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(Articolo pubblicato il 14 maggio 2019 sui siti Oltre le Barricate e REvoluzione)

Quando si parla di politica internazionale e di veri padroni del mondo, esistono strategie complesse che spesso sfuggono alle persone comuni, impegnate nelle loro faccende quotidiane e riempite della propaganda dei media mainstream. Una di queste è la creazione di partiti e movimenti che, apparentemente di protesta, hanno in realtà il compito di servire fedelmente i dettami delle oligarchie che li hanno creati.
Successe con Occupy Wall Street, un movimento pesantemente finanziato da Soros per canalizzare la protesta contro il settore finanziario del 2011 verso la completa inefficacia. È successo con le “primavere arabe”, telecomandate dagli Usa. Possiamo anche citare l’Isis, tagliagole addestrati da Israele, Usa e Arabia Saudita per raggiungere gli obiettivi dei loro creatori in Iraq, Siria e Paesi vicini. 

Tra i movimenti di questo tipo, in Italia ne abbiamo avuto uno particolare: il Movimento 5 Stelle. Nato come movimento del web, la sua funzione inizialmente era chiara: utilizzare le potenzialità derivanti dalla crescente diffusione di Internet per aggirare il potere mediatico di Silvio Berlusconi, che grazie alle sue tv aveva creato un duraturo consenso attorno a sé. L’obiettivo era quello di raccogliere tutti gli scontenti sia del centrodestra che del centrosinistra (sapendo le politiche di svendita del Paese che quest’ultimo stava portando avanti), per poi continuare le stesse politiche di svendita del Paese ai poteri esteri e impedire la liberazione dell’Italia dalle gabbie sovranazionali come l’Ue e il giogo americano. Fantasie complottiste? Vediamo i fatti.

Il M5S nasce nell’ottobre 2009, 5 anni dopo il primo incontro tra Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. Prima di allora Grillo nei suoi spettacoli distruggeva i computer a martellate, denunciava i pericoli della Rete, si scagliava contro il signoraggio bancario e la corruzione in ambito sanitario, tutte battaglie dimenticate in seguito.
La Casaleggio Associati però non era stata fondata solo dall’omonimo Gianroberto: il membro più pesante e influente della società era Enrico Sassoon, nel consiglio direttivo dell’Aspen Institute Italia (emanazione dei Rockefeller e dei Ford) e presidente del comitato affari economici della Camera di commercio americana in Italia. In pratica un ambasciatore degli interessi economici e finanziari americani nel Belpaese.
Che un personaggio del genere fondasse una società come la Casaleggio Associati e poi quest’ultima fondasse quello che è oggi uno dei principali partiti italiani, non deve essere visto come una mera casualità.
Il movimento nascente si organizzava attraverso i Meetup, una piattaforma (anch’essa) americana pressoché sconosciuta in Italia. È ovvio che, avvenendo tutte le comunicazioni tra membri in Rete, questi gruppi erano facilmente controllabili e manipolabili da individui infiltrati. Tra i temi più censurati fin dal principio, c’erano proprio i temi finanziari collegati al signoraggio bancario e la mafia della grande industria farmaceutica.
L’obiettivo primario del movimento, come detto, era aggregare più italiani possibile sotto l’egida dell’”onestà” e della “lotta alla corruzione”. Una volta ottenuti i voti, come stiamo vedendo, la realtà si è rivelata ben diversa.

Il M5S aveva promesso il referendum consultivo sull’Euro: pochi giorni fa Di Maio ha detto che si sarebbe “tatuato” che l’Italia non sarebbe uscita dalla moneta unica e dall’Ue.
Il M5S aveva promesso l’abrogazione della legge Lorenzin, che è ancora viva e vegeta dopo un anno di governo “del cambiamento”. Anzi, la Grillo ha persino inviato i Nas nelle scuole per controllare che nessun bimbo sfugga al nazismo vaccinale e ci sono state vergognose espulsioni per gli inadempienti.
Il M5S aveva promesso la bocciatura del Ceta: il trattato non è stato portato in Parlamento per la ratifica (o il suo contrario) ed è quindi pienamente valido. Non solo: adesso si sta anche resuscitando il Ttip.
Il M5S aveva promesso l’abrogazione del pareggio di bilancio e del Fiscal Compact: niente si muove in tal senso, anzi si sta procedendo piuttosto al taglio dei parlamentari, che ricorda molto da vicino la riforma di Renzi bocciata nel 2016.
Il M5S aveva promesso la lotta al traffico di immigrati (Di Maio aveva chiamato le Ong “taxi del mare”), mentre adesso l’impressione è che Conte, Toninelli e la Trenta anche su questo fronte si stiano avvicinando al Pd e alla politica dei “porti aperti”, in aperto contrasto con Salvini.
Il M5S aveva dichiarato formalmente guerra ai “poteri forti”, e poi Di Maio si è seduto a pranzo con i membri della Commissione Trilaterale italiana mentre il suo partito ha provato (senza riuscirci) ad entrare nel gruppo più neoliberista del Parlamento europeo, l’Alde.
Se questo non bastasse, aggiungiamo anche le vergognose politiche pro-Lgbt della Appendino e della Raggi, che hanno trascritto le “famiglie” omosex con bimbi nati all’estero tramite la maternità surrogata (utero in affitto) sebbene per la legge Italiana questa pratica sia illegale.
E poi tutto un diluvio di promesse tradite anche sull’Ilva, sul Tap e vedremo come andrà a finire sul Tav.
Insomma: il M5S è partito come incendiario antisistema e poi, appena ottenuto un grammo di potere, si è tramutato nel più fedele servo dei poteri forti e nel continuatore delle politiche del Pd. Al punto che attualmente i 5 Stelle impiegano più energie a guerreggiare col loro alleato di governo che con le opposizioni. Scandalosa in tal senso la volontà di dimissionare unilateralmente l’indagato Siri (noto antieuropeista), lasciando al loro posto gli altrettanto indagati Raggi, Appendino, Nogarin, Conte, Di Maio e Toninelli.

