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(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 4 maggio 2017)

Tra qualche giorno i francesi dovranno scegliere il loro presidente, e sebbene Macron sia dato da tutti per vincente, bisogna insistere nel ricordare quanto una sua vittoria sarebbe disastrosa non solo per la Francia, ma anche per l’Italia e l’Europa tutta.
I motivi sono nel programma del candidato “centrista” e nella sua stretta connessione con i peggiori poteri finanziari, oligarchici e mondialisti. Vale la pena rinfrescarci la memoria:

  • Macron è un banchiere, cresciuto nella scuderia dei Rothschild (quelli che Giulietto Chiesa chiama “i padroni universali”) ed è stato il ministro dell’Economia sotto Hollande. Dunque è un becero prodotto della finanza mondialista e non certo il “nuovo che avanza” come viene venduto dai media compiacenti;
  • Macron è il pupillo di Jacques Attali, uno dei tecnocrati dietro il progetto europeo, che lo ha introdotto ai meeting del Bilderberg nel 2014, poco prima della sua (casuale) nomina a ministro dell’Economia. Attali è tristemente noto per la frase: “Cosa credeva la plebaglia europea, che l’Euro fosse stato fatto per la loro felicità”?
  • Da ministro, Macron è stato l’autore della famigerata Loi Travail, l’equivalente francese del Jobs Act renziano. E’ quindi perfettamente in linea con l’idea di “riforme” all’insegna di austerità e flessibilità del lavoro tipiche della Troika e del neoliberismo;
  • Macron è un fervente europeista, che chiede più Europa e non toccherebbe l’Euro nemmeno sotto tortura. Ogni sua promessa di riformare l’Ue per i popoli è credibile quanto quelle di Renzi;
  • In linea con i dettami di Soros, Macron non ha il minimo senso della nazione o del popolo francese; nello “spazio francese” può entrare chiunque e le tradizioni e culture locali non hanno alcun peso. Così via all’immigrazione selvaggia, alla globalizzazione senza regole, alla distruzione delle identità nazionali, all’islamizzazione progressiva dell’Europa: tutto ciò che andrebbe combattuto e regolato verrebbe invece rafforzato all’ennesima potenza;
  • Macron si è espresso più volte contro Putin e per l’intervento francese in Siria, per la felicità della Nato e dei guerrafondai del financial-military-industrial complex;
  • Macron è – come Hillary Clinton – appoggiato da tutti i principali partiti francesi, dai “mercati” (leggasi speculatori finanziari), da Obama, da Juncker, dalla Merkel, dai media “politicamente corretti”: in poche parole, dall’establishment.

Per questi motivi Macron rappresenta tutto ciò contro cui i sovranisti, populisti, anticapitalisti, antiliberisti e antimperialisti dovrebbero scagliarsi. Invece questo clamoroso pupazzo delle oligarchie è dato per vincente. Perché?
Perché dall’altra parte c’è Marine Le Pen. La “fascista”, “razzista”, “populista” Le Pen.
E tanto basta a molti moderati e “populisti di sinistra” (che magari condividono l’80% del suo programma, come testimonia l’exploit di Mèlenchon) per votare Macron o – al limite – astenersi.

Se si guarda al programma della Le Pen si noterà infatti come molte misure sono volte proprio a contrastare la desovranizzazione degli Stati nazionali messi in opera dal capitale finanziario da anni.
La Le Pen vuole un referendum sull’uscita dalla Ue; il ritorno al franco mantenendo una moneta per gli scambi internazionali tipo l’Ecu; dare priorità ai francesi sulle prestazioni sociali, instaurare un tetto massimo per gli immigrati ed espellere gli stranieri vicini alle organizzazioni radicali (e Dio sa quanto la Francia ne avrebbe bisogno); è per il dialogo con Putin e l’uscita dalla Nato; è per il rifiuto dei trattati neoliberisti quali Ttip e Ceta, per l’abolizione della Loi Travail e per l’adozione di misure protezioniste in economia; è – in definitiva – per il recupero delle sovranità nazionali e per la lotta ai desiderata dei grandi gruppi finanziari e industriali mondialisti. Esattamente ciò di cui si ha bisogno in questo momento, e su cui anche la sinistra “populista” potrebbe essere d’accordo se si esclude il divisivo tema dell’immigrazione di massa (come se pure questo non fosse un fenomeno sospinto dai globalisti come Soros, e in questi giorni particolarmente caldo per l’emergere di crescenti sospetti e prove della collusione tra scafisti libici e Ong “umanitarie”).

