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57677-o-renzi-marionetta1392658682Ok, facciamo finta che gli italiani siano semplicemente stati “abbagliati” e “ingannati”, nelle scorse elezioni, dalla aria di nuovo del Neo Mastrota che ci ritroviamo al governo.

Volevano il cambiamento, sono stati spaventati dalla quasi totalità della stampa che ha presentato (all’indomani delle politiche del 2013) Grillo come il terribile pericolo per la democrazia, e sono corsi a dare il 41% delle preferenze all’ennesimo inciucione dalla faccia pulita, e alla sua squadra di gggiovani fuori e democristiani dentro.

Bravi, ci avete creduto e siete stati fregati un’altra volta. Ora anche basta però.

Dopo pochi mesi di governo Renzi, avrebbe dovuto essere chiaro a tutti che si ha a che fare con un incompetente al servizio dei poteri ultraforti, pronto a vendere pure i parenti per avere più potere.

Invece a distanza di mesi, il bimbominkia fiorentino ancora resiste nei sondaggi con un 40% di consensi a favore.  Qui i casi sono due: o i sondaggi sono truccati, o il popolino italiota è stato di nuovo ipnotizzato dall’ennesimo venditore di pentole.

Ma dato che difficilmente giornali e tiggì dicono le cose come stanno, facciamo un piccolo elenco, che permetta di capire anche al più candido dei Candidi chi è Renzi, da dove viene e dove sta andando.

Sperando di non contribuire, in questo modo, a fargli prendere il 60% alla prossima occasione. Gli italiani sono capaci di ogni prodezza quando si tratta di scegliere il peggio.

 

Una nobile stirpe

Il padre, Tiziano Renzi, da alcuni illustri concittadini citato come figura preminente della massoneria toscana, risulta indagato per bancarotta fraudolenta dopo il fallimento della società di distribuzione di cui era amministratore, la Chil Post.
Tutti i contratti della società erano precari, a parte ovviamente quello del figlio Matteo, che in questo modo riceveva i contributi per la pensione dalla collettività.

Inoltre delle dieci società fondate, possedute o amministrate da Renzi senior nella sua “carriera”, tre hanno subito condanne dai vari tribunali, per un totale di sette condanne.

Sembra quindi che onestà e affidabilità siano nel Dna di famiglia.

 

Renzi l’ammerigano

Renzi è di centro sinistra solo sulla carta. In realtà la sua vera passione resta il centro destra, italiano quanto americano. A parte gli arcinoti inciuci con Silvio Berlusconi riassunti nel patto del Nazareno (su cui il direttore del Corriere della sera Ferruccio De Bortoli ha sentito “odore di Massoneria”), e in aggiunta all’aiuto dato da Forza Italia e dall’amico Verdini quando si è trattato di correre per l’elezione a sindaco di Firenze (FI gli candidò contro l’ex portiere Giovanni Galli, abbandonandolo al momento del ballottaggio), Renzi coltiva ottimi rapporti con l’ultradestra Usa.

Personaggi come Michael Ledeen, una delle menti dietro molte operazioni sporche  targate Cia nel mondo e interventi militari Usa, che è considerato “il governo ombra” di Renzi“, mentre la Mogherini ha incontrato in almeno due occasioni il braccio destro di John McCain e uomo della Cia Kurt Volker, prima di fare carriera ed arrivare a diventare miracolosamente lady Pesc, la responsabile Ue per la politica estera.

E’ evidente la vicinanza di Renzi con i poteri forti americani: il suo pronto assenso alla guerra in Iraq e la sua solerzia nel mantenere i rapporti col Cfr (Council on Foreign Relations, uno dei più potenti think tank al mondo dall’orientamento ultraliberista) dimostrano quanto Renzi tenga all’amicizia degli Usa, anche in caso di decisioni più che discutibili.

 

Israele mon amour

Un altro grande amore di Renzi è lo Stato di Israele.

Su Israele Renzi ha sempre fatto capire in modo molto chiaro la sua posizione, come quando si è speso per “la liberazione dell’ostaggio israeliano rapito” nel pieno dei bombardamenti sulla striscia di Gaza, quando i morti tra i palestinesi erano già più di 1.600 (con quasi 9.000 feriti, in maggioranza civili) a fronte di una manciata di decessi tra i soldati sionisti, logica conseguenza dell’invasione della striscia da parte dell’esercito ebraico.

Inoltre al momento delle primarie nel centro sinistra, gli ebrei pro Israele (va sempre ricordato che ci sono anche molti ebrei contro il sionismo e contro Israele) hanno decisamente fatto campagna a favore di Renzi e contro Bersani, considerato troppo “equidistante” sulla questione palestinese.

Per finire, Marco Carrai, uno degli uomini più vicini a Renzi, è da anni considerato “uomo del governo israeliano”, oltre che assiduo frequentatore di Michael Ledeen, già citato a proposito dei rapporti tra Renzi e l’ultradestra Usa.

 

Il rottamatore della sinistra e della Costituzione

Renzi è evidentemente stato scelto dai poteri forti dell’economia occidentale per rottamare la sinistra in Italia, assimilandone l’ideologia a quella della peggiore destra: libero mercato, deregulation, privatizzazioni, eliminazione delle tutele dei lavoratori, flessibilità estrema.

Vediamo questa agenda in corso attualmente con l’eliminazione dell’art. 18, salutata dagli applausi dei vari Marchionne e Poletti.

Anche la modifica della Costituzione si inserisce nel quadro di uno smantellamento dell’equilibrio dei poteri, a favore di un premier e di un presidente della Repubblica più forti. Queste modifiche della Carta vanno di pari passo con i dettami della banca d’affari Jp Morgan, che qualche mese fa in un comunicato esortava i governi occidentali a “sbarazzarsi delle costituzioni antifasciste” e dei loro eccessivi riguardi verso i lavoratori. La stessa Jp Morgan, tramite Tony Blair (ora agente della banca), ha incontrato più volte Renzi per assicurarsi la sua fedeltà a questo programma.

Sul fronte bancario, va poi ricordato il legame di Renzi con Davide Serra, uno dei suoi principali finanziatori, ex collaboratore delle superbanche Ubs e Morgan Stanley e frequentatore tra i più assidui della Leopolda. Uno che ha affermato candidamente, all’ultima kermesse fiorentina, che lo sciopero “non è un diritto”.
Tanto per capire le intenzioni del “nuovo che avanza”.

 

Figlio di Troika

Tanto per non deludere le aspettative dei macellai del Fondo Monetario Internazionale, funesta istituzione guidata dagli Usa e incaricata di prescrivere a tutti gli Stati del mondo le ricette che vanno bene agli Usa (e cioè privatizzazioni, liberalizzazioni fulminee, tagli alla spesa pubblica, deregulation), Renzi ha piazzato alla guida dell’Economia e della Spending review due uomini provenienti proprio dal Fmi, e cioè Pier Carlo Padoan e Carlo Cottarelli.

Padoan, che è stato anche consulente della Bce, era il responsabile del Fmi per l’Argentina nel 2001 quando ci fu il crac, causato anche (e soprattutto) dalle politiche imposte dal Fondo; Cottarelli (che però si è dimesso a ottobre) è uomo del Fmi dal 1988.

Pensare che, con personaggi così al governo, Renzi non adotti le peggiori politiche neoliberiste e filo-Troika è pura ingenuità.

 

Renzi e il Vaticano

Ovviamente il Vaticano non poteva mancare nella collezione di poteri forti del nuovo premier.

Sempre l’amico Carrai (definito da molti “il Gianni Letta di Renzi”) è incaricato di coltivare i rapporti del premier con Comunione e Liberazione e con l’Opus Dei, cui è molto vicino. La moglie di Renzi, Agnese, è la sorella di un sacerdote.

Gli ottimi rapporti del premier con Oltretevere sono stati sanciti da alcuni provvedimenti compiacenti approvati di recente, come l’8 per mille destinato allo Stato, che andrà a finanziare anche gli edifici di culto.

 

La Repubblica di De Benedetti

Per finire la carrellata sui poteri forti dietro Renzi, è inevitabile citare il proprietario dei fogli di partito del Pd, Carlo De Benedetti.

Tutti si ricordano della telefonata del patron di Repubblica a Barca per fargli prendere parte al nuovo governo; Renzi nei pochi mesi di governo è riuscito a far arrivare a Sorgenia di De Benedetti un regalo da 150 milioni all’anno.

Non vale neanche la pena di soffermarsi sulla vergognosa parzialità dell’informazione di Repubblica e dintorni (ma che fa pendant con quella di Corriere, Ansa, Stampa ecc.) quando si tratta di riportare notizie che riguardino il premier, rispetto ai toni usati nei confronti del Movimento 5 Stelle, principale forza di opposizione.

 

CoeRenzi, l’amico dei più deboli

Quando Renzi promette qualcosa, c’è da fidarsi. Sono universalmente celebri le frasi del premier, smentite poco dopo da atti concreti, come nei casi delle larghe intese e sul prendere il posto di Letta. La totale inaffidabilità nel mantenere la parola data ha valso al premier il titolo di CoeRenzi.

Vanno aggiunte anche una serie di affermazioni che dimostrano chiaramente come Renzi si sia subito attestato su posizioni completamente antitetiche a quelle considerate “di sinistra”, come sull’acqua pubblica, sui diritti dei lavoratori e sull’età pensionabile.

 

In definitiva

Come abbia fatto un personaggio così prono alla causa dei poteri forti e disinteressato alle condizioni della popolazione a ricevere il 41% delle preferenze alle ultime elezioni e in tempo di crisi, resta un mistero spiegabile solo con il completo asservimento dei media alla causa del bimbominkia, e a un’opinione pubblica che banalmente “c’è cascata”.

Sarebbe bene che ora gli italiani capissero una volta per tutte chi hanno di fronte, e togliessero il loro sostegno a questo vergognoso governo.

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ManipolazioneMan mano che le elezioni si avvicinano, gli specialisti del terrore mediatico affilano le loro armi con le solite argomentazioni. All’uscita dall’Euro seguirebbero le cavallette e poi il meteorite; la vittoria di Grillo sarebbe la fine della democrazia; Renzi è bello, bravo e dice sempre la verità; questa Ue è il migliore dei mondi possibili, ecc. ecc.

Al  catastrofista medio, quello che vede dopo l’uscita dall’Euro disperazione, disoccupazione e suicidi, forse varrebbe la pena ricordare che parla esattamente dello scenario che stiamo vivendo.

Proprio non si vede perché l’uscita dall’Euro dovrebbe rovinarci, dal momento che il pareggio di bilancio, il Fiscal Compact e la moneta unica ci condannano già (e per i prossimi 20 anni) alla distruzione di ogni barlume di stato sociale e quindi ad un ulteriore incremento di sofferenze, povertà e suicidi. “Ma il problema è che c’è poca Europa. Ce ne vorrebbe di più” ti risponde l’economista prezzolato di turno, il politico servo o il pennivendolo che campa leccando ricchi deretani.

