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NaziUe2(Articolo pubblicato su Barricate – L’informazione in movimento il 22 luglio 2015)

Alla fine hanno gettato la maschera un po’ tutti. L’ha gettata Alexis Tsipras, che da novello Che Guevara e idolo delle sinistre internazionali si è rivelato l’ennesimo politicante rivoluzionario a parole e conservatore nell’animo.

L’ha gettata l’Unione Europea, che si è mostrata per quello che è: un pugno di tecnocrati eterodiretti da banche e multinazionali e un’entità egemonizzata dalle pulsioni di dominio tedesche, in un progetto che da più parti viene ormai equiparato al Piano Funk nazista: un nuovo Reich con la Germania uber alles, un mercato unico e l’Euro modellato sul marco tedesco come moneta di riferimento.

L’hanno gettata gli Usa, che ancora una volta hanno fatto pesare la loro ingerenza durante le trattative tra Grecia e Ue, mostrando di nuovo quanto i suoi diktat pesino sulle “democrazie” europee.

E forse l’hanno gettata anche quanti continuavano a difendere l’Euro e a invocare “più Europa” come soluzione per ogni male. L’Euro, è ormai assodato, è sinonimo di austerità. Continuare a sognare, come fa anche Podemos, di rifiutare l’austerità restando nell’Euro e dentro le regole europee è voler ingannare l’elettorato, oppure non capire bene la situazione. Come ha rilevato anche Krugman, uno degli errori di Tsipras è stato non aver avuto pronto il piano B dell’uscita dalla moneta unica. Senza una seria intenzione di rompere con l’Euro e le regole-capestro europee nessun partito “anti-austerity” avrà mai vero potere contrattuale.

Poi ci sono quelli del “ci vuole più Europa”, che fanno finta di dimenticare che andare verso gli Stati Uniti d’Europa significa portare a compimento a colpi di crisi un progetto autoritario che è stato ampiamente bocciato dai popoli nel 2005 (Francia e Olanda, per la Costituzione europea) e poi nel primo referendum irlandese sul Trattato di Lisbona. In entrambi i casi la volontà popolare è stata ignorata e bypassata.

Che la democrazia non piacesse ai tecnocrati europei era già chiaro una decina d’anni fa, ma con il caso Grecia e il totale annullamento dell’Oxi al referendum, il volto autoritario di questa Ue e dei suoi promotori è venuto definitivamente allo scoperto. Votare non serve più, i popoli non possono esprimersi sulle questioni dei “grandi”, e se lo fanno in un modo che non gli piace, li si ignora.

Questa è la fine della democrazia e l’inizio di un palese autoritarismo della finanza e dell’industria internazionale. Usa e Germania sono al primo posto nel promuovere questo autoritarismo, guidati dal verbo neoliberista e dalle pretese delle banche d’affari di riferimento: è noto che la JpMorgan chiedeva che gli Stati del sud si liberassero delle costituzioni antifasciste, troppo socialiste e democratiche per i loro gusti.  Il nuovo nazifascismo ha poco a che fare con gli Stati nazione, ridotti al rango di burattini, e molto con il grande capitale finanziario e industriale, lo stesso che continua ad imporre con tutto il proprio peso la deregolamentazione del business e dei mercati e il peggior estrattivismo, che tanti danni stanno facendo alla razza umana e al pianeta in generale.

NaziUeIl denaro e l’economia sono la nuova arma di oppressione, capaci di comprare folte schiere di servi pronti ad avallare un sistema che è completamente contrario al benessere delle specie viventi.

La soluzione è nel recupero con ogni mezzo delle sovranità: sovranità economica e monetaria, sovranità alimentare e sovranità politica.

Dall’Euro e dalle regole dell’Ue bisogna uscire, per riprendere quei margini di manovra economica negati dai vampiri di Bruxelles e Berlino.

Il tempo di parlare di “Altra Europa” ed “Europa dei popoli” è finito: dalla macchina infernale ci si salva solo se se ne esce per tempo. Al suo interno ci sono solo sfruttamento, austerità, e dominio dei ricchi sui più poveri.

O, per dirla con Chomsky, la crisi e le regole europee sono lì per fomentare una “lotta di classe anomala”, combattuta a colpi di finanza e debiti, per assoggettare i popoli e le classi lavoratrici senza dover utilizzare alcuna arma convenzionale.

