Tag Archive: Repubblica


napoli-sfiducia-renzi(Articolo pubblicato il 10/4/2016 sul sito web “Oltre le Barricate“)

Sugli scandali che stanno colpendo il governo in questi giorni è stato già scritto tutto in questo post, per cui non occorre aggiungere altro. Ora va però spostata l’attenzione su alcuni degli ultimi sondaggi che riguardano da vicino Renzi e i suoi.

Secondo una rilevazione pubblicata il 10 aprile su Repubblica, il 45% degli italiani chiede le dimissioni dell’intero governo. In un’altra realizzata per la trasmissione Ballarò e pubblicata il 6 aprile, il 54% vuole le dimissioni del ministro Boschi.
Per un sondaggio trasmesso da Agorà l’8 aprile, invece, Renzi risulterebbe “amico delle lobby” secondo il 44% degli intervistati (contro il 32% che non sarebbe d’accordo).
E non si può dire che Repubblica e Rai 3 siano fonti vicine a Grillo.

Ora, la cosa raccapricciante è che un governo inquinato dagli scandali al punto tale che il suo premier invoca una nuova legge per bloccare la pubblicazione delle intercettazioni (in perfetto stile berlusconiano), ha fatto approvare in via definitiva la riforma della Costituzione. La votazione definitiva si è tenuta alla Camera il 12 aprile, ed occorrerà aspettare il mese di ottobre per poterne bloccare l’effetto via referendum.

Ricordiamo che il ministro delle Riforme è proprio quella Maria Elena Boschi che più di mezza Italia vuole dimissionata. E che quasi metà del Paese vuole che l’intero governo vada a casa.

L’assurdità è tale che il presidente Mattarella avrebbe dovuto intervenire con decisione e bloccare tutto, sciogliendo le Camere e indicendo nuove elezioni. Ancora una volta (come quando, da giudice della Corte Costituzionale, permise alle Camere di continuare a legiferare nonostante la pronuncia di incostituzionalità sul Porcellum), il suo silenzio è stato complice della “dittatura morbida” renziana.

Un Parlamento già delegittimato alla radice (perché eletto con una legge poi dichiarata incostituzionale) e un governo delegittimato in primis dal non essere vera espressione della volontà popolare, e poi da tutti gli scandali che lo hanno colpito da Banca Etruria in poi, non potrebbero nemmeno occuparsi di ordinaria amministrazione. Figurarsi cambiare la Carta fondamentale.

JP-Morgan-RenziAppare quindi evidente che sia in atto un  vero e proprio colpo di Stato mascherato, per portare avanti il progetto di grandi poteri economici e finanziari come la JpMorgan, che chiedeva agli Stati del sud Europa di “liberarsi dalle Costituzioni antifasciste“. Tra l’altro Renzi ha incontrato in passato più volte Tony Blair nella sua nuova veste di superconsulente della banca d’affari, prima e dopo l’elezione a premier, quindi molte cose tornano: la sua rapida ascesa e la sua  gran voglia di mettere mani alla Carta.

E sentite quali sono gli ostacoli, secondo JpMorgan (denunciata dal governo americano per aver scatenato la crisi dei subprime, da cui deriva la crisi attuale in Europa) alla serena applicazione delle tanto amate politiche di austerità nei Paesi del sud: “Le costituzioni mostrano una forte influenza delle idee socialiste, e in ciò riflettono la grande forza politica raggiunta dai partiti di sinistra dopo la sconfitta del fascismo. (…)
I sistemi politici e costituzionali del sud presentano le seguenti caratteristiche: esecutivi deboli nei confronti dei parlamenti; governi centrali deboli nei confronti delle regioni; tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori; tecniche di costruzione del consenso fondate sul clientelismo; e la licenza di protestare se sono proposte modifiche sgradite dello status quo.”

Tutti elementi considerati in modo negativo. Viene in mente niente rispetto alle politiche dell’esecutivo?

E tanto per rafforzare i dubbi, questo governo ha già dimostrato in più occasioni di rispondere solo agli interessi dei poteri forti, banchieri e petrolieri in primis, e non certo a quelli della cittadinanza.
Sarebbe gradito quindi se ora gli italiani si facessero sentire votando Si al referendum sulle trivelle del 17 aprile (in attesa di quello di ottobre sulle riforme costituzionali) e chiedendo a gran voce di mettere la parola fine a questa squallida parentesi di governo.


