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(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 27 marzo 2018)

Mentre in Italia, dopo l’elezione dei presidenti delle Camere  grazie all’accordo tra M5S e Centrodestra, si guarda con sempre maggiore attesa verso una possibile alleanza “populista” di governo tra Di Maio e Salvini, all’estero i poteri forti sovranazionali hanno già iniziato le manovre per azzoppare o ridurre all’obbedienza il nuovo esecutivo.

Prima è stato il Commissario europeo per gli affari economici Moscovici a dire – con un rispetto istituzionale degno di Riina – che “Se l’Italia dovesse aumentare il debito per creare aiuti sociali, lo spread salirà di nuovo” (9 marzo).
Poi è sceso in campo il Fmi, intimando agli italiani di tornare a tagliare le pensioni(contro la volontà di Lega e M5S di abolire la Fornero), di cancellare la quattordicesima e ridurre la tredicesima, nonché abolire i sussidi alla maternità. (16 marzo)
Infine si è fatta sentire pure BlackRock, la più grande società d’investimento al mondo, annunciando una posizione di “underweight” (significa sottopesare) dei Btp italiani, che potrebbe preludere a una serie di vendite, con conseguente aumento dello spread. (20 marzo)
A ciò vanno sommate le problematiche legate al Def (Documento di Economia e Finanze), da presentare a Bruxelles entro il 10 aprile, ben spiegate qui da Alberto Micalizzi.

Tutto questo dà la misura di quanta pressione si stia addensando sul nuovo esecutivo in Italia, specie se dovesse esprimere una linea di rottura con l’establishment finanziario  ed europeista pro-austerità.
Se tutti conosciamo la Troika, qui ben rappresentata da Moscovici e il Fmi, ben pochi conoscono il fondo BlackRock e il suo peso sulla finanza globale.
BlackRock è – come detto – la più grande società d’investimento al mondo, guidata da Larry Fink, con un patrimonio di oltre quattro mila miliardi di dollari.
E’ il principale investitore Usa di lungo periodo in Italia e detiene ingenti quote di Atlantia (la nuova Autostrade), Telecom, Enel, Banco Popolare, Fiat, Eni, Generali, Finmeccanica, Mediaset, Banca Popolare di Milano, Fonsai,  Mediobanca, Ubi; è entrata anche nella gestione del risparmio della privatizzata Poste.
BlackRock ha per advisor l’onnipresente George Soros.
BlackRock controlla le agenzie di rating Moody’s e Standard & Poor’s (e quindi eventuali declassamenti annunciate da queste sarebbero sempre farina del suo sacco).
BlackRock detiene quote essenziali (attorno al 5%) di tutte le principali banche italiane, tra cui Unicredit e Intesa San Paolo, che a loro volta detengono la maggioranza delle quote della Banca d’Italia.
BlackRock  è l’azionista principale di Deutsche Bank e lo era anche nel 2011, quando fu avviata la massiccia vendita di titoli di Stato che portò all’innalzamento dello spread e conseguente caduta del governo Berlusconi.

Adesso BlackRock riscende in campo quando si sta delineando la possibilità di un governo populista, euroscettico, antisistema e sostanzialmente sovranista, quale sarebbe quello composto da M5S, Lega e Fratelli d’Italia.
La guerra dei poteri forti ai cittadini italiani e al voto del 4 marzo è cominciata, e si arricchisce di un dettaglio fondamentale: con l’attacco frontale del Fmi ai sussidi di maternità, si palesa ancora una volta la volontà dei poteri forti di distruggere la natalità in Italia, dopo le misure di austerità, il pareggio di bilancio e il Fiscal Compact imposti in piena crisi, e dopo il folle decreto Lorenzin che – su ordine di Obama – ha costretto i piccoli italiani a dieci vaccinazioni ingiustificate, rendendoli esposti come non mai agli effetti collaterali che ne possono conseguire.
I poteri forti dell’oligarchia finanziaria/massonica euroatlantica non vogliono solo impoverire gli italiani e saccheggiare le ricchezze che hanno accumulato in decenni di lavoro e sacrifici, ma anche ESTINGUERE la popolazione italiana autoctona, sostituendola con carrettate di immigrati generosamente portate dalle Ong gestite dagli stessi esponenti dell’oligarchia finanziaria.
L’obiettivo è chiaro: distruggere l’identità nazionale, l’orgoglio per la propria storia e le proprie radici, per rendere ciò che rimarrà degli italiani dei “bravi cittadini europei”, proni ai diktat di Bruxelles, Berlino e della finanza sovranazionale, in modo che il saccheggio del Belpaese continui senza che nessuno abbia la forza o la volontà di ribellarsi.

