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ManipolazioneMan mano che le elezioni si avvicinano, gli specialisti del terrore mediatico affilano le loro armi con le solite argomentazioni. All’uscita dall’Euro seguirebbero le cavallette e poi il meteorite; la vittoria di Grillo sarebbe la fine della democrazia; Renzi è bello, bravo e dice sempre la verità; questa Ue è il migliore dei mondi possibili, ecc. ecc.

Al  catastrofista medio, quello che vede dopo l’uscita dall’Euro disperazione, disoccupazione e suicidi, forse varrebbe la pena ricordare che parla esattamente dello scenario che stiamo vivendo.

Proprio non si vede perché l’uscita dall’Euro dovrebbe rovinarci, dal momento che il pareggio di bilancio, il Fiscal Compact e la moneta unica ci condannano già (e per i prossimi 20 anni) alla distruzione di ogni barlume di stato sociale e quindi ad un ulteriore incremento di sofferenze, povertà e suicidi. “Ma il problema è che c’è poca Europa. Ce ne vorrebbe di più” ti risponde l’economista prezzolato di turno, il politico servo o il pennivendolo che campa leccando ricchi deretani.

A questi signori, andrebbe risposto che se i capi di Stato e di governo volevano traghettarci verso gli Stati Uniti d’Europa (come stanno facendo) dovevano farlo per via democratica, e non per via surrettizia con una moneta unica e poi una crisi creata ad arte.

Del resto bisogna capirli: ogni volta che hanno provato a far passare per via popolare qualcosa come una Costituzione Europea sono stati bastonati dagli elettori, che evidentemente hanno sentito puzza di imbroglio. Per cui hanno dovuto ricorrere alla forma dei Trattati e poi procedere a operare cambiamenti sulla struttura dell’Europa come dei ladri, approfittando della crisi e della confusione generale.

Ed eccoci qui, al voto per le Europee con un Euro e una Ue che non funzionano, che distruggono lo stato sociale e gli strati più deboli della popolazione (specialmente nei Paesi periferici come il nostro), e con tanti petulanti ed assoldati sapientoni che ci spiegano che per uscirne ci vuole ancora meno sovranità e ancora più Europa. Un no grazie, a questo punto, sarebbe molto gradito.

Poi ci sono i partiti dei lacché (in Italia per questo ci sono gli specialisti del Partito democratico) che sono pronti a raccogliere i voti degli elettori per farne gentile omaggio alla Merkel, ai grandi capitalisti, alla Bce, ai soliti poteri forti oligarchici. Però hanno faccini belli e giovani, quindi qualche gonzo che li vota si troverà di certo.

Infine c’è Grillo. Unico partito in grado di battere il Pd alle elezioni, c’è da sperare che il M5S vinca per due ordini di ragioni:

1)      Una vittoria di Grillo significa una pesante sconfitta per Renzi e per il suo unico elettore Napolitano, che ne uscirebbero delegittimati. In caso contrario, il Fonzie nostrano potrà menarla per secoli dicendo che “italiani volunt”;

2)      Dato il livello stantio di democrazia in questa Ue, è necessario mandare in Europa quanti più euroscettici possibile. Occorre una forte critica ai meccanismi europei all’interno delle istituzioni, e in questo i grillini possono fare bene come hanno fatto bene nel Parlamento italiano. Ovviamente, per avere più peso nelle dinamiche europee, i grillini dovranno anche vincere le elezioni nazionali, in modo da esprimere una rappresentanza, ad esempio, nel Consiglio dei ministri dell’Ue.

Al terrorismo mediatico pro Euro, va risposto con le critiche alla moneta unica di ben sei premi Nobel per l’Economia, con quelle di economisti italiani come Alberto Bagnai, Nino Galloni e Claudio Borghi, di giornalisti economici come Paolo Barnard con la scuola economica Memmt, e di tanti altri che hanno cercato di capire a fondo il problema con sguardo critico e di elaborare possibili soluzioni per il nostro Paese.

