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(Articolo pubblicato il 6 luglio 2019 sul sito Oltre le Barricate)

Non ci sono parole ormai per definire quanto è accaduto negli ultimi giorni. Tra il caso Sea Watch, gli orrori di Bibbiano, lo scandalo del Csm e le (inutili) nomine europee, il filo conduttore è uno solo: il ruolo vergognoso del Pd, che ne esce distrutto a tutti i livelli, così come i suoi complici.

Cominciamo col caso Sea Watch: la “capitana” Carola Rackete, nuova eroina di piddini e centrosocialari, è stata incredibilmente messa in libertà dal Gip Alessandra Vella dopo una lunga serie di reati culminata con lo speronamento di una motovedetta della Guardia di Finanza. Decisione incomprensibile, secondo l’avvocato Giuseppe Palma – sentito dal nostro sito – poiché sussisterebbe il pericolo di reiterazione del reato (la possibilità di tornare a trafficare migranti appena libera) e quello di fuga.
Secondo Palma (intervista completa in basso), la Vella avrebbe dato nella sua ordinanza un giudizio “di merito” sulla condotta della Rackete (considerandola non illecita), mentre avrebbe dovuto solo limitarsi a giudicare sulla necessità o meno di tenerla agli arresti domiciliari.

Numerosi i dubbi sollevati anche da altri giuristi.
Il processo ora comunque continuerà, anche se, visto l’andazzo, sembra altamente probabile che la procura di Agrigento (guidata da quello stesso procuratore Patronaggio che accusò Salvini di sequestro di persona) lascerà indenne la ricca tedesca – figlia di un ex militare ora consulente in sistemi di difesa – da qualsiasi accusa. 

E questo nonostante i seguenti illeciti:

  1. Ingresso nelle acque territoriali in spregio al decreto sicurezza bis e al divieto d’ingresso firmato da Salvini, Trenta e Toninelli;
  2. Resistenza o violenza a nave da guerra e tentato naufragio;
    la Rackete ha disobbedito più volte agli ordini della Guardia di Finanza di fermare l’imbarcazione, ed è addirittura arrivata a speronarla: la Gip ha ritenuto quella della GdF non essere una “nave da guerra”, ma sentenze della Cassazionee il personale militare affermano il contrario;
  3.  Probabile favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, avendo la Rackete sottratto i migranti alla guardia costiera libica al momento di    prelevarli dalle coste nordafricane.

Insomma: normalmente la Rackete rischierebbe fino a 22 anni di prigione. Questo se la magistratura fosse veramente “serena” e indipendente.
Invece viene fuori che, oltre a Patronaggio e alla sua personale guerra contro Salvini, anche la Gip Vella sarebbe accecata dall’ideologia, al punto da postare sul suo profilo Facebook una raccolta fondi per la stessa Sea Watch.
Il profilo Fb della Gip è stato cancellato subito dopo la liberazione della Rackete, quindi è impossibile verificare se il post fosse veramente suo o di un’omonima, ma questo episodio, assieme alla discutibilissima decisione sulla Rackete, ha sollevato grandi dubbi sulla “terzietà” del giudice stesso.
Alcuni giuristi sono arrivati ad affermare che la stessa Vella, già indagata a Caltanissetta per falso ideologico commesso nell’esercizio delle funzioni giudiziarie, potrebbe essere incriminata per Delitto verso la personalità dello Stato, punibile con un minimo di 12 anni di reclusione, e alcune denunce in questo senso sono già state indirizzate alla procura di Caltanissetta.
Tutto dipenderà dalla volontà della procura di approfondire la vicenda, naturalmente.

Il senso di paurosa ingiustizia del caso Sea Watch si lega a doppio filo all’arroganza con cui i parlamentari Pd e di Sinistra Italiana sono saliti sulla nave, praticamente istigando la “capitana” a disobbedire alle leggi nazionali, un atto che si potrebbe solo definire come apologia di reato e istigazione a delinquere. Naturalmente i coraggiosi parlamentari sinistrati, così come la Rackete, sapevano benissimo di trovare in Patronaggio e compagni dei perfetti complici, o non avrebbero certo forzato in modo così violento e plateale tutte le regole possibili.
È stato quindi un atto perfettamente premeditato e per niente rischioso per i suoi protagonisti.

A far le spese di questa storia sarà inevitabilmente la fiducia del cittadino comune nella giustizia e nelle istituzioni, così come grande sarà il senso di impotenza del popolo italiano nei confronti dei burattinai delle migrazioni di massa: le Ong e i loro finanziatori (Soros e non solo: si parla anche dei servizi segreti degli stati di bandiera: non è un caso che la maggior parte di queste siano tedesche), l’Ue, l’Onu e l’asse franco-tedesco che vuole destabilizzare l’Italia, fiaccarne il morale e renderla suddita.
Sarà più difficile opporsi, così, alla trafila delle navi negriere che portano immigrati dalla Libia a Lampedusa, ringalluzzite dal successo della Rackete, e che contribuiscono alla progressiva sostituzione etnica degli italiani, i quali non fanno figli perché stritolati dalla crisi economica, dall’Euro e dalle regole di bilancio Ue.

Accanto al nemico esterno si pone poi un nemico interno ramificato ovunque: la piovra Pd con tentacoli nella politica, nei media, nella magistratura, nelle università, nell’associazionismo. E anche nel M5S, che troppo spesso sembra andare a braccetto con i Dem, sabotando di fatto le iniziative salviniane (pensiamo alla Trenta che non muove un dito per difendere i confini e nel frattempo dedica feste nazionali all’”inclusione”, o a Toninelli che con la Guardia Costiera non contrasta seriamente il fenomeno degli “sbarchi fantasma” da barchini vari).