Il tempo di ribellarsi è ora: il voto del 4 marzo e il referendum del 4 dicembre 2016 hanno espresso con chiarezza qual’è la volontà della maggioranza degli italiani: quella di riprendersi le chiavi di casa e rispedire al mittente ogni ingerenza esterna, che sia delle banche d’affari, dell’Ue, del Fmi, di Stati esteri come gli Usa, la Germania o la Francia, delle Ong portamigranti, di Soros o di chiunque altro.
Perciò diciamo a Salvini e Di Maio: fate rapidamente un governo che faccia l’interesse nazionale e mandiamoli al diavolo,  come ordinato dalla maggioranza degli italiani.

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(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 4 febbraio 2018)

Tra un mese si vota, finalmente.
Dopo un supplizio durato 5 anni a base di piddismo-boldrinismo e larghe intese, c’è ora la possibilità di cambiare qualcosa. Non tutto, forse, ma qualcosa.
Facciamola breve: alle prossime elezioni bisogna votare Lega. E spiego subito perché.

Innanzitutto perché il vero nemico dell’Italia si chiama Unione Europea, con le sue regole assurde e il grimaldello infernale chiamato Euro che ci stanno riducendo inesorabilmente a un Paese del Terzo Mondo. Per cui bisogna rafforzare i partiti più ostili verso l’Ue e la moneta unica (oltre che verso il Fiscal compact e il pareggio di bilancio), che allo stato attuale sono Lega, Fratelli d’Italia (che però sembra molto tiepida su temi come il pareggio di bilancio) e Casapound.
La differenza è che la Lega, se adeguatamente sostenuta, potrebbe essere la forza trainante del centrodestra, al posto della europeista Forza Italia (già pronta alle larghe intese col Pd), mentre gli altri due partiti, pur potendo entrare in Parlamento, non avranno un numero di uomini talmente alto da risultare determinanti.
Per cui è sulla Lega che bisogna puntare a questo giro, anche grazie alla presenza di pezzi da novanta del sovranismo quali Borghi, Bagnai, Zanni e Siri.

Il secondo motivo è legato chiaramente alle sconsiderate politiche migratorie appoggiate dai nipotini di Soros del Pd, Leu e Più Europa: per evitare di diventare una provincia africana sia economicamente che etnicamente, occorre chiudere ermeticamente i confini e rispedire al mittente un cospicuo numero di illegali e delinquenti, curandosi che non ritornino. Per i musulmani servirebbe addirittura un numero chiuso, per evitare che comincino ad avanzare pretese con la “politica del ventre” (sfornando cinque figli a testa e chiedendo che le norme italiane si adeguino progressivamente ai loro capricci medievali).
Anche per questo motivi i partiti di destra-destra vanno assolutamente sostenuti mentre bisogna lasciare a becco asciutto Boldrine, Bonine e pidioti vari.

Poi occorreranno politiche per il lavoro e la natalità, ma questo passa evidentemente dal recupero della sovranità monetaria e dall’abbandono di qualsiasi imposizione legata ai disastrosi trattati europei. Inoltre occorrerà abolire la sciagurata legge Lorenzin, che ha reso i bambini italiani delle cavie per le folli sperimentazioni di Obama e della case farmaceutiche. Sapremo in futuro come è stata ricompensata la pazza per i suoi servigi: magari un incarico importante in qualche azienda privata? Non ci stupirebbe.

In definitiva, l’obiettivo per queste elezioni è formare il Parlamento, e possibilmente il governo, più sovranista, euroscettico e anti-immigrazione possibile, sperando che l’entità della vittoria del centrodestra sia tale (40% circa) da scongiurare nuove larghe intese.
Tutti gli indecisi sono chiamati a dare il loro contributo.

P.s. Non si pensi neanche per un secondo che la soluzione sia il M5S.
Dopo il tentato ingresso nell’Alde, il pranzo con la Trilaterale, i mille viaggi a Washington e Londra di Di Maio, e le sue rassicurazioni sul non voler uscire dall’Euro, il M5S è un partito pro-establishment come tanti altri.

Proxima estaciòn: Italexit

italexit-1(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 6 dicembre 2016)

Il netto trionfo del No al referendum del 4 dicembre è stato un grande segnale di risposta popolare e democratica al tentativo eversivo di tutti i poteri forti europei e americani (grandi banche d’affari, principali fondi di investimento, agenzie di rating, associazioni di industriali, top manager, governo Usa, vertici dell’Unione Europea e super-ricchi in genere, aiutati dai grandi media), che volevano per l’Italia una Carta Costituzionale meno solidaristica, meno protettiva verso i lavoratori e la gente comune, meno democratica e più prona verso il grande capitale e i suoi burattini governativi.

Rigettata questa orribile riforma, sventato il golpe, si chiude un capitolo e se ne apre un altro. La prima necessità è andare al voto il prima possibile e con una legge elettorale costituzionale per Camera e Senato. Quindi ben venga il giudizio della Consulta sull’Italicum del 24 gennaio, dopodiché si ridia la parola ai cittadini. Niente scherzi.
Volendo velocizzare l’iter, si potrebbe semplicemente abrogare l’Italicum alla Camera: in questo modo si avrebbe automaticamente il Consultellum (Porcellum corretto dalla Consulta, praticamente proporzionale) sia alla Camera che al Senato. Ma per fare questo l’attuale Parlamento dovrebbe essere d’accordo e avere voglia di andare alle elezioni in tempi molto brevi.

