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(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 4 maggio 2017)

Tra qualche giorno i francesi dovranno scegliere il loro presidente, e sebbene Macron sia dato da tutti per vincente, bisogna insistere nel ricordare quanto una sua vittoria sarebbe disastrosa non solo per la Francia, ma anche per l’Italia e l’Europa tutta.
I motivi sono nel programma del candidato “centrista” e nella sua stretta connessione con i peggiori poteri finanziari, oligarchici e mondialisti. Vale la pena rinfrescarci la memoria:

  • Macron è un banchiere, cresciuto nella scuderia dei Rothschild (quelli che Giulietto Chiesa chiama “i padroni universali”) ed è stato il ministro dell’Economia sotto Hollande. Dunque è un becero prodotto della finanza mondialista e non certo il “nuovo che avanza” come viene venduto dai media compiacenti;
  • Macron è il pupillo di Jacques Attali, uno dei tecnocrati dietro il progetto europeo, che lo ha introdotto ai meeting del Bilderberg nel 2014, poco prima della sua (casuale) nomina a ministro dell’Economia. Attali è tristemente noto per la frase: “Cosa credeva la plebaglia europea, che l’Euro fosse stato fatto per la loro felicità”?
  • Da ministro, Macron è stato l’autore della famigerata Loi Travail, l’equivalente francese del Jobs Act renziano. E’ quindi perfettamente in linea con l’idea di “riforme” all’insegna di austerità e flessibilità del lavoro tipiche della Troika e del neoliberismo;
  • Macron è un fervente europeista, che chiede più Europa e non toccherebbe l’Euro nemmeno sotto tortura. Ogni sua promessa di riformare l’Ue per i popoli è credibile quanto quelle di Renzi;
  • In linea con i dettami di Soros, Macron non ha il minimo senso della nazione o del popolo francese; nello “spazio francese” può entrare chiunque e le tradizioni e culture locali non hanno alcun peso. Così via all’immigrazione selvaggia, alla globalizzazione senza regole, alla distruzione delle identità nazionali, all’islamizzazione progressiva dell’Europa: tutto ciò che andrebbe combattuto e regolato verrebbe invece rafforzato all’ennesima potenza;
  • Macron si è espresso più volte contro Putin e per l’intervento francese in Siria, per la felicità della Nato e dei guerrafondai del financial-military-industrial complex;
  • Macron è – come Hillary Clinton – appoggiato da tutti i principali partiti francesi, dai “mercati” (leggasi speculatori finanziari), da Obama, da Juncker, dalla Merkel, dai media “politicamente corretti”: in poche parole, dall’establishment.

Per questi motivi Macron rappresenta tutto ciò contro cui i sovranisti, populisti, anticapitalisti, antiliberisti e antimperialisti dovrebbero scagliarsi. Invece questo clamoroso pupazzo delle oligarchie è dato per vincente. Perché?
Perché dall’altra parte c’è Marine Le Pen. La “fascista”, “razzista”, “populista” Le Pen.
E tanto basta a molti moderati e “populisti di sinistra” (che magari condividono l’80% del suo programma, come testimonia l’exploit di Mèlenchon) per votare Macron o – al limite – astenersi.

Se si guarda al programma della Le Pen si noterà infatti come molte misure sono volte proprio a contrastare la desovranizzazione degli Stati nazionali messi in opera dal capitale finanziario da anni.
La Le Pen vuole un referendum sull’uscita dalla Ue; il ritorno al franco mantenendo una moneta per gli scambi internazionali tipo l’Ecu; dare priorità ai francesi sulle prestazioni sociali, instaurare un tetto massimo per gli immigrati ed espellere gli stranieri vicini alle organizzazioni radicali (e Dio sa quanto la Francia ne avrebbe bisogno); è per il dialogo con Putin e l’uscita dalla Nato; è per il rifiuto dei trattati neoliberisti quali Ttip e Ceta, per l’abolizione della Loi Travail e per l’adozione di misure protezioniste in economia; è – in definitiva – per il recupero delle sovranità nazionali e per la lotta ai desiderata dei grandi gruppi finanziari e industriali mondialisti. Esattamente ciò di cui si ha bisogno in questo momento, e su cui anche la sinistra “populista” potrebbe essere d’accordo se si esclude il divisivo tema dell’immigrazione di massa (come se pure questo non fosse un fenomeno sospinto dai globalisti come Soros, e in questi giorni particolarmente caldo per l’emergere di crescenti sospetti e prove della collusione tra scafisti libici e Ong “umanitarie”).

Insomma, le chiacchiere stanno a zero: chi vuole contrastare lo strapotere finanziario neoliberista, in Francia deve votare (o tifare) Le Pen. Non farlo significa consegnare l’Europa al dominio dei banchieri, della Troika, delle oligarchie psicopatiche e guerrafondaie, e dell’austerità perenne.

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Hellone(Articolo pubblicato sul sito Oltre le Barricate il 3 luglio 2016)

Sono anni che ci raccontiamo di quanto la Ue e la Troika siano ingiuste, con le loro politiche di austerità, il predominio tedesco, i trattati fuori di testa, la natura elitaria dei principali organi Ue, il rifiuto dei basilari principi democratici.Poi, non appena uno dei suoi membri decide di uscire, apriti cielo! Tutti si scoprono profondamente europeisti e attaccano i cattivi, ignoranti e sconsiderati britannici che hanno votato Leave.

