Tag Archive: euro


(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 16 luglio 2017)

Sul nostro sito, da qualche tempo scomparso misteriosamente dalle ricerche Google (mentre resta rintracciabilissimo su altri motori di ricerca, quali Yahoo,  Bing o Lycos), abbiamo spesso trattato i temi dell’illegittimità del Parlamento (e quindi del governo che ne trae fiducia) e quello del contrasto tra Euro, Unione Europea e Costituzione italiana.
In questa intervista con l’avvocato Giuseppe Palma siamo tornati su questi temi, aggiungendoci il Fiscal Compact e il pareggio di bilancio; il trattato “di libero scambio” Ceta; il decreto Lorenzin sui vaccini; lo Ius Soli e l’immigrazione di massa; la recente proposta di legge del Pd sull’apologia di fascismo.

Annunci

(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 7 luglio 2017)

E’ sempre più chiaro, in questi giorni, come l’accordo Renzi-Berlusconi sia destinato ad essere replicato anche alle prossime elezioni politiche (se e quando mai ci saranno).
Dopo aver incassato una gran vittoria alle amministrative (con la conseguente batosta tutta renziana in città rosse come Genova, Pistoia, Carrara, L’Aquila, Sesto San Giovanni etc etc), il centrodestra resta diviso per la linea troppo europeista di Forza Italia, che è riuscito pure a votare il Ceta assieme al Pd in Senato (Commissione Esteri), rimarcando una evidente differenza di vedute con gli “alleati” Salvini e Meloni.
Sul rapporto con Europa e trattati internazionali, la linea di Lega e FdI si avvicina piuttosto a quella della frangia più euroscettica del M5S, che infatti si è schierato contro il Ceta.
Sondaggi alla mano, un’alleanza M5S-Lega-FdI garantirebbe attualmente una maggioranza in Parlamento, unica combinazione vincente. Sarebbe quindi sufficiente chiarirsi su alcuni punti di massima per un futuro governo di coalizione “populista”.
Ad esempio:

1) Lotta dura ad Euro e Unione Europea
I recenti sviluppi della questione migranti, con “l’Europa dei popoli e della pace” che chiude le frontiere e lascia l’Italia da sola ad affrontare il fenomeno, dimostra ancora una volta che da questa Ue l’Italia ha solo da perdere, come già risultava evidente dai costi/benefici dell’Euro e dall’adesione a pareggio di bilancio e trattati-capestro comunitari (parametri di Maastricht e da ultimo il Fiscal Compact).
Non v’è quindi motivo né convenienza nel restarci, ma solo un sadomasochistico massacro del popolo italiano. Per questo serve una coalizione in grado di raggiungere la maggioranza in Parlamento (già c’è, come visto) e costituire un governo euroscettico che ci traghetti fuori dall’inferno europeista per tornare a fare gli interessi della Nazione Italia (e non quelli della Nazione Germania, servita dagli scendiletto del Pd).

2) Lotta dura all’immigrazione di massa
Basta con questa invasione avallata dal solito Pd e dalle cancellerie europee più Soros e le sue Ong. La nuova coalizione di governo, oltre ad organizzare l’Italexit, deve chiudere i porti italiani alle Ong “umanitarie” e dirottarle verso altri Paesi (preferibilmente Tunisia o Malta, per disincentivare il business del traffico illegale di carne umana). Deve inoltre ripartire i migranti arrivati in massa negli ultimi anni con gli altri Paesi europei, minacciando conseguenze diplomatiche in caso di diniego.

3) Ritiro del Ceta e del Fiscal Compact
Oltre a cancellare il pareggio di bilancio in Costituzione e a portare avanti l’Italexit, il nuovo governo dovrà stracciare il Fiscal Compact e il Ceta, che lo sciagurato Gentiloni e il suo Parlamento abusivo stanno ratificando in questi giorni.

4) Cancellazione del decreto Lorenzin
Quella mostruosità del decreto Lorenzin deve essere cancellata il giorno dopo l’insediamento del nuovo governo. I suoi promotori devono essere perseguiti per attentato alla salute pubblica. Ricordiamo che non esistono studi scientifici sugli effetti di 12 vaccinazioni sui bambini, quindi questo equivale a fare dei piccoli italiani delle CAVIE, in un momento in cui non c’è NESSUNA EMERGENZA a giustificare l’imposizione coatta di un numero così alto di vaccinazioni.
L’unica emergenza è evidentemente quella delle casse della Glaxo.

5) Politiche per rilanciare il lavoro, il welfare e la famiglia
La propaganda fasciorenziana continua a ripetere che servono gli immigrati perché gli italiani non fanno più figli. Questa stronzata colossale, che serve a coprire gli affari delle coop con il business dell’accoglienza e gli interessi elettorali del Pd legati allo Ius Soli, dimentica volutamente l’ovvio: gli italiani non fanno figli perché non se li possono permettere e perché temono per il futuro, anche grazie a politiche di precarizzazione come il Jobs Act e l’abolizione dell’art. 18.
Per risolvere il problema è sufficiente garantire lavoro e welfare per tutti (e lo puoi fare solo fuori da Euro, Ue, Fiscal Compact, Ceta e pareggio di bilancio), permettendo una vita dignitosa e con i giusti ammortizzatori sociali ad ogni italiano. I figli, a quel punto, non tarderanno ad arrivare.

