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(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 22 marzo 2017)

Lo scorso 20 marzo, in coincidenza con l’Equinozio di Primavera, è scomparso David Rockefeller, uno dei grandi burattinai della finanza globale. I media, come previsto, si sono affrettati a definirlo un “filantropo” (stessa definizione usata per descrivere George Soros, altro squalo dell’alta finanza), come se qualche ricca donazione cosmetica possa mascherare i danni compiuti nei confronti dei popoli di tutto il mondo.

Sì. perché Rockefeller è stato uno degli uomini più attivi nel promuovere una forma di governo ombra mondiale, composto da ricchissimi membri dell’elite finanziaria e industriale, in grado di condizionare in modo decisivo la politica, i principali media, la cultura e la società, attraverso una fitta rete di collaboratori che non hanno fatto altro che portare avanti la loro agenda antidemocratica e autoreferenziale.

Rockefeller, oltre ad essere un ricchissimo membro della più importante famiglia di petrolieri al mondo, e capo della superbanca Chase Manhattan Bank (poi divenuta JpMorgan Chase), è stato il fondatore del Gruppo Bilderberg e della Commissione Trilaterale, due delle associazioni mondialiste di carattere paramassonico più celebri e influenti, ai meeting delle quali hanno partecipato personaggi di spicco di ogni parte del globo.
Come abbiamo già sottolineato in questo articolo, i più importanti uomini politici della storia italiana recente sono passati dai meeting di queste organizzazioni: Mario Monti è stato presidente della Commissione Trilaterale per l’Europa; Enrico Letta è stato membro della CT così come l’ex ministro Guidi; Boschi e Gentiloni erano tra i partecipanti all’ultimo meeting della Trilaterale a Roma assieme alla presidente Rai Monica Maggioni, che è addirittura presidente della Commissione Trilaterale Italia; Lilli Gruber è presenza fissa ai meeting Bilderberg.

Insomma, un intreccio tra governo, media mainstream e queste organizzazioni private sovranazionali che dovrebbe perlomeno allarmare. E invece tutto è scivolato via, senza troppo clamore. Perché ciò che non viene detto, è che l’agenda di questi club è dichiaratamente antidemocratica e iperliberista.

Rockefeller e Kissinger, attraverso queste organizzazioni, hanno sempre cercato di reclutare esecutori per fare gli interessi degli Usa, quelli della grande finanza e dell’industria petrolifera, in primis. E per portare avanti un disegno di dominio globale.
Non è un caso che tra le file della Trilaterale ci siano anche l’ex governatore della Bce, Jean Claude Trichet, ora presidente europeo della CT (ruolo prima ricoperto da Mario Monti) e gli ex governatori della Federal Reserve Alan Greenspan e Paul Volcker.
Come dire che, oltre a decidere i primi ministri, Rockefeller riusciva a piazzare i suoi uomini anche ai vertici delle ben più prestigiose istituzioni monetarie.

Agli incontri annuali del Gruppo Bilderberg, invece, hanno partecipato negli anni  nomi italiani ben noti come quelli di Mario Draghi, Romano Prodi, Enrico Letta, Carlo De Benedetti, Lilli Gruber, John Elkann, Gianni Agnelli e il solito Mario Monti.
Per l’estero ricordiamo il neoeletto premier olandese Mark Rutte, il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, l’ex presidente della Commissione Europea José Barroso.

Secondo Daniel Estulin, autore del libro “Il club Bilderberg”, questi club funzionano come “cinghie di trasmissione”, attraverso le quali l’oligarchia finanziaria e industriale dirama i suoi ordini. Chi vuole fare carriera, è semplicemente invitato ad attenervisi: in caso contrario, si cercano nuovi referenti. La famiglia Rockefeller ha anche finanziato numerose altre organizzazioni, come l’americano Council on Foreign Relations (Consiglio sulle Relazioni Estere) e l’Aspen Institute, di cui fanno parte Giuliano Amato, Giulio Tremonti, Gianni Letta, la presidente Eni Emma Marcegaglia, il direttore generale di Enel Francesco Starace e il cofondatore della Casaleggio Associati, Enrico Sassoon.

Ma Rockefeller è anche noto per aver destabilizzato interi Stati per imporre i suoi interessi. Nel libro “Massoni” di Gioele Magaldi, Rockefeller appare come il signore incontrastato della loggia sovranazionale “Three Eyes”, gestita assieme a Kissinger e Brezinsky, e costantemente intento a dar vita a nuovi metodi per imporre la sua volontà sulle popolazioni locali, favorendo ovunque svolte autoritarie e anticomuniste: dall’Operazione Condor a base di torture e omicidi in America Latina, alla nascita della loggia P2 in Italia. Alla stessa loggia “Three Eyes”, con finalità evidentemente oligarchiche e antidemocratiche, apparterebbe anche Giorgio Napolitano.
Secondo il presidente onorario della Corte di Cassazione, Ferdinando Imposimato, il gruppo Bilderberg di Rockefeller sarebbe dietro la strategia della tensione nell’Italia del dopoguerra, in funzione anticomunista.
L’avversione di Rockefeller, della sua superloggia e della Commissione Trilaterale per la democrazia si può constatare anche nel famoso report “Crisis of democracy”, ben descritto in questo video da Messora, in cui si sostiene che la democrazia, per funzionare, necessità dell'”apatia” della maggioranza.
Ciò significa che le decisioni devono prenderle in pochi. Nello specifico: loro.

Insomma, se Rockefeller non era uno dei Signori di Questo Mondo, ci andava vicino. I più “complottisti” ritengono che fosse ossessionato dal numero 666, tanto da inserirlo nel logo della Commissione Trilaterale e nelle date dei meeting del Bilderberg.
Effettivamente il numero ricorre nella vita del miliardario: sesto di sei figli, ha avuto sei figli a sua volta. La sua data di nascita è stata il 12 giugno 1915. 12/6 = 6+6+6.

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(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 10 novembre 2016)

Paolo Barnard è uno dei giornalisti più duri verso l’Euro, l’Unione Europea, il neoliberismo e lo strapotere della finanza internazionale, nonché il primo a portare in Italia la scuola economica Memmt.
Ma è anche uno dei critici più feroci dello Stato di Israele e del terrorismo occidentale.
In questa intervista a 360 gradi abbiamo toccato con lui i nodi fondamentali delle elezioni Usa, della Brexit, dei trattati di libero scambio, della progressiva erosione della democrazia in Europa, delle dittature mascherate da istituzioni europee, del referendum costituzionale italiano e della natura dello Stato di Israele.

Francia vs Italia

(Articolo pubblicato il 28 maggio 2016 sul sito “Oltre le Barricate“)

Inizio a pensare che per svegliare gli italiani li si debba prendere a ceffoni uno per uno. Allora forse reagiscono. Non si spiega diversamente l’inedia di un popolo che sembra pronto a subire tutto e da tutti.
Sarà forse la millenaria influenza della Chiesa, col suo costante invito a stare zitti, buoni e non alzare mai la voce verso “l’autorità” (magari legittimata da Dio).
Per carità, qualche contestazione al duo sciagura Renzi & Boschi c’è stata, ma niente di serio in paragone alle porcate fatte. Nel frattempo va avanti la terrificante agenda di distruzione dei diritti – qui come altrove – per il piacere di superbanche, industriali, Troika. Come abbiamo detto, secondo un’agenda globale.

In Francia la protesta contro il Jobs Act locale, la Loi Travail, prosegue ormai da quasi tre mesi. Tre mesi di manifestazioni ininterrotte, con tutti i mezzi a disposizione.
Negli ultimi giorni i francesi sono arrivati a bloccare le raffinerie e le centrali nucleari, soprattutto grazie alla mobilitazione del sindacato Cgt. E la lotta continua, finché la contestata riforma del lavoro non sarà ritirata.