I segni definitivi di una volontà di inciuciare con Zingaretti e compagni si sono visti anche nel recente elogio di Di Maio a Mattarella, quando il vicepremier ha definito “il suo più grande errore” la richiesta di impeachment nei confronti del PdR: viste le continue ingerenze di Mattarella sul governo, la continua condanna dei sovranismi e il continuo servilismo nei confronti dell’Ue franco-tedesca, la messa in stato d’accusa era il minimo che Di Maio dovesse fare, ed è stato grave errore di Salvini quello di non spalleggiarlo quando c’è stata l’occasione. A questo è seguito uno stucchevole elogio di Bergoglio, un papa che si esprime come un esponente di Leu o come un membro dell’Open Society di Soros (accogliere migranti senza limiti, aprire i porti, Rom bravi e belli a prescindere, mai una parola per gli italiani in difficoltà ecc.).

Adesso che il M5S sembra virare sempre più sulle posizioni dei Dem, il rischio di una rottura del governo e di un nuovo esecutivo M5S-Pd benedetto da Mattarella è sempre più forte, e questo sarebbe un disastro per il Paese, tenendo contro che il 37% degli italiani nel marzo 2018 ha votato per il centrodestra, e che quindi solo questo è realmente titolato a governare.
Sarebbe l’ennesimo golpe in stile 2011, e l’ennesimo insulto alla democrazia in questa gabbia indecente chiamata Unione Europea.

 

 

P.s. Per chi volesse approfondire l’argomento, consiglio vivamente questo articolo di Federico Dezzani. 

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Se non ora, quando?

(Articolo pubblicato il 4 dicembre 2018 sul sito Oltre le Barricate)

In Francia sta accadendo da settimane una nuova rivoluzione, con i gilet gialli che portano avanti una serie di rivendicazioni che si possono definire pienamente socialiste, o “populiste” come direbbe la neolingua globalista.
Secondo l’economista Jacques Sapir, molte di queste sono incompatibili con la permanenza della Francia nell’Euro.
I francesi hanno commesso il grave errore, lo scorso anno, di scegliere il candidato peggiore all’Eliseo, scartando le alternative Le Pen e Melenchon, e adesso stanno cercando di recuperare terreno. Ci riusciranno? Difficile a dirsi.
Sicuramente apprezziamo lo spirito con cui l’intera nazione si sta ribellando alle politiche globaliste e neoliberiste del pupazzo dei Rothschild e di Attali.

Noi che il nostro Macron l’abbiamo già avuto, nelle forme di Monti prima e di Renzi poi, abbiamo dato la maggioranza a due schieramenti dichiaratamente ostili all’Ue, all’obbligo vaccinale e all’immigrazione incontrollata.
Almeno stando alle dichiarazioni pre elettorali. Perché subito dopo il M5S si è improvvisamente rivelato pro Ue, pro Euro, pro Nato, pro obbligo vaccinale e pro immigrazione di massa. Se su quest’ultimo punto non è passata la linea Fico è solo perché la Lega fa dello stop all’immigrazione clandestina il punto cardine del proprio programma, e quindi non realizzarlo significherebbe la rottura dell’accordo di governo.
Ma l’ambiguità del M5S sull’argomento si palesa ogni giorno, come su tutti gli altri temi.
E il rischio di un inciucio futuro con il Pd, magari dopo il cambio di segretario, è sempre dietro l’angolo.

Adesso che lo scontro con l’Ue sulla manovra di bilancio entra nel vivo, l’esecutivo gialloverde sembra sempre più conciliante ogni giorno che passa, al punto che Monti già gongola intravedendo un “momento Tsipras”.
Non è per questo che questa maggioranza è stata votata.
Gli italiani vogliono i minibot, il recupero della sovranità monetaria, la fine della sudditanza da Bruxelles, lo sforamento dei ridicoli parametri di Maastricht e spesa pubblica a volontà per far ripartire l’economia e garantire nuovamente il benessere.
Se necessario, uscendo sia dall’Euro che dall’Ue.
Inoltre gli italiani vogliono lo stop all’immigrazione di massa, più sicurezza, e la fine del vergognoso obbligo vaccinale imposto dalla Lorenzin.