A questi signori, andrebbe risposto che se i capi di Stato e di governo volevano traghettarci verso gli Stati Uniti d’Europa (come stanno facendo) dovevano farlo per via democratica, e non per via surrettizia con una moneta unica e poi una crisi creata ad arte.

Del resto bisogna capirli: ogni volta che hanno provato a far passare per via popolare qualcosa come una Costituzione Europea sono stati bastonati dagli elettori, che evidentemente hanno sentito puzza di imbroglio. Per cui hanno dovuto ricorrere alla forma dei Trattati e poi procedere a operare cambiamenti sulla struttura dell’Europa come dei ladri, approfittando della crisi e della confusione generale.

Ed eccoci qui, al voto per le Europee con un Euro e una Ue che non funzionano, che distruggono lo stato sociale e gli strati più deboli della popolazione (specialmente nei Paesi periferici come il nostro), e con tanti petulanti ed assoldati sapientoni che ci spiegano che per uscirne ci vuole ancora meno sovranità e ancora più Europa. Un no grazie, a questo punto, sarebbe molto gradito.

Poi ci sono i partiti dei lacché (in Italia per questo ci sono gli specialisti del Partito democratico) che sono pronti a raccogliere i voti degli elettori per farne gentile omaggio alla Merkel, ai grandi capitalisti, alla Bce, ai soliti poteri forti oligarchici. Però hanno faccini belli e giovani, quindi qualche gonzo che li vota si troverà di certo.

Infine c’è Grillo. Unico partito in grado di battere il Pd alle elezioni, c’è da sperare che il M5S vinca per due ordini di ragioni:

1)      Una vittoria di Grillo significa una pesante sconfitta per Renzi e per il suo unico elettore Napolitano, che ne uscirebbero delegittimati. In caso contrario, il Fonzie nostrano potrà menarla per secoli dicendo che “italiani volunt”;

2)      Dato il livello stantio di democrazia in questa Ue, è necessario mandare in Europa quanti più euroscettici possibile. Occorre una forte critica ai meccanismi europei all’interno delle istituzioni, e in questo i grillini possono fare bene come hanno fatto bene nel Parlamento italiano. Ovviamente, per avere più peso nelle dinamiche europee, i grillini dovranno anche vincere le elezioni nazionali, in modo da esprimere una rappresentanza, ad esempio, nel Consiglio dei ministri dell’Ue.

Al terrorismo mediatico pro Euro, va risposto con le critiche alla moneta unica di ben sei premi Nobel per l’Economia, con quelle di economisti italiani come Alberto Bagnai, Nino Galloni e Claudio Borghi, di giornalisti economici come Paolo Barnard con la scuola economica Memmt, e di tanti altri che hanno cercato di capire a fondo il problema con sguardo critico e di elaborare possibili soluzioni per il nostro Paese.

Una cosa è certa: uscire dalla moneta unica nei primi tempi potrebbe non essere una passeggiata, ma con le giuste politiche (italiane ed internazionali) in qualche anno se ne può venire fuori. Stando così le cose, invece, siamo condannati ad un suicidio progressivo per i prossimi vent’anni, che va sotto il nome di Euro – Fiscal Compact – Pareggio di bilancio.

Scegliere da che parte stare non dovrebbe essere difficile.

 

 

Sullo stesso tema:

L’Europa deve votare contro l’Euro (e contro questa Ue)

La nuova religione del Pd? E’ il darwinismo sociale 

Il più grande alleato di Renzi? E’ il partito dell’astensione

Capitalismo

(Articolo pubblicato su Informare per resistere, il 2 maggio 2014)

Bisogna provare tanta umana comprensione per coloro che, in buona fede, ancora credono che il Pd faccia gli interessi dei lavoratori e delle persone comuni.

È giustificabile (non moralmente, ma almeno razionalmente) chi trae vantaggi economici o politici dall’appoggio a Renzi e ai suoi, mentre non lo è più (se non, in minima parte, a causa della massiccia disinformazione di Repubblica e dintorni) chi li vota senza un evidente tornaconto personale.

In questo frangente votare Pd è quanto di più disastroso si possa fare per l’Italia, e anche per l’Europa. Cerchiamo di capire perché.

Per cominciare, il Pd (nelle sue forme precedenti) è il principale artefice del nostro ingresso nell’Euro e della nostra sottomissione alle regole/capestro di Bruxelles. Ce lo ricordiamo tutti Prodi gioire per l’ingresso in Europa, manco avesse vinto alla lotteria.

Quello stesso Prodi che ha svenduto buona parte del patrimonio pubblico italiano a enti stranieri,  ha contribuito poi a svendere la nazione Italia alla Germania, ai tecnocrati di Bruxelles, alle grandi banche, agli Stati Uniti sotto forma del Fondo Monetario Internazionale.

In questo non ha fatto nulla di particolarmente nuovo: già col divorzio Tesoro – Banca d’Italia del 1981, Ciampi e Andreatta avevano consegnato l’economia italiana al dominio dei mercati e posto le premesse per la deindustrializzazione italiana, in accordo con Germania, Francia ed Inghilterra.
C’è una regola non scritta, nel nostro ordinamento, per cui chi svende il popolo italiano alle potenze estere vince come premio il Quirinale o la Presidenza del Consiglio.

Giudicate un po’ voi se il pestilenziale duo Renzi – Napolitano non sta seguendo la stessa trafila.

Si parlava nel titolo di darwinismo sociale. Qual è la ratio delle regole di Maastricht, e della moneta Euro, se non ergere il darwinismo sociale a regola dominante dell’Ue? In questo, l’Unione si conforma al dettato dei grandi capitalisti (specialmente di quelli finanziari), per cui l’unica regola valida è quella del grande che mangia – pardon, assorbe – il debole.

Il mercato unico favorisce il darwinismo sociale, permettendo alle grandi imprese multinazionali di fare a pezzi la concorrenza delle piccole realtà produttive, specie di quelle a chilometro zero.

I parametri di Maastricht favoriscono il darwinismo sociale, costringendo i Paesi più lontani nel raggiungere i limiti del 3% nel deficit/Pil annuo e del 60% nel rapporto debito pubblico/Pil a riforme lacrime e sangue che fanno a pezzi lo stato sociale. Quindi la scuola, la sanità, le pensioni, gli assegni di disoccupazione. Per seguire dei parametri che, peraltro, sono considerati ingiustificati da numerosi e autorevoli economisti.

L’ideologia neoliberista alla base del mercato unico europeo, quindi la libertà del mercato da regole e restrizioni, favorisce il darwinismo sociale, pretendendo di smantellare lo stato sociale e ogni intervento pubblico in economia, così come ogni forma di protezionismo economico.

La moneta Euro favorisce il darwinismo sociale, perché impedisce ai Paesi più deboli di svalutare la moneta, consegnandoli così ai diktat dei mercati (che speculano in modo mortale sui tassi di interesse) e dei prestatori di denaro, di solito i Paesi più ricchi dell’Ue (Germania in testa), con la Bce e il Fondo Monetario Internazionale. Un ottimo modo per privare quegli stessi Paesi di sovranità politica, dopo averli privati della sovranità monetaria.

L’intera tecnocrazia europea favorisce il darwinismo sociale, perché mette le decisioni vitali per i Paesi e i popoli nelle mani di poche “elite” (poco illuminate, ma molto danarose), rendendo sempre più raro e obsoleto il ricorso al giudizio popolare. Arrivando agli estremi di eleggere, anche in caso di esiti sfavorevoli all’elite, comunque personaggi graditi all’elite stessa, come è accaduto con le elezioni di Letta e Renzi in Italia, ennesima espressione dei poteri forti e non della genuina volontà popolare.

Le politiche di austerità favoriscono il darwinismo sociale, perché nella prospettiva di un fantomatico “risanamento”, inducono la popolazione alla disperazione e a una pioggia di suicidi, a causa dei tagli alla spesa pubblica e agli ammortizzatori sociali. Questo sebbene, in caso di crisi, ogni economista onesto sappia che è necessario rilanciare la spesa pubblica per rilanciare l’economia e l’occupazione. Le lezioni degli anni ’30 dovrebbero venirci in soccorso, ma a quanto pare alle elite il keynesismo proprio non piace. È meglio decimare le popolazioni con ricette economiche prive di senso.

Per finire, il turbo capitalismo finanziario e iperliberista è l’essenza del darwinismo: un pugno di persone (si parla di 85) che detengono più della metà della ricchezza mondiale e pretendono di decidere come i restanti 7 miliardi di persone debbano vivere (o morire). Questo, sia detto nel modo più chiaro possibile, sulla base del possesso di una moneta che è pura illusione: moneta virtuale (cioè impulsi elettronici creati sui computer delle banche) oppure moneta cartacea (creata allo stesso modo dal nulla nelle banche centrali, e che ha lo stesso valore reale dei tovaglioli del discount).

In tutto questo cosa c’entra il Pd? Il Pd ha semplicemente avallato tutto questo gioco, in modo più strenuo e convinto persino di Berlusconi (che tra i suoi difetti ne ha uno che in questo caso torna utile: ama comandare e non ama prendere troppi ordini da potenze straniere).

La retorica europeista, i “morire per Maastricht”, i “ce lo chiede l’Europa” sono da sempre cavalli di battaglia del Pd, che in nome di una falsa internazionalizzazione sta mandando al macero la nazione Italia, con l’aiuto dei servi fedeli di Repubblica e dintorni.

Se si vuole veramente cambiare rotta, bisogna che al Pd sia sottratto ogni potere e quindi ogni voto utile, specie in vista delle prossime europee. Solo quando al governo ci sarà una forza politica veramente dalla parte del popolo italiano e disposta a contrastare la barbarie incombente, sarà possibile tornare a parlare di diritti, di giustizia, di bene comune.

 

 

 

Fonti (e libri consigliati):

 

–          Alberto Bagnai, “Il tramonto dell’Euro”

–          Paolo Barnard, “Il più grande crimine”

–          Nino Galloni, “Chi ha tradito l’economia italiana?”

–          Paul Krugman, “Fuori da questa crisi, adesso”

–          Nouriel Roubini, “La crisi non è finita”

European-Revolution

(Articolo pubblicato su Informare per resistere, il 5/4/2014)

Le elezioni europee in arrivo sono un test decisivo per i popoli d’Europa.

