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Voto arma(Articolo pubblicato sul sito Oltre le Barricate il 3 giugno 2016)

Queste elezioni amministrative sono una grande occasione. Dopo il referendum sulle trivelle e prima di quello costituzionale, gli italiani hanno l’opportunità di far sentire forte e chiaro cosa pensano del governo e del Pd. E non tramite sondaggi che lasciano il tempo che trovano, ma con lo strumento che più può far loro male: il voto.

Se il Pd subirà una debacle in tutte le città più importanti (e sono tante: Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna…) l’effetto che ne verrà fuori sarà quello di uno schiaffone a Renzi e ai suoi fascistelli col Mac, con una ricaduta immensamente salutare per la democrazia di questo Paese.

Dopo il Jobs Act (passato senza proteste, per l’immane vergogna di tutti coloro che avrebbero dovuto proteggere i diritti dei lavoratori), l’Italicum (che con il suo premio di maggioranza del 54% per la lista vincente apre la strada a una vera dittatura della maggioranza) e con lo spettro della riforma costituzionale made in JpMorgan, anche chi di solito non vota dovrebbe recarsi alle urne, per votare CONTRO questi distruttori di democrazia. Fosse pure per mettere una X sul partito delle casalinghe.

Servono motivazioni? Banca Etruria, Trivellopoli e il “quartierino” che controlla mezzo governo secondo le intercettazioni della Guidi, Napolitano che continua a dettare cosa fare agli italiani per conto dei grandi gruppi di potere, Calenda che difende a spada tratta il TTIP, i verdiniani e cosentiniani a supporto del Pd, lo sterminato numero di indagati, imputati e condannati nelle file “dem”, la presenza dei poteri fortissimi tra gli influencer del governo (come la Commissione Trilaterale, la superbanca JpMorgan, le multinazionali del petrolio), i legami dei genitori di Renzi e Boschi con piduisti bancarottieri come Flavio Carboni, la riprivatizzazione dell’acqua nonostante il referendum del 2011, lo spettro di una svolta autoritaria in Italia gradita alla finanza internazionale (mascherata col termine “governabilità”), il totale asservimento ai dogmi sacri del neoliberismo, dell’Euro e dei trattati Ue, l’immensa arroganza cafona di Renzi e dei suoi sodali, le uscite della Boschi sui “partigiani veri” e quelli finti, e sui votanti No al referendum equiparati a Casapound, l’aver usato una maggioranza dichiarata illegittima dalla Consulta per cambiare la Carta fondamentale, l’occupazione militare della Rai e degli altri media, con relative epurazioni, e si potrebbe andare avanti ancora a lungo.

Sono da considerare motivi sufficienti per votare contro questa gente? O serve che i piddini compiano stragi di primogeniti?

Gli italiani hanno un’ottima occasione per prendere a calci questa feccia in modo assolutamente democratico.
Ne facciano buon uso.

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david rockefeller(Articolo pubblicato il 14/4/2016 sul sito Oltre le Barricate)

Abbiamo già scritto che, di fronte agli immani scandali che stanno coinvolgendo il governo, delle normali persone di buon senso chiederebbero scusa e si dimetterebbero di corsa, ma non tutti evidentemente hanno una simile intelligenza. La Guidi lo ha fatto, gli altri abusivi che si spacciano per ministri e deputati (membri di un governo non scelto dagli italiani e di un Parlamento fondato su un premio di maggioranza dichiarato incostituzionale)  preferiscono continuare a trincerarsi dietro le balle di giornali e televisioni compiacenti, sperando che gli italiani si dimostrino troppo gonzi per capire e ribellarsi.

C’è un altro motivo che spiega la cocciutaggine nel mantenere un ruolo che (stando anche ai sondaggi) gli italiani non riconoscono più a Renzi e co.: l’essere eterodiretti. Quando un governo non risponde al popolo, ma a potenti interessi bancari e industriali, non c’è limite alla faccia tosta.

Tutti ormai sanno di Banca Etruria, di Mafia Capitale e di Trivellopoli. Pochi invece sanno delle connessioni dell’attuale governo con alcuni degli uomini più potenti della finanza globale. E in particolare, con David Rockefeller.