Una cosa è certa: uscire dalla moneta unica nei primi tempi potrebbe non essere una passeggiata, ma con le giuste politiche (italiane ed internazionali) in qualche anno se ne può venire fuori. Stando così le cose, invece, siamo condannati ad un suicidio progressivo per i prossimi vent’anni, che va sotto il nome di Euro – Fiscal Compact – Pareggio di bilancio.

Scegliere da che parte stare non dovrebbe essere difficile.

 

 

Sullo stesso tema:

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Merkel burattinaio

(Articolo pubblicato su Informare per resistere, il 15/5/2014)

Mancano pochi giorni ormai alle elezioni del Parlamento europeo, e a leggere gli ultimi sondaggi (per quello che possono valere) sembra che si profili una corsa a due tra Renzi e Grillo. Non bisogna sottovalutare comunque il sempreverde Berlusconi, che finisce sempre per prendere più di quanto non risulti poco prima delle consultazioni.

Messa così, la sfida sembra essere quella tra chi vuole effettivamente un’Italia e un’Europa diverse (i grillini), non lesinando contestazioni a tutto quello che non va – dall’Euro, ai trattati, al pareggio di bilancio – e chi invece si illude (i renziani) che qualche faccino più o meno giovane possa bastare a coprire tutto lo schifo che continua a covare dietro il logo del Partito Democratico. E cioè i soliti inciuci con il centro destra (dai tentativi di legge elettorale all’Expo), le solite collusioni con delinquenti di vario genere, le solite lobby e consorterie (i De Benedetti, le banche, le Coop rosse ), le solite gattopardesche strategie di chi finge di rappresentare il nuovo per poi lasciare tutto com’è.  (1,2,3)

Con l’aggravante che, agli antichi vizi italici, a carico del Pd si aggiunge ora anche la servitù nei confronti dell’ultra capitalismo estero, dei tecnocrati europei non eletti da nessuno, della Germania e dei mercati, dei quali già avevo parlato in un articolo precedente. (4)

Va puntualizzato che in queste elezioni il Pd rappresenta veramente il peggio del peggio, e la sua vittoria il sicuro trionfo dei soliti gruppi di potere nostrani, sommati ai peggiori capitalisti internazionali, quelli che – per capirci – stanno da anni spingendo per ottenere gli Stati Uniti d’Europa con la scusa della crisi, nonostante i popoli europei già più volte si siano schierati contro questo tipo di progetto.

Grillo può piacere o non piacere, ma il suo rimane l’unico schieramento in grado di avere i numeri per confrontarsi col Pd e batterlo, e per proporre una radicale contestazione di un’Europa evidentemente nelle mani di pochi oligarchi indifferenti alle sofferenze della popolazione. Tsipras da questo punto di vista, con le sue percentuali poco superiori al 3% (in Italia) rischia solo di sottrarre voti al M5S senza neanche conquistare un seggio. Se parliamo di voto utile, forse conviene puntare sull’unico schieramento che possa veramente mettere i bastoni tra le ruote.

Poi c’è il capitolo astensionisti. Già da ora si leggono appassionati appelli al non voto, che avranno l’unico esito di lasciare tutto com’è già: un’Unione Europea dove lobby e partiti collusi fanno gli interessi dei più forti, ignorando le popolazioni; e una vittoria sfolgorante per Renzi “nuovo che avanza”, per le sempiterne celebrazioni dei lecchini di Repubblica.

Se si vuole che qualcosa cambi, sarà bene convincere gli italiani (e gli europei) a votare partiti euroscettici, in modo da lanciare un forte segnale di contestazione non solo al di fuori delle istituzioni, ma anche dal loro interno.

Per cambiare questa Ue a poco servono le periodiche manifestazioni nelle piazze, che portano solo a tante manganellate e qualche titolone sui giornali degli industriali: occorre che i partiti euroscettici diventino forza di maggioranza e cambino completamente le carte in tavola, sia nelle rispettive nazioni che nelle istituzioni europee. Finché al governo ci saranno partiti “europeisti”, un’Europa dei popoli (e non delle lobby) non sarà possibile.