Se il M5S, come sembra, non vuole realizzare nulla di tutto questo, è bene che scompaia al più presto dalle scelte di voto degli italiani, lasciando il posto ad una maggioranza composta da Lega, Fratelli d’Italia e Casapound.
Per mettere su un governo che, senza ambiguità, metta al primo posto l’interesse nazionale fermando l’immigrazione in modo netto, garantendo la sicurezza, rompendo con l’Ue su tutto ciò che va contro il nostro interesse (fino alla doppia Italexit e alla nazionalizzazione della Banca d’Italia con pieno recupero della sovranità monetaria) e garantendo la libera scelta in ambito vaccinale, come da proposta della Lega prima che il ministro Grillo seguisse pedissequamente le orme della Lorenzin.

Il tempo degli inganni è finito: gli italiani vogliono un esecutivo e una maggioranza dichiaratamente SOVRANISTI, e non c’è Mattarella, Commissione Europea o Bce che tengano. Torniamo padroni a casa nostra.

Generali, ministri, dirigenti dei servizi segreti lo stanno ribadendo in tutti i modi: con questa immigrazione il Paese transalpino non regge. Ed entro 5 anni potrebbe essere troppo tardi

(Articolo pubblicato su Il Giornale.it il 7 novembre 2018)

L’ultimo a sollevare il problema è stato Philippe de Villiers, politico francese, segretario di Stato nel secondo governo Chirac, membro dell’Assemblea Nazionale e poi del Parlamento europeo.

De Villiers, intervistato nella trasmissione “Les Terriens du Samedi” di sabato 3 novembre, ha rivelato delle confidenze-bomba fatte da suo fratello, il generale Pierre de Villiers, capo di stato maggiore dell’esercito transalpino dal 2014 al 2017, a Emmanuel Macron in persona.
Il generale Pierre de Villiers avrebbe detto a Macron che “Se le periferie daranno luogo a ulteriori e ancora più violente rivolte, non avremo modo di fronteggiarle: ci mancano i mezzi, ci mancano gli uomini. E’ questa la realtà della situazione politica francese”.

Il problema immigrazione, unito a quello della sicurezza, suscita allarmi sempre più diffusi in terra francese. E a mostrare sempre maggiore preoccupazione non è solo qualche “pericoloso populista” magari ispirato dalla Le Pen, ma gli stessi uomini al servizio del governo. Quali, ad esempio, l’ex ministro dell’Interno Gerard Collomb.

Collomb, poco prima di lasciare l’incarico lo scorso ottobre, ha rilasciato un’intervista al settimanale Valeurs Actuelles che lascia ben poco spazio a interpretazioni riguardo le sue opinioni sullo stato dell’immigrazione in Francia. “Assolutamente no” ha risposto lapidariamente all’intervistatore che gli chiedeva se il Paese avesse ancora bisogno di immigrati. “E’ molto inquietante – ha detto Collomb riguardo lo stato della sicurezza nel Paese -. Quello che leggo ogni mattina nei rapporti di polizia riflette una situazione piuttosto pessimistica. Le relazioni tra le persone sono molto difficili, le persone non vogliono vivere insieme”.

Alla domanda sulla responsabilità dell’immigrazione in questo fenomeno, Collomb ha risposto: “E’ enorme. Alcune comunità in Francia si scontrano sempre più, e in modo sempre più violento”. L’ex ministro dell’Interno ha anche dichiarato di temere possibili secessioni. Interrogato, infine, su quanto tempo resti alla Francia per rimediare, Collomb ha fatto previsioni foschissime: “Direi che da qui a 5 anni la situazione potrebbe diventare irreversibile. Sì, abbiamo 5 anni per evitare il peggio”.

A tenere compagnia a de Villier e Collomb c’è poi Patrick Calvar, ex capo del Dgsi – i servizi segreti francesi – che già nel 2016 riteneva che le tensioni sociali stessero raggiungendo la soglia massima di tolleranza, tanto da temere uno scontro tra la destra radicale e il mondo musulmano. “Siamo sull’orlo di una guerra civile – disse all’epoca Calvar -. Ancora un paio di attentati e questa avrà luogo”.

Le polemiche sulla sicurezza sono tornate di stretta attualità in Francia dopo la notte di Halloween, quando nelle periferie di Parigi e di numerose altre città (tra cui Lione, Rennes, Nantes, Tolosa e Marsiglia) sono scoppiate violenze e disordini in seguito all’invito, lanciato da un adolescente magrebino su Snapchat, ad insorgere contro la polizia ed “epurare” la città di Grenoble, invito poi divenuto virale e rilanciato in tutto il Paese.
Risultato: decine di auto bruciate, furti, saccheggi, cassonetti rovesciati o dati alle fiamme, aggressioni agli uomini in divisa e oltre 100 arresti.
In attesa del prossimo round. E sperando che non sia la resa dei conti definitiva.

(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 25 agosto 2018)

Con la squallida vicenda della nave Diciotti e del suo (ennesimo) carico di immigrati clandestini, si è accertata una volta per tutte l’inconsistenza di qualsiasi utopica Unione Europea “dei popoli”, “della pace” o “della solidarietà”.
Non è bastato il massacro sociale fatto in Grecia a colpi di austerità, privatizzazioni, strozzinaggio, disoccupazione e precariato di massa.
Non sono bastati i tanti referendum – bellamente ignorati – con i quali i popoli hanno detto più volte No al progetto di una maggiore unificazione europea (Francia e Olanda su Costituzione Europea, Irlanda su Trattato di Lisbona, Grecia sui piani di “salvataggio” della Troika, e Brexit, su cui si vorrebbe addirittura far rivotare gli inglesi).