Insomma: assistiamo ad una manovra a tenaglia per colpire Salvini, l’uomo forte del governo, e ridurlo all’impotenza sui suoi temi più cari: l’immigrazione e l’economia (vedi vicenda minibot). E non importa che la stragrande maggioranza degli italiani sia d’accordo con lui: l’Ue ha gettato la maschera e rivelato il suo volto autoritario molto tempo fa.

Le nomine europee

Per una “curiosa” coincidenza, l’assalto della Sea Watch è avvenuto in contemporanea alle nomine dei vertici delle istituzioni europee: mentre Conte bloccava con i Paesi di Visegrad la prima tornata di nomi (tra cui l’olandese Timmermans alla Commissione), la capitana entrava a Lampedusa ignorando ogni divieto e speronando la GdF.
Il 2 luglio la Rackete veniva rimessa in libertà, mentre veniva trovato l’accordo sui nomidi Ursula von der Leyen (Commisione Europea), Christine Lagarde (Bce) e Charles Michel (Consiglio Europeo). Grande la soddisfazione espressa da Conte e Tria per le nomine. Poco dopo l’Ue (sempre “curiosamente”) abbandonava la minaccia della procedura d’infrazione.

Facciamo notare come tutti e tre i personaggi su citati abbiano partecipato al meeting del Bilderberg nel 2016. Veramente un segno di “rinnovamento”, specie con la Lagarde che è stata una delle strozzine della Grecia quando era alla guida del FMI, e con il superfalco tedesco Von der Leyen, che nel 2011 chiedeva sempre alla Grecia di impegnare il proprio oro e le aziende di Stato per far fronte ai suoi doveri.
La ciliegina sulla torta è stata la nomina di David Sassoli alla presidenza del Parlamento Europeo. Un esponente del Pd, partito ultraPerDente in patria, unico italiano con posizioni di vertice. L’esempio più lampante che l’Ue non si può riformare, ma solo abbandonare, assieme alla moneta unica.

Il caso Bibbiano

Mentre accadeva il pandemonio per via della Sea Watch, scoppiava un altro scandalo che vedeva coinvolto sempre il Pd: quello dei minori tolti alle famiglie naturali da una rete di Onlus, psicologi, assistenti sociali, giudici e politici locali nei pressi di Reggio Emilia e affidati a pagamento a coppie decisamente discutibili, tra cui titolari di sexy shop, coppie omosessuali, e anche pedofili (almeno due i casi di abusi riscontrati sui minori).
Al centro delle indagini l’Onlus torinese “Hansel e Gretel”, il cui responsabile, Claudio Foti è agli arresti domiciliari: gli psicologi avrebbero utilizzato anche scosse elettriche sui bambini per indurre falsi ricordi e incolpare i genitori dei bimbi di abusi mai avvenuti. Avrebbero anche modificato i loro disegni aggiungendo dettagli pornografici, sempre per provare gli avvenuti abusi, e si sarebbero travestiti da mostri o animali per spaventare i piccoli e collegare i travestimenti ai genitori.
Secondo gli inquirenti, il sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti (Pd), arrestato per abuso di’ufficio, sarebbe stato “pienamente consapevole” di quanto accadeva.
Nella vicenda sono indagati altri due sindaci targati Pd.

Il caso Bibbiano è collegato all’inchiesta Veleno sui “diavoli della bassa modenese” (coinvolti anche in quel caso psicologi della Hansel e Gretel) e ricorda quella degli abusi sui bimbi e disabili del Forteto, in Toscana.
Sebbene lo scandalo sia stato sostanzialmente minimizzato dai media (che invece hanno dato ben altro rilievo alla Sea Watch e alle gesta “eroiche” della sua ricca capitana), il caso ha fatto scoppiare un putiferio sui social, al punto da costringere Zingaretti e compagni a minacciare querele per gli utilizzatori dell’hashtag “PDofili” su Twitter, arrivato in breve in Trending Topic.
È evidente che la verità fa male, specie quando è così marcia e vergognosa.

Il caso di Bibbiano si lega a doppio filo anche con il contemporaneo “Pizzagate”, che negli Stati Uniti sta svelando una rete pedofilo-satanica-assassina che ruota attorno al Partito Democratico, alla Clinton e a Barack Obama, e che potrebbe coinvolgere anche loro in prima persona.
Chissà che uomini vicini a Trump non stiano facendo del proprio meglio per far emergere questi orrori, sia negli States che da noi.

Il CSM

Nel frattempo continuano le dimissioni tra le toghe in seguito alla pubblicazione delle intercettazioni sul caso Csm: ultimo in ordine di tempo è stato il procuratore generale della Cassazione Riccardo Fuzio, che, da quanto trapelato, avrebbe avvisato Palamara delle indagini a suo carico.
Ma le toghe investite dallo scandalo sono sempre più numerose, come riassunto in questo articolo di Panorama. Un terremoto che mina per sempre la “superiorità morale” e l’autorevolezza del sistema giudiziario italiano: una perdita di affidabilità che ha avuto nel caso Sea Watch il suo epilogo più amaro e indecente.
Nell’articolo precedente ci domandavamo come mai Salvini e Di Maio non chiedano le dimissioni di Mattarella, in quanto capo del Csm, dopo la pubblicazione delle intercettazioni in cui Lotti lo tira in ballo: a questo punto sembra ormai necessario fare piazza pulita di tutto il marcio che c’è nella magistratura, da cima a fondo.
E anche nel Pd.

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(Articolo pubblicato il 29 maggio 2019 sul sito Oltre le Barricate)

Come auspicavamo nel post precedente, il M5S è stato duramente punito per la sua recente piddinizzazione. Sebbene commentatori di vario genere cerchino di attribuire la sconfitta dei 5 Stelle all’alleanza con la Lega, la realtà è che il M5S ha perso 6 milioni di voti per l’essersi rimangiato troppe promesse (vaccini, Euro, sforamento del 3%, abrogazione pareggio di bilancio e Fiscal compact, caso Ilva ecc.) e per l’essersi avvicinato troppo alle posizioni del Pd, difendendo l’Ue, il rigore nei conti pubblici, le politiche pro-Lgbt e mantenendo una linea troppo morbida (a volte in contrasto con Salvini) sull’immigrazione di massa.