6) Tornare a valorizzare la specificità italiana
L’Italia è un Paese di cui essere molto fieri. Pieno di bellezza, con una storia e una cultura invidiabili, un patrimonio gastronomico e naturale unico, e piccoli tesori ed eccellenze da scoprire ovunque. Gettare tutto questo ben di Dio a mare, o svenderlo, in nome di una finta internazionalizzazione, è follia e tradimento, e il Pd è stato in prima linea per anni in questo processo. Torniamo a fare i nostri interessi, com’è giusto e normale.

 

P.s. E’ superfluo ribadire come un M5S morbido con l’Europa finirebbe per essere la brutta copia del Pd, non sarebbe in grado di risolvere nessun problema strutturale del Paese e si condannerebbe quindi a scomparire nell’arco di un paio di anni.
Stessa cosa accadrebbe se si rifiutasse ancora di fare alleanze, consegnando il Paese a un nuovo governo di centro-sinistra-destra.

(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 4 maggio 2017)

Tra qualche giorno i francesi dovranno scegliere il loro presidente, e sebbene Macron sia dato da tutti per vincente, bisogna insistere nel ricordare quanto una sua vittoria sarebbe disastrosa non solo per la Francia, ma anche per l’Italia e l’Europa tutta.
I motivi sono nel programma del candidato “centrista” e nella sua stretta connessione con i peggiori poteri finanziari, oligarchici e mondialisti. Vale la pena rinfrescarci la memoria:

  • Macron è un banchiere, cresciuto nella scuderia dei Rothschild (quelli che Giulietto Chiesa chiama “i padroni universali”) ed è stato il ministro dell’Economia sotto Hollande. Dunque è un becero prodotto della finanza mondialista e non certo il “nuovo che avanza” come viene venduto dai media compiacenti;
  • Macron è il pupillo di Jacques Attali, uno dei tecnocrati dietro il progetto europeo, che lo ha introdotto ai meeting del Bilderberg nel 2014, poco prima della sua (casuale) nomina a ministro dell’Economia. Attali è tristemente noto per la frase: “Cosa credeva la plebaglia europea, che l’Euro fosse stato fatto per la loro felicità”?
  • Da ministro, Macron è stato l’autore della famigerata Loi Travail, l’equivalente francese del Jobs Act renziano. E’ quindi perfettamente in linea con l’idea di “riforme” all’insegna di austerità e flessibilità del lavoro tipiche della Troika e del neoliberismo;
  • Macron è un fervente europeista, che chiede più Europa e non toccherebbe l’Euro nemmeno sotto tortura. Ogni sua promessa di riformare l’Ue per i popoli è credibile quanto quelle di Renzi;
  • In linea con i dettami di Soros, Macron non ha il minimo senso della nazione o del popolo francese; nello “spazio francese” può entrare chiunque e le tradizioni e culture locali non hanno alcun peso. Così via all’immigrazione selvaggia, alla globalizzazione senza regole, alla distruzione delle identità nazionali, all’islamizzazione progressiva dell’Europa: tutto ciò che andrebbe combattuto e regolato verrebbe invece rafforzato all’ennesima potenza;
  • Macron si è espresso più volte contro Putin e per l’intervento francese in Siria, per la felicità della Nato e dei guerrafondai del financial-military-industrial complex;
  • Macron è – come Hillary Clinton – appoggiato da tutti i principali partiti francesi, dai “mercati” (leggasi speculatori finanziari), da Obama, da Juncker, dalla Merkel, dai media “politicamente corretti”: in poche parole, dall’establishment.

Per questi motivi Macron rappresenta tutto ciò contro cui i sovranisti, populisti, anticapitalisti, antiliberisti e antimperialisti dovrebbero scagliarsi. Invece questo clamoroso pupazzo delle oligarchie è dato per vincente. Perché?
Perché dall’altra parte c’è Marine Le Pen. La “fascista”, “razzista”, “populista” Le Pen.
E tanto basta a molti moderati e “populisti di sinistra” (che magari condividono l’80% del suo programma, come testimonia l’exploit di Mèlenchon) per votare Macron o – al limite – astenersi.

Se si guarda al programma della Le Pen si noterà infatti come molte misure sono volte proprio a contrastare la desovranizzazione degli Stati nazionali messi in opera dal capitale finanziario da anni.
La Le Pen vuole un referendum sull’uscita dalla Ue; il ritorno al franco mantenendo una moneta per gli scambi internazionali tipo l’Ecu; dare priorità ai francesi sulle prestazioni sociali, instaurare un tetto massimo per gli immigrati ed espellere gli stranieri vicini alle organizzazioni radicali (e Dio sa quanto la Francia ne avrebbe bisogno); è per il dialogo con Putin e l’uscita dalla Nato; è per il rifiuto dei trattati neoliberisti quali Ttip e Ceta, per l’abolizione della Loi Travail e per l’adozione di misure protezioniste in economia; è – in definitiva – per il recupero delle sovranità nazionali e per la lotta ai desiderata dei grandi gruppi finanziari e industriali mondialisti. Esattamente ciò di cui si ha bisogno in questo momento, e su cui anche la sinistra “populista” potrebbe essere d’accordo se si esclude il divisivo tema dell’immigrazione di massa (come se pure questo non fosse un fenomeno sospinto dai globalisti come Soros, e in questi giorni particolarmente caldo per l’emergere di crescenti sospetti e prove della collusione tra scafisti libici e Ong “umanitarie”).