Cominciamo con la JpMorgan Chase, di cui si è detto nel post precedente. Renzi ha incontrato più volte Tony Blair, ora consulente della JpMorgan, prima e dopo essere diventato premier. La stessa JpMorgan che (dalla sua posizione di più importante banca d’affari al mondo, e corresponsabile della crisi dei subprime) ha redatto il famoso documento in cui chiedeva ai Paesi del sud (in primis l’Italia), di sbarazzarsi delle Costituzioni antifasciste. Detto fatto.
Dei rapporti tra JpMorgan e David Rockefeller è presto detto: il multimilionario è stato direttore ed è il principale azionista della superbanca d’affari.

Ma Rockefeller è anche noto come uno dei membri di spicco del Gruppo Bilderberg, nonché il fondatore della Commissione Trilaterale. Ora, non è quantomeno sospetto che della Commissione Trilaterale facciano parte anche gli ex premier Mario Monti ed Enrico Letta, e che ne abbia fatto parte Federica Guidi prima di diventare il ministro dello Sviluppo Economico? E chi ha partecipato all’ultima riunione della Commissione Trilaterale, che si è tenuta dal 15 al 17 aprile a Roma? Ma proprio quella Maria Elena Boschi che più di mezza Italia vuole dimissionata (o coperta di pomodori) dopo gli scandali Banca Etruria e Trivellopoli.

Commissione-TrilateraleC’è un altro elemento interessante nel rapporto tra gli ultimi esecutivi e Rockefeller. Secondo il libro del massone Gioele Magaldi, Rockefeller ed Henry Kissinger guiderebbero una superloggia chiamata “Three Eyes”, una delle più cattive, aristocratiche e neoliberiste in assoluto, di cui farebbe parte anche Giorgio Napolitano, proprio il presidente della Repubblica che ha nominato i premier Monti, Letta e Renzi.

E, sempre secondo Magaldi, la stessa “Three Eyes” sarebbe stata la responsabile della creazione della P2 in Italia e del potere di Gelli, per portare avanti una svolta autoritaria nel Belpaese (tuttora in corso).
E così il cerchio si chiude, anche in merito alle rivelazioni sulle presunte frequentazioni piduiste dei genitori di Renzi e Boschi (con personaggi come Flavio Carboni) e sui loro legami con gente come Verdini, imputato nell’affare P3.

Sembra insomma chiaro che gli sponsor di questo governo (come di quelli precedenti), non siano da ricercare nella sola provincia toscana, ma a un livello decisamente più alto (e pericoloso per la vera democrazia). Un motivo in più per pretenderne le dimissioni immediate e la sostituzione con un esecutivo legittimato dal popolo italiano.

Claudio Messora parla del meeting della Commissione Trilaterale a Roma

Tempo scaduto

renzi_trivelle

(Articolo pubblicato il 3/4/2016 sul sito web “Oltre le Barricate“)

Quando è tempo di andare a casa, certa gente dovrebbe avere l’intelligenza di rendersene conto (anche se capiamo che non è un dono da tutti).
Dopo l’ennesimo scandalo che ha colpito il Governo dei Non Eletti, coinvolgendo non solo l’ex ministro Guidi, ma anche il ministro Boschi e Matteo Renzi, quel tempo è arrivato.

