di vario genere); le informazioni su di loro provenienti in larga parte dal Site, gestito da Rita Katz, una sionista convinta (e probabile spia del Mossad); le dichiarazioni di un ex ufficiale americano, Kenneth O Keefe, e dell’ex agente Cia Steven Kelley, per i quali l’Isis è stata creata dagli Usa; e un report delle Nazioni Unite secondo il quale Israele sta collaborando con lo Stato islamico.

Insomma, la storia della guerra al terrore, ancora una volta, non regge.

Stiamo parlando dell’ennesima montatura made in Usa – Israele per giustificare un intervento militare in Iraq e Siria e per destabilizzare un governo, quello di Assad, democraticamente eletto.

Del resto la storia dei due Paesi è piena di interventi militari e di colpi di Stato targati Cia – Mossad, per detronizzare capi di governo poco graditi a Washington e Tel Aviv. Così come di organizzazioni terroristiche da loro finanziate e armate per raggiungere scopi politici.

Barricate ne ha parlato durante l’intervista a John Perkins, ex “sicario dell’economia” e ora in prima linea nel denunciare i crimini dell’Impero americano. Anche Paolo Barnard ha descritto il terrorismo di marca occidentale in modo molto puntuale nel suo libro “Perché ci odiano”.

Si tratta quindi solo dell’ennesimo tassello di un grande – e cruento – puzzle.

 

(Articolo aggiornato il 5 agosto 2016)

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(Articolo pubblicato su “Informare per resistere“, il 1/9/2014)

Sono giorni che i disinformatori professionisti ci ricordano con altisonanti titoloni la malvagità dei jihadisti islamici, i loro efferati crimini, e ventilano un pericolo per l’Occidente da parte di siffatti mostri sotto forma umana. Adesso c’è l’Isis che ambisce, per i media finanziati da banchieri e industriali, a spodestare l’Uomo Nero negli incubi dei bimbi occidentali.

Mangia la minestra, o viene Al Baghdadi e ti porta via.

Calma, respiriamo.

Per cominciare, sono sempre più schiaccianti le prove che indicano nell’Isis un prodotto americano.

Diversi articoli di Franco Fracassi su Popoff Quotidiano, hanno chiarito come da qualche anno a questa parte, ci siano stati diversi incontri tra importanti esponenti della politica Usa (come John McCain, senatore e ambasciatore ombra degli States) e i leader dei tagliagole jihadisti, incontri avvenuti quando già questi ultimi erano nella lista nera del Fbi.

Secondo rivelazioni di Edward Snowden, il Gola Profonda del Nsa, il piano sarebbe stato la creazione di uno Stato islamico nei pressi di Israele, capace di attirare tutti i jihadisti per poi rivolgersi contro gli Stati islamici vicini, in primis la Siria di Assad.

Al Baghdadi e i suoi sarebbero stati arruolati durante la prigionia a Guantanamo da Cia e Mossad, per svolgere questa funzione.

Per cui se l’Isis non lavora direttamente per gli Usa e Israele, rimane comunque un loro prodotto che – al limite – potrebbe essere “sfuggito di mano”, come suggerito da Hillary Clinton.

Seconda questione: la decapitazione del giornalista Foley. Secondo esperti forensi sentiti dal Times, il video della decapitazione è stato montato con pause e trucchi.

Sembra che l’omicidio sia avvenuto a telecamere spente, e che l’assassino sia stato un altro e non quello che appare come il “boia”. Inoltre gli esperti sollevano dubbi sulla decapitazione, per la mancanza di sangue e per gli strani suoni emessi dalla vittima.

Per cui non si può mettere la mano sul fuoco sull’autenticità del filmato.  (Qui l’articolo del Telegraph)

Terza questione: l’utilità strategica dell’Isis.

Oltre agli scopi per cui l’Isis fu creato, i nuovi tagliagole jihadisti tornano molto utili in questo periodo per stornare l’attenzione pubblica dal vero Stato terrorista, cioè Israele con i suoi 2.200 morti (solo negli ultimi due mesi) in Palestina.
Più si parla del malvagio Stato islamico, meno si parla del ben più malvagio Stato ebraico. La crudeltà di Israele nei confronti dei palestinesi da quasi 70 anni a questa parte è stata tale che, dopo l’appello di numerosi intellettuali, artisti e premi Nobel per un embargo militare allo Stato ebraico, anche alcune centinaia di sopravvissuti (e loro discendenti) all’Olocausto non hanno esitato a condannare il genocidio compiuto dagli israeliani.
E non credo li si possa accusare di “antisemitismo”.

Quarta e ultima questione: il vero terrorismo. Consiglio a chi legge due testi che definirei illuminanti per capire chi c’è dietro il vero terrorismo internazionale: il primo è “Confessioni di un sicario dell’economia” di John Perkins, il secondo è Perché ci odiano” di Paolo Barnard. Ho avuto la fortuna di intervistare entrambi, e nei loro libri ci sono tutti gli elementi (e i documenti) per capire come Usa, Gran Bretagna e Israele abbiano fomentato e attuato i peggiori atti di terrorismo a danni della popolazione civile dell’ultimo secolo, semplicemente per mantenere determinati Stati (e le rispettive risorse) sotto controllo.