Adesso a certificare la natura dittatoriale e anti-solidale dell’Ue è arrivata la questione migranti, con l’Italia lasciata sola a gestire l’ennesimo carico di disgraziati dal Continente Nero, mentre il resto d’Europa blinda i confini.
Sulla Diciotti, ricordiamolo, c’è un concorso di colpe. C’è Malta che ha impedito che un barcone di immigrati soccorso nella loro zona di ricerca SAR sbarcasse da loro, dirottandoli nelle acque territoriali italiane.
Ci sono i vertici di Diciotti e Guardia Costiera, nominati dal Pd, che sembrano impegnati con zelo a favorire il traffico di migranti, invece di obbedire alla linea dura del nuovo governo.
C’è la sinistra e i suoi galoppini che stanno cercando, assieme a qualche Pm siciliano compiacente (iscritto a Magistratura Democratica), di forzare la mano al governo, costringendolo a chinare il capo e far entrare l’ennesimo carico di carne umana.
E poi c’è l’Ue che, invece di contribuire alla risoluzione del problema redistribuendo i 177 tra diversi Paesi europei, sta lasciando l’Italia a gestire in solitudine la questione. E non è la prima volta, dato che anche nel caso dei 500 sbarcati a Pozzallo, solo la Francia ne ha effettivamente presi in carico 45, mentre gli altri Paesi che avevano promesso di farlo (Germania, Spagna, Portogallo, Irlanda, Malta) hanno clamorosamente tradito le loro stesse dichiarazioni.

Di fronte a questo ennesimo fallimento della conclamata “solidarietà europea”, e di fronte alle pesanti imposizioni in materia economica che ci arrivano dall’Ue (pareggio di bilancio, legge Fornero, divieto di aiuti di Stato per rilanciare l’economia, religione del neoliberismo) non resta che prendere l’unica decisione sensata per l’Italia: chiudere i confini facendo entrare solo chi vogliamo (inasprendo le pene per chi, nelle istituzioni, remi contro il governo), stampare i minibot come da programma condiviso, e preparare l’Italexit, sia dal’Euro che dall’Ue.
L’Ue non ci dà nulla tranne che imposizioni sempre più intollerabili, e prende da noi più soldi di quanti ce ne restituisce. E’ tempo di farla deflagrare assieme a quella moneta per soli banchieri che è l’Euro.
Noi non siamo la Grecia e non vogliamo diventarlo.

(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 10 giugno 2018)

Il nostro sito ha caldeggiato sin dal principio un’alleanza populista includente M5S-Lega-Fratelli d’Italia e altri partiti sovranisti.
Ora che quella alleanza si è – almeno in parte – concretizzata in una coalizione di governo (e auspichiamo l’ingresso della Meloni per aumentare il coefficiente di “patriottismo” dell’esecutivo), non resta che vedere cosa sarà effettivamente fatto dai nuovi ministri.
Non nascondiamo la simpatia per numerose delle figure di governo, e auspichiamo che realizzino realmente il Cambiamento che hanno promesso, a parole e in quanto scritto nel contratto tra Lega e M5S. In particolare:

  • Al ministro dell’Interno e vicepremier Salvini chiediamo di avere la linea più dura possibile verso l’immigrazione di massa, verso le Ong che trafficano carne umana nel Mediterraneo con la scusa dell’umanitarismo, e di garantire la sicurezza nel Paese, divenuto un colabrodo dopo anni di malgoverno piddino. Siamo sicuri che farà del suo meglio.
  • Al ministro dell’Economia Tria chiediamo non di fare dichiarazioni roboanti, che potrebbero creare turbolenze nei “mercati”, ma NEI FATTI disapplicare quei trattati che ci hanno portato con l’acqua alla gola, quali Fiscal Compact, gli stessi parametri di Maastricht, il pareggio di bilancio in Cost., la religione dell’austerità.
    Chiediamo quindi che si proceda al più presto con la realizzazione dei minibot di Borghi, con l’approntamento del famoso Piano B per l’uscita dall’Euro teorizzato tra gli altri da Paolo Savona, e con la spesa a deficit necessaria per rilanciare l’economia del Paese, in totale spregio di irrazionali vincoli internazionali che hanno fatto il loro tempo. L’interesse economico della Nazione deve venire prima di tutto.
  • Al ministro del Lavoro e vicepremier Di Maio chiediamo di abrogare il Jobs Act, ripristinare l’art. 18 e le tutele minime nei confronti di tutti i lavoratori, garantire il reddito di cittadinanza (o un adeguato sussidio di disoccupazione) a coloro che sono privi del lavoro NON PER LORO VOLONTA’, come previsto dalla Costituzione, e coniugare occupazione e sicurezza sul lavoro ovunque ciò sia necessario. Chiediamo anche che lo Sviluppo Economico della Nazione si svolga nel modo più ecosostenibile possibile, favorendo l’utilizzo di fonti rinnovabili e riducendo al minimo l’utilizzo di materiali inquinanti, come ad esempio le plastiche monouso degli imballaggi, che andrebbero proibite per legge e sostituite con materiali biodegradabili.
  • Alla ministra della Salute Grillo chiediamo l’immediata abrogazione della Legge Lorenzin sui vaccini e la garanzia della libertà di scelta. Si potrebbe altrimenti tornare alla normativa previgente, con l’obbligatorietà solo per un numero limitato e realmente necessario di vaccini. Di certo devono finire sia le discriminazioni pecuniarie che quelle sociali e scolastiche per le famiglie dubbiose nei confronti dei vaccini. Anche i medici scettici sull’efficacia delle vaccinazioni a tappeto radiati dall’Albo devono essere immediatamente reintegrati e deve tornare ad essere consentito il dibattito su questi argomenti.
  • Ai ministri della Difesa, degli Affari europei e degli Esteri chiediamo di agire solo e soltanto nell’interesse nazionale, rifiutando tutti quegli accordi militari, politici ed economici che confliggerebbero con la nostra sovranità e i nostri interessi.
    Quindi no agli Stati Uniti d’Europa (mai accettati o visti con favore dal popolo italiano) e a una maggiore integrazione comunitaria, no a spericolate missioni Nato, no a un rapporto conflittuale con la Russia (bene in questo senso i primi passi del nuovo governo), no a trattati internazionali di libero scambio che penalizzerebbero la nostra economia, i nostri standard qualitativi e il Made in Italy (Ttip, Ceta e simili). Si a mettere l’interesse italiano e la nostra Costituzione prima di qualsiasi trattato internazionale, coma già enunciato nel contratto di governo.
  • Al ministro della Famiglia Fontana chiediamo di vigilare che il concetto di famiglia resti quello tradizionale: no a uteri in affitto, no ad adozioni gay, rendere ILLEGALI le cd famiglie “arcobaleno” come quella di Nichi Vendola, realizzate andando in Paesi più “compiacenti” (o cerebrolesi) da questo punto di vista.
    Si alle sole unioni civili, fin quando le si considera una specie di “contratto” tra le parti per regolare alcuni rapporti in tema di gestione dei beni comuni e di successione, e non certo come qualcosa di assimilabile a un “matrimonio”, che deve restare quello tra uomo e donna.
  • Al ministro delle Infrastrutture Toninelli chiediamo di bloccare quelle grandi opere inutili che non servono all’Italia e che sono viste come fumo negli occhi dalle comunità locali. Alludiamo in particolare alla Tav e al Tap.

A tutti gli altri ministri chiediamo di avere buon senso e riportare la NORMALITA’ e il benessere in questo Paese, devastato da anni di malgoverno piddino. Per finire al presidente del Consiglio Conte, auguriamo di essere il giusto interprete delle istanze dei due partiti che compongono la maggioranza di governo, con un occhio attento a far prevalere quelle che più incontrano il favore degli italiani. Mettere insieme la sensibilità leghista e quella grillina su certi temi non sempre deve essere semplice.

(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 5 marzo 2018)

Ennesimo bagno di sangue nel Pd e vittoria di 5 Stelle e Salvini. Questo l’esito delle elezioni del 4 marzo.
Gli italiani hanno parlato forte e chiaro: no ai partiti di centrosinistra, europeisti e pro-immigrazione, si alle forze euroscettiche (o percepite come tali), anti-establishment e anti-immigrazione.
5 Stelle, Lega e Fratelli d’Italia, pur non avendo la maggioranza nelle rispettive coalizioni, insieme valgono quasi il 55% dei voti. Un trionfo del “populismo”.
Ora, come ribadito più volte in articoli precedenti, è necessario che queste forze si uniscano per dare all’Italia il governo più euroscettico e sovranista possibile, unica via per fare realmente l’interesse degli italiani.
Berlusconi e Renzi, delegittimati dal voto dopo i loro inciuci passati, devono restare fuori dal governo. Un governo del M5S col Pd, anche derenzizzato, è una sciagura da evitare in ogni modo.
Quindi non ci sono molte scelte: 5 Stelle e Salvini devono trovare un accordo (che potrebbe includere anche FdI) per governare assieme ed esprimere un esecutivo duro verso Euro e Unione Europea fino alla rottura, rigidissimo sul tema immigrazione, e pronto a ridare all’Italia tutte le sovranità perdute, in contrasto con ogni imposizione esterna contraria all’interesse nazionale.
Questa coalizione dovrà far ripartire l’economia affrontando il tema del lavoro e della sovranità monetaria, cancellare il pareggio di bilancio dalla Costituzione e risolvere i tanti guai creati dal Pd, tra cui la sciagurata legge Lorenzin (da abrogare senza se e senza ma).
Ogni altra alchimia di governo è da considerarsi un golpe e alto tradimento verso il popolo italiano.

(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 4 febbraio 2018)

Tra un mese si vota, finalmente.
Dopo un supplizio durato 5 anni a base di piddismo-boldrinismo e larghe intese, c’è ora la possibilità di cambiare qualcosa. Non tutto, forse, ma qualcosa.
Facciamola breve: alle prossime elezioni bisogna votare Lega. E spiego subito perché.