Insomma, le chiacchiere stanno a zero: chi vuole contrastare lo strapotere finanziario neoliberista, in Francia deve votare (o tifare) Le Pen. Non farlo significa consegnare l’Europa al dominio dei banchieri, della Troika, delle oligarchie psicopatiche e guerrafondaie, e dell’austerità perenne.

(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 26 aprile 2017)

Come previsto si è concretizzato in Francia il più scontato dei ballottaggi, nonché il più desiderato dai mercati finanziari. Come si può far passare un candidato impresentabile come Macron (banchiere, ex collaboratore dei Rothschild, partecipante nel 2014 a un meeting Bilderberg, ultraeuropeista, pro globalizzazione e immigrazione selvaggia, pro Nato, anti Russia e per l’intervento in Siria) se non opponendogli un avversario “ancora più impresentabile” come Marine Le Pen? E’ lo stesso gioco portato avanti negli Usa con Trump e Hillary, e che sarà replicato in Italia con Pd e M5S da una parte (entrambi europeisti, ed euroscettici solo di facciata) e Salvini/Meloni dall’altra.

Il sistema neoliberista, finanziario, globalista ed europeista sa di essere impopolare e alla canna del gas, quindi la sua unica possibilità di sopravvivenza risiede nell’individuare degli avversari che, per quanto portatori di istanze corrette e condivisibili, risultino sgraditi, antipatici, repellenti all’elettore medio e moderato.
Così, sebbene Marine Le Pen e Matteo Salvini pongano questioni molto serie cui cercano di dare risposte (come la volontà di rottura con le istituzioni europee e il ritorno alle sovranità nazionali, o il rifiuto di una immigrazione sempre più fuori controllo e con ogni probabilità pilotata dall’alto), in molti non li voteranno per il loro retaggio di estrema destra (Le Pen) e per le ataviche contrapposizioni Nord-Sud (Salvini). Il che fa esattamente il gioco del vero fascismo dei nostri tempi, che è quello neoliberista, finanziario, globalista ed europeista.

Nell’articolo precedente si era detto come il ballottaggio perfetto sarebbe stato quello tra Le Pen e Melènchon, i due candidati più vicini alla gente comune e anti-sistema. Macron è invece in modo grossolano e spudorato il candidato delle oligarchie, e solo dei gonzi possono pensare che “l’uno o l’altro, non fa differenza”.
La vittoria della Le Pen aprirebbe perlomeno alla possibilità che la Francia abbandoni l’Euro e l’Unione Europea, causando una reazione a catena che porterebbe alla fine dell’incubo europeista, della dittatura della Troika e al ritorno delle sovranità nazionali, da quella monetaria a quella sui confini, fino al rifiuto dei trattati neoliberisti (come il Ceta) e delle politiche di globalizzazione economica, con il ripristino di misure protezioniste e di welfare state a favore di disoccupati, lavoratori e piccole e medie imprese, tutti elementi impossibili in costanza di trattati europei e permanenza nella moneta unica. Con Macron invece si ha la CERTEZZA che nulla cambierà, se non in peggio, e non solo per la Francia, ma per l’Europa tutta. Noi inclusi.

Per cui, tutti coloro che non sono tra i (pochi) ricchi beneficiari della globalizzazione e delle assurde regole europee, oggi devono tifare Le Pen, in primis per buttare giù il mostro europeista e neoliberista. In un secondo tempo si penserà a individuare governi nazionali più graditi all’elettore “moderato” (quello che magari, per l’Italia, si informa sfogliando Repubblica e guardando i tiggì… capirai).

Un’ultima nota per le “anime belle di sinistra” che, per orrore della Le Pen invitano all’astensione: è proprio per questo tipo di imbecillità che il sistema di oppressione neoliberista rischia di campare cent’anni, perché quando finalmente si affaccia un candidato che potrebbe porre fine all’incubo europeista, il sinistrato medio si ritrae e lascia campo libero ai candidati dell’establishment, già sostenuti da tutti i media a reti unificate, proprio quando servirebbe una grande mobilitazione popolare per il candidato che può far saltare il banco. In questo modo i “duri e puri di sinistra” diventano gli “utili idioti del Capitale” come li ha ribattezzati Fusaro.
E a chi contesta che la Le Pen sarebbe “razzista con i migranti” bisogna dire di svegliarsi: l’immigrazione di massa è un altro strumento dei grandi capitalisti per distruggere le identità nazionali, favorire gli Stati Uniti d’Europa e fare a pezzi i diritti dei lavoratori, creando un esercito di schiavi in perenne precarietà e competizione tra loro. Per non parlare dei ricchi profitti dei trafficanti di uomini, sempre più in combutta con Ong sponsorizzate da miliardari tipo Soros, e del business dell’ “accoglienza” di cui sappiamo fin da Mafia Capitale.
E’ ora di finirla con slogan e baggianate da libro Cuore e proporre soluzioni serie.