In Italia lo stesso Jobs Act e l’Italicum (una legge evidentemente antidemocratica, specie per il premio di maggioranza spropositato, contestata persino da parlamentari del Pd come Bersani) hanno prodotto si e no un belato. Le sparute proteste sono state lasciate ai cosiddetti “antagonisti” dei centri sociali (manganellati sistematicamente dalla democratica polizia renziana), a studenti e a qualche intellettuale.

Intendiamoci: dopo il progetto di riforme autoritarie, il Jobs Act, e i casi del Salva Banche e Trivellopoli, l’Italia ora dovrebbe trovarsi in uno stato di guerra civile permanente, per costringere un premier non eletto, un governo indegno  e un Parlamento illegittimo a ritirare i provvedimenti liberticidi e andare a casa.
Invece niente, si aspettano gli europei e magari si spera che ad ottobre vinca il No, per liberarsi di questa manica di traditori e venduti. Come se nel frattempo non possano fare valanghe di altri disastri.

A sottolineare la natura “padronale” delle riforme, ci hanno pensato l’Unione Europea, che tramite il commissario agli affari economici, Pierre Moscovici, ha definito la riforma francese come “indispensabile” (tanto per ribadire da che parte sta), e la Confindustria italiana che, con il Fmi, ha applaudito a quelle renziane (già commissionate dalla JpMorgan e dalla Bce, con la famosa lettera del 2011).
Insomma: banchieri, industriali e Troika appassionatamente e massonicamente uniti nella distruzione dei diritti dei lavoratori (e di quelli dei comuni cittadini) nel nome dei propri profitti e della propria insaziabile sete di potere. E su tutto questo processo aleggia l’ombra del TTIP, il trattato commerciale Usa-Europa visto da molti commentatori come un pericolo per la salute e la democrazia, e come sempre sponsorizzato dalle grandi corporations.

I francesi hanno ragione a dire che “non vogliono farsi fregare come gli italiani“. I nostri cari concittadini, finora, si sono fatti turlupinare come allocchi, anche grazie ad una stampa asservita in modo stomachevole e a dei sindacati sonnecchianti.
Lo faranno anche a ottobre? Nel frattempo, qualche segnale di vita sarebbe gradito.

Cupola

(Articolo pubblicato il 13 maggio 2016 sul sito “Oltre le Barricate“)

Abbiamo già detto, negli articoli precedenti, della fine della democrazia in Italia e dell’imposizione di un vero e proprio regime contrario alle stesse norme del diritto e della Costituzione, che sta portando il Paese in un ordine sempre più autoritario (e ci si augura che ad ottobre gli italiani votino No, per bloccare almeno in parte questo scempio).
La stessa cosa sta accadendo nel resto del mondo, sotto i nostri occhi. E il motivo è semplice, perché si tratta degli stessi registi: cioè la supercupola bancaria-industriale-massonica che controlla buona parte del pianeta.

Veniamo ai fatti.

In Italia, come sappiamo, abbiamo un premier non eletto (il terzo di seguito) e un Parlamento illegittimo che stanno cambiando la Costituzione in senso autoritario.
L’ultimo governo eletto (quello di Berlusconi) venne fatto cadere nel 2011 in seguito alla “crisi delle spread”, cioè la massiccia vendita di titoli di Stato da parte di importanti players del settore finanziario. Uno dei maggiori responsabili fu Deutsche Bank, su cui la procura di Trani sta indagando in questi giorni.
All’epoca uno dei senior advisors di Deutsche Bank era Giuliano Amato, che molti pronosticavano come nuovo presidente del Consiglio (o della Repubblica), e che poi è diventato uno di quei giudici della Corte Costituzionale che, come Mattarella, permisero al Parlamento di continuare a legiferare dopo aver dichiarato l’incostituzionalità del Porcellum. E si è detto come questo sia stato un comportamento francamente inspiegabile, una sentenza che si potrebbe solo definire “politica“.
La riforma della Costituzione che stiamo vivendo attualmente è figlia di quella decisione di tenere in piedi un Parlamento illegittimo. Tanto più che la riforma costituzionale in senso autoritario, così come la riforma-precarizzazione del mercato del lavoro, erano state dettate da JpMorgan Chase nel 2013, la banca di cui il supermilionario David Rockefeller è stato direttore e maggiore azionista, e che ha incontrato Renzi due volte tramite Tony Blair (superconsulente dell’istituto) prima e dopo l’elezione del sindaco di Firenze a premier.
E cancellare le democrazia, provocando svolte autoritarie dove necessario, è anche il sogno (dichiarato) della Commissione Trilaterale, superlobby ultraliberista di stampo massonico fondata sempre da Rockefeller con Kissinger, ai cui meeting hanno partecipato Monti, Letta, Guidi, Boschi, Gentiloni e il commissario alla Spending Review Yoram Gutgeld, oltre che il presidente Rai Monica Maggioni.
Vediamo quindi come l’involuzione autoritaria in atto in Italia e la precarizzazione del mercato del lavoro (ma anche la crisi stessa), rispondano ai diktat di ben precisi mandanti in ambito bancario, industriale e massonico, di livello internazionale.

Ma la stessa cosa sta accadendo in contemporanea negli altri Paesi del mondo.

In Grecia un premier eletto per andare contro la Troika, Tsipras, finisce per diventarne un fedele servo, continuando con tagli e austerità. Ed è recente la notizia che il 95% degli aiuti arrivati alla Grecia sia andato alle banche, e non alla popolazione.
Aggiungiamoci anche che la superbanca Goldman Sachs ha avuto pesanti responsabilità nel consigliare il modo di truccare i conti al governo greco, cosa che ha poi causato il crollo di fiducia verso il Paese ellenico.

In Francia il governo sta facendo passare per decreto l’equivalente del Jobs Act, nonostante le settimane di proteste continue. E gli attacchi terroristici hanno dato al premier Valls la scusa per prolungare lo stato di emergenza, riducendo i diritti civili.
Anche in Francia, quindi, abbiamo un crescente autoritarismo, riduzione delle tutele democratiche e precarizzazione del lavoro, la stessa minestra servita in Italia.
Una curiosità: Valls, stando a sentire il massone Gioele Magaldi, apparterrebbe ad alcune superlogge con idee molto antidemocratiche.
E anche gli attacchi terroristici, sempre secondo Magaldi, sono orchestrati da alcune superlogge di stampo autoritario, che avrebbero affiliato persino il “Califfo” Al Baghdadi, dopo averlo fatto liberare dalla prigione Usa in Iraq di Camp Buqqa.

In Brasile, invece, un governo democraticamente eletto viene rovesciato con quello che viene definito da più parti un colpo di Stato neoliberale, che ha portato l’esecutivo nella mani della destra conservatrice.

In tutti questi casi, le veementi proteste della popolazione civile sono state represse con la forza, che è ormai l’unica legittimazione di questa oligarchia.

Vediamo così, ogni giorno, esempi sempre più chiari di come la democrazia venga fatta a pezzi da agenti al servizio del potere bancario-industriale-massonico internazionale, che impongono sempre e solo i propri uomini e i propri interessi, con le buone o con le cattive. E di come, in mancanza di legittimazione democratica, il potere oligarchico si difenda con le uniche cose che sa fare bene: mentire tramite i media e reprimere tramite le forze di polizia.
Lo scopo è accentrare sempre più potere, denaro e risorse in pochissime mani (già ora 62 persone posseggono più di metà della ricchezza mondiale), costruendo un nuovo ordine neofeudale, dove la popolazione sia svuotata di diritti e risorse, e i politici ridotti al rango di semplici servi dei veri manovratori.
A rendere ancora più orwelliano quest’ordine, è il fatto che le banche in realtà creino il denaro dal nulla, e quando indebitano qualcuno lo fanno dandogli “un pezzo di carta senza copertura” (se non l’1 per cento circa), come spiega Galloni, cosicché ogni prestito bancario risulta essere una vera e propria presa per i fondelli. Ed è per questo che il controllo della moneta deve assolutamente tornare di prerogativa statale.

