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(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 10 giugno 2018)

Il nostro sito ha caldeggiato sin dal principio un’alleanza populista includente M5S-Lega-Fratelli d’Italia e altri partiti sovranisti.
Ora che quella alleanza si è – almeno in parte – concretizzata in una coalizione di governo (e auspichiamo l’ingresso della Meloni per aumentare il coefficiente di “patriottismo” dell’esecutivo), non resta che vedere cosa sarà effettivamente fatto dai nuovi ministri.
Non nascondiamo la simpatia per numerose delle figure di governo, e auspichiamo che realizzino realmente il Cambiamento che hanno promesso, a parole e in quanto scritto nel contratto tra Lega e M5S. In particolare:

  • Al ministro dell’Interno e vicepremier Salvini chiediamo di avere la linea più dura possibile verso l’immigrazione di massa, verso le Ong che trafficano carne umana nel Mediterraneo con la scusa dell’umanitarismo, e di garantire la sicurezza nel Paese, divenuto un colabrodo dopo anni di malgoverno piddino. Siamo sicuri che farà del suo meglio.
  • Al ministro dell’Economia Tria chiediamo non di fare dichiarazioni roboanti, che potrebbero creare turbolenze nei “mercati”, ma NEI FATTI disapplicare quei trattati che ci hanno portato con l’acqua alla gola, quali Fiscal Compact, gli stessi parametri di Maastricht, il pareggio di bilancio in Cost., la religione dell’austerità.
    Chiediamo quindi che si proceda al più presto con la realizzazione dei minibot di Borghi, con l’approntamento del famoso Piano B per l’uscita dall’Euro teorizzato tra gli altri da Paolo Savona, e con la spesa a deficit necessaria per rilanciare l’economia del Paese, in totale spregio di irrazionali vincoli internazionali che hanno fatto il loro tempo. L’interesse economico della Nazione deve venire prima di tutto.
  • Al ministro del Lavoro e vicepremier Di Maio chiediamo di abrogare il Jobs Act, ripristinare l’art. 18 e le tutele minime nei confronti di tutti i lavoratori, garantire il reddito di cittadinanza (o un adeguato sussidio di disoccupazione) a coloro che sono privi del lavoro NON PER LORO VOLONTA’, come previsto dalla Costituzione, e coniugare occupazione e sicurezza sul lavoro ovunque ciò sia necessario. Chiediamo anche che lo Sviluppo Economico della Nazione si svolga nel modo più ecosostenibile possibile, favorendo l’utilizzo di fonti rinnovabili e riducendo al minimo l’utilizzo di materiali inquinanti, come ad esempio le plastiche monouso degli imballaggi, che andrebbero proibite per legge e sostituite con materiali biodegradabili.
  • Alla ministra della Salute Grillo chiediamo l’immediata abrogazione della Legge Lorenzin sui vaccini e la garanzia della libertà di scelta. Si potrebbe altrimenti tornare alla normativa previgente, con l’obbligatorietà solo per un numero limitato e realmente necessario di vaccini. Di certo devono finire sia le discriminazioni pecuniarie che quelle sociali e scolastiche per le famiglie dubbiose nei confronti dei vaccini. Anche i medici scettici sull’efficacia delle vaccinazioni a tappeto radiati dall’Albo devono essere immediatamente reintegrati e deve tornare ad essere consentito il dibattito su questi argomenti.
  • Ai ministri della Difesa, degli Affari europei e degli Esteri chiediamo di agire solo e soltanto nell’interesse nazionale, rifiutando tutti quegli accordi militari, politici ed economici che confliggerebbero con la nostra sovranità e i nostri interessi.
    Quindi no agli Stati Uniti d’Europa (mai accettati o visti con favore dal popolo italiano) e a una maggiore integrazione comunitaria, no a spericolate missioni Nato, no a un rapporto conflittuale con la Russia (bene in questo senso i primi passi del nuovo governo), no a trattati internazionali di libero scambio che penalizzerebbero la nostra economia, i nostri standard qualitativi e il Made in Italy (Ttip, Ceta e simili). Si a mettere l’interesse italiano e la nostra Costituzione prima di qualsiasi trattato internazionale, coma già enunciato nel contratto di governo.
  • Al ministro della Famiglia Fontana chiediamo di vigilare che il concetto di famiglia resti quello tradizionale: no a uteri in affitto, no ad adozioni gay, rendere ILLEGALI le cd famiglie “arcobaleno” come quella di Nichi Vendola, realizzate andando in Paesi più “compiacenti” (o cerebrolesi) da questo punto di vista.
    Si alle sole unioni civili, fin quando le si considera una specie di “contratto” tra le parti per regolare alcuni rapporti in tema di gestione dei beni comuni e di successione, e non certo come qualcosa di assimilabile a un “matrimonio”, che deve restare quello tra uomo e donna.
  • Al ministro delle Infrastrutture Toninelli chiediamo di bloccare quelle grandi opere inutili che non servono all’Italia e che sono viste come fumo negli occhi dalle comunità locali. Alludiamo in particolare alla Tav e al Tap.