Per quanto riguarda l’arco politico, in caso di legge elettorale sostanzialmente proporzionale (che sarebbe rispettosa dei dettami dei padri costituenti, con al limite un premio minimo allo schieramento vincente), è bene che si crei al più presto un’ampia coalizione con uno scopo ben preciso: riunire i partiti e movimenti sovranisti sotto una lista apertamente ostile all’Euro e all’Unione Europea, che garantisca l’ immediata uscita dell’Italia dall’Eurozona e minacci chiaramente l’uscita dall’Ue se tutto l’impianto normativo dei Trattati non viene modificato in senso soddisfacente, democratico e in tempi brevi.

Ovviamente questo Fronte di liberazione dall’Ue dovrebbe anche occuparsi della eliminazione del mortifero art. 81 (pareggio di bilancio) dalla nostra Costituzione, introdotto nel 2012 sotto i diktat europei e per il quale non fu possibile organizzare il referendum confermativo. E’ molto opportuno che il M5S aderisca a questo tipo di coalizione, abbandonando sia la sua tradizionale tendenza a correre da solo, sia la sua ambiguità sulle questioni europee.
Il referendum abrogativo dell’Euro infatti non si può fare ex art. 75 Cost.; il referendum consultivo sull’Euro è da inserire in Costituzione, ma questo avverrebbe con una procedura che prenderebbe anni e con esiti incerti; inoltre il M5S ha più volte espresso ostilità verso l’uscita dall’Ue.
Si potrebbe fare una legge costituzionale ad hoc per indire il referendum consultivo sull’uscita dall’Euro, come quella del 1989, ma in ogni caso i mercati e la Bce potrebbero massacrarci in attesa della sua organizzazione, e se l’esito fosse negativo non ci sarebbe più la possibilità di uscire dalla moneta unica. E questo è un provvedimento essenziale per fare ripartire l’economia italiana, da adottarsi per decreto.

Non affrontare di petto la questione Euro e la netta riforma/uscita dalla Ue condannerebbe l’Italia a un nuovo di susseguirsi di governi tecnici, politici servi dei poteri forti finanziari e internazionali, oppure governi con le mani legate perché “l’Europa non ce lo fa fare”. Quella fase è chiusa. Riprendiamoci tutte le sovranità.

 

Inciucio(Articolo pubblicato su “Informare per resistere” il 14/08/2013)

Ripercorriamo i Fatti in questa estiva tragicommedia all’italiana, degna dei migliori film di Alvaro Vitali e Franco e Ciccio.

1) Alle elezioni politiche di febbraio, un partito, il Movimento 5 Stelle, ha preso il 25% dei voti degli italiani, risultando la prima lista sul territorio alla Camera, escludendo i voti degli italiani all’estero. Un risultato enorme, che ha segnalato la pressante richiesta degli italiani di un cambiamento ai vertici delle istituzioni e del modo di fare politica.

A questo va aggiunto il dato di tutti coloro che, per sfiducia nella politica e in numeri sempre maggiori, si  sono astenuti dal voto.

2) Per incapacità di entrambe le coalizioni di accordarsi (M5S e Pd/Sel), il nuovo governo è nato da un accordo tra Pd e Pdl, che ha riportato l’Italia ai tempi dei minestroni politici della Prima Repubblica.

3) Il nuovo presidente della Repubblica, che avrebbe dovuto essere espressione dell’unità nazionale ma anche accogliere le richieste di cambiamento provenienti dalla Nazione, è stato eletto ignorando completamente la volontà dei grillini e di tutti coloro che volevano un uomo al di sopra delle parti come Stefano Rodotà.

Da qui il ritorno di Napolitano, che non solo aveva promesso di non ricandidarsi, ma era anche appesantito da sospetti di coinvolgimento nella trattativa Stato-mafia (le famose intercettazioni con Mancino, poi distrutte).

4) Nasce un governo “democristiano”, di Centro-Sinistra-Destra, con a capo Enrico Letta, nipote di Gianni Letta del Pdl e membro del Bilderberg, della Commissione Trilaterale, dell’Aspen Institute e di ogni altra consorteria che non abbia altro scopo che la conservazione dei privilegi dell’elite economica.

Tra gli sponsor della sua fondazione, Vedrò, ci sono Telecom, Eni, Vodafone, Enel, Nestlè, e chi più ne ha, più ne metta.