Se adesso il M5S vuole riprendere i voti persi, non deve fare altro che mantenere quelle promesse su cui ha costruito il suo consenso: abrogazione della legge Lorenzin (se serve, cacciando il ministro Grillo), referendum consultivo su Euro e Ue, abrogazione di Fiscal compact e pareggio di bilancio, stop a Ceta e Ttip, sforamento dei vincoli Ue con politiche keynesiane di rilancio dell’economia, stop al business dell’immigrazione clandestina e alle grandi opere inutili.

E deve fare questo ignorando le sirene che lo vorrebbero alleato al Pd: è indicativo che al nuovo meeting del Bilderberg siano stati invitati Matteo Renzi, da sempre contrario all’alleanza del suo partito con i pentastellati,  e Stefano Feltri, vicedirettore del Fatto Quotidiano, un giornale che si è sempre distinto nel chiedere al M5S un’alleanza con i piddini. I poteri forti massonici ed euroatlantici vogliono la caduta di un governo scomodo come quello giallo verde, e useranno anche giornalisti vicini al M5S per premere in questa direzione, mentre cercheranno di “ammorbidire” le posizioni di Renzi.

A Di Maio e Salvini il compito di non farsi dividere e continuare assieme l’esperienza di governo, nonostante i disaccordi e le pressioni esterne.

(Articolo pubblicato il 14 maggio 2019 sui siti Oltre le Barricate e REvoluzione)

Quando si parla di politica internazionale e di veri padroni del mondo, esistono strategie complesse che spesso sfuggono alle persone comuni, impegnate nelle loro faccende quotidiane e riempite della propaganda dei media mainstream. Una di queste è la creazione di partiti e movimenti che, apparentemente di protesta, hanno in realtà il compito di servire fedelmente i dettami delle oligarchie che li hanno creati.
Successe con Occupy Wall Street, un movimento pesantemente finanziato da Soros per canalizzare la protesta contro il settore finanziario del 2011 verso la completa inefficacia. È successo con le “primavere arabe”, telecomandate dagli Usa. Possiamo anche citare l’Isis, tagliagole addestrati da Israele, Usa e Arabia Saudita per raggiungere gli obiettivi dei loro creatori in Iraq, Siria e Paesi vicini. 

Tra i movimenti di questo tipo, in Italia ne abbiamo avuto uno particolare: il Movimento 5 Stelle. Nato come movimento del web, la sua funzione inizialmente era chiara: utilizzare le potenzialità derivanti dalla crescente diffusione di Internet per aggirare il potere mediatico di Silvio Berlusconi, che grazie alle sue tv aveva creato un duraturo consenso attorno a sé. L’obiettivo era quello di raccogliere tutti gli scontenti sia del centrodestra che del centrosinistra (sapendo le politiche di svendita del Paese che quest’ultimo stava portando avanti), per poi continuare le stesse politiche di svendita del Paese ai poteri esteri e impedire la liberazione dell’Italia dalle gabbie sovranazionali come l’Ue e il giogo americano. Fantasie complottiste? Vediamo i fatti.

Il M5S nasce nell’ottobre 2009, 5 anni dopo il primo incontro tra Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. Prima di allora Grillo nei suoi spettacoli distruggeva i computer a martellate, denunciava i pericoli della Rete, si scagliava contro il signoraggio bancario e la corruzione in ambito sanitario, tutte battaglie dimenticate in seguito.
La Casaleggio Associati però non era stata fondata solo dall’omonimo Gianroberto: il membro più pesante e influente della società era Enrico Sassoon, nel consiglio direttivo dell’Aspen Institute Italia (emanazione dei Rockefeller e dei Ford) e presidente del comitato affari economici della Camera di commercio americana in Italia. In pratica un ambasciatore degli interessi economici e finanziari americani nel Belpaese.
Che un personaggio del genere fondasse una società come la Casaleggio Associati e poi quest’ultima fondasse quello che è oggi uno dei principali partiti italiani, non deve essere visto come una mera casualità.
Il movimento nascente si organizzava attraverso i Meetup, una piattaforma (anch’essa) americana pressoché sconosciuta in Italia. È ovvio che, avvenendo tutte le comunicazioni tra membri in Rete, questi gruppi erano facilmente controllabili e manipolabili da individui infiltrati. Tra i temi più censurati fin dal principio, c’erano proprio i temi finanziari collegati al signoraggio bancario e la mafia della grande industria farmaceutica.
L’obiettivo primario del movimento, come detto, era aggregare più italiani possibile sotto l’egida dell’”onestà” e della “lotta alla corruzione”. Una volta ottenuti i voti, come stiamo vedendo, la realtà si è rivelata ben diversa.