Di fronte a questo scenario globale la risposta dei popoli deve essere corale e decisa, con tutti i mezzi a disposizione, per pretendere governi che facciano rispettare i basilari diritti democratici e antepongano la tutela del bene comune agli interessi privati. Governi composti dalle persone migliori, dal punto di vista intellettuale e morale.

napoli-sfiducia-renzi(Articolo pubblicato il 10/4/2016 sul sito web “Oltre le Barricate“)

Sugli scandali che stanno colpendo il governo in questi giorni è stato già scritto tutto in questo post, per cui non occorre aggiungere altro. Ora va però spostata l’attenzione su alcuni degli ultimi sondaggi che riguardano da vicino Renzi e i suoi.

Secondo una rilevazione pubblicata il 10 aprile su Repubblica, il 45% degli italiani chiede le dimissioni dell’intero governo. In un’altra realizzata per la trasmissione Ballarò e pubblicata il 6 aprile, il 54% vuole le dimissioni del ministro Boschi.
Per un sondaggio trasmesso da Agorà l’8 aprile, invece, Renzi risulterebbe “amico delle lobby” secondo il 44% degli intervistati (contro il 32% che non sarebbe d’accordo).
E non si può dire che Repubblica e Rai 3 siano fonti vicine a Grillo.

Ora, la cosa raccapricciante è che un governo inquinato dagli scandali al punto tale che il suo premier invoca una nuova legge per bloccare la pubblicazione delle intercettazioni (in perfetto stile berlusconiano), ha fatto approvare in via definitiva la riforma della Costituzione. La votazione definitiva si è tenuta alla Camera il 12 aprile, ed occorrerà aspettare il mese di ottobre per poterne bloccare l’effetto via referendum.

Ricordiamo che il ministro delle Riforme è proprio quella Maria Elena Boschi che più di mezza Italia vuole dimissionata. E che quasi metà del Paese vuole che l’intero governo vada a casa.

L’assurdità è tale che il presidente Mattarella avrebbe dovuto intervenire con decisione e bloccare tutto, sciogliendo le Camere e indicendo nuove elezioni. Ancora una volta (come quando, da giudice della Corte Costituzionale, permise alle Camere di continuare a legiferare nonostante la pronuncia di incostituzionalità sul Porcellum), il suo silenzio è stato complice della “dittatura morbida” renziana.

Un Parlamento già delegittimato alla radice (perché eletto con una legge poi dichiarata incostituzionale) e un governo delegittimato in primis dal non essere vera espressione della volontà popolare, e poi da tutti gli scandali che lo hanno colpito da Banca Etruria in poi, non potrebbero nemmeno occuparsi di ordinaria amministrazione. Figurarsi cambiare la Carta fondamentale.

JP-Morgan-RenziAppare quindi evidente che sia in atto un  vero e proprio colpo di Stato mascherato, per portare avanti il progetto di grandi poteri economici e finanziari come la JpMorgan, che chiedeva agli Stati del sud Europa di “liberarsi dalle Costituzioni antifasciste“. Tra l’altro Renzi ha incontrato in passato più volte Tony Blair nella sua nuova veste di superconsulente della banca d’affari, prima e dopo l’elezione a premier, quindi molte cose tornano: la sua rapida ascesa e la sua  gran voglia di mettere mani alla Carta.

E sentite quali sono gli ostacoli, secondo JpMorgan (denunciata dal governo americano per aver scatenato la crisi dei subprime, da cui deriva la crisi attuale in Europa) alla serena applicazione delle tanto amate politiche di austerità nei Paesi del sud: “Le costituzioni mostrano una forte influenza delle idee socialiste, e in ciò riflettono la grande forza politica raggiunta dai partiti di sinistra dopo la sconfitta del fascismo. (…)
I sistemi politici e costituzionali del sud presentano le seguenti caratteristiche: esecutivi deboli nei confronti dei parlamenti; governi centrali deboli nei confronti delle regioni; tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori; tecniche di costruzione del consenso fondate sul clientelismo; e la licenza di protestare se sono proposte modifiche sgradite dello status quo.”

Tutti elementi considerati in modo negativo. Viene in mente niente rispetto alle politiche dell’esecutivo?

E tanto per rafforzare i dubbi, questo governo ha già dimostrato in più occasioni di rispondere solo agli interessi dei poteri forti, banchieri e petrolieri in primis, e non certo a quelli della cittadinanza.
Sarebbe gradito quindi se ora gli italiani si facessero sentire votando Si al referendum sulle trivelle del 17 aprile (in attesa di quello di ottobre sulle riforme costituzionali) e chiedendo a gran voce di mettere la parola fine a questa squallida parentesi di governo.


L’amichevole accoglienza dei veronesi a Renzi l’11 aprile al Vinitaly

(Articolo aggiornato al 12 aprile 2016)


NaziUe2(Articolo pubblicato su Barricate – L’informazione in movimento il 22 luglio 2015)

Alla fine hanno gettato la maschera un po’ tutti. L’ha gettata Alexis Tsipras, che da novello Che Guevara e idolo delle sinistre internazionali si è rivelato l’ennesimo politicante rivoluzionario a parole e conservatore nell’animo.

L’ha gettata l’Unione Europea, che si è mostrata per quello che è: un pugno di tecnocrati eterodiretti da banche e multinazionali e un’entità egemonizzata dalle pulsioni di dominio tedesche, in un progetto che da più parti viene ormai equiparato al Piano Funk nazista: un nuovo Reich con la Germania uber alles, un mercato unico e l’Euro modellato sul marco tedesco come moneta di riferimento.

L’hanno gettata gli Usa, che ancora una volta hanno fatto pesare la loro ingerenza durante le trattative tra Grecia e Ue, mostrando di nuovo quanto i suoi diktat pesino sulle “democrazie” europee.

E forse l’hanno gettata anche quanti continuavano a difendere l’Euro e a invocare “più Europa” come soluzione per ogni male. L’Euro, è ormai assodato, è sinonimo di austerità. Continuare a sognare, come fa anche Podemos, di rifiutare l’austerità restando nell’Euro e dentro le regole europee è voler ingannare l’elettorato, oppure non capire bene la situazione. Come ha rilevato anche Krugman, uno degli errori di Tsipras è stato non aver avuto pronto il piano B dell’uscita dalla moneta unica. Senza una seria intenzione di rompere con l’Euro e le regole-capestro europee nessun partito “anti-austerity” avrà mai vero potere contrattuale.

Poi ci sono quelli del “ci vuole più Europa”, che fanno finta di dimenticare che andare verso gli Stati Uniti d’Europa significa portare a compimento a colpi di crisi un progetto autoritario che è stato ampiamente bocciato dai popoli nel 2005 (Francia e Olanda, per la Costituzione europea) e poi nel primo referendum irlandese sul Trattato di Lisbona. In entrambi i casi la volontà popolare è stata ignorata e bypassata.

Che la democrazia non piacesse ai tecnocrati europei era già chiaro una decina d’anni fa, ma con il caso Grecia e il totale annullamento dell’Oxi al referendum, il volto autoritario di questa Ue e dei suoi promotori è venuto definitivamente allo scoperto. Votare non serve più, i popoli non possono esprimersi sulle questioni dei “grandi”, e se lo fanno in un modo che non gli piace, li si ignora.

Questa è la fine della democrazia e l’inizio di un palese autoritarismo della finanza e dell’industria internazionale. Usa e Germania sono al primo posto nel promuovere questo autoritarismo, guidati dal verbo neoliberista e dalle pretese delle banche d’affari di riferimento: è noto che la JpMorgan chiedeva che gli Stati del sud si liberassero delle costituzioni antifasciste, troppo socialiste e democratiche per i loro gusti.  Il nuovo nazifascismo ha poco a che fare con gli Stati nazione, ridotti al rango di burattini, e molto con il grande capitale finanziario e industriale, lo stesso che continua ad imporre con tutto il proprio peso la deregolamentazione del business e dei mercati e il peggior estrattivismo, che tanti danni stanno facendo alla razza umana e al pianeta in generale.