5) Umiliando non solo la consistente parte grillina del Parlamento, ma anche una vasta parte dell’opinione pubblica (se non la maggioranza degli italiani), nei primi mesi del nuovo governo si approvano misure come l’acquisto degli F35, si rigetta l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti, si rigetta la modifica della legge elettorale, si propongono pericolose modifiche costituzionali e si lancia costantemente il messaggio che la casta non tollera alcun cambiamento nelle proprie pessime abitudini, nonostante il risultato delle elezioni politiche. Si segnalano addirittura episodi di scherno ai danni dei parlamentari 5 stelle, che rivaleggiano per maturità intellettuale con i casi di bullismo nelle scuole.

6) Il vero capo della coalizione di Centro-Sinistra-Destra, Silvio Berlusconi, viene condannato in via definitiva per frode fiscale, e decade automaticamente (per una legge approvata nel 2012 ) dalla carica di senatore, così come da ogni altra carica pubblica.

Si attende la pronuncia della Camera di appartenenza, che non deve far altro che certificare la sopravvenuta ineleggibilità. Appellarsi a una presunta non retroattività della legge, significa ammettere che un delinquente riconosciuto come tale possa governare e mettere mano alla Costituzione, cambiandola a piacimento.

7) I compagni di inciucio di Berlusconi, cioè gli esponenti del Pd, protetti dall’ala conservatrice dello status quo di Giorgio Napolitano, tentennano ancora (nonostante la sentenza della Cassazione) a prendere le distanze da un condannato per frode fiscale, e pur di mantenere il potere, cercano di capire se sia possibile proseguire come se nulla fosse, sperando che gli italiani non facciano troppo casino. Napolitano accenna a una possibile riforma della giustizia. Letta, prima della sentenza, aveva anche dichiarato che “non ci sarebbero stati terremoti”. Come dire agli italiani: per noi non cambia nulla se Berlusconi viene condannato, quel che importa è mantenere il potere nelle nostre mani e che non finisca, ad esempio, in quelle dei grillini.

Ora, dopo questo campionario degli orrori, è più che evidente che non siamo di fronte a un governo del Fare (come ipocritamente hanno definito i loro provvedimenti Letta e i suoi, tra l’altro rubando lo slogan a Oscar Giannino), quanto a un governo del Fare finta di niente, sorvolando anche su condanne in Cassazione degli alleati, sul risultato elettorale e sul disprezzo di fette sempre maggiori della popolazione italiana.

Per quanto Matteo Renzi non piaccia granché a chi scrive (è stato da alcuni ribattezzato, a mio parere a ragione, un “Berlusconi di sinistra”), una cosa giusta di recente l’ha detta, parlando degli esponenti del Pd: “E’ stata più veloce la Chiesa a riformarsi di voi”. E infatti Famiglia Cristiana ha di recente scritto chiaro e tondo che è ora  che “Berlusconi  lasci per sempre”. Una pronuncia che non è assolutamente arrivata dagli esponenti del Pd, che hanno fatto finta di combatterlo per 20 anni, lucrando sulla loro finta opposizione.

In definitiva, tutta la tragicommedia di questi ultimi mesi ricorda tristemente un gruppo di dinosauri che cerca di resistere in maniera strenua all’estinzione. Se non si faranno da parte volontariamente e in modo rapido (conservando un minimo di dignità), sarà la Storia a cancellarli per sempre.

Austerity(Articolo pubblicato su Informare per resistere, 8/5/2013)

Sono anni che i media asserviti ci raccontano che l’austerità è necessaria e che le ricette della Troika sono come una medicina cattiva, vanno prese anche contro volontà.

Con queste argomentazioni, professoroni e pseudo-intellettuali al soldo di banche e corporations ci hanno ripetuto che, se Grecia e Italia erano costrette a soffrire, la colpa era solo dell’ingordigia dei governi e della difficile situazione innescata dalla crisi.

E così, via libera ai prestiti di Unione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale, purché siano rispettate le ricette lacrime e sangue, basate su privatizzazioni e tagli alla spesa pubblica. Insomma, il solito frutto delle mortifere dottrine neoliberiste.

Poi arriva un ragazzino che analizza alcuni dei sacri teoremi alla base dell’austerità e ci spiega che ci sono degli errori, e quindi tutto il sistema non regge. Ergo, le politiche di austerità in un periodo di crisi non fanno bene al malato, ma finiscono per dissanguarlo.

E si badi che a questo punto l’austerità non è più una scelta politica dei governi, quanto un obbligo comunitario grazie all’approvazione dell’orrido Fiscal Compact, che significa stringere la cinghia a norma di legge per i prossimi vent’anni.

Quindi ci ritroviamo di fronte a un paradosso: una dottrina economica evidentemente sballata ci vincola per le prossime due decadi, nel cieco rispetto di quei parametri di Maastricht innalzati a comandamenti biblici.

Ma, in fondo, ai popoli europei cosa importa che il tasso debito pubblico/Pil non superi il 60%?
Il Giappone sta al 236% e nessuno si suicida per questo. Anzi.

