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(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 4 maggio 2017)

Tra qualche giorno i francesi dovranno scegliere il loro presidente, e sebbene Macron sia dato da tutti per vincente, bisogna insistere nel ricordare quanto una sua vittoria sarebbe disastrosa non solo per la Francia, ma anche per l’Italia e l’Europa tutta.
I motivi sono nel programma del candidato “centrista” e nella sua stretta connessione con i peggiori poteri finanziari, oligarchici e mondialisti. Vale la pena rinfrescarci la memoria:

  • Macron è un banchiere, cresciuto nella scuderia dei Rothschild (quelli che Giulietto Chiesa chiama “i padroni universali”) ed è stato il ministro dell’Economia sotto Hollande. Dunque è un becero prodotto della finanza mondialista e non certo il “nuovo che avanza” come viene venduto dai media compiacenti;
  • Macron è il pupillo di Jacques Attali, uno dei tecnocrati dietro il progetto europeo, che lo ha introdotto ai meeting del Bilderberg nel 2014, poco prima della sua (casuale) nomina a ministro dell’Economia. Attali è tristemente noto per la frase: “Cosa credeva la plebaglia europea, che l’Euro fosse stato fatto per la loro felicità”?
  • Da ministro, Macron è stato l’autore della famigerata Loi Travail, l’equivalente francese del Jobs Act renziano. E’ quindi perfettamente in linea con l’idea di “riforme” all’insegna di austerità e flessibilità del lavoro tipiche della Troika e del neoliberismo;
  • Macron è un fervente europeista, che chiede più Europa e non toccherebbe l’Euro nemmeno sotto tortura. Ogni sua promessa di riformare l’Ue per i popoli è credibile quanto quelle di Renzi;
  • In linea con i dettami di Soros, Macron non ha il minimo senso della nazione o del popolo francese; nello “spazio francese” può entrare chiunque e le tradizioni e culture locali non hanno alcun peso. Così via all’immigrazione selvaggia, alla globalizzazione senza regole, alla distruzione delle identità nazionali, all’islamizzazione progressiva dell’Europa: tutto ciò che andrebbe combattuto e regolato verrebbe invece rafforzato all’ennesima potenza;
  • Macron si è espresso più volte contro Putin e per l’intervento francese in Siria, per la felicità della Nato e dei guerrafondai del financial-military-industrial complex;
  • Macron è – come Hillary Clinton – appoggiato da tutti i principali partiti francesi, dai “mercati” (leggasi speculatori finanziari), da Obama, da Juncker, dalla Merkel, dai media “politicamente corretti”: in poche parole, dall’establishment.

Per questi motivi Macron rappresenta tutto ciò contro cui i sovranisti, populisti, anticapitalisti, antiliberisti e antimperialisti dovrebbero scagliarsi. Invece questo clamoroso pupazzo delle oligarchie è dato per vincente. Perché?
Perché dall’altra parte c’è Marine Le Pen. La “fascista”, “razzista”, “populista” Le Pen.
E tanto basta a molti moderati e “populisti di sinistra” (che magari condividono l’80% del suo programma, come testimonia l’exploit di Mèlenchon) per votare Macron o – al limite – astenersi.

Se si guarda al programma della Le Pen si noterà infatti come molte misure sono volte proprio a contrastare la desovranizzazione degli Stati nazionali messi in opera dal capitale finanziario da anni.
La Le Pen vuole un referendum sull’uscita dalla Ue; il ritorno al franco mantenendo una moneta per gli scambi internazionali tipo l’Ecu; dare priorità ai francesi sulle prestazioni sociali, instaurare un tetto massimo per gli immigrati ed espellere gli stranieri vicini alle organizzazioni radicali (e Dio sa quanto la Francia ne avrebbe bisogno); è per il dialogo con Putin e l’uscita dalla Nato; è per il rifiuto dei trattati neoliberisti quali Ttip e Ceta, per l’abolizione della Loi Travail e per l’adozione di misure protezioniste in economia; è – in definitiva – per il recupero delle sovranità nazionali e per la lotta ai desiderata dei grandi gruppi finanziari e industriali mondialisti. Esattamente ciò di cui si ha bisogno in questo momento, e su cui anche la sinistra “populista” potrebbe essere d’accordo se si esclude il divisivo tema dell’immigrazione di massa (come se pure questo non fosse un fenomeno sospinto dai globalisti come Soros, e in questi giorni particolarmente caldo per l’emergere di crescenti sospetti e prove della collusione tra scafisti libici e Ong “umanitarie”).

Insomma, le chiacchiere stanno a zero: chi vuole contrastare lo strapotere finanziario neoliberista, in Francia deve votare (o tifare) Le Pen. Non farlo significa consegnare l’Europa al dominio dei banchieri, della Troika, delle oligarchie psicopatiche e guerrafondaie, e dell’austerità perenne.

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(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 26 aprile 2017)

Come previsto si è concretizzato in Francia il più scontato dei ballottaggi, nonché il più desiderato dai mercati finanziari. Come si può far passare un candidato impresentabile come Macron (banchiere, ex collaboratore dei Rothschild, partecipante nel 2014 a un meeting Bilderberg, ultraeuropeista, pro globalizzazione e immigrazione selvaggia, pro Nato, anti Russia e per l’intervento in Siria) se non opponendogli un avversario “ancora più impresentabile” come Marine Le Pen? E’ lo stesso gioco portato avanti negli Usa con Trump e Hillary, e che sarà replicato in Italia con Pd e M5S da una parte (entrambi europeisti, ed euroscettici solo di facciata) e Salvini/Meloni dall’altra.

Il sistema neoliberista, finanziario, globalista ed europeista sa di essere impopolare e alla canna del gas, quindi la sua unica possibilità di sopravvivenza risiede nell’individuare degli avversari che, per quanto portatori di istanze corrette e condivisibili, risultino sgraditi, antipatici, repellenti all’elettore medio e moderato.
Così, sebbene Marine Le Pen e Matteo Salvini pongano questioni molto serie cui cercano di dare risposte (come la volontà di rottura con le istituzioni europee e il ritorno alle sovranità nazionali, o il rifiuto di una immigrazione sempre più fuori controllo e con ogni probabilità pilotata dall’alto), in molti non li voteranno per il loro retaggio di estrema destra (Le Pen) e per le ataviche contrapposizioni Nord-Sud (Salvini). Il che fa esattamente il gioco del vero fascismo dei nostri tempi, che è quello neoliberista, finanziario, globalista ed europeista.

Nell’articolo precedente si era detto come il ballottaggio perfetto sarebbe stato quello tra Le Pen e Melènchon, i due candidati più vicini alla gente comune e anti-sistema. Macron è invece in modo grossolano e spudorato il candidato delle oligarchie, e solo dei gonzi possono pensare che “l’uno o l’altro, non fa differenza”.
La vittoria della Le Pen aprirebbe perlomeno alla possibilità che la Francia abbandoni l’Euro e l’Unione Europea, causando una reazione a catena che porterebbe alla fine dell’incubo europeista, della dittatura della Troika e al ritorno delle sovranità nazionali, da quella monetaria a quella sui confini, fino al rifiuto dei trattati neoliberisti (come il Ceta) e delle politiche di globalizzazione economica, con il ripristino di misure protezioniste e di welfare state a favore di disoccupati, lavoratori e piccole e medie imprese, tutti elementi impossibili in costanza di trattati europei e permanenza nella moneta unica. Con Macron invece si ha la CERTEZZA che nulla cambierà, se non in peggio, e non solo per la Francia, ma per l’Europa tutta. Noi inclusi.