La Brexit ha ulteriormente scoperchiato la vena profondamente anti-democratica della Ue e dei tanti politici, giornalisti e commentatori che la sostengono.
Volendo fare una piccola antologia, si va dagli ottimi Monti e Napolitano che parlano di “abuso di democrazia” e di “azzardo sconsiderato“, a Saviano che ricorda come il popolo nel ’38 “acclamava Hitler e Mussolini“, al solito sciagurato vice-direttore del Fatto (utile al miglioramento della società quanto la peste bubbonica nel Medioevo e non a caso montiano) che parla di “uso irresponsabile del voto“, fino ad arrivare ai piddini come il sindaco di Bergamo Gori che vorrebbero limitare il diritto di voto per determinate categorie di persone.

Tutti aspiranti feudatari, in cerca di tanti servi della gleba da poter trattare come bestie senza diritti. E’ inutile dire che le stesse persone, se avesse vinto il Remain, avrebbero parlato di grande vittoria della democrazia, di popolo evoluto e responsabile, di Leave espressione di minoranze insignificanti eccetera.

Per non parlare delle ipotesi catastrofiste ventilate per la Gb in caso di Brexit, tant’è che la borsa di Londra, dopo qualche fisiologica scossa, è tornata in pochi giorni al livello pre-referendum. Oppure della ridicola petizione per ripetere il voto, strombazzata su tutti i giornaloni e per la quale poteva votare chiunque, più volte, semplicemente dichiarandosi residente in Uk.

Insomma, giorni di follia pura, che hanno dimostrato la tendenza delle “elite” e dei loro servitori a ignorare e voler ribaltare qualsiasi voto popolare che non sia di loro gradimento, come testimoniato dall’ex presidente di Goldman Sachs International, che ha parlato di “necessità di annullare il voto, in ogni modo“.
Veramente magnifica questa democrazia in salsa europeista.

Del resto non è la prima volta che si cerca di invalidare un voto popolare su questioni europee. Prima successe con la Costituzione europea, rifiutata da Olanda e Francia nel 2005 tramite referendum e poi riproposta uguale nel Trattato di Lisbona. La stessa cosa si ripeté nel 2008, allorché l’Irlanda fu chiamata a esprimersi sullo stesso Trattato di Lisbona. Unica nazione chiamata al referendum osò dire no, e fu costretta a ripetere il voto pochi mesi dopo, questa volta con esito positivo.
Poi è stata la volta della Grecia, che nel 2015 si è espressa per rifiutare il nuovo accordo con la Troika, ma il governo Tsipras ha deciso, dopo quello che è stato definito un “waterboarding politico” da parte delle istituzioni europee, di tradire la volontà di elettori e partito. La Brexit è quindi solo l’ennesimo caso in cui la volontà popolare cozza con i desiderata delle oligarchie europeiste, e queste si muovono per invalidarne arrogantemente le decisioni. Vedremo cosa cercheranno di architettare in questo caso specifico. In tal senso, non è un buon segnale l’abbandono della corsa per la premiership dei principali leader euroscettici: Boris Johnson e Nigel Farage. Ricorda ciò che successe con Varoufakis in Grecia, e non è escluso che vi siano state pressioni (più o meno legali) come accadde con Tsipras.

BrexitPer quanto riguarda la politica italiana, la Brexit ha fatto nuovamente venire a galla le ambiguità insite nella linea europea del Movimento 5 Stelle. Partito con connotati fortemente antieuropeisti, il M5S si è annacquato al punto da non mettere minimamente in discussione la permanenza nella Ue in caso di ascesa al governo (emblematico il caso del punto 10 sulla Brexit, modificato sul blog di Grillo nel corso di una notte), e da minacciare – in modo neanche troppo deciso – un eventuale referendum sull’Euro in caso di disaccordo con le politiche comunitarie.
Peccato che, come detto in post precedenti, il referendum abrogativo non si possa fare nel nostro caso per i Trattati internazionali, e quello consultivo non è previsto dall’ordinamento. Se i 5 Stelle volessero inserirlo in Costituzione si imbarcherebbero in un procedimento lungo anni e con esiti incerti.
Insomma, stiamo ancora aspettando chiarimenti su come indire un referendum simile in modo “smart” e senza aspettare tempi biblici. Senza citare poi le critiche di chi afferma che in caso di referendum sull’Euro, il Paese subirebbe l’attacco dei poteri finanziari e rischierebbe di ritrovarsi le banche chiuse ben prima di saperne l’esito.

Ma poi perché tutta questa ostilità verso l’Ue? I 5 Stelle non fanno bene a diventare “moderati”?

