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(Articolo pubblicato il 6 luglio 2019 sul sito Oltre le Barricate)

Non ci sono parole ormai per definire quanto è accaduto negli ultimi giorni. Tra il caso Sea Watch, gli orrori di Bibbiano, lo scandalo del Csm e le (inutili) nomine europee, il filo conduttore è uno solo: il ruolo vergognoso del Pd, che ne esce distrutto a tutti i livelli, così come i suoi complici.

Cominciamo col caso Sea Watch: la “capitana” Carola Rackete, nuova eroina di piddini e centrosocialari, è stata incredibilmente messa in libertà dal Gip Alessandra Vella dopo una lunga serie di reati culminata con lo speronamento di una motovedetta della Guardia di Finanza. Decisione incomprensibile, secondo l’avvocato Giuseppe Palma – sentito dal nostro sito – poiché sussisterebbe il pericolo di reiterazione del reato (la possibilità di tornare a trafficare migranti appena libera) e quello di fuga.
Secondo Palma (intervista completa in basso), la Vella avrebbe dato nella sua ordinanza un giudizio “di merito” sulla condotta della Rackete (considerandola non illecita), mentre avrebbe dovuto solo limitarsi a giudicare sulla necessità o meno di tenerla agli arresti domiciliari.

Numerosi i dubbi sollevati anche da altri giuristi.
Il processo ora comunque continuerà, anche se, visto l’andazzo, sembra altamente probabile che la procura di Agrigento (guidata da quello stesso procuratore Patronaggio che accusò Salvini di sequestro di persona) lascerà indenne la ricca tedesca – figlia di un ex militare ora consulente in sistemi di difesa – da qualsiasi accusa. 

E questo nonostante i seguenti illeciti:

  1. Ingresso nelle acque territoriali in spregio al decreto sicurezza bis e al divieto d’ingresso firmato da Salvini, Trenta e Toninelli;
  2. Resistenza o violenza a nave da guerra e tentato naufragio;
    la Rackete ha disobbedito più volte agli ordini della Guardia di Finanza di fermare l’imbarcazione, ed è addirittura arrivata a speronarla: la Gip ha ritenuto quella della GdF non essere una “nave da guerra”, ma sentenze della Cassazionee il personale militare affermano il contrario;
  3.  Probabile favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, avendo la Rackete sottratto i migranti alla guardia costiera libica al momento di    prelevarli dalle coste nordafricane.

Insomma: normalmente la Rackete rischierebbe fino a 22 anni di prigione. Questo se la magistratura fosse veramente “serena” e indipendente.
Invece viene fuori che, oltre a Patronaggio e alla sua personale guerra contro Salvini, anche la Gip Vella sarebbe accecata dall’ideologia, al punto da postare sul suo profilo Facebook una raccolta fondi per la stessa Sea Watch.
Il profilo Fb della Gip è stato cancellato subito dopo la liberazione della Rackete, quindi è impossibile verificare se il post fosse veramente suo o di un’omonima, ma questo episodio, assieme alla discutibilissima decisione sulla Rackete, ha sollevato grandi dubbi sulla “terzietà” del giudice stesso.
Alcuni giuristi sono arrivati ad affermare che la stessa Vella, già indagata a Caltanissetta per falso ideologico commesso nell’esercizio delle funzioni giudiziarie, potrebbe essere incriminata per Delitto verso la personalità dello Stato, punibile con un minimo di 12 anni di reclusione, e alcune denunce in questo senso sono già state indirizzate alla procura di Caltanissetta.
Tutto dipenderà dalla volontà della procura di approfondire la vicenda, naturalmente.

Il senso di paurosa ingiustizia del caso Sea Watch si lega a doppio filo all’arroganza con cui i parlamentari Pd e di Sinistra Italiana sono saliti sulla nave, praticamente istigando la “capitana” a disobbedire alle leggi nazionali, un atto che si potrebbe solo definire come apologia di reato e istigazione a delinquere. Naturalmente i coraggiosi parlamentari sinistrati, così come la Rackete, sapevano benissimo di trovare in Patronaggio e compagni dei perfetti complici, o non avrebbero certo forzato in modo così violento e plateale tutte le regole possibili.
È stato quindi un atto perfettamente premeditato e per niente rischioso per i suoi protagonisti.

A far le spese di questa storia sarà inevitabilmente la fiducia del cittadino comune nella giustizia e nelle istituzioni, così come grande sarà il senso di impotenza del popolo italiano nei confronti dei burattinai delle migrazioni di massa: le Ong e i loro finanziatori (Soros e non solo: si parla anche dei servizi segreti degli stati di bandiera: non è un caso che la maggior parte di queste siano tedesche), l’Ue, l’Onu e l’asse franco-tedesco che vuole destabilizzare l’Italia, fiaccarne il morale e renderla suddita.
Sarà più difficile opporsi, così, alla trafila delle navi negriere che portano immigrati dalla Libia a Lampedusa, ringalluzzite dal successo della Rackete, e che contribuiscono alla progressiva sostituzione etnica degli italiani, i quali non fanno figli perché stritolati dalla crisi economica, dall’Euro e dalle regole di bilancio Ue.

Accanto al nemico esterno si pone poi un nemico interno ramificato ovunque: la piovra Pd con tentacoli nella politica, nei media, nella magistratura, nelle università, nell’associazionismo. E anche nel M5S, che troppo spesso sembra andare a braccetto con i Dem, sabotando di fatto le iniziative salviniane (pensiamo alla Trenta che non muove un dito per difendere i confini e nel frattempo dedica feste nazionali all’”inclusione”, o a Toninelli che con la Guardia Costiera non contrasta seriamente il fenomeno degli “sbarchi fantasma” da barchini vari).

Insomma: assistiamo ad una manovra a tenaglia per colpire Salvini, l’uomo forte del governo, e ridurlo all’impotenza sui suoi temi più cari: l’immigrazione e l’economia (vedi vicenda minibot). E non importa che la stragrande maggioranza degli italiani sia d’accordo con lui: l’Ue ha gettato la maschera e rivelato il suo volto autoritario molto tempo fa.

Le nomine europee

Per una “curiosa” coincidenza, l’assalto della Sea Watch è avvenuto in contemporanea alle nomine dei vertici delle istituzioni europee: mentre Conte bloccava con i Paesi di Visegrad la prima tornata di nomi (tra cui l’olandese Timmermans alla Commissione), la capitana entrava a Lampedusa ignorando ogni divieto e speronando la GdF.
Il 2 luglio la Rackete veniva rimessa in libertà, mentre veniva trovato l’accordo sui nomidi Ursula von der Leyen (Commisione Europea), Christine Lagarde (Bce) e Charles Michel (Consiglio Europeo). Grande la soddisfazione espressa da Conte e Tria per le nomine. Poco dopo l’Ue (sempre “curiosamente”) abbandonava la minaccia della procedura d’infrazione.

Facciamo notare come tutti e tre i personaggi su citati abbiano partecipato al meeting del Bilderberg nel 2016. Veramente un segno di “rinnovamento”, specie con la Lagarde che è stata una delle strozzine della Grecia quando era alla guida del FMI, e con il superfalco tedesco Von der Leyen, che nel 2011 chiedeva sempre alla Grecia di impegnare il proprio oro e le aziende di Stato per far fronte ai suoi doveri.
La ciliegina sulla torta è stata la nomina di David Sassoli alla presidenza del Parlamento Europeo. Un esponente del Pd, partito ultraPerDente in patria, unico italiano con posizioni di vertice. L’esempio più lampante che l’Ue non si può riformare, ma solo abbandonare, assieme alla moneta unica.

Il caso Bibbiano

Mentre accadeva il pandemonio per via della Sea Watch, scoppiava un altro scandalo che vedeva coinvolto sempre il Pd: quello dei minori tolti alle famiglie naturali da una rete di Onlus, psicologi, assistenti sociali, giudici e politici locali nei pressi di Reggio Emilia e affidati a pagamento a coppie decisamente discutibili, tra cui titolari di sexy shop, coppie omosessuali, e anche pedofili (almeno due i casi di abusi riscontrati sui minori).
Al centro delle indagini l’Onlus torinese “Hansel e Gretel”, il cui responsabile, Claudio Foti è agli arresti domiciliari: gli psicologi avrebbero utilizzato anche scosse elettriche sui bambini per indurre falsi ricordi e incolpare i genitori dei bimbi di abusi mai avvenuti. Avrebbero anche modificato i loro disegni aggiungendo dettagli pornografici, sempre per provare gli avvenuti abusi, e si sarebbero travestiti da mostri o animali per spaventare i piccoli e collegare i travestimenti ai genitori.
Secondo gli inquirenti, il sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti (Pd), arrestato per abuso di’ufficio, sarebbe stato “pienamente consapevole” di quanto accadeva.
Nella vicenda sono indagati altri due sindaci targati Pd.