Siamo al si salvi chi può: che se ne esca con la politica o con gli scontri di piazza non importa, siamo in dittatura e stare fermi non servirà a liberarsi dal mostro.

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ManipolazioneMan mano che le elezioni si avvicinano, gli specialisti del terrore mediatico affilano le loro armi con le solite argomentazioni. All’uscita dall’Euro seguirebbero le cavallette e poi il meteorite; la vittoria di Grillo sarebbe la fine della democrazia; Renzi è bello, bravo e dice sempre la verità; questa Ue è il migliore dei mondi possibili, ecc. ecc.

Al  catastrofista medio, quello che vede dopo l’uscita dall’Euro disperazione, disoccupazione e suicidi, forse varrebbe la pena ricordare che parla esattamente dello scenario che stiamo vivendo.

Proprio non si vede perché l’uscita dall’Euro dovrebbe rovinarci, dal momento che il pareggio di bilancio, il Fiscal Compact e la moneta unica ci condannano già (e per i prossimi 20 anni) alla distruzione di ogni barlume di stato sociale e quindi ad un ulteriore incremento di sofferenze, povertà e suicidi. “Ma il problema è che c’è poca Europa. Ce ne vorrebbe di più” ti risponde l’economista prezzolato di turno, il politico servo o il pennivendolo che campa leccando ricchi deretani.

A questi signori, andrebbe risposto che se i capi di Stato e di governo volevano traghettarci verso gli Stati Uniti d’Europa (come stanno facendo) dovevano farlo per via democratica, e non per via surrettizia con una moneta unica e poi una crisi creata ad arte.

Del resto bisogna capirli: ogni volta che hanno provato a far passare per via popolare qualcosa come una Costituzione Europea sono stati bastonati dagli elettori, che evidentemente hanno sentito puzza di imbroglio. Per cui hanno dovuto ricorrere alla forma dei Trattati e poi procedere a operare cambiamenti sulla struttura dell’Europa come dei ladri, approfittando della crisi e della confusione generale.

Ed eccoci qui, al voto per le Europee con un Euro e una Ue che non funzionano, che distruggono lo stato sociale e gli strati più deboli della popolazione (specialmente nei Paesi periferici come il nostro), e con tanti petulanti ed assoldati sapientoni che ci spiegano che per uscirne ci vuole ancora meno sovranità e ancora più Europa. Un no grazie, a questo punto, sarebbe molto gradito.

Poi ci sono i partiti dei lacché (in Italia per questo ci sono gli specialisti del Partito democratico) che sono pronti a raccogliere i voti degli elettori per farne gentile omaggio alla Merkel, ai grandi capitalisti, alla Bce, ai soliti poteri forti oligarchici. Però hanno faccini belli e giovani, quindi qualche gonzo che li vota si troverà di certo.

Infine c’è Grillo. Unico partito in grado di battere il Pd alle elezioni, c’è da sperare che il M5S vinca per due ordini di ragioni:

1)      Una vittoria di Grillo significa una pesante sconfitta per Renzi e per il suo unico elettore Napolitano, che ne uscirebbero delegittimati. In caso contrario, il Fonzie nostrano potrà menarla per secoli dicendo che “italiani volunt”;

2)      Dato il livello stantio di democrazia in questa Ue, è necessario mandare in Europa quanti più euroscettici possibile. Occorre una forte critica ai meccanismi europei all’interno delle istituzioni, e in questo i grillini possono fare bene come hanno fatto bene nel Parlamento italiano. Ovviamente, per avere più peso nelle dinamiche europee, i grillini dovranno anche vincere le elezioni nazionali, in modo da esprimere una rappresentanza, ad esempio, nel Consiglio dei ministri dell’Ue.

Al terrorismo mediatico pro Euro, va risposto con le critiche alla moneta unica di ben sei premi Nobel per l’Economia, con quelle di economisti italiani come Alberto Bagnai, Nino Galloni e Claudio Borghi, di giornalisti economici come Paolo Barnard con la scuola economica Memmt, e di tanti altri che hanno cercato di capire a fondo il problema con sguardo critico e di elaborare possibili soluzioni per il nostro Paese.

Una cosa è certa: uscire dalla moneta unica nei primi tempi potrebbe non essere una passeggiata, ma con le giuste politiche (italiane ed internazionali) in qualche anno se ne può venire fuori. Stando così le cose, invece, siamo condannati ad un suicidio progressivo per i prossimi vent’anni, che va sotto il nome di Euro – Fiscal Compact – Pareggio di bilancio.