 

 

Link:

1)  http://news.supermoney.eu/opinioni/2014/04/le-liste-degli-impresentabili-candidati-dei-partiti-alle-elezioni-europee-0087713.html

2) http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/1243090/Sottosegretari–deputati–sindaci–Ecco-gli-impresentabili-del-Pd.html

3) http://espresso.repubblica.it/palazzo/2014/02/28/news/quanti-impresentabili-nel-sottogoverno-di-matteo-renzi-1.155386

4) http://www.informarexresistere.fr/2014/05/02/la-nuova-religione-del-pd-e-il-darwinismo-sociale/

Euro brucia(Articolo pubblicato su “Informare per resistere” il 11/01/2014)

È sempre divertente vedere come un tema scomodo venga scandalosamente censurato anche da giornali che affermano di voler dire “ciò che gli altri non dicono”.

Un tema esemplare ne è l’Euro: questo mostro immondo che ci è stato spacciato come un grande progetto per unire i popoli europei, e che ha finito per devastare i Paesi del sud e mettere quegli stessi popoli gli uni contro gli altri.

Adesso il gioco è evidentemente scoperto: con ben sei premi Nobel per l’Economia che si sono espressi in tempi diversi contro la moneta unica consigliando all’Italia di uscirne, ed economisti nostrani come Alberto Bagnai e Nino Galloni che hanno fatto dettagliate ricerche e riflessioni nello stesso senso (così come Paolo Barnard e la scuola economica Memmt), potremmo dire che ogni dubbio sulla “bontà” della moneta unica per l’Italia è fugato.

Eppure qualche ultimo giapponese (in verità più di uno) ancora insiste nel difendere il progetto Euro, censurando in tutti i modi chi si esprime contro di esso. Il principale censore è ovviamente il Partito Democratico, che da Prodi a Letta e Renzi ha sempre sostenuto lancia in resta il progetto della moneta unica e bollato di populismo/ignoranza/demagogia/follia chiunque avesse da ridire.

Ma non mancano i censori a mezzo stampa: dal Corriere fino a Repubblica e il Fatto Quotidiano è tutto un florilegio di omissioni e disinformazione, che ha il solo fine di lasciare la moneta unica nel Gotha degli argomenti intoccabili. Per la serie: si può sparlare di Letta e Napolitano, non lo si può fare dell’Euro. Del resto, sappiamo che ogni giornale dipende dai suoi amici e finanziatori per vivere, e quindi è evidente che ci siano lobby molto potenti all’opera per continuare a vendere al popolo il progetto Euro/Europeista. Per questo occorre ormai diffidare, su questo tema, da buona parte della stampa mainstream: per lo meno fino a quando il muro di gomma dell’omertà sarà perforato e si potrà liberamente criticare anche la moneta unica, dando voce ai suoi contestatori in modo imparziale.

In effetti sembra difficile bollare di populismo e ignoranza Paul Krugman, Joseph Stiglitz, Amartya Sen, Cristopher Pissarides, James Mirrlees, Milton Friedman, così come Alberto Bagnai e Nino Galloni, trattandoli alla stregua di qualche forcone inferocito. Si può cercare di salvare la barca che affonda solo ignorando l’argomento e censurando il dibattito: ed è esattamente ciò che il Pd e i giornali compiacenti hanno finora fatto e continuano a fare.

Il motivo di questo comportamento è chiaro, essendo il Pd il principale artefice del nostro ingresso nell’Eurozona. E qualche giorno fa, anche il viceministro all’Economia, Stefano Fassina, ha detto chiaro e tondo che la fine dell’Euro sarebbe una “sconfitta storica per il Pd”.
Resta solo da augurarsi che finalmente, in vista delle elezioni europee, il dibattito su Euro e Ue entri nel vivo, e che chi porta argomenti contro la moneta unica riceva lo stesso trattamento di chi ne è favorevole. Di fronte all’impoverimento e ai suicidi degli italiani, l’orgoglio di qualche politicante del Partito Democratico vale molto meno che zero.

P.s.  Per approfondire le migliori politiche da adottare in caso di uscita dall’Euro, si consigliano “Il tramonto dell’Euro” di Alberto Bagnai, “Eurocidio” di Nino Galloni e il “Programma di salvezza economica per l’Italia” di Paolo Barnard e Warren Mosler.