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(Articolo pubblicato il 6 luglio 2019 sul sito Oltre le Barricate)

Non ci sono parole ormai per definire quanto è accaduto negli ultimi giorni. Tra il caso Sea Watch, gli orrori di Bibbiano, lo scandalo del Csm e le (inutili) nomine europee, il filo conduttore è uno solo: il ruolo vergognoso del Pd, che ne esce distrutto a tutti i livelli, così come i suoi complici.

Cominciamo col caso Sea Watch: la “capitana” Carola Rackete, nuova eroina di piddini e centrosocialari, è stata incredibilmente messa in libertà dal Gip Alessandra Vella dopo una lunga serie di reati culminata con lo speronamento di una motovedetta della Guardia di Finanza. Decisione incomprensibile, secondo l’avvocato Giuseppe Palma – sentito dal nostro sito – poiché sussisterebbe il pericolo di reiterazione del reato (la possibilità di tornare a trafficare migranti appena libera) e quello di fuga.
Secondo Palma (intervista completa in basso), la Vella avrebbe dato nella sua ordinanza un giudizio “di merito” sulla condotta della Rackete (considerandola non illecita), mentre avrebbe dovuto solo limitarsi a giudicare sulla necessità o meno di tenerla agli arresti domiciliari.

Numerosi i dubbi sollevati anche da altri giuristi.
Il processo ora comunque continuerà, anche se, visto l’andazzo, sembra altamente probabile che la procura di Agrigento (guidata da quello stesso procuratore Patronaggio che accusò Salvini di sequestro di persona) lascerà indenne la ricca tedesca – figlia di un ex militare ora consulente in sistemi di difesa – da qualsiasi accusa. 

E questo nonostante i seguenti illeciti:

  1. Ingresso nelle acque territoriali in spregio al decreto sicurezza bis e al divieto d’ingresso firmato da Salvini, Trenta e Toninelli;
  2. Resistenza o violenza a nave da guerra e tentato naufragio;
    la Rackete ha disobbedito più volte agli ordini della Guardia di Finanza di fermare l’imbarcazione, ed è addirittura arrivata a speronarla: la Gip ha ritenuto quella della GdF non essere una “nave da guerra”, ma sentenze della Cassazionee il personale militare affermano il contrario;
  3.  Probabile favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, avendo la Rackete sottratto i migranti alla guardia costiera libica al momento di    prelevarli dalle coste nordafricane.

Insomma: normalmente la Rackete rischierebbe fino a 22 anni di prigione. Questo se la magistratura fosse veramente “serena” e indipendente.
Invece viene fuori che, oltre a Patronaggio e alla sua personale guerra contro Salvini, anche la Gip Vella sarebbe accecata dall’ideologia, al punto da postare sul suo profilo Facebook una raccolta fondi per la stessa Sea Watch.
Il profilo Fb della Gip è stato cancellato subito dopo la liberazione della Rackete, quindi è impossibile verificare se il post fosse veramente suo o di un’omonima, ma questo episodio, assieme alla discutibilissima decisione sulla Rackete, ha sollevato grandi dubbi sulla “terzietà” del giudice stesso.
Alcuni giuristi sono arrivati ad affermare che la stessa Vella, già indagata a Caltanissetta per falso ideologico commesso nell’esercizio delle funzioni giudiziarie, potrebbe essere incriminata per Delitto verso la personalità dello Stato, punibile con un minimo di 12 anni di reclusione, e alcune denunce in questo senso sono già state indirizzate alla procura di Caltanissetta.
Tutto dipenderà dalla volontà della procura di approfondire la vicenda, naturalmente.

Il senso di paurosa ingiustizia del caso Sea Watch si lega a doppio filo all’arroganza con cui i parlamentari Pd e di Sinistra Italiana sono saliti sulla nave, praticamente istigando la “capitana” a disobbedire alle leggi nazionali, un atto che si potrebbe solo definire come apologia di reato e istigazione a delinquere. Naturalmente i coraggiosi parlamentari sinistrati, così come la Rackete, sapevano benissimo di trovare in Patronaggio e compagni dei perfetti complici, o non avrebbero certo forzato in modo così violento e plateale tutte le regole possibili.
È stato quindi un atto perfettamente premeditato e per niente rischioso per i suoi protagonisti.

A far le spese di questa storia sarà inevitabilmente la fiducia del cittadino comune nella giustizia e nelle istituzioni, così come grande sarà il senso di impotenza del popolo italiano nei confronti dei burattinai delle migrazioni di massa: le Ong e i loro finanziatori (Soros e non solo: si parla anche dei servizi segreti degli stati di bandiera: non è un caso che la maggior parte di queste siano tedesche), l’Ue, l’Onu e l’asse franco-tedesco che vuole destabilizzare l’Italia, fiaccarne il morale e renderla suddita.
Sarà più difficile opporsi, così, alla trafila delle navi negriere che portano immigrati dalla Libia a Lampedusa, ringalluzzite dal successo della Rackete, e che contribuiscono alla progressiva sostituzione etnica degli italiani, i quali non fanno figli perché stritolati dalla crisi economica, dall’Euro e dalle regole di bilancio Ue.

Accanto al nemico esterno si pone poi un nemico interno ramificato ovunque: la piovra Pd con tentacoli nella politica, nei media, nella magistratura, nelle università, nell’associazionismo. E anche nel M5S, che troppo spesso sembra andare a braccetto con i Dem, sabotando di fatto le iniziative salviniane (pensiamo alla Trenta che non muove un dito per difendere i confini e nel frattempo dedica feste nazionali all’”inclusione”, o a Toninelli che con la Guardia Costiera non contrasta seriamente il fenomeno degli “sbarchi fantasma” da barchini vari).

Insomma: assistiamo ad una manovra a tenaglia per colpire Salvini, l’uomo forte del governo, e ridurlo all’impotenza sui suoi temi più cari: l’immigrazione e l’economia (vedi vicenda minibot). E non importa che la stragrande maggioranza degli italiani sia d’accordo con lui: l’Ue ha gettato la maschera e rivelato il suo volto autoritario molto tempo fa.

