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(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 16 luglio 2017)

Sul nostro sito, da qualche tempo scomparso misteriosamente dalle ricerche Google (mentre resta rintracciabilissimo su altri motori di ricerca, quali Yahoo,  Bing o Lycos), abbiamo spesso trattato i temi dell’illegittimità del Parlamento (e quindi del governo che ne trae fiducia) e quello del contrasto tra Euro, Unione Europea e Costituzione italiana.
In questa intervista con l’avvocato Giuseppe Palma siamo tornati su questi temi, aggiungendoci il Fiscal Compact e il pareggio di bilancio; il trattato “di libero scambio” Ceta; il decreto Lorenzin sui vaccini; lo Ius Soli e l’immigrazione di massa; la recente proposta di legge del Pd sull’apologia di fascismo.

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renziloni-1(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 30 dicembre 2016)

C’è indubbiamente del metodo nel modo in cui i piddini stanno fomentando gli italiani alla guerra civile. Non paghi di aver visto bocciato con un sonorissimo 60 a 40 il loro tentato colpo di Stato su commissione di JpMorgan, Troika e Stati Uniti, adesso gli abusivi che occupano senza averne titolo Parlamento e governo hanno deciso di rincarare il proprio disprezzo per il popolo italiano, con una nuova ondata di porcate da lasciare sgomenti.

Prima la nomina da parte di Mattarella di Gentiloni come premier, che spicca per essere stato uno dei convocati alla scorsa riunione della Commissione Trilaterale a Roma assieme a Boschi, Gutgeld e Guerra. Se quello di Renzi era il “terzo governo Rockefeller” (fondatore della Trilaterale), questo può dirsi il quarto.

Poi la riconferma della stessa classe “dirigente” (verso il baratro) presa a calci dagli italiani con il referendum, con alcune chicche da mandare agli annali. Tra cui:

– La promozione della sciagura vivente Boschi, la più odiata dagli italiani, con la nomina a sottosegretario della presidenza del Consiglio, nonostante l’immensa scoppola presa dalla sua riforma al referendum, gli scandali di Banca Etruria e dell’emendamento Total e le innumerevoli figure di merda collezionate;
– La conferma a ministro del Lavoro del perito tecnico Giuliano “Voucher” Poletti, che si è pure lasciato andare a commenti edificanti sugli italiani che fuggono all’estero, scatenando l’iradiddio sui social;
– La nomina a ministro dell’Istruzione di tale Valeria Fedeli, che dichiarava di essere laureata quando poi si è scoperto non essere nemmeno diplomata (da qui la battuta virale in Rete per cui “ci sono più laureati nelle cucine dei McDonald’s che nel governo Gentiloni”);
– La nomina a ministro dello Sport di Luca Lotti, fedelissimo di Renzi, subito risultato indagato nell’inchiesta sulla corruzione in Consip;
– La nomina a ministro dell’Interno di Marco Minniti, che inaugurava il suo nuovo incarico rivelando il nome degli agenti autori dell’uccisione di Amri, il tunisino accusato della strage di Berlino, esponendoli a possibili ritorsioni.

Accanto a queste dimostrazioni di fulgida meritocrazia, il prode Gentiloni confermava in sostanza gli stessi nomi del governo Renzi, e dichiarava di voler continuare sulla medesima strada di “riforme“.