Scegliere da che parte stare non dovrebbe essere difficile.

 

 

Sullo stesso tema:

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Merkel burattinaio

(Articolo pubblicato su Informare per resistere, il 15/5/2014)

Mancano pochi giorni ormai alle elezioni del Parlamento europeo, e a leggere gli ultimi sondaggi (per quello che possono valere) sembra che si profili una corsa a due tra Renzi e Grillo. Non bisogna sottovalutare comunque il sempreverde Berlusconi, che finisce sempre per prendere più di quanto non risulti poco prima delle consultazioni.

Messa così, la sfida sembra essere quella tra chi vuole effettivamente un’Italia e un’Europa diverse (i grillini), non lesinando contestazioni a tutto quello che non va – dall’Euro, ai trattati, al pareggio di bilancio – e chi invece si illude (i renziani) che qualche faccino più o meno giovane possa bastare a coprire tutto lo schifo che continua a covare dietro il logo del Partito Democratico. E cioè i soliti inciuci con il centro destra (dai tentativi di legge elettorale all’Expo), le solite collusioni con delinquenti di vario genere, le solite lobby e consorterie (i De Benedetti, le banche, le Coop rosse ), le solite gattopardesche strategie di chi finge di rappresentare il nuovo per poi lasciare tutto com’è.  (1,2,3)

Con l’aggravante che, agli antichi vizi italici, a carico del Pd si aggiunge ora anche la servitù nei confronti dell’ultra capitalismo estero, dei tecnocrati europei non eletti da nessuno, della Germania e dei mercati, dei quali già avevo parlato in un articolo precedente. (4)

Va puntualizzato che in queste elezioni il Pd rappresenta veramente il peggio del peggio, e la sua vittoria il sicuro trionfo dei soliti gruppi di potere nostrani, sommati ai peggiori capitalisti internazionali, quelli che – per capirci – stanno da anni spingendo per ottenere gli Stati Uniti d’Europa con la scusa della crisi, nonostante i popoli europei già più volte si siano schierati contro questo tipo di progetto.

Grillo può piacere o non piacere, ma il suo rimane l’unico schieramento in grado di avere i numeri per confrontarsi col Pd e batterlo, e per proporre una radicale contestazione di un’Europa evidentemente nelle mani di pochi oligarchi indifferenti alle sofferenze della popolazione. Tsipras da questo punto di vista, con le sue percentuali poco superiori al 3% (in Italia) rischia solo di sottrarre voti al M5S senza neanche conquistare un seggio. Se parliamo di voto utile, forse conviene puntare sull’unico schieramento che possa veramente mettere i bastoni tra le ruote.

Poi c’è il capitolo astensionisti. Già da ora si leggono appassionati appelli al non voto, che avranno l’unico esito di lasciare tutto com’è già: un’Unione Europea dove lobby e partiti collusi fanno gli interessi dei più forti, ignorando le popolazioni; e una vittoria sfolgorante per Renzi “nuovo che avanza”, per le sempiterne celebrazioni dei lecchini di Repubblica.

Se si vuole che qualcosa cambi, sarà bene convincere gli italiani (e gli europei) a votare partiti euroscettici, in modo da lanciare un forte segnale di contestazione non solo al di fuori delle istituzioni, ma anche dal loro interno.

Per cambiare questa Ue a poco servono le periodiche manifestazioni nelle piazze, che portano solo a tante manganellate e qualche titolone sui giornali degli industriali: occorre che i partiti euroscettici diventino forza di maggioranza e cambino completamente le carte in tavola, sia nelle rispettive nazioni che nelle istituzioni europee. Finché al governo ci saranno partiti “europeisti”, un’Europa dei popoli (e non delle lobby) non sarà possibile.

 

 

Link:

1)  http://news.supermoney.eu/opinioni/2014/04/le-liste-degli-impresentabili-candidati-dei-partiti-alle-elezioni-europee-0087713.html

2) http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/1243090/Sottosegretari–deputati–sindaci–Ecco-gli-impresentabili-del-Pd.html

3) http://espresso.repubblica.it/palazzo/2014/02/28/news/quanti-impresentabili-nel-sottogoverno-di-matteo-renzi-1.155386

4) http://www.informarexresistere.fr/2014/05/02/la-nuova-religione-del-pd-e-il-darwinismo-sociale/