Non bastava un Parlamento eletto con una legge dichiarata incostituzionale dalla Consulta, e sulla sentenza della quale ci sono forti dubbi che la Corte abbia oltrepassato i propri poteri permettendo alle Camere di continuare a legiferare (leggi l’articolo:Giuristi contro la legittimità del Parlamento: “La Consulta è andata oltre i propri poteri”);
non bastava un governo non eletto in regolari elezioni (il terzo dal 2011), con un capo del governo nominato da un presidente della Repubblica fortemente sospettato dicoinvolgimento nelle trattative Stato-mafia;
non bastava che il governo fosse stato beccato a fare leggi per favorire le banche a scapito dei cittadini, tra cui quella del padre della Boschi (indagato per bancarotta fraudolenta);
non bastava l’accordo con Verdini, condannato e plurimputato;
non bastava Mafia capitale, con tanto di foto ritraente il ministro Poletti intento a cenare, nel 2010, con Buzzi e Panzironi (arrestati nell’ambito dell’inchiesta);
non bastava che pure il padre di Renzi fosse indagato per bancarotta fraudolenta (tanto per non farci mancare niente);
non bastava che nonostante tutto ciò un governo di nani volesse mettere mani alla Costituzione stilata dai giganti (somma dissacrazione) oltre che alla legge elettorale;
la proverbiale goccia che ha fatto traboccare il vaso è arrivata con l’ennesimo scandalo all’interno del governo , che ha coinvolto l’ex ministro Guidi, pizzicata a far inserire nella legge di stabilità 2015 un emendamento diretto a favorire il proprio compagno, Gianluca Gemelli, in rapporto d’affari con la Total e ora indagato dalla Dda di Potenza.


Il servizio di Tagadà su La7 riguardante le intercettazioni che coinvolgono l’ex ministro Guidi e il ministro Boschi

Le dimissioni del ministro sono state un atto dovuto dopo la pubblicazione delle intercettazioni che la riguardano, ma ancora più dovute sono quelle del ministro Boschi, chiamata in causa direttamente dalla Guidi (“se Maria Elena è d’accordo”) nelle chiamate, e di Matteo Renzi, che è addirittura arrivato a dichiarare la propria responsabilità riguardo quell’emendamento, facendo sfoggio una volta di più della sua consueta arroganza (ci mancava solo l’”embé?”).
Che entrambi non sapessero nulla del “leggero conflitto di interessi” del ministro Guidi, dopo la richiesta esplicita di questa di inserire l’emendamento nella legge di stabilità, è ridicolo.

Tanto più che con la pubblicazione di nuove intercettazioni del caso Guidi si è appreso che anche il ministro dell’Economia Padoan sarebbe stato scelto dalla stessa “combriccola” di petrolieri e affaristi di Gemelli. E che questa combriccola, accusata di associazione per delinquere, avesse in mano foto ritraenti il ministro Delrio assieme a mafiosi.  Lo stesso Delrio chiamato in causa da Gemelli in altre intercettazioni (“stanno portando avanti la nostra nomina”).
L’intero governo (comprese le ministre Madia e Pinotti) appare, insomma, esplicitamente manovrato da una cordata di affaristi di vario genere e coinvolto in affari molto opachi.

Boschi petrolio

La vignetta di Vauro sul Fatto Quotidiano

Se la Boschi era un’anatra già più che zoppa dopo il caso Banca Etruria, ora non si vede con quale faccia tosta possa ancora occupare il suo posto. Non ci sono più le condizioni, così come non c’erano già ai tempi del decreto salva-banche.
A certificare la sfiducia nei suoi confronti è anche un sondaggio di Ballarò del 6 aprile, per cui il 54% degli italiani vuole le sue dimissioni. E il suo nome salta fuori nuovamente in alcune intercettazioni delcapo di stato maggiore della Marina De Giorgi (“come mi aveva promesso la Boschi”).

E se Renzi ammette candidamente di aver voluto emendamenti che, di fatto, sono un regalo alle multinazionali del petrolio (come altri erano regali alle banche), oltre che favori personali ad altri ministri, è evidente che siamo di fronte ad un governo che è autoreferenziale e dichiaratamente servo dei soliti poteri forti economici e finanziari, in totale dispregio sia del bene della cittadinanza che di quello dell’ambiente.
Se ne sono resi conto anche gli italiani, che in un sondaggio per Agorà (Rai 3) hanno definito Renzi “amico delle lobby” con un risultato del 44% (31% per il No).
Tanto più che l’emendamento incriminato della Guidi (tuttora in vigore) andrebbe ad impattare ulteriormente su zone già martoriate dall’inquinamento come Taranto (in seguito al potenziamento dell’attività dello stabilimento Eni) e la Basilicata (al centro dell’inchiesta sullo sversamento di rifiuti altamente tossici nei pozzi, sempre da parte di Eni).
E tutto ciò è avvenuto in contemporanea con le condanne degli ex vertici della Total per un’inchiesta della procura di Potenza del 2008, proprio riguardanti il giacimento di Tempa Rossa, e con un disastro ambientale avvenuto in Francia causato dalla rottura di una conduttura della stessa Total.

