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(Articolo pubblicato il 6 luglio 2019 sul sito Oltre le Barricate)

Non ci sono parole ormai per definire quanto è accaduto negli ultimi giorni. Tra il caso Sea Watch, gli orrori di Bibbiano, lo scandalo del Csm e le (inutili) nomine europee, il filo conduttore è uno solo: il ruolo vergognoso del Pd, che ne esce distrutto a tutti i livelli, così come i suoi complici.

Cominciamo col caso Sea Watch: la “capitana” Carola Rackete, nuova eroina di piddini e centrosocialari, è stata incredibilmente messa in libertà dal Gip Alessandra Vella dopo una lunga serie di reati culminata con lo speronamento di una motovedetta della Guardia di Finanza. Decisione incomprensibile, secondo l’avvocato Giuseppe Palma – sentito dal nostro sito – poiché sussisterebbe il pericolo di reiterazione del reato (la possibilità di tornare a trafficare migranti appena libera) e quello di fuga.
Secondo Palma (intervista completa in basso), la Vella avrebbe dato nella sua ordinanza un giudizio “di merito” sulla condotta della Rackete (considerandola non illecita), mentre avrebbe dovuto solo limitarsi a giudicare sulla necessità o meno di tenerla agli arresti domiciliari.

Numerosi i dubbi sollevati anche da altri giuristi.
Il processo ora comunque continuerà, anche se, visto l’andazzo, sembra altamente probabile che la procura di Agrigento (guidata da quello stesso procuratore Patronaggio che accusò Salvini di sequestro di persona) lascerà indenne la ricca tedesca – figlia di un ex militare ora consulente in sistemi di difesa – da qualsiasi accusa. 

E questo nonostante i seguenti illeciti:

  1. Ingresso nelle acque territoriali in spregio al decreto sicurezza bis e al divieto d’ingresso firmato da Salvini, Trenta e Toninelli;
  2. Resistenza o violenza a nave da guerra e tentato naufragio;
    la Rackete ha disobbedito più volte agli ordini della Guardia di Finanza di fermare l’imbarcazione, ed è addirittura arrivata a speronarla: la Gip ha ritenuto quella della GdF non essere una “nave da guerra”, ma sentenze della Cassazionee il personale militare affermano il contrario;
  3.  Probabile favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, avendo la Rackete sottratto i migranti alla guardia costiera libica al momento di    prelevarli dalle coste nordafricane.

Insomma: normalmente la Rackete rischierebbe fino a 22 anni di prigione. Questo se la magistratura fosse veramente “serena” e indipendente.
Invece viene fuori che, oltre a Patronaggio e alla sua personale guerra contro Salvini, anche la Gip Vella sarebbe accecata dall’ideologia, al punto da postare sul suo profilo Facebook una raccolta fondi per la stessa Sea Watch.
Il profilo Fb della Gip è stato cancellato subito dopo la liberazione della Rackete, quindi è impossibile verificare se il post fosse veramente suo o di un’omonima, ma questo episodio, assieme alla discutibilissima decisione sulla Rackete, ha sollevato grandi dubbi sulla “terzietà” del giudice stesso.
Alcuni giuristi sono arrivati ad affermare che la stessa Vella, già indagata a Caltanissetta per falso ideologico commesso nell’esercizio delle funzioni giudiziarie, potrebbe essere incriminata per Delitto verso la personalità dello Stato, punibile con un minimo di 12 anni di reclusione, e alcune denunce in questo senso sono già state indirizzate alla procura di Caltanissetta.
Tutto dipenderà dalla volontà della procura di approfondire la vicenda, naturalmente.

Il senso di paurosa ingiustizia del caso Sea Watch si lega a doppio filo all’arroganza con cui i parlamentari Pd e di Sinistra Italiana sono saliti sulla nave, praticamente istigando la “capitana” a disobbedire alle leggi nazionali, un atto che si potrebbe solo definire come apologia di reato e istigazione a delinquere. Naturalmente i coraggiosi parlamentari sinistrati, così come la Rackete, sapevano benissimo di trovare in Patronaggio e compagni dei perfetti complici, o non avrebbero certo forzato in modo così violento e plateale tutte le regole possibili.
È stato quindi un atto perfettamente premeditato e per niente rischioso per i suoi protagonisti.

A far le spese di questa storia sarà inevitabilmente la fiducia del cittadino comune nella giustizia e nelle istituzioni, così come grande sarà il senso di impotenza del popolo italiano nei confronti dei burattinai delle migrazioni di massa: le Ong e i loro finanziatori (Soros e non solo: si parla anche dei servizi segreti degli stati di bandiera: non è un caso che la maggior parte di queste siano tedesche), l’Ue, l’Onu e l’asse franco-tedesco che vuole destabilizzare l’Italia, fiaccarne il morale e renderla suddita.
Sarà più difficile opporsi, così, alla trafila delle navi negriere che portano immigrati dalla Libia a Lampedusa, ringalluzzite dal successo della Rackete, e che contribuiscono alla progressiva sostituzione etnica degli italiani, i quali non fanno figli perché stritolati dalla crisi economica, dall’Euro e dalle regole di bilancio Ue.

Accanto al nemico esterno si pone poi un nemico interno ramificato ovunque: la piovra Pd con tentacoli nella politica, nei media, nella magistratura, nelle università, nell’associazionismo. E anche nel M5S, che troppo spesso sembra andare a braccetto con i Dem, sabotando di fatto le iniziative salviniane (pensiamo alla Trenta che non muove un dito per difendere i confini e nel frattempo dedica feste nazionali all’”inclusione”, o a Toninelli che con la Guardia Costiera non contrasta seriamente il fenomeno degli “sbarchi fantasma” da barchini vari).

Insomma: assistiamo ad una manovra a tenaglia per colpire Salvini, l’uomo forte del governo, e ridurlo all’impotenza sui suoi temi più cari: l’immigrazione e l’economia (vedi vicenda minibot). E non importa che la stragrande maggioranza degli italiani sia d’accordo con lui: l’Ue ha gettato la maschera e rivelato il suo volto autoritario molto tempo fa.

Le nomine europee

Per una “curiosa” coincidenza, l’assalto della Sea Watch è avvenuto in contemporanea alle nomine dei vertici delle istituzioni europee: mentre Conte bloccava con i Paesi di Visegrad la prima tornata di nomi (tra cui l’olandese Timmermans alla Commissione), la capitana entrava a Lampedusa ignorando ogni divieto e speronando la GdF.
Il 2 luglio la Rackete veniva rimessa in libertà, mentre veniva trovato l’accordo sui nomidi Ursula von der Leyen (Commisione Europea), Christine Lagarde (Bce) e Charles Michel (Consiglio Europeo). Grande la soddisfazione espressa da Conte e Tria per le nomine. Poco dopo l’Ue (sempre “curiosamente”) abbandonava la minaccia della procedura d’infrazione.