A tutti gli altri ministri chiediamo di avere buon senso e riportare la NORMALITA’ e il benessere in questo Paese, devastato da anni di malgoverno piddino. Per finire al presidente del Consiglio Conte, auguriamo di essere il giusto interprete delle istanze dei due partiti che compongono la maggioranza di governo, con un occhio attento a far prevalere quelle che più incontrano il favore degli italiani. Mettere insieme la sensibilità leghista e quella grillina su certi temi non sempre deve essere semplice.

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mano-uomo-robotQuando si riflette sulla società del futuro, uno dei punti che più solleva preoccupazioni è la crescente automazione del lavoro.

Questo perché, a fronte di un futuro prossimo sempre più caratterizzato dall’uso di macchine nei campi più vari (inclusi quello legale, finanziario e giornalistico), tanto che si parla di Quarta rivoluzione industriale, non si vede una particolare sensibilità dei legislatori nell’affrontare la perdita di posti di lavoro “umani” che ne conseguirà.

Secondo uno studio chiamato “Il futuro dell’occupazione” di Carl Benedikt Frey e Michael Osborne della Oxford University, nei prossimi 10/20 anni il 47% dei posti di lavoro americani potrebbe sparire causa della crescente automazione. La compagnia di analisi economica McKinsey, invece, stima che entro il 2025 il 40% dei lavori nel campo della conoscenza verranno svolti dai robot.

Secondo un rapporto presentato a Davos, all’ultimo meeting del World Economic Forum, entro il 2020 i robot sottrarranno all’uomo 5 milioni di posti di lavoro nei 15 Paesi del mondo più sviluppati.

Il capo economista della Banca s’Inghilterra Andrew Haldane è ancora più pessimista. Ha parlato infatti di 15 milioni di lavoratori che perderanno il posto in Europa, di cui un terzo nella sola Inghilterra, e 80 milioni negli Usa.

Per Bart Selman, professore di Computer Science all’Università Cornell di Ithaca, nello stato di New York, il 50% dei posti di lavoro nei prossimi 30 anni è messo a rischio dai progressi dell’intelligenza artificiale. Selman è cofirmatario, assieme a Stephen Hawking e altri 400 scienziati, di una lettera aperta in cui si chiede ai governi di tutto il mondo di frenare gli sviluppi dell’IA.

In Cina è già sorta la prima fabbrica “deumanizzata”, dove gli operai di un’azienda di componenti per cellulari sono passati da 650 a 20, seguendo un programma industriale dal nome quanto mai esplicito: “Robot replace human. Dagli Usa arriva il software Wordsmith Beta, già ribattezzato il robot-giornalista, pensato per generare articoli in automatico. Sempre negli Stati Uniti è nato Prospero, l’automa-contadino, dotato di sei zampe, che cammina lungo i campi e provvede alla semina. E sempre più si sviluppano robot in grado di rimpiazzare l’uomo in campi come quello legale, medico e finanziario, campi quindi “intellettuali”, e non solo in quelli del lavoro pesante.

Ma lo sviluppo dei robot non preoccupa solo da un punto di vista lavorativo.

Nel dicembre 2014, in un’intervista alla Bbc, l’astrofisico Stephen Hawking ha lanciato l’allarme sul progressivo sviluppo dell’IA: “Lo sviluppo di una piena intelligenza artificiale può innescare la fine del genere umano – ha dichiarato lo scienziato -. Gli umani sono limitati da una lenta evoluzione biologica, non potrebbero più competere e sarebbero soppiantati”. Hawking, che ha firmato con altri 400 scienziati il menzionato documento carico di allarme, si pronuncia in un dibattito la cui importanza sarà sempre crescente, e che vede confrontarsi neopositivisti come Larry Page di Google e catastrofisti come Elon Musk di Tesla Motors (che proprio con Google sta progettando l’auto con il pilota automatico), altro firmatario del documento, il quale sostiene che l’intelligenza artificiale sia “potenzialmente più pericolosa delle armi nucleari”.