Il caso Bibbiano è collegato all’inchiesta Veleno sui “diavoli della bassa modenese” (coinvolti anche in quel caso psicologi della Hansel e Gretel) e ricorda quella degli abusi sui bimbi e disabili del Forteto, in Toscana.
Sebbene lo scandalo sia stato sostanzialmente minimizzato dai media (che invece hanno dato ben altro rilievo alla Sea Watch e alle gesta “eroiche” della sua ricca capitana), il caso ha fatto scoppiare un putiferio sui social, al punto da costringere Zingaretti e compagni a minacciare querele per gli utilizzatori dell’hashtag “PDofili” su Twitter, arrivato in breve in Trending Topic.
È evidente che la verità fa male, specie quando è così marcia e vergognosa.

Il caso di Bibbiano si lega a doppio filo anche con il contemporaneo “Pizzagate”, che negli Stati Uniti sta svelando una rete pedofilo-satanica-assassina che ruota attorno al Partito Democratico, alla Clinton e a Barack Obama, e che potrebbe coinvolgere anche loro in prima persona.
Chissà che uomini vicini a Trump non stiano facendo del proprio meglio per far emergere questi orrori, sia negli States che da noi.

Il CSM

Nel frattempo continuano le dimissioni tra le toghe in seguito alla pubblicazione delle intercettazioni sul caso Csm: ultimo in ordine di tempo è stato il procuratore generale della Cassazione Riccardo Fuzio, che, da quanto trapelato, avrebbe avvisato Palamara delle indagini a suo carico.
Ma le toghe investite dallo scandalo sono sempre più numerose, come riassunto in questo articolo di Panorama. Un terremoto che mina per sempre la “superiorità morale” e l’autorevolezza del sistema giudiziario italiano: una perdita di affidabilità che ha avuto nel caso Sea Watch il suo epilogo più amaro e indecente.
Nell’articolo precedente ci domandavamo come mai Salvini e Di Maio non chiedano le dimissioni di Mattarella, in quanto capo del Csm, dopo la pubblicazione delle intercettazioni in cui Lotti lo tira in ballo: a questo punto sembra ormai necessario fare piazza pulita di tutto il marcio che c’è nella magistratura, da cima a fondo.
E anche nel Pd.

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(Articolo pubblicato il 30 giugno 2019 sul sito Oltre le Barricate

Quello che fa specie della bufera che si è abbattuta sul sistema giudiziario italiano, con l’inchiesta di Perugia che ha portato alle dimissioni di quattro consiglieri del Csm e del presidente dell’Anm Grasso, è non solo il modo in cui una simile bomba è stata minimizzata dai media, ma anche la sostanziale reticenza delle forze politiche nel condannare lo scandalo e i suoi protagonisti. 

Se la Lega non è mai stata eccessivamente “giustizialista” è anche vero che molti suoi esponenti sono stati negli ultimi tempi vessati da indagini e condanne che si possono definire “a orologeria” (come ai tempi di Berlusconi), per non parlare della sentenza che condanna il partito a risarcire allo Stato la cifra mostruosa di 49 milioni di euro.
Salvini, insomma, avrebbe tutti i motivi per condannare ad alta voce quanto sta accadendo in questi giorni, parlando di magistratura politicizzata (come in effetti traspare) e di sentenze mirate a distruggere una precisa parte politica.
La stessa cosa – e a maggior ragione – si può dire del M5S, che in quanto partito dell’“onestà” a prescindere dovrebbe scagliarsi con la massima forza contro la corruzione, compresa quella nell’amata magistratura. 

Invece le reazioni dei partiti di maggioranza sono state finora flebili, di fronte a uno scandalo che coinvolge i vertici del sistema giudiziario italiano, fino a raggiungere la vetta (o il colle) supremo: il Quirinale.
La presidenza della Repubblica è stata tirata in ballo nel caos procure in ben due intercettazioni: la prima volta da Lotti, che ha detto di aver “parlato con Mattarella” della questione delle nomine concordate con le altre toghe; la seconda in una conversazione tra il parlamentare Cosimo Ferri e Luca Palamara,  in cui si evince che il segretario giuridico del Quirinale, Stefano Erbani, informava magistrati del Csm (e da lì Ferri) della presenza di un trojan sul cellulare di Palamara.
A meno di colossali menzogne, dunque, il PdR, in quanto capo del Csm, non poteva non sapere quanto stava accadendo sotto il suo naso.

Di fronte a simili accuse, il Quirinale ha smentito ogni coinvolgimento, ma non ha querelato né Lotti né Ferri o Palamara. Resta quindi forte il dubbio che il coinvolgimento ci sia stato e, se è così, il minimo che va chiesto a Mattarella è che rassegni le dimissioni.
Invece si registra un inusuale silenzio da parte dei partiti di maggioranza: anche da quel Di Maio che prima della formazione del governo aveva chiesto l’impeachment a Mattarella per l’incarico che stava per conferire a Cottarelli.

Ricordiamo che Mattarella è un presidente nominato da un Parlamento sostanzialmente illegittimo (composto dalla maggioranza “drogata” dal Porcellum, dichiarato incostituzionale) e che ha finora sabotato con tutte le sue forze la linea sovranista del governo, bocciando Savona all’economia e  Sapelli a premier, cercando di dare l’incarico di presidente del Consiglio a Cottarelli, pretendendo l’inserimento nel governo di corpi estranei come Moavero e la Trenta, inveendo continuamente contro il sovranismo e difendendo nel modo più osceno l’Ue e le sue imposizioni assurde. 

Ci sono quindi tutti i motivi per chiederne le dimissioni o addirittura arrivare allo stato d’accusa se le prove di un suo coinvolgimento nello scandalo “toghe rotte” dovessero essere appurate, perché si configurerebbe un comportamento eversivo volto a pilotare le nomine e il comportamento dei giudici in accordo con una particolare parte politica: quella del Pd.
Di fronte a tutto ciò, le forze di maggioranza non possono tacere e devono prendere posizione affinché tutto il marcio della vicenda sia scoperchiato, e che tutti i colpevoli di comportamenti indebiti siano rimossi dai loro incarichi e ricevano le giuste sanzioni. Quirinale incluso.

(Articolo pubblicato il 27 febbraio 2019 sul sito Oltre le Barricate)

Le elezioni regionali delle ultime settimane (Abruzzo e Sardegna) hanno sancito alcune importanti novità sul piano politico: il centrodestra unito stravince ovunque, il centrosinistra straperde ovunque (anche se loro sembrano contenti, il che è bene, avranno ancora molte batoste da festeggiare 😀 ), il M5S sta inesorabilmente crollando.

Il motivo di questi risultati è chiaro: la gente sta punendo duramente sia il centrosinistra per l’orrenda gestione delle politiche economiche e migratorie, tutte orientate a fare gli interessi dell’Ue e degli immigrati e MAI quelli degli italiani, sia il M5S per le mille promesse tradite: in primo piano quelle sulla libertà vaccinale e sulla linea dura verso l’Ue e l’Euro, accantonate subito dopo le elezioni del 4 marzo.
A queste si possono aggiungere la linea ambigua sull’immigrazione, a causa delle continue ed inopportune esternazioni di personaggi come Fico, l’appoggio alle lobby Lgbt di sindaci pentastellati come Appendino, Raggi e Nogarin, e le giravolte sull’Ilva di Taranto (dalla chiusura alla vendita a stranieri) e sulla Tap. Sulla Tav staremo a vedere se resteranno fermi sul No oppure tradiranno pure quest’altra battaglia.

Se le urne stanno punendo com’è giusto i tradimenti verso il popolo italiano del Pd e del M5S , il centrodestra vive il suo momento di maggiore grazia, trainato dalla Lega di Salvini. Ci teniamo a precisare che questo innamoramento è temporaneo e facile a dissolversi. Se il lavoro di Salvini su immigrazione e sicurezza è encomiabile e merita ogni appoggio (anche contro certi giudici eversori di Magistratura Democratica), non bisogna dimenticare che buona parte del successo del vicepremier è dovuto alle sue promesse contro l’Euro e contro l’obbligo vaccinale imposto dalla Lorenzin.
Ora, di recente Salvini ha più volte dichiarato di voler restare nella moneta unica nonostante le evidenze dei danni che questa comporta per l’economia italiana.
C’è chi ritiene che questa sia solo una “strategia” per evitare l’impennata dello spread.
Altri invece ritengono che effettivamente Salvini e i suoi abbiano abbandonato la guerra all’Ue e alla moneta unica per promuovere una maggiore integrazione europea (i famosi – e mai avallati dal popolo – Stati Uniti d’Europa).

Staremo a vedere: se subito dopo le Europee Salvini e i suoi non procederanno con i minibot e con l’approntamento di tutto quanto è necessario al recupero della sovranità monetaria (Banca centrale alle dipendenze della politica, ultimatum alle istituzioni europee per rivedere tutti i trattati in un senso più favorevole all’Italia pena l’uscita da moneta unica e Ue), e se prima di queste non si sarà abrogata la legge Lorenzin con contestuale affermazione del principio di libertà vaccinale (come del resto accade in numerosi Paesi europei, dove non vi è alcuna obbligatorietà), avremo la prova che anche la Lega ha detto solo tante chiacchiere acchiappa-voti, per poi dimenticarsi delle promesse una volta conquistate le poltrone.
Ci auguriamo che Salvini e i suoi vogliano conservare ancora a lungo il loro momento magico con il popolo italiano, e che il M5S voglia scongiurare la propria prossima estinzione mantenendo almeno alcune delle promesse fatte.