Facciamo notare come tutti e tre i personaggi su citati abbiano partecipato al meeting del Bilderberg nel 2016. Veramente un segno di “rinnovamento”, specie con la Lagarde che è stata una delle strozzine della Grecia quando era alla guida del FMI, e con il superfalco tedesco Von der Leyen, che nel 2011 chiedeva sempre alla Grecia di impegnare il proprio oro e le aziende di Stato per far fronte ai suoi doveri.
La ciliegina sulla torta è stata la nomina di David Sassoli alla presidenza del Parlamento Europeo. Un esponente del Pd, partito ultraPerDente in patria, unico italiano con posizioni di vertice. L’esempio più lampante che l’Ue non si può riformare, ma solo abbandonare, assieme alla moneta unica.

Il caso Bibbiano

Mentre accadeva il pandemonio per via della Sea Watch, scoppiava un altro scandalo che vedeva coinvolto sempre il Pd: quello dei minori tolti alle famiglie naturali da una rete di Onlus, psicologi, assistenti sociali, giudici e politici locali nei pressi di Reggio Emilia e affidati a pagamento a coppie decisamente discutibili, tra cui titolari di sexy shop, coppie omosessuali, e anche pedofili (almeno due i casi di abusi riscontrati sui minori).
Al centro delle indagini l’Onlus torinese “Hansel e Gretel”, il cui responsabile, Claudio Foti è agli arresti domiciliari: gli psicologi avrebbero utilizzato anche scosse elettriche sui bambini per indurre falsi ricordi e incolpare i genitori dei bimbi di abusi mai avvenuti. Avrebbero anche modificato i loro disegni aggiungendo dettagli pornografici, sempre per provare gli avvenuti abusi, e si sarebbero travestiti da mostri o animali per spaventare i piccoli e collegare i travestimenti ai genitori.
Secondo gli inquirenti, il sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti (Pd), arrestato per abuso di’ufficio, sarebbe stato “pienamente consapevole” di quanto accadeva.
Nella vicenda sono indagati altri due sindaci targati Pd.

Il caso Bibbiano è collegato all’inchiesta Veleno sui “diavoli della bassa modenese” (coinvolti anche in quel caso psicologi della Hansel e Gretel) e ricorda quella degli abusi sui bimbi e disabili del Forteto, in Toscana.
Sebbene lo scandalo sia stato sostanzialmente minimizzato dai media (che invece hanno dato ben altro rilievo alla Sea Watch e alle gesta “eroiche” della sua ricca capitana), il caso ha fatto scoppiare un putiferio sui social, al punto da costringere Zingaretti e compagni a minacciare querele per gli utilizzatori dell’hashtag “PDofili” su Twitter, arrivato in breve in Trending Topic.
È evidente che la verità fa male, specie quando è così marcia e vergognosa.

Il caso di Bibbiano si lega a doppio filo anche con il contemporaneo “Pizzagate”, che negli Stati Uniti sta svelando una rete pedofilo-satanica-assassina che ruota attorno al Partito Democratico, alla Clinton e a Barack Obama, e che potrebbe coinvolgere anche loro in prima persona.
Chissà che uomini vicini a Trump non stiano facendo del proprio meglio per far emergere questi orrori, sia negli States che da noi.

Il CSM

Nel frattempo continuano le dimissioni tra le toghe in seguito alla pubblicazione delle intercettazioni sul caso Csm: ultimo in ordine di tempo è stato il procuratore generale della Cassazione Riccardo Fuzio, che, da quanto trapelato, avrebbe avvisato Palamara delle indagini a suo carico.
Ma le toghe investite dallo scandalo sono sempre più numerose, come riassunto in questo articolo di Panorama. Un terremoto che mina per sempre la “superiorità morale” e l’autorevolezza del sistema giudiziario italiano: una perdita di affidabilità che ha avuto nel caso Sea Watch il suo epilogo più amaro e indecente.
Nell’articolo precedente ci domandavamo come mai Salvini e Di Maio non chiedano le dimissioni di Mattarella, in quanto capo del Csm, dopo la pubblicazione delle intercettazioni in cui Lotti lo tira in ballo: a questo punto sembra ormai necessario fare piazza pulita di tutto il marcio che c’è nella magistratura, da cima a fondo.
E anche nel Pd.

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(Articolo pubblicato il 30 giugno 2019 sul sito Oltre le Barricate

Quello che fa specie della bufera che si è abbattuta sul sistema giudiziario italiano, con l’inchiesta di Perugia che ha portato alle dimissioni di quattro consiglieri del Csm e del presidente dell’Anm Grasso, è non solo il modo in cui una simile bomba è stata minimizzata dai media, ma anche la sostanziale reticenza delle forze politiche nel condannare lo scandalo e i suoi protagonisti. 

Se la Lega non è mai stata eccessivamente “giustizialista” è anche vero che molti suoi esponenti sono stati negli ultimi tempi vessati da indagini e condanne che si possono definire “a orologeria” (come ai tempi di Berlusconi), per non parlare della sentenza che condanna il partito a risarcire allo Stato la cifra mostruosa di 49 milioni di euro.
Salvini, insomma, avrebbe tutti i motivi per condannare ad alta voce quanto sta accadendo in questi giorni, parlando di magistratura politicizzata (come in effetti traspare) e di sentenze mirate a distruggere una precisa parte politica.
La stessa cosa – e a maggior ragione – si può dire del M5S, che in quanto partito dell’“onestà” a prescindere dovrebbe scagliarsi con la massima forza contro la corruzione, compresa quella nell’amata magistratura. 

Invece le reazioni dei partiti di maggioranza sono state finora flebili, di fronte a uno scandalo che coinvolge i vertici del sistema giudiziario italiano, fino a raggiungere la vetta (o il colle) supremo: il Quirinale.
La presidenza della Repubblica è stata tirata in ballo nel caos procure in ben due intercettazioni: la prima volta da Lotti, che ha detto di aver “parlato con Mattarella” della questione delle nomine concordate con le altre toghe; la seconda in una conversazione tra il parlamentare Cosimo Ferri e Luca Palamara,  in cui si evince che il segretario giuridico del Quirinale, Stefano Erbani, informava magistrati del Csm (e da lì Ferri) della presenza di un trojan sul cellulare di Palamara.
A meno di colossali menzogne, dunque, il PdR, in quanto capo del Csm, non poteva non sapere quanto stava accadendo sotto il suo naso.

Di fronte a simili accuse, il Quirinale ha smentito ogni coinvolgimento, ma non ha querelato né Lotti né Ferri o Palamara. Resta quindi forte il dubbio che il coinvolgimento ci sia stato e, se è così, il minimo che va chiesto a Mattarella è che rassegni le dimissioni.
Invece si registra un inusuale silenzio da parte dei partiti di maggioranza: anche da quel Di Maio che prima della formazione del governo aveva chiesto l’impeachment a Mattarella per l’incarico che stava per conferire a Cottarelli.