Per cui, tutti coloro che non sono tra i (pochi) ricchi beneficiari della globalizzazione e delle assurde regole europee, oggi devono tifare Le Pen, in primis per buttare giù il mostro europeista e neoliberista. In un secondo tempo si penserà a individuare governi nazionali più graditi all’elettore “moderato” (quello che magari, per l’Italia, si informa sfogliando Repubblica e guardando i tiggì… capirai).

Un’ultima nota per le “anime belle di sinistra” che, per orrore della Le Pen invitano all’astensione: è proprio per questo tipo di imbecillità che il sistema di oppressione neoliberista rischia di campare cent’anni, perché quando finalmente si affaccia un candidato che potrebbe porre fine all’incubo europeista, il sinistrato medio si ritrae e lascia campo libero ai candidati dell’establishment, già sostenuti da tutti i media a reti unificate, proprio quando servirebbe una grande mobilitazione popolare per il candidato che può far saltare il banco. In questo modo i “duri e puri di sinistra” diventano gli “utili idioti del Capitale” come li ha ribattezzati Fusaro.
E a chi contesta che la Le Pen sarebbe “razzista con i migranti” bisogna dire di svegliarsi: l’immigrazione di massa è un altro strumento dei grandi capitalisti per distruggere le identità nazionali, favorire gli Stati Uniti d’Europa e fare a pezzi i diritti dei lavoratori, creando un esercito di schiavi in perenne precarietà e competizione tra loro. Per non parlare dei ricchi profitti dei trafficanti di uomini, sempre più in combutta con Ong sponsorizzate da miliardari tipo Soros, e del business dell’ “accoglienza” di cui sappiamo fin da Mafia Capitale.
E’ ora di finirla con slogan e baggianate da libro Cuore e proporre soluzioni serie.

(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 21 aprile 2017)

Ci siamo: le elezioni presidenziali francesi sono alle porte e sarà un voto decisivo per il futuro dell’Europa. Il 23 aprile ci sarà il primo turno, mentre il 7 maggio si terrà il probabile ballottaggio. C’è da augurarsi che il voto segni un altro colpo durissimo (forse quello definitivo) al mostro Ue dopo la Brexit.  Perché ciò accada, i francesi non hanno che due scelte: o votare Marine Le Pen, o – in alternativa – il “comunista” Mèlenchon.
In pratica i due spauracchi dell’establishment finanziario, che sta puntando tutto su Macron, il classico pseudo-Renzi: giovane fuori e vecchio dentro, pro Euro, pro Unione Europea, pro globalizzazione e multiculturalismo, pro distruzione della sovranità e identità nazionale. Uno così prono all’establishment non poteva che aver collaborato con i Rothschild ed essere ribattezzato “il replicante di Soros“.
Ecco, ogni buon francese dovrebbe porsi come primo obiettivo quello di rispedire nelle fogne questo servo delle oligarchie, più o meno come ogni italiano dovrebbe ripromettersi di spedire nelle fogne i renziani e il Pd, non appena ciò sarà possibile.

Quindi: priorità assoluta, via Macron. Qualora il candidato delle “elite” finanziarie non dovesse farcela e si concretizzasse seriamente il ballottaggio più temuto dai mercati (Le Pen – Mèlenchon), la sfida si farebbe decisamente interessante. Nel frattempo, analizziamo i motivi per cui questi due candidati risultino i più adatti a far saltare il mostro Ue e i piani dei globalisti.

La Le Pen parla chiaramente di riprendere tutte le sovranità nazionali, chiede una modifica dei trattati europei e vuole organizzare un referendum sulla permanenza francese nella Ue, uscendo dall’euro e tornando al franco. Propone misure molto più dure sull’immigrazione e la lotta al terrorismo, rispetto al globalista Macron e a Mèlenchon.
Inoltre si oppone ai trattati “di libero scambio” quali TTIP e CETA, è per l’istituzione di una tassa sui lavoratori stranieri e propone di abolire la contestatissima Loi Travail, l’equivalente del renziano Jobs Act. Insomma: lotta dura al neoliberismo e al mondialismo di finanza e corporations. In politica estera è per lasciare il comando integrato della Nato e si è più volte espressa per riprendere i rapporti con la Russia.

Mèlenchon invece ha un approccio totalmente inverso sull’immigrazione, tipico della sinistra, ed è più blando sulle misure per la lotta al terrorismo. In compenso non esclude un referendum sull’uscita dall’Ue e si è espresso per l’uscita dalla Nato, per riconoscere lo Stato palestinese e per l’apertura di un dialogo con la Russia. E’ favorevole a misure di stampo protezionista in economia e per lo sviluppo delle energie rinnovabili, abbandonando il nucleare.

Possiamo dire che la sconfitta di Macron e un secondo turno tra i due candidati anti-sistema sarebbe l’ideale, pur nella loro diversità. Speriamo che le elezioni riservino una bella sorpresa, per la Francia e per l’Europa tutta.

 

 

Per avere un’idea dei programmi dei candidati principali leggere qui.

israel-terrorist-state-320x207(Articolo pubblicato sul sito Oltre le Barricate il 27 luglio 2016) 

Sono ormai innumerevoli le stragi che si sono susseguite nelle ultime settimane in Europa, e che hanno fatto seguito a quelle perpetrate lo scorso anno in Francia. In alcune abbiamo visto il ritorno dell’Isis, che le ha rivendicate o con uomini che ne hanno dichiarato l’appartenenza; in altre gli attori sono stati “lupi solitari” non direttamente riconducibili allo Stato islamico.

Adesso, fermo restando quanto sappiamo sui finanziamenti e l’addestramento impartiti dall’Occidente allo Stato islamico, ci si chiede come sia possibile una simile ondata di massacri, operati da terroristi oppure no. Qualcuno parla di effetto emulazione, altri di impazzimento generale. Quello che si vuole sottolineare qui è come le stragi siano collegate da una costante: il coinvolgimento di personaggi legati ad Israele.

Ricordiamo tutti la “profezia autoavverantesi” di Netanyahu a un canale francese: “Se non siete solidali con Israele contro il terrorismo, il terrorismo arriverà in Francia”. Più che una profezia sembrava una minaccia. E in effetti, pochi mesi dopo, ci fu la strage di Charlie Hebdo. A riprenderla, fuori dalla redazione, c’era misteriosamente una troupe di una tv israeliana. Quando si dice il fiuto per la notizia.

Poi ci fu la strage al Bataclan. La comunità ebraica fu avvertita in anticipo che qualcosa stava per accadere, mentre l’intelligence francese non fu in grado di prevenire il secondo massacro, nonostante gli avvertimenti ricevuti dai servizi iracheni, sauditi e turchi. Anzi, fece intervenire le teste di cuoio con notevole ritardo, come testimoniato da alcuni di loro.
Interessante coincidenza: il Bataclan era gestito da ebrei, che lo avevano venduto l’11 settembre (!!!) dello stesso anno, prima di andare a vivere in Israele. I proprietari testimoniarono di avere ricevuto delle minacce in passato, fatto sta che dopo 40 anni di gestione, la terribile strage si è compiuta esattamente due mesi dopo la loro vendita, il venerdi’ 13 novembre (data rilevante per i Templari e la massoneria – che ne segue per certi versi le orme – perché coincide con quella dell’arresto dei membri dell’Ordine nel 1307, e guarda caso, in Francia).

