Tag Archive: M5S


(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 10 giugno 2018)

Il nostro sito ha caldeggiato sin dal principio un’alleanza populista includente M5S-Lega-Fratelli d’Italia e altri partiti sovranisti.
Ora che quella alleanza si è – almeno in parte – concretizzata in una coalizione di governo (e auspichiamo l’ingresso della Meloni per aumentare il coefficiente di “patriottismo” dell’esecutivo), non resta che vedere cosa sarà effettivamente fatto dai nuovi ministri.
Non nascondiamo la simpatia per numerose delle figure di governo, e auspichiamo che realizzino realmente il Cambiamento che hanno promesso, a parole e in quanto scritto nel contratto tra Lega e M5S. In particolare:

  • Al ministro dell’Interno e vicepremier Salvini chiediamo di avere la linea più dura possibile verso l’immigrazione di massa, verso le Ong che trafficano carne umana nel Mediterraneo con la scusa dell’umanitarismo, e di garantire la sicurezza nel Paese, divenuto un colabrodo dopo anni di malgoverno piddino. Siamo sicuri che farà del suo meglio.
  • Al ministro dell’Economia Tria chiediamo non di fare dichiarazioni roboanti, che potrebbero creare turbolenze nei “mercati”, ma NEI FATTI disapplicare quei trattati che ci hanno portato con l’acqua alla gola, quali Fiscal Compact, gli stessi parametri di Maastricht, il pareggio di bilancio in Cost., la religione dell’austerità.
    Chiediamo quindi che si proceda al più presto con la realizzazione dei minibot di Borghi, con l’approntamento del famoso Piano B per l’uscita dall’Euro teorizzato tra gli altri da Paolo Savona, e con la spesa a deficit necessaria per rilanciare l’economia del Paese, in totale spregio di irrazionali vincoli internazionali che hanno fatto il loro tempo. L’interesse economico della Nazione deve venire prima di tutto.
  • Al ministro del Lavoro e vicepremier Di Maio chiediamo di abrogare il Jobs Act, ripristinare l’art. 18 e le tutele minime nei confronti di tutti i lavoratori, garantire il reddito di cittadinanza (o un adeguato sussidio di disoccupazione) a coloro che sono privi del lavoro NON PER LORO VOLONTA’, come previsto dalla Costituzione, e coniugare occupazione e sicurezza sul lavoro ovunque ciò sia necessario. Chiediamo anche che lo Sviluppo Economico della Nazione si svolga nel modo più ecosostenibile possibile, favorendo l’utilizzo di fonti rinnovabili e riducendo al minimo l’utilizzo di materiali inquinanti, come ad esempio le plastiche monouso degli imballaggi, che andrebbero proibite per legge e sostituite con materiali biodegradabili.
  • Alla ministra della Salute Grillo chiediamo l’immediata abrogazione della Legge Lorenzin sui vaccini e la garanzia della libertà di scelta. Si potrebbe altrimenti tornare alla normativa previgente, con l’obbligatorietà solo per un numero limitato e realmente necessario di vaccini. Di certo devono finire sia le discriminazioni pecuniarie che quelle sociali e scolastiche per le famiglie dubbiose nei confronti dei vaccini. Anche i medici scettici sull’efficacia delle vaccinazioni a tappeto radiati dall’Albo devono essere immediatamente reintegrati e deve tornare ad essere consentito il dibattito su questi argomenti.
  • Ai ministri della Difesa, degli Affari europei e degli Esteri chiediamo di agire solo e soltanto nell’interesse nazionale, rifiutando tutti quegli accordi militari, politici ed economici che confliggerebbero con la nostra sovranità e i nostri interessi.
    Quindi no agli Stati Uniti d’Europa (mai accettati o visti con favore dal popolo italiano) e a una maggiore integrazione comunitaria, no a spericolate missioni Nato, no a un rapporto conflittuale con la Russia (bene in questo senso i primi passi del nuovo governo), no a trattati internazionali di libero scambio che penalizzerebbero la nostra economia, i nostri standard qualitativi e il Made in Italy (Ttip, Ceta e simili). Si a mettere l’interesse italiano e la nostra Costituzione prima di qualsiasi trattato internazionale, coma già enunciato nel contratto di governo.
  • Al ministro della Famiglia Fontana chiediamo di vigilare che il concetto di famiglia resti quello tradizionale: no a uteri in affitto, no ad adozioni gay, rendere ILLEGALI le cd famiglie “arcobaleno” come quella di Nichi Vendola, realizzate andando in Paesi più “compiacenti” (o cerebrolesi) da questo punto di vista.
    Si alle sole unioni civili, fin quando le si considera una specie di “contratto” tra le parti per regolare alcuni rapporti in tema di gestione dei beni comuni e di successione, e non certo come qualcosa di assimilabile a un “matrimonio”, che deve restare quello tra uomo e donna.
  • Al ministro delle Infrastrutture Toninelli chiediamo di bloccare quelle grandi opere inutili che non servono all’Italia e che sono viste come fumo negli occhi dalle comunità locali. Alludiamo in particolare alla Tav e al Tap.