Peccato che il Giappone abbia una moneta propria, mentre la nostra appartenenza all’Euro e l’obbligo di rispettare i parametri di Maastricht ci stanno strangolando sempre più.

Tra l’altro per rientrare nel famoso parametro del 60%, l’Italia (nel 2012 al 127%) dovrebbe o rilanciare la crescita (cosa enormemente difficile in periodi di crisi) oppure tagliare la spesa pubblica e aumentare le tasse. Quale via sarà scelta e darà più frutti, secondo voi?

Aggiungeteci che anche illustri economisti come Paul Krugman e la scuola del Memmt (il think tank neokeynesiano reso celebre in Italia da Paolo Barnard) affermano che la strada dell’austerità porta in questo frangente al suicidio economico, mentre la soluzione migliore per il nostro Paese sarebbe l’uscita dall’Euro e l’impostazione di politiche di spesa a deficit, se necessario rinegoziando gli accordi con l’Ue.

Ma allora, a chi giova? E’ inevitabile pensare che se ne avvantaggino solo le grandi imprese. Un mercato del lavoro fermo, dove la gente per lavorare è costretta a svendersi, permette alle aziende di accaparrarsi agevolmente le migliori intelligenze a prezzi bassissimi. E cosa accadrà quando lo Stato vorrà svendere i gioielli di famiglia per fare cassa? Privatizziamo l’acqua in barba al referendum di qualche anno fa e poi privatizziamo il Colosseo, gli Uffizi, il Canal Grande? In fondo la Finlandia qualche tempo fa propose di far mettere in vendita il Partenone e le isole greche, quindi perché no?

L’unica soluzione possibile per l’Italia è l’uscita dall’Euro, la rinegoziazione dei trattati europei (tenendo in considerazione il momento di crisi) e l’impostazione di politiche di sostegno alla popolazione e al lavoro con la nuova moneta di proprietà del popolo italiano (e non di banche private).

Anche perché, con il non-intervento a favore della popolazione, lo Stato italiano si macchia di un crimine che contrasta in maniera stridente con la stessa Costituzione.

Recita in fatti l’articolo 38: “Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale.

I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria. (…)

Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato.”

Ne consegue che lo Stato ha l’OBBLIGO di intervenire a favore di quanti, non per loro colpa, sono sprovvisti del lavoro e di quanto necessario per vivere in modo dignitoso.

Quindi, ogni trattato che costringa lo Stato a venire meno a questi principi (che, va ribadito, sono stati scolpiti dalla resistenza antifascista), viola in modo evidente la nostra Carta costituzionale e deve essere quindi rigettato dal nostro ordinamento. Fosse anche il trattato istitutivo dell’Unione Europea e dell’Euro, politici, giudici e comuni cittadini sono tenuti a non applicarlo.

La presenza di potenti gruppi di pressione (di cui l’attuale premier, come Monti, è espressione) dietro la creazione dell’Euro e dell’Unione Europea non diminuisce di una virgola l’incostituzionalità di quello che sta accadendo, laddove i cittadini sono lasciati morire di stenti pur di non venire meno ai dettati europei.

E’ una vergogna (non a caso definita da alcuni ‘economicidio’) che deve terminare. Adesso.

Austerity-is-not-working

(Article published on the Italian website “Informare per resistere“, on May 8th, 2013)

It’s been many years since the domesticated media started telling us that the austerity is necessary and the measures of the Troika are like a bitter medicine: it is necessary to take them even against the will.

With these arguments, academics and experts paid by banks and corporations repeated to us that, if Greece and Italy were bound to suffer, the fault was of their spendthrift governments and of the crisis.

And so, free access to the loans of the European Union, European Central Bank and International Monetary Fund was given, at the conditions that the ‘blood and tears measures’, based on cuts on public spending and privatizations, were respected. Nothing new but the usual fruit of the neoliberal doctrines.

Then comes a boy who analyzes the holy laws of austerity, explains to the world that there are some errors, and shows that all the system is wrong.  Hence, the austerity policies in a crisis period are not sound for the sick, but they continue to suck his blood to the end.

And it must be said that, at this point, the austerity is not a choice of the politicians anymore, but an obligation of the European Union, thanks to the horrible Fiscal Compact, which implies the tightening of the belt for the next 20 years .

So we are facing a paradox: an economy doctrine, evidently wrong, bind us for the next 20 years, in the blind obedience to those Maastricht parameters, raised to biblical commandments.

But in the end, what do the European people care if the public debt/GDP ratio overcomes the 60%?

Japan is at the 236% and nobody commits suicide for this.

Yet the Japanese have a currency of their own, while our membership of the Euro and the obligations towards the Maastricht parameters are strangling us more and more.

Furthermore, to keep within the 60% parameter, Italy (in the 2012 at 127%), should restart to grow (which is very difficult in crisis period) or cut the public spending and raise the taxes.

Which way will be chosen, in your opinion?