NaziUeIl denaro e l’economia sono la nuova arma di oppressione, capaci di comprare folte schiere di servi pronti ad avallare un sistema che è completamente contrario al benessere delle specie viventi.

La soluzione è nel recupero con ogni mezzo delle sovranità: sovranità economica e monetaria, sovranità alimentare e sovranità politica.

Dall’Euro e dalle regole dell’Ue bisogna uscire, per riprendere quei margini di manovra economica negati dai vampiri di Bruxelles e Berlino.

Il tempo di parlare di “Altra Europa” ed “Europa dei popoli” è finito: dalla macchina infernale ci si salva solo se se ne esce per tempo. Al suo interno ci sono solo sfruttamento, austerità, e dominio dei ricchi sui più poveri.

O, per dirla con Chomsky, la crisi e le regole europee sono lì per fomentare una “lotta di classe anomala”, combattuta a colpi di finanza e debiti, per assoggettare i popoli e le classi lavoratrici senza dover utilizzare alcuna arma convenzionale.

Siamo al si salvi chi può: che se ne esca con la politica o con gli scontri di piazza non importa, siamo in dittatura e stare fermi non servirà a liberarsi dal mostro.

Merkel burattinaio

(Articolo pubblicato su Informare per resistere, il 15/5/2014)

Mancano pochi giorni ormai alle elezioni del Parlamento europeo, e a leggere gli ultimi sondaggi (per quello che possono valere) sembra che si profili una corsa a due tra Renzi e Grillo. Non bisogna sottovalutare comunque il sempreverde Berlusconi, che finisce sempre per prendere più di quanto non risulti poco prima delle consultazioni.

Messa così, la sfida sembra essere quella tra chi vuole effettivamente un’Italia e un’Europa diverse (i grillini), non lesinando contestazioni a tutto quello che non va – dall’Euro, ai trattati, al pareggio di bilancio – e chi invece si illude (i renziani) che qualche faccino più o meno giovane possa bastare a coprire tutto lo schifo che continua a covare dietro il logo del Partito Democratico. E cioè i soliti inciuci con il centro destra (dai tentativi di legge elettorale all’Expo), le solite collusioni con delinquenti di vario genere, le solite lobby e consorterie (i De Benedetti, le banche, le Coop rosse ), le solite gattopardesche strategie di chi finge di rappresentare il nuovo per poi lasciare tutto com’è.  (1,2,3)

Con l’aggravante che, agli antichi vizi italici, a carico del Pd si aggiunge ora anche la servitù nei confronti dell’ultra capitalismo estero, dei tecnocrati europei non eletti da nessuno, della Germania e dei mercati, dei quali già avevo parlato in un articolo precedente. (4)

Va puntualizzato che in queste elezioni il Pd rappresenta veramente il peggio del peggio, e la sua vittoria il sicuro trionfo dei soliti gruppi di potere nostrani, sommati ai peggiori capitalisti internazionali, quelli che – per capirci – stanno da anni spingendo per ottenere gli Stati Uniti d’Europa con la scusa della crisi, nonostante i popoli europei già più volte si siano schierati contro questo tipo di progetto.

Grillo può piacere o non piacere, ma il suo rimane l’unico schieramento in grado di avere i numeri per confrontarsi col Pd e batterlo, e per proporre una radicale contestazione di un’Europa evidentemente nelle mani di pochi oligarchi indifferenti alle sofferenze della popolazione. Tsipras da questo punto di vista, con le sue percentuali poco superiori al 3% (in Italia) rischia solo di sottrarre voti al M5S senza neanche conquistare un seggio. Se parliamo di voto utile, forse conviene puntare sull’unico schieramento che possa veramente mettere i bastoni tra le ruote.

Poi c’è il capitolo astensionisti. Già da ora si leggono appassionati appelli al non voto, che avranno l’unico esito di lasciare tutto com’è già: un’Unione Europea dove lobby e partiti collusi fanno gli interessi dei più forti, ignorando le popolazioni; e una vittoria sfolgorante per Renzi “nuovo che avanza”, per le sempiterne celebrazioni dei lecchini di Repubblica.

Se si vuole che qualcosa cambi, sarà bene convincere gli italiani (e gli europei) a votare partiti euroscettici, in modo da lanciare un forte segnale di contestazione non solo al di fuori delle istituzioni, ma anche dal loro interno.

Per cambiare questa Ue a poco servono le periodiche manifestazioni nelle piazze, che portano solo a tante manganellate e qualche titolone sui giornali degli industriali: occorre che i partiti euroscettici diventino forza di maggioranza e cambino completamente le carte in tavola, sia nelle rispettive nazioni che nelle istituzioni europee. Finché al governo ci saranno partiti “europeisti”, un’Europa dei popoli (e non delle lobby) non sarà possibile.

 

 

Link:

1)  http://news.supermoney.eu/opinioni/2014/04/le-liste-degli-impresentabili-candidati-dei-partiti-alle-elezioni-europee-0087713.html

2) http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/1243090/Sottosegretari–deputati–sindaci–Ecco-gli-impresentabili-del-Pd.html

3) http://espresso.repubblica.it/palazzo/2014/02/28/news/quanti-impresentabili-nel-sottogoverno-di-matteo-renzi-1.155386

4) http://www.informarexresistere.fr/2014/05/02/la-nuova-religione-del-pd-e-il-darwinismo-sociale/

Banchieri, militari, politici e imprenditori che si riuniscono per dirigere il pianeta. All’interno di organizzazioni come il Bilderberg, la Commissione Trilaterale, il Consiglio sulle Relazioni Estere. Daniel Estulin, giornalista investigativo, ci parla di chi muove realmente i fili della politica e dell’economia globale. E di come il potere non sia mai dove appare

Vignetta Bilderberg(Articolo pubblicato sul numero 6 – novembre/dicembre di Barricate – L’informazione in movimento)

Che le cosiddette democrazie nascondano in realtà il dominio di tante oligarchie, industriali, bancarie, politiche e religiose, è fatto sempre più risaputo.
Quel che si sa un po’ meno, è come quei personaggi che vediamo ogni giorno in Tv e sui giornali, siano spesso semplici esecutori, se non ridotti al rango di camerieri, di coloro che detengono il reale potere. Il potere vero, per definizione, è occulto: e non vuole essere disturbato da riflettori, titoli sui giornali o riprese televisive.
Questo alone di segretezza circonda molti gruppi e organizzazioni che, periodicamente, riuniscono sotto un unico tetto numerosi potenti della Terra. Uno dei nomi che ultimamente è divenuto di dominio “quasi pubblico” (almeno per chi si informa su Internet) è quello del Gruppo Bilderberg.

Questa organizzazione è salita “agli onori delle cronache” il novembre dell’anno scorso per una riunione a Roma, di cui hanno parlato siti come Dagospia e programmi come Servizio Pubblico, e per importanti rivelazioni sul suo conto da parte di giornalisti e magistrati.
In particolare, Ferdinando Imposimato, presidente onorario della Corte di Cassazione, ha affermato nel suo libro “La Repubblica delle stragi impunite” che buona parte delle stragi rimaste senza un colpevole degli anni di piombo sono da ricondurre a questo potente gruppo di pressione, che ha agito su impulso degli americani e in funzione anticomunista. Ma il Gruppo Bilderberg negli anni ha riunito il fior fiore della politica, dei media e dell’economia, italiana ed europea. Tra i nomi dei  partecipanti ai suoi meeting possiamo annoverare: Mario Monti, Enrico Letta, Mario Draghi, Romano Prodi, Emma Bonino, Franco Bernabè, John Elkann, Rodolfo De Benedetti.