Innanzitutto perché il vero nemico dell’Italia si chiama Unione Europea, con le sue regole assurde e il grimaldello infernale chiamato Euro che ci stanno riducendo inesorabilmente a un Paese del Terzo Mondo. Per cui bisogna rafforzare i partiti più ostili verso l’Ue e la moneta unica (oltre che verso il Fiscal compact e il pareggio di bilancio), che allo stato attuale sono Lega, Fratelli d’Italia (che però sembra molto tiepida su temi come il pareggio di bilancio) e Casapound.
La differenza è che la Lega, se adeguatamente sostenuta, potrebbe essere la forza trainante del centrodestra, al posto della europeista Forza Italia (già pronta alle larghe intese col Pd), mentre gli altri due partiti, pur potendo entrare in Parlamento, non avranno un numero di uomini talmente alto da risultare determinanti.
Per cui è sulla Lega che bisogna puntare a questo giro, anche grazie alla presenza di pezzi da novanta del sovranismo quali Borghi, Bagnai, Zanni e Siri.

Il secondo motivo è legato chiaramente alle sconsiderate politiche migratorie appoggiate dai nipotini di Soros del Pd, Leu e Più Europa: per evitare di diventare una provincia africana sia economicamente che etnicamente, occorre chiudere ermeticamente i confini e rispedire al mittente un cospicuo numero di illegali e delinquenti, curandosi che non ritornino. Per i musulmani servirebbe addirittura un numero chiuso, per evitare che comincino ad avanzare pretese con la “politica del ventre” (sfornando cinque figli a testa e chiedendo che le norme italiane si adeguino progressivamente ai loro capricci medievali).
Anche per questo motivi i partiti di destra-destra vanno assolutamente sostenuti mentre bisogna lasciare a becco asciutto Boldrine, Bonine e pidioti vari.

Poi occorreranno politiche per il lavoro e la natalità, ma questo passa evidentemente dal recupero della sovranità monetaria e dall’abbandono di qualsiasi imposizione legata ai disastrosi trattati europei. Inoltre occorrerà abolire la sciagurata legge Lorenzin, che ha reso i bambini italiani delle cavie per le folli sperimentazioni di Obama e della case farmaceutiche. Sapremo in futuro come è stata ricompensata la pazza per i suoi servigi: magari un incarico importante in qualche azienda privata? Non ci stupirebbe.

In definitiva, l’obiettivo per queste elezioni è formare il Parlamento, e possibilmente il governo, più sovranista, euroscettico e anti-immigrazione possibile, sperando che l’entità della vittoria del centrodestra sia tale (40% circa) da scongiurare nuove larghe intese.
Tutti gli indecisi sono chiamati a dare il loro contributo.

P.s. Non si pensi neanche per un secondo che la soluzione sia il M5S.
Dopo il tentato ingresso nell’Alde, il pranzo con la Trilaterale, i mille viaggi a Washington e Londra di Di Maio, e le sue rassicurazioni sul non voler uscire dall’Euro, il M5S è un partito pro-establishment come tanti altri.

(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” l’8 gennaio 2018)

In che modo l’immigrazione di massa si lega ai piani dell’oligarchia globalista?
Sembrano fenomeni distanti, invece sono più collegati di quanto si creda.

1) L’immigrazione di massa è funzionale al sistema Euro, un sistema nel quale gli shock economici, non potendo svalutare la moneta, si scaricano sul costo del lavoro.
E come si svaluta meglio il lavoro, se non importando masse di disgraziati dal Terzo Mondo che lavorino come schiavi al posto dei “choosy bamboccioni” italiani (che nel frattempo fuggono a Londra o Berlino)? Con questo procedimento si aumentano anche i profitti dei “padroni”, mentre i diritti dei lavoratori vengono fatti a pezzi.

2) I super-ricchi globalisti hanno da tempo decretato la fine del welfare state e del ceto medio, soggetto che da sempre porta avanti le rivoluzioni in forme più o meno massoniche.
Per cui stanno congegnando una società mondiale composta di pochi neofaraoni e di sterminate plebi a malapena in grado di sopravvivere. In mezzo solo qualche burocrate e colletto bianco necessario, tanto più ricco quanto più funzionale all’oligarchia.
L’immigrazione, con la crisi e le regole Ue, serve a favorire questo processo di immiserimento delle masse e distruzione del ceto medio, spingendo la concorrenza al ribasso.

3) L’elite globalista odia le identità culturali specifiche nazionali e locali, che cerca di distruggere e omologare nel grande calderone del mercato globale. Per questo odia e cerca di rovesciare ogni governo nazionalista e identitario, che cerchi di fare solo gli interessi del popolo che lo ha democraticamente eletto. L’immigrazione sregolata serve anche a questo: far perdere ad un popolo i suoi caratteri culturali e tradizionali specifici, per sostituirlo con un minestrone multiculturale, più docile e malleabile.
Nel caso dell’Europa, questo serve anche per far ingoiare agli europei un Superstato europeo (gli Stati Uniti d’Europa, analogo degli Usa) e successivamente un superstato mondiale.
Il credo economico di questi superstati è ovviamente il libero mercato, il neoliberismo, mentre ogni Stato sovrano può legittimamente decidere di riprendersi le sue sovranità e imporre politiche protezioniste, a discapito degli interessi delle grandi multinazionali.

4) La totale e libera circolazione di merci, servizi, capitali e persone (lavoratori/schiavi) è uno dei cardini del neoliberismo e dell’Unione Europea, ed è uno dei principali fattori di concentrazione della ricchezza in poche mani e distruzione della classe media.
I bravi fessi No borders e Più Europa, stile Bonino e centri sociali, stanno lavorando per l’agenda dei super-ricchi del pianeta e non, come forse credono, per aiutare i poveracci.
Se volessero veramente aiutare i poveracci, dovrebbero andare in Africa, continente ricchissimo, e aiutare quei popoli a nazionalizzare le proprie risorse, eleggendo governi – guarda un po’ – nazionalisti e sovranisti.

