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m5s-rip(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 12 gennaio 2017)

Quando vengono posti in essere, da parte di personaggi pubblici e partiti, comportamenti del tutto inspiegabili o incomprensibili, ci sono solo due spiegazioni possibili. La prima è che si sia trattato di mosse poco ponderate, azzardate, spericolate. La seconda è che ci fosse un intento chiaro anche se poco confessabile.
Il recente pasticcio combinato dal M5S in Europa appartiene probabilmente alla prima categoria, ma non è escluso che ci sia stata una buona quantità di predeterminazione nell’ottenere esattamente l’esito che tutti sappiamo.

Come è ben noto, domenica 8 gennaio sul Blog di Grillo è stata lanciata una votazione a sorpresa (ignota persino agli stessi europarlamentari, o almeno a buona parte di loro) sull’ingresso del M5S nell’eurogruppo dell’Alde, ultraeuropeista e ultraliberista, capeggiato dal membro Bilderberg Guy Verhofstadt, e sostenuto negli anni da talebani dell’Unione come Mario Monti e Romano Prodi.
Dopo una votazione fatta in fretta e furia e dopo che il 78,5% dei votanti aveva accettato il passaggio, Verhofstadt ha sbattuto la porta in faccia a Grillo dicendo che “non c’è abbastanza terreno comune per procedere”, costringendolo a tornare in ginocchio da Nigel Farage e facendogli fare una figura barbina di livello mondiale.

Ora, già il metodo impiegato nell’operazione dimostra un assoluto sprezzo verso parlamentari, attivisti e iscritti al movimento: si sarebbe dovuto dare ampio preavviso e discutere con calma nei giorni precedenti sui pro e contro di una simile decisione.
Invece le trattative sono state condotte in segreto da pochi fedelissimi di Casaleggio (in specie David Borrelli, quello già elogiato pubblicamente da Monti la notte della Brexit), spingendo gli ignari attivisti a ratificare una decisione già presa ai piani alti. Quindi, totale spregio della decantata “trasparenza” dei 5 Stelle, totale spregio dei principi base della democrazia diretta (informare la base sulle intenzioni, discutere sul da farsi, a quel punto votare) e totale spregio dei principi fondanti del M5S, cioè l’essere contro i cardini dell’austerità, dell’Unione tecnocratica e asfissiante verso i popoli e la democrazia, del neoliberismo, dei trattati di libero scambio ammazza Pmi, spingendo per l’ingresso in un gruppo che incarna tutti i disvalori in questione.
Il tutto con l’obiettivo conclamato di “pesare di più”, rinegoziando però i propri principi: sì perché nell'”accordo prematrimoniale” con l’Alde si sanciva nero su bianco anche la necessità di mantenere la moneta unica, rinunciando ad ogni velleità sovranista.
E tanti saluti alla balla del “referendum sull’Euro”.

Un tale cocktail di violazioni dei principi fondanti del Movimento avrebbe dovuto ammazzare sul colpo tutti i veri attivisti (lasciando indenni solo quelli più stupidi o ciecamente indottrinati): nel breve termine ha avuto l’effetto di fare uscire due europarlamentari dal gruppo Efdd, per farli confluire uno (Marco Affronte) nei Verdi e l’altro (Marco Zanni) in quello di Salvini e Le Pen. Quest’ultima defezione segna una perdita importante per il M5S, perché rappresenta la fuoriuscita di uno degli elementi più (a ragione) duri nei confronti dell’eurodittatura di Bruxelles.
I mal di pancia sono stati tanti e dichiarati anche da parte degli altri europarlamentari (tra cui la quasi fuoriuscita Daniela Aiuto, Dario Tamburrano e Marco Valli), ma non si sono verificate per ora altre defezioni.

E qui si può iniziare a intravedere il dolo, da una parte e dall’altra.
Se è vero che l’Alde ha rifiutato il M5S dopo aver condotto le trattative di ingresso in segreto (e rendendole poi pubbliche), questo può anche essere stato fatto per dare un duro colpo alla immagine del M5S e all’Ukip, separando le due forze e rendendo più morbide le posizioni dei primi, prima di sputtanarli e rifiutarli.
Ma non è escluso che il “pasticcio” sia stato anche voluto dai vertici a 5 Stelle.
Mi spiego in breve.