Insomma, le chiacchiere stanno a zero: chi vuole contrastare lo strapotere finanziario neoliberista, in Francia deve votare (o tifare) Le Pen. Non farlo significa consegnare l’Europa al dominio dei banchieri, della Troika, delle oligarchie psicopatiche e guerrafondaie, e dell’austerità perenne.

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(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” l’8 aprile 2017)

E’ confortante vedere l’establishment euro-atlantico (o dovremmo dire una manica di guerrafondai fuori di testa ossessionati da Putin) applaudire finalmente alla presidenza Trump solo dopo il suo primo bombardamento sulla Siria. Viva soddisfazione di Killary Clinton, dell’alcolizzato Juncker, del conte-maggiordomo Gentiloni Mazzanti, e di tutta quella insopportabile pletora di idioti piddini, europeisti, Nato-fanatici che quotidianamente bercia su giornali, radio, tv e internet, incitando alla guerra aperta con Assad e poi magari a una bella guerra mondiale con la Russia.
Tanto poi a morire sono sempre i figli degli altri, mica i loro. Quindi chissenefrega e ben venga il precipitare degli eventi.

Poco importa che buona parte delle informazioni sul presunto “attacco chimico” di Assad venga dal mitico “Osservatorio siriano per i diritti umani”, consistente in un tizio che da Londra combatte la sua guerra dell’informazione contro il presidente siriano al servizio dell’intelligence britannica. Ricorda un po’ il Site di Rita Katz, una sionista che viene presa come vangelo dai media quando si parla di terrorismo islamico (salvo poi il venire fuori di evidenti manipolazioni).
E poco importa che la versione data dai russi (l’aviazione siriana avrebbe colpito un deposito di armi chimiche dei ribelli) sia stata frettolosamente esclusa da tutti i media e politici occidentali, senza neanche uno straccio d’inchiesta.
Tutti si sono sperticati ad elogiare l’attacco. Massa di idioti.
Del resto, lo diceva il giornalista tedesco Udo Ulfkotte che praticamente tutti i grandi media occidentali lavorano per la Cia, e quindi per la Nato. Ne abbiamo avuto la prova.

Ad instillare un minimo di dubbio nei nostrani mezzi di comunicazione non è servito ricordare come il gas Sarin fosse stato fornito da Obama e la Clinton ai ribelli siriani già nel 2013, e come Assad fosse stato già incolpato e poi scagionato per un presunto attacco analogo. E neppure sono servite le osservazioni di alcuni esperti, tra cui un italiano del Cnr, che hanno sollevato grandi obiezioni sul fatto che il gas usato fosse realmente il Sarin, data la mancanza di protezioni dei soccorritori.
Per non parlare delle armi di distruzione di massa sbandierate dagli Usa (e mai rinvenute) prima degli attacchi ad Iraq e Libia.
E pensare che persino alcuni commentatori del mainstream avevano giudicato “illogico” l’uso di armi chimiche da parte di Assad, in un contesto in cui la vittoria in Siria era praticamente a portata di mano.
Per cui le possibilità sono due: o il presidente siriano ha fatto una mossa incredibilmente stupida, illogica e autolesionista, o la versione russa dell’attacco a un deposito di armi chimiche ribelli è corretta.