Noi di Barricate abbiamo parlato dell’argomento con Daniel Estulin, giornalista investigativo ed ex-membro del Kgb, famoso per essere l’autore del libro “Il club Bilderberg”.

Mr. Estulin, lei ha scritto alcuni anni fa un importante libro sul Gruppo Bilderberg.
Può dirci quali sono gli scopi di questa organizzazione e chi sono i suoi membri più importanti?

Innanzitutto, il Bilderberg non fa parte di una “teoria del complotto”. È un complotto reale.
Il Gruppo era un elemento fondamentale nelle strutture oligarchiche del periodo della guerra fredda, un veicolo attraverso il quale l’oligarchia finanziaria imponeva le proprie politiche a governi apparentemente sovrani.

Il grande scandalo fu che era popolato da gente proveniente dal vecchio apparato nazista, “ripulito” e impiegato come nucleo centrale della guerra fredda antisovietica nell’Europa occidentale.

Quelle come il Bilderberg sono organizzazioni che hanno missioni operative, ma non sono le sedi del vero potere. Non è qui che i potenti si incontrano e decidono sulle questioni di maggior importanza, come la guerra e la pace. Potrebbero definirsi piuttosto come delle cinghie di trasmissione. Ecco perché è un errore considerare il Bilderberg, la Commissione Trilaterale, il Consiglio sulle Relazioni Estere i centri del potere oligarchico. La oligarchia principale lavora a un livello più alto, e poi crea molteplici organizzazioni di facciata il cui scopo è diffondere le idee lì determinate.

La copertina di Barricate numero 6

La copertina di Barricate numero 6

L’idea dietro ogni incontro del Bilderberg è quella di creare quella che loro stessi chiamano la “Aristocrazia degli scopi”, tra le elite europee e nordamericane, sul modo migliore di governare il pianeta. In altre parole, vogliono una rete globale di cartelli di enormi dimensioni, più potenti di ogni nazione sulla Terra, destinati a controllare le necessità vitali del resto dell’umanità.

Il gruppo fu fondato dal Principe Bernardo d’Olanda, uno dei membri più importanti dell’apparato nazista durante la seconda guerra mondiale, il quale ripudiò l’appartenenza alle SS mentre si preparava a diventare, col matrimonio, parte della monarchia olandese.

Così questa struttura raccolse su base annuale 100-200 persone, selezionate da circoli di governo, dalla finanza, dall’establishment militare, dai media dei Paesi dell’Europa occidentale e del Nord America, che si mescolarono con le figure dominanti dell’oligarchia finanziaria privata. Si sedettero al riparo da occhi indiscreti e decisero le più importanti misure che avrebbero preso nei mesi successivi.

Altri importanti membri nel corso degli anni sono stati David Rockefeller e i fratelli Agnelli.
In ogni caso, vedila così: chiunque conti qualcosa in politica, economia, banche e organizzazioni sovranazionali ha partecipato al Bilderberg.

Sappiamo che Mario Monti ed Enrico Letta, il precedente e l’attuale premier italiano, hanno partecipato ad alcuni incontri del gruppo. Ciò significa che prendono ordini, o che le loro azioni sono influenzate da chi incontrano in questi meeting?

Il Bilderberg non è un gruppo di persone che siedono in una sala oscura, fissando una sfera di cristallo e pianificando il dominio del mondo. Le decisioni sono prese con il consenso. Nessuno è forzato a fare nulla che non voglia, ma se i partecipanti vogliono andare d’accordo e avere i loro avanzamenti di carriera, è bene che seguano il tracciato di questa e altre organizzazioni simili. Ad esempio, uno dei primi atti del governo Monti fu quello di pagare miliardi di euro in favore della Goldman Sachs per i derivati in possesso del Tesoro italiano. Si disse che non c’erano soldi per le pensioni, ma ce n’erano più che abbastanza per gli amici di Monti nelle banche americane.

Negli ultimi giorni di settembre, Enrico Letta ha anche frequentato un meeting del Consiglio sulle Relazioni Estere americano. Nel libro sul Bilderberg si parla anche di questa istituzione.
Qual è il ruolo di questo gruppo nell’influenzare le politiche degli altri Stati, e chi sono i suoi leader?

Come in un film, ci sono realmente delle organizzazioni segrete simili al Bilderberg che giocano un ruolo vitale nello schema del Nuovo Ordine Mondiale.
La più grande è la Tavola Rotonda, derivante da una società segreta creata dal magnate britannico Cecil Rhodes per unire il mondo sotto membri di “elite illuminate” tra cui lui stesso.
La prima guerra mondiale e la proposta di una Società delle Nazioni furono il risultato delle macchinazioni cabalistiche della Tavola Rotonda.
Questo network creò in tutto il mondo organizzazioni di facciata, tra cui l’Istituto Reale Britannico di Affari Internazionali, l’Istituto di Affari Internazionali di Canada, Australia, Sud Africa, India e Olanda, l’Istituto di Relazioni del Pacifico per Cina, Russia e Giappone. Uno dei rami della Tavola Rotonda negli Stati Uniti è il Consiglio sulle Relazioni Estere.

Daniel Estulin, autore del libro "Il Club Bilderberg"

Daniel Estulin, autore del libro “Il Club Bilderberg”

Il CRE, il più potente think tank negli Usa, è un braccio del gruppo Bilderberg. È anche il think tank del presidente degli Stati Uniti per ciò che riguarda la politica estera, ed una delle istituzioni centrali per far socializzare le elite americane provenienti dai più importanti settori della società, dove queste lavorano per costruire consenso su questioni relative agli interessi imperialisti dell’America nel mondo.
A questo scopo, il CRE spesso prepara la strategia per le politiche americane, ed esercita un’enorme influenza nei circoli politici, dove i personaggi chiave quasi sempre vengono dai suoi ranghi.
Negli Stati Uniti, membri non eletti del CRE occupano praticamente tutte le posizioni di regia della Casa Bianca, e hanno il maggiore peso nei sistemi legislativo e giudiziario.
In effetti, il CRE è servito come un’agenzia virtuale di impiego per il governo federale sia sotto i Democratici che i Repubblicani. Qualunque sia il partito al potere, i veri decision makers rimangono gli stessi, perché i posti che contano sono quasi sempre occupati da membri del CRE. I presidenti vanno e vengono, il potere e l’agenda del CRE rimangono gli stessi.

In questi giorni possiamo dire che le politiche di molti banchieri, politici e multinazionali, d’Italia e d’Europa, sono fortemente influenzate da un numero limitato di uomini molto potenti?

Perché solo in questi giorni? È stato sempre così nel corso della storia. Ecco perché sono chiamati i Padroni Occulti.

Cosa possono fare le persone comuni per difendersi dall’egoismo di queste organizzazioni?

Ogni generazione deve progredire più di quella precedente, in termini di potere, comprensione e cultura. La speranza di ogni uomo vicino alla morte dovrebbe essere che la sua vita ha significato qualcosa, che ha posto le basi per un mondo migliore. C’è solo una razza umana e tutti gli esseri umani hanno all’incirca lo stesso potenziale creativo: è solo questione di come lo sviluppano, e se vengono aiutati a farlo. Per cui, questo dovrebbe essere il nostro obiettivo. Se le persone vogliono autogovernarsi, devono condividere le idee grazie alle quali ciò è possibile. Questo significherebbe la fine delle oligarchie. Nazioni che incoraggiano lo sviluppo mentale – creativo della popolazione, producono un popolo che non tollererà per sempre forme oligarchiche di governo. Lo faranno, invece, popolazioni analfabetizzate, tecnologicamente indietro.
La diversità culturale è simbolo di progresso umano. Una volta nato, il concetto di Stato-nazione non muore mai, ma aspetta di essere difeso e perfezionato. Per questo, dovremmo essere una fratellanza di nazioni sovrane, unite da uno scopo comune verso l’umanità. Finché l’umanità non sarà portata nell’Età della Ragione, la storia sarà sempre plasmata non dalla volontà delle masse, ma dai pochi che, per i loro scopi, dirigono il destino dell’umanità così come mandrie di mucche vengono dirette al pascolo e, occasionalmente, al mattatoio.

