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(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 5 marzo 2018)

Ennesimo bagno di sangue nel Pd e vittoria di 5 Stelle e Salvini. Questo l’esito delle elezioni del 4 marzo.
Gli italiani hanno parlato forte e chiaro: no ai partiti di centrosinistra, europeisti e pro-immigrazione, si alle forze euroscettiche (o percepite come tali), anti-establishment e anti-immigrazione.
5 Stelle, Lega e Fratelli d’Italia, pur non avendo la maggioranza nelle rispettive coalizioni, insieme valgono quasi il 55% dei voti. Un trionfo del “populismo”.
Ora, come ribadito più volte in articoli precedenti, è necessario che queste forze si uniscano per dare all’Italia il governo più euroscettico e sovranista possibile, unica via per fare realmente l’interesse degli italiani.
Berlusconi e Renzi, delegittimati dal voto dopo i loro inciuci passati, devono restare fuori dal governo. Un governo del M5S col Pd, anche derenzizzato, è una sciagura da evitare in ogni modo.
Quindi non ci sono molte scelte: 5 Stelle e Salvini devono trovare un accordo (che potrebbe includere anche FdI) per governare assieme ed esprimere un esecutivo duro verso Euro e Unione Europea fino alla rottura, rigidissimo sul tema immigrazione, e pronto a ridare all’Italia tutte le sovranità perdute, in contrasto con ogni imposizione esterna contraria all’interesse nazionale.
Questa coalizione dovrà far ripartire l’economia affrontando il tema del lavoro e della sovranità monetaria, cancellare il pareggio di bilancio dalla Costituzione e risolvere i tanti guai creati dal Pd, tra cui la sciagurata legge Lorenzin (da abrogare senza se e senza ma).
Ogni altra alchimia di governo è da considerarsi un golpe e alto tradimento verso il popolo italiano.

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(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 4 febbraio 2018)

Tra un mese si vota, finalmente.
Dopo un supplizio durato 5 anni a base di piddismo-boldrinismo e larghe intese, c’è ora la possibilità di cambiare qualcosa. Non tutto, forse, ma qualcosa.
Facciamola breve: alle prossime elezioni bisogna votare Lega. E spiego subito perché.

Innanzitutto perché il vero nemico dell’Italia si chiama Unione Europea, con le sue regole assurde e il grimaldello infernale chiamato Euro che ci stanno riducendo inesorabilmente a un Paese del Terzo Mondo. Per cui bisogna rafforzare i partiti più ostili verso l’Ue e la moneta unica (oltre che verso il Fiscal compact e il pareggio di bilancio), che allo stato attuale sono Lega, Fratelli d’Italia (che però sembra molto tiepida su temi come il pareggio di bilancio) e Casapound.
La differenza è che la Lega, se adeguatamente sostenuta, potrebbe essere la forza trainante del centrodestra, al posto della europeista Forza Italia (già pronta alle larghe intese col Pd), mentre gli altri due partiti, pur potendo entrare in Parlamento, non avranno un numero di uomini talmente alto da risultare determinanti.
Per cui è sulla Lega che bisogna puntare a questo giro, anche grazie alla presenza di pezzi da novanta del sovranismo quali Borghi, Bagnai, Zanni e Siri.

Il secondo motivo è legato chiaramente alle sconsiderate politiche migratorie appoggiate dai nipotini di Soros del Pd, Leu e Più Europa: per evitare di diventare una provincia africana sia economicamente che etnicamente, occorre chiudere ermeticamente i confini e rispedire al mittente un cospicuo numero di illegali e delinquenti, curandosi che non ritornino. Per i musulmani servirebbe addirittura un numero chiuso, per evitare che comincino ad avanzare pretese con la “politica del ventre” (sfornando cinque figli a testa e chiedendo che le norme italiane si adeguino progressivamente ai loro capricci medievali).
Anche per questo motivi i partiti di destra-destra vanno assolutamente sostenuti mentre bisogna lasciare a becco asciutto Boldrine, Bonine e pidioti vari.

Poi occorreranno politiche per il lavoro e la natalità, ma questo passa evidentemente dal recupero della sovranità monetaria e dall’abbandono di qualsiasi imposizione legata ai disastrosi trattati europei. Inoltre occorrerà abolire la sciagurata legge Lorenzin, che ha reso i bambini italiani delle cavie per le folli sperimentazioni di Obama e della case farmaceutiche. Sapremo in futuro come è stata ricompensata la pazza per i suoi servigi: magari un incarico importante in qualche azienda privata? Non ci stupirebbe.

In definitiva, l’obiettivo per queste elezioni è formare il Parlamento, e possibilmente il governo, più sovranista, euroscettico e anti-immigrazione possibile, sperando che l’entità della vittoria del centrodestra sia tale (40% circa) da scongiurare nuove larghe intese.
Tutti gli indecisi sono chiamati a dare il loro contributo.