A tutti gli altri ministri chiediamo di avere buon senso e riportare la NORMALITA’ e il benessere in questo Paese, devastato da anni di malgoverno piddino. Per finire al presidente del Consiglio Conte, auguriamo di essere il giusto interprete delle istanze dei due partiti che compongono la maggioranza di governo, con un occhio attento a far prevalere quelle che più incontrano il favore degli italiani. Mettere insieme la sensibilità leghista e quella grillina su certi temi non sempre deve essere semplice.

Annunci

NaziMatta(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 28 maggio 2018)
Ciò che è accaduto ieri, 27 maggio 2018, va ben oltre ogni immaginazione. Un presidente della Repubblica, esponente di un partito uscito devastato dalle ultime elezioni e nominato da un Parlamento dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale, si è arrogato il diritto di porre il veto su un ministro, Paolo Savona, democraticamente scelto dalle due forze vincitrici delle ultime elezioni, M5S e Lega.
E lo ha fatto sulla base delle idee troppo “euroscettiche” del ministro proposto, senza che la Costituzione gliene desse la facoltà, come confermato dagli stessi padri costituenti che quella Costituzione la scrissero.
Questo rifiuto ha causato le dimissioni del premier incaricato Conte, espressione del contratto di governo M5S-Lega, e la chiamata al Quirinale di Carlo Cottarelli, prezzemolino televisivo caldeggiato da mesi dai poteri forti e proveniente dal Fondo Monetario Internazionale e dal governo Letta.
E’ chiaro a tutti che il nuovo governo nella mente del PdR, sarebbe un altro governo tecnico, un Monti bis, peraltro privo della maggioranza in Parlamento necessaria ad avere la fiducia. Per cui si dovrà chiaramente tornare a nuove elezioni al più presto.

Ma a cosa servirebbe tornare al voto se, con ogni probabilità, l’esito sarà identico salvo un rafforzamento dei due partiti rifiutati da Mattarella?
E una volta riformato il Parlamento, si dovrà ripetere lo stesso teatrino all’infinito finché le forze politiche propongano un nome sinceramente europeista all’Economia?
Ma se gli italiani continueranno a votare per partiti euroscettici (ancora con più decisione, a questo punto) che senso ha continuare a fare resistenza? Mattarella è il garante della Costituzione italiana o della stabilità dei mercati e dell’Eurozona?
Risponde agli italiani o alla Merkel e ai parametri di Maastricht?
Da questa impasse si esce in un solo modo: o Mattarella cede (cosa che ha dimostrato di non voler fare), o non resta che metterlo in stato d’accusa ai sensi dell’art.90 della Costituzione. Le fattispecie previste sono alto tradimento e attentato alla Costituzione.

Il reato di alto tradimento consiste in “un comportamento doloso che, offendendo la personalità interna ed internazionale dello Stato, costituisca una violazione del dovere di fedeltà alla Repubblica. Esso presuppone una intesa del Capo dello Stato con potenze straniere atta a pregiudicare gli interessi nazionali o, addirittura, a sovvertire l’ordinamento costituzionale“.
Ed è ciò che si può ipotizzare in questo caso, nel momento in cui il PdR tutela più gli interessi dei mercati, dell’Ue, della Germania e dell’Eurozona, rispetto alla libera e democratica volontà degli italiani di liberarsi di tutte le loro imposizioni, espressa in modo inequivocabile il 4 marzo con il boom di partiti euroscettici come M5S e Lega, a fronte del crollo dei partiti europeisti (Pd, Più Europa, Forza Italia con Tajani premier). Inoltre Mattarella si è opposto alla nomina a ministro dell’Economia di Paolo Savona, solo perché questi ha espresso in passato posizioni euroscettiche e antitedesche, sebbene sia ormai risaputo che l’Ue così com’è sta solo avvantaggiando la Germania, e che l’Euro e le politiche di austerità imposte da Maastricht in poi hanno progressivamente distrutto il tessuto economico e sociale italiano.
Quindi l’ipotesi di intesa con potenze straniere, pregiudizio degli interessi nazionali e sovversione dell’ordinamento costituzionale, non è assolutamente da escludere.

L’attentato alla Costituzione, invece, comprende “ogni comportamento doloso diretto a sovvertire le istituzioni costituzionali o a violare la Costituzione.”
Anche in questo caso, nel momento in cui il PdR si arroga il diritti di rifiutare un ministro senza averne i poteri, in contrasto con le forze politiche che quel ministro sostengono, solo per delle divergenze di opinioni politiche (in questo caso sulla “sacralità dell’Eurozona”), è evidente che si pone ben oltre le prerogative a lui assegnate della Costituzione. A sostenere la tesi che il PdR non possa imporre i nomi dei ministri o porre veti su di essi, non sono solo i padri costituenti citati in precedenza, ma anche i principali autori di testi universitari di diritto pubblico e illustri presidenti onorari della Corte Costituzionale quali Valerio Onida.
Per entrambi i reati, il Presidente della Repubblica è messo in stato d’accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri, ed è giudicato dalla Corte costituzionale.