La copertina del best-seller di Daniel Estulin

La copertina del best-seller di Daniel Estulin

Il suo ultimo libro è “Cospirazione Octopus” e, diversamente da “Il club Bilderberg”, è un romanzo. Ma in un’intervista lei ha detto che l’80% di ciò che è scritto nel libro è vero. Perché ha scelto la forma del romanzo?

Perché ciò che descrivo nel mio nuovo libro può farmi uccidere, se non sono molto cauto. Il Bilderberg, come ho detto, è una cinghia di trasmissione. La “Octopus” è basata su una vera e potente organizzazione privata, chiamata la Piovra.

Il libro conduce il lettore attraverso alcuni dei più profondi segreti dell’elite mondiale. Lo sfondo della storia è il collasso finanziario globale. Su questo scenario, le elite si confrontano per il dominio totale. Gli ingredienti sono tutti molto reali e basati su 20 anni di giornalismo investigativo. Il Programma di Commercio di Collaterali che controlla i mercati finanziari planetari, l’oro giapponese rubato durante la seconda guerra mondiale del valore di quadrilioni di dollari. Non si tratta di invenzioni. Il Cartello dell’Aquila Nera, un’organizzazione estremamente potente che custodisce questo oro nascosto nelle Filippine, in Indonesia e Malesia.
Questo cartello è composto da 777 tra le più potenti entità bancarie nel mondo. Il software Promis. Ho utilizzato le straordinarie scoperte dei miei anni di giornalismo investigativo per confezionare questo thriller ambientato nel mondo sotterraneo di fumo e specchi.

Nel libro lei parla di una cospirazione gigante, che coinvolge il Bilderberg, la Commissione Trilaterale e questa organizzazione superiore chiamata “La Piovra”, composta da militari, agenti segreti, banchieri e vertici delle multinazionali. Parla anche di software e tecnologie, nelle mani delle elite, che le renderebbero capaci di controllare ogni computer sulla Terra, le attività finanziarie, il movimento degli eserciti e la società mondiale. Quanto c’è di vero in tutto questo?

Il Programma di Commercio dei Collaterali è vero, sebbene sia uno dei segreti più nascosti di ogni governo del mondo. Il mondo-ombra nel quale il PCC produce soldi dal nulla è il piccolo sporco segreto dell’economia occidentale. Il PCC è un’operazione altamente speculativa e fuori dai registri dei governi. Ogni agenzia degli Stati Uniti ne è coinvolta. Loro generano profitti spettacolari in cambio di rischi minimi, al riparo da ogni forma di controllo e contabilità. Le banche sono colluse con governi e individui molto potenti che appartengono a organizzazioni come la Nobiltà nera veneziana, tra i cui membri ci sono quelli della famiglia Agnelli.
Io sono in possesso di documenti che dimostrano come il cumulo di fondi creati e depositati in conti dormienti arrivi a 223 trilioni di dollari. Questo denaro è custodito in diversi grossi blocchi a Citibank. E se mi uccidessero, questi documenti verrebbero immediatamente pubblicati.
Questo per dare un’idea di quanta verità ci sia nel mio ultimo libro.

The complete interview with Daniel Estulin, journalist, author and former agent of the Kgb, about the Bilderberg Group.

Bilderberg-20111Mr. Estulin, you have written some years ago an important book about the Bilderberg Group. Can you tell us what are the purposes of this organization, and who are some of its most important members?

First of all, Bilderbegr is not a conspiracy theory. It´s a conspiracy reality. There are many people who go off the deep end and try to make more of the Bilderberg Group than it actually was and is, which is kind of absurd. It was a very important element of the oligarchical structures of the cold war period. And that in and of itself is a pretty significant factor, because what it meant was that it was a vehicle through which, private financier oligarchical interests were able to impose their policies on what is nominally sovereign governments. The biggest scandal part of it was that it was heavily populated by people who came out of the old WWII Nazi apparatus who were basically cleaned up and dusted off and employed to become a hard core the Cold War anti Soviet structures in the West.

These are organisations that have operational missions. These are not the seats of power. These are not the organizations that actually meet and deliberate on major policy decisions, issues of war and peace, questions of genocide. These are the conveyor belts. That´s why its a mistake to think that somehow or other you can pinpoint the Bilderberges, the CFR, the TC, Le Circle these organizations as the hub of oligarchical power. The oligarchical principal works on different and higher level, and so they create a multiplicity of front organizations whose job is to radiate out the idea that already has been pre-determined at a much higher and much more exclusive level. These organizations play a role, but they are not at the top of the pyramid by a long shot.

The idea behind each and every Bilderberg meeting is to create what they themselves call THE ARISTOCRACY OF PURPOSE between European and North American elites on the best way to manage the planet. In other words, the creation of a global network of giant cartels, more powerful than any nation on Earth, destined to control the necessities of life of the rest of humanity.

The group was founded by Prince Bernhard of the Netherlands. the Dutch Royal consort who was a card carrying member of the Nazi apparatus during WWII. He ripped up his Nazi card and his membership in the SS in order to cleanse his image in preparation for becoming part of the Dutch monarchy by marrying his wife. So, this structure, gathered together on an annual basis 100 to 200 people who were selected from governing circles, from finance, from the military establishment, from the media from the countries of Western Europe and North America and they co-mingle with the leading figures in the private, financial oligarchy. And they sat down off the record and decided upon major policies that would be put forward by that collective group of people over the course of the next twelve months. So, in that sense, it fits all of the descriptions of an oligarchical structure, a conspiratorial structure in that they got together to say we are going to do this, we are going to make these changes in the world and we are not going to consult with constituents in governments and populations that are supposed to operate on a completely different basis.

Other important members over the years have been David Rockefeller, the Agnelli brothers. BY basically, think of it this way: Anyone important in politics, economy, banks, business, industry, supra national organizations has attended Bilderberg over the years.

Round TableWe know that Mario Monti and Enrico Letta, our former and present prime ministers, have attended some meetings of the group. This means that they take orders, or that their actions are influenced by these meetings and the people they meet there?

Bilderberg, again, is not a conspiracy. No group of people, and I don’t care how powerful they are, sit in a dark room, holding hands, staring at a crystal ball, planning the world’s domination. The decision making process is reached through consensus. Nobody is forced to do anything they don’t want to do, but if they want to get along and have their political or academic career advance, they better follow the lead established at the Bilderberg and like minded organizations’ meetings. For example, one of the first acts of the Monti government earlier was to pay billions of euros in favor of Goldman Sachs for the derivatives that were held at the Italian Treasury. It was said that there was no money for the senior citizensre is more than enough in terms of billions for Monti’s friends of U.S. banks.

In the last days of September Enrico Letta has also attended a meeting of the U.S. Council of Foreign Relationships. In your book about the Bilderberg you speak of this institution too. Which is the role of this group in influencing the policies of other States, and who are its leaders?

As in a conventional teleplay, there are actually secret spin off organizations similar to the Bilderberg Group who play a vital role in the New World Order´s scheme to use wealth, concentrated in the hands of the few, to exert world control. The largest is the Round Table, stemmed from a secret Society created by British magnate Cecil Rhodes to unite the world – beginning with the English speaking dominions – under enlightened elitists like himself. WWI and the postwar proposal for a League of Nations resulted from the Round Table cabal’s machinations. This covert network decided to establish across the world front organizations whose branches include Britain´s Royal Institute of International Affairs, Institute of International Affairs of Canada, Australia, South Africa, India and Holland, as well as Institute of Pacific Relations for China, Russia and Japan. One of the Round Table´s branches in the United States is called the Council on Foreign Relations.