Ora, forse il conte Gentiloni Silveri (Mazzanti Vien dal Mare), discendente di nobili di Macerata, Cingoli e Filottrano, non si è reso conto che gli italiani hanno già inequivocabilmente preso a calci con il voto lui e Renzi, assieme a renzini e renziani vari. Per non parlare del Parlamento illegittimo in cui il Pd continua ad avere una maggioranza drogata dal Porcellum.
Ne consegue che il conte Gentiloni, invece di parlare a vanvera di “riforme”, deve fare un’unica cosa: assicurarsi che ci sia il prima possibile una legge elettorale costituzionale (è sufficiente abrogare l’Italicum e andare al voto col Consultellum per Camera e Senato, o altrimenti utilizzare l’Italicum aggiustato dalla Consulta alla Camera e il Consultellum al Senato), fissare la data per il voto, dopodiché sparire con quei traditori della patria dei suoi compagni di partito e non farsi più vedere nel Paese.
Renzi e co. meritano di fare una fine peggiore dei Savoia.
Del resto, loro stessi avevano dichiarato di lasciare la politica in caso di sconfitta al referendum, quindi li prendiamo in parola. Tengano fede alla loro promessa e si facciano da parte, anche perché ci sono i loro danti causa della Troika  da debellare dopo di loro.
Una recente sentenza della Consulta, infatti, ha sancito l’incostituzionalità dei vincoli di bilancio, quando questi possano pregiudicare l’erogazione dei servizi essenziali quali sanità, istruzione e trasporti.
E’ del tutto evidente, quindi, che gli obblighi europei e le imposizioni della Troika (con tanto zelo seguite dal Pd) non sono solo immorali, ma anche incostituzionali.
Non resta quindi che liberarsene in via definitiva: prima uscendo dall’Euro e cancellando il pareggio di bilancio dalla Costituzione, poi lasciando l’Unione Europea e le sue regole assurde.
Appena possibile si vada al voto. E si facciano un Parlamento e un governo solidamente euroscettici.

Voto arma(Articolo pubblicato sul sito Oltre le Barricate il 3 giugno 2016)

Queste elezioni amministrative sono una grande occasione. Dopo il referendum sulle trivelle e prima di quello costituzionale, gli italiani hanno l’opportunità di far sentire forte e chiaro cosa pensano del governo e del Pd. E non tramite sondaggi che lasciano il tempo che trovano, ma con lo strumento che più può far loro male: il voto.

Se il Pd subirà una debacle in tutte le città più importanti (e sono tante: Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna…) l’effetto che ne verrà fuori sarà quello di uno schiaffone a Renzi e ai suoi fascistelli col Mac, con una ricaduta immensamente salutare per la democrazia di questo Paese.

Dopo il Jobs Act (passato senza proteste, per l’immane vergogna di tutti coloro che avrebbero dovuto proteggere i diritti dei lavoratori), l’Italicum (che con il suo premio di maggioranza del 54% per la lista vincente apre la strada a una vera dittatura della maggioranza) e con lo spettro della riforma costituzionale made in JpMorgan, anche chi di solito non vota dovrebbe recarsi alle urne, per votare CONTRO questi distruttori di democrazia. Fosse pure per mettere una X sul partito delle casalinghe.

Servono motivazioni? Banca Etruria, Trivellopoli e il “quartierino” che controlla mezzo governo secondo le intercettazioni della Guidi, Napolitano che continua a dettare cosa fare agli italiani per conto dei grandi gruppi di potere, Calenda che difende a spada tratta il TTIP, i verdiniani e cosentiniani a supporto del Pd, lo sterminato numero di indagati, imputati e condannati nelle file “dem”, la presenza dei poteri fortissimi tra gli influencer del governo (come la Commissione Trilaterale, la superbanca JpMorgan, le multinazionali del petrolio), i legami dei genitori di Renzi e Boschi con piduisti bancarottieri come Flavio Carboni, la riprivatizzazione dell’acqua nonostante il referendum del 2011, lo spettro di una svolta autoritaria in Italia gradita alla finanza internazionale (mascherata col termine “governabilità”), il totale asservimento ai dogmi sacri del neoliberismo, dell’Euro e dei trattati Ue, l’immensa arroganza cafona di Renzi e dei suoi sodali, le uscite della Boschi sui “partigiani veri” e quelli finti, e sui votanti No al referendum equiparati a Casapound, l’aver usato una maggioranza dichiarata illegittima dalla Consulta per cambiare la Carta fondamentale, l’occupazione militare della Rai e degli altri media, con relative epurazioni, e si potrebbe andare avanti ancora a lungo.

Sono da considerare motivi sufficienti per votare contro questa gente? O serve che i piddini compiano stragi di primogeniti?

Gli italiani hanno un’ottima occasione per prendere a calci questa feccia in modo assolutamente democratico.
Ne facciano buon uso.

renzi fascio

(Articolo pubblicato il 10 maggio 2016 sul sito “Oltre le Barricate“)

C’è ancora qualcuno in Italia che crede allo squallido duo Renzi-Boschi? Se la risposta della maggioranza è no, perché dovremmo aspettare ottobre per vedere questi distruttori del bene pubblico togliersi di torno?