Il M5S da tempo (e specie dopo la morte di Casaleggio padre) dimostra la volontà di flirtare con i peggiori poteri conservatori: dalla Commissione Trilaterale alle cancellerie europee, fino ai lobbisti di vario ordine e grado.
Regista di questa operazione è stato con ogni probabilità Davide Casaleggio, mentre Luigi Di Maio ne è stato l’attore principale, accreditato come probabile candidato premier, e che ha rilasciato tutta una serie di dichiarazioni sempre più accomodanti verso Ue, Euro e mercati. Almeno fino al pasticcio del 9 gennaio.
Tuttavia il M5S, fin dalla nascita, ha contenuto al suo interno in modo più o meno ordinato la rabbia anti-establishment (identificata non solo con la “Casta” dei politici italiani, ma anche con quella di Bruxelles e euro-atlantica. Chi ritiene che il Movimento abbia svolto la funzione di “gatekeeper” sostiene che ciò sia avvenuto proprio per permettere alla rabbia popolare si trovare un contenitore comune e sfogarsi in modo da non nuocere seriamente al sistema. Questa funzione, ora che il M5S avrebbe seriamente la possibilità di governare, non è più gradita. E così urgono manovre per “sfrondare” il partito da tutti quegli elementi che lo vogliono su posizioni seriamente di rottura, tenendo ai vertici invece personaggi che, come Borrelli, incarnano la mediazione con l’elite, o addirittura il suo pieno sostegno.
Per questo non è detto che “l’incidente” sia stato tanto tale: non è escluso che faccia parte di una strategia volta a ripulire il Movimento di tutti quegli elementi che lo possono spingere alla guerra contro l’oligarchia massonica-bancaria-padronale che trova espressione in gruppi come la Trilaterale e il Bilderberg, la Troika e la Nato, rendendolo progressivamente sempre più simile al Pd e quindi più “adatto a governare”, secondo i canoni montiani, bocconiani e oligarchici di commentatori come  Stefano Feltri.

Del resto, il Movimento è sostanzialmente controllato dalla Casaleggio Associati, che è stata fondata non solo da Gianroberto Casaleggio, ma anche – tra gli altri – da Enrico Sassoon, presidente del Comitato affari economici della Camera di Commercio americana in Italia e board member di Aspen Institute Italia, di cui fanno parte anche Mario Monti, Giuliano Amato, Gianni ed Enrico Letta, Emma Marcegaglia, Giulio Tremonti, John Elkann.
Uno che, insomma, curava e cura ancora gli interessi dei poteri forti euroatlantici nel Belpaese, con tanti personaggi di nostra conoscenza. Sassoon si è dimesso dal consiglio di amministrazione della Casaleggio nel 2012 in seguito a critiche e sospetti sul suo ruolo, ma ciò non significa che non abbia avuto (e forse abbia ancora) un peso decisivo nel progetto Grillo e in quello del M5S.

A questo punto resta da capire: il M5S vuole realmente governare? E se sì, vuole veramente colpire “i poteri forti” come afferma?
I suoi attivisti e sostenitori sì. I suoi parlamentari probabilmente sì. I suoi vertici (che controllano tutto il sistema con pugno di ferro) molto probabilmente no.
Si dice ultimamente che il M5S, quando è sul punto di poter governare, “faccia cazzate”. Probabilmente non si tratta di cazzate, ma di una deliberata volontà di non prendere realmente il potere o di non amministrarlo nel senso ampiamente voluto dalla base.

Per questo facciamo nostre le parole di Marco Zanni al Corriere della sera: serve un fronte comune (e trasversale) per combattere Euro, Unione Europea e gruppi oligarchici come il Bilderberg e la Commissione Trilaterale, espressioni del peggiore neoliberismo globalista ammazza welfare, ammazza popoli e ammazza sovranità nazionali. Chi, in questo progetto, non è parte della soluzione, è parte del problema. M5S incluso.

Aggiornamento del 24/1: Carla Ruocco, esponente di spicco del M5S, dopo essersi recata (non si capisce bene a che titolo, lei dice “personale” ma si fatica a crederlo) al World Economic Forum di Davos, un consesso ultracapitalista che niente ha da invidiare a Bilderberg e Commissione Trilaterale, ha espresso su Fb la necessità di procedere verso gli Stati Uniti d’Europa.
Esatto, proprio l’obiettivo che tanto farebbe felici i massoni che hanno creato la crisi, le misure di austerità e che ripetono ogni due minuti che “ci vuole più Europa” come panacea di tutti i mali.
E  questo è l’ultimo chiodo della bara europeista e pro-elite del M5S, dopo tutti i fatti riportati nell’articolo e in quelli precedenti. 