Adesso invece il rischio di scivolare verso una guerra su larga scala è più presente che mai, per la gioia di personaggi come la Clinton e John McCain, già accusato da Trump in precedenza di voler “scatenare la terza guerra mondiale“.
Indubbiamente Trump è stato accerchiato dai falchi dell’establishment. Prima sono riusciti a costringere alle dimissioni il generale Flynn, accusato di connivenze con la Russia. Poi hanno ottenuto le dimissioni dal Consiglio di sicurezza nazionale di Stephen Bannon, il suo consigliere politico/strategico. Quindi l’attacco.
Per questo, molti analisti ritengono che il bombardamento sia stato effettuato più in chiave di politica interna (difendersi dalle accuse dei suoi detrattori, o addirittura da chiare minacce e ricatti) che in chiave di politica estera.

Secondo il giornalista Giulietto Chiesa, Trump ha avuto contro in questi mesi di presidenza sia la Cia che l’Fbi e l’Nsa, che sicuramente non hanno agevolato il suo compito. Chiesa ha anche affermato che la Cia, che a suo parere controlla i servizi segreti di tutto l’Occidente, non risponde più al presidente americano, ma a soggetti privati. E’ facile vedere in questi “soggetti privati” quel Deep State, o complesso finanziario-militare-industriale, che sembra sempre più chiaramente il detentore del vero potere. Si potrebbe aggiungere, riunito in logge massoniche sovranazionali.
E ora che il presidente “filorusso” sembra essere stato normalizzato, non resta che pregare per quel che ci riserva il futuro.

P.s. Un’ennesima nota di vergogna per l’Occidente anche in seguito alla strage di San Pietroburgo. Giornalisti ultra-mainstream si sono scoperti improvvisamente complottisti e i principali monumenti europei non hanno manifestato il minimo segno di solidarietà come per gli altri attentati. Al peggio non c’è mai fine.

m5s-rip(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 12 gennaio 2017)

Quando vengono posti in essere, da parte di personaggi pubblici e partiti, comportamenti del tutto inspiegabili o incomprensibili, ci sono solo due spiegazioni possibili. La prima è che si sia trattato di mosse poco ponderate, azzardate, spericolate. La seconda è che ci fosse un intento chiaro anche se poco confessabile.
Il recente pasticcio combinato dal M5S in Europa appartiene probabilmente alla prima categoria, ma non è escluso che ci sia stata una buona quantità di predeterminazione nell’ottenere esattamente l’esito che tutti sappiamo.

Come è ben noto, domenica 8 gennaio sul Blog di Grillo è stata lanciata una votazione a sorpresa (ignota persino agli stessi europarlamentari, o almeno a buona parte di loro) sull’ingresso del M5S nell’eurogruppo dell’Alde, ultraeuropeista e ultraliberista, capeggiato dal membro Bilderberg Guy Verhofstadt, e sostenuto negli anni da talebani dell’Unione come Mario Monti e Romano Prodi.
Dopo una votazione fatta in fretta e furia e dopo che il 78,5% dei votanti aveva accettato il passaggio, Verhofstadt ha sbattuto la porta in faccia a Grillo dicendo che “non c’è abbastanza terreno comune per procedere”, costringendolo a tornare in ginocchio da Nigel Farage e facendogli fare una figura barbina di livello mondiale.

Ora, già il metodo impiegato nell’operazione dimostra un assoluto sprezzo verso parlamentari, attivisti e iscritti al movimento: si sarebbe dovuto dare ampio preavviso e discutere con calma nei giorni precedenti sui pro e contro di una simile decisione.
Invece le trattative sono state condotte in segreto da pochi fedelissimi di Casaleggio (in specie David Borrelli, quello già elogiato pubblicamente da Monti la notte della Brexit), spingendo gli ignari attivisti a ratificare una decisione già presa ai piani alti. Quindi, totale spregio della decantata “trasparenza” dei 5 Stelle, totale spregio dei principi base della democrazia diretta (informare la base sulle intenzioni, discutere sul da farsi, a quel punto votare) e totale spregio dei principi fondanti del M5S, cioè l’essere contro i cardini dell’austerità, dell’Unione tecnocratica e asfissiante verso i popoli e la democrazia, del neoliberismo, dei trattati di libero scambio ammazza Pmi, spingendo per l’ingresso in un gruppo che incarna tutti i disvalori in questione.
Il tutto con l’obiettivo conclamato di “pesare di più”, rinegoziando però i propri principi: sì perché nell'”accordo prematrimoniale” con l’Alde si sanciva nero su bianco anche la necessità di mantenere la moneta unica, rinunciando ad ogni velleità sovranista.
E tanti saluti alla balla del “referendum sull’Euro”.