Buona parte dei filmati e delle informazioni che vengono passate ai media su Isis e terrorismo islamico viene dal Site di Rita Katz, una sionista convinta e probabile spia del Mossad che costituisce quasi la “fonte ufficiale” delle informazioni sul tema. Salvo poi scoprire che si tratta in alcuni casi di falsi creati ad arte, come fu per il caso degli ostaggi sgozzati dall’Isis nel 2015.

Ma il caso più eclatante si è verificato di recente, con il giornalista Richard Gutjahr che si è trovato provvidenzialmente sia a Nizza per riprendere il massacro compiuto dal camion bianco di Bouhlel, sia a Monaco per assistere a quello davanti al McDonald’s.
Questi reporter israeliani hanno davvero una fortuna impressionante. Eh si, perché Gutjahr è sposato con una ex deputata israeliana e membro dell’ala più estrema del Likud, il partito di Netanyahu.

Tra l’altro non è la prima volta che un testimone si trova coinvolto in diverse stragi di seguito: questa incredibile coincidenza è avvenuta in almeno tre altri casi. Tra i testimoni del massacro di Bruxelles, infatti, c’era un ragazzo, tale Mason Wells, sopravvissuto a ben tre stragi: Boston 2013, Parigi Bataclan e, appunto, Bruxelles. E non era solo, perché pure il francese Lahouani Zihai era sopravvissuto anche al Bataclan. E per una incredibile coincidenza, tra i sopravvissuti del Bataclan c’era un tale scampato addirittura all’11 settembre. Ora, quante sono le probabilità che non una, ma ben 4 persone siano testimoni di più attentati terroristici avvenuti in diversi Stati? Sarebbe interessante il parere di uno statistico.

Un altro elemento che lega le stragi di Nizza e Monaco è il fatto che durante le prime ore si parlava di più killer o complici, mentre poi i media e le istituzioni si sono focalizzate sulle sole figure di Bouhlel e Sonboly, dipingendoli come pazzoidi solitari, anche se col passare dei giorni si stanno chiarendo le complicità di altri soggetti, per lo meno nell’organizzazione.

Se poi volessimo soffermarci anche sulle ultime stragi compiute da siriani legati all’Isis in Germania e Francia, va ricordato che Israele figura tra i principali sostenitori dello Stato islamico, assieme a Qatar, Turchia e Arabia Saudita, senza citare i Paesi occidentali quali Stati Uniti e Regno Unito. Edward Snowden afferma che l’Isis fu creata per riunire tutti i nemici di Israele, per poi indirizzarli verso altri obiettivi.

Aggiungiamo al quadro anche il legame di Israele con la grande finanza mondiale: ricordiamo che tra i principali finanziatori e sostenitori del movimento sionista ci fu fin dal principio la famiglia di banchieri Rothschild. In particolare, si veda la corrispondenza tra il massone britannico Lord Balfour e Lionel Rothschild nel 1917, oppure la donazione della Knesset, il Parlamento israeliano, ad opera della famiglia Rothschild. 

Insomma, non è difficile comprendere come un crescente odio antislamico e il clima da crociata o scontro di civiltà avvantaggi di molto la pulizia etnica israeliana in Palestina, un genocidio condannato anche da importanti intellettuali ebrei o di origine ebraica come Ilan Pappè e Noam Chomsky. L’Occidente sembra essere molto cauto nel condannare i crimini israeliani, mentre appare molto rapido a gettarsi in una crociata antislamica non appena si presenti l’occasione. Peccato che a giovarsi di questo clima di terrore siano sempre lo Stato ebraico, i guerrafondai neocoloniali, i tromboni del “Ci vuole più Europa” e i fautori di uno stato di sorveglianza orwelliano “per il nostro bene”.

Sembra che la profezia di Netanyahu si sia avverata. Ma forse si trattava più di una minaccia.

 

 

Leggi anche:

La strage di Nizza. Lupo solitario o operazione militare?

Bruxelles dopo Parigi. Continua la marcia del terrore autoindotto?

La strage di Parigi. Terrorismo islamico o occidentale?

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nizza camion-2-2(Articolo pubblicato sul sito Oltre le Barricate il 17 luglio 2016)

Non è la prima volta che su questo sito ci occupiamo di stragi in Francia (sta diventando una macabra abitudine), e non è la prima volta che viene spontaneo fare delle considerazioni che spesso passano sotto silenzio nella narrazione ufficiale.Come per i precedenti massacri, quelli di Charlie Hebdo e del Bataclan, la prima cosa che viene in mente è: com’è possibile che i vertici della polizia e dei servizi segreti francesi continuino a rimanere saldamente al loro posto dopo ben tre stragi avvenute in meno di due anni sul loro territorio? Stanno operando bene secondo il loro governo e i loro cittadini?
Misteri della fede. Intanto ci piace ricordare che le indagini della procura di Lilla per la strage di Charlie Hebdo furono bloccate dal ministro dell’Interno Cazeneuve, che impose il segreto di Stato: sembra che la pista delle armi fornite ai terroristi portasse dritta ai servizi segreti francesi e ad alcuni loro collaboratori, quali Claude Hermant.
E altrettanto strana è la testimonianza di alcune teste di cuoio sulla strage del Bataclan, che hanno affermato di essere stati pronti a intervenire quella sera, ma che l’autorizzazione non fu data se non con grande ritardo.

L’ultima strage è diversa dalle altre, per il carattere apparentemente “di lupo solitario” dell’autore, anche se politici e commentatori di ogni ordine e grado si sono affrettati a dare la colpa al terrorismo islamico. La rivendicazione dell’Isis in effetti è arrivata (due giorni dopo), mentre a dire la verità l’unico ad aver parlato da subito di legami col jihadismo radicale è stato il premier Valls, e senza nessuna prova, visto che alle fonti investigative risultava che l’assassino fosse solo uno squilibrato senza legami con l’Isis, anche se con parenti legati all’estremismo islamico.
Parliamo, tra l’altro, dello stesso Valls che ha imposto la famigerata Loi Travail scavalcando il Parlamento e nonostante 4 mesi di proteste popolari. Personaggio molto affidabile.

Adesso l’Isis rivendica la strage e afferma che Bouhlel era “un loro uomo”, i politici non vedono l’ora di dare la colpa alle organizzazioni terroristiche, mentre per gli investigatori si è trattato dell’atto di un pazzo solitario, al limite influenzato dalla propaganda jihadista. A questo punto tocca distinguere.
Se si è trattato dell’atto di un folle isolato, ha poco senso prendersela con l’Islam in generale ed evocare lo scontro di civiltà. Un pazzo è un pazzo, al di là di credo, colore e etnia. Ci può essere stato un indottrinamento, ma questo è come dire che ogni bianco può compiere atti criminali su impulso di organizzazioni simili al Ku Klux Klan o ai movimenti neonazisti.

Se invece c’erano complici, allora la situazione si fa più ingarbugliata. E in ogni caso si complica in modo relativo: se, come sembra, l’assassino non era legato in modo stretto all’Isis, allora la rivendicazione dello Stato Islamico è puramente strumentale.
Se, invece, il legame con l’Isis si chiarisce e si rinforza, rimangono pur sempre forti le responsabilità occidentali nella creazione e nel supporto del mostro, come documentato fino alla nausea negli articoli precedenti sulle stragi francesi.