Di fronte a questi comportamenti assurdi, e con ogni probabilità al di fuori della legalità costituzionale, i partiti non hanno che da prendere questa via (cosa che sia la Meloni che Di Maio hanno detto di voler fare), e incitare i cittadini a farsi sentire sotto il Quirinale e nelle piazze di tutt’Italia per chiedere a gran voce le dimissioni di Mattarella.
Il presidente della Repubblica deve fare gli interessi della popolazione italiana e garantire il rispetto della Costituzione. Non certo fare il paladino dell’Ue, dell’Euro, dei mercati e delle idee fuori di testa e ampiamente rifiutate dagli italiani del Pd.

(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 18 maggio 2018)

In questi giorni tutta l’Italia ha guardato con grande interesse alla stesura del programma di governo tra M5S e Lega. Tra i due partiti il più infido e inaffidabile è chiaramente il M5S, che ha abituato gli osservatori alle giravolte più clamorose e vergognose in difesa di  Euro, Ue, Nato e nella ricerca di accordi col Pd e con l’Alde.
Salvini e i suoi hanno cercato di imbarcarsi in questa avventura, scongiurando la possibilità di un governo (tecnico) del Presidente, ma il rischio che tutte le loro istanze più importanti venissero sterilizzate dall’abbraccio col globalista M5S era decisamente presente.
Del resto, Di Maio è quello che un giorno sì e l’altro pure è corso a Washington, alla City di Londra e a pranzo con la Trilaterale per rassicurare tutti che il M5S sarebbe stato “affidabile”. Cioè, in sintesi, non avrebbe cambiato un bel tubo.

E adesso che possiamo leggere la bozza definitiva del “contratto alla tedesca” (come lo chiamano in neolingua i 5 Stelle per non chiamarlo accordo tra partiti), la sensazione che la spinta rivoluzionaria per l’establishment delle idee della Lega sia stata effettivamente annacquata è molto forte.
Il capitolo sull’Ue è parecchio vago, si parla solo di “rivedere, insieme ai partner europei, l’impianto della governance economica europea (politica monetaria comune, Patto di stabilità e di crescita, Fiscal Compact, Mes etc.)”, ma non si prevede una possibile uscita dall’Ue o dall’Euro nel caso (quasi sicuro) in cui le proprie rimostranze non vengano accolte. Sarà una strategia per non avere rogne da mercati e PdR? Lo si può sperare solo essendo molto ottimisti.
Su Ttip e Ceta l’opposizione si è fatta più blanda rispetto alle bozze iniziali: no all'”eccessivo affievolimento della tutela dei diritti dei cittadini” e alla “lesione della corretta e sostenibile concorrenza sul piano interno”.
Non si parla di abrogazione del pareggio di bilancio in Cost. ma in maniera più sibillina dell'”adeguamento della regola del pareggio di bilancio”.
Dello sforamento del parametro del 3% deficit/Pil nessuna traccia, ma si indica un “appropriato e limitato ricorso al deficit” nel capitolo sul debito pubblico.
Ai minibot di Borghi, titoli di Stato da utilizzare per pagare i debiti della Pubblica Amministrazione, ci si riferisce nel capitolo fiscale quando si parla di “cartolarizzazione dei crediti fiscali, anche tramite titoli di stato di piccolo taglio”.
Non c’è la cancellazione del Jobs Act, né il ripristino dell’art. 18. In compenso si invoca il ritorno dei voucher.
Poi c’è la parte sui vaccini, dove si promette di “affrontare la tematica del giusto equilibrio tra diritto all’istruzione e diritto alla salute, tutelando i bambini in età prescolare e scolare che potrebbero essere a rischio di esclusione sociale”. Il che NON significa abrogare la legge Lorenzin e rimuovere le sanzioni pecuniarie, ma al limite permettere la frequenza di nidi e materne ai bimbi non vaccinati.
Bene invece la parte sulla politica estera, con una netta apertura alla Russia pur restando nella Nato, e il principio della prevalenza della Costituzione italiana sull’ordinamento comunitario nel capitolo riforme istituzionali, anche se “sempre nel rispetto dell’art. 11 della Costituzione” (il che significa che si potrebbe invocare la “pace e giustizia fra le Nazioni” per giustificare limitazioni di sovranità a sproposito).

In definitiva, pare proprio che i 5 Stelle, nati per sopire la protesta popolare di fronte alla spoliazione dell’Italia e per impedire l’ascesa di movimenti realmente nazionalisti e populisti, adesso stiano svolgendo la funzione di addomesticare i leghisti in cambio di qualche poltrona, ammorbidendo tutti i punti più indigesti alle élite globaliste che li hanno creati. L’idea che lo abbiano fatto solo per tranquillizzare i mercati e Mattarella potrebbe rivelarsi una pia illusione, anche alla luce delle frasi di Di Maio dopo le prime consultazioni.
Salvini, Borghi e compagni valutino attentamente se vale la pena continuare la collaborazione col M5S nell’ottica di cambiare realmente le cose come promesso in campagna elettorale, o se non convenga piuttosto tornare al voto al più presto per consegnare la vittoria a un esecutivo di Centrodestra puro, dato attualmente dai sondaggisti al 40%.
Un governo prono a Bruxelles e che esegua i programmi cari a Monti e alla Trilaterale, sinceramente, non ci serve e non è quello per cui gli italiani hanno votato il 4 marzo.