Ricordiamo che Mattarella è un presidente nominato da un Parlamento sostanzialmente illegittimo (composto dalla maggioranza “drogata” dal Porcellum, dichiarato incostituzionale) e che ha finora sabotato con tutte le sue forze la linea sovranista del governo, bocciando Savona all’economia e  Sapelli a premier, cercando di dare l’incarico di presidente del Consiglio a Cottarelli, pretendendo l’inserimento nel governo di corpi estranei come Moavero e la Trenta, inveendo continuamente contro il sovranismo e difendendo nel modo più osceno l’Ue e le sue imposizioni assurde. 

Ci sono quindi tutti i motivi per chiederne le dimissioni o addirittura arrivare allo stato d’accusa se le prove di un suo coinvolgimento nello scandalo “toghe rotte” dovessero essere appurate, perché si configurerebbe un comportamento eversivo volto a pilotare le nomine e il comportamento dei giudici in accordo con una particolare parte politica: quella del Pd.
Di fronte a tutto ciò, le forze di maggioranza non possono tacere e devono prendere posizione affinché tutto il marcio della vicenda sia scoperchiato, e che tutti i colpevoli di comportamenti indebiti siano rimossi dai loro incarichi e ricevano le giuste sanzioni. Quirinale incluso.

(Articolo pubblicato l’8 giugno 2019 sul sito Oltre le Barricate

In un articolo precedente scrivevamo che nel cosiddetto Governo del Cambiamento ci sono tre corpi estranei: la Grillo, Moavero Milanesi e Tria.
Dopo il voto delle Europee, che ha sancito il trionfo assoluto della Lega e della sua linea dura verso l’Ue e verso l’immigrazione selvaggia, ci si attende che qualcosa cambi in fretta negli equilibri di governo. 

È evidente che i ministri troppo legati all’establishment devono cedere il posto a quelli più sovranisti, e qui ci riferiamo a Moavero e Tria.
Quest’ultimo si è macchiato proprio in questi giorni dell’ennesimo insulto alla volontà popolare, bocciando i minibot proposti dal Parlamento tramite una mozione, con gli stessi insulsi argomenti sollevati da Draghi (il quale ovviamente teme che questi possano usati come la fase iniziale di una eventuale uscita dall’Euro). 

Il fatto che Tria si riduca a fare da pappagallo della Bce e del Quirinale ne certifica l’inadeguatezza a rivestire un ruolo così importante nel governo “sovranista”, a maggior ragione dopo l’exploit della Lega alle ultime elezioni e il ridimensionamento dell’ormai “moderato” M5S.
Stesso ragionamento va fatto per il premier Conte, che da avvocato degli italiani e garante dell’attuazione del contratto, si è trasformato in un collaborazionista di Bruxelles e del Colle, incensando la Merkel ed esprimendo forti dubbi sui minibot, sebbene questi siano ben incardinati nel contratto di governo.
Se Tria e Conte non se la sentono di attuare il programma stabilito dalle forze di maggioranza, non hanno che da dimettersi.

Gli italiani vogliono la linea dura verso l’Ue, questo è ormai assodato, e la vergognosa procedura d’infrazione avviata da Bruxelles non farà altro che aumentare questo risentimento. Non resta, quindi, che prepararsi ad un’uscita intelligente da Euro e Ue, e dalle loro regole-capestro.
Per far questo bisogna rimuovere prima tutti i ministri collaborazionisti con i poteri sovranazionali: non solo i su citati Tria e Moavero, ma anche la Grillo (ormai una scendiletto di Big Pharma) e la Trenta, che si pone verso l’immigrazione di massa e verso l’interesse nazionale come un Fico o una Boldrini qualsiasi, di fatto sabotando la linea salviniana.

In un altro articolo suggerivamo il ricorso ad un referendum consultivo simile a quello sulla Brexit per far decidere agli italiani se restare o no nell’Euro e nell’Ue: se la situazione dovesse però peggiorare (come sembra), non resta che attuare il famoso piano B elaborato dagli autori di Scenari economici e uscire unilateralmente dalla moneta unica, per poi lasciare questa gabbia di matti chiamata Unione Europea.
Con il governo collaborano economisti più che validi: Borghi, Bagnai, Rinaldi, Zanni, oltre a giuristi come Barra Caracciolo. Gli strumenti intellettuali per tirarci fuori da questa palude ci sono tutti, il consenso degli italiani pure: quella che serve ora è la volontà politica di agire. 

Al governo conviene muoversi in modo chiaro in questa direzione: se si susseguiranno tentennamenti e ambiguità, l’impressione sarà che, oltre al “partito del Quirinale”, ci sia di mezzo la volontà della maggioranza di giocare al “poliziotto buono e poliziotto cattivo”, con Di Maio e Salvini che fanno i sovranisti mentre Conte e Tria bloccano tutto e ossequiano l’establishment.
Gli italiani sono stufi di essere presi in giro e i messaggi inviati durante le ultime elezioni sono stati inequivocabili: mandate al diavolo l’Ue e le sue regole assurde.
Diamo la giusta risposta alle loro letterine.

(Articolo pubblicato il 29 maggio 2019 sul sito Oltre le Barricate)

Come auspicavamo nel post precedente, il M5S è stato duramente punito per la sua recente piddinizzazione. Sebbene commentatori di vario genere cerchino di attribuire la sconfitta dei 5 Stelle all’alleanza con la Lega, la realtà è che il M5S ha perso 6 milioni di voti per l’essersi rimangiato troppe promesse (vaccini, Euro, sforamento del 3%, abrogazione pareggio di bilancio e Fiscal compact, caso Ilva ecc.) e per l’essersi avvicinato troppo alle posizioni del Pd, difendendo l’Ue, il rigore nei conti pubblici, le politiche pro-Lgbt e mantenendo una linea troppo morbida (a volte in contrasto con Salvini) sull’immigrazione di massa.

Se adesso il M5S vuole riprendere i voti persi, non deve fare altro che mantenere quelle promesse su cui ha costruito il suo consenso: abrogazione della legge Lorenzin (se serve, cacciando il ministro Grillo), referendum consultivo su Euro e Ue, abrogazione di Fiscal compact e pareggio di bilancio, stop a Ceta e Ttip, sforamento dei vincoli Ue con politiche keynesiane di rilancio dell’economia, stop al business dell’immigrazione clandestina e alle grandi opere inutili.

E deve fare questo ignorando le sirene che lo vorrebbero alleato al Pd: è indicativo che al nuovo meeting del Bilderberg siano stati invitati Matteo Renzi, da sempre contrario all’alleanza del suo partito con i pentastellati,  e Stefano Feltri, vicedirettore del Fatto Quotidiano, un giornale che si è sempre distinto nel chiedere al M5S un’alleanza con i piddini. I poteri forti massonici ed euroatlantici vogliono la caduta di un governo scomodo come quello giallo verde, e useranno anche giornalisti vicini al M5S per premere in questa direzione, mentre cercheranno di “ammorbidire” le posizioni di Renzi.

A Di Maio e Salvini il compito di non farsi dividere e continuare assieme l’esperienza di governo, nonostante i disaccordi e le pressioni esterne.