Le nomine europee

Per una “curiosa” coincidenza, l’assalto della Sea Watch è avvenuto in contemporanea alle nomine dei vertici delle istituzioni europee: mentre Conte bloccava con i Paesi di Visegrad la prima tornata di nomi (tra cui l’olandese Timmermans alla Commissione), la capitana entrava a Lampedusa ignorando ogni divieto e speronando la GdF.
Il 2 luglio la Rackete veniva rimessa in libertà, mentre veniva trovato l’accordo sui nomidi Ursula von der Leyen (Commisione Europea), Christine Lagarde (Bce) e Charles Michel (Consiglio Europeo). Grande la soddisfazione espressa da Conte e Tria per le nomine. Poco dopo l’Ue (sempre “curiosamente”) abbandonava la minaccia della procedura d’infrazione.

Facciamo notare come tutti e tre i personaggi su citati abbiano partecipato al meeting del Bilderberg nel 2016. Veramente un segno di “rinnovamento”, specie con la Lagarde che è stata una delle strozzine della Grecia quando era alla guida del FMI, e con il superfalco tedesco Von der Leyen, che nel 2011 chiedeva sempre alla Grecia di impegnare il proprio oro e le aziende di Stato per far fronte ai suoi doveri.
La ciliegina sulla torta è stata la nomina di David Sassoli alla presidenza del Parlamento Europeo. Un esponente del Pd, partito ultraPerDente in patria, unico italiano con posizioni di vertice. L’esempio più lampante che l’Ue non si può riformare, ma solo abbandonare, assieme alla moneta unica.

Il caso Bibbiano

Mentre accadeva il pandemonio per via della Sea Watch, scoppiava un altro scandalo che vedeva coinvolto sempre il Pd: quello dei minori tolti alle famiglie naturali da una rete di Onlus, psicologi, assistenti sociali, giudici e politici locali nei pressi di Reggio Emilia e affidati a pagamento a coppie decisamente discutibili, tra cui titolari di sexy shop, coppie omosessuali, e anche pedofili (almeno due i casi di abusi riscontrati sui minori).
Al centro delle indagini l’Onlus torinese “Hansel e Gretel”, il cui responsabile, Claudio Foti è agli arresti domiciliari: gli psicologi avrebbero utilizzato anche scosse elettriche sui bambini per indurre falsi ricordi e incolpare i genitori dei bimbi di abusi mai avvenuti. Avrebbero anche modificato i loro disegni aggiungendo dettagli pornografici, sempre per provare gli avvenuti abusi, e si sarebbero travestiti da mostri o animali per spaventare i piccoli e collegare i travestimenti ai genitori.
Secondo gli inquirenti, il sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti (Pd), arrestato per abuso di’ufficio, sarebbe stato “pienamente consapevole” di quanto accadeva.
Nella vicenda sono indagati altri due sindaci targati Pd.

Il caso Bibbiano è collegato all’inchiesta Veleno sui “diavoli della bassa modenese” (coinvolti anche in quel caso psicologi della Hansel e Gretel) e ricorda quella degli abusi sui bimbi e disabili del Forteto, in Toscana.
Sebbene lo scandalo sia stato sostanzialmente minimizzato dai media (che invece hanno dato ben altro rilievo alla Sea Watch e alle gesta “eroiche” della sua ricca capitana), il caso ha fatto scoppiare un putiferio sui social, al punto da costringere Zingaretti e compagni a minacciare querele per gli utilizzatori dell’hashtag “PDofili” su Twitter, arrivato in breve in Trending Topic.
È evidente che la verità fa male, specie quando è così marcia e vergognosa.

Il caso di Bibbiano si lega a doppio filo anche con il contemporaneo “Pizzagate”, che negli Stati Uniti sta svelando una rete pedofilo-satanica-assassina che ruota attorno al Partito Democratico, alla Clinton e a Barack Obama, e che potrebbe coinvolgere anche loro in prima persona.
Chissà che uomini vicini a Trump non stiano facendo del proprio meglio per far emergere questi orrori, sia negli States che da noi.

Il CSM

Nel frattempo continuano le dimissioni tra le toghe in seguito alla pubblicazione delle intercettazioni sul caso Csm: ultimo in ordine di tempo è stato il procuratore generale della Cassazione Riccardo Fuzio, che, da quanto trapelato, avrebbe avvisato Palamara delle indagini a suo carico.
Ma le toghe investite dallo scandalo sono sempre più numerose, come riassunto in questo articolo di Panorama. Un terremoto che mina per sempre la “superiorità morale” e l’autorevolezza del sistema giudiziario italiano: una perdita di affidabilità che ha avuto nel caso Sea Watch il suo epilogo più amaro e indecente.
Nell’articolo precedente ci domandavamo come mai Salvini e Di Maio non chiedano le dimissioni di Mattarella, in quanto capo del Csm, dopo la pubblicazione delle intercettazioni in cui Lotti lo tira in ballo: a questo punto sembra ormai necessario fare piazza pulita di tutto il marcio che c’è nella magistratura, da cima a fondo.
E anche nel Pd.

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(Articolo pubblicato il 30 giugno 2019 sul sito Oltre le Barricate

Quello che fa specie della bufera che si è abbattuta sul sistema giudiziario italiano, con l’inchiesta di Perugia che ha portato alle dimissioni di quattro consiglieri del Csm e del presidente dell’Anm Grasso, è non solo il modo in cui una simile bomba è stata minimizzata dai media, ma anche la sostanziale reticenza delle forze politiche nel condannare lo scandalo e i suoi protagonisti. 

Se la Lega non è mai stata eccessivamente “giustizialista” è anche vero che molti suoi esponenti sono stati negli ultimi tempi vessati da indagini e condanne che si possono definire “a orologeria” (come ai tempi di Berlusconi), per non parlare della sentenza che condanna il partito a risarcire allo Stato la cifra mostruosa di 49 milioni di euro.
Salvini, insomma, avrebbe tutti i motivi per condannare ad alta voce quanto sta accadendo in questi giorni, parlando di magistratura politicizzata (come in effetti traspare) e di sentenze mirate a distruggere una precisa parte politica.
La stessa cosa – e a maggior ragione – si può dire del M5S, che in quanto partito dell’“onestà” a prescindere dovrebbe scagliarsi con la massima forza contro la corruzione, compresa quella nell’amata magistratura. 