In addition to this, very famous economists like Paul Krugman and the school of the Memmt (the neo-keynesian think tank made famous in Italy by Paolo Barnard) say that the road of austerity brings in this period to economic suicide. For them, the best solution should be the exit from the Euro and the adoption of policies of welfare, renegotiating if necessary the agreements with the EU.

So, who benefits from this? It is unavoidable to think that only great corporations do.

A blocked market of labor, where people to work are forced to sell themselves, allows the corporations to gain the best brains at the lowest price. And what will happen when Italy will need to sell the family jewels to pay the debts? Will we privatize the water in spite of the referendum of some years ago, and then we’ll privatize the Colosseum of Rome, the Uffizi Gallery in Florence and the Grand Canal in Venice?

Finland some years ago asked Greece to sell their islands and the Parthenon, so why not?

The only solution possible for Italy is to exit from the Euro, to renegotiate the European treaties (considering the crisis period) and to adopt policies of sustainment for families and the workers with a new currency, property of the Italian people (and not of private banks).

Also because, with the non-intervention in favour of the population, the Italian State commits a crime against the same Constitution.

In fact, Article 38 says: “Every citizen not able to work and deprived of the necessary means to survive, has the right to social assistance.

Workers have the right to adequate means to their needs of life in case of illness, injuries, old age and involuntary unemployment.

Authorities and institutions, provided and secured by the State, act for this purpose”.

It derives that the State is OBLIGED to act and help the people who are jobless not by their own choice, and without the necessities to live properly.

So every treaty which forces the State to ignore these principles (who has been sculpted by the anti-fascist Resistance), go against our Constitution and must so be rejected by our legal system.

Also if we talk about the treaties of the European Union and of the Euro, politicians, judges and common citizens must not follow them.

The presence of powerful lobbies (which influence the Italian prime minister Enrico Letta as it was for Mario Monti) behind the creation of the Euro and the European Union doesn’t diminish the unconstitutionality of what is happening, where citizens are left to die of starvation to avoid going against the European rules.

It is a shame (called economicide by someone) that must come to an end. Now.

TsunamiAll’indomani delle elezioni, mentre tutti si lamentano per l’ingovernabilità, per il ritorno di Berlusconi, per la pessima figura fatta di fronte agli altri Paesi e quant’altro, chi scrive è profondamente soddisfatto.

Perché questo voto non rappresentava solo una consultazione su chi manderà avanti l’Italia nei prossimi anni. La posta in gioco era molto più alta.

Il Financial Times ha colto il significato del voto meglio di chiunque altro, scrivendo che gli “italiani arrabbiati inviano avvertimenti contro l’austerity“.

Ed è esattamente di questo che si trattava. Di mandare un segnale, forte e chiaro, che dicesse ai poteri internazionali, politici, economici ed occulti, che l’Italia le misure che hanno ridotto la Grecia ai minimi termini non le vuole.

Che l’Italia si è stancata di essere governata dal Bilderberg tramite Mario Monti e tramite il fedele sodale liberista Bersani.

Che l’Italia non vuole essere schiava del giudizio dei mercati e dello spread, così come delle imposizioni dell’Unione Europea.

E che l’Italia, fondamentalmente, vuole che torni ad essere messo al primo posto il benessere dei cittadini e non quello di banche e istituzioni.

Così va riassunto il voto. Un voto di pancia, di rabbia, fatto per spazzare via quelle forze che hanno cercato di piegare la Nazione ai loro egoistici voleri.

Il Bilderberg era a Roma a novembre. Alla riunione c’erano tutti: esponenti del governo, della politica, dell’editoria, del mondo industriale, tutti insieme appassionatamente. A decidere come gestire le proteste che sempre più di frequente venivano organizzate da collettivi studenteschi, sindacati, gruppi di lavoratori e cittadini stufi. E che futuro dare all’Italia.

Il voto “di protesta”, a Grillo e Berlusconi (anche lui vittima dello “spread” e considerato troppo tentennante sulle misure lacrime e sangue verso gli italiani) è stato un segnale fortissimo, e chiaramente recepito a livello internazionale.

Adesso, la sfida è vedere se i grillini saranno in grado di mantenere la rotta sulle buone intenzioni con cui sono partiti. E se dagli spettacoli in piazza del comico genovese possa nascere una nuova classe dirigente in grado di incidere veramente sul Paese e nel modo migliore. Trasformando il movimento dal “partito di Internet” trainato dalla figura carismatica di Grillo, in una forza politica consapevole e capace di impuntarsi sulle riforme necessarie. E soprattutto, composta da persone con la schiena dritta.

La situazione in Europa va bene, benissimo.
Se si arriva a scomodare il Maestrone significa che siamo veramente in condizioni poco invidiabili.
La facilità con cui i progetti euro-bancari vanno avanti nonostante le ormai quotidiane proteste dell’intero Mediterraneo è impressionante.