(Articolo pubblicato il 22 maggio 2019 sul sito Oltre le Barricate)

E così ci siamo: il 26 maggio si vota non solo per il Parlamento europeo, ma anche per una importante regione come il Piemonte e per città capoluogo come Firenze. Si tratta di un appuntamento preparato dai partiti più o meno a partire dal 5 marzo 2018, a giudicare dalla propaganda martellante: a sentire i vari leader sembra davvero che il voto del 26 sarà determinante per cambiare l’Europa e gli equilibri politici interni ai vari Paesi.
Sarà veramente così? Ne dubitiamo. 

A livello europeo il voto avrà un valore più che altro simbolico, poiché com’è noto il Parlamento europeo non ha la facoltà di legiferare da solo, come ben spiegato in questo articolo dell’avvocato Giuseppe Palma e di Paolo Becchi, ma solo in concomitanza con la Commissione e il Consiglio, che hanno un peso ben maggiore sul processo legislativo.
Quello che una maggioranza sovranista nell’Europarlamento potrebbe fare è bloccare alcune iniziative del Consiglio ed eleggere il presidente della Commissione, il cui nominativo però viene proposto dal Consiglio europeo.
Quindi si tratterà solo di decidere, banalmente, chi vogliamo che occupi una manciata di poltrone a Bruxelles e Strasburgo, con poteri di incidere decisamente limitati.

Dovendo scegliere, ovviamente preferiamo che questi siano esponenti della Lega o di Fratelli d’Italia. Il motivo è semplice: danno qualche garanzia in più di fare gli interessi italiani rispetto ad esponenti del Pd o di Forza Italia, e anche del M5S, che di recente si è piddinizzato in modo intollerabile, e quindi va punito duramente. Anche CasaPound sarebbe una scelta interessante, ma vista l’alta soglia di sbarramento (4%) è quasi matematicamente certo che quei voti sarebbero dispersi. Inoltre non è dal Parlamento europeo che Di Stefano è i suoi potrebbero realizzare l’Italexit che sbandierano (tra gli ultimi rimasti a farlo) nel programma.

Archiviato il Parlamento europeo, le cose cambiano di poco sul voto regionale e locale. Qui occorre nuovamente votare per i partiti della destra nazionalista (Lega e Fratelli d’Italia), ma ci auguriamo anche un ottimo risultato per CasaPound e gli altri partiti sovranisti, che possa portare le loro istanze patriottiche, di difesa del popolo italiano e dei confini, e di volontà di rompere con Ue ed Euro nelle istituzioni.
L’ideale sarebbe una coalizione futura tra questi tre partiti che escluda l’ormai ultraeuropeista Forza Italia: nel frattempo l’auspicio è che sia il centrodestra a imporsi ovunque e che CasaPound entri nei “palazzi” senza rosicchiargli troppi voti, e senza favorire così il centrosinistra ultraeuropeista.

Chi deve uscire sconfitto in modo clamoroso sono evidentemente il Pd e i 5 Stelle.
Se gli italiani hanno imparato a conoscere (e a bastonare) il Pd, adesso è il turno dei traditori del M5S, che da settimane si comportano come il partito di Renzi o come una nuova sinistra arcobaleno. Nel post precedente illustravamo tutti i loro tradimenti rispetto alle promesse di pochi anni fa: negli ultimi giorni si sono aggiunti gli incredibili appelli di Di Maio a non far alzare lo spread, il suo impegno a non sforare il parametro/fuffa 3% del deficit-Pil, quello a non aumentare il debito pubblico, e un costante dare addosso all’alleato di governo. Se Giggino pensa di raccattare i voti degli italiani esprimendosi come un piddino qualsiasi e rimangiandosi quanto detto per anni, dobbiamo avvisarlo che la sua non è proprio la migliore delle strategie.
Come se non bastasse, Di Maio ha incassato anche l’endorsement di Monti per la sua politica ormai innocua verso l’Ue, ed è evidente che ci sia stata una complicità dei grillini con il pm Patronaggio nell’incredibile vicenda della Sea Watch, attraccata a Lampedusa nonostante il niet di Salvini. A consentire lo sbarco dei clandestini e il sequestro (sicuramente temporaneo) della nave non è stato, infatti, solo il pm del caso Diciotti, ma anche la Guardia costiera (che dipende da Toninelli) e la Guardia di finanza (che dipende dal ministro Tria). E’ chiaro che si è trattata, quindi, dell’ennesima mossa del “partito del Quirinale”, dell’establishment immigrazionista, dei giudici politicizzati e del M5S per mettere in grande difficoltà Salvini nel momento più caldo della campagna elettorale.  

Votare nazionalista, sovranista, populista, in un momento di così grave crisi democratica, diventa un atto imprescindibile che deve essere interpretato come un forte messaggio contro l’Ue, contro l’Euro (da qui la necessità di far crescere CasaPound, ma anche i comunisti di Rizzo e altre forze sovraniste), contro l’immigrazione di massa, contro i poteri forti sovranazionali, contro le assurde politiche pro-Lgbt e contrarie alla famiglia naturale, contro l’assalto all’identità nazionale, alla nostra cultura e alle nostre tradizioni (Cristianesimo incluso, da riaffermare contro ogni forma di islamizzazione della società o di finto laicismo che mira alla distruzione di ogni genere di spiritualità), contro le continue ingerenze del Quirinale, della magistratura politicizzata e delle Ong al servizio del grande capitale.
E soprattutto, contro quei “movimenti di protesta” che hanno lo scopo di continuare le politiche del Pd e delle sinistre sorosiane sotto un’altra bandiera. 

(Articolo pubblicato il 14 maggio 2019 sui siti Oltre le Barricate e REvoluzione)

Quando si parla di politica internazionale e di veri padroni del mondo, esistono strategie complesse che spesso sfuggono alle persone comuni, impegnate nelle loro faccende quotidiane e riempite della propaganda dei media mainstream. Una di queste è la creazione di partiti e movimenti che, apparentemente di protesta, hanno in realtà il compito di servire fedelmente i dettami delle oligarchie che li hanno creati.
Successe con Occupy Wall Street, un movimento pesantemente finanziato da Soros per canalizzare la protesta contro il settore finanziario del 2011 verso la completa inefficacia. È successo con le “primavere arabe”, telecomandate dagli Usa. Possiamo anche citare l’Isis, tagliagole addestrati da Israele, Usa e Arabia Saudita per raggiungere gli obiettivi dei loro creatori in Iraq, Siria e Paesi vicini. 

Tra i movimenti di questo tipo, in Italia ne abbiamo avuto uno particolare: il Movimento 5 Stelle. Nato come movimento del web, la sua funzione inizialmente era chiara: utilizzare le potenzialità derivanti dalla crescente diffusione di Internet per aggirare il potere mediatico di Silvio Berlusconi, che grazie alle sue tv aveva creato un duraturo consenso attorno a sé. L’obiettivo era quello di raccogliere tutti gli scontenti sia del centrodestra che del centrosinistra (sapendo le politiche di svendita del Paese che quest’ultimo stava portando avanti), per poi continuare le stesse politiche di svendita del Paese ai poteri esteri e impedire la liberazione dell’Italia dalle gabbie sovranazionali come l’Ue e il giogo americano. Fantasie complottiste? Vediamo i fatti.