(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 25 aprile 2018)

Il 24 aprile 2018 sarà ricordato come il giorno in cui il M5S ha ufficialmente mostrato il suo vero volto: quello di stampella del Pd e delle elite globaliste.
Dopo aver impedito la nascita di un governo che realmente rispecchiasse il voto degli italiani, ovvero un Centrodestra-M5S (che ci fosse Berlusconi in mezzo o no era irrilevante: FI ha comunque contribuito in modo determinante alla vittoria della coalizione di Cdx, quindi sarebbe stato democratico includerla nell’accordo di governo, e in ogni caso non si capisce perché escludere anche Fratelli d’Italia), ieri Di Maio ha chiuso ogni spiraglio alla Lega, aprendo senza riserve a un accordo di governo col Pd.

Questa decisione folle fa a pugni con l’inequivocabile messaggio lanciato dagli elettori il 4 marzo: il voto ha punito duramente (con il 70% diviso tra Centrodestra e M5S) il Pd e tutto il centrosinistra, le politiche di austerità, l’europeismo e l’immigrazionismo; lo stesso MòViMento è stato votato perché percepito come alternativo a tutto ciò.
E i 5 Stelle ora che fanno? Decidono di resuscitare un partito cacciato a calci dagli italiani, chiudendo le porte in faccia ai veri vincitori delle politiche: la Lega e il Centrodestra tutto.
Questo comportamento inqualificabile fa pendant con le dichiarazioni di Di Maio dopo le prime consultazioni con Mattarella – quando Giggino a sorpresa giurò fedeltà assoluta all’Ue, all’Euro e alla Nato – e con le sue dichiarazioni dopo l’attacco dei banditi anglo-franco-americani alla Siria, basato su clamorose fake news: anche in quel caso Di Maio non espresse alcuna condanna ma “vicinanza agli alleati e all’Ue”, sebbene con una timida richiesta di approfondire quanto accaduto a Douma.
L’ambiguità democristiana di Di Maio e i suoi ha veramente stufato, specie se nasconde – come nasconde – solo la volontà di rubare i voti e le speranze di un elettorato stremato, per riportarli nel consueto alveo atlantista, europeista, neoliberista e pro-austerità.
E adesso questo è ancora più chiaro con la chiusura verso la Lega e il tentato accordo con il Pd e la sua agenda europeista, anti-sovranista e anti-populista, quando l’unico governo realmente rispettoso del voto del 4 marzo sarebbe “l’alleanza populista” tra M5S, Lega e Fratelli d’Italia, con staffetta per il premier tra Salvini e Di Maio.

Il M5S si conferma così la stampella del potere euro-atlantico, globalista e neoliberista in Italia: si guardi anche alla giunta Appendino, che a Torino ha da poco riconosciuto il primo figlio di due donne nel nostro Paese pur in assenza di una legge specifica, in perfetta continuità con le stronzate gender del centrosinistra sorosiano.
Non resta che dire sul M5S ciò che da tempo si è detto del Pd: M5S delendus est, il M5S  va distrutto al più presto.
Se i 5 Stelle avessero un po’ di palle farebbero ora naufragare ogni accordo col Pd, modificherebbero la legge elettorale con un congruo premio di maggioranza e riporterebbero il Paese alle urne il prima possibile: potrebbero così immediatamente verificare quanto gli italiani hanno gradito le giravolte che li hanno visti protagonisti.

(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” l’8 aprile 2018)

Avere sempre ragione alla lunga può rivelarsi fastidioso. E’ quello che ci vien da pensare negli ultimi giorni dopo l’uscita allo scoperto di Di Maio, novello Tsipras che – come pronosticato già due anni fa –  ha puntualmente fatto naufragare ogni possibilità di un governo populista ed euroscettico, poco dopo le prime consultazioni con Mattarella.
Col popolo leoni e davanti al PdR coglioni, potrebbe essere il nuovo motto dei 5 Stelle.
Come tutti sanno Di Maio, dopo il colloquio al Quirinale, ha improvvisamente dismesso gli abiti populisti e ambiguamente euroscettici per abbracciare l’ortodossia neoliberista più pura e mortifera: si all’Ue, sì all’Euro e sì alla Nato, con uno zelo degno della peggiore Bonino.
E, non contento, ha aperto al Pd senza se e senza ma, come se un’alleanza con Renzi e i suoi fosse migliore di un patto con Berlusconi.
E’ chiaro ed evidente che Mattarella, probabimente imbeccato da Napolitano, ha spiegato a Giggino che per diventare premier deve abbandonare ogni velleità populista e quindi ogni accordo con il Centrodestra, rassicurando tutti i poteri forti possibile: “mercati” (ossia speculatori e grandi banche d’affari), Unione Europea, Fmi e Bce, Stati Uniti e gli altri “alleati” della Nato. Da qui le stupefacenti affermazioni di Di Maio, del tutto in controtendenza con quanto predicato per anni, pur con diverse ambiguità, dai grillini.
Ci chiediamo: quanti voti avrebbe preso Di Maio se avesse dichiarato queste posizioni  in modo chiaro PRIMA del voto? Probabilmente non avrebbe raggiunto il 20%.
Se le cose dovessero mettersi così, con un accordo di governo tra M5S, Pd e Leu, non solo si realizzerebbe quanto da noi paventato prima delle elezioni, ma si consumerebbe il SECONDO COLPO DI STATO a danno del Centrodestra dopo il 2011: prima il golpe dello spread ai danni di Berlusconi, adesso l’estromissione della coalizione vincente alle elezioni, il Centrodestra guidato da Salvini con il suo 37%, dal governo del Paese.