Dopo la decisione della Corte Costituzionale tedesca e il conseguente via libera all’Esm si è messo definitivamente in moto il micidiale nuovo corso europeo: i Paesi indebitati potranno chiedere aiuto al nuovo fondo, che prende il suo denaro dagli stessi Stati europei in rapporto alle quote di partecipazione di ciascuno alla Bce. La dotazione iniziale dell’Esm è di 500 miliardi di euro, ma molto probabilmente in futuro questa sarà incrementata. Sugli aspetti negativi dell’Esm ho già scritto in questo post, basti dire che un organo centralizzato e composto dai ministri delle finanze europei con la supervisione di Bce e del Commissario europeo per gli affari economici potrà prendere dagli Stati il denaro necessario ad aiutare i Paesi in crisi tutte le volte che sarà necessario, nella totale insindacabilità.
Per quegli Stati i cui titoli non verranno acquistati sul mercato primario dall’Esm, potrà intervenire sul secondario la Bce, a condizione di dettare poi la linea economica allo Stato interessato nè più nè meno di quanto faccia la Troika (UE, Bce, Fmi) in Grecia. Sugli interventi della Bce, come su quelli dell’Esm, ci sarà la costante “osservazione” del Fondo Monetario Internazionale.

E fin qui sono cose abbastanza note. Lo spread diminuisce perché sembra che la situazione in Europa sia economicamente più sicura e che con questo doppio “firewall” gli Stati europei possono dormire sonni tranquilli contro gli speculatori, così tutti sono felici e contenti. In realtà non è così semplice.

Il prezzo della sicurezza degli Stati dalla speculazione sta esattamente nella cessione della loro sovranità a questi tre enti: UE (delegando a Bruxelles sempre più decisioni che dovrebbero essere di competenza statale), Bce (con Francoforte che detta le condizioni agli Stati per i prestiti e in più opererà la funzione di vigilanza bancaria su più di 6000 banche europee, o unione bancaria) e Fmi (che ha una triste storia di “aiuti” a Stati in crisi con conseguente distruzione del welfare state in quei Paesi e il trionfo delle idee neoliberiste, cioè privatizzazioni e liberalizzazioni a go go). La situazione ricorda quello che accade in Italia con le mafie: prima ti minacciano e causano disastri (in questo caso, le banche che hanno causato la crisi mondiale e gli speculatori che ci hanno marciato), poi si offrono di “proteggerti” se fai quello che dicono loro (in questo caso, cedi sovranità al progetto europeo, a una centralizzazione del potere bancario e alla vigilanza del filoamericano Fondo Monetario Internazionale).

A questo si aggiungono i progetti di unione politica, economica e fiscale che si stano portando avanti.

Tutto procederebbe nel senso voluto da questi signori, se non fosse che la crisi economica e le politiche di tagli alla spesa sociale previsti dalla Troika e dagli uomini espressione dei poteri forti bancari (nel nostro caso, Monti) stanno affamando la gente spingendola a proteste sempre più partecipate e drammatiche. Spagna, Portogallo, Grecia, persino Italia (sebbene da noi le cose procedano in tono minore) sono sempre più teatro di rivolte di piazza e di manifestazioni davanti ai luoghi del potere. Il parlamento spagnolo e quello portoghese sono stati circondati da folle di manifestanti, ad Atene ci sono stati violenti scontri durante la visita della Merkel e ieri durante altre proteste ci è scappato il morto. In numerose città italiane ci sono state manifestazioni contro i tagli all’istruzione. Ovunque la risposta dei governi è sempre stata all’insegna della repressione.

Non c’è stato al momento il minimo accenno a rivedere le politiche europee, a chiedere ai popoli europei un referendum sull’euro e sull’Europa o ad aprire tavoli per trovare soluzioni che non siano solo quelle dei tagli alla spesa e dell’accentramento delle decisioni.
Ancora un volta sembra che di comune accordo banche e governi siano intenzionati a lavorare per un progetto di Europa sempre più centralizzato, sempre più nelle mani dei poteri iper-forti (perché si parla di poteri sovranazionali, in grado di nominare e influenzare i governi stessi), esautorando l’unico detentore del diritto di decidere chi debba governare: il popolo stesso.

Ultima previsione, tanto per chiudere con ottimismo: volete vedere che le normali e legittime reazioni della gente contro questo pauroso cumulo di ingiustizie costituiranno il pretesto per inasprire la sicurezza e prendere delle misure da Stato di polizia?

The situation in Europe is just great.
It is incredible how easy it is for the bankers and their fellow politicians carry on their projects without any concern about the protests of the whole Mediterranean.

After the ruling of the German Costitutional Court and the green light given to the ESM, the wonderful New European Order has begun: the most indebted countries will have the possibility to request aid from the new fund, that will take its money from the Eurozone countries themselves, depending on shares participation of each on the ECB.

