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(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 12 luglio 2017)

Quando si riflette sul futuro della razza umana e del pianeta, tanti sono i motivi di potenziale preoccupazione. Il surriscaldamento globale, l’inquinamento in tutte le sue forme, la distruzione delle specie animali e vegetali, la radioattività rilasciata da Fukushima nell’Oceano Pacifico (che non accenna a fermarsi dopo 6 lunghi anni) sono tutte questioni che dovrebbero indurci a chiederci se sia sostenibile la direzione nella quale l’umanità si sta dirigendo.
A tutti questi elementi ne va aggiunto un altro, spesso considerato tabù: la crescente sovrappopolazione. Se associazioni paramassoniche come la Commissione Trilaterale hanno avuto la colpa di aver favorito costantemente l’interesse di pochi super-ricchi contro l’interesse generale della popolazione, d’altra parte hanno centrato un problema che sarà sempre più pressante in futuro: con il miglioramento delle condizioni igieniche, dell’alimentazione e delle cure mediche, la popolazione umana ha avuto negli ultimi due secoli un boom demografico mai visto nei millenni precedenti.
E il trend non sembra arrestabile, specie per il contributo dei Paesi africani.

E’ chiaro che questo pone problemi di rapporto tra popolazione e risorse naturali non di poco conto.
Se è vero, infatti, che la moneta è virtuale e convenzionale per sua natura, e quindi potenzialmente illimitata, le risorse naturali sono invece, per quanto abbondanti, limitate. Pertanto non è possibile, pur con tutta la buona volontà, garantire benessere e risorse in abbondanza ad un numero sempre crescente di individui.
Prendiamo l’Overshoot Day. Ogni anno, il consumo delle risorse prodotte dalla Natura nel corso dell’anno avviene sempre prima, per la voracità e il numero degli esseri umani. Già oggi per soddisfare la domanda globale e annuale di risorse servirebbero 1,6 pianeti Terra.
Si intende che i consumi occidentali, quelli della fascia opulenta del mondo, sono di gran lunga più ampi di quelli della fascia più povera. La ricchezza e le risorse si distribuiscono sempre più in poche mani, per cui ormai gli 8 uomini più ricchi del pianeta posseggono la stessa ricchezza della metà più povera della popolazione mondiale, ben 3,6 miliardi di persone. Contro queste ingiustizie enormi bisogna reagire, ponendo dei limiti alla ricchezza individuale.
Allo stesso modo si deve intervenire sugli sprechi, per i quali ogni giorno vengono gettati 1.3 miliardi di tonnellate di cibo commestibile, la quantità necessaria a sfamare 3,2 miliardi di persone malnutrite in tutto il mondo. Di fronte a queste assurdità, sembra veramente retorico parlare di sovrappopolazione.

Eppure un problema non esclude l’altro. Quand’anche si riuscisse a porre dei limiti alla concentrazione privata dei capitali e delle risorse, e si limitassero al massimo gli sprechi redistribuendo le risorse nel modo più efficiente (il che è certamente auspicabile, e dovrebbe essere il vero obiettivo della scienza economica), tuttavia si dovrebbe comunque fronteggiare una popolazione in continua crescita e desiderosa ovunque di consumare secondo lo stile occidentale.
La soluzione, come già individuata da Aldous Huxley ne “Ritorno al Mondo Nuovo” (1953) è in forme di controllo delle nascite, associate ad un miglioramento ovunque degli standard igienici, alimentari, di educazione sessuale e della disponibilità dei contraccettivi. In pratica bisognerebbe stabilizzare o ridurre progressivamente la popolazione mondiale rendendo ogni gravidanza un atto volontario e consapevole, incentivando nel frattempo contraccezione e aborto per tutte quelle non volute.
E’ chiaro che questo causerebbe grossi attriti con le principali religioni mondiali (Cattolicesimo e Islam in primis), ma a questo punto è anche chiaro che gli aspetti più oscurantisti e retrivi del pensiero religioso dovranno essere superati senza indugi.
Questo punto riguarda l’Italia in modo più limitato, data la già bassissima natalità nel nostro Paese, la crisi economica, la fuga di massa dei nostri connazionali all’estero e una invasione di immigrati voluta dal Pd e dai suoi danti causa che fa piuttosto sospettare la volontà di estinguere l’autentico popolo italiano, sostituendolo con una brodaglia meticcia. A tutto ciò si aggiunga la folle frenesia del governo sulle vaccinazioni di massa, che potrebbe indurre ulteriori coppie a non procreare per paura delle reazioni avverse.