Invece le reazioni dei partiti di maggioranza sono state finora flebili, di fronte a uno scandalo che coinvolge i vertici del sistema giudiziario italiano, fino a raggiungere la vetta (o il colle) supremo: il Quirinale.
La presidenza della Repubblica è stata tirata in ballo nel caos procure in ben due intercettazioni: la prima volta da Lotti, che ha detto di aver “parlato con Mattarella” della questione delle nomine concordate con le altre toghe; la seconda in una conversazione tra il parlamentare Cosimo Ferri e Luca Palamara,  in cui si evince che il segretario giuridico del Quirinale, Stefano Erbani, informava magistrati del Csm (e da lì Ferri) della presenza di un trojan sul cellulare di Palamara.
A meno di colossali menzogne, dunque, il PdR, in quanto capo del Csm, non poteva non sapere quanto stava accadendo sotto il suo naso.

Di fronte a simili accuse, il Quirinale ha smentito ogni coinvolgimento, ma non ha querelato né Lotti né Ferri o Palamara. Resta quindi forte il dubbio che il coinvolgimento ci sia stato e, se è così, il minimo che va chiesto a Mattarella è che rassegni le dimissioni.
Invece si registra un inusuale silenzio da parte dei partiti di maggioranza: anche da quel Di Maio che prima della formazione del governo aveva chiesto l’impeachment a Mattarella per l’incarico che stava per conferire a Cottarelli.

Ricordiamo che Mattarella è un presidente nominato da un Parlamento sostanzialmente illegittimo (composto dalla maggioranza “drogata” dal Porcellum, dichiarato incostituzionale) e che ha finora sabotato con tutte le sue forze la linea sovranista del governo, bocciando Savona all’economia e  Sapelli a premier, cercando di dare l’incarico di presidente del Consiglio a Cottarelli, pretendendo l’inserimento nel governo di corpi estranei come Moavero e la Trenta, inveendo continuamente contro il sovranismo e difendendo nel modo più osceno l’Ue e le sue imposizioni assurde. 

Ci sono quindi tutti i motivi per chiederne le dimissioni o addirittura arrivare allo stato d’accusa se le prove di un suo coinvolgimento nello scandalo “toghe rotte” dovessero essere appurate, perché si configurerebbe un comportamento eversivo volto a pilotare le nomine e il comportamento dei giudici in accordo con una particolare parte politica: quella del Pd.
Di fronte a tutto ciò, le forze di maggioranza non possono tacere e devono prendere posizione affinché tutto il marcio della vicenda sia scoperchiato, e che tutti i colpevoli di comportamenti indebiti siano rimossi dai loro incarichi e ricevano le giuste sanzioni. Quirinale incluso.

(Articolo pubblicato il 14 maggio 2019 sui siti Oltre le Barricate e REvoluzione)

Quando si parla di politica internazionale e di veri padroni del mondo, esistono strategie complesse che spesso sfuggono alle persone comuni, impegnate nelle loro faccende quotidiane e riempite della propaganda dei media mainstream. Una di queste è la creazione di partiti e movimenti che, apparentemente di protesta, hanno in realtà il compito di servire fedelmente i dettami delle oligarchie che li hanno creati.
Successe con Occupy Wall Street, un movimento pesantemente finanziato da Soros per canalizzare la protesta contro il settore finanziario del 2011 verso la completa inefficacia. È successo con le “primavere arabe”, telecomandate dagli Usa. Possiamo anche citare l’Isis, tagliagole addestrati da Israele, Usa e Arabia Saudita per raggiungere gli obiettivi dei loro creatori in Iraq, Siria e Paesi vicini. 

Tra i movimenti di questo tipo, in Italia ne abbiamo avuto uno particolare: il Movimento 5 Stelle. Nato come movimento del web, la sua funzione inizialmente era chiara: utilizzare le potenzialità derivanti dalla crescente diffusione di Internet per aggirare il potere mediatico di Silvio Berlusconi, che grazie alle sue tv aveva creato un duraturo consenso attorno a sé. L’obiettivo era quello di raccogliere tutti gli scontenti sia del centrodestra che del centrosinistra (sapendo le politiche di svendita del Paese che quest’ultimo stava portando avanti), per poi continuare le stesse politiche di svendita del Paese ai poteri esteri e impedire la liberazione dell’Italia dalle gabbie sovranazionali come l’Ue e il giogo americano. Fantasie complottiste? Vediamo i fatti.

Il M5S nasce nell’ottobre 2009, 5 anni dopo il primo incontro tra Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. Prima di allora Grillo nei suoi spettacoli distruggeva i computer a martellate, denunciava i pericoli della Rete, si scagliava contro il signoraggio bancario e la corruzione in ambito sanitario, tutte battaglie dimenticate in seguito.
La Casaleggio Associati però non era stata fondata solo dall’omonimo Gianroberto: il membro più pesante e influente della società era Enrico Sassoon, nel consiglio direttivo dell’Aspen Institute Italia (emanazione dei Rockefeller e dei Ford) e presidente del comitato affari economici della Camera di commercio americana in Italia. In pratica un ambasciatore degli interessi economici e finanziari americani nel Belpaese.
Che un personaggio del genere fondasse una società come la Casaleggio Associati e poi quest’ultima fondasse quello che è oggi uno dei principali partiti italiani, non deve essere visto come una mera casualità.
Il movimento nascente si organizzava attraverso i Meetup, una piattaforma (anch’essa) americana pressoché sconosciuta in Italia. È ovvio che, avvenendo tutte le comunicazioni tra membri in Rete, questi gruppi erano facilmente controllabili e manipolabili da individui infiltrati. Tra i temi più censurati fin dal principio, c’erano proprio i temi finanziari collegati al signoraggio bancario e la mafia della grande industria farmaceutica.
L’obiettivo primario del movimento, come detto, era aggregare più italiani possibile sotto l’egida dell’”onestà” e della “lotta alla corruzione”. Una volta ottenuti i voti, come stiamo vedendo, la realtà si è rivelata ben diversa.