L’amichevole accoglienza dei veronesi a Renzi l’11 aprile al Vinitaly

(Articolo aggiornato al 12 aprile 2016)

Annunci

57677-o-renzi-marionetta1392658682Ok, facciamo finta che gli italiani siano semplicemente stati “abbagliati” e “ingannati”, nelle scorse elezioni, dalla aria di nuovo del Neo Mastrota che ci ritroviamo al governo.

Volevano il cambiamento, sono stati spaventati dalla quasi totalità della stampa che ha presentato (all’indomani delle politiche del 2013) Grillo come il terribile pericolo per la democrazia, e sono corsi a dare il 41% delle preferenze all’ennesimo inciucione dalla faccia pulita, e alla sua squadra di gggiovani fuori e democristiani dentro.

Bravi, ci avete creduto e siete stati fregati un’altra volta. Ora anche basta però.

Dopo pochi mesi di governo Renzi, avrebbe dovuto essere chiaro a tutti che si ha a che fare con un incompetente al servizio dei poteri ultraforti, pronto a vendere pure i parenti per avere più potere.

Invece a distanza di mesi, il bimbominkia fiorentino ancora resiste nei sondaggi con un 40% di consensi a favore.  Qui i casi sono due: o i sondaggi sono truccati, o il popolino italiota è stato di nuovo ipnotizzato dall’ennesimo venditore di pentole.

Ma dato che difficilmente giornali e tiggì dicono le cose come stanno, facciamo un piccolo elenco, che permetta di capire anche al più candido dei Candidi chi è Renzi, da dove viene e dove sta andando.

Sperando di non contribuire, in questo modo, a fargli prendere il 60% alla prossima occasione. Gli italiani sono capaci di ogni prodezza quando si tratta di scegliere il peggio.

 

Una nobile stirpe

Il padre, Tiziano Renzi, da alcuni illustri concittadini citato come figura preminente della massoneria toscana, risulta indagato per bancarotta fraudolenta dopo il fallimento della società di distribuzione di cui era amministratore, la Chil Post.
Tutti i contratti della società erano precari, a parte ovviamente quello del figlio Matteo, che in questo modo riceveva i contributi per la pensione dalla collettività.

Inoltre delle dieci società fondate, possedute o amministrate da Renzi senior nella sua “carriera”, tre hanno subito condanne dai vari tribunali, per un totale di sette condanne.

Sembra quindi che onestà e affidabilità siano nel Dna di famiglia.

 

Renzi l’ammerigano

Renzi è di centro sinistra solo sulla carta. In realtà la sua vera passione resta il centro destra, italiano quanto americano. A parte gli arcinoti inciuci con Silvio Berlusconi riassunti nel patto del Nazareno (su cui il direttore del Corriere della sera Ferruccio De Bortoli ha sentito “odore di Massoneria”), e in aggiunta all’aiuto dato da Forza Italia e dall’amico Verdini quando si è trattato di correre per l’elezione a sindaco di Firenze (FI gli candidò contro l’ex portiere Giovanni Galli, abbandonandolo al momento del ballottaggio), Renzi coltiva ottimi rapporti con l’ultradestra Usa.

Personaggi come Michael Ledeen, una delle menti dietro molte operazioni sporche  targate Cia nel mondo e interventi militari Usa, che è considerato “il governo ombra” di Renzi“, mentre la Mogherini ha incontrato in almeno due occasioni il braccio destro di John McCain e uomo della Cia Kurt Volker, prima di fare carriera ed arrivare a diventare miracolosamente lady Pesc, la responsabile Ue per la politica estera.

E’ evidente la vicinanza di Renzi con i poteri forti americani: il suo pronto assenso alla guerra in Iraq e la sua solerzia nel mantenere i rapporti col Cfr (Council on Foreign Relations, uno dei più potenti think tank al mondo dall’orientamento ultraliberista) dimostrano quanto Renzi tenga all’amicizia degli Usa, anche in caso di decisioni più che discutibili.

 

Israele mon amour

Un altro grande amore di Renzi è lo Stato di Israele.