A una riduzione controllata e pacifica della popolazione dovrebbe corrispondere però una migliore redistribuzione delle risorse globali, in modo da essere di meno ma passarsela meglio. L’alternativa è una riduzione traumatica della popolazione tramite guerre, malattie o carestie, oppure una feroce lotta di tutti contro tutti per risorse sempre più limitate. Non credo nessuno voglia assistere a questi ultimi scenari.
Un’altra possibilità potrebbe essere quella di inviare coloni su altri pianeti abitabili, se e quando la tecnologia ce lo permetterà.

In definitiva, l’essere umano dovrebbe imparare in fretta a:

1) Vivere in armonia col pianeta e le specie viventi, adottando uno stile di vita il più ecosostenibile possibile. E quindi inquinare di meno, privilegiare le energie rinnovabili e i materiali biodegradabili, consumare meno carne e pesce, sprecare meno risorse etc.;

2) Mettere al mondo figli in modo più limitato e consapevole, insegnandogli il rispetto della Natura come al punto precedente;

3) Favorire in tutti i modi una più equa redistribuzione delle risorse globali, in modo da essere meno ma passarsela meglio.

Adottare questa nuova mentalità, in un mondo dilaniato da guerre, avidità, interessi feroci, violenza, sete illimitata di potere e resistenze di ogni genere non sarà facile, ma è anche l’unica via percorribile per una società futura orientata al buon senso.

Natura vs industria

(Articolo pubblicato su “Barricate – L’informazione in movimento” il 16/9/2015)

Ho da qualche giorno finito di leggere “Una rivoluzione ci salverà” di Naomi Klein (titolo originale: “This changes everything”), e il libro centra perfettamente quella che è la sfida più grande per il futuro prossimo dell’umanità. La Klein rileva come, per evitare una crescita della temperatura di più di 2 gradi entro la fine del secolo e tutti i disastri che ne deriverebbero (sotto forma di terremoti, inondazioni, carestie, immigrazioni di massa, città sommerse, ondate di calore estremo), occorre ripensare radicalmente l’attuale sistema socio-economico, riducendo rapidamente la nostra dipendenza dai combustibili fossili e aumentando il nostro utilizzo di energie rinnovabili. Questo rapido cambiamento, seppur necessario, è tuttavia ostacolato dalle potenti lobby dei combustibili fossili, che non vogliono perdere le loro ingenti fonti di profitto, a volte aiutate dalle stesse organizzazioni “verdi”. Ad opporsi a questa inversione di marcia è anche il sistema del capitalismo neoliberista in sé: operare una conversione sostenibile dell’economia mondiale implica dare grande potere di regolare l’economia agli Stati e agli organismi sovranazionali, il che vuol dire porre fine alla deregolamentazione dei mercati e delle attività economiche – uno dei pilastri della dottrina neoliberista – e fermare le ondate di privatizzazioni, riportando al centro l’importanza del settore pubblico. Per questo la Klein insiste sulla necessità di una “inversione a U”: il capitalismo, come lo conosciamo adesso, deve radicalmente essere modificato se si vogliono operare quei cambiamenti che la sconfortante agenda climatica ci impone.

Per andare verso il disastro, dice la Klein, è sufficiente invece “continuare sulla strada che abbiamo intrapreso finora”.

Il tema del cambiamento climatico si lega anche ai temi della sovrappopolazione e della futura scarsità di risorse. Un altro mito della economia contemporanea è quello della crescita eterna. La Terra, invece, ci dice che le risorse sono limitate, e che ogni anno consumiamo il budget di risorse rinnovabili messe a disposizione dal pianeta sempre prima (quest’anno l’”Overshoot Day” è stato il 13 agosto, l’anno scorso fu il 19), andando ad intaccare quelle accumulate nel corso di secoli.

Naomi KleinPer impedire che in futuro semplicemente non ci siano risorse sufficienti e si inasprisca una vera e propria guerra di tutti contro tutti, occorre ridurre l’impatto degli esseri umani sul pianeta e sulle sue risorse. Questo è possibile solo in due modi (se si vogliono evitare quelli più spiacevoli, come guerre, carestie ed epidemie): facendo meno figli e consumando meno risorse. Proprio il contrario di quello che ci dicono di fare due fra le istituzioni più potenti del pianeta: la Chiesa cattolica, che si oppone a qualsiasi forma di controllo delle nascite (compresi i contraccettivi), e le corporation globali, che insistono sulla necessità di aumentare indefinitamente i consumi.