Il M5S aveva promesso il referendum consultivo sull’Euro: pochi giorni fa Di Maio ha detto che si sarebbe “tatuato” che l’Italia non sarebbe uscita dalla moneta unica e dall’Ue.
Il M5S aveva promesso l’abrogazione della legge Lorenzin, che è ancora viva e vegeta dopo un anno di governo “del cambiamento”. Anzi, la Grillo ha persino inviato i Nas nelle scuole per controllare che nessun bimbo sfugga al nazismo vaccinale e ci sono state vergognose espulsioni per gli inadempienti.
Il M5S aveva promesso la bocciatura del Ceta: il trattato non è stato portato in Parlamento per la ratifica (o il suo contrario) ed è quindi pienamente valido. Non solo: adesso si sta anche resuscitando il Ttip.
Il M5S aveva promesso l’abrogazione del pareggio di bilancio e del Fiscal Compact: niente si muove in tal senso, anzi si sta procedendo piuttosto al taglio dei parlamentari, che ricorda molto da vicino la riforma di Renzi bocciata nel 2016.
Il M5S aveva promesso la lotta al traffico di immigrati (Di Maio aveva chiamato le Ong “taxi del mare”), mentre adesso l’impressione è che Conte, Toninelli e la Trenta anche su questo fronte si stiano avvicinando al Pd e alla politica dei “porti aperti”, in aperto contrasto con Salvini.
Il M5S aveva dichiarato formalmente guerra ai “poteri forti”, e poi Di Maio si è seduto a pranzo con i membri della Commissione Trilaterale italiana mentre il suo partito ha provato (senza riuscirci) ad entrare nel gruppo più neoliberista del Parlamento europeo, l’Alde.
Se questo non bastasse, aggiungiamo anche le vergognose politiche pro-Lgbt della Appendino e della Raggi, che hanno trascritto le “famiglie” omosex con bimbi nati all’estero tramite la maternità surrogata (utero in affitto) sebbene per la legge Italiana questa pratica sia illegale.
E poi tutto un diluvio di promesse tradite anche sull’Ilva, sul Tap e vedremo come andrà a finire sul Tav.
Insomma: il M5S è partito come incendiario antisistema e poi, appena ottenuto un grammo di potere, si è tramutato nel più fedele servo dei poteri forti e nel continuatore delle politiche del Pd. Al punto che attualmente i 5 Stelle impiegano più energie a guerreggiare col loro alleato di governo che con le opposizioni. Scandalosa in tal senso la volontà di dimissionare unilateralmente l’indagato Siri (noto antieuropeista), lasciando al loro posto gli altrettanto indagati Raggi, Appendino, Nogarin, Conte, Di Maio e Toninelli.

I segni definitivi di una volontà di inciuciare con Zingaretti e compagni si sono visti anche nel recente elogio di Di Maio a Mattarella, quando il vicepremier ha definito “il suo più grande errore” la richiesta di impeachment nei confronti del PdR: viste le continue ingerenze di Mattarella sul governo, la continua condanna dei sovranismi e il continuo servilismo nei confronti dell’Ue franco-tedesca, la messa in stato d’accusa era il minimo che Di Maio dovesse fare, ed è stato grave errore di Salvini quello di non spalleggiarlo quando c’è stata l’occasione. A questo è seguito uno stucchevole elogio di Bergoglio, un papa che si esprime come un esponente di Leu o come un membro dell’Open Society di Soros (accogliere migranti senza limiti, aprire i porti, Rom bravi e belli a prescindere, mai una parola per gli italiani in difficoltà ecc.).

Adesso che il M5S sembra virare sempre più sulle posizioni dei Dem, il rischio di una rottura del governo e di un nuovo esecutivo M5S-Pd benedetto da Mattarella è sempre più forte, e questo sarebbe un disastro per il Paese, tenendo contro che il 37% degli italiani nel marzo 2018 ha votato per il centrodestra, e che quindi solo questo è realmente titolato a governare.
Sarebbe l’ennesimo golpe in stile 2011, e l’ennesimo insulto alla democrazia in questa gabbia indecente chiamata Unione Europea.

 

 

P.s. Per chi volesse approfondire l’argomento, consiglio vivamente questo articolo di Federico Dezzani. 

Se non ora, quando?

(Articolo pubblicato il 4 dicembre 2018 sul sito Oltre le Barricate)

In Francia sta accadendo da settimane una nuova rivoluzione, con i gilet gialli che portano avanti una serie di rivendicazioni che si possono definire pienamente socialiste, o “populiste” come direbbe la neolingua globalista.
Secondo l’economista Jacques Sapir, molte di queste sono incompatibili con la permanenza della Francia nell’Euro.
I francesi hanno commesso il grave errore, lo scorso anno, di scegliere il candidato peggiore all’Eliseo, scartando le alternative Le Pen e Melenchon, e adesso stanno cercando di recuperare terreno. Ci riusciranno? Difficile a dirsi.
Sicuramente apprezziamo lo spirito con cui l’intera nazione si sta ribellando alle politiche globaliste e neoliberiste del pupazzo dei Rothschild e di Attali.

Noi che il nostro Macron l’abbiamo già avuto, nelle forme di Monti prima e di Renzi poi, abbiamo dato la maggioranza a due schieramenti dichiaratamente ostili all’Ue, all’obbligo vaccinale e all’immigrazione incontrollata.
Almeno stando alle dichiarazioni pre elettorali. Perché subito dopo il M5S si è improvvisamente rivelato pro Ue, pro Euro, pro Nato, pro obbligo vaccinale e pro immigrazione di massa. Se su quest’ultimo punto non è passata la linea Fico è solo perché la Lega fa dello stop all’immigrazione clandestina il punto cardine del proprio programma, e quindi non realizzarlo significherebbe la rottura dell’accordo di governo.
Ma l’ambiguità del M5S sull’argomento si palesa ogni giorno, come su tutti gli altri temi.
E il rischio di un inciucio futuro con il Pd, magari dopo il cambio di segretario, è sempre dietro l’angolo.

Adesso che lo scontro con l’Ue sulla manovra di bilancio entra nel vivo, l’esecutivo gialloverde sembra sempre più conciliante ogni giorno che passa, al punto che Monti già gongola intravedendo un “momento Tsipras”.
Non è per questo che questa maggioranza è stata votata.
Gli italiani vogliono i minibot, il recupero della sovranità monetaria, la fine della sudditanza da Bruxelles, lo sforamento dei ridicoli parametri di Maastricht e spesa pubblica a volontà per far ripartire l’economia e garantire nuovamente il benessere.
Se necessario, uscendo sia dall’Euro che dall’Ue.
Inoltre gli italiani vogliono lo stop all’immigrazione di massa, più sicurezza, e la fine del vergognoso obbligo vaccinale imposto dalla Lorenzin.