Per chi scrive (su questi temi, ormai da anni) la “moderazione” con l’Ue è pura follia, e si può meglio descrivere con la parola collaborazionismo. I motivi possono essere elencati così:

  • La Ue è una costruzione oligarchica, neoliberista e antidemocratica, nata sulle basi di un mercato unico per merci, servizi e capitali. L’Unione politica è venuta dopo, non è ancora stata completata e non è mai stata la priorità;
  • La Ue si basa su parametri economici (quelli di Maastricht) ridicoli che vincolano i singoli Stati ad assurde politiche di austerità e contenimento della spesa pubblica, che in tempo di crisi strozzano i governi nazionali, causando privatizzazioni, distruzione dello stato sociale, svendita degli asset nazionali, impoverimento generale. Raggiungere il 60% del debito pubblico/Pil, quando l’Italia è attualmente al 133%, significa un massacro sociale per gli anni a venire;
  • Il Fiscal compact peggiora ulteriormente questo quadro, costringendo gli Stati a nuovi sacrifici nel corso dei prossimi 20 anni, per raggiungere gli obiettivi fissati nei Trattati. Con il pareggio di bilancio inserito in Costituzione si taglia le gambe ad ogni possibilità di spesa statale a deficit, misura necessaria per far ripartire l’economia in tempo di crisi;
  • La Ue soffre di un evidente deficit di democrazia, poiché l’unico organo eletto dai cittadini, il Parlamento, è anche quello meno influente, mentre l’organo che legifera in modo principale, la Commissione, non è eletto dai cittadini, bensì dai capi di Stato e di governo. Lo spazio quindi per l’inserimento di lobby e decisioni di vertice nel processo politico è molto ampio;
  •  La Ue ha più volte, come detto, mostrato di non apprezzare le dinamiche democratiche. Ora vediamo questa tendenza in atto non solo dopo la Brexit, ma anche con l’approvazione dei due trattati internazionali di libero scambio, il TTIP e il CETA, che si cerca di far passare senza la ratifica dei Parlamenti nazionali;
  • Questa Ue è egemonizzata dal suo principale azionista, la Germania, che assieme alla Francia possiede le quote più rilevanti della Bce e ha un peso specifico sulle decisioni Ue decisamente maggiore rispetto agli altri Paesi;
  • La Bce ha come scopo principale la stabilità dei prezzi, che per i trattati viene prima di pace, giustizia sociale e bene comune;
  • La Troika (Ue, Bce e Fmi) ha fatto dell’austerità ad oltranza la sua bandiera, spingendo senza ritegno per le fallimentari politiche neoliberiste di tagli alla spesa pubblica e privatizzazioni, che hanno portato al disastro sociale in atto in Grecia e negli altri Paesi del sud, Italia inclusa;
  • La Ue è una creazione artificiale che necessita, come ammesso da Mario Monti, di crisi per andare avanti, e di nuove cessioni di sovranità, fino alla scomparsa degli Stati nazionali e della democrazia come ora la conosciamo. E contrasta in modo evidente anche con le Costituzioni nazionali, come si può apprezzare in questo video;
  • L’Euro, la moneta unica, è responsabile della svalutazione del lavoro e dei salari nell’Eurozona, e della loro progressiva flessibilità, perché in caso di shock sistemici, quando non si può svalutare la moneta, si svaluta il lavoro, come chiariscono da tempo economisti quali Alberto Bagnai.
    Lo stesso Bagnai è arrivato a dire, in un’intervista per Barricate: “Un sistema di cambi fissi come l’Euro è incompatibile con una democrazia a suffragio universale, perché determina costi sociali incompatibili con l’esercizio del diritto di voto dei cittadini, che dopo un po’ ne avranno le tasche piene”.
  • La Ue è una delle principali artefici di quella che Chomsky ha definito una “lotta di classe anomala”, diretta dall’1% più ricco della popolazione contro il restante 99. Sta a quel 99 unirsi, come sta accadendo in Francia, per evitare di farsi portare via i diritti che gli rimangono.

Se queste motivazioni, pure molto sintetizzate, non fossero sufficienti, consiglio la visione di questo video del sempre ottimo Paolo Barnard, che parla di questi argomenti da anni.
Scopo della Unione Europea è evolversi negli Stati Uniti d’Europa, secondo un progetto accentratore e neoaristocratico accarezzato dalle elite bancarie-industriali-massoniche da anni, e sempre rifiutato dai popoli europei.
Per questi e altri motivi con la Ue non si tratta: si rompe e basta, per ridare ai cittadini e allo Stato nazionale ogni sovranità, prima di tutte quella monetaria.
Si penserà in seguito se sia il caso di rifondarla, su basi molto più ragionevoli e democratiche.

Voto arma(Articolo pubblicato sul sito Oltre le Barricate il 3 giugno 2016)

Queste elezioni amministrative sono una grande occasione. Dopo il referendum sulle trivelle e prima di quello costituzionale, gli italiani hanno l’opportunità di far sentire forte e chiaro cosa pensano del governo e del Pd. E non tramite sondaggi che lasciano il tempo che trovano, ma con lo strumento che più può far loro male: il voto.

Se il Pd subirà una debacle in tutte le città più importanti (e sono tante: Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna…) l’effetto che ne verrà fuori sarà quello di uno schiaffone a Renzi e ai suoi fascistelli col Mac, con una ricaduta immensamente salutare per la democrazia di questo Paese.

Dopo il Jobs Act (passato senza proteste, per l’immane vergogna di tutti coloro che avrebbero dovuto proteggere i diritti dei lavoratori), l’Italicum (che con il suo premio di maggioranza del 54% per la lista vincente apre la strada a una vera dittatura della maggioranza) e con lo spettro della riforma costituzionale made in JpMorgan, anche chi di solito non vota dovrebbe recarsi alle urne, per votare CONTRO questi distruttori di democrazia. Fosse pure per mettere una X sul partito delle casalinghe.