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Qui serve un nuovo CLN

Game over

(Articolo pubblicato il 18 ottobre 2013 su “Informare per resistere“)

Chi pensa che liberarsi di Berlusconi sia la soluzione definitiva per i mali del Paese, si sbaglia di grosso.

Si potrebbe parlare, nel suo caso, di una Fase 1, ma se si vuole salvare l’Italia dal baratro in cui sta sprofondando, occorrono rapidamente una Fase 2 e una Fase 3.

Per Fase 2 si intende rispedire a casa quanto prima (se non altrove) il peggior capo dello Stato della nostra storia repubblicana, Giorgio Napolitano, assieme al presidente del Consiglio più insignificante della nostra storia repubblicana, Enrico Letta.

I motivi sono sotto gli occhi di tutti (almeno, tutti quelli che non sono stati rincretiniti a dovere dalla disinformazione mainstream) .

Giorgio Napolitano è stato rieletto da una maggioranza dedita all’inciucio formata da Pd e Pdl, con l’unico scopo di scongiurare un capo dello Stato eletto in quota grillina come Stefano Rodotà (che, peraltro, grillino non lo è mai stato). Napolitano ha accettato di buon grado il ruolo di difensore dello status quo, in cambio della distruzione delle intercettazioni che lo riguardavano nella trattativa Stato-mafia.

E questo è storia nota. Negli ultimi tempi, poi, Napolitano ha fatto del mantenimento del governo dei larghi inciuci un baluardo della sua politica presidenziale. Fino a benedire la concessione dellafiducia al peggior presidente del Consiglio della nostra storia repubblicana, Enrico Letta, da parte di una serie di traditori dell’ultim’ora interni al Pdl.

E veniamo al sedicente premier in questione. Oltre ad essere stato salvato dalla componente cattolica del Pdl (a ricordare come il governo delle larghe intese, così come la rielezione di Napolitano, siano stati benedetti dal Vaticano per evitare ogni possibile cambiamento), Enrico Letta si è distinto negli ultimi giorni per avere aumentato l’Iva al 22%, tanto per strozzare ulteriormente i poveracci che ancora pagano le tasse, e per avere nominato alla spending review un uomo del Fondo Monetario Internazionale, istituzione nota per essere al servizio degli Stati Uniti e per imporre austerità e tagli alla spesa pubblica ai Paesi ”assistiti”.

Occorre dire altro? Sulla connessione di Letta con Bilderberg, Trilaterale, Aspen Institute e multinazionali varie, è stato già scritto ampiamente.

Si potrebbe anche dire, parlando di lui, che morto un Andreotti se ne fa un altro. Questo essere in contiguità con gli Stati Uniti (vedi l’incontro con il Council of Foreign Relations di pochi giorni fa), con l’Unione Europea, col Vaticano (vedi chi ha salvato il suo governo nel Pdl) e con multinazionali di vario genere, ne fa un perfetto democristiano del terzo millennio.

E da qui passiamo alla fase 3.

Di fronte a tali soggetti alle leve del comando, non resta che un nuovo CLN (Comitato di Liberazione Nazionale). E cioè che tutti i cittadini di buona volontà si organizzino in partiti e movimenti dal basso con l’unico scopo di mandare a casa questi soggetti (che ormai rappresentano solo sé stessi e i loro gruppi di potere), per rimpiazzarli con schieramenti che facciano veramente gli interessi della collettività.

Che sia Grillo a garantire questo ricambio o chiunque altro, non importa. Quello che conta è che questi individui siano rimossi dai posti di potere e sostituiti con chi abbia a cuore il futuro della Nazione.

Prima di finire come la Grecia, mentre lor signori brindano a ostriche e champagne.

Inciucio(Articolo pubblicato su “Informare per resistere” il 14/08/2013)

Ripercorriamo i Fatti in questa estiva tragicommedia all’italiana, degna dei migliori film di Alvaro Vitali e Franco e Ciccio.

1) Alle elezioni politiche di febbraio, un partito, il Movimento 5 Stelle, ha preso il 25% dei voti degli italiani, risultando la prima lista sul territorio alla Camera, escludendo i voti degli italiani all’estero. Un risultato enorme, che ha segnalato la pressante richiesta degli italiani di un cambiamento ai vertici delle istituzioni e del modo di fare politica.