Il primo ha dimostrato in tante di quelle occasioni di essere inaffidabile che non si vede come si possa ancora credere a una parola di quel che dice. E quindi è capacissimo di rimangiarsi la parola sulle sue dimissioni in caso di vittoria del No.
La seconda causa un disastro ogni volta che respira. Ultimamente, Maria Etruria Bostik (perché incollata alla poltrona) è riuscita, dopo i fasti di Banca Etruria (su cui la magistratura ha accertato la responsabilità dei vertici per la vendita di titoli rischiosi ai clienti) e dell’emendamento Total, a farsi pizzicare ad un meeting della Commissione Trilaterale (oligarchi antidemocratici rappresentanti del peggior capitalismo internazionale) e poi ad assimilare i votanti No al referendum di ottobre a CasaPound.
E’ un po’ un messaggio subliminale agli italiani e ai veri partigiani. Significa, a saperlo decodificare: “venite a cacciarmi a calcioni”. E gli italiani farebbero bene ad esaudirla.

A questa gente evidentemente non bastano le contestazioni, urla e insulti che si beccano ogni volta che mettono il naso fuori dalla porta e sui social: hanno veramente deciso di irritare i cittadini italiani fino alle estreme conseguenze.
Francamente ci aspettiamo per le prossime manifestazioni anche un upgrading a base di lanci di uova, pomodori marci e monetine, inevitabile conseguenza per un governo non eletto da nessuno e colpito da scandali a valanga, ma che insiste nella stupida pretesa di rappresentare un Paese che li ha licenziati da tempo, e di modificare le istituzioni in senso autoritario.
Arroganti, fascisti, abusivi, servi delle lobby e autorefenziali: difficilmente troveremo chi farà di peggio.  Anche perché siamo pure di fronte a un Parlamento illegittimo, che continua a legiferare grazie al colpevole permissivismo di Corte Costituzionale e presidente della Repubblica, come sottolineato dall’avvocato Mori.

E i risultati di tutte queste assurdità si vedono. Nell’ultimo sondaggio per Piazza Pulita si è certificato il sorpasso nelle intenzioni di voto degli italiani: il M5S è diventato il primo partito d’Italia, prendendo il posto del Pd. Contemporaneamente, quasi uno scandalo giudiziario al giorno colpisce il Partito Delinquenziale, in un quadro ben riassunto nell’ultimo post di Grillo.
Persino Le Monde si è pronunciato qualche giorno fa, dicendo che Renzi “ne ha per poco”.

Dall’altra parte, il M5S lascia qualche perplessità nell’elettorato per la vicenda Nogarin e, soprattutto, per il recente avvicinamento di Luigi Di Maio ai poteri forti della Commissione Trilaterale (vedi post precedente) quindi ci si augura fortemente che anche i 5S non finiscano per flirtare con gli stessi poteri che sono nati per combattere. Chi scrive ha francamente più simpatia per Alessandro Di Battista, che in diverse interviste ha affermato di essere per il recupero di “tutte le sovranità“, quindi c’è da sperare che sia lui il candidato premier del M5S, e non un Di Maio che ultimamente sembra un po’ troppo conciliante con certi poteri.

Ma in ogni caso, togliere di mezzo un Pd e un renzismo arroganti, ignoranti, fascistoidi illegittimi e collusi con ogni potere marcio possibile, totalmente indifferenti al bene pubblico, resta la priorità assoluta. Ognuno dovrebbe fare la propria parte in questo senso: nelle piazze, nelle urne, nelle istituzioni, sui media e nelle aule giudiziarie.

 

david rockefeller(Articolo pubblicato il 14/4/2016 sul sito Oltre le Barricate)

Abbiamo già scritto che, di fronte agli immani scandali che stanno coinvolgendo il governo, delle normali persone di buon senso chiederebbero scusa e si dimetterebbero di corsa, ma non tutti evidentemente hanno una simile intelligenza. La Guidi lo ha fatto, gli altri abusivi che si spacciano per ministri e deputati (membri di un governo non scelto dagli italiani e di un Parlamento fondato su un premio di maggioranza dichiarato incostituzionale)  preferiscono continuare a trincerarsi dietro le balle di giornali e televisioni compiacenti, sperando che gli italiani si dimostrino troppo gonzi per capire e ribellarsi.