Se il M5S, come sembra, non vuole realizzare nulla di tutto questo, è bene che scompaia al più presto dalle scelte di voto degli italiani, lasciando il posto ad una maggioranza composta da Lega, Fratelli d’Italia e Casapound.
Per mettere su un governo che, senza ambiguità, metta al primo posto l’interesse nazionale fermando l’immigrazione in modo netto, garantendo la sicurezza, rompendo con l’Ue su tutto ciò che va contro il nostro interesse (fino alla doppia Italexit e alla nazionalizzazione della Banca d’Italia con pieno recupero della sovranità monetaria) e garantendo la libera scelta in ambito vaccinale, come da proposta della Lega prima che il ministro Grillo seguisse pedissequamente le orme della Lorenzin.

Il tempo degli inganni è finito: gli italiani vogliono un esecutivo e una maggioranza dichiaratamente SOVRANISTI, e non c’è Mattarella, Commissione Europea o Bce che tengano. Torniamo padroni a casa nostra.

Generali, ministri, dirigenti dei servizi segreti lo stanno ribadendo in tutti i modi: con questa immigrazione il Paese transalpino non regge. Ed entro 5 anni potrebbe essere troppo tardi

(Articolo pubblicato su Il Giornale.it il 7 novembre 2018)

L’ultimo a sollevare il problema è stato Philippe de Villiers, politico francese, segretario di Stato nel secondo governo Chirac, membro dell’Assemblea Nazionale e poi del Parlamento europeo.

De Villiers, intervistato nella trasmissione “Les Terriens du Samedi” di sabato 3 novembre, ha rivelato delle confidenze-bomba fatte da suo fratello, il generale Pierre de Villiers, capo di stato maggiore dell’esercito transalpino dal 2014 al 2017, a Emmanuel Macron in persona.
Il generale Pierre de Villiers avrebbe detto a Macron che “Se le periferie daranno luogo a ulteriori e ancora più violente rivolte, non avremo modo di fronteggiarle: ci mancano i mezzi, ci mancano gli uomini. E’ questa la realtà della situazione politica francese”.

Il problema immigrazione, unito a quello della sicurezza, suscita allarmi sempre più diffusi in terra francese. E a mostrare sempre maggiore preoccupazione non è solo qualche “pericoloso populista” magari ispirato dalla Le Pen, ma gli stessi uomini al servizio del governo. Quali, ad esempio, l’ex ministro dell’Interno Gerard Collomb.

Collomb, poco prima di lasciare l’incarico lo scorso ottobre, ha rilasciato un’intervista al settimanale Valeurs Actuelles che lascia ben poco spazio a interpretazioni riguardo le sue opinioni sullo stato dell’immigrazione in Francia. “Assolutamente no” ha risposto lapidariamente all’intervistatore che gli chiedeva se il Paese avesse ancora bisogno di immigrati. “E’ molto inquietante – ha detto Collomb riguardo lo stato della sicurezza nel Paese -. Quello che leggo ogni mattina nei rapporti di polizia riflette una situazione piuttosto pessimistica. Le relazioni tra le persone sono molto difficili, le persone non vogliono vivere insieme”.

Alla domanda sulla responsabilità dell’immigrazione in questo fenomeno, Collomb ha risposto: “E’ enorme. Alcune comunità in Francia si scontrano sempre più, e in modo sempre più violento”. L’ex ministro dell’Interno ha anche dichiarato di temere possibili secessioni. Interrogato, infine, su quanto tempo resti alla Francia per rimediare, Collomb ha fatto previsioni foschissime: “Direi che da qui a 5 anni la situazione potrebbe diventare irreversibile. Sì, abbiamo 5 anni per evitare il peggio”.

A tenere compagnia a de Villier e Collomb c’è poi Patrick Calvar, ex capo del Dgsi – i servizi segreti francesi – che già nel 2016 riteneva che le tensioni sociali stessero raggiungendo la soglia massima di tolleranza, tanto da temere uno scontro tra la destra radicale e il mondo musulmano. “Siamo sull’orlo di una guerra civile – disse all’epoca Calvar -. Ancora un paio di attentati e questa avrà luogo”.

Le polemiche sulla sicurezza sono tornate di stretta attualità in Francia dopo la notte di Halloween, quando nelle periferie di Parigi e di numerose altre città (tra cui Lione, Rennes, Nantes, Tolosa e Marsiglia) sono scoppiate violenze e disordini in seguito all’invito, lanciato da un adolescente magrebino su Snapchat, ad insorgere contro la polizia ed “epurare” la città di Grenoble, invito poi divenuto virale e rilanciato in tutto il Paese.
Risultato: decine di auto bruciate, furti, saccheggi, cassonetti rovesciati o dati alle fiamme, aggressioni agli uomini in divisa e oltre 100 arresti.
In attesa del prossimo round. E sperando che non sia la resa dei conti definitiva.

(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 25 agosto 2018)

Con la squallida vicenda della nave Diciotti e del suo (ennesimo) carico di immigrati clandestini, si è accertata una volta per tutte l’inconsistenza di qualsiasi utopica Unione Europea “dei popoli”, “della pace” o “della solidarietà”.
Non è bastato il massacro sociale fatto in Grecia a colpi di austerità, privatizzazioni, strozzinaggio, disoccupazione e precariato di massa.
Non sono bastati i tanti referendum – bellamente ignorati – con i quali i popoli hanno detto più volte No al progetto di una maggiore unificazione europea (Francia e Olanda su Costituzione Europea, Irlanda su Trattato di Lisbona, Grecia sui piani di “salvataggio” della Troika, e Brexit, su cui si vorrebbe addirittura far rivotare gli inglesi).