(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 21 aprile 2017)

Ci siamo: le elezioni presidenziali francesi sono alle porte e sarà un voto decisivo per il futuro dell’Europa. Il 23 aprile ci sarà il primo turno, mentre il 7 maggio si terrà il probabile ballottaggio. C’è da augurarsi che il voto segni un altro colpo durissimo (forse quello definitivo) al mostro Ue dopo la Brexit.  Perché ciò accada, i francesi non hanno che due scelte: o votare Marine Le Pen, o – in alternativa – il “comunista” Mèlenchon.
In pratica i due spauracchi dell’establishment finanziario, che sta puntando tutto su Macron, il classico pseudo-Renzi: giovane fuori e vecchio dentro, pro Euro, pro Unione Europea, pro globalizzazione e multiculturalismo, pro distruzione della sovranità e identità nazionale. Uno così prono all’establishment non poteva che aver collaborato con i Rothschild ed essere ribattezzato “il replicante di Soros“.
Ecco, ogni buon francese dovrebbe porsi come primo obiettivo quello di rispedire nelle fogne questo servo delle oligarchie, più o meno come ogni italiano dovrebbe ripromettersi di spedire nelle fogne i renziani e il Pd, non appena ciò sarà possibile.

Quindi: priorità assoluta, via Macron. Qualora il candidato delle “elite” finanziarie non dovesse farcela e si concretizzasse seriamente il ballottaggio più temuto dai mercati (Le Pen – Mèlenchon), la sfida si farebbe decisamente interessante. Nel frattempo, analizziamo i motivi per cui questi due candidati risultino i più adatti a far saltare il mostro Ue e i piani dei globalisti.

La Le Pen parla chiaramente di riprendere tutte le sovranità nazionali, chiede una modifica dei trattati europei e vuole organizzare un referendum sulla permanenza francese nella Ue, uscendo dall’euro e tornando al franco. Propone misure molto più dure sull’immigrazione e la lotta al terrorismo, rispetto al globalista Macron e a Mèlenchon.
Inoltre si oppone ai trattati “di libero scambio” quali TTIP e CETA, è per l’istituzione di una tassa sui lavoratori stranieri e propone di abolire la contestatissima Loi Travail, l’equivalente del renziano Jobs Act. Insomma: lotta dura al neoliberismo e al mondialismo di finanza e corporations. In politica estera è per lasciare il comando integrato della Nato e si è più volte espressa per riprendere i rapporti con la Russia.

Mèlenchon invece ha un approccio totalmente inverso sull’immigrazione, tipico della sinistra, ed è più blando sulle misure per la lotta al terrorismo. In compenso non esclude un referendum sull’uscita dall’Ue e si è espresso per l’uscita dalla Nato, per riconoscere lo Stato palestinese e per l’apertura di un dialogo con la Russia. E’ favorevole a misure di stampo protezionista in economia e per lo sviluppo delle energie rinnovabili, abbandonando il nucleare.

Possiamo dire che la sconfitta di Macron e un secondo turno tra i due candidati anti-sistema sarebbe l’ideale, pur nella loro diversità. Speriamo che le elezioni riservino una bella sorpresa, per la Francia e per l’Europa tutta.

 

 

Per avere un’idea dei programmi dei candidati principali leggere qui.

soros-rockefeller(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 5 marzo 2017)

Se si osservano con attenzione gli eventi degli ultimi anni, è possibile capire come buona parte dei problemi che affliggono l’Occidente porti nella stessa direzione.
La “crisi infinita”, l’Euro, le regole dell’Ue (parametri di Maastricht in primis), il Fiscal Compact e il pareggio di bilancio, la globalizzazione, l’immigrazione selvaggia, rispondono tutti agli stessi obiettivi finali.

Che sono: l’abbassamento dei salari, la distruzione dei diritti dei lavoratori, la massimizzazione dei profitti per le grandi banche e multinazionali, la concentrazione del potere nelle mani di pochi grandi capitalisti a fronte di una massa di diseredati, la creazione degli Stati Uniti d’Europa (e domani di un governo globale, manifesto o ombra, che abbia fatto fuori tutti gli oppositori e Stati “canaglia”), la dissoluzione delle identità nazionali, culturali e religiose a favore di un melting pot multietnico sul modello di quello americano, dove l’unica sostanziale differenza sia tra chi ha soldi e potere (sempre meno individui) e chi non ne ha. Naturalmente questo presuppone la distruzione delle classi medie, finanziariamente indipendenti e culturalmente radicate in un territorio, che è quello che vediamo accadere ogni giorno.

Tutto il resto che ci viene raccontato sono favolette per occultare la realtà delle cose. Come l’insopportabile retorica della “Unione dei popoli e della pace”, l’Euro come moneta che ci “salva dalla catastrofe”, la crisi come ineluttabile, il pareggio di bilancio come strumento virtuoso contro i “corrotti governi del Sud Europa”, la globalizzazione stile Ringo people, l’immigrazione di massa come solidarietà verso i poveri profughi (dagli stessi Paesi che l’Occidente si prodiga di sfruttare, bombardare e ridurre in macerie).

E’ evidente che le oligarchie finanziarie e massoniche hanno da tempo pianificato questo tipo di esito, lasciando ad opporsi solo partiti e movimenti bollati a reti unificate come “fascisti” (perché sostengono il primato della politica nazionale su quella sovranazionale e sull’economia internazionale), “razzisti” (perché si oppongono all’ incessante flusso di immigrati, facilitato dalle Ong sorosiane e dalle coop rosse stile Buzzi) o “populisti” (rei di fare gli interessi della popolazione, e non quelli della finanza ed economia internazionale), a ragione o a torto.