C’è un altro motivo che spiega la cocciutaggine nel mantenere un ruolo che (stando anche ai sondaggi) gli italiani non riconoscono più a Renzi e co.: l’essere eterodiretti. Quando un governo non risponde al popolo, ma a potenti interessi bancari e industriali, non c’è limite alla faccia tosta.

Tutti ormai sanno di Banca Etruria, di Mafia Capitale e di Trivellopoli. Pochi invece sanno delle connessioni dell’attuale governo con alcuni degli uomini più potenti della finanza globale. E in particolare, con David Rockefeller.

Cominciamo con la JpMorgan Chase, di cui si è detto nel post precedente. Renzi ha incontrato più volte Tony Blair, ora consulente della JpMorgan, prima e dopo essere diventato premier. La stessa JpMorgan che (dalla sua posizione di più importante banca d’affari al mondo, e corresponsabile della crisi dei subprime) ha redatto il famoso documento in cui chiedeva ai Paesi del sud (in primis l’Italia), di sbarazzarsi delle Costituzioni antifasciste. Detto fatto.
Dei rapporti tra JpMorgan e David Rockefeller è presto detto: il multimilionario è stato direttore ed è il principale azionista della superbanca d’affari.

Ma Rockefeller è anche noto come uno dei membri di spicco del Gruppo Bilderberg, nonché il fondatore della Commissione Trilaterale. Ora, non è quantomeno sospetto che della Commissione Trilaterale facciano parte anche gli ex premier Mario Monti ed Enrico Letta, e che ne abbia fatto parte Federica Guidi prima di diventare il ministro dello Sviluppo Economico? E chi ha partecipato all’ultima riunione della Commissione Trilaterale, che si è tenuta dal 15 al 17 aprile a Roma? Ma proprio quella Maria Elena Boschi che più di mezza Italia vuole dimissionata (o coperta di pomodori) dopo gli scandali Banca Etruria e Trivellopoli.

Commissione-TrilateraleC’è un altro elemento interessante nel rapporto tra gli ultimi esecutivi e Rockefeller. Secondo il libro del massone Gioele Magaldi, Rockefeller ed Henry Kissinger guiderebbero una superloggia chiamata “Three Eyes”, una delle più cattive, aristocratiche e neoliberiste in assoluto, di cui farebbe parte anche Giorgio Napolitano, proprio il presidente della Repubblica che ha nominato i premier Monti, Letta e Renzi.

E, sempre secondo Magaldi, la stessa “Three Eyes” sarebbe stata la responsabile della creazione della P2 in Italia e del potere di Gelli, per portare avanti una svolta autoritaria nel Belpaese (tuttora in corso).
E così il cerchio si chiude, anche in merito alle rivelazioni sulle presunte frequentazioni piduiste dei genitori di Renzi e Boschi (con personaggi come Flavio Carboni) e sui loro legami con gente come Verdini, imputato nell’affare P3.

Sembra insomma chiaro che gli sponsor di questo governo (come di quelli precedenti), non siano da ricercare nella sola provincia toscana, ma a un livello decisamente più alto (e pericoloso per la vera democrazia). Un motivo in più per pretenderne le dimissioni immediate e la sostituzione con un esecutivo legittimato dal popolo italiano.

Claudio Messora parla del meeting della Commissione Trilaterale a Roma

Tempo scaduto

renzi_trivelle

(Articolo pubblicato il 3/4/2016 sul sito web “Oltre le Barricate“)

Quando è tempo di andare a casa, certa gente dovrebbe avere l’intelligenza di rendersene conto (anche se capiamo che non è un dono da tutti).
Dopo l’ennesimo scandalo che ha colpito il Governo dei Non Eletti, coinvolgendo non solo l’ex ministro Guidi, ma anche il ministro Boschi e Matteo Renzi, quel tempo è arrivato.