Il M5S aveva promesso il referendum consultivo sull’Euro: pochi giorni fa Di Maio ha detto che si sarebbe “tatuato” che l’Italia non sarebbe uscita dalla moneta unica e dall’Ue.
Il M5S aveva promesso l’abrogazione della legge Lorenzin, che è ancora viva e vegeta dopo un anno di governo “del cambiamento”. Anzi, la Grillo ha persino inviato i Nas nelle scuole per controllare che nessun bimbo sfugga al nazismo vaccinale e ci sono state vergognose espulsioni per gli inadempienti.
Il M5S aveva promesso la bocciatura del Ceta: il trattato non è stato portato in Parlamento per la ratifica (o il suo contrario) ed è quindi pienamente valido. Non solo: adesso si sta anche resuscitando il Ttip.
Il M5S aveva promesso l’abrogazione del pareggio di bilancio e del Fiscal Compact: niente si muove in tal senso, anzi si sta procedendo piuttosto al taglio dei parlamentari, che ricorda molto da vicino la riforma di Renzi bocciata nel 2016.
Il M5S aveva promesso la lotta al traffico di immigrati (Di Maio aveva chiamato le Ong “taxi del mare”), mentre adesso l’impressione è che Conte, Toninelli e la Trenta anche su questo fronte si stiano avvicinando al Pd e alla politica dei “porti aperti”, in aperto contrasto con Salvini.
Il M5S aveva dichiarato formalmente guerra ai “poteri forti”, e poi Di Maio si è seduto a pranzo con i membri della Commissione Trilaterale italiana mentre il suo partito ha provato (senza riuscirci) ad entrare nel gruppo più neoliberista del Parlamento europeo, l’Alde.
Se questo non bastasse, aggiungiamo anche le vergognose politiche pro-Lgbt della Appendino e della Raggi, che hanno trascritto le “famiglie” omosex con bimbi nati all’estero tramite la maternità surrogata (utero in affitto) sebbene per la legge Italiana questa pratica sia illegale.
E poi tutto un diluvio di promesse tradite anche sull’Ilva, sul Tap e vedremo come andrà a finire sul Tav.
Insomma: il M5S è partito come incendiario antisistema e poi, appena ottenuto un grammo di potere, si è tramutato nel più fedele servo dei poteri forti e nel continuatore delle politiche del Pd. Al punto che attualmente i 5 Stelle impiegano più energie a guerreggiare col loro alleato di governo che con le opposizioni. Scandalosa in tal senso la volontà di dimissionare unilateralmente l’indagato Siri (noto antieuropeista), lasciando al loro posto gli altrettanto indagati Raggi, Appendino, Nogarin, Conte, Di Maio e Toninelli.

I segni definitivi di una volontà di inciuciare con Zingaretti e compagni si sono visti anche nel recente elogio di Di Maio a Mattarella, quando il vicepremier ha definito “il suo più grande errore” la richiesta di impeachment nei confronti del PdR: viste le continue ingerenze di Mattarella sul governo, la continua condanna dei sovranismi e il continuo servilismo nei confronti dell’Ue franco-tedesca, la messa in stato d’accusa era il minimo che Di Maio dovesse fare, ed è stato grave errore di Salvini quello di non spalleggiarlo quando c’è stata l’occasione. A questo è seguito uno stucchevole elogio di Bergoglio, un papa che si esprime come un esponente di Leu o come un membro dell’Open Society di Soros (accogliere migranti senza limiti, aprire i porti, Rom bravi e belli a prescindere, mai una parola per gli italiani in difficoltà ecc.).

Adesso che il M5S sembra virare sempre più sulle posizioni dei Dem, il rischio di una rottura del governo e di un nuovo esecutivo M5S-Pd benedetto da Mattarella è sempre più forte, e questo sarebbe un disastro per il Paese, tenendo contro che il 37% degli italiani nel marzo 2018 ha votato per il centrodestra, e che quindi solo questo è realmente titolato a governare.
Sarebbe l’ennesimo golpe in stile 2011, e l’ennesimo insulto alla democrazia in questa gabbia indecente chiamata Unione Europea.

 

 

P.s. Per chi volesse approfondire l’argomento, consiglio vivamente questo articolo di Federico Dezzani. 

Soros, banche d’affari, multinazionali, il business dell’utero in affitto. Quando il grande capitale si sposa con le “famiglie arcobaleno”

(Articolo pubblicato su Il Giornale.it il 25/10/2018)

Quando si pensa al mondo Lgbt, l’immagine che viene spesso in mente è quella di minoranze discriminate e oggetto di aggressioni, e per questo bisognose di tutela.
Ma cosa accade quando i cosiddetti diritti civili delle famiglie “arcobaleno” sono in realtà sospinti e sponsorizzati da alcuni degli uomini e delle organizzazioni più potenti del pianeta?

A quel punto le lobby Lgbt, lungi dall’essere deboli e discriminate, finiscono per disporre di una potenza di fuoco capace di condizionare la politica, i media e la società civile.
Al punto da imporre la propria agenda e mettere a tacere le voci dissenzienti con le paroline magiche del politically correct: omofobia e discriminazione.


Soros

La carrellata non può che cominciare con quello che è considerato il re dei cospiratori globalisti: quel George Soros che, oltre a finanziare Ong e progetti a sostegno delle migrazioni di massa, con la sua Open Society Foundation foraggia associazioni per la promozione dei diritti Lgbt in tutto i mondo. In Italia sono celebri i 99.690 dollari elargiti nel 2014 all’Arcigay, che ha confermato nella relazione allegata al bilancio consuntivo del 2017 (senza specificarne l’entità), e in quelle dei due anni precedenti, nuovi finanziamenti della fondazione del magnate.
Se non viene specificato l’ammontare dei contributi del singolo donatore, è indicativo che i finanziamenti da “privati”, tra cui spicca l’Open Society, pesino per il 46% dei ricavi complessivi.

È noto anche, e visibile sui documenti dell’Open Society, il rapporto di “affidabilità” che lega numerosi europarlamentari Pd, partito che ha legalizzato in Italia le unioni civili, a George Soros.