Servono motivazioni? Banca Etruria, Trivellopoli e il “quartierino” che controlla mezzo governo secondo le intercettazioni della Guidi, Napolitano che continua a dettare cosa fare agli italiani per conto dei grandi gruppi di potere, Calenda che difende a spada tratta il TTIP, i verdiniani e cosentiniani a supporto del Pd, lo sterminato numero di indagati, imputati e condannati nelle file “dem”, la presenza dei poteri fortissimi tra gli influencer del governo (come la Commissione Trilaterale, la superbanca JpMorgan, le multinazionali del petrolio), i legami dei genitori di Renzi e Boschi con piduisti bancarottieri come Flavio Carboni, la riprivatizzazione dell’acqua nonostante il referendum del 2011, lo spettro di una svolta autoritaria in Italia gradita alla finanza internazionale (mascherata col termine “governabilità”), il totale asservimento ai dogmi sacri del neoliberismo, dell’Euro e dei trattati Ue, l’immensa arroganza cafona di Renzi e dei suoi sodali, le uscite della Boschi sui “partigiani veri” e quelli finti, e sui votanti No al referendum equiparati a Casapound, l’aver usato una maggioranza dichiarata illegittima dalla Consulta per cambiare la Carta fondamentale, l’occupazione militare della Rai e degli altri media, con relative epurazioni, e si potrebbe andare avanti ancora a lungo.

Sono da considerare motivi sufficienti per votare contro questa gente? O serve che i piddini compiano stragi di primogeniti?

Gli italiani hanno un’ottima occasione per prendere a calci questa feccia in modo assolutamente democratico.
Ne facciano buon uso.

Cia lie

(Articolo pubblicato su Barricate – L’informazione in movimento il 25/3/2015)

Sono tanti gli aspetti controversi della strage del 7 gennaio alla redazione del Charlie Hebdo, ma alcuni punti – a mio parere – non sono stati rimarcati a sufficienza.

Per iniziare c’è l’elemento assolutamente non secondario della presenza dell’economista francese Bernard Maris tra le vittime, un banchiere della Banque de France che poco tempo prima aveva fatto luce sul meccanismo truffaldino della creazione della moneta e sulla necessità di ridurre il debito dei Paesi europei per non fare la fine dei Paesi africani. Ce n’era abbastanza per farlo fuori, seconda la logica di poteri che stanno trascinando un intero continente nella schiavitù con l’arma del debito.

Poi c’è la Siria, che sarebbe il luogo di provenienza dei fratelli Kouachi e il luogo in cui si sarebbe rifugiata la complice sfuggita, Hayat Boumeddiene. I due franco-algerini si sarebbero addestrati in uno degli “stati canaglia” di Washington, sarebbero stati affiliati ad Al Qaeda e il loro “collaboratore”, Amedy Coulibaly, avrebbe fatto parte dell’Isis. Questa insistenza con la Siria è sospetta, almeno se vogliamo prestare attenzione a quanto diceva Edward Snowden, secondo il quale l’Isis fu creata dagli Usa per avere un esercito in grado di spodestare il regime di Assad.

Il fatto che i due fratelli si fossero addestrati in Siria e la loro collaboratrice si sia rifugiata lì, puzza tantissimo di operazione per legittimare nuovi interventi militari nei confronti di Damasco. Tanto più che l’incredibile dimenticanza dei documenti di identità dei sospettati nell’automobile sembra essere la prova di un intervento dei servizi segreti per dirigere le indagini verso obiettivi di comodo, come già accaduto nel caso dell’11 settembre.

Poi va aggiunta la presenza degli israeliani. Il vicedirettore di una tv israeliana, Amchai Stein di IBA Channel 1, era provvidenzialmente presente nel teatro della strage, e Netanyahu ha subito inviato uomini del Mossad ad aiutare l’intelligence parigina. Indubbiamente un’ondata anti-islamica è vista con grande favore dallo Stato ebraico per continuare le sue operazioni di pulizia etnica in Palestina, così come il darsi un’immagine da “protettori dell’Occidente”.

A far crescere i dubbi sulla autenticità di quanto ci è stato raccontato dai media contribuiscono anche: il filmato dello sparo al poliziotto inerme, in cui non c’è la minima traccia di sangue ; gli stragisti che hanno girato a lungo intorno al luogo della sparatoria gridando Allah Akbar, tanto per ribadire al mondo di essere islamici; la mancata protezione ad un obiettivo sensibile sul cui pericolo i servizi francesi erano stati allertati; il fatto che gli stessi accusati fossero sotto il controllo dei servizi da anni e tuttavia siano riusciti a portare a termine indisturbati la loro missione, riuscendo persino a circolare per i due giorni successivi nella capitale senza particolari difficoltà; la svista clamorosa sull’altro ragazzo accusato di essere l’autista dei fratelli Kouachi, e che poi in realtà si trovava tranquillamente a scuola (il che lascia molti dubbi sul fatto che i terroristi fossero effettivamente quelli raccontati dai media) ; il fatto che tutti gli autori della strage siano stati uccisi invece che catturati, impedendo loro di raccontare tutti i retroscena del gesto.

Altro elemento molto inquietante è il “suicidio” di un ufficiale della polizia giudiziaria che stava indagando sul caso, mentre una giornalista francese sopravvissuta al massacro avrebbe testimoniato che uno dei killer aveva gli occhi blu, e quindi non poteva essere uno degli accusati.

Uno dei primi a sollevare dubbi sull’accaduto è stato Aldo Giannuli, ripreso dal blog di Grillo, che ha rilevato fin da subito numerose incongruenze.