Tra gli alfieri di questo processo oligarchico e neoaristocratico di smantellamento delle democrazie, della classe media, dei diritti sociali, delle identità nazionali e culturali, ci sono associazioni paramassoniche come il Bilderberg, la Commissione Trilaterale e l’Aspen Institute, fondate (o fortemente finanziate) da David Rockefeller, e che annoverano tra i loro membri, o tra i partecipanti ai loro meeting, personaggi del calibro di Paolo Gentiloni, Mario Monti, Enrico e Gianni Letta, la presidente Rai Monica Maggioni, Lilli Gruber, Romano Prodi, Giuliano Amato, Emma Marcegaglia, solo per citarne una manciata.

(Articolo pubblicato sul sito web “Oltre le Barricate” il 17 febbraio 2017 )

Da qualche tempo si è messa in moto la macchina per reprimere le cosiddette “fake news” invocata da personaggi come Hillary Clinton, George Soros e Laura Boldrini.
In Senato c’è un disegno di legge che mira a punire con multe di migliaia di euro e anche con il carcere blog e forum indipendenti, accusati di diffondere notizie “false”.
Ma siamo sicuri che si tratti solo di una misura per tutelare la verità sul Web?
Abbiamo parlato di questo argomento con Diego Fusaro, filosofo e docente universitario, autore del libro “Pensare altrimenti”.
Con lui abbiamo trattato anche i temi di: significato di Brexit e vittoria di Trump; natura di Euro ed Unione Europea; trattati di libero scambio come il Ceta; metodi di controllo delle oligarchie sui popoli.

(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 29 gennaio 2017)

Capisco che scomodare i Led Zeppelin per parlare del M5S e come citare Einstein per parlare di Dj Francesco, ma il titolo del pezzo ricorda troppo la situazione attuale in Italia.
Arrivata finalmente la sentenza della Consulta che ha sfracellato l’ennesima legge porcata degli incapaci renziani, si potrebbe finalmente andare al voto con due leggi costituzionali: il “Legalicum” (o Italicum corretto) alla Camera e il “Consultellum” (o Porcellum corretto) al Senato. Se le due leggi insieme non dovessero piacere, si può agevolmente applicare una delle due anche all’altra Camera. Roba semplice, se non ci fosse la volontà di molti parlamentari di tirare a campare per il vitalizio fino a settembre.
In ogni caso, se andare a votare ora sarebbe semplicissimo, ben più complicato sarebbe andare a governare.

Poiché alla Camera il ballottaggio non c’è più, rimane la soglia del 40% per ottenere il premio di maggioranza del 54% dei seggi (resta da chiarire se si applichi anche alla coalizione: nell’Italicum originale si parlava solo di partito). Ora, risulta evidente che, stando così le cose, il premio non se lo aggiudicherà nessuno, a meno di spettacolari cambiamenti.
Pd e M5S veleggiano da tempo intorno al 30%, con alti e bassi. Lega e Fratelli d’Italia, se uniti, possono ambire al 20% circa. Forza Italia è sopra al 10%. Il resto se lo spartiscono gli altri partitini di minoranza.

A questo punto un dato salta all’occhio: le cosiddette forze “antisistema” (M5S, Lega e FdI) se unite, si avvicinerebbero senza grandi difficoltà al 50%, fermo restando che un accordo di governo lo si può fare sia prima, con una coalizione eterogenea, sia dopo, per la necessità di avere i numeri in Parlamento. Per tenere insieme quest’alleanza sarebbe sufficiente cavalcare il crescente sentimento antieuropeista e anti-establishment che soffia in Europa, il sovranismo, la lotta ai poteri forti, alla globalizzazione, all’Euro e all’immigrazione selvaggia, forti del risultato della Brexit, della vittoria di Trump, del trionfo del No al referendum e delle sempre più impopolari politiche messe in campo dal Pd e dall’Unione Europea.

Tutto comodo, tutto facile, tutto servito su un piatto d’argento. E invece Grillo e Casaleggio che fanno? Prima combinano il pasticcio magno del tentato ingresso nell’Alde (di cui si è trattato nell’articolo precedente), poi inviano al World Economic Forum di Davos (un ritrovo di massoni supercapitalisti che se la batte con Bilderberg e Commissione Trilaterale) Carla Ruocco, che subito dopo se ne esce con un post assolutamente inedito sulla necessità di realizzare gli Stati Uniti d’Europa (apriti cielo); successivamente impongono una linea comunicativa dittatoriale a tutti gli eletti a 5 Stelle tramite post sul blog (come se fossero di fresca nomina e inesperti); infine, ciliegina sulla torta, appena uscita la sentenza della Consulta dichiarano in pompa magna di ambire al 40% e non voler fare alleanze con nessuno.

Allora, facciamo un’analisi di tutte queste castronerie. Ridurre ulteriormente la già scarsa libertà di espressione nel 5 Stelle significa volere una serie di burattini, portavoce NON della rete e degli attivisti, bensì di Grillo e Casaleggio junior, che così impongono la loro linea ad una serie di esecutori che devono solo attuarla in accordo con lo staff comunicazione. A chi questo non sta bene, non si lascia che l’alternativa di andarsene (tra  fischi e insulti, di solito), senza tenere conto dei mal di pancia che le giravolte dei vertici possano causare a tutti gli eletti del partito. E non si venga a parlare di democrazia diretta, perché le votazioni sul blog appaiono evidentemente pilotate e una gran presa in giro, come reso evidente dal caso Alde.