Un tale cocktail di violazioni dei principi fondanti del Movimento avrebbe dovuto ammazzare sul colpo tutti i veri attivisti (lasciando indenni solo quelli più stupidi o ciecamente indottrinati): nel breve termine ha avuto l’effetto di fare uscire due europarlamentari dal gruppo Efdd, per farli confluire uno (Marco Affronte) nei Verdi e l’altro (Marco Zanni) in quello di Salvini e Le Pen. Quest’ultima defezione segna una perdita importante per il M5S, perché rappresenta la fuoriuscita di uno degli elementi più (a ragione) duri nei confronti dell’eurodittatura di Bruxelles.
I mal di pancia sono stati tanti e dichiarati anche da parte degli altri europarlamentari (tra cui la quasi fuoriuscita Daniela Aiuto, Dario Tamburrano e Marco Valli), ma non si sono verificate per ora altre defezioni.

E qui si può iniziare a intravedere il dolo, da una parte e dall’altra.
Se è vero che l’Alde ha rifiutato il M5S dopo aver condotto le trattative di ingresso in segreto (e rendendole poi pubbliche), questo può anche essere stato fatto per dare un duro colpo alla immagine del M5S e all’Ukip, separando le due forze e rendendo più morbide le posizioni dei primi, prima di sputtanarli e rifiutarli.
Ma non è escluso che il “pasticcio” sia stato anche voluto dai vertici a 5 Stelle.
Mi spiego in breve.

Il M5S da tempo (e specie dopo la morte di Casaleggio padre) dimostra la volontà di flirtare con i peggiori poteri conservatori: dalla Commissione Trilaterale alle cancellerie europee, fino ai lobbisti di vario ordine e grado.
Regista di questa operazione è stato con ogni probabilità Davide Casaleggio, mentre Luigi Di Maio ne è stato l’attore principale, accreditato come probabile candidato premier, e che ha rilasciato tutta una serie di dichiarazioni sempre più accomodanti verso Ue, Euro e mercati. Almeno fino al pasticcio del 9 gennaio.
Tuttavia il M5S, fin dalla nascita, ha contenuto al suo interno in modo più o meno ordinato la rabbia anti-establishment (identificata non solo con la “Casta” dei politici italiani, ma anche con quella di Bruxelles e euro-atlantica. Chi ritiene che il Movimento abbia svolto la funzione di “gatekeeper” sostiene che ciò sia avvenuto proprio per permettere alla rabbia popolare si trovare un contenitore comune e sfogarsi in modo da non nuocere seriamente al sistema. Questa funzione, ora che il M5S avrebbe seriamente la possibilità di governare, non è più gradita. E così urgono manovre per “sfrondare” il partito da tutti quegli elementi che lo vogliono su posizioni seriamente di rottura, tenendo ai vertici invece personaggi che, come Borrelli, incarnano la mediazione con l’elite, o addirittura il suo pieno sostegno.
Per questo non è detto che “l’incidente” sia stato tanto tale: non è escluso che faccia parte di una strategia volta a ripulire il Movimento di tutti quegli elementi che lo possono spingere alla guerra contro l’oligarchia massonica-bancaria-padronale che trova espressione in gruppi come la Trilaterale e il Bilderberg, la Troika e la Nato, rendendolo progressivamente sempre più simile al Pd e quindi più “adatto a governare”, secondo i canoni montiani, bocconiani e oligarchici di commentatori come  Stefano Feltri.