European-Revolution

(Articolo pubblicato su Informare per resistere, il 5/4/2014)

Le elezioni europee in arrivo sono un test decisivo per i popoli d’Europa.

Non ha senso sommergere le piazze di manifestanti contro i tagli imposti dalla Troika, se poi non si votano in massa partiti che offrano qualche soluzione alla dittatura dei tecnocrati di Bruxelles e Francoforte. Sebbene il Parlamento europeo non abbia lo stesso potere decisionale di Consiglio e Commissione, riempirlo di “euroscettici” sarà un segnale importante per l’intera Europa, per gli organi dell’Unione e per gli “osservatori partecipanti al gioco” di oltreoceano.

Prima cosa da fare è votare contro l’Euro. Non ci sono scuse. Si può votare per Grillo, si può persino votare per la Lega, ma occorre assolutamente liberarsi del Pd, che è stato il principale artefice del nostro ingresso nella disastrosa moneta unica.

Per gli ingenui lettori di Repubblica e dintorni, è ora di aprire gli occhi: che l’Euro sia un disastro per i Paesi del sud è evidente e comprovato; lo dicono 6 premi Nobel per l’Economia, lo dicono gli economisti italiani più onesti intellettualmente (come Galloni, Bagnai, la MMT di Barnard, ma anche Borghi, il magistrato Barra Caracciolo, ecc. ecc.), lo dicono le evidenze empiriche nella vita dei cittadini, strozzati dalla mancanza di liquidità, dalla disoccupazione, dai tagli alla spesa pubblica imposti dal Fiscal Compact per il prossimo ventennio, da politiche economiche che non prevedono l’intervento dello Stato a sostegno della popolazione quando ce ne sarebbe bisogno.

Tutti gli economisti sani di mente sanno che, in caso di crisi, per far ripartire l’economia occorre una maggiore spesa pubblica per rilanciare i consumi e in generale per sostenere la popolazione e le imprese, ed è esattamente ciò che viene negato dal Fiscal Compact, dal pareggio di bilancio e dalle stesse regole di Maastricht (rapporto debito pubblico/Pil imposto al 60%).

Non è solo una questione di sana economia, ma di semplice senso di umanità: il Pd e i tecnocrati di Bruxelles hanno preferito i suicidi della popolazione alla rivisitazione di regole e parametri che forse andavano bene in tempi di vacche grasse, ma che sono devastanti in tempi di crisi. Ma non hanno l’attenuante di non aver previsto quest’ultima: il pareggio di bilancio e il Fiscal compact sono stati approvati a crisi bella ed avanzata.

Da questa Europa e dall’Euro traggono vantaggio la Germania e le sue imprese, prima di tutto: perdono tutti gli altri Stati, costretti ad inseguirla senza potersi sostenere, ad esempio, con la svalutazione della moneta: la perdita di sovranità monetaria così costringe questi Stati ad indebitarsi sempre più verso i mercati e i poteri forti.

Traggono vantaggio anche i grandi capitalisti e gli speculatori, che ottengono grandi rendimenti dai titoli di Stato dei Paesi più indebitati e poi si assicurano con altri titoli sull’eventuale fallimento di questi. Per non parlare dell’abbondanza di manodopera qualificata pronta a svendersi pur di trovare lavoro.

Del resto è dal divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro dell’81 che la nostra economia ha cominciato a crollare e il debito pubblico ad impennarsi, al contrario di quanto sostenuto da tanti “ben informati” che lo attribuiscono ai semplici sperperi della cattiva classe politica: il peggior disastro che sia capitato alla nostra economia è stato quindi, da 30 anni a questa parte, l’aver perso ogni controllo statale sulla nostra moneta (e successivamente l’ingresso nell’Euro).

Il rimedio a tutto questo è semplice e alla portata di tutti: portare gli astensionisti, se necessario in ceppi, a votare CONTRO l’Euro (cioè per quei partiti che vogliono il ritorno alla sovranità monetaria) a tutte le elezioni, in primis a quelle europee.

Occorre distruggere la disinformazione sparsa dai giornali di partito come Repubblica, e di giornali industriali/bancari come Corriere, Stampa, Sole 24 ore, che continuano a difendere il progetto europeo a spada tratta, e occorre che il Pd sia riconosciuto come il principale artefice della crisi italiana e dei suicidi dei lavoratori, per accondiscendenza con le folli politiche europee e con l’Euro.

Se questi signori, sempre più piegati al credo neoliberista, hanno continuato a difendere un progetto così letale per le popolazioni, è perché “E’ difficile indurre un uomo a capire una determinata cosa, quando il suo salario dipende dal fatto di non capirla”, per riprendere una citazione utilizzata da Paul Krugman.

 

 

Fonti (e libri raccomandati):

 

–         Nino Galloni, “Chi ha tradito l’economia italiana?”

–         Alberto Bagnai, “Il tramonto dell’Euro”

–         Paul Krugman, “Fuori da questa crisi, adesso”

Ad attaccare la moneta unica, consigliando all’Italia di uscirne, sono stati per ultimi Christopher Pissarides e James Mirrlees. Che si vanno a sommare ad altri economisti premiati con l’insigne riconoscimento, quali Paul Krugman, Joseph Stiglitz, Amartya Sen e Milton Friedman. Sei mostri sacri dell’economia concordi nel ravvisare gravi errori nel progetto Euro 

(Articolo proposto al “Fatto Quotidiano” il 17/12/2013. Ma non pubblicato)

In un periodo di forte contestazione nei confronti dell’Unione Europea e delle politiche di austerità, sono sempre più numerose le voci che si levano a criticare la moneta unica, vista come un fattore di impoverimento per il popolo italiano e per gli altri Paesi del sud Europa.

E se nelle piazze negli ultimi giorni a sbandierare la critica verso l’Euro è stato un crogiuolo di “forconi”, piccoli imprenditori, esponenti di estrema destra e gente impoverita e infuriata con i politici, nei più quieti studi degli intellettuali le accuse non sono certo meno forti.

Lo dimostrano le recenti prese di posizione di altri due premi Nobel per l’economia, James MirrleesChristopher Pissarides, che si vanno ad aggiungere a quelle più datate – ma non meno nette – di Paul Krugman, Joseph Stiglitz, Amartya Sen e Milton Friedman.

L’Euro non sta facendo altro che dividere l’Europaha detto il 12 dicembre alla London School of Economics il cipriota-britannico Christopher Pissarides, vincitore del importante premio nel 2010. La moneta unicadovrebbe essere smantellata in maniera ordinata, oppure bisognerebbe fare il più rapidamente possibile le necessarie riforme per salvaguardare crescita e occupazione, in modo da ripristinare la fiducia che una volta i Paesi europei avevano tra di loro”.

Il premio Nobel ha poi rincarato la dose: “L’Euro ha creato una generazione perduta di disoccupati senza futuro. Questo non è quello che i suoi “padri fondatori” avevano promesso”. Il discorso di Pissarides è stato ripreso, tra le altre testate, dal Telegraph e dal Daily Mail

L’economista, che in passato era stato tra i principali sostenitori della moneta unica, ha dichiarato di aver commesso un errore: “Non pensavamo che congelando i tassi di cambio i Paesi del sud avrebbero subito queste sofferenze. È chiaro che ci sbagliavamo”.

A favore dell’uscita – anche se in modo più cauto – si era espresso pochi giorni prima a Venezia il premio Nobel James Mirrlees, economista scozzese vincitore del riconoscimento nel 1996. Il 5 dicembre, nel suo intervento all’Auditorium Santa Margherita per il ciclo ‘Nobels colloquia 2013′ dell’Università Ca’ Foscari, aveva detto: “Non voglio suggerire politiche per mutare la situazione attuale e mi sento a disagio nel fare raccomandazioni altisonanti, perché non ho avuto il tempo di valutarne le conseguenze. Però, guardando dal di fuori, dico che non dovreste stare nell’Euro, ma uscirne adesso”. Ha poi aggiunto: “L’uscita dall’Euro non risolverebbe in automatico i problemi dell’Italia, visto che, ad esempio, rimarrebbero le questioni derivanti dalle politiche adottate dalla Germania. Ma non è comunque corretto collegare le conseguenze di un’eventuale uscita da Eurolandia al venir meno della lealtà e fedeltà come membri dell’Unione europea. Finché l’Italia resterà nell’Euro non potrà espandere la massa di moneta in circolazione o svalutare: ecco perché si impone la necessità di decidere se rimanere o meno nella moneta unica, questione non facile da dirimere”.

Paul Krugman, premio Nobel nel 2008, già da tempo aveva accusato duramente l’Euro. Il 15 aprile scorso scrisse sul suo blog del New York Times: Non potremo mai ammettere che l’Euro è un fallimento – rispondendo alla domanda di un lettore –. Troppa storia, troppe dichiarazioni e troppo ego sono stati investiti in una singola valuta perché coloro che ne sono stati gli artefici possano ammettere che forse si sono sbagliati. Anche se il progetto termina in un totale disastro, insisteranno che non è stato l’Euro a far fallire l’Europa, ma l’Europa a far fallire l’Euro.