Di Maio sta per macchiarsi – e macchiare tutto il M5S – di un atto di gravità inaudita nella storia del Paese, riportando al potere un partito, il Pd, detestato dagli italiani, punito più e più volte alle urne e responsabile di politiche distruttive nei  confronti della Nazione. Ha ancora tempo per evitare questo disastro.
Meglio un accordo col Centrodestra, e anche con un Berlusconi sempre meno influente e destinato a farsi da parte tra pochi anni per evidenti motivi anagrafici, che riesumare gli appestati del Pd e riportarli al governo.
Giggino avvisato, mezzo salvato.

(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 27 marzo 2018)

Mentre in Italia, dopo l’elezione dei presidenti delle Camere  grazie all’accordo tra M5S e Centrodestra, si guarda con sempre maggiore attesa verso una possibile alleanza “populista” di governo tra Di Maio e Salvini, all’estero i poteri forti sovranazionali hanno già iniziato le manovre per azzoppare o ridurre all’obbedienza il nuovo esecutivo.

Prima è stato il Commissario europeo per gli affari economici Moscovici a dire – con un rispetto istituzionale degno di Riina – che “Se l’Italia dovesse aumentare il debito per creare aiuti sociali, lo spread salirà di nuovo” (9 marzo).
Poi è sceso in campo il Fmi, intimando agli italiani di tornare a tagliare le pensioni(contro la volontà di Lega e M5S di abolire la Fornero), di cancellare la quattordicesima e ridurre la tredicesima, nonché abolire i sussidi alla maternità. (16 marzo)
Infine si è fatta sentire pure BlackRock, la più grande società d’investimento al mondo, annunciando una posizione di “underweight” (significa sottopesare) dei Btp italiani, che potrebbe preludere a una serie di vendite, con conseguente aumento dello spread. (20 marzo)
A ciò vanno sommate le problematiche legate al Def (Documento di Economia e Finanze), da presentare a Bruxelles entro il 10 aprile, ben spiegate qui da Alberto Micalizzi.

Tutto questo dà la misura di quanta pressione si stia addensando sul nuovo esecutivo in Italia, specie se dovesse esprimere una linea di rottura con l’establishment finanziario  ed europeista pro-austerità.
Se tutti conosciamo la Troika, qui ben rappresentata da Moscovici e il Fmi, ben pochi conoscono il fondo BlackRock e il suo peso sulla finanza globale.
BlackRock è – come detto – la più grande società d’investimento al mondo, guidata da Larry Fink, con un patrimonio di oltre quattro mila miliardi di dollari.
E’ il principale investitore Usa di lungo periodo in Italia e detiene ingenti quote di Atlantia (la nuova Autostrade), Telecom, Enel, Banco Popolare, Fiat, Eni, Generali, Finmeccanica, Mediaset, Banca Popolare di Milano, Fonsai,  Mediobanca, Ubi; è entrata anche nella gestione del risparmio della privatizzata Poste.
BlackRock ha per advisor l’onnipresente George Soros.
BlackRock controlla le agenzie di rating Moody’s e Standard & Poor’s (e quindi eventuali declassamenti annunciate da queste sarebbero sempre farina del suo sacco).
BlackRock detiene quote essenziali (attorno al 5%) di tutte le principali banche italiane, tra cui Unicredit e Intesa San Paolo, che a loro volta detengono la maggioranza delle quote della Banca d’Italia.
BlackRock  è l’azionista principale di Deutsche Bank e lo era anche nel 2011, quando fu avviata la massiccia vendita di titoli di Stato che portò all’innalzamento dello spread e conseguente caduta del governo Berlusconi.

Adesso BlackRock riscende in campo quando si sta delineando la possibilità di un governo populista, euroscettico, antisistema e sostanzialmente sovranista, quale sarebbe quello composto da M5S, Lega e Fratelli d’Italia.
La guerra dei poteri forti ai cittadini italiani e al voto del 4 marzo è cominciata, e si arricchisce di un dettaglio fondamentale: con l’attacco frontale del Fmi ai sussidi di maternità, si palesa ancora una volta la volontà dei poteri forti di distruggere la natalità in Italia, dopo le misure di austerità, il pareggio di bilancio e il Fiscal Compact imposti in piena crisi, e dopo il folle decreto Lorenzin che – su ordine di Obama – ha costretto i piccoli italiani a dieci vaccinazioni ingiustificate, rendendoli esposti come non mai agli effetti collaterali che ne possono conseguire.
I poteri forti dell’oligarchia finanziaria/massonica euroatlantica non vogliono solo impoverire gli italiani e saccheggiare le ricchezze che hanno accumulato in decenni di lavoro e sacrifici, ma anche ESTINGUERE la popolazione italiana autoctona, sostituendola con carrettate di immigrati generosamente portate dalle Ong gestite dagli stessi esponenti dell’oligarchia finanziaria.
L’obiettivo è chiaro: distruggere l’identità nazionale, l’orgoglio per la propria storia e le proprie radici, per rendere ciò che rimarrà degli italiani dei “bravi cittadini europei”, proni ai diktat di Bruxelles, Berlino e della finanza sovranazionale, in modo che il saccheggio del Belpaese continui senza che nessuno abbia la forza o la volontà di ribellarsi.