Recentissima è poi la rivelazione del settimanale francese “L’Obs”, secondo il quale uno dei fratelli Kouachi sarebbe stato praticamente cieco.

Tutto ciò porta a ipotizzare una montatura per togliere di mezzo un personaggio scomodo all’elite finanziaria (Bernard Maris) e nel contempo rilanciare l’odio e la paura antislamici, per favorire nuove guerre al terrore in Siria e in altri “stati canaglia” e per attenuare le critiche occidentali verso l’operato di Israele in Palestina. Effetti collaterali potrebbero essere le limitazioni dei diritti civili e nuove misure “anti terrorismo”, che torneranno utili alla creazione di uno stato di polizia caro ai poteri forti.

Il tutto per far dimenticare che, da decenni, le peggiori operazioni terroristiche sono state finanziate e dirette da Stati come gli Usa, la Gran Bretagna e Israele, a loro volta al servizio dei grandi capitalisti.

Ma per raggiungere questo livello di comprensione occorre restare lucidi e cercare di informarsi come si deve.

E’ molto più facile, invece, sbandierare che “Io sono Charlie” e magari tuonare contro il pericolo musulmano, come vediamo fare in questi giorni da giganti del pensiero come i Salvini e i Le Pen.

 


FF2It is possible to find many articles on the Web about the shadows around the massacre at the Charlie Hebdo’s editorial office in Paris, but some elements have not been highlighted enough, in my opinion.

In the beginning there is the – absolutely not secondary – presence of Bernard Maris among the victims, a banker of the Banque de France, who some time ago was denouncing the deception of the creation of money by the banks and the need for European countries to cut the debts, in order to avoid a fate like that of some African countries. It was enough to eliminate him, following the logic of powers who are bringing a continent to slavery with the weapon of debt.

Then there is Siria, the country where the Kouachi brothers were from, and where Amedy Coulibaly’s girlfriend, Hayat Boumeddiene, would have hidden some days after the massacre.

The two french-algerian brothers would have trained themselves in one of the “worst enemy” of Washington, would have been part of Al Qaeda and their “ally”, Coulibaly, would have been part of Isis. This insistence with Siria is suspicious, at least if we want to lend a ear to Edward Snowden, who said that the Isis was created by the USA to have an army to remove the democratically elected president Assad from Siria. All of this seems an operation to justify new military actions in Siria, with the excuse of defending the West from terrorism. Also the incredible inattention of the Id cards of the suspected terrorists left behind in the car, appears to be the proof of the intervention of some intelligence who wanted to blame some scapegoats, as for 9/11.

Then there is Israel. The vice-director of an Israeli television, Amchai Stein of IBA Channel 1, was incredibly present at the moment of the massacre, while Netanyahu quickly sent agents of Mossad to help the French intelligence. It is understood that a wave of anti-islamist hate is very useful for the Israeli president, in order to continue his genocide in Palestine, and to give himself the image of “protector of the West”.

More elements let the doubts grow about the official version of what happened: the video of the shooting of the cop, in which there is no trace of blood; the killers who lingered around the place of the massacre, shouting “Allah u Akbar”, just in case people didn’t understand they were Muslims; the lack of protection of a target considered sensitive, and on which the French intelligence had been alerted; the fact that the same suspects were under the control of the intelligences since years, and anyway were able to reach their goal without problems, even wandering around Paris for the next two days; the incredible error about the identity of the third man, a 18 years old considered the driver of the Kouachi brothers, who instead was peacefully in school (and this casts many doubts whether the terrorists were really the ones reported by the media); the fact that all the murderers had been killed instead of being captured, preventing them from unveiling the reasons and detalis of their gesture.

Another disquieting element is the “suicide” of a French police officer who was investigating on the case, while a French journalist who survived the massacre witnessed that one of the killers had blue eyes, so he could not have been one of the suspects.

One of the first in Italy to cast doubts on what happened was Aldo Giannuli, quickly reported by the blog of Beppe Grillo.

All this leads to hypothesize a false flag to eliminate a man not welcome by the financial elite (Bernard Maris), and in the meantime relaunch anti-muslim hate and fear, to push for new “wars on terror” in Siria and other “rogue States” and to diminish the western criticism towards the actions of Israel in Palestine. Collateral effects could also be the limitations of civil rights and new measures against terrorism, which will be useful for the creation of a repressive state, desired by the strong powers.

All this to let the people forget that, since decades, the worst terroristic operations have been led by countries like USA, UK and Israel, at the service of the big capitalists.

But to reach this level of understanding it is important to stay lucid and try to inform ourselves in the best way.

It’s very much easier, instead, waving that “I am Charlie” and bark against the “Islamic threat”, as we are watching many people do in these days.

57677-o-renzi-marionetta1392658682Ok, facciamo finta che gli italiani siano semplicemente stati “abbagliati” e “ingannati”, nelle scorse elezioni, dalla aria di nuovo del Neo Mastrota che ci ritroviamo al governo.

Volevano il cambiamento, sono stati spaventati dalla quasi totalità della stampa che ha presentato (all’indomani delle politiche del 2013) Grillo come il terribile pericolo per la democrazia, e sono corsi a dare il 41% delle preferenze all’ennesimo inciucione dalla faccia pulita, e alla sua squadra di gggiovani fuori e democristiani dentro.

Bravi, ci avete creduto e siete stati fregati un’altra volta. Ora anche basta però.