The initial allocation of ESM is 500 billions euro, but this will most likely be increased in the future. On the dark side of the ESM I already wrote in this post: it is suffice to say that a centralized body, composed of European finance ministers under the supervision of the ECB and of the European commissioner for the economic affairs, will take the money from the States to help countries in crisis as many times as necessary, in total immunity.
For those countries whose bonds won’t be bought by the ESM in the primary market, the ECB will buy them on the secondary, but telling the countries what to do in economic matters, exactly as the Troika (ECB, EU, IMF) does. On the interventions of the ECB, like for those of the ESM, there will be the constant observation of the IMF.

But these are things we know. The spread decreases because it seems that the situation in Europe is more secure and with this double firewall the countries are protected from the speculators, everything seems to be fine and everyone is happy. In reality it is not so simple.

The price of countries’ safety from speculators lies exactly in their cession of sovereignity to the Troika: giving more authority to Bruxelles that was once in the hands of the EU countries, granting ECB the power to decide the conditions of loans and to control the 6,000 banks of the Eurozone and giving the IMF more influence on the politics in Europe (the IMF is also known for the distruction of the welfare state of the countries it has “aided”, with privatizations and liberalizations). This situation is reminiscent of what happens in Italy with the Mafia: first they threaten and cause havoc (in this case, banks who caused the crisis and speculators that made profits with it), then they offer to protect you if you conform at what they say (in this case, countries which have to give their sovereignity to EU and accept the control of ECB on banks and IMF).

We must add to all of this the projects of economic, fiscal and political union which are carried on.

Everything seems to proceed in the desired direction for these noblemen, except that the crisis and the cuts in public spending planned by the Troika and chairmen very close to the banking system (Monti in Italy) are pushing the people towards more and more protests.
Spain, Portugal, Greece, even Italy have increasing scenes of riots and street demonstrations in front of the places of power.
The Spanish and Portuguese parliament were surrounded by thousands of protesters. In Athens there have been clashes during the visit of Angela Merkel. In many Italian cities there have been demonstrations against the cuts on education and Monti’s government.
Everywhere the response of governments has always been dedicated to repression.

There has been no will to review the European policies, to ask Europeans for a referendum on the euro and on Europe, or open tables to find solutions that are not only those of the spending cuts and the centralization of decisions. Once again, it seems banks and governments are working for a project of Europe as centralized as possible, increasingly in the hands of hyper-strong powers (because it speaks of super-national powers, able to appoint and influence governments themselves) stealing power from the only subject who has the legitimacy to decide who should govern: the people.

In the end, there is another risk: that the legitimate reaction of the people to all these injustices could constitute a pretext to tighten security measures implemented like a police state.

Inizia con questo una serie di post legati al mondo dell’economia e della finanza e in particolare all’attuale crisi economica.

L’Italia, l’Europa e gli Stati Uniti sono scossi da una crisi finanziaria senza precedenti e cercherò con i miei post di rendere più chiara la situazione, per quanto possibile in base alle mie conoscenze e letture.

In questo primo post vorrei riportare, per iniziare, uno spezzone di un articolo del “Sole 24 ore” del 10/08/2011, che illustra bene come, dopo la crisi greca e con il recente acquisto di titoli di debito pubblico italiani da parte della Bce, stia cambiando la modalità con cui gli Stati vengono “aiutati” a gestire i loro debiti pubblici. Il pezzo è il seguente:

“L’espansione del contagio a Italia e Spagna ha inaugurato la settimana scorsa modalità diverse: niente programma sottoscritto in modo formale con le controparti internazionali, niente troika (Ue, Bce, Fmi), niente finanziamenti diretti ai governi. Si è assistito però a un commissariamento di fatto, con una combinazione di pressioni fortissime dei mercati finanziari, della Bce (in cambio dell’acquisto di debito sul mercato secondario), delle altre capitali (Berlino e Parigi): una combinazione che si è rivelata, anche per effetto dell’emergenza, più efficace dello strumentario formale adottato in passato”.

In parole povere, le forze internazionali, se riguardo alla Grecia l’hanno costretta ad adottare le misure volute con prestiti da parte di Fmi, Ue e Bce, con l’Italia stanno ottenendo lo stesso effetto con la pressione dei mercati finanziari e con l’intervento della Bce nell’acquisto del debito pubblico: nel frattempo Francia e Germania fanno pressioni perchè, in caso di fallimento dello Stato Italia e di istituzione del fondo Efsf (il cosiddetto Fondo europeo salva-Stati), una buona parte del denaro necessario a risollevare il Belpaese verrebbe da loro, Paesi tra i più importanti (e notevoli contribuenti) dell’Eurozona. Cambiano i mezzi ma la sostanza è la stessa: intanto il Governo italiano si prepara a varare nuove misure fiscali restrittive (tagli alla spesa pubblica, liberalizzazioni, privatizzazioni). Tutto grazie alla “speculazione internazionale” sui mercati finanziari, che ha enormemente aumentato i rendimenti dei nostri titoli di debito pubblico e quindi il rischio di insolvenza del nostro Paese.