Non ha senso sommergere le piazze di manifestanti contro i tagli imposti dalla Troika, se poi non si votano in massa partiti che offrano qualche soluzione alla dittatura dei tecnocrati di Bruxelles e Francoforte. Sebbene il Parlamento europeo non abbia lo stesso potere decisionale di Consiglio e Commissione, riempirlo di “euroscettici” sarà un segnale importante per l’intera Europa, per gli organi dell’Unione e per gli “osservatori partecipanti al gioco” di oltreoceano.

Prima cosa da fare è votare contro l’Euro. Non ci sono scuse. Si può votare per Grillo, si può persino votare per la Lega, ma occorre assolutamente liberarsi del Pd, che è stato il principale artefice del nostro ingresso nella disastrosa moneta unica.

Per gli ingenui lettori di Repubblica e dintorni, è ora di aprire gli occhi: che l’Euro sia un disastro per i Paesi del sud è evidente e comprovato; lo dicono 6 premi Nobel per l’Economia, lo dicono gli economisti italiani più onesti intellettualmente (come Galloni, Bagnai, la MMT di Barnard, ma anche Borghi, il magistrato Barra Caracciolo, ecc. ecc.), lo dicono le evidenze empiriche nella vita dei cittadini, strozzati dalla mancanza di liquidità, dalla disoccupazione, dai tagli alla spesa pubblica imposti dal Fiscal Compact per il prossimo ventennio, da politiche economiche che non prevedono l’intervento dello Stato a sostegno della popolazione quando ce ne sarebbe bisogno.

Tutti gli economisti sani di mente sanno che, in caso di crisi, per far ripartire l’economia occorre una maggiore spesa pubblica per rilanciare i consumi e in generale per sostenere la popolazione e le imprese, ed è esattamente ciò che viene negato dal Fiscal Compact, dal pareggio di bilancio e dalle stesse regole di Maastricht (rapporto debito pubblico/Pil imposto al 60%).

Non è solo una questione di sana economia, ma di semplice senso di umanità: il Pd e i tecnocrati di Bruxelles hanno preferito i suicidi della popolazione alla rivisitazione di regole e parametri che forse andavano bene in tempi di vacche grasse, ma che sono devastanti in tempi di crisi. Ma non hanno l’attenuante di non aver previsto quest’ultima: il pareggio di bilancio e il Fiscal compact sono stati approvati a crisi bella ed avanzata.

Da questa Europa e dall’Euro traggono vantaggio la Germania e le sue imprese, prima di tutto: perdono tutti gli altri Stati, costretti ad inseguirla senza potersi sostenere, ad esempio, con la svalutazione della moneta: la perdita di sovranità monetaria così costringe questi Stati ad indebitarsi sempre più verso i mercati e i poteri forti.

Traggono vantaggio anche i grandi capitalisti e gli speculatori, che ottengono grandi rendimenti dai titoli di Stato dei Paesi più indebitati e poi si assicurano con altri titoli sull’eventuale fallimento di questi. Per non parlare dell’abbondanza di manodopera qualificata pronta a svendersi pur di trovare lavoro.

Del resto è dal divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro dell’81 che la nostra economia ha cominciato a crollare e il debito pubblico ad impennarsi, al contrario di quanto sostenuto da tanti “ben informati” che lo attribuiscono ai semplici sperperi della cattiva classe politica: il peggior disastro che sia capitato alla nostra economia è stato quindi, da 30 anni a questa parte, l’aver perso ogni controllo statale sulla nostra moneta (e successivamente l’ingresso nell’Euro).

Il rimedio a tutto questo è semplice e alla portata di tutti: portare gli astensionisti, se necessario in ceppi, a votare CONTRO l’Euro (cioè per quei partiti che vogliono il ritorno alla sovranità monetaria) a tutte le elezioni, in primis a quelle europee.

Occorre distruggere la disinformazione sparsa dai giornali di partito come Repubblica, e di giornali industriali/bancari come Corriere, Stampa, Sole 24 ore, che continuano a difendere il progetto europeo a spada tratta, e occorre che il Pd sia riconosciuto come il principale artefice della crisi italiana e dei suicidi dei lavoratori, per accondiscendenza con le folli politiche europee e con l’Euro.

Se questi signori, sempre più piegati al credo neoliberista, hanno continuato a difendere un progetto così letale per le popolazioni, è perché “E’ difficile indurre un uomo a capire una determinata cosa, quando il suo salario dipende dal fatto di non capirla”, per riprendere una citazione utilizzata da Paul Krugman.

 

 

Fonti (e libri raccomandati):

 

–         Nino Galloni, “Chi ha tradito l’economia italiana?”

–         Alberto Bagnai, “Il tramonto dell’Euro”

–         Paul Krugman, “Fuori da questa crisi, adesso”

Euro e Unione Europea hanno favorito solo la Germania, distruggendo le economie del sud Europa. L’unica soluzione è nel riprendere la moneta nazionale e sottrarsi alle assurde regole di Maastricht, che stanno condannando l’Italia a un’ eterna schiavitù. L’economista e docente universitario Alberto Bagnai ci parla delle sue ricerche, riassunte nel libro “Il tramonto dell’Euro”

bandiera-germania-europa(Articolo pubblicato sui numeri 7  e 8 di Barricate – L’informazione in movimento)

Da diversi numeri ormai Barricate si occupa delle questioni Euro ed Unione Europea, e non senza un preciso motivo. Il totale asservimento della maggior parte dei media, per ovvie ragioni politiche ed economiche, ai dogmi dell’irreversibilità dell’Euro e della inattaccabilità delle regole europee, rendeva sempre più urgente dare voce alle motivazioni di chi, da tempo, ha rilevato che in tutto questo sistema le cose che non quadrano sono tante. L’insistenza su debito pubblico e deficit in rapporto al Pil, con un accanimento che ha dell’insensato, le politiche di austerità imposte come un male necessario, il trionfo delle dottrine neoliberiste a danno del bene della popolazione, ignorato anche di fronte ai casi più gravi di impoverimento e suicidi con una indifferenza che sfocia nella psicopatia: in tutto ciò i grandi media hanno avuto un ruolo fondamentale, e un giorno dovranno seriamente risponderne. Così come dovranno risponderne i politici che hanno avallato misure distruttive e accordi scellerati, andati a tutto vantaggio di un ristretto gruppo di banchieri, corporations e colleghi di casta. Il peggior crimine di questo connubio media-politica-industria-banche è stato l’aver costretto la gente a pensare che doveva subire in silenzio ogni tipo di privazione, che “non ci fosse altra scelta”. Ora sappiamo che si è sempre e solo trattato di un gioco truccato, per arricchire i pochi distruggendo e sottomettendo i molti.

Negli scorsi numeri Barricate ha sentito Paolo Barnard, Nino Galloni, Roberto Errico, Antonio Miclavez, Daniel Estulin: tutte voci lontane dal circuito mainstream e tutte concordi nel ritenere il sistema politico-economico vigente, in Italia e in Europa, un “gioco per pochi”, in cui i comuni cittadini possono (e devono) solo obbedire a quanto viene deciso dalle elite. Elite che – com’è ovvio – si distinguono nient’altro che per censo, e per la comune protezione che accordano ai propri privilegi. In questo numero abbiamo intervistato un altro economista profondamente critico verso l’Unione Europea e l’Euro, Alberto Bagnai, docente all’Università “D’Annunzio” di Chieti-Pescara e autore del libro “Il tramonto dell’Euro”.

Prof. Bagnai, nel suo libro lei afferma che, visti i vantaggi che ne trae la Germania, più che di Unione Europea bisognerebbe parlare di annessione. Ci può spiegare i motivi di questo giudizio?

Il giudizio è largamente condiviso oramai da un’ampia parte della letteratura scientifica internazionale, e si basa su un’evidenza facile da afferrare: se un Paese a valuta forte si unisce a un Paese a valuta debole, la loro valuta comune avrà un valore medio rispetto a quelle originarie. Ciò significa che ora la Germania ha un Euro che per lei è come una Lira mascherata, l’Italia ha lo stesso Euro, che per lei è un Marco mascherato. Quindi entrando nell’Euro la Germania è come se avesse fatto una svalutazione competitiva, la Lira è come se avesse apprezzato il suo cambio, danneggiando le sue esportazioni. È un gioco che non può durare a lungo, perché se di fatto la Germania svaluta entrando nell’Euro per aumentare le sue esportazioni (che infatti sono esplose), va in surplus che corrisponde al deficit di altri Paesi, i quali si indebitano per acquistare i prodotti del Paese forte. Alla lunga il sistema diventa insostenibile e crolla per tutti. Ora infatti anche la Germania non è in ottima salute economica e il suo atteggiamento sta innervosendo partner importanti come gli Stati Uniti e il Giappone.

Fin dall’unificazione le elite tedesche erano pienamente consapevoli che, imponendo un cambio troppo forte a un Paese vicino col quale si vuole creare un’unione economica, lo si distrugge economicamente e lo si “mette in vendita”. Nel caso della Germania Est l’unione monetaria venne fatta con il Marco uno a uno, quando prima ci volevano 4 marchi dell’Est per comprarne uno dell’Ovest. Così i prezzi dell’Est quadruplicarono, l’impatto sulla competitività fu devastante e i tedeschi dell’Ovest si presero le persone più qualificate e le risorse naturali più interessanti dell’Est. Con l’Euro è successa una cosa analoga: la mancanza di flessibilità del cambio ha consentito agli squilibri di accumularsi e ora l’Italia è in svendita dopo 10 anni un po’ come la Germania Est fu in svendita a 10 mesi dall’introduzione del Marco uno a uno. Un euro italiano per un euro tedesco è un’operazione altrettanto assurda di un marco dell’Est per un marco dell’Ovest di allora.

Il professor Alberto Bagnai, economista e autore del libro "Il tramonto dell'Euro"

Il professor Alberto Bagnai, economista e autore del libro “Il tramonto dell’Euro”

L’Italia oggi è priva di sovranità monetaria. Il problema, lei spiega, risale non solo all’adozione dell’Euro, ma anche al divorzio tra Tesoro e Banca d’Italia del ‘81. Ci parla delle conseguenze negative di questi due passaggi?

L’Euro si inserisce nel processo storico della globalizzazione, che significa soprattutto libertà dei movimenti di capitale. Se questi sono liberi gli investitori possono portare i loro denari laddove i rendimenti sono maggiori.  Quando i Paesi si uniscono con un cambio più o meno fisso, i capitali affluiscono verso il Paese che offre il tasso di interesse più alto. All’inizio degli anni ’80, con l’entrata nel Sistema monetario europeo (Sme) dell’Italia e di altri Paesi, nacque l’esigenza per diversi Paesi europei di adattarsi alle condizioni del mercato monetario dettate dalla Germania, che era quello più importante. Infatti quando questa alzava il tasso di interesse, se non lo avessero fatto anche loro, i capitali sarebbero tutti fuggiti verso di lei. I Paesi europei dall’entrata nello Sme e dalla liberalizzazione dei movimenti di capitale degli anni ‘90, non potevano più determinare in modo autonomo il tasso di interesse. Il divorzio si situa in questo contesto: il ministro del Tesoro Beniamino Andreatta e il governatore della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi decisero che il governo per finanziarsi si doveva rivolgere ai mercati, perché la Banca d’Italia non avrebbe provveduto alle necessità finanziarie del governo emettendo moneta.
Così il divorzio, assieme alla necessità di seguire i tassi di interesse tedeschi rialzati dopo l’unificazione, contribuì a mettere in grave crisi l’Italia.