Il tempo di ribellarsi è ora: il voto del 4 marzo e il referendum del 4 dicembre 2016 hanno espresso con chiarezza qual’è la volontà della maggioranza degli italiani: quella di riprendersi le chiavi di casa e rispedire al mittente ogni ingerenza esterna, che sia delle banche d’affari, dell’Ue, del Fmi, di Stati esteri come gli Usa, la Germania o la Francia, delle Ong portamigranti, di Soros o di chiunque altro.
Perciò diciamo a Salvini e Di Maio: fate rapidamente un governo che faccia l’interesse nazionale e mandiamoli al diavolo,  come ordinato dalla maggioranza degli italiani.

(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 5 marzo 2018)

Ennesimo bagno di sangue nel Pd e vittoria di 5 Stelle e Salvini. Questo l’esito delle elezioni del 4 marzo.
Gli italiani hanno parlato forte e chiaro: no ai partiti di centrosinistra, europeisti e pro-immigrazione, si alle forze euroscettiche (o percepite come tali), anti-establishment e anti-immigrazione.
5 Stelle, Lega e Fratelli d’Italia, pur non avendo la maggioranza nelle rispettive coalizioni, insieme valgono quasi il 55% dei voti. Un trionfo del “populismo”.
Ora, come ribadito più volte in articoli precedenti, è necessario che queste forze si uniscano per dare all’Italia il governo più euroscettico e sovranista possibile, unica via per fare realmente l’interesse degli italiani.
Berlusconi e Renzi, delegittimati dal voto dopo i loro inciuci passati, devono restare fuori dal governo. Un governo del M5S col Pd, anche derenzizzato, è una sciagura da evitare in ogni modo.
Quindi non ci sono molte scelte: 5 Stelle e Salvini devono trovare un accordo (che potrebbe includere anche FdI) per governare assieme ed esprimere un esecutivo duro verso Euro e Unione Europea fino alla rottura, rigidissimo sul tema immigrazione, e pronto a ridare all’Italia tutte le sovranità perdute, in contrasto con ogni imposizione esterna contraria all’interesse nazionale.
Questa coalizione dovrà far ripartire l’economia affrontando il tema del lavoro e della sovranità monetaria, cancellare il pareggio di bilancio dalla Costituzione e risolvere i tanti guai creati dal Pd, tra cui la sciagurata legge Lorenzin (da abrogare senza se e senza ma).
Ogni altra alchimia di governo è da considerarsi un golpe e alto tradimento verso il popolo italiano.

(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 24 dicembre 2017)

Nel post precedente si accennava al fatto che la politica “No alleanze” del M5S avrebbe portato a un nuovo governo di larghe intese. Ora la situazione si è evoluta, ma in peggio.
Mentre il M5S continua a scartare quell’alleanza che gli permetterebbe di governare e opporsi REALMENTE all’Eurodittatura (quella con Lega e Fratelli d’Italia, costringendo di fatto i due partiti a correre con Forza Italia per vincere), adesso da Di Maio arriva un’apertura netta a un accordo post-voto con un Pd derenzizzato e con Liberi e Uguali, il partito di Boldrini e Grasso.
In pratica, un accordo che sostituirebbe al governo renziano un nuovo governo di centrosinistra, del tutto identico negli intenti a quello in carica: l’Europa ovviamente non sarebbe messa in discussione, così come le politiche di accoglienza indiscriminata.
Basti vedere come Di Maio si sia affrettato negli ultimi tempi a dichiarare che uscire dall’Euro “non è l’obiettivo del M5S“. Si faceva per scherzare, insomma.
Il potere mondialista farebbe, tramite questa nuova coalizione, ciò che ha fatto negli ultimi anni con Renzi e compagni.

La prospettiva è più concreta di quanto si possa pensare: se il centrodestra unito non dovesse arrivare ad avere la maggioranza dei seggi in Parlamento (al momento è al 36%, ma deve arrivare al 40 per essere al sicuro), e se non dovessero arrivare stampelle da sinistra verso un governo a trazione FI-Lega, il mandato potrebbe essere assegnato da Mattarella alla coalizione su citata. Un nuovo e più sofisticato colpo di Stato ai danni della destra – più o meno – nazionalista e del popolo italiano, dopo quello del 2011.

Per scongiurare questa prospettiva occorre votare in massa per la coalizione di centrodestra, chiedendo ai suoi leader di insistere su questi punti:

  • Uscire dall’Euro e, se le regole non cambiano in fretta, anche dall’Unione Europea, disapplicando tutti i suoi trattati. Su questo, la ricetta Borghi sembra meritevole di essere appoggiata;
  • Abrogare il pareggio di bilancio dalla Costituzione;
  • Fermare nel modo più deciso l’immigrazione incontrollata, in particolare quella islamica;
  • Abrogare la legge Lorenzin sui vaccini, ripristinando la normativa pre-De Lorenzo;
  • Istituire politiche di piena occupazione o sussidi per disoccupati e precari involontari, come del resto previsto dalla Costituzione, attraverso spesa pubblica con moneta di PROPRIETA’ STATALE. Questo incentiverà anche la natalità degli italiani, altro che importare disgraziati dall’Africa.