Fuori dall’Italia, Soros ha sostenuto nel 2013 con 100mila dollari la Gay Straight Alliance, un’associazione per la promozione dei diritti Lgbt con sede ad Oakland e molto attiva in California, e nello stesso anno ha beneficiato di detrazioni fiscali per 2,7 milioni di dollari per avere supportato la causa dei matrimoni gay e dei diritti Lgbt.
Nel 2014 il finanziere ha elargito 525mila dollari a Justice at Stake, un’organizzazione americana promotrice della presenza Lgbt nei tribunali. Non sia mai si dovesse incorrere in qualche magistrato troppo tradizionalista.


Multinazionali e banche d’affari

Ma non è solo il finanziere ebreo-ungherese a sostenere il variegato mondo Lgbt.
Nel 2015 ben 379 tra le più importanti banche d’affari e multinazionali del globo hanno inviato una lettera alla Corte Suprema chiedendo una sentenza favorevole al riconoscimento dei matrimoni gay su tutto il territorio americano. Un impeto di amore per i diritti civili? Macché.
Le imprese sostenevano che ciò fosse necessario per il business, poiché, si legge nella lettera: “L’attuale quadro legale sui matrimoni tra persone dello stesso sesso è confuso e comporta oneri significativi per i datori di lavoro e per i loro dipendenti, rendendo spesso difficile portare avanti l’attività lavorativa”.
Questo poiché per le imprese poteva risultare complicato reclutare o trasferire talenti Lgbt, restii a lavorare in Stati dove questi diritti non fossero tutelati, oppure garantire benefici a coppie di fatto ma non riconosciute dalla legge.
Insomma: gli affari non vogliono complicazioni legate agli orientamenti sessuali.


Il ricco business dell’utero in affitto

Un settore che è considerato in pieno sviluppo, poi, è quello del cosiddetto utero in affitto, o maternità surrogata.
A Bruxelles si è tenuta poche settimane fa la quarta edizione del convegno “Men having babies”, che promette ai gay di tutto il mondo una facile “maternità”, alla portata di tutti e al giusto prezzo.
Questo nonostante la pratica della maternità surrogata sia vietata in numerosi Paesi europei, tra cui Italia, Francia, Spagna, Portogallo e Germania.
Nei Paesi in cui questa pratica è legale, invece, i prezzi sono variabili: negli Usa è possibile spendere oltre 100mila dollari per avere un figlio da una madre surrogata, mentre in Paesi come Ucraina e India è possibile “cavarsela” con 30-40mila dollari.
È evidente che, anche in questo caso, il motore di tutto è il business: non sono prezzi alla portata di tutte le tasche, tuttavia il “mercato” è in crescita e frutta oltre 6 miliardi di dollari l’anno. Sospinto da perfetti slogan pubblicitari come “Love is Love”.


Le polemiche italiane

I temi delle adozioni gay e dell’utero in affitto sono ritornati di stretta attualità dopo l’affissione di alcuni cartelli da parte delle associazioni Pro Vita e Generazione Famiglia per le strade di Roma, Milano, Napoli e Torino, per protestare contro la prassi delle rispettive amministrazioni di trascrivere le “famiglie arcobaleno”, pur in presenza di bimbi generati all’estero con la pratica illegale dell’utero in affitto.
Ma, come già rivelato da Il Giornale qualche mese fa, i grillini avrebbero ricevuto finanziamenti dalla Open Society di George Soros pochi mesi prima delle elezioni di marzo e il finanziere ungherese è stato ricevuto in pompa magna a Palazzo Chigi da Gentiloni lo scorso anno. Si tratterebbe, quindi, del classico cerchio che si chiude.

 

 

 

Leggi anche: “Roma, arriva la multa in città per i cartelli contro l’utero in affitto

(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 25 agosto 2018)

Con la squallida vicenda della nave Diciotti e del suo (ennesimo) carico di immigrati clandestini, si è accertata una volta per tutte l’inconsistenza di qualsiasi utopica Unione Europea “dei popoli”, “della pace” o “della solidarietà”.
Non è bastato il massacro sociale fatto in Grecia a colpi di austerità, privatizzazioni, strozzinaggio, disoccupazione e precariato di massa.
Non sono bastati i tanti referendum – bellamente ignorati – con i quali i popoli hanno detto più volte No al progetto di una maggiore unificazione europea (Francia e Olanda su Costituzione Europea, Irlanda su Trattato di Lisbona, Grecia sui piani di “salvataggio” della Troika, e Brexit, su cui si vorrebbe addirittura far rivotare gli inglesi).

Adesso a certificare la natura dittatoriale e anti-solidale dell’Ue è arrivata la questione migranti, con l’Italia lasciata sola a gestire l’ennesimo carico di disgraziati dal Continente Nero, mentre il resto d’Europa blinda i confini.
Sulla Diciotti, ricordiamolo, c’è un concorso di colpe. C’è Malta che ha impedito che un barcone di immigrati soccorso nella loro zona di ricerca SAR sbarcasse da loro, dirottandoli nelle acque territoriali italiane.
Ci sono i vertici di Diciotti e Guardia Costiera, nominati dal Pd, che sembrano impegnati con zelo a favorire il traffico di migranti, invece di obbedire alla linea dura del nuovo governo.
C’è la sinistra e i suoi galoppini che stanno cercando, assieme a qualche Pm siciliano compiacente (iscritto a Magistratura Democratica), di forzare la mano al governo, costringendolo a chinare il capo e far entrare l’ennesimo carico di carne umana.
E poi c’è l’Ue che, invece di contribuire alla risoluzione del problema redistribuendo i 177 tra diversi Paesi europei, sta lasciando l’Italia a gestire in solitudine la questione. E non è la prima volta, dato che anche nel caso dei 500 sbarcati a Pozzallo, solo la Francia ne ha effettivamente presi in carico 45, mentre gli altri Paesi che avevano promesso di farlo (Germania, Spagna, Portogallo, Irlanda, Malta) hanno clamorosamente tradito le loro stesse dichiarazioni.