Con l’Euro non siamo più in grado di sganciarci senza gravi traumi, come avvenne alla fine del ’92. Allora dopo la crisi ci sganciammo, la svalutazione permise alla nostra economia di ripartire e di alleviare il peso dei debiti esteri, accumulati in un contesto di cambio quasi fisso.

Nel libro lei insiste proprio sulla necessità di svalutare la moneta, che permetterebbe all’Italia di superare le sue difficoltà ma che non si può fare rimanendo nell’Euro. Perché svalutare ci aiuterebbe?

L’Euro è praticamente fatto per impedire alla Germania di rivalutare. Se ci fosse il Marco, per acquistare automobili tedesche dovremmo comprare marchi, e il loro prezzo salirebbe. Il Marco si rivaluta, la Lira si svaluta. Svalutare non vuol dire che siamo più cattivi, ma che ci piacciono di più i beni di quel Paese. Se il mercato valutario funziona, la valuta del Paese che fa un bene molto desiderato si apprezza: questo rende quel bene meno conveniente. Così chi vive lì gode dei benefici di una moneta più forte e dopo un po’ la situazione si riequilibra.

Il problema dell’Unione Europea è che vuole essere un’economia di mercato,  ma che impedisce con una ferocia da regime sovietico al più importante dei mercati, quello valutario, di funzionare. Se non c’è l’aggiustamento dato dalla compravendita delle valute nazionali e dall’allineamento del cambio, gli squilibri così creati si scaricano sul mercato del lavoro. Come? Con le austerità. Tagli la spesa pubblica, crei un po’ di disoccupazione, i lavoratori accettano di essere pagati di meno e il Paese diventa più competitivo. Che è quello che ha fatto il presidente Monti. Questo tipo di aggiustamento però è molto più doloroso per le popolazioni. Un sistema di cambi fissi come l’Euro è incompatibile con una democrazia a suffragio universale, perché determina costi sociali incompatibili con l’esercizio del diritto di voto dei cittadini, che dopo un po’ ne avranno le tasche piene. Non è un caso che l’Unione Europea sia retta da due organismi che non sono eletti democraticamente, la Commissione Europea e la Banca Centrale Europea.

La copertina del numero 7 di Barricate

La copertina del numero 7 di Barricate

L’Europa sembra preda di ricette economiche che non fanno che peggiorare le cose. Lei critica sia i parametri di Maastricht che le politiche di austerità. Perché queste ricette non funzionano, e tuttavia vengono imposte come un male necessario?

La critica ai parametri di Maastricht è vecchia come i parametri di Maastricht. Già nel 1993, subito dopo che il trattato fu firmato, economisti autorevolissimi come Nouriel Rubini, Giancarlo Corsetti e Willem Buiter parlavano del non senso di questi parametri, sottolineandone le incongruenze. Se le politiche sbagliate continuano ad essere riproposte è perché queste sono sbagliate rispetto agli obiettivi dichiarati, ma sono giuste rispetto a quelli non dichiarati. Se non puoi rivalutare il cambio, la flessibilità si recupera attraverso la flessibilità del salario: per diventare competitivo devi pagare meno i lavoratori. Questo puoi farlo solo se c’è una disoccupazione importante, perché solo così il lavoratore accetterà dei contratti più precari, retribuzioni meno elevate, ecc. L’austerità, quindi, serve a questo: a creare disoccupazione in modo che i salari si abbassino e il Paese ridiventi competitivo, e a ridurre i redditi in modo che le famiglie consumino di meno e il Paese importi di meno. Così si riequilibrano i rapporti con l’estero e l’austerità viene presentata dicendo che abbiamo una crisi di finanza pubblica. Ma nel maggio scorso il vicepresidente della Bce Vitor Constancio ha detto quel che gli economisti sanno da tempo, cioè che la crisi non è di finanza pubblica. I Paesi che sono andati gambe all’aria per primi (Spagna, Irlanda…) avevano i conti pubblici a posto, surplus di bilancio e debito pubblico sotto il 40% del Pil. Sono saltati perché famiglie e imprese – quindi il settore privato – avevano forti debiti con le banche private del Nord, che avevano prestato loro soldi per comprare beni del Nord. Queste politiche vengono giustificate con una narrazione della crisi falsa, e perseguono benissimo il riequilibrio dei conti esteri ma non l’obiettivo dichiarato, cioè l’equilibrio dei conti pubblici, perché questi si riaggiustano con la crescita e non con i tagli.

Qualcuno quindi trae vantaggio dal mantenere alta la disoccupazione, tenere bassi i salari e mettere in ginocchio i Paesi più deboli. Chi è il “regista” di questa Unione Europea?

L’Euro facilita meccanismi tipici del capitalismo globalizzato, che si basa sul contenimento dei salari. Ma se il potere di acquisto delle famiglie diminuisce, si crea il problema di come far acquistare i beni che vengono prodotti. Quando – agli inizi degli anni ’80 – i salari reali negli Usa e in Europa rallentano la loro crescita, assistiamo a un aumento del debito, prima pubblico e poi privato. Se la gente non ha soldi, per comprare deve indebitarsi.

A chi conviene questo gioco? Inizialmente ai capitalisti di qualsiasi forma e dimensione, specie a quelli che operano nei mercati finanziari, che guadagnano dall’erogazione del credito.
Alla fine ci perdono tutti, perché quando il gioco diventa insostenibile saltano anche le banche, con la differenza che se salta una famiglia nessuno si preoccupa, se salta una banca lo Stato mette le mani nelle tasche dei contribuenti e le ripiana i conti. Questo è successo ovunque nel mondo, ma più nell’Eurozona perché l’Euro favorisce l’integrazione finanziaria e permette allo spagnolo di indebitarsi più facilmente col tedesco di quando c’erano monete diverse, eliminando il rischio del cambio per il tedesco.
Il capitale nasce internazionale mentre il lavoro nasce locale. Se il lavoratore non accetta diminuzioni di stipendio, l’imprenditore delocalizza: a questo serve la libertà di movimento dei capitali. Da quando è cominciata, a partire dagli anni ‘80 in Inghilterra, il debito ha cominciato a salire.

Quest’Europa è un regime estremamente totalitario, che ha imposto una moneta che è un assurdo economico e che finirà, e regole altrettante assurde. Il modello italiano ha funzionato benissimo finché non è stato schiacciato da queste regole, e potrebbe continuare a funzionare se avesse maggiore autonomia decisionale in tanti settori. Da questi regolamenti qualcuno ci guadagna, evidentemente.

Il tramonto dell'Euro

Il libro di Alberto Bagnai, “Il tramonto dell’Euro”

Sicuramente uscire dall’Euro per l’Italia sarebbe un bene, da quanto ci dice. Se questo accadesse, dopo quali misure economiche bisognerebbe prendere per evitare problemi di altro tipo?

Per la diagnosi, tutti gli economisti sono d’accordo, a parte una sparuta minoranza che deve venire a compromessi con la propria coscienza per motivi politici e mentire su ciò che la letteratura internazionale dice da 60 anni, cioè che l’Europa è fatta di Paesi troppo diversi per potersi permettere una moneta unica.

Per la terapia, l’uscita dall’Euro non sarebbe così catastrofica come i media ce la propongono. Sicuramente nel medio termine sarebbe un bene, ma nel breve termine non sarebbe una passeggiata, perché l’uscita dell’Italia causerebbe la fine dell’Eurozona aprendo ad esiti imprevedibili, ma comunque gestibili.

Questo scenario non è politicamente proponibile; più proponibile è che si arrivi ad una segmentazione dell’Eurozona che parta da un’iniziativa dei Paesi più competitivi. I Paesi del sud sono come limoni cui è stato spremuto tutto il succo, quindi la Germania ora ha davanti a sé due strade: o tenta una vera e propria annessione, camuffando da Stati Uniti d’Europa un giochetto come quello che ha fatto con la Germania Est; oppure cerca di sganciarsi, perché se non dà un reale respiro ai mercati del sud che sono stati fino a un anno fa i suoi mercati più importanti, la sua economia rischia di andare in sofferenza.

Perché si arrivi ad una soluzione pacifica e condivisa occorre una consapevolezza dei problemi: questa in Italia non c’è perché i partiti evitano accuratamente il dibattito su questi temi. Lo ha fatto soprattutto il Pd, ma anche il Pdl.

Potendo decidere, dovremmo tornare alla Lira o lei propone un Euro di serie A per i Paesi più forti e uno di serie B per quelli più deboli?

Io penso ciò che pensano i migliori economisti mondiali, e cioè che l’Italia trarrebbe vantaggio dall’avere una propria valuta; in questo momento non ce l’ha e bisogna trovare un percorso razionale per tornarci.

Per me e altri economisti, come ad esempio Stiglitz, la Germania dovrebbe tornare al Marco. Questo darebbe un enorme respiro all’economia europea. Il secondo passaggio sarebbe quello di far uscire l’Italia, che ne trarrebbe sicuramente un beneficio. Potremmo però trovarci presto di fronte ad un evento traumatico, come una crisi del sistema bancario, per cui dovremmo decidere se ricapitalizzare le banche in euro rivolgendoci alla Troika, o in lire sganciandoci dall’Eurozona e riprendendoci la sovranità.

La sinistra italiana è stata complice del più distruttivo progetto della finanza liberista che la storia dell’umanità abbia sperimentato. Una sinistra così massicciamente dalla parte del capitale ora non può tollerare che qualcuno le dica che dovrebbe schierarsi dalla parte del lavoro.