Adesso a certificare la natura dittatoriale e anti-solidale dell’Ue è arrivata la questione migranti, con l’Italia lasciata sola a gestire l’ennesimo carico di disgraziati dal Continente Nero, mentre il resto d’Europa blinda i confini.
Sulla Diciotti, ricordiamolo, c’è un concorso di colpe. C’è Malta che ha impedito che un barcone di immigrati soccorso nella loro zona di ricerca SAR sbarcasse da loro, dirottandoli nelle acque territoriali italiane.
Ci sono i vertici di Diciotti e Guardia Costiera, nominati dal Pd, che sembrano impegnati con zelo a favorire il traffico di migranti, invece di obbedire alla linea dura del nuovo governo.
C’è la sinistra e i suoi galoppini che stanno cercando, assieme a qualche Pm siciliano compiacente (iscritto a Magistratura Democratica), di forzare la mano al governo, costringendolo a chinare il capo e far entrare l’ennesimo carico di carne umana.
E poi c’è l’Ue che, invece di contribuire alla risoluzione del problema redistribuendo i 177 tra diversi Paesi europei, sta lasciando l’Italia a gestire in solitudine la questione. E non è la prima volta, dato che anche nel caso dei 500 sbarcati a Pozzallo, solo la Francia ne ha effettivamente presi in carico 45, mentre gli altri Paesi che avevano promesso di farlo (Germania, Spagna, Portogallo, Irlanda, Malta) hanno clamorosamente tradito le loro stesse dichiarazioni.

Di fronte a questo ennesimo fallimento della conclamata “solidarietà europea”, e di fronte alle pesanti imposizioni in materia economica che ci arrivano dall’Ue (pareggio di bilancio, legge Fornero, divieto di aiuti di Stato per rilanciare l’economia, religione del neoliberismo) non resta che prendere l’unica decisione sensata per l’Italia: chiudere i confini facendo entrare solo chi vogliamo (inasprendo le pene per chi, nelle istituzioni, remi contro il governo), stampare i minibot come da programma condiviso, e preparare l’Italexit, sia dal’Euro che dall’Ue.
L’Ue non ci dà nulla tranne che imposizioni sempre più intollerabili, e prende da noi più soldi di quanti ce ne restituisce. E’ tempo di farla deflagrare assieme a quella moneta per soli banchieri che è l’Euro.
Noi non siamo la Grecia e non vogliamo diventarlo.

(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 10 giugno 2018)

Il nostro sito ha caldeggiato sin dal principio un’alleanza populista includente M5S-Lega-Fratelli d’Italia e altri partiti sovranisti.
Ora che quella alleanza si è – almeno in parte – concretizzata in una coalizione di governo (e auspichiamo l’ingresso della Meloni per aumentare il coefficiente di “patriottismo” dell’esecutivo), non resta che vedere cosa sarà effettivamente fatto dai nuovi ministri.
Non nascondiamo la simpatia per numerose delle figure di governo, e auspichiamo che realizzino realmente il Cambiamento che hanno promesso, a parole e in quanto scritto nel contratto tra Lega e M5S. In particolare:

  • Al ministro dell’Interno e vicepremier Salvini chiediamo di avere la linea più dura possibile verso l’immigrazione di massa, verso le Ong che trafficano carne umana nel Mediterraneo con la scusa dell’umanitarismo, e di garantire la sicurezza nel Paese, divenuto un colabrodo dopo anni di malgoverno piddino. Siamo sicuri che farà del suo meglio.
  • Al ministro dell’Economia Tria chiediamo non di fare dichiarazioni roboanti, che potrebbero creare turbolenze nei “mercati”, ma NEI FATTI disapplicare quei trattati che ci hanno portato con l’acqua alla gola, quali Fiscal Compact, gli stessi parametri di Maastricht, il pareggio di bilancio in Cost., la religione dell’austerità.
    Chiediamo quindi che si proceda al più presto con la realizzazione dei minibot di Borghi, con l’approntamento del famoso Piano B per l’uscita dall’Euro teorizzato tra gli altri da Paolo Savona, e con la spesa a deficit necessaria per rilanciare l’economia del Paese, in totale spregio di irrazionali vincoli internazionali che hanno fatto il loro tempo. L’interesse economico della Nazione deve venire prima di tutto.
  • Al ministro del Lavoro e vicepremier Di Maio chiediamo di abrogare il Jobs Act, ripristinare l’art. 18 e le tutele minime nei confronti di tutti i lavoratori, garantire il reddito di cittadinanza (o un adeguato sussidio di disoccupazione) a coloro che sono privi del lavoro NON PER LORO VOLONTA’, come previsto dalla Costituzione, e coniugare occupazione e sicurezza sul lavoro ovunque ciò sia necessario. Chiediamo anche che lo Sviluppo Economico della Nazione si svolga nel modo più ecosostenibile possibile, favorendo l’utilizzo di fonti rinnovabili e riducendo al minimo l’utilizzo di materiali inquinanti, come ad esempio le plastiche monouso degli imballaggi, che andrebbero proibite per legge e sostituite con materiali biodegradabili.
  • Alla ministra della Salute Grillo chiediamo l’immediata abrogazione della Legge Lorenzin sui vaccini e la garanzia della libertà di scelta. Si potrebbe altrimenti tornare alla normativa previgente, con l’obbligatorietà solo per un numero limitato e realmente necessario di vaccini. Di certo devono finire sia le discriminazioni pecuniarie che quelle sociali e scolastiche per le famiglie dubbiose nei confronti dei vaccini. Anche i medici scettici sull’efficacia delle vaccinazioni a tappeto radiati dall’Albo devono essere immediatamente reintegrati e deve tornare ad essere consentito il dibattito su questi argomenti.
  • Ai ministri della Difesa, degli Affari europei e degli Esteri chiediamo di agire solo e soltanto nell’interesse nazionale, rifiutando tutti quegli accordi militari, politici ed economici che confliggerebbero con la nostra sovranità e i nostri interessi.
    Quindi no agli Stati Uniti d’Europa (mai accettati o visti con favore dal popolo italiano) e a una maggiore integrazione comunitaria, no a spericolate missioni Nato, no a un rapporto conflittuale con la Russia (bene in questo senso i primi passi del nuovo governo), no a trattati internazionali di libero scambio che penalizzerebbero la nostra economia, i nostri standard qualitativi e il Made in Italy (Ttip, Ceta e simili). Si a mettere l’interesse italiano e la nostra Costituzione prima di qualsiasi trattato internazionale, coma già enunciato nel contratto di governo.
  • Al ministro della Famiglia Fontana chiediamo di vigilare che il concetto di famiglia resti quello tradizionale: no a uteri in affitto, no ad adozioni gay, rendere ILLEGALI le cd famiglie “arcobaleno” come quella di Nichi Vendola, realizzate andando in Paesi più “compiacenti” (o cerebrolesi) da questo punto di vista.
    Si alle sole unioni civili, fin quando le si considera una specie di “contratto” tra le parti per regolare alcuni rapporti in tema di gestione dei beni comuni e di successione, e non certo come qualcosa di assimilabile a un “matrimonio”, che deve restare quello tra uomo e donna.
  • Al ministro delle Infrastrutture Toninelli chiediamo di bloccare quelle grandi opere inutili che non servono all’Italia e che sono viste come fumo negli occhi dalle comunità locali. Alludiamo in particolare alla Tav e al Tap.