Sembra difficile dire che Bouhlel, come Salah, fosse un estremista islamico. Dalle informazioni che abbiamo sul personaggio, questo beveva alcol, mangiava carne di maiale, si drogava e aveva una vita sessuale disordinata. E non andava mai in moschea, come testimoniato dal fratello. Non esattamente un jihadista modello.

Inoltre c’è qualche dettaglio che fa sospettare che non si sia trattato del gesto di un pazzo solitario. Per iniziare, la cronaca ci ha raccontato di un autista che “guidava a zig zag e sparava sulla folla“. Questo appare decisamente anomalo, poiché fare le due cose insieme sembra alquanto difficile. E infatti un testimone ha detto di aver visto  “altri 3 complici” uscire dal camion. Ma questa versione è stata presto ignorata dai media, anche perché non sono spuntati fuori altri testimoni a confermarla.

Sembra anche un po’ farsesca l’idea che durante la festa nazionale un camion possa passare controlli e transenne semplicemente dicendo di consegnare gelati: successivamente ci hanno detto che invece ha sfondato le transenne. E come al solito lo stragista aveva con sé i documenti, indispensabili in ogni massacro che si rispetti, ed è stato ammazzato: nessuno viene mai preso vivo in eventi come questi, anche se si può capire la necessità di fermare ad ogni costo un camion lanciato a tutta velocità.
Ancora una volta l’assassino era noto alle forze di polizia, ma non ai servizi e non c’erano precedenti per terrorismo o militanza in gruppi radicali. C’era anche stata nei giorni precedenti un’allerta su possibili attentati con veicoli a motore.
Negli ultimi giorni, inoltre, si è diffuso in Rete un video che mostra un uomo che viene arrestato, malmenato e portato via dalla polizia accanto al camion bianco. Gli autori suggeriscono che sia Bouhlel, in realtà preso vivo.

In definitiva, sarebbe interessante capire se è effettivamente attendibile la testimonianza di chi ha parlato di “altri complici” all’interno del camion, perché a quel punto si sarebbe trattato di un commando, e non di uno squilibrato solitario. E occorre fare chiarezza sul video che negli ultimi giorni gira sul Web.
Appare inoltre molto sospetto che l’ennesima strage si sia consumata esattamente il giorno in cui Hollande aveva deciso di porre fine allo stato d’emergenza, che tanto utile si era dimostrato per reprimere i lavoratori in protesta contro la padronale Loi Travail. Ora grazie al gesto di “un pazzo”, lo stato d’emergenza sarà prorogato, con la conseguente limitazione delle libertà civili. I poteri oligarchici ringraziano, così come tutte le forze xenofobe e anti-islamiche d’Occidente.
Per non parlare del partito del “Ci vuole più Europa”, suonato a dovere con la Brexit e che ora gioisce nell’avere di nuovo un nemico comune che dia senso al progetto.

Infine, per chi ama la simbologia (tanto cara ai massoni), anche questo evento contiene coincidenze molto interessanti.
La strage è avvenuta il giorno della presa della Bastiglia, festa in cui si celebrano i valori della Rivoluzione francese, sul Lungomare degli Inglesi e a Nizza, città natale di Garibaldi. Se non fosse opera di un pazzo solitario, gli obiettivi non solo materiali, ma anche simbolici della strage si sprecherebbero.

(Aggiornamento del 27/7/2016)
A gettare ulteriori ombre sulla vicenda, ci si sono messe le pressioni dell’antiterrorismo  e della magistratura francese sul Comune di Nizza per distruggere i filmati del massacro, e quelli del ministero dell’Interno sul capo della sorveglianza locale per rivedere la sua versione sulla presenza della polizia nazionale sulla Promenade des Anglais.
Al punto tale che l’agente Bertin è diventata una specie di eroina nazionale per essersi rifiutata di mentire sulla vicenda, dichiarando che non vi erano agenti della polizia nazionale, al contrario di quanto voleva il governo.

Francia vs Italia

(Articolo pubblicato il 28 maggio 2016 sul sito “Oltre le Barricate“)

Inizio a pensare che per svegliare gli italiani li si debba prendere a ceffoni uno per uno. Allora forse reagiscono. Non si spiega diversamente l’inedia di un popolo che sembra pronto a subire tutto e da tutti.
Sarà forse la millenaria influenza della Chiesa, col suo costante invito a stare zitti, buoni e non alzare mai la voce verso “l’autorità” (magari legittimata da Dio).
Per carità, qualche contestazione al duo sciagura Renzi & Boschi c’è stata, ma niente di serio in paragone alle porcate fatte. Nel frattempo va avanti la terrificante agenda di distruzione dei diritti – qui come altrove – per il piacere di superbanche, industriali, Troika. Come abbiamo detto, secondo un’agenda globale.

In Francia la protesta contro il Jobs Act locale, la Loi Travail, prosegue ormai da quasi tre mesi. Tre mesi di manifestazioni ininterrotte, con tutti i mezzi a disposizione.
Negli ultimi giorni i francesi sono arrivati a bloccare le raffinerie e le centrali nucleari, soprattutto grazie alla mobilitazione del sindacato Cgt. E la lotta continua, finché la contestata riforma del lavoro non sarà ritirata.

In Italia lo stesso Jobs Act e l’Italicum (una legge evidentemente antidemocratica, specie per il premio di maggioranza spropositato, contestata persino da parlamentari del Pd come Bersani) hanno prodotto si e no un belato. Le sparute proteste sono state lasciate ai cosiddetti “antagonisti” dei centri sociali (manganellati sistematicamente dalla democratica polizia renziana), a studenti e a qualche intellettuale.

Intendiamoci: dopo il progetto di riforme autoritarie, il Jobs Act, e i casi del Salva Banche e Trivellopoli, l’Italia ora dovrebbe trovarsi in uno stato di guerra civile permanente, per costringere un premier non eletto, un governo indegno  e un Parlamento illegittimo a ritirare i provvedimenti liberticidi e andare a casa.
Invece niente, si aspettano gli europei e magari si spera che ad ottobre vinca il No, per liberarsi di questa manica di traditori e venduti. Come se nel frattempo non possano fare valanghe di altri disastri.

A sottolineare la natura “padronale” delle riforme, ci hanno pensato l’Unione Europea, che tramite il commissario agli affari economici, Pierre Moscovici, ha definito la riforma francese come “indispensabile” (tanto per ribadire da che parte sta), e la Confindustria italiana che, con il Fmi, ha applaudito a quelle renziane (già commissionate dalla JpMorgan e dalla Bce, con la famosa lettera del 2011).
Insomma: banchieri, industriali e Troika appassionatamente e massonicamente uniti nella distruzione dei diritti dei lavoratori (e di quelli dei comuni cittadini) nel nome dei propri profitti e della propria insaziabile sete di potere. E su tutto questo processo aleggia l’ombra del TTIP, il trattato commerciale Usa-Europa visto da molti commentatori come un pericolo per la salute e la democrazia, e come sempre sponsorizzato dalle grandi corporations.