Su Israele Renzi ha sempre fatto capire in modo molto chiaro la sua posizione, come quando si è speso per “la liberazione dell’ostaggio israeliano rapito” nel pieno dei bombardamenti sulla striscia di Gaza, quando i morti tra i palestinesi erano già più di 1.600 (con quasi 9.000 feriti, in maggioranza civili) a fronte di una manciata di decessi tra i soldati sionisti, logica conseguenza dell’invasione della striscia da parte dell’esercito ebraico.

Inoltre al momento delle primarie nel centro sinistra, gli ebrei pro Israele (va sempre ricordato che ci sono anche molti ebrei contro il sionismo e contro Israele) hanno decisamente fatto campagna a favore di Renzi e contro Bersani, considerato troppo “equidistante” sulla questione palestinese.

Per finire, Marco Carrai, uno degli uomini più vicini a Renzi, è da anni considerato “uomo del governo israeliano”, oltre che assiduo frequentatore di Michael Ledeen, già citato a proposito dei rapporti tra Renzi e l’ultradestra Usa.

 

Il rottamatore della sinistra e della Costituzione

Renzi è evidentemente stato scelto dai poteri forti dell’economia occidentale per rottamare la sinistra in Italia, assimilandone l’ideologia a quella della peggiore destra: libero mercato, deregulation, privatizzazioni, eliminazione delle tutele dei lavoratori, flessibilità estrema.

Vediamo questa agenda in corso attualmente con l’eliminazione dell’art. 18, salutata dagli applausi dei vari Marchionne e Poletti.

Anche la modifica della Costituzione si inserisce nel quadro di uno smantellamento dell’equilibrio dei poteri, a favore di un premier e di un presidente della Repubblica più forti. Queste modifiche della Carta vanno di pari passo con i dettami della banca d’affari Jp Morgan, che qualche mese fa in un comunicato esortava i governi occidentali a “sbarazzarsi delle costituzioni antifasciste” e dei loro eccessivi riguardi verso i lavoratori. La stessa Jp Morgan, tramite Tony Blair (ora agente della banca), ha incontrato più volte Renzi per assicurarsi la sua fedeltà a questo programma.

Sul fronte bancario, va poi ricordato il legame di Renzi con Davide Serra, uno dei suoi principali finanziatori, ex collaboratore delle superbanche Ubs e Morgan Stanley e frequentatore tra i più assidui della Leopolda. Uno che ha affermato candidamente, all’ultima kermesse fiorentina, che lo sciopero “non è un diritto”.
Tanto per capire le intenzioni del “nuovo che avanza”.

 

Figlio di Troika

Tanto per non deludere le aspettative dei macellai del Fondo Monetario Internazionale, funesta istituzione guidata dagli Usa e incaricata di prescrivere a tutti gli Stati del mondo le ricette che vanno bene agli Usa (e cioè privatizzazioni, liberalizzazioni fulminee, tagli alla spesa pubblica, deregulation), Renzi ha piazzato alla guida dell’Economia e della Spending review due uomini provenienti proprio dal Fmi, e cioè Pier Carlo Padoan e Carlo Cottarelli.

Padoan, che è stato anche consulente della Bce, era il responsabile del Fmi per l’Argentina nel 2001 quando ci fu il crac, causato anche (e soprattutto) dalle politiche imposte dal Fondo; Cottarelli (che però si è dimesso a ottobre) è uomo del Fmi dal 1988.

Pensare che, con personaggi così al governo, Renzi non adotti le peggiori politiche neoliberiste e filo-Troika è pura ingenuità.

 

Renzi e il Vaticano

Ovviamente il Vaticano non poteva mancare nella collezione di poteri forti del nuovo premier.

Sempre l’amico Carrai (definito da molti “il Gianni Letta di Renzi”) è incaricato di coltivare i rapporti del premier con Comunione e Liberazione e con l’Opus Dei, cui è molto vicino. La moglie di Renzi, Agnese, è la sorella di un sacerdote.

Gli ottimi rapporti del premier con Oltretevere sono stati sanciti da alcuni provvedimenti compiacenti approvati di recente, come l’8 per mille destinato allo Stato, che andrà a finanziare anche gli edifici di culto.

 

La Repubblica di De Benedetti

Per finire la carrellata sui poteri forti dietro Renzi, è inevitabile citare il proprietario dei fogli di partito del Pd, Carlo De Benedetti.