Non bastava un Parlamento eletto con una legge dichiarata incostituzionale dalla Consulta, e sulla sentenza della quale ci sono forti dubbi che la Corte abbia oltrepassato i propri poteri permettendo alle Camere di continuare a legiferare (leggi l’articolo:Giuristi contro la legittimità del Parlamento: “La Consulta è andata oltre i propri poteri”);
non bastava un governo non eletto in regolari elezioni (il terzo dal 2011), con un capo del governo nominato da un presidente della Repubblica fortemente sospettato dicoinvolgimento nelle trattative Stato-mafia;
non bastava che il governo fosse stato beccato a fare leggi per favorire le banche a scapito dei cittadini, tra cui quella del padre della Boschi (indagato per bancarotta fraudolenta);
non bastava l’accordo con Verdini, condannato e plurimputato;
non bastava Mafia capitale, con tanto di foto ritraente il ministro Poletti intento a cenare, nel 2010, con Buzzi e Panzironi (arrestati nell’ambito dell’inchiesta);
non bastava che pure il padre di Renzi fosse indagato per bancarotta fraudolenta (tanto per non farci mancare niente);
non bastava che nonostante tutto ciò un governo di nani volesse mettere mani alla Costituzione stilata dai giganti (somma dissacrazione) oltre che alla legge elettorale;
la proverbiale goccia che ha fatto traboccare il vaso è arrivata con l’ennesimo scandalo all’interno del governo , che ha coinvolto l’ex ministro Guidi, pizzicata a far inserire nella legge di stabilità 2015 un emendamento diretto a favorire il proprio compagno, Gianluca Gemelli, in rapporto d’affari con la Total e ora indagato dalla Dda di Potenza.


Il servizio di Tagadà su La7 riguardante le intercettazioni che coinvolgono l’ex ministro Guidi e il ministro Boschi

Le dimissioni del ministro sono state un atto dovuto dopo la pubblicazione delle intercettazioni che la riguardano, ma ancora più dovute sono quelle del ministro Boschi, chiamata in causa direttamente dalla Guidi (“se Maria Elena è d’accordo”) nelle chiamate, e di Matteo Renzi, che è addirittura arrivato a dichiarare la propria responsabilità riguardo quell’emendamento, facendo sfoggio una volta di più della sua consueta arroganza (ci mancava solo l’”embé?”).
Che entrambi non sapessero nulla del “leggero conflitto di interessi” del ministro Guidi, dopo la richiesta esplicita di questa di inserire l’emendamento nella legge di stabilità, è ridicolo.

Tanto più che con la pubblicazione di nuove intercettazioni del caso Guidi si è appreso che anche il ministro dell’Economia Padoan sarebbe stato scelto dalla stessa “combriccola” di petrolieri e affaristi di Gemelli. E che questa combriccola, accusata di associazione per delinquere, avesse in mano foto ritraenti il ministro Delrio assieme a mafiosi.  Lo stesso Delrio chiamato in causa da Gemelli in altre intercettazioni (“stanno portando avanti la nostra nomina”).
L’intero governo (comprese le ministre Madia e Pinotti) appare, insomma, esplicitamente manovrato da una cordata di affaristi di vario genere e coinvolto in affari molto opachi.

Boschi petrolio

La vignetta di Vauro sul Fatto Quotidiano

Se la Boschi era un’anatra già più che zoppa dopo il caso Banca Etruria, ora non si vede con quale faccia tosta possa ancora occupare il suo posto. Non ci sono più le condizioni, così come non c’erano già ai tempi del decreto salva-banche.
A certificare la sfiducia nei suoi confronti è anche un sondaggio di Ballarò del 6 aprile, per cui il 54% degli italiani vuole le sue dimissioni. E il suo nome salta fuori nuovamente in alcune intercettazioni delcapo di stato maggiore della Marina De Giorgi (“come mi aveva promesso la Boschi”).