A questo va aggiunto il dato di tutti coloro che, per sfiducia nella politica e in numeri sempre maggiori, si  sono astenuti dal voto.

2) Per incapacità di entrambe le coalizioni di accordarsi (M5S e Pd/Sel), il nuovo governo è nato da un accordo tra Pd e Pdl, che ha riportato l’Italia ai tempi dei minestroni politici della Prima Repubblica.

3) Il nuovo presidente della Repubblica, che avrebbe dovuto essere espressione dell’unità nazionale ma anche accogliere le richieste di cambiamento provenienti dalla Nazione, è stato eletto ignorando completamente la volontà dei grillini e di tutti coloro che volevano un uomo al di sopra delle parti come Stefano Rodotà.

Da qui il ritorno di Napolitano, che non solo aveva promesso di non ricandidarsi, ma era anche appesantito da sospetti di coinvolgimento nella trattativa Stato-mafia (le famose intercettazioni con Mancino, poi distrutte).

4) Nasce un governo “democristiano”, di Centro-Sinistra-Destra, con a capo Enrico Letta, nipote di Gianni Letta del Pdl e membro del Bilderberg, della Commissione Trilaterale, dell’Aspen Institute e di ogni altra consorteria che non abbia altro scopo che la conservazione dei privilegi dell’elite economica.

Tra gli sponsor della sua fondazione, Vedrò, ci sono Telecom, Eni, Vodafone, Enel, Nestlè, e chi più ne ha, più ne metta.

5) Umiliando non solo la consistente parte grillina del Parlamento, ma anche una vasta parte dell’opinione pubblica (se non la maggioranza degli italiani), nei primi mesi del nuovo governo si approvano misure come l’acquisto degli F35, si rigetta l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti, si rigetta la modifica della legge elettorale, si propongono pericolose modifiche costituzionali e si lancia costantemente il messaggio che la casta non tollera alcun cambiamento nelle proprie pessime abitudini, nonostante il risultato delle elezioni politiche. Si segnalano addirittura episodi di scherno ai danni dei parlamentari 5 stelle, che rivaleggiano per maturità intellettuale con i casi di bullismo nelle scuole.

6) Il vero capo della coalizione di Centro-Sinistra-Destra, Silvio Berlusconi, viene condannato in via definitiva per frode fiscale, e decade automaticamente (per una legge approvata nel 2012 ) dalla carica di senatore, così come da ogni altra carica pubblica.

Si attende la pronuncia della Camera di appartenenza, che non deve far altro che certificare la sopravvenuta ineleggibilità. Appellarsi a una presunta non retroattività della legge, significa ammettere che un delinquente riconosciuto come tale possa governare e mettere mano alla Costituzione, cambiandola a piacimento.

7) I compagni di inciucio di Berlusconi, cioè gli esponenti del Pd, protetti dall’ala conservatrice dello status quo di Giorgio Napolitano, tentennano ancora (nonostante la sentenza della Cassazione) a prendere le distanze da un condannato per frode fiscale, e pur di mantenere il potere, cercano di capire se sia possibile proseguire come se nulla fosse, sperando che gli italiani non facciano troppo casino. Napolitano accenna a una possibile riforma della giustizia. Letta, prima della sentenza, aveva anche dichiarato che “non ci sarebbero stati terremoti”. Come dire agli italiani: per noi non cambia nulla se Berlusconi viene condannato, quel che importa è mantenere il potere nelle nostre mani e che non finisca, ad esempio, in quelle dei grillini.

Ora, dopo questo campionario degli orrori, è più che evidente che non siamo di fronte a un governo del Fare (come ipocritamente hanno definito i loro provvedimenti Letta e i suoi, tra l’altro rubando lo slogan a Oscar Giannino), quanto a un governo del Fare finta di niente, sorvolando anche su condanne in Cassazione degli alleati, sul risultato elettorale e sul disprezzo di fette sempre maggiori della popolazione italiana.

Per quanto Matteo Renzi non piaccia granché a chi scrive (è stato da alcuni ribattezzato, a mio parere a ragione, un “Berlusconi di sinistra”), una cosa giusta di recente l’ha detta, parlando degli esponenti del Pd: “E’ stata più veloce la Chiesa a riformarsi di voi”. E infatti Famiglia Cristiana ha di recente scritto chiaro e tondo che è ora  che “Berlusconi  lasci per sempre”. Una pronuncia che non è assolutamente arrivata dagli esponenti del Pd, che hanno fatto finta di combatterlo per 20 anni, lucrando sulla loro finta opposizione.