I francesi hanno ragione a dire che “non vogliono farsi fregare come gli italiani“. I nostri cari concittadini, finora, si sono fatti turlupinare come allocchi, anche grazie ad una stampa asservita in modo stomachevole e a dei sindacati sonnecchianti.
Lo faranno anche a ottobre? Nel frattempo, qualche segnale di vita sarebbe gradito.

Isis Cia Mossad

(Articolo pubblicato su Barricate – L’informazione in movimento, il 23/11/2015)

Dopo pochi mesi siamo di nuovo qui a scrivere sulla strage di Parigi. E come per il caso Charlie Hebdo, i punti oscuri sono tanti. (1)

La cosa più azzeccata che si è letta su Internet dopo il massacro di venerdì scorso, l’ha scritta Aldo Giannuli: “E’ la Caporetto della sicurezza francese: se dopo dieci mesi da un evento di quelle proporzioni, si incassa una serie di sette attentati simultanei in pieno centro della capitale vuol dire che è meglio che quelli della Suretè si diano al giardinaggio, e il Presidente Hollande farebbe bene a destituirne in blocco l’intera dirigenza” (2)

Eh già, perché dopo la strage dello scorso gennaio e dopo i tanti proclami dell’Isis contro l’Occidente, ci si aspettava che fatti del genere non si ripetessero. O almeno, non in maniera così plateale.

A confermare le perplessità sull’operato dei servizi francesi ci sono tanti elementi. Per primo, il fatto che ad allertare la Francia sulla possibilità di attacchi imminenti fossero stati i servizi iracheni, quelli sauditi, quelli statunitensi e quelli turchi. Ai quali si aggiunge l’allarme dato alla comunità ebraica il giorno stesso del massacro, come riportato dal Times of Israel. (3) (4) (5) (6)

Insomma, una pioggia di avvertimenti che non sembrano aver permesso all’intelligence parigina di attivarsi nel migliore dei modi per prevenire l’accaduto, nonostante alcuni degli autori della strage fossero monitorati da tempo e nonostante il precedente di Charlie Hebdo. (7) E parliamo di servizi di sicurezza che, storicamente, hanno fatto da modello per Scotland Yard e FBI.

Eppure, dopo questo secondo incredibile fallimento, non si odono voci di un licenziamento in tronco dei dirigenti della sicurezza francese. Evidentemente questi dell’Isis sono veramente bravi a eludere i sistemi di sorveglianza occidentali… Ne discende (secondo i commentatori di ogni ordine e grado) che occorre un maggiore controllo sulla popolazione, sulle comunicazioni private, magari nuove restrizioni delle libertà civili, e una guerra totale contro i terroristi. Pochi giorni dopo la strage, un sondaggio ha rilevato come l’84% dei cittadini francesi sia pronto a rinunciare a parte delle proprie libertà in nome della sicurezza. (8)

Quando si parla di Isis, però, bisogna sempre partire da una premessa fondamentale (che viene spesso e volentieri dimenticata dai mass-media): è ormai sconfinata la letteratura che descrive i legami tra lo Stato Islamico e i suoi creatori occidentali. Anche limitandosi solo a Internet è possibile reperire valanghe di articoli, e con fonti assolutamente prestigiose. Ne vado a linkare alcuni: ci sono ricerche di professori universitari (9), documenti del Pentagono e della DIA (10) (11), dichiarazioni di politici e militari, americani e non (12) (13) (14), ricostruzioni giornalistiche (15), rivelazioni di whistleblower come Snowden (16) e tanto altro ancora. Tutte ripetono la stessa incontestabile verità: l’Isis fu creata, finanziata e addestrata dagli Usa, con la collaborazione di altri Paesi Nato (tra cui  soprattutto Gran Bretagna e Turchia) e di Israele, Arabia Saudita e Qatar, per destabilizzare il regime siriano filorusso di Bashar el Assad. E’ per questo motivo che da anni i Paesi occidentali dicono di far la guerra allo Stato Islamico, ma in realtà poco si è fatto per sradicarla sul serio, mentre da più analisti è stato riconosciuto che le potenze occidentali potrebbero toglierla di mezzo – se veramente volessero – “nel giro di 24 ore”. Su Barricate ne abbiamo già parlato con un articolo pieno di riferimenti mesi fa. (17)

Dal punto di vista geopolitico, l’Isis torna utile per diversi motivi all’Occidente. Da una parte perché si finanzia soprattutto vendendo petrolio (di cui Siria e Iraq sono ricche) a basso prezzo sul mercato nero, oltre il 50% del quale sembra venga acquistato da società statunitensi (18) (19). Dall’altra con la loro guerra ad Assad, colpevole, tra l’altro, di opporsi alla costruzione di un gasdotto che porterebbe il gas in Europa dal Qatar, minando lo strapotere russo in materia (20). E, stando alle rivelazioni di Edward Snowden, lo Stato islamico servirebbe anche a proteggere Israele, raccogliendo jihadisti per incanalarli contro i suoi nemici, in un’operazione denominata “Nido dei calabroni”. (21)

E ora che si prospetta una nuova e lunga “guerra al terrore”, come accadde per l’11 settembre il cattivo di turno ha avuto contatti precedenti con la Cia. Ci sono foto che documentano gli incontri tra il “Califfo del Terrore” Al Baghdadi e il senatore americano John McCain, il quale ha anche candidamente ammesso di essere “in costante contatto con l’Isis”. (22) (23)
Al Baghdadi fu prigioniero degli Stati Uniti in Iraq dal 2005 al 2009, dopodiché fu misteriosamente rilasciato. Secondo Snowden, perché reclutato dalla Cia allo scopo di dirigere lo Stato Islamico.  (24) (25)

Sulla contiguità tra Isis e Stati occidentali, il giornalista ed ex europarlamentare Giulietto Chiesa è stato molto chiaro: “L’Isis è una specie di Spectre in cui Stati islamici (alleati dell’Occidente) coesistono con i servizi segreti dell’Occidente, a cominciare da quelli francesi, che dovrebbero vigilare sulla sicurezza dei francesi.” (26)

Ce n’è abbastanza, allora, per parlare di complotto? Gli elementi sospetti ci sono tutti.Made Usa

Prima ci hanno propinato i soliti documenti scampati miracolosamente alle esplosioni dei kamikaze (una costante dopo 11 settembre e Charlie Hebdo: o resistono alle esplosioni o li dimenticano in macchina); poi è arrivata la rivendicazione del Califfo del terrore, come detto targato Cia; poi sono partiti i consueti bombardamenti che, massacrando migliaia di civili in Siria evitano anche la possibilità che qualche ragazzino possa darsi al jihadismo (tanto per ribadire la superiorità occidentale in termini di rispetto della vita umana), e ora tutto l’Occidente è pronto ad aumentare le misure di controllo, gli armamenti, cambiare le Costituzioni in nome della “sicurezza”.