E se Renzi ammette candidamente di aver voluto emendamenti che, di fatto, sono un regalo alle multinazionali del petrolio (come altri erano regali alle banche), oltre che favori personali ad altri ministri, è evidente che siamo di fronte ad un governo che è autoreferenziale e dichiaratamente servo dei soliti poteri forti economici e finanziari, in totale dispregio sia del bene della cittadinanza che di quello dell’ambiente.
Se ne sono resi conto anche gli italiani, che in un sondaggio per Agorà (Rai 3) hanno definito Renzi “amico delle lobby” con un risultato del 44% (31% per il No).
Tanto più che l’emendamento incriminato della Guidi (tuttora in vigore) andrebbe ad impattare ulteriormente su zone già martoriate dall’inquinamento come Taranto (in seguito al potenziamento dell’attività dello stabilimento Eni) e la Basilicata (al centro dell’inchiesta sullo sversamento di rifiuti altamente tossici nei pozzi, sempre da parte di Eni).
E tutto ciò è avvenuto in contemporanea con le condanne degli ex vertici della Total per un’inchiesta della procura di Potenza del 2008, proprio riguardanti il giacimento di Tempa Rossa, e con un disastro ambientale avvenuto in Francia causato dalla rottura di una conduttura della stessa Total.

E’ tempo quindi di dimettersi, o di essere dimesso, per l’intero governo Renzi, un governo che ha fatto solo gli interessi di amici e parenti dei suoi ministri, oltre che di lobby e banche.
E’ tempo di andare a casa e permettere al Paese di avere le nuove elezioni che agogna da quando la Consulta ha dichiarato incostituzionale il Porcellum (e il Parlamento con esso eletto).

 

(Articolo aggiornato al 8/4/2016)

Costituzione igienica

(Articolo pubblicato su Informare per resistere il 18 marzo 2015)

Vedere due minus habens come la Boschi e Renzi diventare padri costituenti, a rigor di logica, dovrebbe scatenare il raccapriccio di tutto il mondo civilizzato, e forse anche di qualche altro corpo celeste. Soprattutto questo dovrebbe capitare nella terra della Costituzione più bella – nonché meno applicata – del mondo.

Tralasciamo il fatto che a modificare la legge fondamentale dello Stato sia un personaggio non eletto a debite elezioni politiche (sebbene si sia affrettato a considerare il risultato delle europee come equivalente), la vera domanda è: come la mettiamo con la sentenza della Corte Costituzionale?

Quel famoso premio di maggioranza illegittimo del Porcellum, il Parlamento pieno di abusivi e quant’altro?

Nella sentenza della Corte si legge che l’elezione delle nuove Camere (con i relativi atti) resta valida per il principio di “continuità dello Stato”, ma può un Parlamento eletto con una legge elettorale e un premio di maggioranza incostituzionali, usare quella stessa abbondante maggioranza per modificare la Costituzione?

Non si tratta di un fatto eversivo, golpista, fascista, che repelle al buon senso?

Sarebbe interessante, una volta che il ridicolo spettacolo del passaggio delle “riforme” alle Camere sia terminato, sentire cosa la Corte pensa in proposito.

Non solo su questo tema, ma anche sul possibile conflitto di questa riforma con i cosiddetti “principi supremi” dell’ordinamento, che per loro natura non sono modificabili. Uno di questi principi è che “la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti dalla Costituzione”.

Ora, con la Fantastica Riforma si vogliono portare le firme necessarie per le leggi di iniziativa popolare a 250mila (rispetto alle 50 mila precedenti) e quelle per il referendum  abrogativo a 800mila. Questi non sono forse casi di lesione, o forte compressione, della sovranità popolare? Per non parlare del Senato che non verrebbe più eletto dai cittadini italiani ma da dei nominati dalle Regioni (e quindi dai partiti).

Bravi avvocati potrebbero probabilmente trovare altri casi di conflitto, come ad esempio un eccessivo potere messo nelle mani dell’esecutivo.

Altro elemento da far presente alla Corte è se sia nello spirito dei (veri) Costituenti cambiare la Costituzione con una maggioranza sostanzialmente incostituzionale, tenendo conto che la doppia votazione a maggioranza assoluta in seconda battuta fu adottata proprio per evitare cambiamenti poco ponderati della Carta.

La Corte e il popolo italiano dovranno decidere se vogliono realmente lasciar cambiare la Costituzione nata dalla Resistenza a un bamboccione buono solo a twittare stupidaggini e alla sua maggioranza abusiva.