Di fronte a questo ennesimo fallimento della conclamata “solidarietà europea”, e di fronte alle pesanti imposizioni in materia economica che ci arrivano dall’Ue (pareggio di bilancio, legge Fornero, divieto di aiuti di Stato per rilanciare l’economia, religione del neoliberismo) non resta che prendere l’unica decisione sensata per l’Italia: chiudere i confini facendo entrare solo chi vogliamo (inasprendo le pene per chi, nelle istituzioni, remi contro il governo), stampare i minibot come da programma condiviso, e preparare l’Italexit, sia dal’Euro che dall’Ue.
L’Ue non ci dà nulla tranne che imposizioni sempre più intollerabili, e prende da noi più soldi di quanti ce ne restituisce. E’ tempo di farla deflagrare assieme a quella moneta per soli banchieri che è l’Euro.
Noi non siamo la Grecia e non vogliamo diventarlo.

(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 25 aprile 2018)

Il 24 aprile 2018 sarà ricordato come il giorno in cui il M5S ha ufficialmente mostrato il suo vero volto: quello di stampella del Pd e delle elite globaliste.
Dopo aver impedito la nascita di un governo che realmente rispecchiasse il voto degli italiani, ovvero un Centrodestra-M5S (che ci fosse Berlusconi in mezzo o no era irrilevante: FI ha comunque contribuito in modo determinante alla vittoria della coalizione di Cdx, quindi sarebbe stato democratico includerla nell’accordo di governo, e in ogni caso non si capisce perché escludere anche Fratelli d’Italia), ieri Di Maio ha chiuso ogni spiraglio alla Lega, aprendo senza riserve a un accordo di governo col Pd.

Questa decisione folle fa a pugni con l’inequivocabile messaggio lanciato dagli elettori il 4 marzo: il voto ha punito duramente (con il 70% diviso tra Centrodestra e M5S) il Pd e tutto il centrosinistra, le politiche di austerità, l’europeismo e l’immigrazionismo; lo stesso MòViMento è stato votato perché percepito come alternativo a tutto ciò.
E i 5 Stelle ora che fanno? Decidono di resuscitare un partito cacciato a calci dagli italiani, chiudendo le porte in faccia ai veri vincitori delle politiche: la Lega e il Centrodestra tutto.
Questo comportamento inqualificabile fa pendant con le dichiarazioni di Di Maio dopo le prime consultazioni con Mattarella – quando Giggino a sorpresa giurò fedeltà assoluta all’Ue, all’Euro e alla Nato – e con le sue dichiarazioni dopo l’attacco dei banditi anglo-franco-americani alla Siria, basato su clamorose fake news: anche in quel caso Di Maio non espresse alcuna condanna ma “vicinanza agli alleati e all’Ue”, sebbene con una timida richiesta di approfondire quanto accaduto a Douma.
L’ambiguità democristiana di Di Maio e i suoi ha veramente stufato, specie se nasconde – come nasconde – solo la volontà di rubare i voti e le speranze di un elettorato stremato, per riportarli nel consueto alveo atlantista, europeista, neoliberista e pro-austerità.
E adesso questo è ancora più chiaro con la chiusura verso la Lega e il tentato accordo con il Pd e la sua agenda europeista, anti-sovranista e anti-populista, quando l’unico governo realmente rispettoso del voto del 4 marzo sarebbe “l’alleanza populista” tra M5S, Lega e Fratelli d’Italia, con staffetta per il premier tra Salvini e Di Maio.

Il M5S si conferma così la stampella del potere euro-atlantico, globalista e neoliberista in Italia: si guardi anche alla giunta Appendino, che a Torino ha da poco riconosciuto il primo figlio di due donne nel nostro Paese pur in assenza di una legge specifica, in perfetta continuità con le stronzate gender del centrosinistra sorosiano.
Non resta che dire sul M5S ciò che da tempo si è detto del Pd: M5S delendus est, il M5S  va distrutto al più presto.
Se i 5 Stelle avessero un po’ di palle farebbero ora naufragare ogni accordo col Pd, modificherebbero la legge elettorale con un congruo premio di maggioranza e riporterebbero il Paese alle urne il prima possibile: potrebbero così immediatamente verificare quanto gli italiani hanno gradito le giravolte che li hanno visti protagonisti.

(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” l’8 aprile 2018)

Avere sempre ragione alla lunga può rivelarsi fastidioso. E’ quello che ci vien da pensare negli ultimi giorni dopo l’uscita allo scoperto di Di Maio, novello Tsipras che – come pronosticato già due anni fa –  ha puntualmente fatto naufragare ogni possibilità di un governo populista ed euroscettico, poco dopo le prime consultazioni con Mattarella.
Col popolo leoni e davanti al PdR coglioni, potrebbe essere il nuovo motto dei 5 Stelle.
Come tutti sanno Di Maio, dopo il colloquio al Quirinale, ha improvvisamente dismesso gli abiti populisti e ambiguamente euroscettici per abbracciare l’ortodossia neoliberista più pura e mortifera: si all’Ue, sì all’Euro e sì alla Nato, con uno zelo degno della peggiore Bonino.
E, non contento, ha aperto al Pd senza se e senza ma, come se un’alleanza con Renzi e i suoi fosse migliore di un patto con Berlusconi.
E’ chiaro ed evidente che Mattarella, probabimente imbeccato da Napolitano, ha spiegato a Giggino che per diventare premier deve abbandonare ogni velleità populista e quindi ogni accordo con il Centrodestra, rassicurando tutti i poteri forti possibile: “mercati” (ossia speculatori e grandi banche d’affari), Unione Europea, Fmi e Bce, Stati Uniti e gli altri “alleati” della Nato. Da qui le stupefacenti affermazioni di Di Maio, del tutto in controtendenza con quanto predicato per anni, pur con diverse ambiguità, dai grillini.
Ci chiediamo: quanti voti avrebbe preso Di Maio se avesse dichiarato queste posizioni  in modo chiaro PRIMA del voto? Probabilmente non avrebbe raggiunto il 20%.
Se le cose dovessero mettersi così, con un accordo di governo tra M5S, Pd e Leu, non solo si realizzerebbe quanto da noi paventato prima delle elezioni, ma si consumerebbe il SECONDO COLPO DI STATO a danno del Centrodestra dopo il 2011: prima il golpe dello spread ai danni di Berlusconi, adesso l’estromissione della coalizione vincente alle elezioni, il Centrodestra guidato da Salvini con il suo 37%, dal governo del Paese.