E’ interessante notare che, dopo il caso di Charlie Hebdo, quando un magistrato chiese al governo francese la pubblicazione di documenti legati al traffico d’armi che aveva permesso ai terroristi di compiere la strage, questi furono secretati per “motivi di sicurezza nazionale”. Sembra che la pista delle armi portasse direttamente ai servizi segreti francesi. (27) (28)

Così come sempre Aldo Giannuli (un esperto in materia) si è detto stupito che tra le armi usate dai terroristi ci fosse il fucile a pompa, arma “precisissima, potente, solida, che non si inceppa mai, ma scomodissima da usare e che richiede di riprendere la mira ad ogni colpo. Una arma classicamente usata da servizi segreti (amatissima da quelli americani) e da Cosa Nostra (sempre negli Usa)”. Un’arma “preziosa per attentati ad un determinato bersaglio, ma del tutto disfunzionale nel corso di una azione in cui si spara nel mucchio, cosa per la quale risulta tanto più utile il classico kalashinikov”. (29) Gli stessi terroristi erano stati descritti da alcuni dei sopravvissuti alla strage come “bianchi, che agivano come professionisti, come membri delle forze speciali”. (30)

Infine una stranissima coincidenza sul teatro Bataclan, luogo dove sono morte 89 delle 129 vittime della strage: i proprietari ebrei avevano deciso di venderlo, dopo 40 anni, esattamente lo scorso 11 settembre, prima di trasferirsi in Israele. E come già detto, la comunità ebraica era stata allertata del rischio attentati. (31)
Per chi ama la simbologia, sembrerà anche interessante che nel locale si esibissero, al momento della strage, gli Eagles of Death Metal (letteralmente: Aquile di Metallo di Morte), un nome decisamente profetico, visti i bombardamenti su Raqqa dei giorni successivi. E, sempre rimanendo nel campo simbolico, qualcuno avrà notato la coincidenza tra il giorno Venerdì 13 (con la sua storia) e la Francia come teatro della strage. Ma forse stiamo divagando, anche se sappiamo che esiste gente molto legata alle simbologie.

Secondo Gioele Magaldi, autore del libro “Massoni” e lui stesso aderente alla libera muratoria, dietro questa e tante altre stragi – 11 settembre incluso – ci sarebbe una superloggia guidata da personalità di spicco dell’Occidente, la Hathor Penthalpha (Hathor, come Isis, è uno dei nomi della dea Iside). L’obiettivo sarebbe usare atti di terrorismo per dirigere il mondo nella direzione voluta. Nemico finale: la Cina e la Russia, i principali competitor al potere di Washington. (32)

Ma torniamo al futuro prossimo: quali sono e saranno gli effetti di questo “11 settembre francese”? Quelli che conosciamo.
Politici e giornalisti che si levano a chiedere più misure di sicurezza, guerra al “fanatismo islamico”, più controlli interni e alle frontiere, restrizioni delle libertà civili e dei diritti costituzionali, un “fronte unico” occidentale contro il Terrore, poteri speciali ai governi. E una nuova ondata di islamofobia dilagante.

Chi ne beneficerà? I falchi Usa e occidentali, sempre alla ricerca di nuovi pretesti per intensificare guerre e ingerenze in Medio Oriente contro gli “Stati canaglia” (che domani potrebbero essere etichettati, con un qualsiasi pretesto, come “amici del Terrore” oppure come incapaci di gestire la presenza dell’Isis, e quindi via alla imposizione di nuovi governi filoccidentali), Israele che potrà continuare il suo genocidio in Palestina indisturbato (a proposito, perché l’Isis non attacca gli odiati israeliani, ma continua ad agire tutt’intorno ad essi? La cosa è alquanto curiosa…(33) ), gli sponsor degli Stati Uniti d’Europa che tuoneranno sulla necessità di più unità, di un esercito europeo e di un coordinamento più centralizzato, e tutti coloro che vorranno limitare le libertà civili e intensificare il controllo sulla popolazione, ovviamente per tutelare la nostra sicurezza contro i “terroristi”. Dei terroristi finanziati, armati e addestrati dall’Occidente, sempre monitorati dai servizi, ma che i servizi poi si lasciano clamorosamente sfuggire in casi come questi.

 

P.s. I sospetti sui servizi segreti francesi sono anche confermati da questo articolo, pubblicato su Megachip il 21 novembre scorso, che mette in luce i legami tra alcuni esponenti del jihadismo e il DGSE francese. Tutti gli uomini noti al pubblico e coinvolti nella strage di Parigi erano in qualche modo monitorati dai servizi, il che rende ridicola l’idea che nessuno sapesse dov’erano e cosa facevano poco prima del 13/11)

 

 

Link:

  1. http://www.barricate.net/2015/03/2335/
  2. http://www.aldogiannuli.it/strage-di-parigi-stiamo-perdendo-la-guerra-con-la-jihad/
  3. http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/11/16/attentati-parigi-sospetto-terrorista-bordo-di-una-seat-ricercato-nel-torinese-fallito-blitz-bruxelles-salah-abdeslam-non-e-stato-catturato-foto-video/2222762/
  4. http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=13460
  5. http://www.timesofisrael.com/in-france-defense-experts-see-parallels-to-israel/
  6. https://www.facebook.com/premiogoebbels/photos/pcb.1706865316213647/1706865272880318/?type=3&theater
  7. http://www.internazionale.it/opinione/ewen-macaskill/2015/11/20/parigi-attentati-servizi-segreti-errori
  8. http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=13446
  9. http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=9497
  10. http://www.byoblu.com/post/2015/11/16/i-documenti-desecretati-usa-che-raccontano-la-nascita-dellisis.aspx
  11. http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=11756
  12. https://www.facebook.com/99posseofficial/photos/a.148747825951.126983.38017080951/10153152396600952/?type=3
  13. http://www.byoblu.com/post/2015/11/15/generale-francese-lisis-creato-dagli-usa.aspx
  14. http://lastella.altervista.org/ex-ufficiale-usa-lisis-e-un-mostro-creato-dalla-cia/
  15. http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=13441
  16. http://popoffquotidiano.it/2014/08/08/snowden-lisil-e-stato-addestrato-dalla-cia-e-dal-mossad/
  17. http://www.barricate.net/2015/03/la-bufala-isis/
  18. http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=13473
  19. http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=8&pg=13224
  20. http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=11756
  21. http://popoffquotidiano.it/2014/08/08/snowden-lisil-e-stato-addestrato-dalla-cia-e-dal-mossad/
  22. http://popoffquotidiano.it/2014/08/23/il-patto-isil-usa-in-una-foto/
  23. http://popoffquotidiano.it/2014/11/12/mccain-ammette-sono-in-contatto-permanente-con-lisis-video/
  24. http://popoffquotidiano.it/2014/08/08/snowden-lisil-e-stato-addestrato-dalla-cia-e-dal-mossad/
  25. http://www.byoblu.com/post/2015/11/16/i-documenti-desecretati-usa-che-raccontano-la-nascita-dellisis.aspx
  26. http://it.sputniknews.com/mondo/20151116/1553459/mandanti-terrorismo-ISIS.html
  27. http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=13444
  28. http://www.libreidee.org/2015/11/strage-a-parigi-operazione-militare-truccata-da-jihadismo/
  29. http://www.aldogiannuli.it/strage-di-parigi-stiamo-perdendo-la-guerra-con-la-jihad/
  30. http://www.corriere.it/esteri/15_novembre_14/attentati-parigi-testimoni-terroristi-erano-bianchi-sparavano-come-soldati-forze-speciali-e184e4ee-8ab3-11e5-8726-be49d6f99914.shtml
  31. https://www.forexinfo.it/Parigi-il-teatro-Bataclan-era
  32. http://www.libreidee.org/2015/11/il-massacro-di-parigi-e-le-rivelazioni-choc-di-gioele-magaldi/
  33. https://www.facebook.com/premiogoebbels/photos/a.1475876469312534.1073741828.1475866322646882/1707340056166173/?type=3

Cia lie

(Articolo pubblicato su Barricate – L’informazione in movimento il 25/3/2015)

Sono tanti gli aspetti controversi della strage del 7 gennaio alla redazione del Charlie Hebdo, ma alcuni punti – a mio parere – non sono stati rimarcati a sufficienza.