Nello stesso articolo Krugman accusò anche le politiche di austerity: “L’austerity sta fallendo anche nelle sue condizioni. Misure chiave come il rapporto debito/Pil sono peggiorate, non migliorate. I funzionari europei continuano a negare i fondamenti della situazione: indicano come origine del problema la dissolutezza fiscale e continuano a dichiarare il successo dell’austerità. Questo è il punto a cui siamo ed è difficile immaginare un lieto fine”.

Nel settembre 2012 in un’intervista a “L’Express” Krugman definì l’Euro un “progetto campato in aria”. “Sì, penso che l’Euro fosse un’idea sentimentale, un bel simbolo di unità politica – disse l’economista – ma una volta abbandonate le valute nazionali avete perso moltissimo in flessibilità. Non è facile rimediare alla perdita di margini di manovra. In caso di crisi circoscritta esistono due rimedi: la mobilità della manodopera per compensare la perdita di attività e soprattutto l’integrazione fiscale per ripianare la perdita di entrate. Da questa prospettiva, l’Europa era molto meno adatta alla moneta unica rispetto agli Stati Uniti”. E Krugman descrisse alcune differenze tra i due sistemi: “Florida e Spagna hanno avuto una stessa bolla immobiliare e uno stesso crollo. Ma la popolazione della Florida ha potuto cercare lavoro in altri stati meno colpiti dalla crisi. Ovunque l’assistenza sociale, le assicurazioni mediche, le spese federali e le garanzie bancarie nazionali sono di competenza di Washington, mentre in Europa non è così”.

Di Euro come “idea orribile” ha parlato Amartya Sen, economista indiano e premio Nobel nel 1998, in un’intervista del 21 maggio al Corriere della sera. La moneta unica “è nata con lo scopo di unire il continente e ha finito per dividerlo” ha detto Sen. “È stato un errore che ha messo l’economia europea sulla strada sbagliata. Una moneta unica non è un buon modo per iniziare a unire l’Europa. I punti deboli economici hanno un effetto-rottura invece che di legame. Le tensioni che si sono create sono l’ultima cosa di cui l’Europa ha bisogno. Chi scrisse il Manifesto di Ventotene combatteva per l’unità dell’Europa con alla base un’equità sociale condivisa, non una moneta unica”. E l’economista ha aggiunto: “Quando tra i diversi Paesi hai differenziali di crescita e di produttività, servono aggiustamenti dei tassi di cambio. Non potendo farli, si è dovuto seguire la via degli aggiustamenti nell’economia, cioè più disoccupazione, la rottura dei sindacati, il taglio dei servizi sociali. Costi molto pesanti che spingono verso un declino progressivo”. E anche Sen ha contestato le misure di austerità dicendo che: “È come se avessi bisogno di aspirina ma il medico decide di darmela solo abbinata a una dose di veleno: o quella o niente. No, le riforme si fanno meglio senza austerità, le due cose vanno separate”.

Joseph Stiglitz, premio Nobel nel 2001, dal canto suo lo scorso marzo ha sottolineato: “L’Unione monetaria ed economica dell’UE è stata concepita come uno strumento per arrivare ad un fine, non un fine in sé stesso. L’elettorato europeo sembra aver capito che, con le attuali disposizioni, l’Euro sta mettendo a rischio gli stessi scopi per cui è stato in teoria creato”. E ancora: “Il progetto europeo, per quanto idealista, è sempre stato un impegno dall’alto verso il basso. Ma incoraggiare i tecnocrati a guidare i vari Paesi è tutta un’altra questione, che sembra eludere il processo democratico, imponendo politiche che portano ad un contesto di povertà sempre più diffuso. Mentre i leader europei si nascondono al mondo, la realtà è che gran parte dell’Unione europea è in depressione. La perdita di produzione in Italia dall’inizio della crisi è pari a quella registrata negli anni ’30”. Stiglitz si lasciò anche andare a una stoccata contro chi accusa i leader euroscettici di “populismo”: “In breve, non è stato né il populismo né la miopia che ha portato i cittadini a rifiutare le politiche che gli sono state imposte, ma è la modalità errata con cui sono state portate avanti”.

Il sesto premio Nobel a criticare la moneta unica è stato Milton Friedman, vincitore del riconoscimento nel 1976 e non molto popolare tra i contestatori dell’Ue in quanto uno dei principali “padri” del neoliberismo.

Già nel 1997 Friedman scriveva: “La creazione dell’Euro è stata motivata dalla politica, non dall’economia. Lo scopo era quello di legare Germania e Francia in modo così stretto da rendere una futura guerra europea impossibile, e preparare il campo per gli Stati Uniti d’Europa.

Io credo che l’adozione dell’Euro avrà l’effetto contrario. L’unità politica può aprire la strada all’unità monetaria. L’unità monetaria, imposta sotto condizioni sfavorevoli, si dimostrerà una barriera al raggiungimento della unità politica”.

Inoltre, faceva notare Friedman: “Il mercato comune europeo rappresenta una situazione sfavorevole per una moneta comune. È composto da nazioni separate, i cui abitanti parlano lingue diverse, hanno usanze differenti, e hanno una lealtà e un attaccamento molto più grandi verso la propria nazione che verso il mercato comune o l’idea di Europa

Paolo Barnard ci racconta come l’Unione Europea e l’Euro abbiano distrutto economicamente il continente e come questo effetto sia stato programmato ed eseguito a tavolino

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(Articolo pubblicato sul numero 3 – maggio/giugno 2013 di “Barricate – L’informazione in movimento“)

Un’Unione Europea e un Euro al servizio dei poteri forti, delle elite economiche neoliberiste e a danno delle popolazioni europee. All’interno di un piano congegnato per togliere ai cittadini europei una delle principali fonti del loro benessere, la sovranità monetaria, e per mettere in cantina le politiche keynesiane, viste come un impiccio.

E’ questo “il più grande crimine” dal dopoguerra secondo Paolo Barnard, che nell’omonimo saggio spiega chi sono gli autori di un vero e proprio “economicidio” ai danni del continente. Nomi come Romano Prodi, Jean Claude Trichet, Mario Draghi sono affiancati a organizzazioni come il gruppo Bilderberg, la Commissione Trilaterale, l’Aspen Institute, in una comunione di intenti volta a favorire i grandi poteri economici, marginalizzando sempre più dalla scena politica il ruolo e il benessere della gente comune.

Paolo, ci spieghi qual è il “più grande crimine” di cui parli nel tuo saggio?

Per capirlo dobbiamo partire dal fatto che, dopo due guerre che hanno distrutto l’Europa, il sistema economico e non solo stava creando le basi per un mondo migliore. C’era stata una rivoluzione in economia e nella società che, partita da Marx e passata per il socialismo e il consolidamento della democrazia, era arrivata a un punto di svolta fondamentale con Keynes, che in quegli anni aveva indovinato un sistema economico internazionale. Nel frattempo nascevano gli accordi degli anni ’50 e ‘60 di Paesi in via di sviluppo come l’Indonesia e la Jugoslavia, gli accordi di Bandung. Stava prendendo forma un nuovo ordine economico mondiale, portatore di idee su come regolare l’economia in modo più giusto. I partiti socialisti avevano sempre più consensi.
Così le elite economiche, che avevano perso potere nei decenni precedenti, si sono organizzate per reagire. Nel mio libro ci sono nomi, cognomi, organizzazioni, chi ha steso i testi fondamentali da seguire. Queste elite si sono coalizzate per prendere nuovamente il potere nel contesto delle nuove democrazie, senza le impiccagioni ottocentesche. E così hanno sottratto, nascosto, ucciso questo nuovo ordine economico keynesiano e dei Paesi della conferenza di Bandung. Hanno soffocato queste economie e condannato centinaia di milioni di esseri umani al sud del mondo a una situazione disastrosa, mentre al nord, Europa compresa, a condizioni più grame di lavoro.
Come fai, quando ripercorri le sofferenze di centinai di milioni di persone, a non considerare questo il più grande crimine del dopoguerra?
Era tutto evitabile se si fosse lasciato in vita questo complesso economico che nasceva, soffocato invece da neoclassicismo e neoliberismo.

C’è chi ti accusa di avere una visione troppo ‘complottista’. Cosa rispondi a queste persone?

Rispondo che ne “Il più grande crimine”, un testo di 100 pagine, ci sono dati, nomi, fondazioni e circa 70 note bibliografiche di documenti precisi. E’ ridicolo dire che ho scritto qualcosa di complottista.  Chi lo afferma evidentemente non vuole fare la fatica di leggerlo.

Quali sono le fonti che ti hanno influenzato dal punto di vista economico? Ci sono economisti che consigli, in opposizione a quelli neoliberisti? 

Assolutamente si. Io ho per caso scoperto che esiste un’economia , nata dalla mente geniale dell’economista americano Warren Mosler, che è la riformulazione moderna di quella keynesiana.
E’ la più adatta ai sistemi monetari moderni, che Keynes non poteva conoscere, e si chiama Mosler Economic Modern Money Theory. L’ho studiata molto, e la considero dirompente.
Gli economisti che seguo sono quelli della Memmt. Nel libro ne ho elencati circa dodici, tra cui lo stesso  Mosler e  Alain Parguez.