Del resto, il Movimento è sostanzialmente controllato dalla Casaleggio Associati, che è stata fondata non solo da Gianroberto Casaleggio, ma anche – tra gli altri – da Enrico Sassoon, presidente del Comitato affari economici della Camera di Commercio americana in Italia e board member di Aspen Institute Italia, di cui fanno parte anche Mario Monti, Giuliano Amato, Gianni ed Enrico Letta, Emma Marcegaglia, Giulio Tremonti, John Elkann.
Uno che, insomma, curava e cura ancora gli interessi dei poteri forti euroatlantici nel Belpaese, con tanti personaggi di nostra conoscenza. Sassoon si è dimesso dal consiglio di amministrazione della Casaleggio nel 2012 in seguito a critiche e sospetti sul suo ruolo, ma ciò non significa che non abbia avuto (e forse abbia ancora) un peso decisivo nel progetto Grillo e in quello del M5S.

A questo punto resta da capire: il M5S vuole realmente governare? E se sì, vuole veramente colpire “i poteri forti” come afferma?
I suoi attivisti e sostenitori sì. I suoi parlamentari probabilmente sì. I suoi vertici (che controllano tutto il sistema con pugno di ferro) molto probabilmente no.
Si dice ultimamente che il M5S, quando è sul punto di poter governare, “faccia cazzate”. Probabilmente non si tratta di cazzate, ma di una deliberata volontà di non prendere realmente il potere o di non amministrarlo nel senso ampiamente voluto dalla base.

Per questo facciamo nostre le parole di Marco Zanni al Corriere della sera: serve un fronte comune (e trasversale) per combattere Euro, Unione Europea e gruppi oligarchici come il Bilderberg e la Commissione Trilaterale, espressioni del peggiore neoliberismo globalista ammazza welfare, ammazza popoli e ammazza sovranità nazionali. Chi, in questo progetto, non è parte della soluzione, è parte del problema. M5S incluso.

Aggiornamento del 24/1: Carla Ruocco, esponente di spicco del M5S, dopo essersi recata (non si capisce bene a che titolo, lei dice “personale” ma si fatica a crederlo) al World Economic Forum di Davos, un consesso ultracapitalista che niente ha da invidiare a Bilderberg e Commissione Trilaterale, ha espresso su Fb la necessità di procedere verso gli Stati Uniti d’Europa.
Esatto, proprio l’obiettivo che tanto farebbe felici i massoni che hanno creato la crisi, le misure di austerità e che ripetono ogni due minuti che “ci vuole più Europa” come panacea di tutti i mali.
E  questo è l’ultimo chiodo della bara europeista e pro-elite del M5S, dopo tutti i fatti riportati nell’articolo e in quelli precedenti. 

Cia lie

(Articolo pubblicato su Barricate – L’informazione in movimento il 25/3/2015)

Sono tanti gli aspetti controversi della strage del 7 gennaio alla redazione del Charlie Hebdo, ma alcuni punti – a mio parere – non sono stati rimarcati a sufficienza.

Per iniziare c’è l’elemento assolutamente non secondario della presenza dell’economista francese Bernard Maris tra le vittime, un banchiere della Banque de France che poco tempo prima aveva fatto luce sul meccanismo truffaldino della creazione della moneta e sulla necessità di ridurre il debito dei Paesi europei per non fare la fine dei Paesi africani. Ce n’era abbastanza per farlo fuori, seconda la logica di poteri che stanno trascinando un intero continente nella schiavitù con l’arma del debito.

Poi c’è la Siria, che sarebbe il luogo di provenienza dei fratelli Kouachi e il luogo in cui si sarebbe rifugiata la complice sfuggita, Hayat Boumeddiene. I due franco-algerini si sarebbero addestrati in uno degli “stati canaglia” di Washington, sarebbero stati affiliati ad Al Qaeda e il loro “collaboratore”, Amedy Coulibaly, avrebbe fatto parte dell’Isis. Questa insistenza con la Siria è sospetta, almeno se vogliamo prestare attenzione a quanto diceva Edward Snowden, secondo il quale l’Isis fu creata dagli Usa per avere un esercito in grado di spodestare il regime di Assad.