Di Maio sta per macchiarsi – e macchiare tutto il M5S – di un atto di gravità inaudita nella storia del Paese, riportando al potere un partito, il Pd, detestato dagli italiani, punito più e più volte alle urne e responsabile di politiche distruttive nei  confronti della Nazione. Ha ancora tempo per evitare questo disastro.
Meglio un accordo col Centrodestra, e anche con un Berlusconi sempre meno influente e destinato a farsi da parte tra pochi anni per evidenti motivi anagrafici, che riesumare gli appestati del Pd e riportarli al governo.
Giggino avvisato, mezzo salvato.

(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 24 dicembre 2017)

Nel post precedente si accennava al fatto che la politica “No alleanze” del M5S avrebbe portato a un nuovo governo di larghe intese. Ora la situazione si è evoluta, ma in peggio.
Mentre il M5S continua a scartare quell’alleanza che gli permetterebbe di governare e opporsi REALMENTE all’Eurodittatura (quella con Lega e Fratelli d’Italia, costringendo di fatto i due partiti a correre con Forza Italia per vincere), adesso da Di Maio arriva un’apertura netta a un accordo post-voto con un Pd derenzizzato e con Liberi e Uguali, il partito di Boldrini e Grasso.
In pratica, un accordo che sostituirebbe al governo renziano un nuovo governo di centrosinistra, del tutto identico negli intenti a quello in carica: l’Europa ovviamente non sarebbe messa in discussione, così come le politiche di accoglienza indiscriminata.
Basti vedere come Di Maio si sia affrettato negli ultimi tempi a dichiarare che uscire dall’Euro “non è l’obiettivo del M5S“. Si faceva per scherzare, insomma.
Il potere mondialista farebbe, tramite questa nuova coalizione, ciò che ha fatto negli ultimi anni con Renzi e compagni.

La prospettiva è più concreta di quanto si possa pensare: se il centrodestra unito non dovesse arrivare ad avere la maggioranza dei seggi in Parlamento (al momento è al 36%, ma deve arrivare al 40 per essere al sicuro), e se non dovessero arrivare stampelle da sinistra verso un governo a trazione FI-Lega, il mandato potrebbe essere assegnato da Mattarella alla coalizione su citata. Un nuovo e più sofisticato colpo di Stato ai danni della destra – più o meno – nazionalista e del popolo italiano, dopo quello del 2011.

Per scongiurare questa prospettiva occorre votare in massa per la coalizione di centrodestra, chiedendo ai suoi leader di insistere su questi punti:

  • Uscire dall’Euro e, se le regole non cambiano in fretta, anche dall’Unione Europea, disapplicando tutti i suoi trattati. Su questo, la ricetta Borghi sembra meritevole di essere appoggiata;
  • Abrogare il pareggio di bilancio dalla Costituzione;
  • Fermare nel modo più deciso l’immigrazione incontrollata, in particolare quella islamica;
  • Abrogare la legge Lorenzin sui vaccini, ripristinando la normativa pre-De Lorenzo;
  • Istituire politiche di piena occupazione o sussidi per disoccupati e precari involontari, come del resto previsto dalla Costituzione, attraverso spesa pubblica con moneta di PROPRIETA’ STATALE. Questo incentiverà anche la natalità degli italiani, altro che importare disgraziati dall’Africa.

Pretendete dalla coalizione di centrodestra che porti avanti questo programma.
Votate M5S solo se garantisce un’alleanza / accordo post voto con la Lega in funzione anti-Euro e anti-immigrazione.
Ma poiché questo nel 95% dei casi non accadrà, votate a destra e sperate che Salvini e co. abbiano la maggioranza dei seggi in Parlamento. Lui e Berlusconi restano, con tutti i limiti del caso, i personaggi più indigesti all’oligarchia globalista tra quelli che ce la possono fare.

(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 7 luglio 2017)

E’ sempre più chiaro, in questi giorni, come l’accordo Renzi-Berlusconi sia destinato ad essere replicato anche alle prossime elezioni politiche (se e quando mai ci saranno).
Dopo aver incassato una gran vittoria alle amministrative (con la conseguente batosta tutta renziana in città rosse come Genova, Pistoia, Carrara, L’Aquila, Sesto San Giovanni etc etc), il centrodestra resta diviso per la linea troppo europeista di Forza Italia, che è riuscito pure a votare il Ceta assieme al Pd in Senato (Commissione Esteri), rimarcando una evidente differenza di vedute con gli “alleati” Salvini e Meloni.
Sul rapporto con Europa e trattati internazionali, la linea di Lega e FdI si avvicina piuttosto a quella della frangia più euroscettica del M5S, che infatti si è schierato contro il Ceta.
Sondaggi alla mano, un’alleanza M5S-Lega-FdI garantirebbe attualmente una maggioranza in Parlamento, unica combinazione vincente. Sarebbe quindi sufficiente chiarirsi su alcuni punti di massima per un futuro governo di coalizione “populista”.
Ad esempio:

1) Lotta dura ad Euro e Unione Europea
I recenti sviluppi della questione migranti, con “l’Europa dei popoli e della pace” che chiude le frontiere e lascia l’Italia da sola ad affrontare il fenomeno, dimostra ancora una volta che da questa Ue l’Italia ha solo da perdere, come già risultava evidente dai costi/benefici dell’Euro e dall’adesione a pareggio di bilancio e trattati-capestro comunitari (parametri di Maastricht e da ultimo il Fiscal Compact).
Non v’è quindi motivo né convenienza nel restarci, ma solo un sadomasochistico massacro del popolo italiano. Per questo serve una coalizione in grado di raggiungere la maggioranza in Parlamento (già c’è, come visto) e costituire un governo euroscettico che ci traghetti fuori dall’inferno europeista per tornare a fare gli interessi della Nazione Italia (e non quelli della Nazione Germania, servita dagli scendiletto del Pd).