5) Per avere la conferma che l’immigrazione di massa in Italia e Europa è voluta e scatenata dal potere finanziario, oligarchico e globalista, si prenda – oltre all’arcinoto George Soros – questo fantastico personaggio.
Peter Sutherland, collegato a Goldman Sachs, Trilaterale, Bilderberg, Onu, Unione Europea, sionisti e Vaticano, uno che dopo il referendum sulla Brexit ha twittato: “Questo risultato va ribaltato, in un modo o nell’altro“, bene, questo individuo ha detto:
“Il problema sono le popolazioni che ancora coltivano un senso della loro omogeneità e differenza dagli altri. Ed è precisamente questo che l’Unione Europea, a mio parere, deve fare di tutto per erodere”. E ancora: “L’Unione Europea deve fare del suo meglio per minare l’omogeneità dei suoi stati membri”.
Capito? Per far funzionare Euro e Unione Europea, bisogna distruggere le identità nazionali.
A questo serve la retorica “No borders”, dell’accoglienza illimitata, e il lavoro incessante delle Ong che, come si può leggere in questo articolo, lavorano per le stesse elite sovranazionali.

(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 24 dicembre 2017)

Nel post precedente si accennava al fatto che la politica “No alleanze” del M5S avrebbe portato a un nuovo governo di larghe intese. Ora la situazione si è evoluta, ma in peggio.
Mentre il M5S continua a scartare quell’alleanza che gli permetterebbe di governare e opporsi REALMENTE all’Eurodittatura (quella con Lega e Fratelli d’Italia, costringendo di fatto i due partiti a correre con Forza Italia per vincere), adesso da Di Maio arriva un’apertura netta a un accordo post-voto con un Pd derenzizzato e con Liberi e Uguali, il partito di Boldrini e Grasso.
In pratica, un accordo che sostituirebbe al governo renziano un nuovo governo di centrosinistra, del tutto identico negli intenti a quello in carica: l’Europa ovviamente non sarebbe messa in discussione, così come le politiche di accoglienza indiscriminata.
Basti vedere come Di Maio si sia affrettato negli ultimi tempi a dichiarare che uscire dall’Euro “non è l’obiettivo del M5S“. Si faceva per scherzare, insomma.
Il potere mondialista farebbe, tramite questa nuova coalizione, ciò che ha fatto negli ultimi anni con Renzi e compagni.

La prospettiva è più concreta di quanto si possa pensare: se il centrodestra unito non dovesse arrivare ad avere la maggioranza dei seggi in Parlamento (al momento è al 36%, ma deve arrivare al 40 per essere al sicuro), e se non dovessero arrivare stampelle da sinistra verso un governo a trazione FI-Lega, il mandato potrebbe essere assegnato da Mattarella alla coalizione su citata. Un nuovo e più sofisticato colpo di Stato ai danni della destra – più o meno – nazionalista e del popolo italiano, dopo quello del 2011.

Per scongiurare questa prospettiva occorre votare in massa per la coalizione di centrodestra, chiedendo ai suoi leader di insistere su questi punti:

  • Uscire dall’Euro e, se le regole non cambiano in fretta, anche dall’Unione Europea, disapplicando tutti i suoi trattati. Su questo, la ricetta Borghi sembra meritevole di essere appoggiata;
  • Abrogare il pareggio di bilancio dalla Costituzione;
  • Fermare nel modo più deciso l’immigrazione incontrollata, in particolare quella islamica;
  • Abrogare la legge Lorenzin sui vaccini, ripristinando la normativa pre-De Lorenzo;
  • Istituire politiche di piena occupazione o sussidi per disoccupati e precari involontari, come del resto previsto dalla Costituzione, attraverso spesa pubblica con moneta di PROPRIETA’ STATALE. Questo incentiverà anche la natalità degli italiani, altro che importare disgraziati dall’Africa.

Pretendete dalla coalizione di centrodestra che porti avanti questo programma.
Votate M5S solo se garantisce un’alleanza / accordo post voto con la Lega in funzione anti-Euro e anti-immigrazione.
Ma poiché questo nel 95% dei casi non accadrà, votate a destra e sperate che Salvini e co. abbiano la maggioranza dei seggi in Parlamento. Lui e Berlusconi restano, con tutti i limiti del caso, i personaggi più indigesti all’oligarchia globalista tra quelli che ce la possono fare.

(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 1 ottobre 2017)

Ci siamo già occupati su questo sito della questione immigrazione in occasione dello scandalo Ong e delle rivelazioni del Pm Zuccaro. E’ il caso di ritornarci adesso a tutto tondo per l’emergere di tanti altri elementi di riflessione e preoccupazione.
Se infatti la neopropaganda sorosiana vorrebbe tacciare di razzismo e fascismo chiunque sollevi il minimo dubbio sulla bontà di un’immigrazione senza limiti, a maggior ragione questo deve essere un motivo perché gli intellettuali liberi (quelli rimasti) prendano il toro per le corna e affrontino il problema al riparo dai soliti pregiudizi ideologici.