Bisognerebbe uscire dall’Euro? Se si, quali potrebbero essere le conseguenze?

Alla prima parte della domanda rispondo: assolutamente si, perché è un costrutto criminale e ormai ha distrutto l’economia europea.
Alla seconda parte non posso rispondere in uno spazio così breve. Noi abbiamo formulato un programma di salvezza nazionale di 40 pagine, consultabile sul mio sito e su quello della Memmt.
Sicuramente incoraggio il ritorno alla sovranità monetaria, quindi al fatto che il Paese torni proprietario dell’economia. Quando hai la sovranità monetaria ed economica e la sai usare, allora diventi inattaccabile. Non ci possono più essere problemi di inflazione, deflazione, svalutazione, speculazione; è tutto sotto il controllo di chi usa questo strumento.

L’Unione Europea è da abbandonare o da rifondare su nuove basi?

Da rifondare su nuove basi. Non c’è niente di male nel volere un’Europa unita, ma questa Europa è stata una favola venduta sui libri delle elementari dagli anni ‘60, grazie a tecnocrati da me citati come Perroux, Attali, Trichet, Jacques Delors, i primi padri di queste idee. Si è trattato soprattutto di francesi e italiani, i tedeschi hanno avuto un ruolo minore. Ad ogni modo, è stata una truffa disegnata per favorire le elite neomercantili e speculative, e anche i Trattati da Maastricht in poi sono stati scritti per essere illeggibili e non sono stati mai votati, tranne in pochissimi casi. Questa Unione è stata una truffa ai danni della popolazione, fatta per togliere la sovranità monetaria e quella dei parlamenti.
In definitiva: l’Euro va distrutto e l’Unione rifatta.

Come combattere lo strapotere dei mercati e la ‘dittatura dello spread’?

Con la stessa soluzione data in precedenza: riprendendo la sovranità monetaria e sapendola usare. Agenzie di rating e spread non contano niente quando si ha sovranità monetaria, come nei casi di Stati Uniti e Giappone. Lo spread è una trovata pubblicitaria usata da media asserviti e ignoranti, e da economisti asserviti e ignoranti, per terrorizzare la gente. Lo spread ha valore solo se il Paese è commissariato come l’Itala.

Cosa dovrebbero fare secondo te i popoli e le istituzioni europee per uscire da questa situazione così difficile?

Il cardine di tutto è la conoscenza. Non è immaginabile che i popoli europei possano ribellarsi a questo mostro se non sanno di cosa si tratta. Io sono il primo in Italia ad aver rivelato cosa succede veramente con l’Euro, e lo faccio tuttora come un salmone che nuota contro un fiume in piena. Se ci fossero in Italia, Germania, Francia, altre centinaia di divulgatori di questi temi e se il popolo fosse informato su cosa sta succedendo e su cos’è l’Euro, ci sarebbe una immediata risposta. Si verificherebbero ribellioni di massa, e per i potenti sarebbe finita.

Una domanda apparentemente fuori contesto: il sistema capitalistico va abbattuto?

Il capitalismo ci ha dato anche mezzi che non avremmo mai avuto , ma per sua natura si contrappone all’interesse pubblico. Ti cito una frase di Adam Smith che i neoliberisti spesso dimenticano: “Raramente due capitalisti si riuniscono se non per imbrogliare qualcuno”.
L’intereresse pubblico deve essere sempre azionista di maggioranza, mentre il capitalismo non deve andare oltre il 49%. Può funzionare solo se c’è questo bilanciamento. 

The Italian journalist Paolo Barnard tells us how the EU and the Euro have economically destroyed the continent and how this effect has been programmed and reached purposely  

The Italian journalist Paolo Barnard

The Italian journalist Paolo Barnard

(Article published in the 3d issue – May/June 2013 of the italian bimonthly review “Barricate – L’informazione in movimento”)

A European Union and a Euro created for the strong powers, for the neoliberal elite and against the European population. Inside a plan made for depriving the citizens of one of their principal sources of wellness, the monetary sovereignty, and to remove the Keynesian policies, seen as an obstacle.    

This is “the biggest crime” since World War II according to Paolo Barnard, an Italian journalist, who in his book with the same title explains who are the responsible of a true ‘economic murder’ at the expense of the continent.

Names such as Romano Prodi, Jean Claude Trichet and Mario Draghi, are associated with organizations such as the Bilderberg group, the Trilateral Commission, the Aspen Institute, for the common purpose to help the biggest economic powers, weakening the role and wellness of the common people in the political scene.  

Paolo Barnard, can you explain to us which is “the biggest crime” you mention in your book?

Firstly we must start from the fact that, after two wars that almost destroyed Europe, the economic system was creating the basis for a better world. There had been a revolution in economy and in the society, that, starting from Marx and passing through socialism and the solidification of democracy, arrived to a fundamental turning point with Keynes, who in those years found out a economic international system. Meanwhile the agreements of the ’50s and ‘60s, like the Bandung agreements between countries such as Indonesia and Yugoslavia, were born. A New World Economic Order was arising, with ideas on how to regulate the economy in a better way. Socialist parties gained more and more influence.

So the economic elites, which lost power in the previous years, organized themselves to counteract. In my book there are names, organizations and the people who wrote the books to follow.
These elites organized to take back the power in the context of the new democracies, without spectacular executions as in the 19th century. They hid and killed this new economic order of Keynes and of the conference of Bandung. They strangled these economies and damned hundreds of millions of people in the South of the World to an awful condition, and in the North, like Europe, to worse conditions of work.

When you see the suffering of so many people, how can you not consider this the biggest crime after World War II? It was all avoidable, if they had allowed this economic system to live. Instead, it was strangled by neoliberalism and neoclassicism.

There are people who accuse you to have a ‘conspiracy theorist’ vision . How do you answer to these people?

I answer that in “The Biggest Crime”, a one hundred pages book, there are statistics, names, foundations and 70 references to specific documents. It’s ridiculous to say that I wrote something ‘conspiratorial’.

Who says this evidently don’t want to tire himself reading it.

Which are the economic sources that influenced you? Are there economists that you recommend instead of the neoliberal ones?

Absolutely yes. I have discovered an economic theory which is the modern reformulation of the Keynesian one, born from the genial mind of the American economist Warren Mosler. It is the most suitable for the modern monetary systems, which Keynes could not know. Its name is Mosler Economic Modern Monetary Theory (Memmt). I have studied it very much, and I consider it astounding. The economists I follow are the ones of the Memmt. In the book I listed 12 of them, such as Mosler, Forstater and Alain Parguez.

Should Italy exit from the Euro? If so, which could be the consequences?

To the first part I answer: absolutely yes, because it is a criminal construction and it has already crushed the European economy.

To the second part I cannot answer in such a small space. We formulated a ‘Program of economic safety for Italy’ 40 pages long, accessible from my website and from that of the Memmt.

For sure I encourage the return to money sovereignty, so that the country can again be the owner of the economy.
When you have money sovereignty and you know how to use it, you become undefeatable. There cannot be problems of inflation, deflation, devaluation, speculation anymore; everything is under the control of whom that uses this instrument.

Is the European Union to abandon or to refund on new basis?

To refund on new basis. There is nothing wrong in wanting a united Europe, but this Europe has been a fairy tale sold since the 60’s, thanks to technocrats I cited such as Perroux, Attali, Trichet, Jacques Delors, the fathers of these ideas. They have been above all French and Italians; Germans had a lesser role. Anyway, this was a deceit designed to help the neo-mercantilist and speculative elites, and also the treaties from Maastricht onwards have been written to be unreadable, and never voted, except for a few cases.

This Union has been a deceit against the population, made for taking away the monetary and parliamentary sovereignty. In conclusion: the Euro must be destroyed and the European Union must be remade.

How to fight the extra-power of the financial markets and the ‘dictatorship of the spread’?

With the same solution given before: taking back the money sovereignty and knowing how to use it. Rating agencies and spread doesn’t count for anything with money sovereignty, as in the cases of USA and Japan.

The spread is a gimmick used by ignorant and domesticated media as well as ignorant and domesticated economists to fill the people with fear. The spread is only significant when the country is no longer free like Italy.

What should people and institutions do in Europe to walk out from this difficult situation?

The centre of everything is knowledge. It is unthinkable that European people could break free of this monster if they don’t know what it is. I am the first in Italy who unveiled what is truly happening with the Euro, and I still do it as a salmon who swims against the flood.

If there were other hundreds of speakers on these themes in Italy, Germany and France, and If the people were aware of what is happening, there would be an immediate answer. There would be massive riots and this would be the end for the powerful people.

A question apparently out of context: should the capitalism be destroyed?

Capitalism gave us also means that we never could have, but for its nature it is against the public interest.
I quote a phrase of Adam Smith that neoliberals often forget: “People of the same trade seldom meet together, even for merriment and diversion, but the conversation ends in a conspiracy against the public, or in some contrivance to raise prices”.