Una ratifica del popolo e della Consulta di questa aberrazione giuridica sarebbe la conferma che questo Paese non ha più alcuna speranza di essere una vera democrazia.

matteo-renzi-lobby(Articolo pubblicato su Informare per resistere il 3/3/2014)

Se ci fosse il premio per la stupidità, con la nascita del nuovo governo, Renzi, Napolitano e il Pd l’avrebbero vinto in pieno.

Dopo le veementi contestazioni ai governi Monti e Letta perché privi di rappresentanza ed espressione dei poteri forti, ecco che Napolitano e il Pd non trovano di meglio che formare l’ennesimo governo senza passare dal voto, e se possibile ancora più liberista di quello precedente. Tanto per far infuriare ancora più gli italiani e attirarsi i forconi fin sotto casa.

Renzi vanta infatti un numero non indifferente di gruppi di potere alle sue spalle: dagli Usa e le lobby ebraiche, alle banche e ai think tank neoliberisti. Piacerà sopratutto al Fondo Monetario Internazionale,  che da tempo afferma che gli stipendi dei lavoratori italiani vanno ritoccati del 10%, e non è un caso se la banca svizzera Ubs già a gennaio lo indicava come il futuro premier. Per non parlare della sempre presente regia occulta di De Benedetti.

Con la presentazione poi della squadra dei ministri ecco arrivare altre conferme: un ex collaboratore di Fmi, Bce, Commissione Europea, Banca Mondiale con il pallino dell’austerity all’Economia (tanto per rassicurare la Troika),  due ministri direttamente da Legacoop e Confindustria a Lavoro e Sviluppo Economico, un ministro per la Semplificazione che ha nel curriculum il fidanzamento col figlio di Napolitano, e 6 ministri del governo precedente tra cui Alfano all’Interno (nonostante l’affare kazako), Lupi e Lorenzin.

Meraviglioso il caso Gratteri alla Giustizia, pm anti-ndrangheta dato da tutti come nuovo Guardasigilli, e poi rifiutato da Napolitano in persona evidentemente perché troppo giustizialista. Un’altra nefandezza nel palmarès del presidente più odiato dagli italiani.

Non parliamo poi dell’incomparabile capacità di Renzi di “cambiare verso” e di rimangiarsi la parola data nel giro di pochi minuti: da Letta che poteva “stare sereno” perché nessuno voleva il suo posto a “mai al governo senza elezioni”, passando per il no secco alle larghe intese. Una capacità di smentire le sue stesse dichiarazioni che lo accomuna al miglior Berlusconi del “sono stato frainteso”.

E tanto per assicurare agli italiani che non ci sarà nessun miglioramento sostanziale della politica economica, il nostro si è già più volte espresso contro l’uscita dall’Euro e contro i diritti dei lavoratori. Ovviamente, il crescente numero di suicidi tra gli italiani non lo tange nemmeno.

Simili campioni di moralità pubblica possono solo essere posti alla guida delle istituzioni da un pessimo presidente qual’è Giorgio Napolitano, che continua imperterrito a rimanere al suo posto nonostante le questioni delle intercettazioni distrutte nella trattativa Stato-mafia e del biocidio in Meridione, scandali che avrebbero dovuto costringerlo alle dimissioni molto tempo fa. A questo ora si aggiunge il niet alla nomina di Gratteri come ministro della Giustizia, ennesima porcata che lo conferma come un garante non certo della legalità costituzionale, ma del malaffare in un Paese ormai allo stremo.

Smithers(Articolo pubblicato il 18/11/2013 su Informare per resistere)

Ci doveva per forza essere un errore nella trascrizione dell’intervista a Enrico Letta da parte dell’Irish Times: definire uno come lui un tipo con le palle d’acciaio era come definire Paperoga un mostro di intelligenza.

Ma l’Italia è un Paese da cartoon, come dimostra la recente dedica dei Simpson , nella quale la scuola di Bart e Lisa viene paragonata per corruzione al “Parlamento italiano”, e quindi tutto sembra possibile. Anche la nascita del nuovo supereroe “Letta palle d’acciaio”, variante nostrana del robottone nipponico.

