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(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 17 marzo 2017)

Sono anni che sentiamo ripetere il mantra della libertà, delle frontiere aperte, dello Stato che deve contenere il suo ruolo, del mondo che deve diventare sempre più accessibile a tutti, senza limiti di sorta, e la retorica della “buona” globalizzazione e integrazione contro la “cattiva” chiusura nei propri confini.
Questa retorica falsissima e ipocrita, che fa leva sull’istintiva bontà di chi non capisce quali siano gli interessi sottintesi, è in realtà il grimaldello per far accettare alle grandi masse la religione neoliberista in economia e il totale relativismo etico sul piano morale.

Sul piano economico, il neoliberismo promuove la totale assenza di limiti e restrizioni alla libera circolazione delle merci, dei servizi, delle persone e dei capitali, secondo uno schema che è quello fondativo della Comunità Europea (poi divenuta Unione Europea) e dei trattati di “libero scambio” come Ceta, Ttip e Tisa. E’ inutile ribadire come questa “libera circolazione” si traduca nella pratica con il massacro dei piccoli produttori per mano dei più grandi, con il trionfo del produttore peggiore (in grado di abbassare costi e prezzi dei prodotti, anche con metodi eticamente discutibili) a danno di quello più virtuoso, e con il trionfo delle grandi economie di scala su quelle piccole e locali.
E quindi trionfo del grande capitale sulla piccola e media impresa, ricchezza che si concentra sempre più in poche mani, eccetera.
La prassi ci dice ogni giorno che un certo grado di protezionismo e di intervento dello Stato in economia (eh sì, compresi i tanto odiati dazi, visti come blasfemi dai neoliberisti e dai trattati europei) è assolutamente necessario per evitare che gli squali dei “mercati” mangino tutti i pesci piccoli. Ma non stupisce che i media, di proprietà degli stessi squali, raccontino una storia ben diversa.
Così la narrazione rosea della globalizzazione, delle frontiere aperte, del mondo sempre più unito, dello Stato cattivo e della politica corrotta che si deve fare gli affari suoi, è funzionale ai giganti di finanza ed economia per fare i propri traffici indisturbati e poter diventare padroni di sempre più risorse in sempre più territori. Benvenuti nella VERA globalizzazione.

Ma se gli effetti nefasti della globalizzazione economica cominciano ad essere noti ai più, che reagiscono sempre più spesso con voti di protesta, esiste un altro aspetto, non meno importante, che è connesso all’opera dei globalisti: ed è quello socio-culturale.
Mentre sul piano economico si concentra la ricchezza e si erodono i diritti dei lavoratori e il benessere della classe media, sul piano socio-culturale si incoraggiano i modo crescente i fenomeni migratori e il multiculturalismo. I produttori, mentre delocalizzano dove la manodopera costa meno, incoraggiano nel contempo l’ingresso costante di nuovi disperati in quegli Stati con ancora una forte presenza sindacale e diritti dei lavoratori (come Italia e Francia) in modo da disporre costantemente di manodopera a prezzi stracciati, che costringa gli autoctoni ad adeguarsi o ad andare via. Nel frattempo si ritoccano al ribasso i diritti dei lavoratori, come abbiamo visto con il Jobs Act renziano e la Loi Travail francese.
Incoraggiare i fenomeni migratori e il multiculturalismo serve anche a distruggere progressivamente le identità nazionali, per arrivare nel nostro continente agli Stati Uniti d’Europa, e nel mondo a un grande mercato globale sotto il controllo di pochi signori della finanza e un pugno di corporations.

Un altro tassello del puzzle è il continuo assalto ai valori tradizionali, collegati tra loro, del cristianesimo e della famiglia. Attraverso la ossessiva pressione dei nuovi “diritti” Lgbt (tra cui il matrimonio gay, l’adozione di figli per coppie omosex, la “commissione” di figli per coppie gay con tecniche come l’utero in affitto e Dio solo sa cosa seguirà, c’è già chi parla di permettere agli uomini di partorire) si vuole scardinare il concetto di famiglia tradizionale e naturale, cara alla cultura cattolica ma anche al semplice buon senso, per sostituirla con il concetto di famiglia “artificiale” o “convenzionale”, e con quello di figli “comprati” e “fabbricati”, ovviamente per chi se li può permettere.
Chi scrive ritiene che il primo diritto a dover essere tutelato sia quello del minore ad avere un padre ed una madre, naturali o adottivi. Il resto, il cosiddetto “diritto” delle coppie omosex di avere figli, è pretesa egoistica e contro natura.