Il fatto che i due fratelli si fossero addestrati in Siria e la loro collaboratrice si sia rifugiata lì, puzza tantissimo di operazione per legittimare nuovi interventi militari nei confronti di Damasco. Tanto più che l’incredibile dimenticanza dei documenti di identità dei sospettati nell’automobile sembra essere la prova di un intervento dei servizi segreti per dirigere le indagini verso obiettivi di comodo, come già accaduto nel caso dell’11 settembre.

Poi va aggiunta la presenza degli israeliani. Il vicedirettore di una tv israeliana, Amchai Stein di IBA Channel 1, era provvidenzialmente presente nel teatro della strage, e Netanyahu ha subito inviato uomini del Mossad ad aiutare l’intelligence parigina. Indubbiamente un’ondata anti-islamica è vista con grande favore dallo Stato ebraico per continuare le sue operazioni di pulizia etnica in Palestina, così come il darsi un’immagine da “protettori dell’Occidente”.

A far crescere i dubbi sulla autenticità di quanto ci è stato raccontato dai media contribuiscono anche: il filmato dello sparo al poliziotto inerme, in cui non c’è la minima traccia di sangue ; gli stragisti che hanno girato a lungo intorno al luogo della sparatoria gridando Allah Akbar, tanto per ribadire al mondo di essere islamici; la mancata protezione ad un obiettivo sensibile sul cui pericolo i servizi francesi erano stati allertati; il fatto che gli stessi accusati fossero sotto il controllo dei servizi da anni e tuttavia siano riusciti a portare a termine indisturbati la loro missione, riuscendo persino a circolare per i due giorni successivi nella capitale senza particolari difficoltà; la svista clamorosa sull’altro ragazzo accusato di essere l’autista dei fratelli Kouachi, e che poi in realtà si trovava tranquillamente a scuola (il che lascia molti dubbi sul fatto che i terroristi fossero effettivamente quelli raccontati dai media) ; il fatto che tutti gli autori della strage siano stati uccisi invece che catturati, impedendo loro di raccontare tutti i retroscena del gesto.

Altro elemento molto inquietante è il “suicidio” di un ufficiale della polizia giudiziaria che stava indagando sul caso, mentre una giornalista francese sopravvissuta al massacro avrebbe testimoniato che uno dei killer aveva gli occhi blu, e quindi non poteva essere uno degli accusati.

Uno dei primi a sollevare dubbi sull’accaduto è stato Aldo Giannuli, ripreso dal blog di Grillo, che ha rilevato fin da subito numerose incongruenze.

Recentissima è poi la rivelazione del settimanale francese “L’Obs”, secondo il quale uno dei fratelli Kouachi sarebbe stato praticamente cieco.

Tutto ciò porta a ipotizzare una montatura per togliere di mezzo un personaggio scomodo all’elite finanziaria (Bernard Maris) e nel contempo rilanciare l’odio e la paura antislamici, per favorire nuove guerre al terrore in Siria e in altri “stati canaglia” e per attenuare le critiche occidentali verso l’operato di Israele in Palestina. Effetti collaterali potrebbero essere le limitazioni dei diritti civili e nuove misure “anti terrorismo”, che torneranno utili alla creazione di uno stato di polizia caro ai poteri forti.

Il tutto per far dimenticare che, da decenni, le peggiori operazioni terroristiche sono state finanziate e dirette da Stati come gli Usa, la Gran Bretagna e Israele, a loro volta al servizio dei grandi capitalisti.

Ma per raggiungere questo livello di comprensione occorre restare lucidi e cercare di informarsi come si deve.

E’ molto più facile, invece, sbandierare che “Io sono Charlie” e magari tuonare contro il pericolo musulmano, come vediamo fare in questi giorni da giganti del pensiero come i Salvini e i Le Pen.

 


FF2It is possible to find many articles on the Web about the shadows around the massacre at the Charlie Hebdo’s editorial office in Paris, but some elements have not been highlighted enough, in my opinion.

In the beginning there is the – absolutely not secondary – presence of Bernard Maris among the victims, a banker of the Banque de France, who some time ago was denouncing the deception of the creation of money by the banks and the need for European countries to cut the debts, in order to avoid a fate like that of some African countries. It was enough to eliminate him, following the logic of powers who are bringing a continent to slavery with the weapon of debt.