A tutti gli altri ministri chiediamo di avere buon senso e riportare la NORMALITA’ e il benessere in questo Paese, devastato da anni di malgoverno piddino. Per finire al presidente del Consiglio Conte, auguriamo di essere il giusto interprete delle istanze dei due partiti che compongono la maggioranza di governo, con un occhio attento a far prevalere quelle che più incontrano il favore degli italiani. Mettere insieme la sensibilità leghista e quella grillina su certi temi non sempre deve essere semplice.

(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 5 marzo 2018)

Ennesimo bagno di sangue nel Pd e vittoria di 5 Stelle e Salvini. Questo l’esito delle elezioni del 4 marzo.
Gli italiani hanno parlato forte e chiaro: no ai partiti di centrosinistra, europeisti e pro-immigrazione, si alle forze euroscettiche (o percepite come tali), anti-establishment e anti-immigrazione.
5 Stelle, Lega e Fratelli d’Italia, pur non avendo la maggioranza nelle rispettive coalizioni, insieme valgono quasi il 55% dei voti. Un trionfo del “populismo”.
Ora, come ribadito più volte in articoli precedenti, è necessario che queste forze si uniscano per dare all’Italia il governo più euroscettico e sovranista possibile, unica via per fare realmente l’interesse degli italiani.
Berlusconi e Renzi, delegittimati dal voto dopo i loro inciuci passati, devono restare fuori dal governo. Un governo del M5S col Pd, anche derenzizzato, è una sciagura da evitare in ogni modo.
Quindi non ci sono molte scelte: 5 Stelle e Salvini devono trovare un accordo (che potrebbe includere anche FdI) per governare assieme ed esprimere un esecutivo duro verso Euro e Unione Europea fino alla rottura, rigidissimo sul tema immigrazione, e pronto a ridare all’Italia tutte le sovranità perdute, in contrasto con ogni imposizione esterna contraria all’interesse nazionale.
Questa coalizione dovrà far ripartire l’economia affrontando il tema del lavoro e della sovranità monetaria, cancellare il pareggio di bilancio dalla Costituzione e risolvere i tanti guai creati dal Pd, tra cui la sciagurata legge Lorenzin (da abrogare senza se e senza ma).
Ogni altra alchimia di governo è da considerarsi un golpe e alto tradimento verso il popolo italiano.

(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 4 febbraio 2018)

Tra un mese si vota, finalmente.
Dopo un supplizio durato 5 anni a base di piddismo-boldrinismo e larghe intese, c’è ora la possibilità di cambiare qualcosa. Non tutto, forse, ma qualcosa.
Facciamola breve: alle prossime elezioni bisogna votare Lega. E spiego subito perché.

Innanzitutto perché il vero nemico dell’Italia si chiama Unione Europea, con le sue regole assurde e il grimaldello infernale chiamato Euro che ci stanno riducendo inesorabilmente a un Paese del Terzo Mondo. Per cui bisogna rafforzare i partiti più ostili verso l’Ue e la moneta unica (oltre che verso il Fiscal compact e il pareggio di bilancio), che allo stato attuale sono Lega, Fratelli d’Italia (che però sembra molto tiepida su temi come il pareggio di bilancio) e Casapound.
La differenza è che la Lega, se adeguatamente sostenuta, potrebbe essere la forza trainante del centrodestra, al posto della europeista Forza Italia (già pronta alle larghe intese col Pd), mentre gli altri due partiti, pur potendo entrare in Parlamento, non avranno un numero di uomini talmente alto da risultare determinanti.
Per cui è sulla Lega che bisogna puntare a questo giro, anche grazie alla presenza di pezzi da novanta del sovranismo quali Borghi, Bagnai, Zanni e Siri.