Tanto per iniziare, il concetto di una libertà di circolazione assoluta delle persone, senza nessun confine o controllo agli ingressi, è il sogno non solo della Open Society di George Soros, ma anche di ogni neoliberista fanatico, che così si può prendere la forza- lavoro più a buon mercato in assoluto, eludendo qualsiasi diritto del lavoro conquistato magari, come da noi, con secoli di lotte. E’ il trionfo del supercapitalismo, e i sindacalisti che non capiscono ciò ma difendono l’illimitato ingresso dei migranti stanno tradendo i loro stessi compatrioti. Questa assoluta libertà di circolazione della forza-lavoro, del resto, si lega alla pretesa assoluta libertà di circolazione delle merci, dei servizi e dei capitali, altri cardini del neoliberismo e del supercapitalismo che stanno facendo a pezzi le classi medie. Per questo, chiunque si opponga al neoliberismo e al supercapitalismo DEVE NECESSARIAMENTE anche opporsi ad una illimitata mobilità degli individui-forza lavoro, e chiedere maggiore protezione per le genti autoctone e per le loro attività economiche. E questo è il primo punto.

Poi ci sono le questioni legate alla sicurezza. Le statistiche ci dicono (se non bastassero il semplice buon senso e la lettura delle cronache quotidiane) che gli immigrati delinquono di più degli autoctoni. Il motivo è chiaro: sono meno integrati, in condizione di maggiore disagio e indigenza, provengono da zone del mondo maggiormente violente, dove i diritti umani sono meno tutelati che in Occidente (soprattutto quelli della donna). Questo mix letale, assieme alla percezione di un sistema legale più permissivo, spinge molti di loro a delinquere, contribuendo a creare un senso di insicurezza nelle popolazioni autoctone che cresce al loro aumentare di numero.
Questo è tanto più preoccupante quando ci riferisce all’immigrazione islamica, legata ai fenomeni di radicalizzazione terroristica e ad una cultura tendenzialmente poco incline ad integrarsi, quanto piuttosto a “integrare” e a conquistare, secondo i dettami più fanatici del Corano. E’ chiaro che la presenza islamica è una minaccia anche solo da un punto di vista demografico, dal momento che per molti islamici la semplice espansione demografica sarà lo strumento attraverso cui la loro cultura conquisterà l’Europa. E’ il caso di ricordare l’invito lanciato da Erdogan ai turchi europei a “fare 5 figli a testa“, e vale la pena notare che, mentre gli europei fanno sempre meno figli, gli immigrati islamici tendono ad essere decisamente più prolifici.
Per questi motivi, assistere alla crescente presenza islamica sul territorio europeo significa condannarsi ad un futuro in cui i partiti di estrazione musulmana imporranno leggi a loro favore per via PERFETTAMENTE LEGALE, e questo senza considerare la crescente minaccia del terrorismo jihadista.
Di fronte a questa prospettiva, occorre una restrizione agli ingressi dei musulmani in Europa e alla concessione loro della cittadinanza, altro che Ius Soli.

Proseguendo nell’elenco, ci sono le questioni legate alla salute pubblica.
Gli immigrati portano malattie: non è una sparata di Salvini, ma quanto si evince dai documenti dell’Agenzia Italiana del Farmaco e del Ministero della Salute, che così motivano la decisione di aumentare a 10 i vaccini obbligatori. E lo si evince anche dalle statistiche tedesche, che descrivono un ritorno di malattie considerate debellate dal 2015, anno dell’apertura della Merkel ai “profughi”.
Ci hanno pensato poi i recenti casi di malaria in Trentino e Chikungunya nel Lazio a rendere più chiaro questo collegamento: nel primo caso la malattia era stata contratta da immigrati rientrati nei Paesi di origine e diffusa poi sul territorio italiano; nel secondo si tratta di una malattia non diffusa in Europa, quanto in zone tropicali e subtropicali, quindi è altamente improbabile che si sia trattato di un focolaio “autoctono”.

Del grande affare dell’accoglienza, poi, che vede coinvolte coop rosse, Chiesa, mafie, Ong e trafficanti africani, abbiamo già parlato in un articolo precedente, nel quale abbiamo anche sottolineato come l’immigrazione illimitata favorisca la creazione degli Stati Uniti d’Europa, un replicante degli Stati Uniti d’America, attraverso la distruzione, desovranizzazione e spersonalizzazione degli Stati nazionali.

In definitiva, da una immigrazione priva di regole e controlli hanno tutti da perdere, tranne l’oligarchia mondialista dei super-ricchi, coloro che si ingrassano con il traffico di esseri umani e con i soldi pubblici destinati al mantenimento dei migranti, e politici privi di decenza come quelli del Pd che, ormai odiato dagli italiani, spera di raccattare qualche voto estendendo la cittadinanza agli africani. Sarebbe auspicabile che tutti questi soggetti – oligarchi elitari, politicanti di sinistra, chiesaroli da quattro soldi e attivisti da centro sociale fuori dal mondo – si trasferissero in Africa in prima persona per soddisfare il proprio “grande senso umanitario”, lasciando l’Italia agli italiani che la amano, che ne rispettano storia, cultura e tradizioni e che vogliono il meglio per i propri connazionali in primis.