Dopo pochi mesi di governo Renzi, avrebbe dovuto essere chiaro a tutti che si ha a che fare con un incompetente al servizio dei poteri ultraforti, pronto a vendere pure i parenti per avere più potere.

Invece a distanza di mesi, il bimbominkia fiorentino ancora resiste nei sondaggi con un 40% di consensi a favore.  Qui i casi sono due: o i sondaggi sono truccati, o il popolino italiota è stato di nuovo ipnotizzato dall’ennesimo venditore di pentole.

Ma dato che difficilmente giornali e tiggì dicono le cose come stanno, facciamo un piccolo elenco, che permetta di capire anche al più candido dei Candidi chi è Renzi, da dove viene e dove sta andando.

Sperando di non contribuire, in questo modo, a fargli prendere il 60% alla prossima occasione. Gli italiani sono capaci di ogni prodezza quando si tratta di scegliere il peggio.

 

Una nobile stirpe

Il padre, Tiziano Renzi, da alcuni illustri concittadini citato come figura preminente della massoneria toscana, risulta indagato per bancarotta fraudolenta dopo il fallimento della società di distribuzione di cui era amministratore, la Chil Post.
Tutti i contratti della società erano precari, a parte ovviamente quello del figlio Matteo, che in questo modo riceveva i contributi per la pensione dalla collettività.

Inoltre delle dieci società fondate, possedute o amministrate da Renzi senior nella sua “carriera”, tre hanno subito condanne dai vari tribunali, per un totale di sette condanne.

Sembra quindi che onestà e affidabilità siano nel Dna di famiglia.

 

Renzi l’ammerigano

Renzi è di centro sinistra solo sulla carta. In realtà la sua vera passione resta il centro destra, italiano quanto americano. A parte gli arcinoti inciuci con Silvio Berlusconi riassunti nel patto del Nazareno (su cui il direttore del Corriere della sera Ferruccio De Bortoli ha sentito “odore di Massoneria”), e in aggiunta all’aiuto dato da Forza Italia e dall’amico Verdini quando si è trattato di correre per l’elezione a sindaco di Firenze (FI gli candidò contro l’ex portiere Giovanni Galli, abbandonandolo al momento del ballottaggio), Renzi coltiva ottimi rapporti con l’ultradestra Usa.

Personaggi come Michael Ledeen, una delle menti dietro molte operazioni sporche  targate Cia nel mondo e interventi militari Usa, che è considerato “il governo ombra” di Renzi“, mentre la Mogherini ha incontrato in almeno due occasioni il braccio destro di John McCain e uomo della Cia Kurt Volker, prima di fare carriera ed arrivare a diventare miracolosamente lady Pesc, la responsabile Ue per la politica estera.

E’ evidente la vicinanza di Renzi con i poteri forti americani: il suo pronto assenso alla guerra in Iraq e la sua solerzia nel mantenere i rapporti col Cfr (Council on Foreign Relations, uno dei più potenti think tank al mondo dall’orientamento ultraliberista) dimostrano quanto Renzi tenga all’amicizia degli Usa, anche in caso di decisioni più che discutibili.

 

Israele mon amour

Un altro grande amore di Renzi è lo Stato di Israele.

Su Israele Renzi ha sempre fatto capire in modo molto chiaro la sua posizione, come quando si è speso per “la liberazione dell’ostaggio israeliano rapito” nel pieno dei bombardamenti sulla striscia di Gaza, quando i morti tra i palestinesi erano già più di 1.600 (con quasi 9.000 feriti, in maggioranza civili) a fronte di una manciata di decessi tra i soldati sionisti, logica conseguenza dell’invasione della striscia da parte dell’esercito ebraico.

Inoltre al momento delle primarie nel centro sinistra, gli ebrei pro Israele (va sempre ricordato che ci sono anche molti ebrei contro il sionismo e contro Israele) hanno decisamente fatto campagna a favore di Renzi e contro Bersani, considerato troppo “equidistante” sulla questione palestinese.

Per finire, Marco Carrai, uno degli uomini più vicini a Renzi, è da anni considerato “uomo del governo israeliano”, oltre che assiduo frequentatore di Michael Ledeen, già citato a proposito dei rapporti tra Renzi e l’ultradestra Usa.

 

Il rottamatore della sinistra e della Costituzione

Renzi è evidentemente stato scelto dai poteri forti dell’economia occidentale per rottamare la sinistra in Italia, assimilandone l’ideologia a quella della peggiore destra: libero mercato, deregulation, privatizzazioni, eliminazione delle tutele dei lavoratori, flessibilità estrema.

Vediamo questa agenda in corso attualmente con l’eliminazione dell’art. 18, salutata dagli applausi dei vari Marchionne e Poletti.

Anche la modifica della Costituzione si inserisce nel quadro di uno smantellamento dell’equilibrio dei poteri, a favore di un premier e di un presidente della Repubblica più forti. Queste modifiche della Carta vanno di pari passo con i dettami della banca d’affari Jp Morgan, che qualche mese fa in un comunicato esortava i governi occidentali a “sbarazzarsi delle costituzioni antifasciste” e dei loro eccessivi riguardi verso i lavoratori. La stessa Jp Morgan, tramite Tony Blair (ora agente della banca), ha incontrato più volte Renzi per assicurarsi la sua fedeltà a questo programma.