Cosa bisognerebbe fare? Per prima cosa riprendere gli strumenti di politica economica, in particolare quella valutaria sganciandosi dall’Euro; poi quella monetaria riportando la Banca Centrale sotto il controllo politico. In terzo luogo recuperare lo strumento della politica fiscale, stracciando le regole assurde di Maastricht, che peraltro sono state stracciate dalla Germania e dalla Francia quando potevano farlo senza che gli altri Paesi membri potessero dire nulla. Ciò permetterebbe un riequilibrio della crescita dei Paesi, basandola non sulla ricerca affannosa della competitività e sul taglio dei salari per inseguire la domanda estera, ma sulla domanda interna da alimentare attraverso investimenti non in grandi ma in piccole opere, nell’istruzione, nel capitale umano italiano che rimane di eccellente qualità, nella ricerca. Questi investimenti vanno fatti dallo Stato, spendendo e abbandonando la retorica dell’austerità. Bisogna tornare a pensare in termini di sistema Paese, di interesse nazionale e di domanda interna, basta a questa falsa internazionalizzazione. Perciò il recupero dell’autonomia valutaria, monetaria e fiscale è assolutamente essenziale. In questo momento la vocazione deflazionistica della Germania si pone di traverso a qualsiasi tentativo degli altri Paesi di rilanciare la propria crescita.

Ceccon

Vignetta di Davide Ceccon

In Italia, chi ha avuto (in termini politici) le maggiori responsabilità della consegna del Paese a questi potentati, e quindi della sua perdita di sovranità?

In Italia, come in Germania, i politici sono gli stessi da 20-30 anni: i vari Monti e Draghi giravano per il Ministero del Tesoro e la Banca d’Italia già agli inizi degli anni ’80, quando questa storia è iniziata. Un sistema nel quale gli aggiustamenti a shock esterni si scaricano sui lavoratori non è un sistema sano, quindi per me la principale responsabilità è dei partiti di sinistra, in particolare di quello che oggi chiamiamo Partito Democratico, perché attraverso un percorso tortuoso e assolutamente non democratico ha imposto a questo Paese un regime dove gli shock si scaricano sulle classi subalterne. Anche Berlusconi e il Pdl sono stati sempre acquiescenti alle imposizioni dell’Europa, ma un conto è se un progetto di globalizzazione finanziaria lo difende un capitalista, più o meno immorale e corrotto, un conto è se lo difende un partito che dovrebbe difendere i lavoratori. La maggiore responsabilità rimane quindi del Pd, anche perché, in questa fase storica in cui i nodi stanno venendo al pettine, continua compattamente a negare il problema e a soffocare il dibattito su questi temi. E lo fa prendendosi un’enorme responsabilità storica, perché quando dovremo affrontare l’esito finale della crisi, cioè lo sganciamento, saremo un Paese acefalo, privo di una testa che possa capire e comandare, specie per colpa della negazione del dibattito che tuttora il Pd persegue con una ostinazione che ha veramente dell’incredibile. Da tre anni faccio attività di ricerca e divulgazione rivolgendomi soprattutto alla sinistra, ma ho ottenuto solo l’interessamento della destra, che – se non altro opportunisticamente – ha capito che è arrivata l’ora di parlare di queste cose.

matteo-renzi-lobby(Articolo pubblicato su Informare per resistere il 3/3/2014)

Se ci fosse il premio per la stupidità, con la nascita del nuovo governo, Renzi, Napolitano e il Pd l’avrebbero vinto in pieno.

Dopo le veementi contestazioni ai governi Monti e Letta perché privi di rappresentanza ed espressione dei poteri forti, ecco che Napolitano e il Pd non trovano di meglio che formare l’ennesimo governo senza passare dal voto, e se possibile ancora più liberista di quello precedente. Tanto per far infuriare ancora più gli italiani e attirarsi i forconi fin sotto casa.

Renzi vanta infatti un numero non indifferente di gruppi di potere alle sue spalle: dagli Usa e le lobby ebraiche, alle banche e ai think tank neoliberisti. Piacerà sopratutto al Fondo Monetario Internazionale,  che da tempo afferma che gli stipendi dei lavoratori italiani vanno ritoccati del 10%, e non è un caso se la banca svizzera Ubs già a gennaio lo indicava come il futuro premier. Per non parlare della sempre presente regia occulta di De Benedetti.

Con la presentazione poi della squadra dei ministri ecco arrivare altre conferme: un ex collaboratore di Fmi, Bce, Commissione Europea, Banca Mondiale con il pallino dell’austerity all’Economia (tanto per rassicurare la Troika),  due ministri direttamente da Legacoop e Confindustria a Lavoro e Sviluppo Economico, un ministro per la Semplificazione che ha nel curriculum il fidanzamento col figlio di Napolitano, e 6 ministri del governo precedente tra cui Alfano all’Interno (nonostante l’affare kazako), Lupi e Lorenzin.

Meraviglioso il caso Gratteri alla Giustizia, pm anti-ndrangheta dato da tutti come nuovo Guardasigilli, e poi rifiutato da Napolitano in persona evidentemente perché troppo giustizialista. Un’altra nefandezza nel palmarès del presidente più odiato dagli italiani.

Non parliamo poi dell’incomparabile capacità di Renzi di “cambiare verso” e di rimangiarsi la parola data nel giro di pochi minuti: da Letta che poteva “stare sereno” perché nessuno voleva il suo posto a “mai al governo senza elezioni”, passando per il no secco alle larghe intese. Una capacità di smentire le sue stesse dichiarazioni che lo accomuna al miglior Berlusconi del “sono stato frainteso”.

E tanto per assicurare agli italiani che non ci sarà nessun miglioramento sostanziale della politica economica, il nostro si è già più volte espresso contro l’uscita dall’Euro e contro i diritti dei lavoratori. Ovviamente, il crescente numero di suicidi tra gli italiani non lo tange nemmeno.

Simili campioni di moralità pubblica possono solo essere posti alla guida delle istituzioni da un pessimo presidente qual’è Giorgio Napolitano, che continua imperterrito a rimanere al suo posto nonostante le questioni delle intercettazioni distrutte nella trattativa Stato-mafia e del biocidio in Meridione, scandali che avrebbero dovuto costringerlo alle dimissioni molto tempo fa. A questo ora si aggiunge il niet alla nomina di Gratteri come ministro della Giustizia, ennesima porcata che lo conferma come un garante non certo della legalità costituzionale, ma del malaffare in un Paese ormai allo stremo.

Qui serve un nuovo CLN

Game over

(Articolo pubblicato il 18 ottobre 2013 su “Informare per resistere“)

Chi pensa che liberarsi di Berlusconi sia la soluzione definitiva per i mali del Paese, si sbaglia di grosso.

Si potrebbe parlare, nel suo caso, di una Fase 1, ma se si vuole salvare l’Italia dal baratro in cui sta sprofondando, occorrono rapidamente una Fase 2 e una Fase 3.

Per Fase 2 si intende rispedire a casa quanto prima (se non altrove) il peggior capo dello Stato della nostra storia repubblicana, Giorgio Napolitano, assieme al presidente del Consiglio più insignificante della nostra storia repubblicana, Enrico Letta.

I motivi sono sotto gli occhi di tutti (almeno, tutti quelli che non sono stati rincretiniti a dovere dalla disinformazione mainstream) .

Giorgio Napolitano è stato rieletto da una maggioranza dedita all’inciucio formata da Pd e Pdl, con l’unico scopo di scongiurare un capo dello Stato eletto in quota grillina come Stefano Rodotà (che, peraltro, grillino non lo è mai stato). Napolitano ha accettato di buon grado il ruolo di difensore dello status quo, in cambio della distruzione delle intercettazioni che lo riguardavano nella trattativa Stato-mafia.

E questo è storia nota. Negli ultimi tempi, poi, Napolitano ha fatto del mantenimento del governo dei larghi inciuci un baluardo della sua politica presidenziale. Fino a benedire la concessione dellafiducia al peggior presidente del Consiglio della nostra storia repubblicana, Enrico Letta, da parte di una serie di traditori dell’ultim’ora interni al Pdl.

E veniamo al sedicente premier in questione. Oltre ad essere stato salvato dalla componente cattolica del Pdl (a ricordare come il governo delle larghe intese, così come la rielezione di Napolitano, siano stati benedetti dal Vaticano per evitare ogni possibile cambiamento), Enrico Letta si è distinto negli ultimi giorni per avere aumentato l’Iva al 22%, tanto per strozzare ulteriormente i poveracci che ancora pagano le tasse, e per avere nominato alla spending review un uomo del Fondo Monetario Internazionale, istituzione nota per essere al servizio degli Stati Uniti e per imporre austerità e tagli alla spesa pubblica ai Paesi ”assistiti”.

Occorre dire altro? Sulla connessione di Letta con Bilderberg, Trilaterale, Aspen Institute e multinazionali varie, è stato già scritto ampiamente.

Si potrebbe anche dire, parlando di lui, che morto un Andreotti se ne fa un altro. Questo essere in contiguità con gli Stati Uniti (vedi l’incontro con il Council of Foreign Relations di pochi giorni fa), con l’Unione Europea, col Vaticano (vedi chi ha salvato il suo governo nel Pdl) e con multinazionali di vario genere, ne fa un perfetto democristiano del terzo millennio.

E da qui passiamo alla fase 3.

Di fronte a tali soggetti alle leve del comando, non resta che un nuovo CLN (Comitato di Liberazione Nazionale). E cioè che tutti i cittadini di buona volontà si organizzino in partiti e movimenti dal basso con l’unico scopo di mandare a casa questi soggetti (che ormai rappresentano solo sé stessi e i loro gruppi di potere), per rimpiazzarli con schieramenti che facciano veramente gli interessi della collettività.

Che sia Grillo a garantire questo ricambio o chiunque altro, non importa. Quello che conta è che questi individui siano rimossi dai posti di potere e sostituiti con chi abbia a cuore il futuro della Nazione.

Prima di finire come la Grecia, mentre lor signori brindano a ostriche e champagne.

L’infinita Odissea

Una nazione devastata dai tagli alla spesa pubblica, un’emergenza sociale che i media spesso preferiscono ignorare e un Paese diventato un monito per chi intenda “sgarrare” dalle regole europee. E’ la Grecia raccontata da chi si trova sul posto. Tra mancanza di beni primari ed episodi di violenza.

Grecia

Illustrazione di Mauro Biani

(Articolo pubblicato sul numero 3 – maggio/giugno 2013 di “Barricate – L’informazione in movimento“)

Uno dei più antichi Paesi al mondo, culla della democrazia e centro della cultura mediterranea. In ginocchio da anni a causa delle imposizioni della Troika e di una gestione poco trasparente dei bilanci pubblici. La nazione greca resta in una situazione preoccupante, a causa delle difficoltà economiche e della ascesa dei gruppi di estrema destra che si ergono a portatori di “sicurezza”. Ce ne parla Diana Riboli, docente di antropologia all’università di Atene.

Diana, ci potresti descrivere la situazione generale in Grecia negli ultimi mesi?