Poi c’è la Ruocco a Davos. Anche qui non si venga a dire che è andata da sola e di sua spontanea volontà, dato che i vertici 5 Stelle decidono e controllano pressoché tutto, e sembra difficile che la Ruocco sia andata veramente lì “a titolo personale”, così come non lo fece Di Maio quando andò a pranzo con la Trilaterale e con lobbisti vari. E’ evidente la strategia del Movimento, in atto da tempo, di accreditarsi presso i potenti d’Europa e oltreoceano.
Poi, a giudicare della tirata sugli Stati Uniti d’Europa, alla Ruocco sembra che il post glielo abbia scritto Soros in persona (peraltro presente in quei giorni a Davos).

Infine la decisione suicida di non fare alleanze con nessuno. Come detto, sarebbe sufficiente un accordo con Salvini e Meloni (che hanno molti punti in comune con il M5S delle origini sul fronte euroscettico, anti-establishment e dell’immigrazione) per andare al governo senza particolari patemi, anche in caso di legge elettorale proporzionale pura. Correndo da soli, invece, i grillini costringeranno Lega e FdI a una nuova alleanza con Berlusconi, e – nel caso quasi certo che nessuno raggiunga il 40% – ad una nuova grossa coalizione Pd – Centrodestra per avere la maggioranza parlamentare. Lo stesso incubo del 2013 servito nuovamente, e tutto a causa della disastrosa politica grillina del “no alleanze”.
L’unica speranza è che il M5S vinca anche correndo da solo, e che per governare si allei dopo il voto con Lega e FdI (come alcuni vociferano) per portare avanti un’agenda seriamente euroscettica.
Diversamente, è difficile che i grillini diano il sostegno a un governo di Centrodestra o ad uno del Pd (il primo sicuramente preferibile per colpire l’Unione Europea e i poteri forti della finanza mondiale).
Ma a questo punto è difficile pensare che il M5S voglia veramente mordere sui temi Euro, Ue, lotta alle lobbies e ai gruppi di potere sovranazionale. Le smentite recenti in materia sono state tante ed evidenti. E Alessandro Di Battista, il più sovranista e amato della truppa, sembra sempre in secondo piano come candidato premier rispetto a Luigi Di Maio, già screditato da diverse condotte equivoche.
Quasi verrebbe da augurarsi che il 40% vada ad un centrodestra organizzato in lista unica e dominato dai temi sovranisti. E non ci saremmo mai aspettati di dover tifare per il ritorno al governo di Lega, Forza Italia e degli ex An. Ma tra tanti mali bisogna pur scegliere il minore, e sembra che il M5S da un po’ di tempo a questa parte non lo sia più.

m5s-rip(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 12 gennaio 2017)

Quando vengono posti in essere, da parte di personaggi pubblici e partiti, comportamenti del tutto inspiegabili o incomprensibili, ci sono solo due spiegazioni possibili. La prima è che si sia trattato di mosse poco ponderate, azzardate, spericolate. La seconda è che ci fosse un intento chiaro anche se poco confessabile.
Il recente pasticcio combinato dal M5S in Europa appartiene probabilmente alla prima categoria, ma non è escluso che ci sia stata una buona quantità di predeterminazione nell’ottenere esattamente l’esito che tutti sappiamo.

Come è ben noto, domenica 8 gennaio sul Blog di Grillo è stata lanciata una votazione a sorpresa (ignota persino agli stessi europarlamentari, o almeno a buona parte di loro) sull’ingresso del M5S nell’eurogruppo dell’Alde, ultraeuropeista e ultraliberista, capeggiato dal membro Bilderberg Guy Verhofstadt, e sostenuto negli anni da talebani dell’Unione come Mario Monti e Romano Prodi.
Dopo una votazione fatta in fretta e furia e dopo che il 78,5% dei votanti aveva accettato il passaggio, Verhofstadt ha sbattuto la porta in faccia a Grillo dicendo che “non c’è abbastanza terreno comune per procedere”, costringendolo a tornare in ginocchio da Nigel Farage e facendogli fare una figura barbina di livello mondiale.

Ora, già il metodo impiegato nell’operazione dimostra un assoluto sprezzo verso parlamentari, attivisti e iscritti al movimento: si sarebbe dovuto dare ampio preavviso e discutere con calma nei giorni precedenti sui pro e contro di una simile decisione.
Invece le trattative sono state condotte in segreto da pochi fedelissimi di Casaleggio (in specie David Borrelli, quello già elogiato pubblicamente da Monti la notte della Brexit), spingendo gli ignari attivisti a ratificare una decisione già presa ai piani alti. Quindi, totale spregio della decantata “trasparenza” dei 5 Stelle, totale spregio dei principi base della democrazia diretta (informare la base sulle intenzioni, discutere sul da farsi, a quel punto votare) e totale spregio dei principi fondanti del M5S, cioè l’essere contro i cardini dell’austerità, dell’Unione tecnocratica e asfissiante verso i popoli e la democrazia, del neoliberismo, dei trattati di libero scambio ammazza Pmi, spingendo per l’ingresso in un gruppo che incarna tutti i disvalori in questione.
Il tutto con l’obiettivo conclamato di “pesare di più”, rinegoziando però i propri principi: sì perché nell'”accordo prematrimoniale” con l’Alde si sanciva nero su bianco anche la necessità di mantenere la moneta unica, rinunciando ad ogni velleità sovranista.
E tanti saluti alla balla del “referendum sull’Euro”.