Pretendete dalla coalizione di centrodestra che porti avanti questo programma.
Votate M5S solo se garantisce un’alleanza / accordo post voto con la Lega in funzione anti-Euro e anti-immigrazione.
Ma poiché questo nel 95% dei casi non accadrà, votate a destra e sperate che Salvini e co. abbiano la maggioranza dei seggi in Parlamento. Lui e Berlusconi restano, con tutti i limiti del caso, i personaggi più indigesti all’oligarchia globalista tra quelli che ce la possono fare.

(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 19 novembre 2017)

Su questo sito abbiamo caldeggiato più volte un’alleanza “populista” tra 5 Stelle, Lega e Fratelli d’Italia, con lo scopo principale di attuare la linea più dura possibile verso Euro e Ue, fermare l’immigrazione di massa, cancellare il pareggio di bilancio dalla Costituzione, stracciare trattati come il Ceta e il Fiscal Compact, abrogare la orrenda legge Lorenzin sui vaccini e attuare politiche il più sovraniste possibile.
L’occasione delle prossime politiche è ghiottissima per fare un Parlamento e un governo profondamente euroscettici, inoltre – sondaggi alla mano – una simile alleanza garantirebbe una maggioranza e un governo stabili.
Ma la ostinazione del M5S a rifiutare ogni alleanza e la vittoria in Sicilia hanno  resuscitato Berlusconi e ricompattato il centrodestra, nonostante le evidenti differenze di vedute su temi centrali tra Salvini e il leader di Forza Italia.
Si prospetta quindi un nuovo scontro a tre (o a quattro, se il centrosinistra si presenterà frammentato) con il centrodestra favorito. Senza alleanze né accordi post-voto, il M5S replicherà il risultato del 2013, giungendo terzo dietro le due grandi coalizioni (i sondaggi lo danno sotto il 30%, e per avere la maggioranza in Parlamento dovrebbe superare il 40%), e si consegnerà nuovamente all’opposizione e quindi all’insignificanza politica. Nel giro di pochi mesi molti elettori delusi lo abbandoneranno, ridimensionandolo in modo considerevole. Sarà assolta così la funzione di gatekeeper del Mò Vi Mento: sterilizzare la protesta portandola su un binario morto.
Considerato questo, la vittoria del centrodestra sarà il male minore.
Di fronte a un Pd vergognosamente prono ai diktat dell’Ue, delle banche d’affari, di Soros, e di fronte alle prese in giro di un M5S che, da movimento di protesta, si è trasformato in un partito pro-Ue, pro-Usa, pro-Nato, pro-Alde, pro-Trilaterale, pro-neoliberismo e che non sembra avere alcuna intenzione di governare, il ritorno del centrodestra potrebbe significare – almeno in potenza – politiche meno accondiscendenti nei confronti di Bruxelles, migliori rapporti con la Russia, politiche di protezione verso gli italiani e il Made in Italy, stop all’immigrazione clandestina. Già questo sarebbe soddisfacente dopo lo sfacelo causato da Renzi e compagni.
La prima incognita è chiaramente l’entità di un’eventuale vittoria del centrodestra. Per avere la maggioranza – come detto – Salvini, Meloni e Berlusconi dovrebbero ottenere circa il 40%, una soglia non impossibile dopo il trionfo in Sicilia e visti i sondaggi.
La seconda è nei rapporti tra Berlusconi e i suoi alleati. Se Salvini e Meloni hanno atteggiamenti dichiaratamente ostili verso l’Ue, Silvio sembra molto (troppo) conciliante, anche per via della sentenza in arrivo dalla Corte europea dei diritti umani sulla legge Severino, necessaria al Cavaliere per poter tornare in campo da protagonista. E mentre Borghi sbugiarda il falso problema del debito pubblico, Brunetta ripete in modo sconfortante i triti dogmi neoliberisti (privatizzare, tagliare la spesa pubblica, rientrare nei conti e bla bla). Contrasti che probabilmente si sarebbero riproposti anche nel caso di una ipotetica alleanza Lega-M5S, dato che il Mò Vi Mento trabocca di neoliberisti bocconiani, tra cui lo stesso Davide Casaleggio e il celebre (famigerato, meglio) David Borrelli.
Non resta che stare a vedere: di certo, in caso di affermazione secca del centrodestra, vedremo ricomparire in scena l’arnese infernale dello spread, le agenzie di rating e strane manovre delle banche d’affari, oltre ai soliti scandali mediatico-giudiziari ad orologeria, come accadde nel 2011. E questo starà a dimostrare come alle elite globaliste risulti molto più indigesto un governo di centrodestra che uno di centrosinistra. E forse anche di uno (altamente improbabile) del M5S.