Sul fronte bancario, va poi ricordato il legame di Renzi con Davide Serra, uno dei suoi principali finanziatori, ex collaboratore delle superbanche Ubs e Morgan Stanley e frequentatore tra i più assidui della Leopolda. Uno che ha affermato candidamente, all’ultima kermesse fiorentina, che lo sciopero “non è un diritto”.
Tanto per capire le intenzioni del “nuovo che avanza”.

 

Figlio di Troika

Tanto per non deludere le aspettative dei macellai del Fondo Monetario Internazionale, funesta istituzione guidata dagli Usa e incaricata di prescrivere a tutti gli Stati del mondo le ricette che vanno bene agli Usa (e cioè privatizzazioni, liberalizzazioni fulminee, tagli alla spesa pubblica, deregulation), Renzi ha piazzato alla guida dell’Economia e della Spending review due uomini provenienti proprio dal Fmi, e cioè Pier Carlo Padoan e Carlo Cottarelli.

Padoan, che è stato anche consulente della Bce, era il responsabile del Fmi per l’Argentina nel 2001 quando ci fu il crac, causato anche (e soprattutto) dalle politiche imposte dal Fondo; Cottarelli (che però si è dimesso a ottobre) è uomo del Fmi dal 1988.

Pensare che, con personaggi così al governo, Renzi non adotti le peggiori politiche neoliberiste e filo-Troika è pura ingenuità.

 

Renzi e il Vaticano

Ovviamente il Vaticano non poteva mancare nella collezione di poteri forti del nuovo premier.

Sempre l’amico Carrai (definito da molti “il Gianni Letta di Renzi”) è incaricato di coltivare i rapporti del premier con Comunione e Liberazione e con l’Opus Dei, cui è molto vicino. La moglie di Renzi, Agnese, è la sorella di un sacerdote.

Gli ottimi rapporti del premier con Oltretevere sono stati sanciti da alcuni provvedimenti compiacenti approvati di recente, come l’8 per mille destinato allo Stato, che andrà a finanziare anche gli edifici di culto.

 

La Repubblica di De Benedetti

Per finire la carrellata sui poteri forti dietro Renzi, è inevitabile citare il proprietario dei fogli di partito del Pd, Carlo De Benedetti.

Tutti si ricordano della telefonata del patron di Repubblica a Barca per fargli prendere parte al nuovo governo; Renzi nei pochi mesi di governo è riuscito a far arrivare a Sorgenia di De Benedetti un regalo da 150 milioni all’anno.

Non vale neanche la pena di soffermarsi sulla vergognosa parzialità dell’informazione di Repubblica e dintorni (ma che fa pendant con quella di Corriere, Ansa, Stampa ecc.) quando si tratta di riportare notizie che riguardino il premier, rispetto ai toni usati nei confronti del Movimento 5 Stelle, principale forza di opposizione.

 

CoeRenzi, l’amico dei più deboli

Quando Renzi promette qualcosa, c’è da fidarsi. Sono universalmente celebri le frasi del premier, smentite poco dopo da atti concreti, come nei casi delle larghe intese e sul prendere il posto di Letta. La totale inaffidabilità nel mantenere la parola data ha valso al premier il titolo di CoeRenzi.

Vanno aggiunte anche una serie di affermazioni che dimostrano chiaramente come Renzi si sia subito attestato su posizioni completamente antitetiche a quelle considerate “di sinistra”, come sull’acqua pubblica, sui diritti dei lavoratori e sull’età pensionabile.

 

In definitiva

Come abbia fatto un personaggio così prono alla causa dei poteri forti e disinteressato alle condizioni della popolazione a ricevere il 41% delle preferenze alle ultime elezioni e in tempo di crisi, resta un mistero spiegabile solo con il completo asservimento dei media alla causa del bimbominkia, e a un’opinione pubblica che banalmente “c’è cascata”.

Sarebbe bene che ora gli italiani capissero una volta per tutte chi hanno di fronte, e togliessero il loro sostegno a questo vergognoso governo.

Capitalismo

(Articolo pubblicato su Informare per resistere, il 2 maggio 2014)

Bisogna provare tanta umana comprensione per coloro che, in buona fede, ancora credono che il Pd faccia gli interessi dei lavoratori e delle persone comuni.

È giustificabile (non moralmente, ma almeno razionalmente) chi trae vantaggi economici o politici dall’appoggio a Renzi e ai suoi, mentre non lo è più (se non, in minima parte, a causa della massiccia disinformazione di Repubblica e dintorni) chi li vota senza un evidente tornaconto personale.

In questo frangente votare Pd è quanto di più disastroso si possa fare per l’Italia, e anche per l’Europa. Cerchiamo di capire perché.

Per cominciare, il Pd (nelle sue forme precedenti) è il principale artefice del nostro ingresso nell’Euro e della nostra sottomissione alle regole/capestro di Bruxelles. Ce lo ricordiamo tutti Prodi gioire per l’ingresso in Europa, manco avesse vinto alla lotteria.

Quello stesso Prodi che ha svenduto buona parte del patrimonio pubblico italiano a enti stranieri,  ha contribuito poi a svendere la nazione Italia alla Germania, ai tecnocrati di Bruxelles, alle grandi banche, agli Stati Uniti sotto forma del Fondo Monetario Internazionale.