In definitiva, tutta la tragicommedia di questi ultimi mesi ricorda tristemente un gruppo di dinosauri che cerca di resistere in maniera strenua all’estinzione. Se non si faranno da parte volontariamente e in modo rapido (conservando un minimo di dignità), sarà la Storia a cancellarli per sempre.

Paolo Barnard ci racconta come l’Unione Europea e l’Euro abbiano distrutto economicamente il continente e come questo effetto sia stato programmato ed eseguito a tavolino

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(Articolo pubblicato sul numero 3 – maggio/giugno 2013 di “Barricate – L’informazione in movimento“)

Un’Unione Europea e un Euro al servizio dei poteri forti, delle elite economiche neoliberiste e a danno delle popolazioni europee. All’interno di un piano congegnato per togliere ai cittadini europei una delle principali fonti del loro benessere, la sovranità monetaria, e per mettere in cantina le politiche keynesiane, viste come un impiccio.

E’ questo “il più grande crimine” dal dopoguerra secondo Paolo Barnard, che nell’omonimo saggio spiega chi sono gli autori di un vero e proprio “economicidio” ai danni del continente. Nomi come Romano Prodi, Jean Claude Trichet, Mario Draghi sono affiancati a organizzazioni come il gruppo Bilderberg, la Commissione Trilaterale, l’Aspen Institute, in una comunione di intenti volta a favorire i grandi poteri economici, marginalizzando sempre più dalla scena politica il ruolo e il benessere della gente comune.

Paolo, ci spieghi qual è il “più grande crimine” di cui parli nel tuo saggio?

Per capirlo dobbiamo partire dal fatto che, dopo due guerre che hanno distrutto l’Europa, il sistema economico e non solo stava creando le basi per un mondo migliore. C’era stata una rivoluzione in economia e nella società che, partita da Marx e passata per il socialismo e il consolidamento della democrazia, era arrivata a un punto di svolta fondamentale con Keynes, che in quegli anni aveva indovinato un sistema economico internazionale. Nel frattempo nascevano gli accordi degli anni ’50 e ‘60 di Paesi in via di sviluppo come l’Indonesia e la Jugoslavia, gli accordi di Bandung. Stava prendendo forma un nuovo ordine economico mondiale, portatore di idee su come regolare l’economia in modo più giusto. I partiti socialisti avevano sempre più consensi.
Così le elite economiche, che avevano perso potere nei decenni precedenti, si sono organizzate per reagire. Nel mio libro ci sono nomi, cognomi, organizzazioni, chi ha steso i testi fondamentali da seguire. Queste elite si sono coalizzate per prendere nuovamente il potere nel contesto delle nuove democrazie, senza le impiccagioni ottocentesche. E così hanno sottratto, nascosto, ucciso questo nuovo ordine economico keynesiano e dei Paesi della conferenza di Bandung. Hanno soffocato queste economie e condannato centinaia di milioni di esseri umani al sud del mondo a una situazione disastrosa, mentre al nord, Europa compresa, a condizioni più grame di lavoro.
Come fai, quando ripercorri le sofferenze di centinai di milioni di persone, a non considerare questo il più grande crimine del dopoguerra?
Era tutto evitabile se si fosse lasciato in vita questo complesso economico che nasceva, soffocato invece da neoclassicismo e neoliberismo.

C’è chi ti accusa di avere una visione troppo ‘complottista’. Cosa rispondi a queste persone?

Rispondo che ne “Il più grande crimine”, un testo di 100 pagine, ci sono dati, nomi, fondazioni e circa 70 note bibliografiche di documenti precisi. E’ ridicolo dire che ho scritto qualcosa di complottista.  Chi lo afferma evidentemente non vuole fare la fatica di leggerlo.

Quali sono le fonti che ti hanno influenzato dal punto di vista economico? Ci sono economisti che consigli, in opposizione a quelli neoliberisti? 