A noi Letta in effetti un personaggio dei Simpson lo ricorda: il fido Smithers, il servo fedele (con una buona dose di infatuazione omosex) del sig. Burns. Solo che nel nostro caso, il signor Burns sarebbero il Bilderberg, la Commissione Trilaterale, l’Aspen Institute, la casta bancaria e industriale internazionale, l’Unione Europea (in particolar modo la Germania), gli Stati Uniti, il Vaticano e chi più ne ha, più ne metta. Un fedele servitore di più padroni quindi, nessuno dei quali, purtroppo, sembra particolarmente interessato alla sorte del popolo italiano.

E del resto solo nei cartoni animati è plausibile trovare il paradosso di:

  • un Parlamento che non manda via un condannato in via definitiva, anche in presenza di una legge che ne prevede espressamente la decadenza;
  • un presidente della Repubblica quasi novantenne che emette diktat come un re nonostante i sospetti sul suo conto nella trattativa Stato-mafia e le responsabilità per non aver informato il popolo italiano sullo sversamento di materiali tossici in tutto il sud Italia quando era ministro dell’Interno ;
  • una casta che continua a restare incollata alla poltrona e a difendere privilegi sempre più assurdi nonostante un quarto degli italiani (25%) a febbraio abbia votato per una svolta epocale e persino la Chiesa stia cercando di riformarsi sotto l’azione di Papa Francesco;
  • dei governanti che continuano ad accettare supinamente il massacro della popolazione italiana imposta dai vincoli europei, dall’appartenenza all’Euro, dalle fallimentari politiche di austerità e dal Fiscal Compact;
  • eccetera, eccetera e ancora eccetera.

Tutte queste assurdità sarebbero degne unicamente di un cartone animato o di un film fantasy-horror: purtroppo per noi, a trasformarle in realtà ci ha pensato la nostra classe dirigente (verso il baratro) Pd-Pdl, il partito unico degli affari e dei privilegi, come lo chiamerebbe Chomsky.

Il governo Napolettano

Re sole(Articolo pubblicato il 5 novembre 2013 su Informare per resistere)

È con gioia che abbiamo appreso, negli ultimi giorni di ottobre e nei primi di novembre, delle illuminanti novità.

La prima è che Enrico Letta non conta nulla. Oddio, non è che prima sembrasse lo Zar di tutte le Russie, ma ad ufficializzare la sua totale insignificanza ci ha pensato l’attuale vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri. Il quale ha candidamente ammesso che a governare è Napolitano, che la Costituzione è stata di fatto ormai stravolta, e che il piccolo Letta è in realtà il numero 2. Tutta questa serenità nell’ammettere il golpe in corso è commovente e ne siamo riconoscenti allo Statista del Pdl.

Poi abbiamo appreso che dal 1997 Carmine Schiavone andava dicendo alla commissione parlamentare ecomafie che tutto il sud Italia era stato riempito di rifiuti tossici di ogni tipo (comprese Calabria, Puglia e Sicilia), e nessuno aveva lontanamente pensato di avvisarci, anzi avevano coperto tutto con il segreto di Stato. Ovviamente doveva esserci al governo gente molto responsabile e competente, e in effetti non potevano mancare all’appello Giorgio Napolitano (all’epoca ministro dell’Interno, che incrementa così il suo palmarès dopo il sospetto coinvolgimento nella trattativa Stato-mafia), Romano Prodi (all’epoca premier) e Rosy Bindi (nel 1997 ministro della Salute).

Negli ultimi giorni, inoltre, ci ha pensato il ministro Cancellieri a farci comprendere il vero significato della parola “giustizia”, ammettendo candidamente (quanta serenità tra i politici negli ultimi tempi!) che – è vero – lei è il ministro della Giustizia, ma è anche “umana”. E quindi ad una amica in difficoltà, specie se è la figlia di Ligresti ed è in carcere, una mano non si può rifiutare. Non siamo mica bestie, del resto! Provi a sentire cosa pensano di queste sue arrampicate sugli specchi i parenti di tutti i carcerati d’Italia, specie di quelli morti per maltrattamenti. Di dimissioni, ovviamente, non se ne parla neppure.

Insomma, sembra che il livello di strafottenza degli esponenti di questo governo, anche quando sono beccati con le mani nella marmellata, abbia ormai superato il livello di guardia. Un reset, a questo punto, sarebbe altamente gradito.