Ma se si nota chi c’è dietro questa pretesa costante di dare nuovi “diritti” alle coppie Lgbt, si trova una vecchia conoscenza: lo stesso George Soros in prima linea nel promuovere le continue ondate migratorie verso Europa e Usa.
E’ evidente come il ricco finanziere, con i suoi compagni, stia cercando di mutare il dna di un continente nato su radici greco-romane e poi cristiane, per trasformarlo in un guazzabuglio di razze, etnie, culture e religioni diverse (con i diritti economici, però, sempre al ribasso), che si abbandoni alla nuova religione del consumo.
L’attacco al cristianesimo e ai suoi valori tradizionali (tipico della Massoneria e che ultimamente va di pari passo con quello allo Stato-nazione) ha anche un’altra motivazione: da sempre la dottrina cristiana (almeno nelle sue intenzioni migliori) vede di cattivo occhio la ricchezza e il materialismo, proponendo invece una prospettiva trascendente e all’insegna della solidarietà e della moderazione. Una prospettiva niente affatto gradita dagli avidissimi e straricchi signori del denaro – “sterco del demonio”, per l’appunto – e al loro culto della competizione.

Così a una deregulation economica si vuole accompagnare una deregulation morale e valoriale: il modo migliore per creare una massa di consumatori privi di coscienza e di una identità specifica, che non sia quella data dalla fruizione di una serie di beni e servizi. E per promuovere la nuova “cultura” del materialismo totale e del relativismo etico.

 

P.s. Qui la lista degli alleati considerati “affidabili” da Soros al Parlamento Europeo.
Tra loro Kyenge, Barbara Spinelli e Cofferati.

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matteo-renzi-lobby(Articolo pubblicato su Informare per resistere il 3/3/2014)

Se ci fosse il premio per la stupidità, con la nascita del nuovo governo, Renzi, Napolitano e il Pd l’avrebbero vinto in pieno.

Dopo le veementi contestazioni ai governi Monti e Letta perché privi di rappresentanza ed espressione dei poteri forti, ecco che Napolitano e il Pd non trovano di meglio che formare l’ennesimo governo senza passare dal voto, e se possibile ancora più liberista di quello precedente. Tanto per far infuriare ancora più gli italiani e attirarsi i forconi fin sotto casa.

Renzi vanta infatti un numero non indifferente di gruppi di potere alle sue spalle: dagli Usa e le lobby ebraiche, alle banche e ai think tank neoliberisti. Piacerà sopratutto al Fondo Monetario Internazionale,  che da tempo afferma che gli stipendi dei lavoratori italiani vanno ritoccati del 10%, e non è un caso se la banca svizzera Ubs già a gennaio lo indicava come il futuro premier. Per non parlare della sempre presente regia occulta di De Benedetti.

Con la presentazione poi della squadra dei ministri ecco arrivare altre conferme: un ex collaboratore di Fmi, Bce, Commissione Europea, Banca Mondiale con il pallino dell’austerity all’Economia (tanto per rassicurare la Troika),  due ministri direttamente da Legacoop e Confindustria a Lavoro e Sviluppo Economico, un ministro per la Semplificazione che ha nel curriculum il fidanzamento col figlio di Napolitano, e 6 ministri del governo precedente tra cui Alfano all’Interno (nonostante l’affare kazako), Lupi e Lorenzin.

Meraviglioso il caso Gratteri alla Giustizia, pm anti-ndrangheta dato da tutti come nuovo Guardasigilli, e poi rifiutato da Napolitano in persona evidentemente perché troppo giustizialista. Un’altra nefandezza nel palmarès del presidente più odiato dagli italiani.

Non parliamo poi dell’incomparabile capacità di Renzi di “cambiare verso” e di rimangiarsi la parola data nel giro di pochi minuti: da Letta che poteva “stare sereno” perché nessuno voleva il suo posto a “mai al governo senza elezioni”, passando per il no secco alle larghe intese. Una capacità di smentire le sue stesse dichiarazioni che lo accomuna al miglior Berlusconi del “sono stato frainteso”.

E tanto per assicurare agli italiani che non ci sarà nessun miglioramento sostanziale della politica economica, il nostro si è già più volte espresso contro l’uscita dall’Euro e contro i diritti dei lavoratori. Ovviamente, il crescente numero di suicidi tra gli italiani non lo tange nemmeno.