Un tale cocktail di violazioni dei principi fondanti del Movimento avrebbe dovuto ammazzare sul colpo tutti i veri attivisti (lasciando indenni solo quelli più stupidi o ciecamente indottrinati): nel breve termine ha avuto l’effetto di fare uscire due europarlamentari dal gruppo Efdd, per farli confluire uno (Marco Affronte) nei Verdi e l’altro (Marco Zanni) in quello di Salvini e Le Pen. Quest’ultima defezione segna una perdita importante per il M5S, perché rappresenta la fuoriuscita di uno degli elementi più (a ragione) duri nei confronti dell’eurodittatura di Bruxelles.
I mal di pancia sono stati tanti e dichiarati anche da parte degli altri europarlamentari (tra cui la quasi fuoriuscita Daniela Aiuto, Dario Tamburrano e Marco Valli), ma non si sono verificate per ora altre defezioni.

E qui si può iniziare a intravedere il dolo, da una parte e dall’altra.
Se è vero che l’Alde ha rifiutato il M5S dopo aver condotto le trattative di ingresso in segreto (e rendendole poi pubbliche), questo può anche essere stato fatto per dare un duro colpo alla immagine del M5S e all’Ukip, separando le due forze e rendendo più morbide le posizioni dei primi, prima di sputtanarli e rifiutarli.
Ma non è escluso che il “pasticcio” sia stato anche voluto dai vertici a 5 Stelle.
Mi spiego in breve.

Il M5S da tempo (e specie dopo la morte di Casaleggio padre) dimostra la volontà di flirtare con i peggiori poteri conservatori: dalla Commissione Trilaterale alle cancellerie europee, fino ai lobbisti di vario ordine e grado.
Regista di questa operazione è stato con ogni probabilità Davide Casaleggio, mentre Luigi Di Maio ne è stato l’attore principale, accreditato come probabile candidato premier, e che ha rilasciato tutta una serie di dichiarazioni sempre più accomodanti verso Ue, Euro e mercati. Almeno fino al pasticcio del 9 gennaio.
Tuttavia il M5S, fin dalla nascita, ha contenuto al suo interno in modo più o meno ordinato la rabbia anti-establishment (identificata non solo con la “Casta” dei politici italiani, ma anche con quella di Bruxelles e euro-atlantica. Chi ritiene che il Movimento abbia svolto la funzione di “gatekeeper” sostiene che ciò sia avvenuto proprio per permettere alla rabbia popolare si trovare un contenitore comune e sfogarsi in modo da non nuocere seriamente al sistema. Questa funzione, ora che il M5S avrebbe seriamente la possibilità di governare, non è più gradita. E così urgono manovre per “sfrondare” il partito da tutti quegli elementi che lo vogliono su posizioni seriamente di rottura, tenendo ai vertici invece personaggi che, come Borrelli, incarnano la mediazione con l’elite, o addirittura il suo pieno sostegno.
Per questo non è detto che “l’incidente” sia stato tanto tale: non è escluso che faccia parte di una strategia volta a ripulire il Movimento di tutti quegli elementi che lo possono spingere alla guerra contro l’oligarchia massonica-bancaria-padronale che trova espressione in gruppi come la Trilaterale e il Bilderberg, la Troika e la Nato, rendendolo progressivamente sempre più simile al Pd e quindi più “adatto a governare”, secondo i canoni montiani, bocconiani e oligarchici di commentatori come  Stefano Feltri.

Del resto, il Movimento è sostanzialmente controllato dalla Casaleggio Associati, che è stata fondata non solo da Gianroberto Casaleggio, ma anche – tra gli altri – da Enrico Sassoon, presidente del Comitato affari economici della Camera di Commercio americana in Italia e board member di Aspen Institute Italia, di cui fanno parte anche Mario Monti, Giuliano Amato, Gianni ed Enrico Letta, Emma Marcegaglia, Giulio Tremonti, John Elkann.
Uno che, insomma, curava e cura ancora gli interessi dei poteri forti euroatlantici nel Belpaese, con tanti personaggi di nostra conoscenza. Sassoon si è dimesso dal consiglio di amministrazione della Casaleggio nel 2012 in seguito a critiche e sospetti sul suo ruolo, ma ciò non significa che non abbia avuto (e forse abbia ancora) un peso decisivo nel progetto Grillo e in quello del M5S.

A questo punto resta da capire: il M5S vuole realmente governare? E se sì, vuole veramente colpire “i poteri forti” come afferma?
I suoi attivisti e sostenitori sì. I suoi parlamentari probabilmente sì. I suoi vertici (che controllano tutto il sistema con pugno di ferro) molto probabilmente no.
Si dice ultimamente che il M5S, quando è sul punto di poter governare, “faccia cazzate”. Probabilmente non si tratta di cazzate, ma di una deliberata volontà di non prendere realmente il potere o di non amministrarlo nel senso ampiamente voluto dalla base.

Per questo facciamo nostre le parole di Marco Zanni al Corriere della sera: serve un fronte comune (e trasversale) per combattere Euro, Unione Europea e gruppi oligarchici come il Bilderberg e la Commissione Trilaterale, espressioni del peggiore neoliberismo globalista ammazza welfare, ammazza popoli e ammazza sovranità nazionali. Chi, in questo progetto, non è parte della soluzione, è parte del problema. M5S incluso.