Per iniziare c’è l’elemento assolutamente non secondario della presenza dell’economista francese Bernard Maris tra le vittime, un banchiere della Banque de France che poco tempo prima aveva fatto luce sul meccanismo truffaldino della creazione della moneta e sulla necessità di ridurre il debito dei Paesi europei per non fare la fine dei Paesi africani. Ce n’era abbastanza per farlo fuori, seconda la logica di poteri che stanno trascinando un intero continente nella schiavitù con l’arma del debito.

Poi c’è la Siria, che sarebbe il luogo di provenienza dei fratelli Kouachi e il luogo in cui si sarebbe rifugiata la complice sfuggita, Hayat Boumeddiene. I due franco-algerini si sarebbero addestrati in uno degli “stati canaglia” di Washington, sarebbero stati affiliati ad Al Qaeda e il loro “collaboratore”, Amedy Coulibaly, avrebbe fatto parte dell’Isis. Questa insistenza con la Siria è sospetta, almeno se vogliamo prestare attenzione a quanto diceva Edward Snowden, secondo il quale l’Isis fu creata dagli Usa per avere un esercito in grado di spodestare il regime di Assad.

Il fatto che i due fratelli si fossero addestrati in Siria e la loro collaboratrice si sia rifugiata lì, puzza tantissimo di operazione per legittimare nuovi interventi militari nei confronti di Damasco. Tanto più che l’incredibile dimenticanza dei documenti di identità dei sospettati nell’automobile sembra essere la prova di un intervento dei servizi segreti per dirigere le indagini verso obiettivi di comodo, come già accaduto nel caso dell’11 settembre.

Poi va aggiunta la presenza degli israeliani. Il vicedirettore di una tv israeliana, Amchai Stein di IBA Channel 1, era provvidenzialmente presente nel teatro della strage, e Netanyahu ha subito inviato uomini del Mossad ad aiutare l’intelligence parigina. Indubbiamente un’ondata anti-islamica è vista con grande favore dallo Stato ebraico per continuare le sue operazioni di pulizia etnica in Palestina, così come il darsi un’immagine da “protettori dell’Occidente”.

A far crescere i dubbi sulla autenticità di quanto ci è stato raccontato dai media contribuiscono anche: il filmato dello sparo al poliziotto inerme, in cui non c’è la minima traccia di sangue ; gli stragisti che hanno girato a lungo intorno al luogo della sparatoria gridando Allah Akbar, tanto per ribadire al mondo di essere islamici; la mancata protezione ad un obiettivo sensibile sul cui pericolo i servizi francesi erano stati allertati; il fatto che gli stessi accusati fossero sotto il controllo dei servizi da anni e tuttavia siano riusciti a portare a termine indisturbati la loro missione, riuscendo persino a circolare per i due giorni successivi nella capitale senza particolari difficoltà; la svista clamorosa sull’altro ragazzo accusato di essere l’autista dei fratelli Kouachi, e che poi in realtà si trovava tranquillamente a scuola (il che lascia molti dubbi sul fatto che i terroristi fossero effettivamente quelli raccontati dai media) ; il fatto che tutti gli autori della strage siano stati uccisi invece che catturati, impedendo loro di raccontare tutti i retroscena del gesto.

Altro elemento molto inquietante è il “suicidio” di un ufficiale della polizia giudiziaria che stava indagando sul caso, mentre una giornalista francese sopravvissuta al massacro avrebbe testimoniato che uno dei killer aveva gli occhi blu, e quindi non poteva essere uno degli accusati.

Uno dei primi a sollevare dubbi sull’accaduto è stato Aldo Giannuli, ripreso dal blog di Grillo, che ha rilevato fin da subito numerose incongruenze.

Recentissima è poi la rivelazione del settimanale francese “L’Obs”, secondo il quale uno dei fratelli Kouachi sarebbe stato praticamente cieco.

Tutto ciò porta a ipotizzare una montatura per togliere di mezzo un personaggio scomodo all’elite finanziaria (Bernard Maris) e nel contempo rilanciare l’odio e la paura antislamici, per favorire nuove guerre al terrore in Siria e in altri “stati canaglia” e per attenuare le critiche occidentali verso l’operato di Israele in Palestina. Effetti collaterali potrebbero essere le limitazioni dei diritti civili e nuove misure “anti terrorismo”, che torneranno utili alla creazione di uno stato di polizia caro ai poteri forti.

Il tutto per far dimenticare che, da decenni, le peggiori operazioni terroristiche sono state finanziate e dirette da Stati come gli Usa, la Gran Bretagna e Israele, a loro volta al servizio dei grandi capitalisti.

Ma per raggiungere questo livello di comprensione occorre restare lucidi e cercare di informarsi come si deve.

E’ molto più facile, invece, sbandierare che “Io sono Charlie” e magari tuonare contro il pericolo musulmano, come vediamo fare in questi giorni da giganti del pensiero come i Salvini e i Le Pen.

 


FF2It is possible to find many articles on the Web about the shadows around the massacre at the Charlie Hebdo’s editorial office in Paris, but some elements have not been highlighted enough, in my opinion.

In the beginning there is the – absolutely not secondary – presence of Bernard Maris among the victims, a banker of the Banque de France, who some time ago was denouncing the deception of the creation of money by the banks and the need for European countries to cut the debts, in order to avoid a fate like that of some African countries. It was enough to eliminate him, following the logic of powers who are bringing a continent to slavery with the weapon of debt.

Then there is Siria, the country where the Kouachi brothers were from, and where Amedy Coulibaly’s girlfriend, Hayat Boumeddiene, would have hidden some days after the massacre.

The two french-algerian brothers would have trained themselves in one of the “worst enemy” of Washington, would have been part of Al Qaeda and their “ally”, Coulibaly, would have been part of Isis. This insistence with Siria is suspicious, at least if we want to lend a ear to Edward Snowden, who said that the Isis was created by the USA to have an army to remove the democratically elected president Assad from Siria. All of this seems an operation to justify new military actions in Siria, with the excuse of defending the West from terrorism. Also the incredible inattention of the Id cards of the suspected terrorists left behind in the car, appears to be the proof of the intervention of some intelligence who wanted to blame some scapegoats, as for 9/11.

Then there is Israel. The vice-director of an Israeli television, Amchai Stein of IBA Channel 1, was incredibly present at the moment of the massacre, while Netanyahu quickly sent agents of Mossad to help the French intelligence. It is understood that a wave of anti-islamist hate is very useful for the Israeli president, in order to continue his genocide in Palestine, and to give himself the image of “protector of the West”.

More elements let the doubts grow about the official version of what happened: the video of the shooting of the cop, in which there is no trace of blood; the killers who lingered around the place of the massacre, shouting “Allah u Akbar”, just in case people didn’t understand they were Muslims; the lack of protection of a target considered sensitive, and on which the French intelligence had been alerted; the fact that the same suspects were under the control of the intelligences since years, and anyway were able to reach their goal without problems, even wandering around Paris for the next two days; the incredible error about the identity of the third man, a 18 years old considered the driver of the Kouachi brothers, who instead was peacefully in school (and this casts many doubts whether the terrorists were really the ones reported by the media); the fact that all the murderers had been killed instead of being captured, preventing them from unveiling the reasons and detalis of their gesture.