P.s. Non si pensi neanche per un secondo che la soluzione sia il M5S.
Dopo il tentato ingresso nell’Alde, il pranzo con la Trilaterale, i mille viaggi a Washington e Londra di Di Maio, e le sue rassicurazioni sul non voler uscire dall’Euro, il M5S è un partito pro-establishment come tanti altri.

(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 19 novembre 2017)

Su questo sito abbiamo caldeggiato più volte un’alleanza “populista” tra 5 Stelle, Lega e Fratelli d’Italia, con lo scopo principale di attuare la linea più dura possibile verso Euro e Ue, fermare l’immigrazione di massa, cancellare il pareggio di bilancio dalla Costituzione, stracciare trattati come il Ceta e il Fiscal Compact, abrogare la orrenda legge Lorenzin sui vaccini e attuare politiche il più sovraniste possibile.
L’occasione delle prossime politiche è ghiottissima per fare un Parlamento e un governo profondamente euroscettici, inoltre – sondaggi alla mano – una simile alleanza garantirebbe una maggioranza e un governo stabili.
Ma la ostinazione del M5S a rifiutare ogni alleanza e la vittoria in Sicilia hanno  resuscitato Berlusconi e ricompattato il centrodestra, nonostante le evidenti differenze di vedute su temi centrali tra Salvini e il leader di Forza Italia.
Si prospetta quindi un nuovo scontro a tre (o a quattro, se il centrosinistra si presenterà frammentato) con il centrodestra favorito. Senza alleanze né accordi post-voto, il M5S replicherà il risultato del 2013, giungendo terzo dietro le due grandi coalizioni (i sondaggi lo danno sotto il 30%, e per avere la maggioranza in Parlamento dovrebbe superare il 40%), e si consegnerà nuovamente all’opposizione e quindi all’insignificanza politica. Nel giro di pochi mesi molti elettori delusi lo abbandoneranno, ridimensionandolo in modo considerevole. Sarà assolta così la funzione di gatekeeper del Mò Vi Mento: sterilizzare la protesta portandola su un binario morto.
Considerato questo, la vittoria del centrodestra sarà il male minore.
Di fronte a un Pd vergognosamente prono ai diktat dell’Ue, delle banche d’affari, di Soros, e di fronte alle prese in giro di un M5S che, da movimento di protesta, si è trasformato in un partito pro-Ue, pro-Usa, pro-Nato, pro-Alde, pro-Trilaterale, pro-neoliberismo e che non sembra avere alcuna intenzione di governare, il ritorno del centrodestra potrebbe significare – almeno in potenza – politiche meno accondiscendenti nei confronti di Bruxelles, migliori rapporti con la Russia, politiche di protezione verso gli italiani e il Made in Italy, stop all’immigrazione clandestina. Già questo sarebbe soddisfacente dopo lo sfacelo causato da Renzi e compagni.
La prima incognita è chiaramente l’entità di un’eventuale vittoria del centrodestra. Per avere la maggioranza – come detto – Salvini, Meloni e Berlusconi dovrebbero ottenere circa il 40%, una soglia non impossibile dopo il trionfo in Sicilia e visti i sondaggi.
La seconda è nei rapporti tra Berlusconi e i suoi alleati. Se Salvini e Meloni hanno atteggiamenti dichiaratamente ostili verso l’Ue, Silvio sembra molto (troppo) conciliante, anche per via della sentenza in arrivo dalla Corte europea dei diritti umani sulla legge Severino, necessaria al Cavaliere per poter tornare in campo da protagonista. E mentre Borghi sbugiarda il falso problema del debito pubblico, Brunetta ripete in modo sconfortante i triti dogmi neoliberisti (privatizzare, tagliare la spesa pubblica, rientrare nei conti e bla bla). Contrasti che probabilmente si sarebbero riproposti anche nel caso di una ipotetica alleanza Lega-M5S, dato che il Mò Vi Mento trabocca di neoliberisti bocconiani, tra cui lo stesso Davide Casaleggio e il celebre (famigerato, meglio) David Borrelli.
Non resta che stare a vedere: di certo, in caso di affermazione secca del centrodestra, vedremo ricomparire in scena l’arnese infernale dello spread, le agenzie di rating e strane manovre delle banche d’affari, oltre ai soliti scandali mediatico-giudiziari ad orologeria, come accadde nel 2011. E questo starà a dimostrare come alle elite globaliste risulti molto più indigesto un governo di centrodestra che uno di centrosinistra. E forse anche di uno (altamente improbabile) del M5S.