Simili campioni di moralità pubblica possono solo essere posti alla guida delle istituzioni da un pessimo presidente qual’è Giorgio Napolitano, che continua imperterrito a rimanere al suo posto nonostante le questioni delle intercettazioni distrutte nella trattativa Stato-mafia e del biocidio in Meridione, scandali che avrebbero dovuto costringerlo alle dimissioni molto tempo fa. A questo ora si aggiunge il niet alla nomina di Gratteri come ministro della Giustizia, ennesima porcata che lo conferma come un garante non certo della legalità costituzionale, ma del malaffare in un Paese ormai allo stremo.

Per una Unione dei Movimenti

Corteo movimenti in centro Roma, 'casa e reddito per tutti'Post apparso su “Informare per resistere” il 22/11/2013.

“Se ne sente sempre più il bisogno. Di fronte all’indifferenza della classe politica e agli abusi del settore bancario-industriale internazionale, fermamente intenzionato a mantenere la sua supremazia ignorando la tragedia di milioni e milioni di persone colpite in Europa e negli altri continenti dalla crisi economica e dall’erosione dei diritti, non resta ai membri dei movimenti, italiani ed europei, e ai comuni cittadini, che unirsi in un coordinamento nazionale ed internazionale dei movimenti, allo scopo di unire le forze nelle battaglie comuni e nel frattempo esprimere una rappresentanza che possa portare le istanze all’interno delle istituzioni, con l’ambizione di arrivare al governo e con larga maggioranza.

Non è possibile infatti limitare la protesta a cortei e scioperi, per quanto partecipati, e ad azioni che non portino a cambiare lo status giuridico-economico esistente.

Per questo si invitano tutti i movimenti in lotta su istanze civili e ambientali ad unirsi non solo nei cortei ma anche in un soggetto politico che possa quanto prima partecipare alle elezioni di ogni grado, e portare le istanze dei cittadini all’interno delle istituzioni nazionali ed europee.

Questi, a parere di chi scrive, dovrebbero essere alcuni dei principi cardine in cui questa Unione dei movimenti dovrebbe riconoscersi:

  1. La concreta attuazione dei principi costituzionali, volutamente ignorati finora dalla classe dirigente politico-industriale-bancaria, che ha potuto così continuare a difendere i propri privilegi a danno del popolo;
  2. La selezione delle persone e delle idee migliori, sia intellettualmente che moralmente, che devono occupare i posti di maggiore responsabilità e coordinamento. Diversamente, si ricade negli stessi difetti della vecchia politica e non c’è miglioramento sostanziale;
  3. L’implementazione nella Costituzione italiana dell’art. 25 comma 1 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo nel suo complesso: “Ogni individuo ha il diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, alle cure mediche e ai servizi sociali necessari, ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà”; Movimenti
  4. L’abbandono dell’Euro, l’uscita dall’Ue o la radicale rinegoziazione dei Trattati europei nell’interesse del popolo italiano, la nazionalizzazione della Banca d’Italia e il ritorno della stampa di moneta nazionale nelle mani dello Stato, in modo da poter finanziare liberamente le necessità di famiglie e imprese senza vincoli esterni;
  5. Il rafforzamento della tutela dell’ambiente, attraverso il riconoscimento dei Diritti della Terra e l’equiparazione dei gravi crimini ambientali ai crimini contro l’umanità;
  6. Il rafforzamento degli strumenti di democrazia diretta, permettendo a tutti i cittadini la possibilità di esprimersi e di essere ascoltati, e di poter così condizionare nel concreto le politiche pubbliche. Introduzione dello strumento della revocabilità dei rappresentanti dei cittadini (a livello comunale, regionale, nazionale ed internazionale) qualora questi mettano in atto comportamenti non graditi dalla comunità. Controllo dei rappresentanti all’interno delle istituzioni tramite gli strumenti offerti dalla tecnologia;
  7. Ritorno della produzione di beni e servizi di importanza fondamentale per la collettività in mano pubblica, o coordinati dal settore pubblico, in modo da garantire a tutti i cittadini la possibilità di usufruirne gratuitamente o a costo irrisorio. Rafforzare i controlli pubblici sulle attività private in modo che queste effettivamente si svolgano nel rispetto dell’ambiente, della salute pubblica e del bene comune, e non condizionino le istituzioni per favorire i propri interessi in contrasto con l’interesse pubblico.

Questi sono alcuni dei principi che, a parere di chi scrive, dovrebbero ispirare una Unione dei movimenti.

È evidente che, data l’interrelazione tra l’ambito nazionale e la comunità internazionale, è necessario che questa Unione si rapporti a Unioni di movimenti simili in altre parti del mondo, in modo da coordinare le lotte e le istanze transnazionali. Solo in questo modo è possibile riportare il governo della globalizzazione nelle mani dei popoli, togliendolo alle caste bancarie, industriali e politiche.”