Assolutamente si. Io ho per caso scoperto che esiste un’economia , nata dalla mente geniale dell’economista americano Warren Mosler, che è la riformulazione moderna di quella keynesiana.
E’ la più adatta ai sistemi monetari moderni, che Keynes non poteva conoscere, e si chiama Mosler Economic Modern Money Theory. L’ho studiata molto, e la considero dirompente.
Gli economisti che seguo sono quelli della Memmt. Nel libro ne ho elencati circa dodici, tra cui lo stesso  Mosler e  Alain Parguez.

Bisognerebbe uscire dall’Euro? Se si, quali potrebbero essere le conseguenze?

Alla prima parte della domanda rispondo: assolutamente si, perché è un costrutto criminale e ormai ha distrutto l’economia europea.
Alla seconda parte non posso rispondere in uno spazio così breve. Noi abbiamo formulato un programma di salvezza nazionale di 40 pagine, consultabile sul mio sito e su quello della Memmt.
Sicuramente incoraggio il ritorno alla sovranità monetaria, quindi al fatto che il Paese torni proprietario dell’economia. Quando hai la sovranità monetaria ed economica e la sai usare, allora diventi inattaccabile. Non ci possono più essere problemi di inflazione, deflazione, svalutazione, speculazione; è tutto sotto il controllo di chi usa questo strumento.

L’Unione Europea è da abbandonare o da rifondare su nuove basi?

Da rifondare su nuove basi. Non c’è niente di male nel volere un’Europa unita, ma questa Europa è stata una favola venduta sui libri delle elementari dagli anni ‘60, grazie a tecnocrati da me citati come Perroux, Attali, Trichet, Jacques Delors, i primi padri di queste idee. Si è trattato soprattutto di francesi e italiani, i tedeschi hanno avuto un ruolo minore. Ad ogni modo, è stata una truffa disegnata per favorire le elite neomercantili e speculative, e anche i Trattati da Maastricht in poi sono stati scritti per essere illeggibili e non sono stati mai votati, tranne in pochissimi casi. Questa Unione è stata una truffa ai danni della popolazione, fatta per togliere la sovranità monetaria e quella dei parlamenti.
In definitiva: l’Euro va distrutto e l’Unione rifatta.

Come combattere lo strapotere dei mercati e la ‘dittatura dello spread’?

Con la stessa soluzione data in precedenza: riprendendo la sovranità monetaria e sapendola usare. Agenzie di rating e spread non contano niente quando si ha sovranità monetaria, come nei casi di Stati Uniti e Giappone. Lo spread è una trovata pubblicitaria usata da media asserviti e ignoranti, e da economisti asserviti e ignoranti, per terrorizzare la gente. Lo spread ha valore solo se il Paese è commissariato come l’Itala.

Cosa dovrebbero fare secondo te i popoli e le istituzioni europee per uscire da questa situazione così difficile?

Il cardine di tutto è la conoscenza. Non è immaginabile che i popoli europei possano ribellarsi a questo mostro se non sanno di cosa si tratta. Io sono il primo in Italia ad aver rivelato cosa succede veramente con l’Euro, e lo faccio tuttora come un salmone che nuota contro un fiume in piena. Se ci fossero in Italia, Germania, Francia, altre centinaia di divulgatori di questi temi e se il popolo fosse informato su cosa sta succedendo e su cos’è l’Euro, ci sarebbe una immediata risposta. Si verificherebbero ribellioni di massa, e per i potenti sarebbe finita.

Una domanda apparentemente fuori contesto: il sistema capitalistico va abbattuto?

Il capitalismo ci ha dato anche mezzi che non avremmo mai avuto , ma per sua natura si contrappone all’interesse pubblico. Ti cito una frase di Adam Smith che i neoliberisti spesso dimenticano: “Raramente due capitalisti si riuniscono se non per imbrogliare qualcuno”.
L’intereresse pubblico deve essere sempre azionista di maggioranza, mentre il capitalismo non deve andare oltre il 49%. Può funzionare solo se c’è questo bilanciamento. 

The Italian journalist Paolo Barnard tells us how the EU and the Euro have economically destroyed the continent and how this effect has been programmed and reached purposely  

The Italian journalist Paolo Barnard

The Italian journalist Paolo Barnard

(Article published in the 3d issue – May/June 2013 of the italian bimonthly review “Barricate – L’informazione in movimento”)

A European Union and a Euro created for the strong powers, for the neoliberal elite and against the European population. Inside a plan made for depriving the citizens of one of their principal sources of wellness, the monetary sovereignty, and to remove the Keynesian policies, seen as an obstacle.    