In questo non ha fatto nulla di particolarmente nuovo: già col divorzio Tesoro – Banca d’Italia del 1981, Ciampi e Andreatta avevano consegnato l’economia italiana al dominio dei mercati e posto le premesse per la deindustrializzazione italiana, in accordo con Germania, Francia ed Inghilterra.
C’è una regola non scritta, nel nostro ordinamento, per cui chi svende il popolo italiano alle potenze estere vince come premio il Quirinale o la Presidenza del Consiglio.

Giudicate un po’ voi se il pestilenziale duo Renzi – Napolitano non sta seguendo la stessa trafila.

Si parlava nel titolo di darwinismo sociale. Qual è la ratio delle regole di Maastricht, e della moneta Euro, se non ergere il darwinismo sociale a regola dominante dell’Ue? In questo, l’Unione si conforma al dettato dei grandi capitalisti (specialmente di quelli finanziari), per cui l’unica regola valida è quella del grande che mangia – pardon, assorbe – il debole.

Il mercato unico favorisce il darwinismo sociale, permettendo alle grandi imprese multinazionali di fare a pezzi la concorrenza delle piccole realtà produttive, specie di quelle a chilometro zero.

I parametri di Maastricht favoriscono il darwinismo sociale, costringendo i Paesi più lontani nel raggiungere i limiti del 3% nel deficit/Pil annuo e del 60% nel rapporto debito pubblico/Pil a riforme lacrime e sangue che fanno a pezzi lo stato sociale. Quindi la scuola, la sanità, le pensioni, gli assegni di disoccupazione. Per seguire dei parametri che, peraltro, sono considerati ingiustificati da numerosi e autorevoli economisti.

L’ideologia neoliberista alla base del mercato unico europeo, quindi la libertà del mercato da regole e restrizioni, favorisce il darwinismo sociale, pretendendo di smantellare lo stato sociale e ogni intervento pubblico in economia, così come ogni forma di protezionismo economico.

La moneta Euro favorisce il darwinismo sociale, perché impedisce ai Paesi più deboli di svalutare la moneta, consegnandoli così ai diktat dei mercati (che speculano in modo mortale sui tassi di interesse) e dei prestatori di denaro, di solito i Paesi più ricchi dell’Ue (Germania in testa), con la Bce e il Fondo Monetario Internazionale. Un ottimo modo per privare quegli stessi Paesi di sovranità politica, dopo averli privati della sovranità monetaria.

L’intera tecnocrazia europea favorisce il darwinismo sociale, perché mette le decisioni vitali per i Paesi e i popoli nelle mani di poche “elite” (poco illuminate, ma molto danarose), rendendo sempre più raro e obsoleto il ricorso al giudizio popolare. Arrivando agli estremi di eleggere, anche in caso di esiti sfavorevoli all’elite, comunque personaggi graditi all’elite stessa, come è accaduto con le elezioni di Letta e Renzi in Italia, ennesima espressione dei poteri forti e non della genuina volontà popolare.

Le politiche di austerità favoriscono il darwinismo sociale, perché nella prospettiva di un fantomatico “risanamento”, inducono la popolazione alla disperazione e a una pioggia di suicidi, a causa dei tagli alla spesa pubblica e agli ammortizzatori sociali. Questo sebbene, in caso di crisi, ogni economista onesto sappia che è necessario rilanciare la spesa pubblica per rilanciare l’economia e l’occupazione. Le lezioni degli anni ’30 dovrebbero venirci in soccorso, ma a quanto pare alle elite il keynesismo proprio non piace. È meglio decimare le popolazioni con ricette economiche prive di senso.

Per finire, il turbo capitalismo finanziario e iperliberista è l’essenza del darwinismo: un pugno di persone (si parla di 85) che detengono più della metà della ricchezza mondiale e pretendono di decidere come i restanti 7 miliardi di persone debbano vivere (o morire). Questo, sia detto nel modo più chiaro possibile, sulla base del possesso di una moneta che è pura illusione: moneta virtuale (cioè impulsi elettronici creati sui computer delle banche) oppure moneta cartacea (creata allo stesso modo dal nulla nelle banche centrali, e che ha lo stesso valore reale dei tovaglioli del discount).

In tutto questo cosa c’entra il Pd? Il Pd ha semplicemente avallato tutto questo gioco, in modo più strenuo e convinto persino di Berlusconi (che tra i suoi difetti ne ha uno che in questo caso torna utile: ama comandare e non ama prendere troppi ordini da potenze straniere).

La retorica europeista, i “morire per Maastricht”, i “ce lo chiede l’Europa” sono da sempre cavalli di battaglia del Pd, che in nome di una falsa internazionalizzazione sta mandando al macero la nazione Italia, con l’aiuto dei servi fedeli di Repubblica e dintorni.

Se si vuole veramente cambiare rotta, bisogna che al Pd sia sottratto ogni potere e quindi ogni voto utile, specie in vista delle prossime europee. Solo quando al governo ci sarà una forza politica veramente dalla parte del popolo italiano e disposta a contrastare la barbarie incombente, sarà possibile tornare a parlare di diritti, di giustizia, di bene comune.

 

 

 

Fonti (e libri consigliati):

 

–          Alberto Bagnai, “Il tramonto dell’Euro”

–          Paolo Barnard, “Il più grande crimine”

–          Nino Galloni, “Chi ha tradito l’economia italiana?”

–          Paul Krugman, “Fuori da questa crisi, adesso”

–          Nouriel Roubini, “La crisi non è finita”