E’ tempo quindi di dimettersi, o di essere dimesso, per l’intero governo Renzi, un governo che ha fatto solo gli interessi di amici e parenti dei suoi ministri, oltre che di lobby e banche.
E’ tempo di andare a casa e permettere al Paese di avere le nuove elezioni che agogna da quando la Consulta ha dichiarato incostituzionale il Porcellum (e il Parlamento con esso eletto).

 

(Articolo aggiornato al 8/4/2016)

matteo-renzi-lobby(Articolo pubblicato su Informare per resistere il 3/3/2014)

Se ci fosse il premio per la stupidità, con la nascita del nuovo governo, Renzi, Napolitano e il Pd l’avrebbero vinto in pieno.

Dopo le veementi contestazioni ai governi Monti e Letta perché privi di rappresentanza ed espressione dei poteri forti, ecco che Napolitano e il Pd non trovano di meglio che formare l’ennesimo governo senza passare dal voto, e se possibile ancora più liberista di quello precedente. Tanto per far infuriare ancora più gli italiani e attirarsi i forconi fin sotto casa.

Renzi vanta infatti un numero non indifferente di gruppi di potere alle sue spalle: dagli Usa e le lobby ebraiche, alle banche e ai think tank neoliberisti. Piacerà sopratutto al Fondo Monetario Internazionale,  che da tempo afferma che gli stipendi dei lavoratori italiani vanno ritoccati del 10%, e non è un caso se la banca svizzera Ubs già a gennaio lo indicava come il futuro premier. Per non parlare della sempre presente regia occulta di De Benedetti.

Con la presentazione poi della squadra dei ministri ecco arrivare altre conferme: un ex collaboratore di Fmi, Bce, Commissione Europea, Banca Mondiale con il pallino dell’austerity all’Economia (tanto per rassicurare la Troika),  due ministri direttamente da Legacoop e Confindustria a Lavoro e Sviluppo Economico, un ministro per la Semplificazione che ha nel curriculum il fidanzamento col figlio di Napolitano, e 6 ministri del governo precedente tra cui Alfano all’Interno (nonostante l’affare kazako), Lupi e Lorenzin.

Meraviglioso il caso Gratteri alla Giustizia, pm anti-ndrangheta dato da tutti come nuovo Guardasigilli, e poi rifiutato da Napolitano in persona evidentemente perché troppo giustizialista. Un’altra nefandezza nel palmarès del presidente più odiato dagli italiani.

Non parliamo poi dell’incomparabile capacità di Renzi di “cambiare verso” e di rimangiarsi la parola data nel giro di pochi minuti: da Letta che poteva “stare sereno” perché nessuno voleva il suo posto a “mai al governo senza elezioni”, passando per il no secco alle larghe intese. Una capacità di smentire le sue stesse dichiarazioni che lo accomuna al miglior Berlusconi del “sono stato frainteso”.

E tanto per assicurare agli italiani che non ci sarà nessun miglioramento sostanziale della politica economica, il nostro si è già più volte espresso contro l’uscita dall’Euro e contro i diritti dei lavoratori. Ovviamente, il crescente numero di suicidi tra gli italiani non lo tange nemmeno.

Simili campioni di moralità pubblica possono solo essere posti alla guida delle istituzioni da un pessimo presidente qual’è Giorgio Napolitano, che continua imperterrito a rimanere al suo posto nonostante le questioni delle intercettazioni distrutte nella trattativa Stato-mafia e del biocidio in Meridione, scandali che avrebbero dovuto costringerlo alle dimissioni molto tempo fa. A questo ora si aggiunge il niet alla nomina di Gratteri come ministro della Giustizia, ennesima porcata che lo conferma come un garante non certo della legalità costituzionale, ma del malaffare in un Paese ormai allo stremo.