Tutti si ricordano della telefonata del patron di Repubblica a Barca per fargli prendere parte al nuovo governo; Renzi nei pochi mesi di governo è riuscito a far arrivare a Sorgenia di De Benedetti un regalo da 150 milioni all’anno.

Non vale neanche la pena di soffermarsi sulla vergognosa parzialità dell’informazione di Repubblica e dintorni (ma che fa pendant con quella di Corriere, Ansa, Stampa ecc.) quando si tratta di riportare notizie che riguardino il premier, rispetto ai toni usati nei confronti del Movimento 5 Stelle, principale forza di opposizione.

 

CoeRenzi, l’amico dei più deboli

Quando Renzi promette qualcosa, c’è da fidarsi. Sono universalmente celebri le frasi del premier, smentite poco dopo da atti concreti, come nei casi delle larghe intese e sul prendere il posto di Letta. La totale inaffidabilità nel mantenere la parola data ha valso al premier il titolo di CoeRenzi.

Vanno aggiunte anche una serie di affermazioni che dimostrano chiaramente come Renzi si sia subito attestato su posizioni completamente antitetiche a quelle considerate “di sinistra”, come sull’acqua pubblica, sui diritti dei lavoratori e sull’età pensionabile.

 

In definitiva

Come abbia fatto un personaggio così prono alla causa dei poteri forti e disinteressato alle condizioni della popolazione a ricevere il 41% delle preferenze alle ultime elezioni e in tempo di crisi, resta un mistero spiegabile solo con il completo asservimento dei media alla causa del bimbominkia, e a un’opinione pubblica che banalmente “c’è cascata”.

Sarebbe bene che ora gli italiani capissero una volta per tutte chi hanno di fronte, e togliessero il loro sostegno a questo vergognoso governo.

Capitalismo

(Articolo pubblicato su Informare per resistere, il 2 maggio 2014)

Bisogna provare tanta umana comprensione per coloro che, in buona fede, ancora credono che il Pd faccia gli interessi dei lavoratori e delle persone comuni.

È giustificabile (non moralmente, ma almeno razionalmente) chi trae vantaggi economici o politici dall’appoggio a Renzi e ai suoi, mentre non lo è più (se non, in minima parte, a causa della massiccia disinformazione di Repubblica e dintorni) chi li vota senza un evidente tornaconto personale.

In questo frangente votare Pd è quanto di più disastroso si possa fare per l’Italia, e anche per l’Europa. Cerchiamo di capire perché.

Per cominciare, il Pd (nelle sue forme precedenti) è il principale artefice del nostro ingresso nell’Euro e della nostra sottomissione alle regole/capestro di Bruxelles. Ce lo ricordiamo tutti Prodi gioire per l’ingresso in Europa, manco avesse vinto alla lotteria.

Quello stesso Prodi che ha svenduto buona parte del patrimonio pubblico italiano a enti stranieri,  ha contribuito poi a svendere la nazione Italia alla Germania, ai tecnocrati di Bruxelles, alle grandi banche, agli Stati Uniti sotto forma del Fondo Monetario Internazionale.

In questo non ha fatto nulla di particolarmente nuovo: già col divorzio Tesoro – Banca d’Italia del 1981, Ciampi e Andreatta avevano consegnato l’economia italiana al dominio dei mercati e posto le premesse per la deindustrializzazione italiana, in accordo con Germania, Francia ed Inghilterra.
C’è una regola non scritta, nel nostro ordinamento, per cui chi svende il popolo italiano alle potenze estere vince come premio il Quirinale o la Presidenza del Consiglio.

Giudicate un po’ voi se il pestilenziale duo Renzi – Napolitano non sta seguendo la stessa trafila.

Si parlava nel titolo di darwinismo sociale. Qual è la ratio delle regole di Maastricht, e della moneta Euro, se non ergere il darwinismo sociale a regola dominante dell’Ue? In questo, l’Unione si conforma al dettato dei grandi capitalisti (specialmente di quelli finanziari), per cui l’unica regola valida è quella del grande che mangia – pardon, assorbe – il debole.

Il mercato unico favorisce il darwinismo sociale, permettendo alle grandi imprese multinazionali di fare a pezzi la concorrenza delle piccole realtà produttive, specie di quelle a chilometro zero.