Il secondo motivo è legato chiaramente alle sconsiderate politiche migratorie appoggiate dai nipotini di Soros del Pd, Leu e Più Europa: per evitare di diventare una provincia africana sia economicamente che etnicamente, occorre chiudere ermeticamente i confini e rispedire al mittente un cospicuo numero di illegali e delinquenti, curandosi che non ritornino. Per i musulmani servirebbe addirittura un numero chiuso, per evitare che comincino ad avanzare pretese con la “politica del ventre” (sfornando cinque figli a testa e chiedendo che le norme italiane si adeguino progressivamente ai loro capricci medievali).
Anche per questo motivi i partiti di destra-destra vanno assolutamente sostenuti mentre bisogna lasciare a becco asciutto Boldrine, Bonine e pidioti vari.

Poi occorreranno politiche per il lavoro e la natalità, ma questo passa evidentemente dal recupero della sovranità monetaria e dall’abbandono di qualsiasi imposizione legata ai disastrosi trattati europei. Inoltre occorrerà abolire la sciagurata legge Lorenzin, che ha reso i bambini italiani delle cavie per le folli sperimentazioni di Obama e della case farmaceutiche. Sapremo in futuro come è stata ricompensata la pazza per i suoi servigi: magari un incarico importante in qualche azienda privata? Non ci stupirebbe.

In definitiva, l’obiettivo per queste elezioni è formare il Parlamento, e possibilmente il governo, più sovranista, euroscettico e anti-immigrazione possibile, sperando che l’entità della vittoria del centrodestra sia tale (40% circa) da scongiurare nuove larghe intese.
Tutti gli indecisi sono chiamati a dare il loro contributo.

P.s. Non si pensi neanche per un secondo che la soluzione sia il M5S.
Dopo il tentato ingresso nell’Alde, il pranzo con la Trilaterale, i mille viaggi a Washington e Londra di Di Maio, e le sue rassicurazioni sul non voler uscire dall’Euro, il M5S è un partito pro-establishment come tanti altri.

(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” l’8 gennaio 2018)

In che modo l’immigrazione di massa si lega ai piani dell’oligarchia globalista?
Sembrano fenomeni distanti, invece sono più collegati di quanto si creda.

1) L’immigrazione di massa è funzionale al sistema Euro, un sistema nel quale gli shock economici, non potendo svalutare la moneta, si scaricano sul costo del lavoro.
E come si svaluta meglio il lavoro, se non importando masse di disgraziati dal Terzo Mondo che lavorino come schiavi al posto dei “choosy bamboccioni” italiani (che nel frattempo fuggono a Londra o Berlino)? Con questo procedimento si aumentano anche i profitti dei “padroni”, mentre i diritti dei lavoratori vengono fatti a pezzi.

2) I super-ricchi globalisti hanno da tempo decretato la fine del welfare state e del ceto medio, soggetto che da sempre porta avanti le rivoluzioni in forme più o meno massoniche.
Per cui stanno congegnando una società mondiale composta di pochi neofaraoni e di sterminate plebi a malapena in grado di sopravvivere. In mezzo solo qualche burocrate e colletto bianco necessario, tanto più ricco quanto più funzionale all’oligarchia.
L’immigrazione, con la crisi e le regole Ue, serve a favorire questo processo di immiserimento delle masse e distruzione del ceto medio, spingendo la concorrenza al ribasso.

3) L’elite globalista odia le identità culturali specifiche nazionali e locali, che cerca di distruggere e omologare nel grande calderone del mercato globale. Per questo odia e cerca di rovesciare ogni governo nazionalista e identitario, che cerchi di fare solo gli interessi del popolo che lo ha democraticamente eletto. L’immigrazione sregolata serve anche a questo: far perdere ad un popolo i suoi caratteri culturali e tradizionali specifici, per sostituirlo con un minestrone multiculturale, più docile e malleabile.
Nel caso dell’Europa, questo serve anche per far ingoiare agli europei un Superstato europeo (gli Stati Uniti d’Europa, analogo degli Usa) e successivamente un superstato mondiale.
Il credo economico di questi superstati è ovviamente il libero mercato, il neoliberismo, mentre ogni Stato sovrano può legittimamente decidere di riprendersi le sue sovranità e imporre politiche protezioniste, a discapito degli interessi delle grandi multinazionali.

4) La totale e libera circolazione di merci, servizi, capitali e persone (lavoratori/schiavi) è uno dei cardini del neoliberismo e dell’Unione Europea, ed è uno dei principali fattori di concentrazione della ricchezza in poche mani e distruzione della classe media.
I bravi fessi No borders e Più Europa, stile Bonino e centri sociali, stanno lavorando per l’agenda dei super-ricchi del pianeta e non, come forse credono, per aiutare i poveracci.
Se volessero veramente aiutare i poveracci, dovrebbero andare in Africa, continente ricchissimo, e aiutare quei popoli a nazionalizzare le proprie risorse, eleggendo governi – guarda un po’ – nazionalisti e sovranisti.

5) Per avere la conferma che l’immigrazione di massa in Italia e Europa è voluta e scatenata dal potere finanziario, oligarchico e globalista, si prenda – oltre all’arcinoto George Soros – questo fantastico personaggio.
Peter Sutherland, collegato a Goldman Sachs, Trilaterale, Bilderberg, Onu, Unione Europea, sionisti e Vaticano, uno che dopo il referendum sulla Brexit ha twittato: “Questo risultato va ribaltato, in un modo o nell’altro“, bene, questo individuo ha detto:
“Il problema sono le popolazioni che ancora coltivano un senso della loro omogeneità e differenza dagli altri. Ed è precisamente questo che l’Unione Europea, a mio parere, deve fare di tutto per erodere”. E ancora: “L’Unione Europea deve fare del suo meglio per minare l’omogeneità dei suoi stati membri”.
Capito? Per far funzionare Euro e Unione Europea, bisogna distruggere le identità nazionali.
A questo serve la retorica “No borders”, dell’accoglienza illimitata, e il lavoro incessante delle Ong che, come si può leggere in questo articolo, lavorano per le stesse elite sovranazionali.