Il M5S nasce nell’ottobre 2009, 5 anni dopo il primo incontro tra Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. Prima di allora Grillo nei suoi spettacoli distruggeva i computer a martellate, denunciava i pericoli della Rete, si scagliava contro il signoraggio bancario e la corruzione in ambito sanitario, tutte battaglie dimenticate in seguito.
La Casaleggio Associati però non era stata fondata solo dall’omonimo Gianroberto: il membro più pesante e influente della società era Enrico Sassoon, nel consiglio direttivo dell’Aspen Institute Italia (emanazione dei Rockefeller e dei Ford) e presidente del comitato affari economici della Camera di commercio americana in Italia. In pratica un ambasciatore degli interessi economici e finanziari americani nel Belpaese.
Che un personaggio del genere fondasse una società come la Casaleggio Associati e poi quest’ultima fondasse quello che è oggi uno dei principali partiti italiani, non deve essere visto come una mera casualità.
Il movimento nascente si organizzava attraverso i Meetup, una piattaforma (anch’essa) americana pressoché sconosciuta in Italia. È ovvio che, avvenendo tutte le comunicazioni tra membri in Rete, questi gruppi erano facilmente controllabili e manipolabili da individui infiltrati. Tra i temi più censurati fin dal principio, c’erano proprio i temi finanziari collegati al signoraggio bancario e la mafia della grande industria farmaceutica.
L’obiettivo primario del movimento, come detto, era aggregare più italiani possibile sotto l’egida dell’”onestà” e della “lotta alla corruzione”. Una volta ottenuti i voti, come stiamo vedendo, la realtà si è rivelata ben diversa.

Il M5S aveva promesso il referendum consultivo sull’Euro: pochi giorni fa Di Maio ha detto che si sarebbe “tatuato” che l’Italia non sarebbe uscita dalla moneta unica e dall’Ue.
Il M5S aveva promesso l’abrogazione della legge Lorenzin, che è ancora viva e vegeta dopo un anno di governo “del cambiamento”. Anzi, la Grillo ha persino inviato i Nas nelle scuole per controllare che nessun bimbo sfugga al nazismo vaccinale e ci sono state vergognose espulsioni per gli inadempienti.
Il M5S aveva promesso la bocciatura del Ceta: il trattato non è stato portato in Parlamento per la ratifica (o il suo contrario) ed è quindi pienamente valido. Non solo: adesso si sta anche resuscitando il Ttip.
Il M5S aveva promesso l’abrogazione del pareggio di bilancio e del Fiscal Compact: niente si muove in tal senso, anzi si sta procedendo piuttosto al taglio dei parlamentari, che ricorda molto da vicino la riforma di Renzi bocciata nel 2016.
Il M5S aveva promesso la lotta al traffico di immigrati (Di Maio aveva chiamato le Ong “taxi del mare”), mentre adesso l’impressione è che Conte, Toninelli e la Trenta anche su questo fronte si stiano avvicinando al Pd e alla politica dei “porti aperti”, in aperto contrasto con Salvini.
Il M5S aveva dichiarato formalmente guerra ai “poteri forti”, e poi Di Maio si è seduto a pranzo con i membri della Commissione Trilaterale italiana mentre il suo partito ha provato (senza riuscirci) ad entrare nel gruppo più neoliberista del Parlamento europeo, l’Alde.
Se questo non bastasse, aggiungiamo anche le vergognose politiche pro-Lgbt della Appendino e della Raggi, che hanno trascritto le “famiglie” omosex con bimbi nati all’estero tramite la maternità surrogata (utero in affitto) sebbene per la legge Italiana questa pratica sia illegale.
E poi tutto un diluvio di promesse tradite anche sull’Ilva, sul Tap e vedremo come andrà a finire sul Tav.
Insomma: il M5S è partito come incendiario antisistema e poi, appena ottenuto un grammo di potere, si è tramutato nel più fedele servo dei poteri forti e nel continuatore delle politiche del Pd. Al punto che attualmente i 5 Stelle impiegano più energie a guerreggiare col loro alleato di governo che con le opposizioni. Scandalosa in tal senso la volontà di dimissionare unilateralmente l’indagato Siri (noto antieuropeista), lasciando al loro posto gli altrettanto indagati Raggi, Appendino, Nogarin, Conte, Di Maio e Toninelli.

I segni definitivi di una volontà di inciuciare con Zingaretti e compagni si sono visti anche nel recente elogio di Di Maio a Mattarella, quando il vicepremier ha definito “il suo più grande errore” la richiesta di impeachment nei confronti del PdR: viste le continue ingerenze di Mattarella sul governo, la continua condanna dei sovranismi e il continuo servilismo nei confronti dell’Ue franco-tedesca, la messa in stato d’accusa era il minimo che Di Maio dovesse fare, ed è stato grave errore di Salvini quello di non spalleggiarlo quando c’è stata l’occasione. A questo è seguito uno stucchevole elogio di Bergoglio, un papa che si esprime come un esponente di Leu o come un membro dell’Open Society di Soros (accogliere migranti senza limiti, aprire i porti, Rom bravi e belli a prescindere, mai una parola per gli italiani in difficoltà ecc.).

Adesso che il M5S sembra virare sempre più sulle posizioni dei Dem, il rischio di una rottura del governo e di un nuovo esecutivo M5S-Pd benedetto da Mattarella è sempre più forte, e questo sarebbe un disastro per il Paese, tenendo contro che il 37% degli italiani nel marzo 2018 ha votato per il centrodestra, e che quindi solo questo è realmente titolato a governare.
Sarebbe l’ennesimo golpe in stile 2011, e l’ennesimo insulto alla democrazia in questa gabbia indecente chiamata Unione Europea.

 

 

P.s. Per chi volesse approfondire l’argomento, consiglio vivamente questo articolo di Federico Dezzani. 

(Articolo pubblicato il 30 aprile 2019 sui siti Oltre le Barricate e REvoluzione)

Se c’è qualcosa di più scioccante della strage avvenuta in Sri Lanka il giorno di Pasqua, con 253 morti e oltre 500 feriti, questa è stata la reazione di alcune delle massime autorità politiche, religiose, mediatiche.
Bergoglio che molto in ritardo biascica due parole di circostanza in attesa dell’ennesimo sermone sui migranti (più che la Chiesa di Cristo pare ormai la Chiesa di Soros), i giornali che non si azzardano a parlare di terrorismo islamico (si sa, perché non si passi da razzisti) preferendo la formula “terrorismo di matrice religiosa”, e addirittura Hillary Clinton e Barack Obama che non riescono neppure a pronunciare la parola “cristiani” per le vittime, preferendo l’espressione “Easter Worshippers” (adoratori di/della Pasqua).