Then there is Siria, the country where the Kouachi brothers were from, and where Amedy Coulibaly’s girlfriend, Hayat Boumeddiene, would have hidden some days after the massacre.

The two french-algerian brothers would have trained themselves in one of the “worst enemy” of Washington, would have been part of Al Qaeda and their “ally”, Coulibaly, would have been part of Isis. This insistence with Siria is suspicious, at least if we want to lend a ear to Edward Snowden, who said that the Isis was created by the USA to have an army to remove the democratically elected president Assad from Siria. All of this seems an operation to justify new military actions in Siria, with the excuse of defending the West from terrorism. Also the incredible inattention of the Id cards of the suspected terrorists left behind in the car, appears to be the proof of the intervention of some intelligence who wanted to blame some scapegoats, as for 9/11.

Then there is Israel. The vice-director of an Israeli television, Amchai Stein of IBA Channel 1, was incredibly present at the moment of the massacre, while Netanyahu quickly sent agents of Mossad to help the French intelligence. It is understood that a wave of anti-islamist hate is very useful for the Israeli president, in order to continue his genocide in Palestine, and to give himself the image of “protector of the West”.

More elements let the doubts grow about the official version of what happened: the video of the shooting of the cop, in which there is no trace of blood; the killers who lingered around the place of the massacre, shouting “Allah u Akbar”, just in case people didn’t understand they were Muslims; the lack of protection of a target considered sensitive, and on which the French intelligence had been alerted; the fact that the same suspects were under the control of the intelligences since years, and anyway were able to reach their goal without problems, even wandering around Paris for the next two days; the incredible error about the identity of the third man, a 18 years old considered the driver of the Kouachi brothers, who instead was peacefully in school (and this casts many doubts whether the terrorists were really the ones reported by the media); the fact that all the murderers had been killed instead of being captured, preventing them from unveiling the reasons and detalis of their gesture.

Another disquieting element is the “suicide” of a French police officer who was investigating on the case, while a French journalist who survived the massacre witnessed that one of the killers had blue eyes, so he could not have been one of the suspects.

One of the first in Italy to cast doubts on what happened was Aldo Giannuli, quickly reported by the blog of Beppe Grillo.

All this leads to hypothesize a false flag to eliminate a man not welcome by the financial elite (Bernard Maris), and in the meantime relaunch anti-muslim hate and fear, to push for new “wars on terror” in Siria and other “rogue States” and to diminish the western criticism towards the actions of Israel in Palestine. Collateral effects could also be the limitations of civil rights and new measures against terrorism, which will be useful for the creation of a repressive state, desired by the strong powers.

All this to let the people forget that, since decades, the worst terroristic operations have been led by countries like USA, UK and Israel, at the service of the big capitalists.

But to reach this level of understanding it is important to stay lucid and try to inform ourselves in the best way.

It’s very much easier, instead, waving that “I am Charlie” and bark against the “Islamic threat”, as we are watching many people do in these days.

Isis

(Articolo pubblicato su “Barricate – L’informazione in movimento“, il 10/03/2015)

La stampa mainstream è ormai campionessa indiscussa nel prendere tutto ciò che viene diffuso dai piani alti del potere e dargli risonanza come verità assoluta.

Quando poi queste “verità” vengono dall’Impero americano, allora la sudditanza è ancora maggiore.

L’ultimo caso eclatante è quello dell’Isis, lo Stato islamico diventato agli occhi dell’Occidente come il nuovo nemico da combattere, tanto da giustificare l’invio di contingenti in Iraq e Siria da diversi Paesi del mondo, compreso il nostro.

Orbene, si tratta dell’ennesima creatura americana, sebbene la stampa in mano a banche e multinazionali insista nel propinarcela come il nuovo spauracchio per i “popoli liberi”.

A dare conto delle numerose incongruenze sul caso Isis è stato soprattutto – per l’Italia – Franco Fracassi su Popoff Quotidiano, che con i suoi articoli ha messo in luce tutti i collegamenti tra lo Stato islamico, gli Stati Uniti e la Nato.