(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 7 luglio 2017)

E’ sempre più chiaro, in questi giorni, come l’accordo Renzi-Berlusconi sia destinato ad essere replicato anche alle prossime elezioni politiche (se e quando mai ci saranno).
Dopo aver incassato una gran vittoria alle amministrative (con la conseguente batosta tutta renziana in città rosse come Genova, Pistoia, Carrara, L’Aquila, Sesto San Giovanni etc etc), il centrodestra resta diviso per la linea troppo europeista di Forza Italia, che è riuscito pure a votare il Ceta assieme al Pd in Senato (Commissione Esteri), rimarcando una evidente differenza di vedute con gli “alleati” Salvini e Meloni.
Sul rapporto con Europa e trattati internazionali, la linea di Lega e FdI si avvicina piuttosto a quella della frangia più euroscettica del M5S, che infatti si è schierato contro il Ceta.
Sondaggi alla mano, un’alleanza M5S-Lega-FdI garantirebbe attualmente una maggioranza in Parlamento, unica combinazione vincente. Sarebbe quindi sufficiente chiarirsi su alcuni punti di massima per un futuro governo di coalizione “populista”.
Ad esempio:

1) Lotta dura ad Euro e Unione Europea
I recenti sviluppi della questione migranti, con “l’Europa dei popoli e della pace” che chiude le frontiere e lascia l’Italia da sola ad affrontare il fenomeno, dimostra ancora una volta che da questa Ue l’Italia ha solo da perdere, come già risultava evidente dai costi/benefici dell’Euro e dall’adesione a pareggio di bilancio e trattati-capestro comunitari (parametri di Maastricht e da ultimo il Fiscal Compact).
Non v’è quindi motivo né convenienza nel restarci, ma solo un sadomasochistico massacro del popolo italiano. Per questo serve una coalizione in grado di raggiungere la maggioranza in Parlamento (già c’è, come visto) e costituire un governo euroscettico che ci traghetti fuori dall’inferno europeista per tornare a fare gli interessi della Nazione Italia (e non quelli della Nazione Germania, servita dagli scendiletto del Pd).

2) Lotta dura all’immigrazione di massa
Basta con questa invasione avallata dal solito Pd e dalle cancellerie europee più Soros e le sue Ong. La nuova coalizione di governo, oltre ad organizzare l’Italexit, deve chiudere i porti italiani alle Ong “umanitarie” e dirottarle verso altri Paesi (preferibilmente Tunisia o Malta, per disincentivare il business del traffico illegale di carne umana). Deve inoltre ripartire i migranti arrivati in massa negli ultimi anni con gli altri Paesi europei, minacciando conseguenze diplomatiche in caso di diniego.

3) Ritiro del Ceta e del Fiscal Compact
Oltre a cancellare il pareggio di bilancio in Costituzione e a portare avanti l’Italexit, il nuovo governo dovrà stracciare il Fiscal Compact e il Ceta, che lo sciagurato Gentiloni e il suo Parlamento abusivo stanno ratificando in questi giorni.

4) Cancellazione del decreto Lorenzin
Quella mostruosità del decreto Lorenzin deve essere cancellata il giorno dopo l’insediamento del nuovo governo. I suoi promotori devono essere perseguiti per attentato alla salute pubblica. Ricordiamo che non esistono studi scientifici sugli effetti di 12 vaccinazioni sui bambini, quindi questo equivale a fare dei piccoli italiani delle CAVIE, in un momento in cui non c’è NESSUNA EMERGENZA a giustificare l’imposizione coatta di un numero così alto di vaccinazioni.
L’unica emergenza è evidentemente quella delle casse della Glaxo.

5) Politiche per rilanciare il lavoro, il welfare e la famiglia
La propaganda fasciorenziana continua a ripetere che servono gli immigrati perché gli italiani non fanno più figli. Questa stronzata colossale, che serve a coprire gli affari delle coop con il business dell’accoglienza e gli interessi elettorali del Pd legati allo Ius Soli, dimentica volutamente l’ovvio: gli italiani non fanno figli perché non se li possono permettere e perché temono per il futuro, anche grazie a politiche di precarizzazione come il Jobs Act e l’abolizione dell’art. 18.
Per risolvere il problema è sufficiente garantire lavoro e welfare per tutti (e lo puoi fare solo fuori da Euro, Ue, Fiscal Compact, Ceta e pareggio di bilancio), permettendo una vita dignitosa e con i giusti ammortizzatori sociali ad ogni italiano. I figli, a quel punto, non tarderanno ad arrivare.

6) Tornare a valorizzare la specificità italiana
L’Italia è un Paese di cui essere molto fieri. Pieno di bellezza, con una storia e una cultura invidiabili, un patrimonio gastronomico e naturale unico, e piccoli tesori ed eccellenze da scoprire ovunque. Gettare tutto questo ben di Dio a mare, o svenderlo, in nome di una finta internazionalizzazione, è follia e tradimento, e il Pd è stato in prima linea per anni in questo processo. Torniamo a fare i nostri interessi, com’è giusto e normale.

 

P.s. E’ superfluo ribadire come un M5S morbido con l’Europa finirebbe per essere la brutta copia del Pd, non sarebbe in grado di risolvere nessun problema strutturale del Paese e si condannerebbe quindi a scomparire nell’arco di un paio di anni.
Stessa cosa accadrebbe se si rifiutasse ancora di fare alleanze, consegnando il Paese a un nuovo governo di centro-sinistra-destra.