The public interest must consist of the majority, while capitalism should never go beyond the 49%. It can work only if there is this balance.

guy_fawkes_fire_616(Articolo pubblicato sul secondo numero di “Barricate”, in edicola dall’8 marzo)

Se c’è una cosa positiva, a volerla trovare, in questa crisi, questa è l’opportunità di potersi fermare a riflettere sul sistema politico-economico che ci hanno costruito attorno.

Dopo il crack bancario del 2008 negli Stati Uniti e le difficoltà che ne sono derivate per i vari istituti di tutto il mondo, e dopo gli interventi dei governi a loro sostegno, i problemi principali, per ciò che riguarda la zona euro, sono diventati l’eccessivo indebitamento di alcuni Stati (i famosi PIIGS: Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia, Spagna), l’incapacità di questi di far fronte alle obbligazioni contratte e la perdita di fiducia dei mercati, con il rischio default. Ciò è andato di pari passo con una bassa crescita generalizzata e con le difficoltà del settore bancario, che hanno richiesto a più riprese iniezioni di denaro pubblico.  Il timore degli investitori che gli Stati in questione (in particolare la Grecia, colpevole di aver mascherato il reale stato dei propri bilanci) non potessero far fronte ai loro impegni, li ha portati a disinvestire, facendo così crescere lo “spread”, e quindi il tasso di interesse che questi Stati hanno dovuto promettere per ottenere i finanziamenti.

Ciò che non sarebbe stato così grave se questi Paesi avessero una moneta propria (come nel caso del Giappone, il cui debito è ben superiore a quello degli Stati europei più in difficoltà), è invece diventato un dramma a causa dell’adesione alla moneta unica e agli obblighi dati dalla membership dell’Unione.

In particolare, uno dei parametri più famosi fissati dal Trattato di Maastricht è il rapporto tra debito pubblico e Prodotto Interno Lordo, che non deve superare il 60% per ciascun Paese dell’Ue.
I Paesi che attualmente non rientrano in questo parametro, col nuovo Patto di bilancio europeo (o Fiscal Compact, in vigore dal 1 gennaio 2013) si sono impegnati ad adeguarsi entro i prossimi 20 anni.

Se questo vincolo era già stretto, per Paesi come l’Italia, quando l’euro entrò in vigore (nel 2002 il nostro rapporto debito/Pil era del 105,7%), adesso è diventato una specie di contratto capestro, che sta costringendo (assieme all’andamento dello spread) gli Stati meno “virtuosi” alle note riforme lacrime e sangue per poter rimettersi in linea, accedere agli aiuti della Troika (Ue, Bce, Fmi) e “calmare i mercati”. Tanto più che va ad aggiungersi ad altre misure concordate nel Patto, quali il mantenimento del deficit strutturale nei limiti dello 0,5% annuo per i Paesi più indebitati, che vuol dire molto rigore per i tempi a venire, e l’obbligo costituzionale del pareggio di bilancio.

La crisi economica scatenata dalla finanza statunitense, sommata alla gestione un po’ troppo superficiale dei conti da parte degli stessi PIIGS, ha precipitato rapidamente la situazione. La mancanza di fiducia dei mercati, con una buona componente di speculazione, ha creato un circolo vizioso, per cui i Paesi in questione, per ottenere gli aiuti, hanno dovuto promettere maggiori interessi agli investitori , incrementando il debito e alimentando ancor più la fuga di capitali e la speculazione. L’intervento della Troika con le sue politiche di “salvataggio” fatte di prestiti in cambio di tagli alla spesa pubblica, privatizzazioni e liberalizzazioni, si inserisce in questo contesto.

Al fine di rientrare nel parametro debito/Pil, dunque, così come degli altri parametri dell’Unione come il rapporto deficit/Pil (che non deve superare il 3% annuo), e l’inflazione (che non può superare dell’1,5% quella dei tre Paesi più virtuosi), si sta arrivando a sacrificare anche quei settori della spesa pubblica fondamentali al mantenimento di una buona qualità della vita della popolazione, quali la sanità, l’istruzione e le pensioni.

Secondo alcuni analisti, è a causa dell’adozione del parametro debito pubblico/Pil che sembra che la situazione italiana sia così tragica rispetto ad altri Paesi, per via della nostra bassa crescita peggiorata dalla recessione. Se invece si fosse adottato, ad esempio, il parametro del rapporto debito pubblico/ricchezza privata, che dimostrerebbe la nostra “assoluta sostenibilità finanziaria”, non ci sarebbe la crisi di fiducia che vediamo da parte degli investitori.

Proprio per questo, del resto, si sono richiesti all’Europa meccanismi come i fondi salva Stati e alla Bce gli interventi di acquisto dei titoli di Stati in difficoltà: per dare nuova fiducia ai mercati sulla solvibilità dei loro debitori.  Accanto al rispetto di rigidi parametri numerici, infatti, compiacere i mercati ad ogni costo sembra essere diventato un altro principio cardine di questa Unione Europea.

L’aver fondato l’Unione su basi come la moneta unica, lo spazio commerciale comune e il rispetto di una serie di parametri economici, piuttosto che sul benessere e sull’assicurazione dei servizi fondamentali ai cittadini europei, è forse uno degli aspetti che più andrebbero rivisti di un sistema che sta inesorabilmente strangolando chi non regge il passo dei Paesi economicamente più forti.

eurozona

(Article published in the Italian bimonthly review “Barricate”, March/April 2013 issue)

If there is anything we can benefit from this crisis, it is the opportunity to stop and think about the political-economic system they have built around us.

After the crack of the banking system in 2008 in the USA and the hard times faced by the banks all over the world, followed by the government measures to help them, the main problems of the Euro zone have been: the excessive debt of some States (the so-called PIIGS: Portugal, Italy, Ireland, Greece, Spain); their incapacity to face the obligations stipulated and the market’s loss of confidence in them, with the default risk.

This went side by side with a low growth and the problems of the banking system, that required repeatedly injections of public money. The fear of the investors that these States (above all Greece, guilty of covering-up the actual situation of its finances) could not face their duties, brought them to disinvest, raising the spread and the interest rate that these countries had to commit to obtain their loans.

This would not have been so damaging if these countries had their own currencies (like Japan, who is more indebted than the European States in crisis); instead became a tragedy due to the membership of the EU.

In particular, one of the most famous parameters is the public debt to GDP ratio, that cannot surpass 60% for each EU country.

The countries which are currently not under this parameter, with the new Fiscal compact (effective since 1st January 2013) must adapt themselves in the next 20 years.

If this obligation was already stringent for countries like Italy when the Euro was adopted, it has now become a noose, forcing (alongside with the spread) the most indebted countries to the “blood and tears” reforms to get in line, obtain the help of the Troika and calm the markets.

Moreover, it adds to the other measures of the Fiscal compact, like the limit of the structural debt within the 0.5% per year (which means hard times for the years to come), and the “golden rule” to keep the balance even.

The economic  crisis started from the finance of USA , adding to the superficial management of the counts from the PIIGS States, quickly worsened the situation.  The lack of confidence in the markets, with an important role played by the speculation, created a vicious cycle. Hence these countries, to obtain help, should promise higher interest rates to investors, raising the debt and feeding further the flight of the capitals and the speculation.

The intervention of the Troika, with their policies of “aid” consisting of loans in exchange with cuts in public spending, privatizations and liberalizations, inserts into this contest.

To stay under the parameters of the public debt to GDP ratio, and in other parameters of the Union like the deficit to GDP ratio (that cannot surpass the 3% per year) and the inflation (that cannot surpass the 1.5% of the top countries), they are sacrificing those sections of the public spending necessary to maintain a good quality of life for the population, like health, education and pensions.

For some analysts, it is due to the adoption of the public debt to GDP ratio that the Italian situation seems so tragic with respect to the other countries, due to our low growth worsened by recession.

If Italy had adopted, for example, the “ public debt to private wealth ratio” which proves our “absolute financial sustainability”, there would not be the loss of confidence from the investors that we are now facing.

For this reason they requested from Europe mechanisms such as the EFSF and the ESM, and from the ECB the intervention to buy the bonds from indebted countries: to give new confidence to the markets on the capability of their debtors to return the money. Side by side with inflexible numeric parameters, to please the markets no matter what has become another basic principle of this European Union.

To have founded the Union on basis such as the unique currency, the common commercial space and the respect of inflexible economic parameters, more than on the wealth and the basic services for European citizens, is maybe one of the elements that should be reviewed on a system which is slowly strangling whoever that does not follow the economical stronger countries.

La situazione in Europa va bene, benissimo.
Se si arriva a scomodare il Maestrone significa che siamo veramente in condizioni poco invidiabili.
La facilità con cui i progetti euro-bancari vanno avanti nonostante le ormai quotidiane proteste dell’intero Mediterraneo è impressionante.