(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 7 luglio 2017)

E’ sempre più chiaro, in questi giorni, come l’accordo Renzi-Berlusconi sia destinato ad essere replicato anche alle prossime elezioni politiche (se e quando mai ci saranno).
Dopo aver incassato una gran vittoria alle amministrative (con la conseguente batosta tutta renziana in città rosse come Genova, Pistoia, Carrara, L’Aquila, Sesto San Giovanni etc etc), il centrodestra resta diviso per la linea troppo europeista di Forza Italia, che è riuscito pure a votare il Ceta assieme al Pd in Senato (Commissione Esteri), rimarcando una evidente differenza di vedute con gli “alleati” Salvini e Meloni.
Sul rapporto con Europa e trattati internazionali, la linea di Lega e FdI si avvicina piuttosto a quella della frangia più euroscettica del M5S, che infatti si è schierato contro il Ceta.
Sondaggi alla mano, un’alleanza M5S-Lega-FdI garantirebbe attualmente una maggioranza in Parlamento, unica combinazione vincente. Sarebbe quindi sufficiente chiarirsi su alcuni punti di massima per un futuro governo di coalizione “populista”.
Ad esempio:

1) Lotta dura ad Euro e Unione Europea
I recenti sviluppi della questione migranti, con “l’Europa dei popoli e della pace” che chiude le frontiere e lascia l’Italia da sola ad affrontare il fenomeno, dimostra ancora una volta che da questa Ue l’Italia ha solo da perdere, come già risultava evidente dai costi/benefici dell’Euro e dall’adesione a pareggio di bilancio e trattati-capestro comunitari (parametri di Maastricht e da ultimo il Fiscal Compact).
Non v’è quindi motivo né convenienza nel restarci, ma solo un sadomasochistico massacro del popolo italiano. Per questo serve una coalizione in grado di raggiungere la maggioranza in Parlamento (già c’è, come visto) e costituire un governo euroscettico che ci traghetti fuori dall’inferno europeista per tornare a fare gli interessi della Nazione Italia (e non quelli della Nazione Germania, servita dagli scendiletto del Pd).

2) Lotta dura all’immigrazione di massa
Basta con questa invasione avallata dal solito Pd e dalle cancellerie europee più Soros e le sue Ong. La nuova coalizione di governo, oltre ad organizzare l’Italexit, deve chiudere i porti italiani alle Ong “umanitarie” e dirottarle verso altri Paesi (preferibilmente Tunisia o Malta, per disincentivare il business del traffico illegale di carne umana). Deve inoltre ripartire i migranti arrivati in massa negli ultimi anni con gli altri Paesi europei, minacciando conseguenze diplomatiche in caso di diniego.

3) Ritiro del Ceta e del Fiscal Compact
Oltre a cancellare il pareggio di bilancio in Costituzione e a portare avanti l’Italexit, il nuovo governo dovrà stracciare il Fiscal Compact e il Ceta, che lo sciagurato Gentiloni e il suo Parlamento abusivo stanno ratificando in questi giorni.

4) Cancellazione del decreto Lorenzin
Quella mostruosità del decreto Lorenzin deve essere cancellata il giorno dopo l’insediamento del nuovo governo. I suoi promotori devono essere perseguiti per attentato alla salute pubblica. Ricordiamo che non esistono studi scientifici sugli effetti di 12 vaccinazioni sui bambini, quindi questo equivale a fare dei piccoli italiani delle CAVIE, in un momento in cui non c’è NESSUNA EMERGENZA a giustificare l’imposizione coatta di un numero così alto di vaccinazioni.
L’unica emergenza è evidentemente quella delle casse della Glaxo.

5) Politiche per rilanciare il lavoro, il welfare e la famiglia
La propaganda fasciorenziana continua a ripetere che servono gli immigrati perché gli italiani non fanno più figli. Questa stronzata colossale, che serve a coprire gli affari delle coop con il business dell’accoglienza e gli interessi elettorali del Pd legati allo Ius Soli, dimentica volutamente l’ovvio: gli italiani non fanno figli perché non se li possono permettere e perché temono per il futuro, anche grazie a politiche di precarizzazione come il Jobs Act e l’abolizione dell’art. 18.
Per risolvere il problema è sufficiente garantire lavoro e welfare per tutti (e lo puoi fare solo fuori da Euro, Ue, Fiscal Compact, Ceta e pareggio di bilancio), permettendo una vita dignitosa e con i giusti ammortizzatori sociali ad ogni italiano. I figli, a quel punto, non tarderanno ad arrivare.

6) Tornare a valorizzare la specificità italiana
L’Italia è un Paese di cui essere molto fieri. Pieno di bellezza, con una storia e una cultura invidiabili, un patrimonio gastronomico e naturale unico, e piccoli tesori ed eccellenze da scoprire ovunque. Gettare tutto questo ben di Dio a mare, o svenderlo, in nome di una finta internazionalizzazione, è follia e tradimento, e il Pd è stato in prima linea per anni in questo processo. Torniamo a fare i nostri interessi, com’è giusto e normale.

 

P.s. E’ superfluo ribadire come un M5S morbido con l’Europa finirebbe per essere la brutta copia del Pd, non sarebbe in grado di risolvere nessun problema strutturale del Paese e si condannerebbe quindi a scomparire nell’arco di un paio di anni.
Stessa cosa accadrebbe se si rifiutasse ancora di fare alleanze, consegnando il Paese a un nuovo governo di centro-sinistra-destra.