IBM Deep Blue ha vinto contro Kasparov nel 1997 – si legge nel documento firmato dagli scienziati – Siri (Apple) può capire le nostre domande e il programma Watson di IBM ha vinto al gioco TV americano Jeopardy contro i migliori concorrenti umani, dimostrando di saper capire le domande, formulare le risposte e giudicare la propria competenza. Watson viene anche usato in campi quali la diagnosi medica: capisce il contenuto di libri e articoli medici, e può usare queste informazioni per suggerire la diagnosi più probabile.
Tutti questi ed altri risultati – prosegue il documento – sono stati possibili grazie a tre fattori: la velocità sempre crescente dei computer nell’elaborare le informazioni (confermando per quasi 50 anni la legge di Moore, che dice che tale velocità raddoppia ogni 2 anni circa), la grande quantità di dati disponibili su cui testare il comportamento dei programmi e la presenza di nuovi algoritmi sviluppati dai ricercatori di IA. L’IA ha un fenomenale impatto positivo sulla società e questa tendenza continuerà nel futuro. È proprio a causa di questo enorme potenziale che è necessario capire come creare macchine intelligenti e allo stesso tempo sicure.

È quindi importante – termina il documento – capire come affrontare i problemi di una società in cui le macchine prenderanno spesso il posto degli umani. È per questo che la lettera è stata scritta: per favorire la ricerca che vuole rendere le macchine, sì più intelligenti, ma anche più sicure, in modo da massimizzare i benefici dell’IA sulla società.”

Il continuo sviluppo della tecnologia farà sì che i robot siano sempre più convenienti dal punto di vista economico degli esseri umani e sempre più efficienti nello svolgere i loro compiti, ragion per cui si parlerà sempre più di “disoccupazione tecnologica”, un termine coniato da Keynes negli anni ’20.

Negli ultimi due anni è stata prodotta la stessa quantità di dati prodotta da due anni fa all’inizio dell’universo” afferma Alessandro Curioni, vicepresidente di IBM Europa. E per gestire questa enorme e crescente mole di dati saranno sempre più necessari calcolatori intelligenti, in grado di svolgere rapidamente un lavoro proibitivo per qualsiasi essere umano.

Anche la robotica industriale è in notevolissima espansione, come spiega Paolo Rocco, docente di automatica al Politecnico di Milano. “Nel 2014, per esempio, sono stati venduti 230mila robot industriali con una crescita del 30% rispetto all’anno prima. E si prevede che sarà così anche per i prossimi anni”.

Una possibile soluzione alla questione della robotizzazione del lavoro e alla perdita di posti di lavoro umani sembra venire dalle proposte di reddito di base che vengono dagli stessi sviluppatori di macchine sempre più complesse. Per gli operatori di aziende come Google e Facebook questa sembra essere la soluzione inevitabile, assieme a forme più efficaci di redistribuzione della ricchezza. Un tema, quello del reddito di base incondizionato, che si lega strettamente a quello della riduzione dell’orario di lavoro.

Da più parti si invoca infatti come soluzione per i problemi futuri di disoccupazione una settimana lavorativa di 4 o addirittura 3 giorni, mentre c’è chi si spinge a parlare di lavorare 15 ore a settimana.
L’opinione di perditempo o utopisti vari? Se fosse così dovremmo annoverare in queste categorie anche il multimilionario messicano Carlos Slim, secondo uomo più ricco del pianeta, il quale ha offerto ai suoi dipendenti la possibilità di accorciare la settimana lavorativa a 3 giorni alla settimana, con la contropartita di andare in pensione a 75 anni. Tra la considerazione del magnate, anche quella che il mondo del lavoro è destinato ad essere sempre più automatizzato, e che quindi serviranno sempre meno impiegati full-time.

Una recente ricerca del “Melbourne Institute of Applied Economic and Social Research”, in Australia, afferma che la condizione ottimale per i lavoratori over 40 sarebbe quella di lavorare 25 ore a settimana, in pratica non più di tre giorni alla settimana, mentre ritmi di lavoro superiori sarebbero pericolosi a causa di stress e fatica psico-fisica.