Dopo la decisione della Corte Costituzionale tedesca e il conseguente via libera all’Esm si è messo definitivamente in moto il micidiale nuovo corso europeo: i Paesi indebitati potranno chiedere aiuto al nuovo fondo, che prende il suo denaro dagli stessi Stati europei in rapporto alle quote di partecipazione di ciascuno alla Bce. La dotazione iniziale dell’Esm è di 500 miliardi di euro, ma molto probabilmente in futuro questa sarà incrementata. Sugli aspetti negativi dell’Esm ho già scritto in questo post, basti dire che un organo centralizzato e composto dai ministri delle finanze europei con la supervisione di Bce e del Commissario europeo per gli affari economici potrà prendere dagli Stati il denaro necessario ad aiutare i Paesi in crisi tutte le volte che sarà necessario, nella totale insindacabilità.
Per quegli Stati i cui titoli non verranno acquistati sul mercato primario dall’Esm, potrà intervenire sul secondario la Bce, a condizione di dettare poi la linea economica allo Stato interessato nè più nè meno di quanto faccia la Troika (UE, Bce, Fmi) in Grecia. Sugli interventi della Bce, come su quelli dell’Esm, ci sarà la costante “osservazione” del Fondo Monetario Internazionale.

E fin qui sono cose abbastanza note. Lo spread diminuisce perché sembra che la situazione in Europa sia economicamente più sicura e che con questo doppio “firewall” gli Stati europei possono dormire sonni tranquilli contro gli speculatori, così tutti sono felici e contenti. In realtà non è così semplice.

Il prezzo della sicurezza degli Stati dalla speculazione sta esattamente nella cessione della loro sovranità a questi tre enti: UE (delegando a Bruxelles sempre più decisioni che dovrebbero essere di competenza statale), Bce (con Francoforte che detta le condizioni agli Stati per i prestiti e in più opererà la funzione di vigilanza bancaria su più di 6000 banche europee, o unione bancaria) e Fmi (che ha una triste storia di “aiuti” a Stati in crisi con conseguente distruzione del welfare state in quei Paesi e il trionfo delle idee neoliberiste, cioè privatizzazioni e liberalizzazioni a go go). La situazione ricorda quello che accade in Italia con le mafie: prima ti minacciano e causano disastri (in questo caso, le banche che hanno causato la crisi mondiale e gli speculatori che ci hanno marciato), poi si offrono di “proteggerti” se fai quello che dicono loro (in questo caso, cedi sovranità al progetto europeo, a una centralizzazione del potere bancario e alla vigilanza del filoamericano Fondo Monetario Internazionale).

A questo si aggiungono i progetti di unione politica, economica e fiscale che si stano portando avanti.

Tutto procederebbe nel senso voluto da questi signori, se non fosse che la crisi economica e le politiche di tagli alla spesa sociale previsti dalla Troika e dagli uomini espressione dei poteri forti bancari (nel nostro caso, Monti) stanno affamando la gente spingendola a proteste sempre più partecipate e drammatiche. Spagna, Portogallo, Grecia, persino Italia (sebbene da noi le cose procedano in tono minore) sono sempre più teatro di rivolte di piazza e di manifestazioni davanti ai luoghi del potere. Il parlamento spagnolo e quello portoghese sono stati circondati da folle di manifestanti, ad Atene ci sono stati violenti scontri durante la visita della Merkel e ieri durante altre proteste ci è scappato il morto. In numerose città italiane ci sono state manifestazioni contro i tagli all’istruzione. Ovunque la risposta dei governi è sempre stata all’insegna della repressione.

Non c’è stato al momento il minimo accenno a rivedere le politiche europee, a chiedere ai popoli europei un referendum sull’euro e sull’Europa o ad aprire tavoli per trovare soluzioni che non siano solo quelle dei tagli alla spesa e dell’accentramento delle decisioni.
Ancora un volta sembra che di comune accordo banche e governi siano intenzionati a lavorare per un progetto di Europa sempre più centralizzato, sempre più nelle mani dei poteri iper-forti (perché si parla di poteri sovranazionali, in grado di nominare e influenzare i governi stessi), esautorando l’unico detentore del diritto di decidere chi debba governare: il popolo stesso.

Ultima previsione, tanto per chiudere con ottimismo: volete vedere che le normali e legittime reazioni della gente contro questo pauroso cumulo di ingiustizie costituiranno il pretesto per inasprire la sicurezza e prendere delle misure da Stato di polizia?

The situation in Europe is just great.
It is incredible how easy it is for the bankers and their fellow politicians carry on their projects without any concern about the protests of the whole Mediterranean.

After the ruling of the German Costitutional Court and the green light given to the ESM, the wonderful New European Order has begun: the most indebted countries will have the possibility to request aid from the new fund, that will take its money from the Eurozone countries themselves, depending on shares participation of each on the ECB.

The initial allocation of ESM is 500 billions euro, but this will most likely be increased in the future. On the dark side of the ESM I already wrote in this post: it is suffice to say that a centralized body, composed of European finance ministers under the supervision of the ECB and of the European commissioner for the economic affairs, will take the money from the States to help countries in crisis as many times as necessary, in total immunity.
For those countries whose bonds won’t be bought by the ESM in the primary market, the ECB will buy them on the secondary, but telling the countries what to do in economic matters, exactly as the Troika (ECB, EU, IMF) does. On the interventions of the ECB, like for those of the ESM, there will be the constant observation of the IMF.

But these are things we know. The spread decreases because it seems that the situation in Europe is more secure and with this double firewall the countries are protected from the speculators, everything seems to be fine and everyone is happy. In reality it is not so simple.

The price of countries’ safety from speculators lies exactly in their cession of sovereignity to the Troika: giving more authority to Bruxelles that was once in the hands of the EU countries, granting ECB the power to decide the conditions of loans and to control the 6,000 banks of the Eurozone and giving the IMF more influence on the politics in Europe (the IMF is also known for the distruction of the welfare state of the countries it has “aided”, with privatizations and liberalizations). This situation is reminiscent of what happens in Italy with the Mafia: first they threaten and cause havoc (in this case, banks who caused the crisis and speculators that made profits with it), then they offer to protect you if you conform at what they say (in this case, countries which have to give their sovereignity to EU and accept the control of ECB on banks and IMF).

We must add to all of this the projects of economic, fiscal and political union which are carried on.

Everything seems to proceed in the desired direction for these noblemen, except that the crisis and the cuts in public spending planned by the Troika and chairmen very close to the banking system (Monti in Italy) are pushing the people towards more and more protests.
Spain, Portugal, Greece, even Italy have increasing scenes of riots and street demonstrations in front of the places of power.
The Spanish and Portuguese parliament were surrounded by thousands of protesters. In Athens there have been clashes during the visit of Angela Merkel. In many Italian cities there have been demonstrations against the cuts on education and Monti’s government.
Everywhere the response of governments has always been dedicated to repression.

There has been no will to review the European policies, to ask Europeans for a referendum on the euro and on Europe, or open tables to find solutions that are not only those of the spending cuts and the centralization of decisions. Once again, it seems banks and governments are working for a project of Europe as centralized as possible, increasingly in the hands of hyper-strong powers (because it speaks of super-national powers, able to appoint and influence governments themselves) stealing power from the only subject who has the legitimacy to decide who should govern: the people.

In the end, there is another risk: that the legitimate reaction of the people to all these injustices could constitute a pretext to tighten security measures implemented like a police state.

Bce uber alles / ECB uber alles

     Il 6 settembre si è consumato uno dei più grossi trasferimenti di potere nella storia d’Europa. Questo processo non si è ancora concluso, ma la data del 6 settembre si può considerare uno spartiacque.
La Bce di Mario Draghi ha deciso, con il parere contrario del solo rappresentante della Bundesbank, di procedere con l’acquisto illimitato di bond dei Paesi in crisi debitoria, soggetti a spread troppo alti e ai morsi della speculazione.

La Bce potrà, d’ora in poi, acquistare sul mercato secondario (quindi non nel primario, cioè le aste pubbliche bandite dagli Stati) i titoli invenduti degli Stati che ne chiederanno l’aiuto, ponendo loro però tutta una serie di condizioni.
Nell’operazione, la Bce sara coadiuvata dal fido Fondo Monetario Internazionale, organizzazione filo-Usa responsabile del tracollo economico e di programmi fatti di tagli alla spesa pubblica e liberalizzazioni in numerosi Paesi del mondo. Il progetto è approvato dalla Commissione Europea: ne consegue che, quando uno Stato chiederà l’aiuto della Bce, sarà sostanzialmente “commissariato” dalla Troika (Bce, Fmi, Ue) esattamente come Grecia, Portogallo e Irlanda. Italia e Spagna, naturalmente, sono le “osservate speciali” per un programma di aiuti.

IL PIANO DRAGHI PUNTO PER PUNTO

Finora la Bce non poteva acquistare massicciamente titoli di uno Stato in crisi, e i suoi interventi erano da considerare straordinari. Ora, chi ne farà uso, sarà fondamentalmente costretto ad accettare le condizioni di prestito, e cioè accettare profonde ingerenze nella propria politica economica e fiscale, una vera cessione di sovranità.

A complicare ulteriormente il quadro c’è l’imminente proposta della Commissione in merito alla vigilanza della Bce sulle 6.000 banche dell’Eurozona. In pratica, si prevede che, per il 1 gennaio 2014, ogni banca dell’Eurozona dovrà rispettare i canoni stabiliti dall’istituto centrale di Francoforte, pena la revoca della licenza bancaria, che equivale alla chiusura. Anche questa funzione non era finora prevista per la Bce.
Al progetto si oppone ancora una volta la sola Germania, che sembra essere rimasta l’unica a contrastare il volere della banca presieduta da Draghi (il cui Consiglio direttivo si compone dei presidenti delle 17 banche centrali dell’Eurozona, più i 6 membri del Comitato esecutivo).