Gli stessi accordi per il commercio internazionale approvati nel corso degli ultimi decenni, hanno causato l’aumento delle emissioni nocive e sancito la prevalenza delle esigenze del commercio su quelle della salvaguardia della Terra e della sua abitabilità.

Di questo passo, il pianeta sarà in futuro un luogo sempre più caldo, sempre più sovrappopolato, con una violenta guerra di tutti contro tutti per le risorse, sempre più scarse. E sarà un luogo funestato da sempre più frequenti disastri naturali, di cui probabilmente le corporation cercheranno di avvalersi per realizzare ulteriori profitti, com’è nello stile del “capitalismo dei disastri”.

La Klein offre come soluzione la costituzione di potenti e organizzati movimenti/partiti ambientalisti, che mettano al centro dei propri obiettivi la salvaguardia dell’ambiente e del clima, unitamente all’abbandono delle dottrine neoliberiste in economia e alla redistribuzione delle risorse e della ricchezza, contribuendo a democratizzare il potere togliendolo a quella frazione dell’1% della popolazione che lo detiene tuttora.

Ancora una volta, tutto dipende dalla capacità delle masse di autorganizzarsi contro le élite che cercano di manipolarle. Per operare questi cambiamenti nonostante l’azione contraria dei media e della politica filo-industriali, ci vorrà l’impegno di tutti.

Avere a che fare con attivisti dei gruppi Occupy/Indignados può permettere a volte degli utili scambi di idee. Di recente ci sono stati diversi incontri, sia a Roma che a Firenze, con membri dei movimenti provenienti da ogni parte del mondo.
In alcuni di questi incontri si sono buttate giù proposte e idee su un’ipotetica “società futura” degli indignati, o “il mondo che vorremmo”. Si è fatto quindi uno sforzo di immaginazione creativa, tentando però di mantenersi sul concreto.
Da questo brain storming, sono uscite alcune interessanti idee, che potrebbero costituire domani (sempre se condivise nelle varie assemblee) il timone dell’azione dei vari gruppi. Le vado a riportare di seguito:

1) Politica. Il movimento Occupy tende ad agire in maniera assembleare e quindi applicando la democrazia diretta e la regola del consenso. Nessuno crede più che il sistema parlamentare, così com’è concepito oggi, possa veramente consentire la sovranità popolare e tutti credono che la soluzione sia in un riappropriamento della gestione della cosa pubblica da parte dei cittadini stessi.  Nelle assemblee tutti ascoltano e tutti hanno diritto di parola, alla fine dello scambio si decide per consenso quale decisione è quella soddisfacente per la comunità e che comporta il minor “fastidio” per ciascuno. Il sistema assembleare, applicato in grande, significherebbe autogestione diretta nei territori della politica da parte del popolo, che deciderebbe in prima persona sul proprio quartiere, in costante scambio dialettico con gli altri quartieri per le questioni comuni e inviando tramite delega portavoce ai livelli superiori, sempre organizzati in assemblee.

Ogni quartiere delegherebbe alcuni portavoce per l’assemblea cittadina, che a sua volta ne delegherebbe per quella provinciale e così via, fino al livello nazionale e internazionale. Ogni delegato dovrebbe essere solo un portavoce delle decisioni consensuate in assemblea, e per di più monitorabile tramite i media durante gli incontri e quindi direttamente revocabile se non dovesse rispettare la volontà popolare. Quindi partecipazione diretta di tutti i cittadini alla gestione della cosa pubblica e assoluta revocabilità dei delegati. Ciascuna assemblea potrebbe nominare al suo interno delegati (sempre revocabili) alle varie commissioni: lavoro, istruzione, infrastrutture eccetera. Le decisioni delle assemblee superiori sulle materie che riguardano la regione, la nazione eccetera prevarrebbero su quelle delle assemblee inferiori, che però regolerebbero le questioni di loro competenza. Questo sistema implica una costante partecipazione di tutti alle decisioni e una grande importanza alla formazione permanente dei cittadini.