Viene da chiedersi da dove provenga questa continua indulgenza verso l’Islam, anche nelle sue forme più violente, e questo continuo attacco al Cristianesimo. Tanto più che coincide con un numero preoccupante di roghi di chiese in Francia, solo ultima delle quali Notre Dame, che è proprio difficile liquidare come “incidenti”.
Le chiavi di lettura sono molte: la natura anticristiana della massoneria internazionale, la diffusione del satanismo conclamato nelle alte sfere, la necessità dei Dem di rivolgersi ad un target non conservatore e “multiculturale”, la paura di uno scontro frontale con l’Islam radicale, l’intelligenza dei Dem stessi con l’Islam radicale (sponsorizzato notoriamente dagli Usa in Medio Oriente per i loro obiettivi geopolitici). Uno dei motivi però mi sembra meritevole di essere sottolineato: ed è nella natura stessa del messaggio cristiano.

Premettendo che chi scrive non è di certo un fervente cattolico, occorre notare come il Cristianesimo, così come il comunismo (per quanto i fedeli delle due “chiese” si siano combattuti per anni) contenga un nucleo di valori solidaristici e di eguaglianza sociale che fa direttamente a pugni con lo sfrenato competitivismo del capitalismo sregolato. Non solo: il vero Cristianesimo disprezza la ricchezza e il materialismo (denaro “sterco del demonio”), al punto che ai cristiani durante il Medioevo era vietato il prestito dietro interesse, e quindi il mestiere di usuraio e poi di banchiere, che veniva esercitato dagli ebrei. Al di là delle questioni di fede, qualsiasi attivista contro i crimini del settore bancario non può non avere in simpatia la figura di Gesù che caccia i mercanti dal tempio.
In un periodo di strapotere del capitale finanziario, in cui sono le banche internazionali a farla da padrone, il messaggio solidale, di eguaglianza e di disprezzo verso l’arricchimento sfrenato della religione cristiana diventa una bestemmia intollerabile, almeno quanto quello del comunismo. Ben venga, quindi, nell’ottica del grande capitale, la fine di queste religioni e ideologie, anche ad opera di fanatici di ogni ordine e grado.

Non è un caso se la banca JpMorgan chiedeva anni fa la revisione della nostra Costituzione, considerata “troppo socialista”. In effetti la Costituzione italiana è il frutto di un delicato equilibrio tra tre anime preponderanti: quella cattolica, quella comunista e quella liberale. Questo equilibrio ha reso la nostra Costituzione una tra le più belle del mondo, con una spiccata attenzione verso l’aspetto sociale.

Ma non sono solo il cristianesimo e il comunismo – con i loro aspetti solidaristici – ad essere sotto attacco. Anche l’istituzione della famiglia naturale è sempre più messa in discussione, con il diffondersi di pratiche come le adozioni gay e l’utero in affitto, con i bambini e il grembo materno trattati alla stregua di merce da acquistare.
Si diffonde in tal senso un pauroso relativismo, sintetizzato dalla ambigua formula “Love is love”, che potrebbe portare un domani “a poter sposare il proprio pesce rosso, ma in totale povertà” come preconizzato con ironia da Alberto Bagnai in una conferenza, a proposito della sinistre che hanno abbandonato la lotta di classe in cambio di diritti “cosmetici”.

A completare il quadro si aggiunge la progressiva distruzione della fedeltà allo Stato-nazione, alla bandiera, alla lingua, alla cultura di appartenenza, attuata tramite realtà sovranazionali come l’Unione Europea e la progressiva sostituzione etnica operata grazie alle Ong e all’immigrazione di massa.

Il fine ultimo è rendere l’individuo un mero consumatore, in competizione con ogni altro individuo per denaro e gratificazioni sociali, al di fuori di qualsiasi rete di solidarietà o appartenenza particolare. Cosicché ogni uomo, in un clima di totale nichilismo, giochi allo stesso gioco dei grandi capitalisti, un gioco in cui – ovviamente – loro vincono sempre.
La soluzione è nella difesa dei costumi, delle identità e delle tradizioni particolari, nella ricerca di un senso esistenziale che non sia solo quello della domanda e dell’offerta, nella riaffermazione della famiglia naturale rigettando ogni abominio contro natura, e nel pretendere che finanza ed economia tornino a servire la collettività, e non il contrario. 

(Articolo pubblicato il 22 aprile 2019 sui siti REvoluzione e Oltre le Barricate)

Gira un simpatico post su Facebook, che dice pressapoco così: “Volete cambiare il mondo? Sedetevi fuori dal Parlamento con un cartello. Dopo pochi giorni tutti i media parleranno di voi e sarete invitati all’Onu, al Parlamento europeo, a Davos, dai capi di Stato e di governo, dal papa, e vi proporranno per il Nobel. Funziona così. O no?”
Al di là dell’ironia, il post coglie perfettamente la spontaneità del “fenomeno Greta”, creato con abile operazione di marketing e diventato virale negli ultimi tempi.
Non si può non notare la concomitanza della mania “green” con le elezioni europee, in un momento in cui i partiti sovranisti e populisti sono dati in forte ascesa.

È evidente che una tale copertura mediatica viene concessa dai padroni del vapore solo per precisi interessi. E in questo momento, gli interessi in ballo sono quelli di un rilancio dei partiti di centro-sinistra, sempre più odiati dalla popolazione per le loro politiche europeiste, neoliberiste, immigrazioniste e in contrasto alla famiglia naturale. Sconfitti su tutti gli altri campi, a sinistra cercano un rilancio tramite le tematiche verdi, per poi continuare con le solite politiche di sempre (ius soli, immigrati come se piovesse, adozioni gay e utero in affitto, più Europa, più globalizzazione, austerità e macelleria sociale).

Per quanto riguarda il problema del riscaldamento globale, è tematica che deve essere discussa in consessi scientifici (dove ci sono opinioni discordanti, vedi il premio Nobel per la fisica Carlo Rubbia e lo scienziato Antonino Zichichi), e non può essere certo una ragazzina sedicenne semi-handicappata a dettare l’agenda ai capi di governo.
Fa ridere che gli stessi individui che affermano che ci vogliono laurea, Master e specializzazione all’estero per disquisire su qualsiasi cosa – dai vaccini all’Euro – adesso pendano dalle labbra di una sedicenne e abbiano un segretario di partito con la terza media.
E fa pensare la retorica dell’emergenza, che è da sempre lo strumento preferito dalle “élite” quando vogliono qualcosa in fretta: dal “Fate presto” che mandò a casa Berlusconi nel 2011 per far posto a Monti, alla Shock Economy neoliberista ampiamente denunciata da penne quali Naomi Klein: crea un problema, uno shock, poi offri una soluzione, la TUA soluzione.