La situazione qui peggiora di giorno in giorno e la popolazione è ormai allo stremo. A causa del nepotismo e della corruzione, nessuno ha più fiducia nella classe politica. Da anni lo Stato viene avvertito come un nemico subdolo, assolutamente incapace di guidare il Paese fuori dalla crisi.
La gente non crede più alle promesse del governo, che ogni tanto ‘garantisce’ che non ci saranno più tagli su salari e pensioni. Dichiarazioni che vengono spesso smentite da nuove pesanti tasse e tagli a tutte le fasce della popolazione, anche a quelle più indigenti.
Le tasse sulle proprietà, comprese quelle sulla prima casa, arrivano insieme alla bolletta della luce.
Alle molte famiglie che non hanno i mezzi per pagare, viene tagliata l’elettricità. Una decisione imposta dalla Troika (ma accettata dai politici) antidemocratica e anticostituzionale.
La percentuale di famiglie che vive sotto il livello di povertà aumenta sempre più. Da alcuni mesi, specie nelle scuole elementari e negli asili statali, i maestri si trovano di fronte a bambini che piangono o addirittura svengono dalla fame. I prezzi dei generi alimentari continuano a restare alti rispetto ai salari. La benzina e il petrolio sono proibitivi per i più. Quest’inverno in pochissimi condomini, scuole e università è stato acceso il riscaldamento.  La disoccupazione, specie giovanile, è in crescita e il sistema sanitario ormai allo sfascio, dal momento che sono stati tagliati i fondi anche agli ospedali, dove il corpo medico deve cercare di fare economia anche su garze e siringhe.

Nelle piazze le proteste continuano con frequenza? Qui i giornali ne parlano sempre meno…

Negli ultimi quattro mesi le dimostrazioni di piazza sono notevolmente diminuite per molti motivi. Innanzitutto la violenta repressione governativa. Credo che le immagini degli attacchi dei MAT (corpi speciali antisommossa) alla popolazione abbiano fatto il giro del mondo. Durante le ultime proteste a grande partecipazione popolare, I MAT hanno allontanato le folla usando quantità enormi di gas asfissianti, idranti e colpendo con manganelli, calci e pugni anche i gruppi più pacifici. I gas asfissianti, oltre a provocare insopportabili bruciori agli occhi e alla gola, sono pericolosi per persone affette da varie patologie e cancerogeni. La polizia ha addirittura usato, in alcuni casi, bombolette di gas scadute negli anni ’90. Ovviamente non tutti possono o vogliono munirsi di maschere anti-gas.  Al di là della paura dei danni fisici, il popolo non trova una sua unità. Il frazionamento dei partiti e dei gruppi politici e la propaganda del governo che cerca di scaricare tutte le colpe su diversi gruppi, opponendo il settore privato e quello pubblico, annullano la possibilità che il popolo riesca a fare fronte unito.

Qual è la situazione dal punto di vista politico? Come si comportano i partiti nei confronti delle richieste della Troika e dei mercati?

Prima delle ultime visite della Troika in Grecia, il Primo Ministro Antonis Samaras aveva annunciato che il governo era pronto a dure negoziazioni, soprattutto sulle richieste di ridimensionare il settore pubblico da parte della Troika. In realtà, e malgrado alcune negoziazioni siano state fatte, il settore pubblico continua ad essere colpito da licenziamenti, pensionamenti anticipati e riduzione dei salari. La Troika vuole il licenziamento di 25.000 dipendenti statali entro la fine dell’anno. Per il momento circa 2.000 impiegati del settore pubblico sono stati messi in ‘diathesimotita’ una sorta di cassa integrazione. Hanno il diritto di percepire il 75% dello stipendio per un anno e poi, nel caso non sia possibile la loro assunzione in altri settori pubblici, avviene il licenziamento.  Il mese scorso è stato annunciato che, entro la fine di maggio, 19.000 dipendenti statali verranno messi in diathesimotita. L’ironia è che questo meccanismo dovrebbe colpire soprattutto le assunzioni non avvenute in base al merito, ma a processi di corruzione o nepotismo. Per prima cosa è risaputo che in Grecia anche persone di merito debbano spesso ricorrere a qualche ‘spinta’ per assicurarsi un posto di lavoro. Inoltre si ha l’impressione che, in questo momento, siano comunque più tutelati coloro che hanno ‘appoggi’ di un certo peso.

Il problema dell’evasione fiscale, principale colpevole della situazione del Paese, non viene risolto, prima di tutto perché molti attuali o ex-parlamentari, che continuano ad avere stipendi altissimi, si troverebbero in difficoltà. Pochissimi evasori sono stati davvero processati e messi in carcere.
Anche la lista degli evasori nota come ‘Lista Lagarde’, dopo infinite e ridicole storie di CD scomparsi, di memory stick difettose e di nomi magicamente depennati, quando (con estremo ritardo) è stata pubblicata, non ha affatto cambiato le cose. Il governo pare del tutto incapace di recuperare fondi dagli evasori e preferisce accanirsi su tagli di stipendi già inferiori ai 700 euro e persino pensioni di invalidità.

Il governo sta anche cercando di svendere le ricchezze del Paese, puntando sulle privatizzazioni. I riflettori negli ultimi mesi sono puntati sul gas e sulla compagnia di stato che ha il monopolio sui giochi d’azzardo (OPAP), una delle poche compagnie statali con buoni tassi di rendita.

grecia-300x225Ci sono ricette per uscire dalla crisi, diverse da quelle della Troika, che sono appoggiate dai movimenti o dai partiti?

La sinistra è divisa e piuttosto passiva. Si sentono voci di opposizione ma sembrano più propaganda per attirare voti che programmi politici. Ritengo sia a causa dell’inettitudine dell’opposizione che il partito di Alba Dorata sia arrivato ad essere il terzo partito del Paese. Il suo programma violento e razzista viene interpretato da molti come unica possibile soluzione contro la corruzione nazionale e l’arroganza dei Paesi europei più potenti. A livello popolare, l’odio razziale e il moltiplicarsi di violenze e persino di omicidi nei confronti di immigrati e stranieri si identifica in parte anche con un ‘no’ all’interferenza straniera in genere, Troika e Merkel compresi. Alba Dorata è molto meglio organizzata di quanto non si pensi e probabilmente anche in qualche modo sovvenzionata da gruppi analoghi che in altri Paesi non hanno il diritto di diventare partiti politici.

Il partito ha una sua sorta di polizia privata con numeri di pronto intervento a cui si rivolgono sempre più cittadini vittime di rapine ed estorsioni, in aumento a causa dell’esplosione della criminalità organizzata nazionale e internazionale. Organizza corsi di autodifesa per insegnare a donne (greche) come far fronte agli attacchi di criminali (stranieri). Aiuta famiglie bisognose (greche). Nerborute guardie del corpo con la testa rasata accompagnano amorevolmente anziani (greci) quando vanno a riscuotere le pensioni. Organizzano dopo-scuola e attività ricreative per bambini (greci) e hanno già lanciato la proposta di aprire ambulatori (il nome proposto, parafrasando il nome di una nota organizzazione internazionale, è ‘Medici Con Frontiere’) del tutto gratuiti per pazienti ovviamente greci. Il tutto con il beneplacito del governo che non solo non ne ostacola le mosse ma in molti casi le supporta. Se questo è ciò che sognano coloro che votano Alba Dorata come soluzione per uscire dalla crisi, appare chiaramente meglio la crisi.

Per contro, altre iniziative per uscire o limitare i danni della crisi, si moltiplicano da parte di centinaia di organizzazioni e gruppi basati sulla solidarietà, sullo scambio equo di prodotti e servizi, sul tentativo di uscire da una logica legata al denaro. Moltissimi fanno opera di volontariato o partecipano a iniziative solidali. Iniziano a sorgere le prime piccole comunità, formate da alcune famiglie, in cui viene limitato al massimo, se non eliminato, l’uso del denaro.

La Grecia fuori dall’Euro. E’ una prospettiva che si potrebbe realizzare a breve termine o sembra ancora lontana?

Importanti economisti di vari Paesi del mondo hanno dichiarato che la Grecia è chiaramente già in bancarotta, per quanto la classe politica sostenga il contrario. L’ipotesi di una Grecia fuori dall’Euro, dal mio punto di vista sicuramente auspicabile, sembra per il momento lontana. La Germania e la Troika mantengono in vita un malato terminale agonizzante, un po’ perché probabilmente l’uscita del paese dall’Euro creerebbe un pericoloso effetto domino e un po’ perché la Grecia viene usata come monito per gli altri Paesi. Un esempio di cosa potrebbe accadere se non ci si attiene alle regole…

Si dice che quello che accade in Grecia sia l’anticamera di quello che poi si verificherà in Italia. Per te ci sono possibilità che gli stessi fenomeni si ripetano nel nostro Paese?

Come dicevo la Grecia viene in questo momento usata un po’ come uno spauracchio e nei vari Paesi si dissemina l’idea che ciò che è accaduto qui accadrà anche in Italia, Spagna, Portogallo eccetera. In realtà non lo credo. Prima di tutto perché ogni Paese ha una storia e risorse assai diverse.

La Grecia è un paese che non produce quasi nulla, dove pressoché tutto viene importato dall’estero: detersivi, materiali di costruzione, automobili… Le campagne e le isole si sono spopolate molti anni fa, anche se in questo momento si assiste a un certo ritorno. L’alto numero dei dipendenti statali (comunque non molto alto rispetto ad altri Paesi europei) è anche dovuto al fatto che qui non ci sono molti settori lavorativi che sono invece aperti, anche se in crisi, in Paesi come Italia e Spagna. Per questo motivo questo è l’unico Paese al mondo ad avere più cittadini emigrati che residenti nei confini nazionali.

Dal punto di vista turistico rimane un Paese di estremo interesse, ma una politica turistica discutibile ha promosso vacanze basate soprattutto sulla bellezza dei mari. Che sono sicuramente straordinari, ma non sufficienti a trattenere i molti turisti che ora ad esempio preferiscono la più economica Croazia. L’Italia, come ben risaputo è il Paese al mondo più ricco di opere d’arte.  Difficilmente diminuirà l’affluenza mondiale verso Roma, Firenze o Venezia.  L’Italia è anche un Paese altamente industrializzato che, con una politica intelligente, potrebbe essere quasi indipendente a livello economico. Prodotti di altissima qualità (macchine di lusso, alta moda e pelletteria, design ecc.) continuano a portare il marchio italiano. E’ chiaro che anche in Italia la crisi è e sarà durissima, colpendo come qui soprattutto i ceti meno abbienti. Ma l’Italia ha almeno in potenza il privilegio di cambiare le cose a livello nazionale e anche europeo, come confermato dal risultato delle ultime elezioni. Forse perché vivo una situazione certamente più drammatica, vedo ancora una luce alla fine del tunnel italiano. E la speranza è che si sia in molti a vedere questa luce, che in Grecia pare essersi spenta.