2) Economia. Il sistema capitalista/bancario è considerato il principale colpevole della crisi mondiale e di una serie enorme di altri crimini: indottrinamento delle masse a falsi valori come competitività sfrenata e arrivismo, culto del denaro e dell’accumulo, sfruttamento dei lavoratori (e della povertà altrui) per la logica del profitto, impoverimento e disperazione di moltitudini a causa della mancanza di lavoro e denaro, distruzione dell’ecosistema e delle specie animali, peggioramento delle condizioni di salute dovute a inquinamento e utilizzo di agenti chimici, guerre per il possesso di risorse, atomizzazione della società e spersonalizzazione degli individui (con perdita del senso di comunità), insegnamento di dottrine mirate a far accettare il sistema come “inevitabile” e “immutabile”, approvazione di sistemi giuridici ormai diffusi in tutto il mondo che difendono a spada tratta la proprietà dei mezzi di produzione da parte di privati e in generale gli interessi dei grandi capitalisti, dandogli di fatto il governo del pianeta.

Per questi motivi, l’autogestione delle comunità dovrebbe portare anche ad una autogestione economica. Questo significa che ogni territorio dovrebbe provvedere ai bisogni della comunità, in primis a quelli primari. Dare cibo e alloggio gratuiti per tutti non è un miraggio se ciascun membro di ogni comunità agisce in questa direzione, in costante scambio con le comunità di altri quartieri, città e così via. Questo presuppone un ritorno dei mezzi di produzione in mani pubbliche, quindi terreni e aziende dovrebbero essere gestite da delegati delle assemblee cittadine, regionali, nazionali in rapporto alle loro dimensioni. Il vero scopo primario dell’economia sarebbe quello di assicurare, tramite gestione pubblica, innanzitutto i beni e i servizi primari a tutti i cittadini: questo include cibo, alloggio, acqua corrente, riscaldamento ed energia elettrica, sanità primaria, istruzione ed informazione, connessione internet (perché lo scambio rapido di informazioni sarebbe fondamentale per la vita della comunità), trasporti essenziali di persone e merci. Scienza e tecnologia dovrebbero essere gestite per garantire il massimo benessere a ciascun cittadino.

Il lavoro nelle comunità dovrebbe essere garantito tramite le assemblee, che dovrebbero ripartire sia i beni materiali, in modo da dare a ciascuno ciò di cui ha necessità, sia il lavoro, tramite l’assegnazione di incarichi necessari alla vita della comunità a chi è più competente e volenteroso. Il denaro dovrebbe essere l’incentivo dato ai membri della comunità per svolgere lavori necessari ma particolarmente onerosi, per cui occorre che la stampa di moneta sia rigorosamente in mano pubblica. Le aziende che offrono servizi di tipo nazionale o sovranazionale dovrebbero essere regolate e i loro membri pagati dalle assemblee di riferimento. La sopravvivenza dell’individuo non dovrebbe essere legata al possesso di moneta, perché la comunità dovrebbe provvedere ai bisogni materiali di ciascuno, considerando cibo e alloggio diritti umani. Il possesso di moneta sarebbe il compenso per il lavoro svolto per la comunità, e permetterebbe l’accesso a dei beni “extra”, cioè sopra il livello della sussistenza. Maggiore l’importanza dell’incarico svolto e la sua onerosità, maggiore il compenso percepito dalla comunità. La produzione di beni e servizi secondari potrebbe essere gestita da privati, purché nel rispetto dei principi di utilità sociale. Le assemblee avrebbero facoltà di chiudere attività private che causano danni sociali o ambientali.

Potrebbero sorgere difficoltà per risorse necessarie presenti solo in alcuni Paesi, per questo è necessario che la Rete assembleare tenda all’internazionalizzazione e sia in continuo interscambio con i membri delle altre comunità, in modo da consentire uno scambio di risorse quanto più proficuo e bilaterale possibile almeno per quel che riguarda i beni fondamentali. Si potrebbero creare serie di monete che vanno da quella emessa nel quartiere, a quella cittadina, provinciale, eccetera fino a una moneta globale, che servirebbero ad acquistare beni e servizi non basilari nei diversi territori. Chi svolge un lavoro di interesse internazionale riceverebbe moneta globale, chi uno di interesse nazionale moneta nazionale e così via. La moneta dovrebbe essere la ricompensa della comunità per un servizio reso, ai livelli più alti si tratterebbe della comunità globale. Il denaro avrebbe la forma di un “buono d’acquisto” di un certo valore certificato dalla assemblea che lo emette e rilascia. Sarebbe necessaria una forte educazione civica e sanitaria a livello mondiale per prevenire una natalità eccessiva rispetto alle risorse del pianeta.

3) Sistema giudiziario. Ogni assemblea delegherebbe ad alcuni membri (polizia, magistrati) il compito di far rispettare l’ordine pubblico e le regole stabilite dalla comunità. I magistrati vigilerebbero anche per evitare che la comunità prenda decisioni vessatorie/lobbistiche nei confronti di singoli e minoranze. Ogni decisione discriminatoria della comunità verso il cittadino potrebbe essere impugnata presso assemblee di livello superiore o magistrati di livello superiore.