CHE COSE’ LA BCE

Tanto per rincarare la dose, infine, Draghi ha precisato per l’ennesima volta che l’euro è irreversibile, anche se continua a non capirsi bene chi l’abbia stabilito.

Quello che consegue da tutto ciò è un enorme potere che sta passo dopo passo finendo nelle mani della Banca Centrale Europea, che avrà una sempre maggiore influenza sugli Stati della zona euro. Ancora una volta, l’emergenza crisi è stata il mezzo per attuare una serie di enormi cambiamenti di natura politico-economica che non sarebbero mai stati accettati in tempi normali.
C’è da sperare che, se la gestione di questo potere non sarà sufficientemente illuminata, nei Parlamenti e nelle piazze si discuta sulle possibili contromisure.

The 6th of September one of the biggest transfers of power happened in European history. This process is not yet over, but this day can mark a dividing line.

Mario Draghi’s ECB has decided, with the only negative response from the Bundesbank president, to proceed with the unlimited buying of the bonds of indebted countries, if these are subjected to high spreads and to the bites of the speculation, and ask for help.

The ECB will have the power, from now on, to buy on the secondary market the unwanted bonds of the States who seek aid, implementing a series of conditions.

In the process the ECB will be assisted by the IMF, which is apro-USA organization, responsible for the economic meltdown of many States all over the world and for fiscal policies based on cuts on public spending and liberalizations. European Commission has approved the project.
By now, when a State will ask for financial aid from the ECB, it will be “controlled” by the Troika (ECB, IMF and EU) exactly as Greece, Portugal and Ireland. Italy and Spain, naturally, are the “closely scrutinized” nations for a bailout program.

Until now, the ECB could not buy the bonds of an indebted State excessively, and its interventions were considered to be extraordinary. By now, whoever requires a bailout will be forced to accept the strict conditions of loans, and allow interference in its economic and fiscal policies – a true cession of sovereignty.

To make things worst, there is the proposal by the Commission on ECB’s control over the 6,000 banks of the Eurozone. In fact, if this proposal comes to pass, on the 1st January 2014, every bank of the Eurozone will have to comply to the rules made by the institute of Frankfurt. If not, the ECB will have the authority to revoke their banking licenses. This function was not originally scheduled for the ECB. Germany once again opposes to the project, and seems to be the only nation left to stand against the will of the ECB (whose Directive Council is composed of the chairmen of the 17 central banks of the Eurozone, plus 6 members from the Executive Committee).

Finally, Draghi made it clear once again that the euro is “irreversible” (but it is not understood how this is being established).

For these reasons, there is a gradual power shift to the European Central Bank, who will have a growing influence on the States of the Eurozone.
Once again, the emergency crisis has been the mean to implement a series of massive reforms of political-economic nature that would never have been accepted in normal times.
We hope that, if the management of this great power is not enlightened, possible countermeasures will be discussed in Parliaments and on the streets.

     Il mese di agosto è il mese delle vacanze e del disimpegno. Per questo è concesso a tutti noi poveri mortali mandare al macero per qualche settimana il cervello e permettersi di passare i giorni di pausa lavorativa in attività quanto più rilassanti possibile.
Questo per noi poveri mortali. Perché i capi di governo e delle istituzioni bancarie, invece, ne approfittano per piazzare tutta una serie di decisioni di portata enorme per il futuro del continente, approfittando della distrazione generale. E’ ciò che capita regolarmente anche durante eventi come Mondiali di calcio, Europei e Olimpiadi, quindi nessuna novità su questo fronte.
Dati i recenti sviluppi, in ogni caso, sarà settembre il mese delle decisioni irrevocabili, per tutta una serie di motivi. Vediamo perché:

1) Avanza l’Unione Bancaria sotto l’egida della Bce;

La Banca Centrale Europea di Mr. Draghi sta portando avanti il suo progetto, appoggiato dalla Commissione Europea, di controllo totale sulle banche dell’Eurozona. La funzione di vigilanza della Bce, non prevista dai trattati, sarà presto implementata e resa capillare nonostante l’opposizione dei cosiddetti “falchi della Bundesbank” (che, a mio parere giustamente, non vedono di buon occhio l’intrusione della Bce anche sulle banche di piccola entità). Secondo il progetto di Draghi e Commissione, sarebbero più di 6.000 gli istituti monitorati da Francoforte, un evento epocale nella storia dell’integrazione europea.

2) Il verdetto della Corte Costituzionale tedesca sull’Esm;

Il nuovo fondo salva stati, sui cui lati oscuri mi sono già espresso in questo post, sarà oggetto di una decisione da parte della Corte Costituzionale di Karlsruhe il 12 settembre. Sarà un verdetto fondamentale per decidere se il futuro degli Stati più in difficoltà dell’Unione sarà rimesso a questo fondo, che a sua volta drenerà denaro da tutti gli Stati dell’Eurozona (e quindi dai contribuenti europei).

3) Il 12 settembre si vota anche in Olanda, Paese sempre più euro-scettico;

Il voto in Olanda potrebbe segnare il trionfo di una coalizione anti europea e contraria all’austerity, innescando un possibile effetto domino nel continente.

4) A fine mese la nuova pronuncia della Troika sulla situazione greca;

Le filantropiche Ue, Fmi e Bce entro fine mese stileranno un nuovo rapporto in cui decideranno se sbloccare la nuova tranche di prestiti (31,5 milioni di euro) a favore di Atene. Ovviamente se il Paese ellenico avrà dimostrato di avere adottato le “ristrutturazioni di spesa” richieste (al solito, tagli alla spesa pubblica e liberalizzazioni).

5) E’ attesa una serie di decisioni della Bce in funzione anti crisi;

Sembra possibile una decisione, nell’incontro del 6 settembre, della Banca Centrale Europea sulla fissazione di un tetto agli spread dei Paesi più indebitati, ma viste le opposizioni, in particolare provenienti dalla Germania, non ci sono certezze sul tema. Inoltre si fa sempre più strada un ruolo “istituzionale” della Bce come ente in grado di sostenere gli Stati in difficoltà, acquistando titoli di debito pubblico. La funzione non era finora prevista tra quelle della Bce ed è contestata dalla Bundesbank.

Nel frattempo, complice la calura estiva, non si sentono più sussulti da parte dei movimenti di protesta che fanno riferimento a Indignados e Occupy Wall Street (oltre al solito assordante silenzio dei partiti di sinistra).

Come dire: l’Europa avanza secondo progetti presi ai vertici politici e bancari dell’Eurozona, i popoli e le “intellighenzie” assistono in silenzio.


August is the month for holidays and relaxation. For this reason, everybody can switch off their brain for some days and stay quiet. Well, this is just for common people. Because the chairmen of governments and banking institutions usually utilize these periods to make a series of very important decisions, while people just look in other directions. That’s what happens during events like the Football World Cup and the Europeans, or the Olympic Games. Looking at the latest news, anyway, September seems to be the month of the irrevocable decisions. Let’s look at why.

1) The banking union goes on under the ECB flag;

Mario Draghi’s European Central Bank is carrying on with his project of total control on Eurozone’s banks, along side with the European Commission. The ECB control is not disposed by the EU Treaties, but it will be introduced despite Bundesbank’s opposition (the “Buba” doesn’t like the ECB control over the small banks). If Draghi’s project is approved, more than 6,000 banks will be under the control of the ECB, an event of extraordinary importance in the EU history.

2) The German Constitutional Court’s decision on ESM;

The new EU fund, about which I wrote earlier on this post, will be the object of a decision of the German Constitutional Court the 12th of September. It will be a verdict to decide if the destiny of the most indebted States will be given to this fund, that will take money from all the Eurozone States (and so from the taxpayers of Europe);

3) On 12th September there are also the elections in the Netherlands, where there is a growing opposition against the EU;

The Netherland’s vote could mark the victory of a coalition against the EU and the austerity, causing a possible domino effect across the continent;

4) At the end of the month, the Troika verdict on Greece;

The philantropic EU, IMF and ECB will decide at the end of the month whether or not to unlock the new tranche of financial aids to Greece (31,5 million euros). Obviously, Athens has to demonstrate to have adopted the required measures (as usual, cuts in public spending and liberalizations);

5) EU waits for a ECB’s series of decisions against the crisis;

It seems possible a decision by ECB, on the 6th of September, to implement the function of buying bonds of the most indebted countries. This role is not among the ECB powers now, and it is not appreciated by the German Bundesbank. Somebody also say about a limit to the spread level of the most indebted countries, but it seems to be a difficult measure, because of the strong opposition from Germany.

Meanwhile, we no longer feel tremors from the protest movements of Indignados and Occupy Wall Street (beyond the usual silence of the left-wing parties).
As if to say: Europe is proceeding according to plans made by political leaders and the Eurozone banks, while people of Europe and intellectuals observe in silence.