Ma l’improvviso ringretinimento globale non viene del tutto per nuocere: se si cancella l’evidente manipolazione a fini elettorali, un recupero del senso ambientale è altamente auspicabile, ma in funziona anti-capitalista.
Il principale colpevole della disuguaglianza sociale, così come della distruzione del pianeta, è proprio il capitalismo neoliberista e sregolato: se da un forte movimento verde a livello globale dovesse scaturire la volontà di imporre a Stati e multinazionali leggi stringenti sulle emissioni nocive, sull’abolizione della plastica monouso, sull’utilizzo di materiali interamente ecosostenibili, e si irreggimentasse la bestia impazzita del mercato e dell’industria globale in nome di un bene pubblico superiore, questo sarebbe sicuramente un grande risultato. Purché sia un’occasione per creare una coscienza ecologica diffusa, e non l’ennesimo cavallo di Troia per invocare più Europa e più globalizzazione contro i “cattivi sovranisti e populisti”.
Il nuovo movimento ambientalista dovrebbe naturalmente chiedere anche più giustizia sociale, perché ha poco senso combattere per il bene del pianeta lasciando in piedi tutte le miserie e storture sociali create dal capitalismo sregolato.
Ecologia, giustizia sociale e autodeterminazione dei popoli, dunque, devono procedere di pari passo.

 

P.s. In questo articolo i legami tra lo staff di Greta Thunberg e la One Foundation di Bono Vox, finanziata da George Soros e Bill Gates. Dietro il “fenomeno Greta”, dunque, ci sono i soliti volponi di sempre.

(Articolo pubblicato il 15 aprile 2019 sui siti REvoluzione e Oltre le Barricate)

La recente notizia dell’arresto di Julian Assange dall’ambasciata dell’Ecuador a Londra è stata un pugno nello stomaco nei confronti di tutti gli amanti dell’informazione libera. Ne è la prova il fatto che buona parte dei media nostrani, scendiletto di Usa e Ue ormai sempre più screditati, hanno fatto a gara per dipingerlo come un pericoloso criminale.
Assange è stato accusato di stupro in Svezia, è vero, anche se le accuse sono state ritirate due anni fa per l’impossibilità di procedere in sua assenza. La polizia britannica, invece, lo ha arrestato su richiesta degli Usa in base a un trattato di estradizione. L’accusa che viene mossa a lui e a Chelsea Manning è di cospirazione finalizzata alla pirateria informatica, un’accusa definita “debole e scioccante” da Edward Snowden.

Ma al di là di quelli che possono essere stati i suoi reati, commessi in ambito privato oppure nell’esercizio della sua attività di hacker e divulgatore, Assange era ovviamente da tempo nel mirino degli Usa per le sue esplosive rivelazioni sulle attività dei servizi di intelligence e del governo americano.
Ripercorriamo alcuni dei più importanti leaks tra gli oltre 10 milioni di documenti classificati pubblicati in 15 anni, come efficacemente sintetizzati dal sito Mission Verdad. 

1) Le torture di Guantanamo

Nel 2007 WikiLeaks, la fondazione guidata da Assange, ha pubblicato migliaia di documenti sul carcere americano nella base di Guantanamo, Cuba, inaugurato da Bush figlio nel 2002.
Negli archivi sono riportati dettagli sui prigionieri e i metodi di tortura utilizzati contro di loro, nell’ambito di un programma per il trattamento dei sospetti terroristi. Questo nonostante la Croce Rossa abbia più volte confermato che non tutti i prigionieri del carcere lo fossero.

2) Le guerre in Afghanistan e Iraq

Nel 2010 WikiLeaks ha pubblicato War Diaries, consistente in 400mila documenti riguardanti le guerre in Iraq e Afghanistan dal 2004 al 2009.
Nei leaks sono riportate informazioni sulle attrezzature militari dell’esercito Usa, sugli obiettivi militari e civili colpiti, su abusi e torture subiti dai prigionieri di guerra.

3) Cablegate: il modus operandi della “diplomazia” Usa

Nel 2010 Assange e i suoi hanno pubblicato il CableGate, milioni di messaggi riservati scritti tra il 1966 e il 2010 che rendono note le opinioni dei capi della diplomazia di Washington (tra cui Henry Kissinger) e le istruzioni date ai loro diplomatici per spiare politici stranieri. 

4) I Global Intelligence Files: sorveglianza di massa interna ed esterna

Tra il 2012 e il 2013 sono state pubblicate oltre 5 milioni di e-mail della compagnia di intelligence privata statunitense Stratfor. Questi documenti, denominati Global Intelligence Files, hanno svelato alcuni dettagli della rete interna di sorveglianza di massa negli Stati Uniti con la NSA come protagonista, assieme alle operazioni segrete svolte da Washington in Siria, tutto tra il 2004 e il 2011, mettendo a nudo l’intimo legame tra l’intelligence americana, alcune aziende che funzionano come loro teste di ponte e organizzazioni non governative al servizio delle élite.

5) TTIP, TPP, TISA. I trattati di libero scambio antidemocratici

Dal 2013 al 2016 WikiLeaks ha pubblicato documenti sui trattati di libero scambio che gli Usa stavano segretamente negoziando, quali il famigerato TTIP (Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti, riguardante Usa e Ue), il TPP (Partenariato transpacifico, con Giappone, Australia e altri paesi asiatici e americani) e TISA (Accordo sugli scambi di servizi, negoziato tra 23 membri dell’Organizzazione mondiale del commercio, tra cui l’Ue).
Questi accordi si sono sempre distinti per la scarsa trasparenza, per cui persino i rappresentanti del Parlamento europeo e di quello italiano hanno avuto modalità di accesso ristrettissime ai documenti. Tra le clausole più discusse di questi trattati, la possibilità di demandare la risoluzione di controversie legali tra Stati e aziende a tribunali creati appositamente, al di fuori del territorio nazionale.

6) Lo spionaggio globale della NSA

Nel 2016 abbiamo appreso che l’Agenzia per la Sicurezza Nazionale americana (NSA) ha intercettato, tra gli altri, i telefoni della cancelliera tedesca Angela Merkel e dell’ex segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon, rubato messaggi riservati della diplomazia italiana per conoscere le conversazioni tra l’ex premier Silvio Berlusconi e il premier israeliano Benjamin Netanyahu su Obama, spiato le comunicazioni dei ministri di Ue e Giappone per apprendere dei loro accordi per limitare l’ingerenza degli Usa, e tanto altro.

7) Hillary Clinton

Nel 2016 sono state pubblicate 44mila e-mail del Comitato Nazionale del Partito Democratico americano, che hanno evidenziato la campagna di sabotaggio contro Bernie Sanders e a favore di Hillary Clinton all’interno del partito. 30mila di queste mail appartengono o erano indirizzate alla Clinton quando era segretario di Stato nell’era Obama, e rivelano il suo ruolo nel golpe in Honduras del 2009, la corruzione della fondazione Clinton ad Haiti, i suoi piani per intervenire nella guerra in Siria, i milioni di dollari guadagnati per dare lezioni a banche e compagnie americane.
Si ritiene che tutte queste informazioni siano state determinanti per la sua sconfitta contro Trump nello stesso anno.