4) Istruzione e formazione. La comunità accademica e scientifica dovrebbe essere incaricata dalle assemblee di mettere a disposizione e diffondere gratuitamente tutto il sapere necessario alla formazione ed elevazione di buoni cittadini. Dovrebbero ovviamente essere ricompensati dalle assemblee per il lavoro svolto. La formazione di nuovi lavoratori nei vari campi dovrebbe essere avviata dalle assemblee tenendo conto dell’interesse della comunità e delle aspirazioni di ciascuno. Attività “sperimentali” o “avanguardistiche”, per cui necessitano anni di ricerca, potrebbero essere proposte alle comunità ed eventualmente finanziate se considerate meritevoli.
E’ necessario che lo spirito assembleare non porti ad un appiattimento e conformismo degli individui, ma tenda sempre all’elevazione del cittadino e a tirare fuori da ognuno il massimo del suo potenziale nel campo scelto e nei campi utili alla collettività, evitando quelli che possono essere fenomeni di invidia, gelosia e contrasto delle persone più dotate. Le eccellenze devono essere incoraggiate, premiate e fungere da esempio per il bene individuale e comune, mai frenate.

5) Diritti della Terra. Poiché il destino degli esseri umani è legato a quello del pianeta e dell’ecosistema, ogni comunità dovrebbe vivere in un costante scambio armonico con questi. Animali, piante e ambiente in generale dovrebbero essere trattati col massimo rispetto, il consumo di carne andrebbe ridotto e la qualità degli allevamenti migliorata, ogni prodotto seriamente dannoso per l’ambiente e le specie viventi andrebbe abolito.

Questo brain storming su una società ideale ha portato anche ad interrogarsi se sia possibile realizzare un simile progetto e con quali mezzi. I gruppi Occupy aderiscono allo spirito non violento, di conseguenza la vie preferite sono quelle della diffusione culturale, educazione e costituzione in organizzazioni e movimenti che possano influire anche (forse soprattutto) politicamente. La cosa più importante è un cambio di paradigma mentale: dal subire decisioni politiche ed economiche alla partecipazione alle decisioni politiche ed economiche; dal competere al cooperare; dall’aggressività alla solidarietà; dallo sfruttamento degli altri esseri viventi e dell’ecosistema all’armonia con loro (nei limiti della sicurezza umana); dalla privatizzazione dei beni comuni alla gestione pubblica di tutto ciò che è essenziale alla vita umana; dall’impero del profitto e del possesso di moneta alla redistribuzione o condivisione gratuita di tutti i beni fondamentali e all’uso di moneta (gestita da organismi pubblici) solo per l’acquisto di beni non essenziali. Soprattutto, occorre ragionare considerando l’umanità come un’unica grande famiglia e la Terra come un’unica grande casa, realizzando l’uguaglianza tra bene generale e bene individuale.

Talking with activists of the movements Occupy/Indignados, it is sometimes possible to have a good exchange of ideas. In the last times there have been several meetings in Rome and Florence with activists from many countries. In some of these meetings the theme of discussion had been: “What is the world we’d like to live in” or “our ideal society”. So the members of the movements contributed with their “creative imagination”, trying to keep as realistic as possible.  Here are the most interesting ideas which have emerged from this “brain storming”, they could lead the movements if shared and approved in the assemblies of the world.

1) Politics. The Occupy movement decides with assemblies, applying direct democracy and the “rule of consensus”.  Nobody believes that the parliamentary system, as it is today, can really realize the true democracy. Everybody agrees that the solution lies in the direct management of the politics by the people themselves. In the assemblies everybody listens and has the right to speak. At the end of each session, decisions made have to be of general consensus, avoiding measures that can be disturbing for the members of the group. This system, if applied to the country, would mean self-management of the politics in the territories. The people would decide in their own community or neighbourhood, in a continuous communication with the other districts for common issues, and sending representetives to the higher levels, revoking them if they don’t do what the assembly wants.

Each district would send representatives to the city assemblies, which will in turn send someone to the provincial one, and so on for the regional and national assembly until the international level. Each representative should only be the spokeperson for what has been consensually agreed during the preceding assemblies, under the control of the media, so he could be revoked in each moment  if he does not respect the will of the people. Each assembly could assign somebody to the various committees: employment, education, health etc. The decisions of the higher level assemblies (national, regional) should take precedence over the lower level ones (provincial, city, quarter), but the latter will regulate matters within their competence. This system requires a constant partecipation of everyone in decisions and a great importance to the education of the citizens.