E per far questo, non hanno esitato ad assoldare, armare ed addestrare i più efferati assassini in circolazione, gente in grado di fare a pezzi uomini, donne e bambini solo perché sostenevano una parte politica che voleva maggiore indipendenza dalle multinazionali e dagli Stati occidentali.

Di fronte a tutto ciò, la conclamata “superiorità” dell’Occidente e la sua crociata contro il terrorismo, risultano dei ridicoli giochi di prestigio per imbambolare un’opinione pubblica già fin troppo addormentata davanti alla Tv.
E per fargli dimenticare che, dietro alla coltre di fumo, c’è sempre il solito, vecchio capitalismo di stampo coloniale, che usa Stati Uniti, Unione Europea e Israele per continuare a predare le risorse del pianeta e mantenere un ferreo controllo sulla popolazione.
Incolpando, poi, di ogni male qualche fantoccio da loro stessi creato, tanto per deviare l’attenzione. Qualcuno, appunto, come i jihadisti dell’Isis.

ManipolazioneMan mano che le elezioni si avvicinano, gli specialisti del terrore mediatico affilano le loro armi con le solite argomentazioni. All’uscita dall’Euro seguirebbero le cavallette e poi il meteorite; la vittoria di Grillo sarebbe la fine della democrazia; Renzi è bello, bravo e dice sempre la verità; questa Ue è il migliore dei mondi possibili, ecc. ecc.

Al  catastrofista medio, quello che vede dopo l’uscita dall’Euro disperazione, disoccupazione e suicidi, forse varrebbe la pena ricordare che parla esattamente dello scenario che stiamo vivendo.

Proprio non si vede perché l’uscita dall’Euro dovrebbe rovinarci, dal momento che il pareggio di bilancio, il Fiscal Compact e la moneta unica ci condannano già (e per i prossimi 20 anni) alla distruzione di ogni barlume di stato sociale e quindi ad un ulteriore incremento di sofferenze, povertà e suicidi. “Ma il problema è che c’è poca Europa. Ce ne vorrebbe di più” ti risponde l’economista prezzolato di turno, il politico servo o il pennivendolo che campa leccando ricchi deretani.

A questi signori, andrebbe risposto che se i capi di Stato e di governo volevano traghettarci verso gli Stati Uniti d’Europa (come stanno facendo) dovevano farlo per via democratica, e non per via surrettizia con una moneta unica e poi una crisi creata ad arte.

Del resto bisogna capirli: ogni volta che hanno provato a far passare per via popolare qualcosa come una Costituzione Europea sono stati bastonati dagli elettori, che evidentemente hanno sentito puzza di imbroglio. Per cui hanno dovuto ricorrere alla forma dei Trattati e poi procedere a operare cambiamenti sulla struttura dell’Europa come dei ladri, approfittando della crisi e della confusione generale.

Ed eccoci qui, al voto per le Europee con un Euro e una Ue che non funzionano, che distruggono lo stato sociale e gli strati più deboli della popolazione (specialmente nei Paesi periferici come il nostro), e con tanti petulanti ed assoldati sapientoni che ci spiegano che per uscirne ci vuole ancora meno sovranità e ancora più Europa. Un no grazie, a questo punto, sarebbe molto gradito.

Poi ci sono i partiti dei lacché (in Italia per questo ci sono gli specialisti del Partito democratico) che sono pronti a raccogliere i voti degli elettori per farne gentile omaggio alla Merkel, ai grandi capitalisti, alla Bce, ai soliti poteri forti oligarchici. Però hanno faccini belli e giovani, quindi qualche gonzo che li vota si troverà di certo.

Infine c’è Grillo. Unico partito in grado di battere il Pd alle elezioni, c’è da sperare che il M5S vinca per due ordini di ragioni:

1)      Una vittoria di Grillo significa una pesante sconfitta per Renzi e per il suo unico elettore Napolitano, che ne uscirebbero delegittimati. In caso contrario, il Fonzie nostrano potrà menarla per secoli dicendo che “italiani volunt”;

2)      Dato il livello stantio di democrazia in questa Ue, è necessario mandare in Europa quanti più euroscettici possibile. Occorre una forte critica ai meccanismi europei all’interno delle istituzioni, e in questo i grillini possono fare bene come hanno fatto bene nel Parlamento italiano. Ovviamente, per avere più peso nelle dinamiche europee, i grillini dovranno anche vincere le elezioni nazionali, in modo da esprimere una rappresentanza, ad esempio, nel Consiglio dei ministri dell’Ue.

Al terrorismo mediatico pro Euro, va risposto con le critiche alla moneta unica di ben sei premi Nobel per l’Economia, con quelle di economisti italiani come Alberto Bagnai, Nino Galloni e Claudio Borghi, di giornalisti economici come Paolo Barnard con la scuola economica Memmt, e di tanti altri che hanno cercato di capire a fondo il problema con sguardo critico e di elaborare possibili soluzioni per il nostro Paese.

Una cosa è certa: uscire dalla moneta unica nei primi tempi potrebbe non essere una passeggiata, ma con le giuste politiche (italiane ed internazionali) in qualche anno se ne può venire fuori. Stando così le cose, invece, siamo condannati ad un suicidio progressivo per i prossimi vent’anni, che va sotto il nome di Euro – Fiscal Compact – Pareggio di bilancio.

Scegliere da che parte stare non dovrebbe essere difficile.

 

 

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