Paolo Barnard ci racconta come l’Unione Europea e l’Euro abbiano distrutto economicamente il continente e come questo effetto sia stato programmato ed eseguito a tavolino

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(Articolo pubblicato sul numero 3 – maggio/giugno 2013 di “Barricate – L’informazione in movimento“)

Un’Unione Europea e un Euro al servizio dei poteri forti, delle elite economiche neoliberiste e a danno delle popolazioni europee. All’interno di un piano congegnato per togliere ai cittadini europei una delle principali fonti del loro benessere, la sovranità monetaria, e per mettere in cantina le politiche keynesiane, viste come un impiccio.

E’ questo “il più grande crimine” dal dopoguerra secondo Paolo Barnard, che nell’omonimo saggio spiega chi sono gli autori di un vero e proprio “economicidio” ai danni del continente. Nomi come Romano Prodi, Jean Claude Trichet, Mario Draghi sono affiancati a organizzazioni come il gruppo Bilderberg, la Commissione Trilaterale, l’Aspen Institute, in una comunione di intenti volta a favorire i grandi poteri economici, marginalizzando sempre più dalla scena politica il ruolo e il benessere della gente comune.

Paolo, ci spieghi qual è il “più grande crimine” di cui parli nel tuo saggio?

Per capirlo dobbiamo partire dal fatto che, dopo due guerre che hanno distrutto l’Europa, il sistema economico e non solo stava creando le basi per un mondo migliore. C’era stata una rivoluzione in economia e nella società che, partita da Marx e passata per il socialismo e il consolidamento della democrazia, era arrivata a un punto di svolta fondamentale con Keynes, che in quegli anni aveva indovinato un sistema economico internazionale. Nel frattempo nascevano gli accordi degli anni ’50 e ‘60 di Paesi in via di sviluppo come l’Indonesia e la Jugoslavia, gli accordi di Bandung. Stava prendendo forma un nuovo ordine economico mondiale, portatore di idee su come regolare l’economia in modo più giusto. I partiti socialisti avevano sempre più consensi.
Così le elite economiche, che avevano perso potere nei decenni precedenti, si sono organizzate per reagire. Nel mio libro ci sono nomi, cognomi, organizzazioni, chi ha steso i testi fondamentali da seguire. Queste elite si sono coalizzate per prendere nuovamente il potere nel contesto delle nuove democrazie, senza le impiccagioni ottocentesche. E così hanno sottratto, nascosto, ucciso questo nuovo ordine economico keynesiano e dei Paesi della conferenza di Bandung. Hanno soffocato queste economie e condannato centinaia di milioni di esseri umani al sud del mondo a una situazione disastrosa, mentre al nord, Europa compresa, a condizioni più grame di lavoro.
Come fai, quando ripercorri le sofferenze di centinai di milioni di persone, a non considerare questo il più grande crimine del dopoguerra?
Era tutto evitabile se si fosse lasciato in vita questo complesso economico che nasceva, soffocato invece da neoclassicismo e neoliberismo.

C’è chi ti accusa di avere una visione troppo ‘complottista’. Cosa rispondi a queste persone?

Rispondo che ne “Il più grande crimine”, un testo di 100 pagine, ci sono dati, nomi, fondazioni e circa 70 note bibliografiche di documenti precisi. E’ ridicolo dire che ho scritto qualcosa di complottista.  Chi lo afferma evidentemente non vuole fare la fatica di leggerlo.

Quali sono le fonti che ti hanno influenzato dal punto di vista economico? Ci sono economisti che consigli, in opposizione a quelli neoliberisti? 

Assolutamente si. Io ho per caso scoperto che esiste un’economia , nata dalla mente geniale dell’economista americano Warren Mosler, che è la riformulazione moderna di quella keynesiana.
E’ la più adatta ai sistemi monetari moderni, che Keynes non poteva conoscere, e si chiama Mosler Economic Modern Money Theory. L’ho studiata molto, e la considero dirompente.
Gli economisti che seguo sono quelli della Memmt. Nel libro ne ho elencati circa dodici, tra cui lo stesso  Mosler e  Alain Parguez.

Bisognerebbe uscire dall’Euro? Se si, quali potrebbero essere le conseguenze?

Alla prima parte della domanda rispondo: assolutamente si, perché è un costrutto criminale e ormai ha distrutto l’economia europea.
Alla seconda parte non posso rispondere in uno spazio così breve. Noi abbiamo formulato un programma di salvezza nazionale di 40 pagine, consultabile sul mio sito e su quello della Memmt.
Sicuramente incoraggio il ritorno alla sovranità monetaria, quindi al fatto che il Paese torni proprietario dell’economia. Quando hai la sovranità monetaria ed economica e la sai usare, allora diventi inattaccabile. Non ci possono più essere problemi di inflazione, deflazione, svalutazione, speculazione; è tutto sotto il controllo di chi usa questo strumento.

L’Unione Europea è da abbandonare o da rifondare su nuove basi?

Da rifondare su nuove basi. Non c’è niente di male nel volere un’Europa unita, ma questa Europa è stata una favola venduta sui libri delle elementari dagli anni ‘60, grazie a tecnocrati da me citati come Perroux, Attali, Trichet, Jacques Delors, i primi padri di queste idee. Si è trattato soprattutto di francesi e italiani, i tedeschi hanno avuto un ruolo minore. Ad ogni modo, è stata una truffa disegnata per favorire le elite neomercantili e speculative, e anche i Trattati da Maastricht in poi sono stati scritti per essere illeggibili e non sono stati mai votati, tranne in pochissimi casi. Questa Unione è stata una truffa ai danni della popolazione, fatta per togliere la sovranità monetaria e quella dei parlamenti.
In definitiva: l’Euro va distrutto e l’Unione rifatta.

Come combattere lo strapotere dei mercati e la ‘dittatura dello spread’?

Con la stessa soluzione data in precedenza: riprendendo la sovranità monetaria e sapendola usare. Agenzie di rating e spread non contano niente quando si ha sovranità monetaria, come nei casi di Stati Uniti e Giappone. Lo spread è una trovata pubblicitaria usata da media asserviti e ignoranti, e da economisti asserviti e ignoranti, per terrorizzare la gente. Lo spread ha valore solo se il Paese è commissariato come l’Itala.

Cosa dovrebbero fare secondo te i popoli e le istituzioni europee per uscire da questa situazione così difficile?

Il cardine di tutto è la conoscenza. Non è immaginabile che i popoli europei possano ribellarsi a questo mostro se non sanno di cosa si tratta. Io sono il primo in Italia ad aver rivelato cosa succede veramente con l’Euro, e lo faccio tuttora come un salmone che nuota contro un fiume in piena. Se ci fossero in Italia, Germania, Francia, altre centinaia di divulgatori di questi temi e se il popolo fosse informato su cosa sta succedendo e su cos’è l’Euro, ci sarebbe una immediata risposta. Si verificherebbero ribellioni di massa, e per i potenti sarebbe finita.

Una domanda apparentemente fuori contesto: il sistema capitalistico va abbattuto?

Il capitalismo ci ha dato anche mezzi che non avremmo mai avuto , ma per sua natura si contrappone all’interesse pubblico. Ti cito una frase di Adam Smith che i neoliberisti spesso dimenticano: “Raramente due capitalisti si riuniscono se non per imbrogliare qualcuno”.
L’intereresse pubblico deve essere sempre azionista di maggioranza, mentre il capitalismo non deve andare oltre il 49%. Può funzionare solo se c’è questo bilanciamento. 

The Italian journalist Paolo Barnard tells us how the EU and the Euro have economically destroyed the continent and how this effect has been programmed and reached purposely  

The Italian journalist Paolo Barnard

The Italian journalist Paolo Barnard

(Article published in the 3d issue – May/June 2013 of the italian bimonthly review “Barricate – L’informazione in movimento”)

A European Union and a Euro created for the strong powers, for the neoliberal elite and against the European population. Inside a plan made for depriving the citizens of one of their principal sources of wellness, the monetary sovereignty, and to remove the Keynesian policies, seen as an obstacle.    

This is “the biggest crime” since World War II according to Paolo Barnard, an Italian journalist, who in his book with the same title explains who are responsible of a true ‘economic murder’ at the expense of the continent.

Names such as Romano Prodi, Jean Claude Trichet and Mario Draghi, are associated with organizations such as the Bilderberg group, the Trilateral Commission, the Aspen Institute, for the common purpose to help the biggest economic powers, weakening the role and wellness of the common people in the political scene.  

Paolo Barnard, can you explain to us which is “the biggest crime” you mention in your book?

Firstly we must start from the fact that, after two wars that almost destroyed Europe, the economic system was creating the basis for a better world. There had been a revolution in economy and in the society, that, starting from Marx and passing through socialism and the solidification of democracy, arrived to a fundamental turning point with Keynes, who in those years found out a economic international system. Meanwhile the agreements of the ’50s and ‘60s, like the Bandung agreements between countries such as Indonesia and Yugoslavia, were born. A New World Economic Order was arising, with ideas on how to regulate the economy in a better way. Socialist parties gained more and more influence.

So the economic elites, which lost power in the previous years, organized themselves to counteract. In my book there are names, organizations and the people who wrote the books to follow.
These elites organized to take back the power in the context of the new democracies, without spectacular executions as in the 19th century. They hid and killed this new economic order of Keynes and of the conference of Bandung. They strangled these economies and damned hundreds of millions of people in the South of the World to an awful condition, and in the North, like Europe, to worse conditions of work.

When you see the suffering of so many people, how can you not consider this the biggest crime after World War II? It was all avoidable, if they had allowed this economic system to live. Instead, it was strangled by neoliberalism and neoclassicism.

There are people who accuse you to have a ‘conspiracy theorist’ vision . How do you answer to these people?

I answer that in “The Biggest Crime”, a one hundred pages book, there are statistics, names, foundations and 70 references of precise documents. It’s ridiculous to say that I wrote something ‘conspiratorial’.

Who says this evidently don’t want to tire himself reading it.

Which are the economic sources that influenced you? Are there economists that you recommend instead of the neoliberal ones?

Absolutely yes. I have discovered an economic theory which is the modern reformulation of the Keynesian one, born from the genial mind of the American economist Warren Mosler. It is the most suitable for the modern monetary systems, which Keynes could not know. Its name is Mosler Economic Modern Monetary Theory (Memmt). I have studied it very much, and I consider it astounding. The economists I follow are the ones of the Memmt. In the book I listed 12 of them, such as Mosler, Forstater and Alain Parguez.

Should Italy exit from the Euro? If so, which could be the consequences?

To the first part I answer: absolutely yes, because it is a criminal construction and it has already crushed the European economy.

To the second part I cannot answer in such a small space. We formulated a ‘Program of economic safety for Italy’ 40 pages long, accessible from my website and from that of the Memmt.