8) La cyber-CIA

Nel 2017 è stato il turno di Vault 7, la più grande pubblicazione di documenti della Central Intelligence Agency (CIA) avvenuta fino ad ora.
Il leak ha messo in luce l’immenso arsenale di computer hacking dell’agenzia, paragonabile a quello della NSA.
I funzionari della CIA e gli hacker al loro servizio hanno a disposizione strumenti come malware (software infetti), virus, trojan e sistemi di controllo remoto dei computer, che gli permettono di accedere virtualmente a qualsiasi terminale sul pianeta per spiarlo, rubarne le informazioni e sabotarlo.
Non solo: grazie a questo arsenale, sarebbero stati in grado di utilizzare IPhone, telefoni cellulari e televisori di milioni di persone in Europa, Africa e Medio Oriente come microfoni da cui attingere informazioni, e avrebbero spiato top manager, aziende e membri del Congresso americano.

 

Se questa carrellata non fosse sufficiente, bisogna aggiungere il lavoro svolto da Edward Snowden, ex collaboratore di CIA e NSA ora rifugiato in Russia, che ha contribuito a scoperchiare il vaso di Pandora del controllo globale dell’intelligence Usa, e le rivelazioni di Udo Ulfkotte, giornalista tedesco defunto due anni fa, che dopo anni di collaborazione con la Frankfurter Allgemeine Zeitung, ha descritto nel suo libro “Giornalisti comprati” come la maggioranza dei media occidentali faccia sostanzialmente da ripetitore per le veline della CIA e di altre agenzie di intelligence affini. Alla faccia del giornalismo come “cane da guardia della democrazia”.

(Articolo pubblicato il 9 aprile 2019 sui siti “REvoluzione” e “Oltre le Barricate“)

Quando si è faticosamente formato il governo M5S-Lega, nel giugno 2018, le aspettative degli italiani erano altissime: finalmente il Pd e le sue politiche venivano ricacciati in un angolo oscuro della nostra storia, e salivano al potere due forze che si definivano anti-sistema: il M5S, che faceva dell’onestà e della lotta alle “caste” la sua ragione sociale, e la Lega che si poneva in funzione anti-immigrazione (e quindi contro i fautori della “Open Society” – leggi immigrazione selvaggia – come Soros) e anti-Ue, ingaggiando pezzi da novanta quali Borghi e Bagnai in squadra.

A neanche un anno di distanza è forse troppo presto per dare giudizi tranchant, tenendo pure conto dei continui attacchi che la strana alleanza riceve ogni giorno, ma una cosa è certa: la “guerra all’Ue” promessa dai due partiti per anni non si è minimamente realizzata e alcuni elementi della compagine di governo sono in aperto contrasto con la mission “antisistema” che la maggioranza si era data. Certamente c’è stato lo zampino del Quirinale su alcune nomine (ricordiamo anche il veto su Sapellipremier), ma ciò non toglie che adesso i tempi siano maturi perché i “corpi estranei” nel governo vengano rimossi.

Il primo corpo estraneo è certamente il ministro dell’Economia Giovanni Tria. Tutti ricordano come il nome scelto dai partiti di maggioranza per il dicastero fosse Paolo Savona, e di come su quel nome stesse per naufragare il governo giallo-verde con l’arrivo di Cottarelli.
Bene, adesso Tria ha dimostrato in più di un occasione di essere inadatto al suo ruolo: sia Salvini che i 5 Stelle mostrano una progressiva insofferenza (ultimo caso, il rimborso ai truffati dalle banche) verso un ministro che sembra più attento alla volontà dell’Ue e dei “mercati” (al punto da dire che, in caso di sue dimissioni, questi si rivolterebbero) che della sua compagine di governo.
Tria ha persino incassato il plauso del francese Moscovici (sì, quello che insultava gli italiani …), che lo ha definito “l’uomo giusto al posto giusto”, e questo certo non depone a suo favore. Ciliegina sulla torta: suo figlio è nel team della nave Mare Jonio, quella di Casarini e della Ong Mediterranea. Direi che ci sono tutti gli estremi perché la maggioranza ne pretenda le dimissioni.

Il secondo corpo estraneo è Moavero Milanesi. Membro dell’Aspen Institute(un’emanazione dei Rockefeller al pari di Bilderberg e Trilaterale), già ministro di Monti e Letta, filoeuropeista, filo-Nato, Moavero è un altro membro del “partito del Quirinale” e sembra tutto ciò contro cui 5 Stelle e Lega si sono sempre scagliati. Che ora rappresenti all’estero il “governo sovranista” è assolutamente ridicolo.

Il terzo elemento estraneo, ma non voluto da Mattarella, è invece la grillina doc Giulia Grillo.
L’attuale ministro della Salute si è scagliata con durezza contro il decreto Lorenzin alla sua presentazione, definendolo un “decreto folle”, e “fatto senza alcuna logica dalla testa ai piedi”. All’epoca la Grillo si diceva contraria all’obbligo vaccinale e favorevole alla raccomandazione, sparando sui social frasi ad effetto come “La libertà è un diritto che la Lorenzin non può togliere con 4 righe su un pezzo di carta”.
A pochi mesi di distanza, tutto dimenticato: ora la Grillo sembra più invasata di Burioni, vuole vaccinare pure gli adulti per i concorsi pubblici o l’Erasmus, e ripete le solite palle sulla terrificante minaccia del morbillo, nuova peste nera.
Ricordiamo un po’ di dati sul terribile pericolo morbillo: nel 2018 (in pieno regime Lorenzin) sono decedute 8 persone, di cui un solo bambino e 7 adulti (dati ISS). Nel 2017 ci sono stati 4 decessi, di cui 3 bambini. Nel 2016, 2015 e 2014 non si è verificato alcun decesso. Ricordiamo che la banalissima influenza stagionale, da ottobre 2018 a inizio febbraio 2019, ha causato ben 52 morti. Un olocausto, al confronto.
Tutta questa isteria contro il morbillo (che peraltro NON SI PUO’ ERADICARE, come ammesso dalla stessa Grillo), risulta quindi completamente fuori luogo, e non giustifica ovviamente l’imposizione vaccinale di tipo nazistoide per ben altre 9 patologie, alcune delle quali non trasmissibili, come il tetano.
Nel frattempo aumentano a dismisura i casi di autismo e le misteriose “morti in culla”, che gli stessi bugiardini e sentenze di tribunale attribuiscono ai vaccini, ma che evidentemente per la Glaxo sono insignificanti effetti collaterali sulla via del profitto.
La cosa più vergognosa è stata vedere bambini perfettamente sani cacciati a marzo dalle scuole perché non in regola con tutte le vaccinazioni obbligatorie, come se nelle poche settimane rimanenti di asilo questi rappresentino un pericolo mortale rispetto ai mesi precedenti.

Poi il M5S si interroga sul perché stia perdendo consensi ad ogni elezione: se i grillini vogliono un consiglio spassionato, caccino la Grillo, cancellino l’obbligo vaccinale come avevano promesso e tirino fuori gli attributi nei confronti dell’Unione Europea. Se si comportano come il Pd, faranno presto la stessa fine di Renzi e compagni.