Prima è venuto fuori che Al Baghdadi e altri uomini dell’Isis e Al Qaeda si erano incontrati più volte con il senatore John McCain, esponente dei repubblicani e uomo ombra della politica estera Usa.

Poi ci ha pensato Hillary Clinton a chiarire che l’Isis è “un prodotto degli Usa, ma sfuggito di mano”. Precisamente, in un’intervista a The Atlantic, il candidato presidente dei Dem ha detto che gli Stati Uniti hanno fallito nel creare una forza militare credibile contro Assad a partire dai primi gruppi di ribelli in Siria, e che in questo vuoto si sono inseriti i jihadisti di Daesh. Dichiarazione che è andata di pari passo con l’ammissione di aver sostenuto (come Usa) i mujaheddin in Afghanistan negli anni ’80 in funzione anti russa, dai quali sarebbe nata poi Al Qaeda. Quindi, da due ingerenze americane nella politica estera di due Stati del Medio Oriente, Siria e Afghanistan, si sarebbero poi originati alcuni tra i peggiori nemici dell’Occidente, stando a quanto dice la Clinton.

In precedenza Edward Snowden, il Gola Profonda dell’Nsa, aveva rivelato i piani per la creazione dello Stato islamico, come strumento per dare agli Usa la scusa per attaccare la Siria di Assad.  Cosa che si sta puntualmente verificando, visti i recenti “cambi di strategia”.

In seguito abbiamo appreso dell’esistenza di migliaia di conti correnti dello Stato islamico presso le banche Usb e Hsbc, di cui si “servivano” in precedenza anche Al Qaeda e la Cia, dei quali Obama era a conoscenza sin dal 2008.

Persino i servizi segreti Usa non considerano l’Isis “un pericolo per l’America”, mentre esperti analisti ritengono che il vero motivo della guerra all’Isis sia intervenire sull’Iraq e la Siria di Assad.

Sono state anche trovate evidenze su soldati britannici che combattono fianco a fianco con lo Stato islamico.

Inoltre sono venute fuori rivelazioni riguardanti il trattamento di alcuni miliziani dell’Isis, vezzeggiati e coccolati nelle basi Nato in Turchia, e sui rifornimenti di armi, uomini e denaro allo Stato islamico, provenienti direttamente dagli Stati Uniti e arrivati a destinazione tramite la Turchia (membro cardine della Nato).

A questa già abbondante mole di prove vanno sommati i recenti video sospetti dei ”terroristi” (su cui esperti hanno ravvisato montature di vario genere); le informazioni su di loro provenienti in larga parte dal Site, gestito da Rita Katz, una sionista convinta (e probabile spia del Mossad); le dichiarazioni di un ex ufficiale americano, Kenneth O Keefe, e dell’ex agente Cia Steven Kelley, per i quali l’Isis è stata creata dagli Usa; e un report delle Nazioni Unite secondo il quale Israele sta collaborando con lo Stato islamico.

Insomma, la storia della guerra al terrore, ancora una volta, non regge.

Stiamo parlando dell’ennesima montatura made in Usa – Israele per giustificare un intervento militare in Iraq e Siria e per destabilizzare un governo, quello di Assad, democraticamente eletto.

Del resto la storia dei due Paesi è piena di interventi militari e di colpi di Stato targati Cia – Mossad, per detronizzare capi di governo poco graditi a Washington e Tel Aviv. Così come di organizzazioni terroristiche da loro finanziate e armate per raggiungere scopi politici.

Barricate ne ha parlato durante l’intervista a John Perkins, ex “sicario dell’economia” e ora in prima linea nel denunciare i crimini dell’Impero americano. Anche Paolo Barnard ha descritto il terrorismo di marca occidentale in modo molto puntuale nel suo libro “Perché ci odiano”.

Si tratta quindi solo dell’ennesimo tassello di un grande – e cruento – puzzle.

 

(Articolo aggiornato il 5 agosto 2016)