Anche famosi giornalisti e scrittori come Naomi Klein e Rutger Bregman  condividono la visione di un reddito di base incondizionato da fornire a ogni cittadino e una riduzione drastica dell’orario di lavoro.

Per la prima, firma del Guardian e autrice dei best seller No Logo, Shock Economy e Una rivoluzione ci salverà, occorre portare la settimana lavorativa a 3 giorni per un massimo di 21 ore, anche per salvaguardare l’ambiente consentendo una minore produzione di rifiuti e inquinamento. Per il secondo, giornalista dell’olandese De Correspondent e autore del libro: “Utopia for realists: the case for a universal basic income, open borders and a 15-hour workweek, è possibile accorciarla addirittura a 15 ore settimanali, che era anche la previsione di John Maynard Keynes per il 2030.

Insomma, sembra che per rispondere alla “invasione dei robot” bisognerà rispolverare l’antico motto: “Lavorare meno, lavorare tutti” ed estendere forme di reddito di base incondizionato.

Ora non resta che a prendere provvedimenti in questo senso siano i legislatori di ogni nazione.

 

 

matteo-renzi-lobby(Articolo pubblicato su Informare per resistere il 3/3/2014)

Se ci fosse il premio per la stupidità, con la nascita del nuovo governo, Renzi, Napolitano e il Pd l’avrebbero vinto in pieno.

Dopo le veementi contestazioni ai governi Monti e Letta perché privi di rappresentanza ed espressione dei poteri forti, ecco che Napolitano e il Pd non trovano di meglio che formare l’ennesimo governo senza passare dal voto, e se possibile ancora più liberista di quello precedente. Tanto per far infuriare ancora più gli italiani e attirarsi i forconi fin sotto casa.

Renzi vanta infatti un numero non indifferente di gruppi di potere alle sue spalle: dagli Usa e le lobby ebraiche, alle banche e ai think tank neoliberisti. Piacerà sopratutto al Fondo Monetario Internazionale,  che da tempo afferma che gli stipendi dei lavoratori italiani vanno ritoccati del 10%, e non è un caso se la banca svizzera Ubs già a gennaio lo indicava come il futuro premier. Per non parlare della sempre presente regia occulta di De Benedetti.

Con la presentazione poi della squadra dei ministri ecco arrivare altre conferme: un ex collaboratore di Fmi, Bce, Commissione Europea, Banca Mondiale con il pallino dell’austerity all’Economia (tanto per rassicurare la Troika),  due ministri direttamente da Legacoop e Confindustria a Lavoro e Sviluppo Economico, un ministro per la Semplificazione che ha nel curriculum il fidanzamento col figlio di Napolitano, e 6 ministri del governo precedente tra cui Alfano all’Interno (nonostante l’affare kazako), Lupi e Lorenzin.

Meraviglioso il caso Gratteri alla Giustizia, pm anti-ndrangheta dato da tutti come nuovo Guardasigilli, e poi rifiutato da Napolitano in persona evidentemente perché troppo giustizialista. Un’altra nefandezza nel palmarès del presidente più odiato dagli italiani.

Non parliamo poi dell’incomparabile capacità di Renzi di “cambiare verso” e di rimangiarsi la parola data nel giro di pochi minuti: da Letta che poteva “stare sereno” perché nessuno voleva il suo posto a “mai al governo senza elezioni”, passando per il no secco alle larghe intese. Una capacità di smentire le sue stesse dichiarazioni che lo accomuna al miglior Berlusconi del “sono stato frainteso”.

E tanto per assicurare agli italiani che non ci sarà nessun miglioramento sostanziale della politica economica, il nostro si è già più volte espresso contro l’uscita dall’Euro e contro i diritti dei lavoratori. Ovviamente, il crescente numero di suicidi tra gli italiani non lo tange nemmeno.

Simili campioni di moralità pubblica possono solo essere posti alla guida delle istituzioni da un pessimo presidente qual’è Giorgio Napolitano, che continua imperterrito a rimanere al suo posto nonostante le questioni delle intercettazioni distrutte nella trattativa Stato-mafia e del biocidio in Meridione, scandali che avrebbero dovuto costringerlo alle dimissioni molto tempo fa. A questo ora si aggiunge il niet alla nomina di Gratteri come ministro della Giustizia, ennesima porcata che lo conferma come un garante non certo della legalità costituzionale, ma del malaffare in un Paese ormai allo stremo.