Aggiornamento del 24/1: Carla Ruocco, esponente di spicco del M5S, dopo essersi recata (non si capisce bene a che titolo, lei dice “personale” ma si fatica a crederlo) al World Economic Forum di Davos, un consesso ultracapitalista che niente ha da invidiare a Bilderberg e Commissione Trilaterale, ha espresso su Fb la necessità di procedere verso gli Stati Uniti d’Europa.
Esatto, proprio l’obiettivo che tanto farebbe felici i massoni che hanno creato la crisi, le misure di austerità e che ripetono ogni due minuti che “ci vuole più Europa” come panacea di tutti i mali.
E  questo è l’ultimo chiodo della bara europeista e pro-elite del M5S, dopo tutti i fatti riportati nell’articolo e in quelli precedenti. 

renziloni-1(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 30 dicembre 2016)

C’è indubbiamente del metodo nel modo in cui i piddini stanno fomentando gli italiani alla guerra civile. Non paghi di aver visto bocciato con un sonorissimo 60 a 40 il loro tentato colpo di Stato su commissione di JpMorgan, Troika e Stati Uniti, adesso gli abusivi che occupano senza averne titolo Parlamento e governo hanno deciso di rincarare il proprio disprezzo per il popolo italiano, con una nuova ondata di porcate da lasciare sgomenti.

Prima la nomina da parte di Mattarella di Gentiloni come premier, che spicca per essere stato uno dei convocati alla scorsa riunione della Commissione Trilaterale a Roma assieme a Boschi, Gutgeld e Guerra. Se quello di Renzi era il “terzo governo Rockefeller” (fondatore della Trilaterale), questo può dirsi il quarto.

Poi la riconferma della stessa classe “dirigente” (verso il baratro) presa a calci dagli italiani con il referendum, con alcune chicche da mandare agli annali. Tra cui:

– La promozione della sciagura vivente Boschi, la più odiata dagli italiani, con la nomina a sottosegretario della presidenza del Consiglio, nonostante l’immensa scoppola presa dalla sua riforma al referendum, gli scandali di Banca Etruria e dell’emendamento Total e le innumerevoli figure di merda collezionate;
– La conferma a ministro del Lavoro del perito tecnico Giuliano “Voucher” Poletti, che si è pure lasciato andare a commenti edificanti sugli italiani che fuggono all’estero, scatenando l’iradiddio sui social;
– La nomina a ministro dell’Istruzione di tale Valeria Fedeli, che dichiarava di essere laureata quando poi si è scoperto non essere nemmeno diplomata (da qui la battuta virale in Rete per cui “ci sono più laureati nelle cucine dei McDonald’s che nel governo Gentiloni”);
– La nomina a ministro dello Sport di Luca Lotti, fedelissimo di Renzi, subito risultato indagato nell’inchiesta sulla corruzione in Consip;
– La nomina a ministro dell’Interno di Marco Minniti, che inaugurava il suo nuovo incarico rivelando il nome degli agenti autori dell’uccisione di Amri, il tunisino accusato della strage di Berlino, esponendoli a possibili ritorsioni.

Accanto a queste dimostrazioni di fulgida meritocrazia, il prode Gentiloni confermava in sostanza gli stessi nomi del governo Renzi, e dichiarava di voler continuare sulla medesima strada di “riforme“.

Ora, forse il conte Gentiloni Silveri (Mazzanti Vien dal Mare), discendente di nobili di Macerata, Cingoli e Filottrano, non si è reso conto che gli italiani hanno già inequivocabilmente preso a calci con il voto lui e Renzi, assieme a renzini e renziani vari. Per non parlare del Parlamento illegittimo in cui il Pd continua ad avere una maggioranza drogata dal Porcellum.
Ne consegue che il conte Gentiloni, invece di parlare a vanvera di “riforme”, deve fare un’unica cosa: assicurarsi che ci sia il prima possibile una legge elettorale costituzionale (è sufficiente abrogare l’Italicum e andare al voto col Consultellum per Camera e Senato, o altrimenti utilizzare l’Italicum aggiustato dalla Consulta alla Camera e il Consultellum al Senato), fissare la data per il voto, dopodiché sparire con quei traditori della patria dei suoi compagni di partito e non farsi più vedere nel Paese.
Renzi e co. meritano di fare una fine peggiore dei Savoia.
Del resto, loro stessi avevano dichiarato di lasciare la politica in caso di sconfitta al referendum, quindi li prendiamo in parola. Tengano fede alla loro promessa e si facciano da parte, anche perché ci sono i loro danti causa della Troika  da debellare dopo di loro.
Una recente sentenza della Consulta, infatti, ha sancito l’incostituzionalità dei vincoli di bilancio, quando questi possano pregiudicare l’erogazione dei servizi essenziali quali sanità, istruzione e trasporti.
E’ del tutto evidente, quindi, che gli obblighi europei e le imposizioni della Troika (con tanto zelo seguite dal Pd) non sono solo immorali, ma anche incostituzionali.
Non resta quindi che liberarsene in via definitiva: prima uscendo dall’Euro e cancellando il pareggio di bilancio dalla Costituzione, poi lasciando l’Unione Europea e le sue regole assurde.
Appena possibile si vada al voto. E si facciano un Parlamento e un governo solidamente euroscettici.