CFR, the most powerful think tank in the US is an arm of the secretive Bilderberg Group. It is also the premier US foreign policy think tank in the United States, and is one of the central institutions for socializing American elites from all major sectors of society where they work together to construct a consensus on major issues related to American imperial interests around the world. As such, the CFR often sets the strategy for American policy, and wields enormous influence within policy circles, where key players often and almost always come from the rank and file of the CFR itself.

In the United States, unelected CFR members occupy nearly all White House cabinet positions and have major leverage within the legal, legislative and court systems. Indeed, the CFR has served as a virtual employment agency for the federal government under both Democrats and Republicans.

Whether a Democrat, a Republican, a Conservative or a Liberal is in power, the rhetoric has little to do with who actually wins the elections: the decision makers who pull the strings stay the same, because cabinet seats are almost always held by CFR members. Even as US presidents come and go, the CFR´s power and agenda remain the same.

Daniel Estulin, author of "The true story of the Bilderberg Group"

Daniel Estulin, author of “The true story of the Bilderberg Group”

In these days, can we say that the policies of many Italian and European politicians, bankers and corporations are strongly influenced by a limited number of powerful people?

Why only these days? It has been this way throughout history. That’s why they are called Shadow Masters.

 In this moment, what can the common people do to defend themselves from the selfishness of these powerful organizations?

Every generation must advance beyond that of the preceding generation, in terms of power, understanding and culture. Because then, mankind has a sense of dynamic, moving forward from generation to generation. And that hope, that that will happen, should be what´s on the mind of the person who is dying of old age: that their life has meant something, because it laid the foundation for a better life than they knew. Because there are no human races: There’s only one human race. All human beings, of whatever background, have biologically approximately the same potential for creativity. It’s just a question of what happens to them, and how they develop. And whether we help them develop, or not. So therefore, that should be our motive. Therefore, when you face a situation like this, the threat of war – and we are facing a threat of war, worse than anything we could imagine from WWI or II. We face global asymmetrical warfare: we’re facing a form of Hell, which no man knows.

If people are to participate in self-government, they must participate in the ideas by which society is self-governed. This would mean the end of oligarchism. Nations who foster the creative-mental development of their population produce a people who will not tolerate oligarchic forms of rule indefinitely. Illiterate, technologically backward populations will: In fact, there is little doubt that illiteracy and technological backwardness are contributing causes for the emergence of oligarchical rule. Like all feats of human creativity, this is not a project designed for immediate consumption. This is a project designed to extend man´s sense of self far beyond the confines of his sense perceptions and feelings of personal well-being and connect him instead to generations which will continue his legacy long after his generation has left the Earth.

Cultural diversity is not only humanity’s hallmark of progress, but an insurance policy against extinction as a species. Once born, a nation state concept never dies; it only waits for courageous and sane human beings to come to its defence, to perfect the concept. So therefore, we should be a fraternity of nations, of sovereign nations—united by a common purpose for humanity. Until we can bring mankind into the Age of Reason, history will be shaped in actuality, not by the wills of masses of humanity, but by the mere handfuls who, for purposes of good or evil, steer the fate of mankind generally as herds of cows are steered to and from the pasture—and, occasionally, also to the slaughter-house.

The best-seller of Daniel Estulin

The best-seller of Daniel Estulin

Your last book is “The Octopus Conspiracy”, and, unlike “The true story of the Bilderberg group”, it is a novel. But in an interview you said that 80% of what is inside the book is true. Why you chose the form of the novel?

Because what I explain in my new book, The Octopus Conspiracy, can get me killed, if I am not extremely careful. Bilderberg, as I said, is a conveyer belt. Octopus is based on a very powerful private organization, called The Octopus. They exist. The book takes on a whirlwind ride through some of the deepest and most hidden secrets of the world’s elite. The background to the story is the world’s financial collapse. Against this background, world’s elite battle each other for total control. The ingredients are all very real and are based on over 20 years of investigative journalism. Collateral Trading Programs that control the world’s financial markets, World War II stolen Japanese gold worth quadrillions of dollars. Yes, this is not a mistake. Black Eagle Trust, a super powerful organizations that is a custodian of this gold hidden in the Philippines, Indonesia and Malaysia. This trust is made up of 777 of the most powerful banking entities in the world. PROMIS software. I have used the extraordinary discveris from my years as an investigative journalist to craft this thriller that takes the reader on a wild ride through the netherworld of smoke and mirrors.

 In the book you speak of a giant conspiracy, involving Bilderberg, the Trilateral Commission and a chief organization called “The Octopus”, formed by military men, secret agents, bankers and corporate chiefs. You also speak of software and technologies, in the hand of the “elite”, allowing them to control each computer on the planet, financial activities, armies and the world society. What is true in all of this?

Collateral Trading Program is real although it is one of the most guarded secrets of any government in the world. The shadow world in which CTP lives and manufactures money out of thin air is the dirty little secret of the western economy. CTP is a high speculative of the books government run operation. Every agency of the United States is in on it and form part of it. They generate spectacular profits for very little risk. It is a form of money making that is effectively unchallenged by any form of oversight or accountability. I know how banks are in collusion with governments and very powerful individuals who belong to organizations such as the Venetian Black Nobility whose members are the Agnelli family, for example. I have documents that conclusively show that the pool of funds created and now held in dormant accounts runs to 223 trillion dollars. That money is all held in several large blocks at Citibank. I know, because I have all the documentation on it, and if THEY kill me, it will all be published immediately. This is just one example of how much truth there is in my new book. Just to give you an idea, Octopus Conspiracy was the number1 selling title in Spain when first published two years ago. It stayed at number 1 for over 40 weeks. People love a good story, but when it is mostly based on true facts, the temptation is irresistible.

Dopo il crack del 2008, l’Islanda ha letteralmente mandato al diavolo banchieri, governo e Fondo Monetario Internazionale. E scritto una nuova Costituzione con l’aiuto dei cittadini e dei social media. Risultato: la sua economia ora va a gonfie vele. Nel silenzio dei media industriali.

(ArtiIslandacolo pubblicato sul numero 3 – maggio/giugno 2013 di “Barricate – L’informazione in movimento“)

Edoardo Bennato cantava l’Isola che non c’è, Francesco Guccini l’Isola non trovata. Quest’Isola invece c’è eccome, eppure se ne parla molto poco. Forse perché ha avuto l’ardire di fare qualcosa che è visto come un sacrilegio da banchieri, corporations e ideologi neoliberisti, buoni a snocciolare termini economici ma pessimi nel nascondere gli effetti devastanti delle loro idee sulle popolazioni.

Parliamo dell’Islanda naturalmente, l’Ultima Thule delle leggende precristiane.

La terra di ghiaccio e del sole a mezzanotte ha fatto qualcosa di molto semplice: di fronte alla crisi scatenata nel 2008 dalla finanza internazionale e dall’operato delle banche, ha sottoposto ai suoi cittadini tramite referendum la decisione su quale politica adottare nei confronti del debito.

Dopo il crack del 2008 innescato dalla crisi dei subprime negli Usa, il governo islandese fu costretto a nazionalizzare le tre banche principali dell’isola e farsi carico del debito che queste non erano più in grado di sostenere. Il Fondo Monetario Internazionale a quel punto, chiamato in causa dal governo Haarde, intervenne con un prestito da 2 miliardi e 200 milioni di dollari (che si sommavano ai 2 miliardi e mezzo erogati da altri Paesi nordici) per evitare al Paese la bancarotta.
Ma, come al solito, il Fmi propose che, a fronte dei finanziamenti erogati, venissero applicate nei confronti della popolazione le arcinote misure di austerità per ripagare i debiti contratti nei confronti delle banche estere, soprattutto britanniche e olandesi. Più precisamente, si chiedeva al popolo islandese di pagare circa 3.500 milioni di euro (qualcosa come 100 euro al mese a persona) in 15 anni, con un interesse del 5,5%.