For sure I encourage the return to money sovereignty, so that the country can again be the owner of the economy.
When you have money sovereignty and you know how to use it, you become undefeatable. There cannot be problems of inflation, deflation, devaluation, speculation anymore; everything is under the control of whom that uses this instrument.

Is the European Union to abandon or to refund on new basis?

To refund on new basis. There is nothing wrong in wanting a united Europe, but this Europe has been a fairy tale sold since the 60’s, thanks to technocrats I cited such as Perroux, Attali, Trichet, Jacques Delors, the fathers of these ideas. They have been above all French and Italians; Germans had a lesser role. Anyway, this was a deceit designed to help the neo-mercantilist and speculative elites, and also the treaties from Maastricht onwards have been written to be unreadable, and never voted, except for a few cases.

This Union has been a deceit against the population, made for taking away the monetary and parliamentary sovereignty. In conclusion: the Euro must be destroyed and the European Union must be remade.

How to fight the extra-power of the financial markets and the ‘dictatorship of the spread’?

With the same solution given before: taking back the money sovereignty and knowing how to use it. Rating agencies and spread doesn’t count for anything with money sovereignty, as in the cases of USA and Japan.

The spread is a gimmick used by ignorant and domesticated media as well as ignorant and domesticated economists to fill the people with fear. The spread is only significant when the country is no longer free like Italy.

What should people and institutions do in Europe to walk out from this hard situation?

The centre of everything is knowledge. It is unthinkable that European people could break free of this monster if they don’t know what it is. I am the first in Italy who unveiled what is truly happening with the Euro, and I still do it as a salmon who swims against the flood.

If there were other hundreds of speakers on these themes in Italy, Germany and France, and If the people were aware of what is happening, there would be an immediate answer. There would be massive riots and this would be the end for the powerful people.

A question apparently out of context: should the capitalism be destroyed?

Capitalism gave us also means that we never could have, but for its nature it is against the public interest.
I quote a phrase of Adam Smith that neoliberals often forget: “People of the same trade seldom meet together, even for merriment and diversion, but the conversation ends in a conspiracy against the public, or in some contrivance to raise prices”.

The public interest must consist of the majority, while capitalism should never go beyond the 49%. It can work only if there is this balance.

Austerity(Articolo pubblicato su Informare per resistere, 8/5/2013)

Sono anni che i media asserviti ci raccontano che l’austerità è necessaria e che le ricette della Troika sono come una medicina cattiva, vanno prese anche contro volontà.

Con queste argomentazioni, professoroni e pseudo-intellettuali al soldo di banche e corporations ci hanno ripetuto che, se Grecia e Italia erano costrette a soffrire, la colpa era solo dell’ingordigia dei governi e della difficile situazione innescata dalla crisi.

E così, via libera ai prestiti di Unione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale, purché siano rispettate le ricette lacrime e sangue, basate su privatizzazioni e tagli alla spesa pubblica. Insomma, il solito frutto delle mortifere dottrine neoliberiste.

Poi arriva un ragazzino che analizza alcuni dei sacri teoremi alla base dell’austerità e ci spiega che ci sono degli errori, e quindi tutto il sistema non regge. Ergo, le politiche di austerità in un periodo di crisi non fanno bene al malato, ma finiscono per dissanguarlo.

E si badi che a questo punto l’austerità non è più una scelta politica dei governi, quanto un obbligo comunitario grazie all’approvazione dell’orrido Fiscal Compact, che significa stringere la cinghia a norma di legge per i prossimi vent’anni.

Quindi ci ritroviamo di fronte a un paradosso: una dottrina economica evidentemente sballata ci vincola per le prossime due decadi, nel cieco rispetto di quei parametri di Maastricht innalzati a comandamenti biblici.

Ma, in fondo, ai popoli europei cosa importa che il tasso debito pubblico/Pil non superi il 60%?
Il Giappone sta al 236% e nessuno si suicida per questo. Anzi.

Peccato che il Giappone abbia una moneta propria, mentre la nostra appartenenza all’Euro e l’obbligo di rispettare i parametri di Maastricht ci stanno strangolando sempre più.

Tra l’altro per rientrare nel famoso parametro del 60%, l’Italia (nel 2012 al 127%) dovrebbe o rilanciare la crescita (cosa enormemente difficile in periodi di crisi) oppure tagliare la spesa pubblica e aumentare le tasse. Quale via sarà scelta e darà più frutti, secondo voi?

Aggiungeteci che anche illustri economisti come Paul Krugman e la scuola del Memmt (il think tank neokeynesiano reso celebre in Italia da Paolo Barnard) affermano che la strada dell’austerità porta in questo frangente al suicidio economico, mentre la soluzione migliore per il nostro Paese sarebbe l’uscita dall’Euro e l’impostazione di politiche di spesa a deficit, se necessario rinegoziando gli accordi con l’Ue.

Ma allora, a chi giova? E’ inevitabile pensare che se ne avvantaggino solo le grandi imprese. Un mercato del lavoro fermo, dove la gente per lavorare è costretta a svendersi, permette alle aziende di accaparrarsi agevolmente le migliori intelligenze a prezzi bassissimi. E cosa accadrà quando lo Stato vorrà svendere i gioielli di famiglia per fare cassa? Privatizziamo l’acqua in barba al referendum di qualche anno fa e poi privatizziamo il Colosseo, gli Uffizi, il Canal Grande? In fondo la Finlandia qualche tempo fa propose di far mettere in vendita il Partenone e le isole greche, quindi perché no?

L’unica soluzione possibile per l’Italia è l’uscita dall’Euro, la rinegoziazione dei trattati europei (tenendo in considerazione il momento di crisi) e l’impostazione di politiche di sostegno alla popolazione e al lavoro con la nuova moneta di proprietà del popolo italiano (e non di banche private).

Anche perché, con il non-intervento a favore della popolazione, lo Stato italiano si macchia di un crimine che contrasta in maniera stridente con la stessa Costituzione.

Recita in fatti l’articolo 38: “Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale.

I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria. (…)

Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato.”

Ne consegue che lo Stato ha l’OBBLIGO di intervenire a favore di quanti, non per loro colpa, sono sprovvisti del lavoro e di quanto necessario per vivere in modo dignitoso.

Quindi, ogni trattato che costringa lo Stato a venire meno a questi principi (che, va ribadito, sono stati scolpiti dalla resistenza antifascista), viola in modo evidente la nostra Carta costituzionale e deve essere quindi rigettato dal nostro ordinamento. Fosse anche il trattato istitutivo dell’Unione Europea e dell’Euro, politici, giudici e comuni cittadini sono tenuti a non applicarlo.

La presenza di potenti gruppi di pressione (di cui l’attuale premier, come Monti, è espressione) dietro la creazione dell’Euro e dell’Unione Europea non diminuisce di una virgola l’incostituzionalità di quello che sta accadendo, laddove i cittadini sono lasciati morire di stenti pur di non venire meno ai dettati europei.

E’ una vergogna (non a caso definita da alcuni ‘economicidio’) che deve terminare. Adesso.

Austerity-is-not-working

(Article published on the Italian website “Informare per resistere“, on May 8th, 2013)

It’s been many years since the domesticated media started telling us that the austerity is necessary and the measures of the Troika are like a bitter medicine: it is necessary to take them even against the will.

With these arguments, academics and experts paid by banks and corporations repeated to us that, if Greece and Italy were bound to suffer, the fault was of their spendthrift governments and of the crisis.

And so, free access to the loans of the European Union, European Central Bank and International Monetary Fund was given, at the conditions that the ‘blood and tears measures’, based on cuts on public spending and privatizations, were respected. Nothing new but the usual fruit of the neoliberal doctrines.

Then comes a boy who analyzes the holy laws of austerity, explains to the world that there are some errors, and shows that all the system is wrong.  Hence, the austerity policies in a crisis period are not sound for the sick, but they continue to suck his blood to the end.

And it must be said that, at this point, the austerity is not a choice of the politicians anymore, but an obligation of the European Union, thanks to the horrible Fiscal Compact, which implies the tightening of the belt for the next 20 years .

So we are facing a paradox: an economy doctrine, evidently wrong, bind us for the next 20 years, in the blind obedience to those Maastricht parameters, raised to biblical commandments.

But in the end, what do the European people care if the public debt/GDP ratio overcomes the 60%?

Japan is at the 236% and nobody commits suicide for this.

Yet the Japanese have a currency of their own, while our membership of the Euro and the obligations towards the Maastricht parameters are strangling us more and more.

Furthermore, to keep within the 60% parameter, Italy (in the 2012 at 127%), should restart to grow (which is very difficult in crisis period) or cut the public spending and raise the taxes.

Which way will be chosen, in your opinion?

In addition to this, very famous economists like Paul Krugman and the school of the Memmt (the neo-keynesian think tank made famous in Italy by Paolo Barnard) say that the road of austerity brings in this period to economic suicide. For them, the best solution should be the exit from the Euro and the adoption of policies of welfare, renegotiating if necessary the agreements with the EU.

So, who benefits from this? It is unavoidable to think that only great corporations do.

A blocked market of labor, where people to work are forced to sell themselves, allows the corporations to gain the best brains at the lowest price. And what will happen when Italy will need to sell the family jewels to pay the debts? Will we privatize the water in spite of the referendum of some years ago, and then we’ll privatize the Colosseum of Rome, the Uffizi Gallery in Florence and the Grand Canal in Venice?

Finland some years ago asked Greece to sell their islands and the Parthenon, so why not?

The only solution possible for Italy is to exit from the Euro, to renegotiate the European treaties (considering the crisis period) and to adopt policies of sustainment for families and the workers with a new currency, property of the Italian people (and not of private banks).

Also because, with the non-intervention in favour of the population, the Italian State commits a crime against the same Constitution.

In fact, Article 38 says: “Every citizen not able to work and deprived of the necessary means to survive, has the right to social assistance.

Workers have the right to adequate means to their needs of life in case of illness, injuries, old age and involuntary unemployment.

Authorities and institutions, provided and secured by the State, act for this purpose”.

It derives that the State is OBLIGED to act and help the people who are jobless not by their own choice, and without the necessities to live properly.

So every treaty which forces the State to ignore these principles (who has been sculpted by the anti-fascist Resistance), go against our Constitution and must so be rejected by our legal system.

Also if we talk about the treaties of the European Union and of the Euro, politicians, judges and common citizens must not follow them.

The presence of powerful lobbies (which influence the Italian prime minister Enrico Letta as it was for Mario Monti) behind the creation of the Euro and the European Union doesn’t diminish the unconstitutionality of what is happening, where citizens are left to die of starvation to avoid going against the European rules.

It is a shame (called economicide by someone) that must come to an end. Now.