I parametri di Maastricht favoriscono il darwinismo sociale, costringendo i Paesi più lontani nel raggiungere i limiti del 3% nel deficit/Pil annuo e del 60% nel rapporto debito pubblico/Pil a riforme lacrime e sangue che fanno a pezzi lo stato sociale. Quindi la scuola, la sanità, le pensioni, gli assegni di disoccupazione. Per seguire dei parametri che, peraltro, sono considerati ingiustificati da numerosi e autorevoli economisti.

L’ideologia neoliberista alla base del mercato unico europeo, quindi la libertà del mercato da regole e restrizioni, favorisce il darwinismo sociale, pretendendo di smantellare lo stato sociale e ogni intervento pubblico in economia, così come ogni forma di protezionismo economico.

La moneta Euro favorisce il darwinismo sociale, perché impedisce ai Paesi più deboli di svalutare la moneta, consegnandoli così ai diktat dei mercati (che speculano in modo mortale sui tassi di interesse) e dei prestatori di denaro, di solito i Paesi più ricchi dell’Ue (Germania in testa), con la Bce e il Fondo Monetario Internazionale. Un ottimo modo per privare quegli stessi Paesi di sovranità politica, dopo averli privati della sovranità monetaria.

L’intera tecnocrazia europea favorisce il darwinismo sociale, perché mette le decisioni vitali per i Paesi e i popoli nelle mani di poche “elite” (poco illuminate, ma molto danarose), rendendo sempre più raro e obsoleto il ricorso al giudizio popolare. Arrivando agli estremi di eleggere, anche in caso di esiti sfavorevoli all’elite, comunque personaggi graditi all’elite stessa, come è accaduto con le elezioni di Letta e Renzi in Italia, ennesima espressione dei poteri forti e non della genuina volontà popolare.

Le politiche di austerità favoriscono il darwinismo sociale, perché nella prospettiva di un fantomatico “risanamento”, inducono la popolazione alla disperazione e a una pioggia di suicidi, a causa dei tagli alla spesa pubblica e agli ammortizzatori sociali. Questo sebbene, in caso di crisi, ogni economista onesto sappia che è necessario rilanciare la spesa pubblica per rilanciare l’economia e l’occupazione. Le lezioni degli anni ’30 dovrebbero venirci in soccorso, ma a quanto pare alle elite il keynesismo proprio non piace. È meglio decimare le popolazioni con ricette economiche prive di senso.

Per finire, il turbo capitalismo finanziario e iperliberista è l’essenza del darwinismo: un pugno di persone (si parla di 85) che detengono più della metà della ricchezza mondiale e pretendono di decidere come i restanti 7 miliardi di persone debbano vivere (o morire). Questo, sia detto nel modo più chiaro possibile, sulla base del possesso di una moneta che è pura illusione: moneta virtuale (cioè impulsi elettronici creati sui computer delle banche) oppure moneta cartacea (creata allo stesso modo dal nulla nelle banche centrali, e che ha lo stesso valore reale dei tovaglioli del discount).

In tutto questo cosa c’entra il Pd? Il Pd ha semplicemente avallato tutto questo gioco, in modo più strenuo e convinto persino di Berlusconi (che tra i suoi difetti ne ha uno che in questo caso torna utile: ama comandare e non ama prendere troppi ordini da potenze straniere).

La retorica europeista, i “morire per Maastricht”, i “ce lo chiede l’Europa” sono da sempre cavalli di battaglia del Pd, che in nome di una falsa internazionalizzazione sta mandando al macero la nazione Italia, con l’aiuto dei servi fedeli di Repubblica e dintorni.

Se si vuole veramente cambiare rotta, bisogna che al Pd sia sottratto ogni potere e quindi ogni voto utile, specie in vista delle prossime europee. Solo quando al governo ci sarà una forza politica veramente dalla parte del popolo italiano e disposta a contrastare la barbarie incombente, sarà possibile tornare a parlare di diritti, di giustizia, di bene comune.

 

 

 

Fonti (e libri consigliati):

 

–          Alberto Bagnai, “Il tramonto dell’Euro”

–          Paolo Barnard, “Il più grande crimine”

–          Nino Galloni, “Chi ha tradito l’economia italiana?”

–          Paul Krugman, “Fuori da questa crisi, adesso”

–          Nouriel Roubini, “La crisi non è finita”