Dopo il crack bancario e le richieste del Fmi, si susseguirono numerose proteste di piazza e davanti ai palazzi istituzionali, le ‘caceroladas’, o proteste con pentole e coperchi.

Le manifestazioni portarono alle dimissioni del governo Haarde e a nuove elezioni nell’aprile 2009, vinte dalla coalizione socialdemocratica guidata da Jòhanna Siguroardòttir.

Quando anche il nuovo governo propose il pagamento del debito nei confronti delle banche estere secondo i dettami del Fmi, ci furono nuove manifestazioni di piazza. A quel punto, il capo dello Stato, Olafur Ragnar Grìmsson, si rifiutò di promulgare la legge e decise di indire il referendum invocato dalla popolazione.

Nel marzo 2010 il referendum sancì, con il 93% dei consensi, che il popolo islandese non avrebbe dovuto pagare un debito causato soprattutto dall’avventatezza delle banche e della classe politica, oltre che dalla speculazione internazionale. Poco dopo il Fmi si affrettò a congelare gli aiuti concessi all’isola.

Nel novembre 2010 venne eletta un’assemblea costituente, composta da 25 cittadini non coinvolti con la politica, nominati su una lista di 522 candidati. Unici requisiti: la maggiore età e l’appoggio sottoscritto di almeno 30 persone.

La nuova Costituzione fu riscritta in un modo assolutamente innovativo. Per stilare quest’ultima, infatti, furono chiamati in causa tutti i cittadini, che poterono dare il loro contributo attraverso i social media (Facebook, Twitter, Youtube). Ogni riunione del Consiglio costituente fu trasmessa in streaming.
Ne venne fuori una costituzione che dà una centralità assoluta alla libertà di stampa e pone l’economia al servizio dei cittadini. La cosiddetta ‘rivoluzione delle pentole’, oltre a mandare a casa l’intero governo, insediò anche un parlamento composto per quasi la metà da donne. Un altro primato non da poco.

Nel frattempo venne istituita una commissione per perseguire tutti i responsabili del crack del 2008, il cui operato continua tutt’oggi. Lo ‘sceriffo’ Olafur Hauksson, proveniente da un paesino di pescatori, ha spedito in galera, tra gli altri, due ex dirigenti della banca Byr e l’ex direttore del gabinetto del ministro delle finanze.

E qualche mese fa, in un’intervista a Bloomberg Businessweek,persino il capo della missione del Fmi nell’isola ha dovuto ammettere che la ripresa del Paese è stata “sorprendentemente forte”, a riprova di come il ‘metodo Islanda’ sia forse il migliore per uscire dalla crisi. La crescita prevista per il Paese, quest’anno, è attestata al 2,9%.

A fine gennaio, inoltre, la Corte europea del libero scambio ha dato ragione a Reykjavik contro Gran Bretagna e Olanda, per quanto riguarda il risarcimento dei correntisti di Icesave. Londra e Amsterdam in un ricorso avevano chiesto 2 miliardi e mezzo di euro per risarcire le perdite dei correntisti della banca Landesbanki, ma la Corte ha stabilito che dovranno accontentarsi dei 20mila euro previsti dagli accordi Ue.

Eppure dal referendum del 2010 in poi l’Islanda è diventata una specie di Cuba europea: osannata da tutti i movimenti di lotta alla finanza selvaggia ma uno spauracchio per politici, economisti e giornalisti neoliberisti, che vedono nell’isola un pericoloso precedente che potrebbe ‘contagiare’ gli altri Paesi e contrastare le tanto invocate misure di austerità. Come dire: la crisi è stata scatenata dalle banche, ma se ne esce solo con tagli alla spesa pubblica, privatizzazioni e tanta austerità per gli ingordi popoli europei.  Una visione che fa molto comodo ai soliti noti.

In realtà l’essenza della ‘rivoluzione gentile’ islandese sta in un semplice principio di buon senso: il fatto che, in caso di crisi, la priorità dell’economia e della politica nazionale debba essere quella di salvaguardare il benessere della popolazione, anteponendolo a quello di banche e creditori privati.
Esattamente il contrario di quello che viene richiesto ai Paesi europei per uscire dalla crisi.

ChiacchiereArrivano le meravigliose elezioni 2013, e ci si chiede chi votare tra un nugolo di mali maggiori. Cosa scegliere tra Sauron Monti, Saruman Bersani e Darth Berlusconi? Indubbiamente c’è l’imbarazzo della scelta.
Grillo appare come un fattore di rinnovamento, ma qualche ombra viene dall’eccessivo peso al web dato da Casaleggio & co. Vendola è con Bersani, quindi non fa testo. La Lega è la Lega, e tanto basta. Votare per l’Udc è come votare per il ritorno dello Stato Pontificio, quindi fate voi. Forse un’alternativa interessante può venire da Ingroia, ma anche qui sembra di vedere un nuovo Di Pietro, legalità e poco altro. E soprattutto, nessuno dei temi veramente importanti. Perché più del CHI votare, ritengo importante individuare per COSA votare.

Io personalmente ritengo sia importante votare CONTRO alcuni concetti innanzitutto: contro l’Unione Europea, contro l’Euro e contro l’asservimento dell’Italia ai poteri economici e politici esteri. E in seconda battuta votare PER qualcosa: per la riappropriazione della sovranità monetaria, per la riappropriazione della sovranità popolare e per la gestione pubblica di quelle risorse più necessarie al bene comune.

Perché tanto astio verso l’Unione Europea? Perché l’appartenenza all’Unione e l’ingresso nell’Euro ci hanno consegnato al dominio di un gruppo di aziende, banche, Stati ed enti stranieri. Stati come Francia e Germania pesano sull’Europa e sulle sue politiche, influenzando potentemente anche l’operato della Banca Centrale Europea (di cui detengono il 47% del capitale). Il Mercato Unico sta strangolando le economie locali e più deboli. Il Fondo Monetario Internazionale (su cui gli Stati Uniti hanno potere di veto), d’accordo con gli Stati più forti d’Europa (di cui sopra), decide le condizioni dei prestiti agli Stati più indebitati. La mancanza di moneta propria, più il Fiscal Compact, fanno sì che gli Stati più disastrati non possano intervenire stampando moneta oppure spendendo a deficit per rilanciare l’economia locale, aggravando così lo stato delle aziende e delle famiglie, che si trovano senza paracadute. Il tutto per la folle necessità di mantenersi nei parametri di Maastricht, e di rientrarvi nei prossimi 20 anni, necessità figlia di un patto scellerato sottoscritto quando di crisi non ce n’era neanche l’ombra.

Aggiungetevi l’opinione di Paolo Barnard, che nel suo “Il più grande crimine” afferma che l’Unione e l’Euro sono parte di un progetto portato avanti negli ultimi 60 anni dalle elite francesi e tedesche (ma non trascurerei gli Stati Uniti) per controllare l’Europa, elite ben rappresentate in club come il Bilderberg, l’Aspen Institute, la Commissione Trilaterale e il World Economic Forum di Davos.

(A pagina 45 del Pdf un elenco di personalità del mondo politico ed economico che hanno fatto e fanno parte di questi club).

Ne consegue che, per riportare l’Italia e l’Europa alla vera democrazia, non resta che uscire dall’Euro, uscire dall’Unione Europea, riprendere la sovranità monetaria e poi quella popolare, sia politica che economica.
Questa come condicio sine qua non. Poi la mia forma di governo ideale è una democrazia diretta “illuminata” (cioè in cui il bene comune e le idee migliori prevalgano sugli egoismi di parte), ma per quello credo bisognerà pazientare ancora un po’.