2) Economy. The capitalist/banking system is considered the main culprit of the crisis and a huge range of other crimes: indoctrination of false values to the masses like unbridled competition, religion of money, enslavement of workers for the thirst for profit, poverty and despair of multitudes because of the lack of money and work, destruction of the environment and endangering animal species, deterioration of health due to pollution and wide use of chemical substances, wars for resources, atomization of the society and depersonalization of the individuals (with loss of the sense of community), teaching of doctrines aimed for general acceptance of the system as inevitable and immutable, approval of legal systems all over the world which strongly defend private property of firms and productive lands and make the interests of the big capitalists, giving them effectively the control of the world.

For these reasons, the self management of the community should lead to a self management of the economy. This means, each territory should provide the needs of the community, the primary as first priority. Providing food and lodgings to everyone should not be impossible, if everybody work in this direction, in constant exchange with the communities in other districts, cities and so on. This means a return of  the production of basic goods and services into public hands, so the productive lands and the most important firms should be managed by people sent by the assemblies of the city, region, nation in relation to their size. The real purpose of the economy should be to ensure to everyone, through public management, first of all the basic needs of the people: this includes shelter, food, water, heating and electricity, basic health service, education and information, internet connection (because in this society a quick exchange of information would be essential), basic transportation of people and goods. Science and technology should be managed in order to grant the maximum comfort for every citizen.

The work in the community should be granted through the assemblies, which should distribute the food, according to everyone’s needs, and the work, by assigning tasks necessary to the life of community to whom is competent and willing. Money should be the incentive given to the people who carry out work necessary for the community but challenging, for this reason the printing of money should be strictly in public hands. Firms that offer national or supranational services should be managed and their workers paid by the respective assemblies. The survival of each citizen should not be tied to the possession of money, because the community should provide to the needs of everyone, reputing food and shelter as human rights. The possession of money should be the reward for a well-done job for the community, and should allow to buy secondary goods, not essential for surviving. The more important and challenging the job, the higher the “payment” by the community. The production of secondary goods could be given to privates, according to the social usefulness. Assemblies should have the authority to terminate private activities considered dangerous for social or environmental health.

Problems may arise for resources available only in some countries: for this reason it is important that the Assembly Net should be international and in constant exchange with the members of other communities, to allow an exchange of resources as satisfactory and bilateral as possible, at least with regards to basic goods. There could be the creation of a series of money ranging from one emitted in the district to the city, province, and so up to the global currency, that would serve to buy not basic goods and services in the different territories. Who performs work of national interest should receive national money, who a international one global money and so on. The money should be the reward of the community for a service rendered, at the highest levels it should be for the global community. The money should have the form of a voucher of a certain value certified by the issuing assembly. It should be necessary a deep education to avoid an excessive birth rate than the planet’s resources.

3) Judiciary system. Each assembly should delegate some members (police, judges) the duties of enforcing the rules established by the members of the assemblies. The magistrates should monitor and prevent discriminations against individuals and minorities. Each discriminatory decision towards individuals could be contested and judged by higher level assemblies and judges.

4) Education and information. The academic and scientific community should be mandated by the assemblies to provide free education to the masses, necessary to educate good citizens. They should obviously be paid for the service. The training of new workers should be initiated by the assembly, taking into account the interests and the aspirations of the community and the will of everyone. Avant-garde activities could be financed if considered worthy by the community.

5) Earth rights. As the destiny of human beings depends largely on the conditions of our environment, every community should live in constant harmony with it. Animals, plants and the environment in general should be treated with utmost respect, consumption of meat should be minimized and the use of toxic products abolished.

This brain storming about an ideal society had led also to the question of whether it is possible to realize such a society and how. The Occupy spirit is non-violent, so the preferred measures are through education, communication and organizing of campaigns that could have a cultural and political influence.

The most important issue is the change in people’s mindset: from mere acceptance of economical and political decisions to active participation; from competing to cooperating; from aggressivity to solidarity; from exploitation of the other living beings and of the environment to the harmony with them (within the limits of human safety); from the privatization of the common goods to the public management of all that is essential for the human life; from the empire of profit and possession of money to the redistribution or free sharing of all things essential and the use of money just for secondary goods and services.
Most importantly, we need a total change of mindset, and start seeing humanity as one big family and Earth as one big home.