2) Lotta dura all’immigrazione di massa
Basta con questa invasione avallata dal solito Pd e dalle cancellerie europee più Soros e le sue Ong. La nuova coalizione di governo, oltre ad organizzare l’Italexit, deve chiudere i porti italiani alle Ong “umanitarie” e dirottarle verso altri Paesi (preferibilmente Tunisia o Malta, per disincentivare il business del traffico illegale di carne umana). Deve inoltre ripartire i migranti arrivati in massa negli ultimi anni con gli altri Paesi europei, minacciando conseguenze diplomatiche in caso di diniego.

3) Ritiro del Ceta e del Fiscal Compact
Oltre a cancellare il pareggio di bilancio in Costituzione e a portare avanti l’Italexit, il nuovo governo dovrà stracciare il Fiscal Compact e il Ceta, che lo sciagurato Gentiloni e il suo Parlamento abusivo stanno ratificando in questi giorni.

4) Cancellazione del decreto Lorenzin
Quella mostruosità del decreto Lorenzin deve essere cancellata il giorno dopo l’insediamento del nuovo governo. I suoi promotori devono essere perseguiti per attentato alla salute pubblica. Ricordiamo che non esistono studi scientifici sugli effetti di 12 vaccinazioni sui bambini, quindi questo equivale a fare dei piccoli italiani delle CAVIE, in un momento in cui non c’è NESSUNA EMERGENZA a giustificare l’imposizione coatta di un numero così alto di vaccinazioni.
L’unica emergenza è evidentemente quella delle casse della Glaxo.

5) Politiche per rilanciare il lavoro, il welfare e la famiglia
La propaganda fasciorenziana continua a ripetere che servono gli immigrati perché gli italiani non fanno più figli. Questa stronzata colossale, che serve a coprire gli affari delle coop con il business dell’accoglienza e gli interessi elettorali del Pd legati allo Ius Soli, dimentica volutamente l’ovvio: gli italiani non fanno figli perché non se li possono permettere e perché temono per il futuro, anche grazie a politiche di precarizzazione come il Jobs Act e l’abolizione dell’art. 18.
Per risolvere il problema è sufficiente garantire lavoro e welfare per tutti (e lo puoi fare solo fuori da Euro, Ue, Fiscal Compact, Ceta e pareggio di bilancio), permettendo una vita dignitosa e con i giusti ammortizzatori sociali ad ogni italiano. I figli, a quel punto, non tarderanno ad arrivare.

6) Tornare a valorizzare la specificità italiana
L’Italia è un Paese di cui essere molto fieri. Pieno di bellezza, con una storia e una cultura invidiabili, un patrimonio gastronomico e naturale unico, e piccoli tesori ed eccellenze da scoprire ovunque. Gettare tutto questo ben di Dio a mare, o svenderlo, in nome di una finta internazionalizzazione, è follia e tradimento, e il Pd è stato in prima linea per anni in questo processo. Torniamo a fare i nostri interessi, com’è giusto e normale.

 

P.s. E’ superfluo ribadire come un M5S morbido con l’Europa finirebbe per essere la brutta copia del Pd, non sarebbe in grado di risolvere nessun problema strutturale del Paese e si condannerebbe quindi a scomparire nell’arco di un paio di anni.
Stessa cosa accadrebbe se si rifiutasse ancora di fare alleanze, consegnando il Paese a un nuovo governo di centro-sinistra-destra.

(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 23 giugno 2017)

Mentre il M5S è riuscito nell’impresa di restare fuori da tutti i ballottaggi che contano (complici le crescenti ambiguità verso la Ue, l’avvicinamento alla Commissione Trilaterale e ai superliberisti dell’Alde), il 25 giugno restano in corsa per le amministrative i classici centrodestra e centrosinistra, anche se per non essere riempito di ceffoni il Pd si è dovuto nascondere spesso e volentieri dietro liste civiche.
Non dovrebbe essere difficile capire come a questo punto la priorità sia quella di punire il più duramente possibile proprio il Pd (palese o nascosto che sia), reo di una serie di nefandezze da far paura.
Tra cui:

  • Il vergognoso decreto vaccini, che ha inaugurato una nuova forma di nazifascismo sanitario e che rischia di tirare su una generazione di bimbi con gravi danni da reazioni avverse, di causare la fuga dall’Italia di masse di genitori impauriti e di ridurre ulteriormente la natalità;
  • L’assoluto compiacimento per la folle invasione di immigrati di cui l’Italia è vittima, complici le Ong finanziate da Soros (ricevuto con tutti gli onori da Gentiloni) e di cui fa parte anche Marco De Benedetti (Save the children).
    L’85% degli immigrati giunti in Europa nel 2017 è entrato dall’Italia, e questi del Pd invece di contrastare il fenomeno, organizzano marce per migranti, ci continuano a lucrare sopra grazie alle coop che gestiscono “l’accoglienza” (a spese dei contribuenti italiani)  e sono pronti a dargli lo Ius Soli, evidentemente per fini elettorali. Se questo non è l’ennesimo tradimento verso i VERI italiani, non so cosa sia;
  • La prontezza con cui un Parlamento illegittimo e un governo delegittimato dagli italiani fin dal 4 dicembre stanno per ratificare il Ceta, ennesimo trattato devastante per l’economia italiana e per la nostra qualità della vita. Ovviamente per farlo aspettano che le elezioni siano alle spalle;
  • Il voler posticipare le elezioni politiche il più possibile, anche in presenza di due leggi elettorali perfettamente costituzionali e vigenti (Legalicum e Consultellum) di modo da arrivare alla pensione a settembre e continuare a fare danni;
  • Il servilismo dimostrato verso Ue, Commissione Trilaterale, George Soros, lobby del petrolio, case farmaceutiche e poteri forti di ogni genere, a scapito del popolo italiano;
  • Gli innumerevoli scandali e relativi tentativi di insabbiamento: Boschi e Banca Etruria; Guidi e il quartierino dietro il Mise; Consip e Lotti indagato; il Mps spolpato dagli amici De Benedetti e Marcegaglia; per non parlare dei mediocrissimi Poletti, Fedeli e della criminale Lorenzin.

Per questi e tanti altri motivi, il Pd deve essere punito dagli elettori nel modo peggiore: più città perderà (specie le grandi e “rosse”, come Genova) e meglio sarà.