Another disquieting element is the “suicide” of a French police officer who was investigating on the case, while a French journalist who survived the massacre witnessed that one of the killers had blue eyes, so he could not have been one of the suspects.

One of the first in Italy to cast doubts on what happened was Aldo Giannuli, quickly reported by the blog of Beppe Grillo.

All this leads to hypothesize a false flag to eliminate a man not welcome by the financial elite (Bernard Maris), and in the meantime relaunch anti-muslim hate and fear, to push for new “wars on terror” in Siria and other “rogue States” and to diminish the western criticism towards the actions of Israel in Palestine. Collateral effects could also be the limitations of civil rights and new measures against terrorism, which will be useful for the creation of a repressive state, desired by the strong powers.

All this to let the people forget that, since decades, the worst terroristic operations have been led by countries like USA, UK and Israel, at the service of the big capitalists.

But to reach this level of understanding it is important to stay lucid and try to inform ourselves in the best way.

It’s very much easier, instead, waving that “I am Charlie” and bark against the “Islamic threat”, as we are watching many people do in these days.

Quando cade un dittatore, il mondo diventa più bello. Tutto l’apparato mediatico si affanna a raccontarci quanto il tiranno sia stato cattivo e quanto sia stato necessario, per le filantropiche nazioni occidentali, intervenire per toglierlo di mezzo e restituire così ai popoli locali diritti, libertà e democrazia. E’ stato così in Iraq, in Afghanistan, ora in Libia e in tanti altri Paesi è successo e succederà.

Leggevo recentemente un’ottimo excursus storico-mitologico su un famoso quotidiano nazionale, nel quale si raccontava come la fine dei dittatori di tutti i tempi sia stata “inelluttabile”: hanno mantenuto il potere tiranneggiando il popolo, per una forma di castigo divino sono stati rovesciati e il loro potere è stato ritrasferito al popolo stesso. Da un punto di vista etico potrei essere perfettamente d’accordo, lo sono un po’ meno se parliamo di verità storica. E’ raro che le rivoluzioni le faccia – da solo – il popolo: le più grandi rivoluzioni (vincenti) della storia hanno visto come protagonista la ricca borghesia locale (francese, americana, italiana ecc.) spesso riunita in confraternite massoniche. Oppure sono state pilotate da Stati esteri, come i colpi di stato in Cile nel 1973 (Pinochet, appoggiato da Cia e lobby americane) e  in Venezuela nel 2002 . Il mito della rivoluzione dal basso va un tantino sfatato e quando c’è un movimento rivoluzionario vincente, bisogna sempre valutare se non sia stato appoggiato da qualche forza ben poco “popolare”. Prendiamo l’attuale esempio della Libia. Il diabolico dittatore Gheddafi finalmente espropriato del suo potere, dopo anni di tirannide. C’è da chiedersi perchè le forze occidentali non si siano mosse prima, così come per molti anni avevano tollerato pacificamente il regime di Saddam Hussein in Iraq. Parlavo nello scorso post di strategie belliche dell’Impero Romano: un’altra molto in voga consisteva nel mettere, nei territori in cui fosse difficile creare un proprio controllo diretto, dei “governi fantoccio“, composti da uomini del luogo ma fedeli a Roma. E’ chiaro che questo rapporto idillico poteva durare solo fino a quando gli uomini preposti avessero adottato politiche favorevoli all’Impero. Gli Stati Uniti non hanno voluto discostarsi da questo modello, favorendo occasionalmente dittature che tornavano loro utili. Ciò che gli Yankee non tollerano però è chi non “riga dritto”. Orbene, che aveva fatto Gheddafi di così malvagio da essere rimosso? E’ presto detto: Gheddafi aveva installato un sistema di telecomunicazioni indipendente dalle aziende occidentali, voleva creare una Banca Centrale Africana, un Fondo Monetario Africano e una Banca Africana del Prestito (leggere questo interessantissimo documento per approfondire). Tutto per rendere il continente finanziariamente indipendente dalle potenti e analoghe istituzioni occidentali. Se a questo sommiamo le ingenti risorse petrolifere (e non solo) della Libia, che Gheddafi vendeva al miglior offerente (in primis l’Italia), capiamo come il personaggio fosse diventato un po’ troppo audace e autonomo per mantenere il potere e come risultasse ormai molto più conveniente levarlo di mezzo e intascare il ricco bottino libico. Che verrà puntualmente spartito tra i soliti noti: Stati Uniti, Francia, Inghilterra. Le filantropiche democrazie nemiche giurate dei dittatori: sempre quelli ricchi di petrolio e risorse, però. E che non rigano dritto.

La Rivoluzione francese come rivoluzione borghese (e capitalistica)

Con le Rivoluzioni francese e americana la borghesia diventa la forza dominante 

Rivoluzione francese, americana e massoneria

Inizia con questo una serie di post legati al mondo dell’economia e della finanza e in particolare all’attuale crisi economica.

L’Italia, l’Europa e gli Stati Uniti sono scossi da una crisi finanziaria senza precedenti e cercherò con i miei post di rendere più chiara la situazione, per quanto possibile in base alle mie conoscenze e letture.

In questo primo post vorrei riportare, per iniziare, uno spezzone di un articolo del “Sole 24 ore” del 10/08/2011, che illustra bene come, dopo la crisi greca e con il recente acquisto di titoli di debito pubblico italiani da parte della Bce, stia cambiando la modalità con cui gli Stati vengono “aiutati” a gestire i loro debiti pubblici. Il pezzo è il seguente:

“L’espansione del contagio a Italia e Spagna ha inaugurato la settimana scorsa modalità diverse: niente programma sottoscritto in modo formale con le controparti internazionali, niente troika (Ue, Bce, Fmi), niente finanziamenti diretti ai governi. Si è assistito però a un commissariamento di fatto, con una combinazione di pressioni fortissime dei mercati finanziari, della Bce (in cambio dell’acquisto di debito sul mercato secondario), delle altre capitali (Berlino e Parigi): una combinazione che si è rivelata, anche per effetto dell’emergenza, più efficace dello strumentario formale adottato in passato”.

In parole povere, le forze internazionali, se riguardo alla Grecia l’hanno costretta ad adottare le misure volute con prestiti da parte di Fmi, Ue e Bce, con l’Italia stanno ottenendo lo stesso effetto con la pressione dei mercati finanziari e con l’intervento della Bce nell’acquisto del debito pubblico: nel frattempo Francia e Germania fanno pressioni perchè, in caso di fallimento dello Stato Italia e di istituzione del fondo Efsf (il cosiddetto Fondo europeo salva-Stati), una buona parte del denaro necessario a risollevare il Belpaese verrebbe da loro, Paesi tra i più importanti (e notevoli contribuenti) dell’Eurozona. Cambiano i mezzi ma la sostanza è la stessa: intanto il Governo italiano si prepara a varare nuove misure fiscali restrittive (tagli alla spesa pubblica, liberalizzazioni, privatizzazioni). Tutto grazie alla “speculazione internazionale” sui mercati finanziari, che ha enormemente aumentato i rendimenti dei nostri titoli di debito pubblico e quindi il rischio di insolvenza del nostro Paese.