This is “the biggest crime” since World War II according to Paolo Barnard, an Italian journalist, who in his book with the same title explains who are the responsible of a true ‘economic murder’ at the expense of the continent.

Names such as Romano Prodi, Jean Claude Trichet and Mario Draghi, are associated with organizations such as the Bilderberg group, the Trilateral Commission, the Aspen Institute, for the common purpose to help the biggest economic powers, weakening the role and wellness of the common people in the political scene.  

Paolo Barnard, can you explain to us which is “the biggest crime” you mention in your book?

Firstly we must start from the fact that, after two wars that almost destroyed Europe, the economic system was creating the basis for a better world. There had been a revolution in economy and in the society, that, starting from Marx and passing through socialism and the solidification of democracy, arrived to a fundamental turning point with Keynes, who in those years found out a economic international system. Meanwhile the agreements of the ’50s and ‘60s, like the Bandung agreements between countries such as Indonesia and Yugoslavia, were born. A New World Economic Order was arising, with ideas on how to regulate the economy in a better way. Socialist parties gained more and more influence.

So the economic elites, which lost power in the previous years, organized themselves to counteract. In my book there are names, organizations and the people who wrote the books to follow.
These elites organized to take back the power in the context of the new democracies, without spectacular executions as in the 19th century. They hid and killed this new economic order of Keynes and of the conference of Bandung. They strangled these economies and damned hundreds of millions of people in the South of the World to an awful condition, and in the North, like Europe, to worse conditions of work.

When you see the suffering of so many people, how can you not consider this the biggest crime after World War II? It was all avoidable, if they had allowed this economic system to live. Instead, it was strangled by neoliberalism and neoclassicism.

There are people who accuse you to have a ‘conspiracy theorist’ vision . How do you answer to these people?

I answer that in “The Biggest Crime”, a one hundred pages book, there are statistics, names, foundations and 70 references to specific documents. It’s ridiculous to say that I wrote something ‘conspiratorial’.

Who says this evidently don’t want to tire himself reading it.

Which are the economic sources that influenced you? Are there economists that you recommend instead of the neoliberal ones?

Absolutely yes. I have discovered an economic theory which is the modern reformulation of the Keynesian one, born from the genial mind of the American economist Warren Mosler. It is the most suitable for the modern monetary systems, which Keynes could not know. Its name is Mosler Economic Modern Monetary Theory (Memmt). I have studied it very much, and I consider it astounding. The economists I follow are the ones of the Memmt. In the book I listed 12 of them, such as Mosler, Forstater and Alain Parguez.

Should Italy exit from the Euro? If so, which could be the consequences?

To the first part I answer: absolutely yes, because it is a criminal construction and it has already crushed the European economy.

To the second part I cannot answer in such a small space. We formulated a ‘Program of economic safety for Italy’ 40 pages long, accessible from my website and from that of the Memmt.

For sure I encourage the return to money sovereignty, so that the country can again be the owner of the economy.
When you have money sovereignty and you know how to use it, you become undefeatable. There cannot be problems of inflation, deflation, devaluation, speculation anymore; everything is under the control of whom that uses this instrument.

Is the European Union to abandon or to refund on new basis?

To refund on new basis. There is nothing wrong in wanting a united Europe, but this Europe has been a fairy tale sold since the 60’s, thanks to technocrats I cited such as Perroux, Attali, Trichet, Jacques Delors, the fathers of these ideas. They have been above all French and Italians; Germans had a lesser role. Anyway, this was a deceit designed to help the neo-mercantilist and speculative elites, and also the treaties from Maastricht onwards have been written to be unreadable, and never voted, except for a few cases.

This Union has been a deceit against the population, made for taking away the monetary and parliamentary sovereignty. In conclusion: the Euro must be destroyed and the European Union must be remade.

How to fight the extra-power of the financial markets and the ‘dictatorship of the spread’?

With the same solution given before: taking back the money sovereignty and knowing how to use it. Rating agencies and spread doesn’t count for anything with money sovereignty, as in the cases of USA and Japan.

The spread is a gimmick used by ignorant and domesticated media as well as ignorant and domesticated economists to fill the people with fear. The spread is only significant when the country is no longer free like Italy.

What should people and institutions do in Europe to walk out from this difficult situation?

The centre of everything is knowledge. It is unthinkable that European people could break free of this monster if they don’t know what it is. I am the first in Italy who unveiled what is truly happening with the Euro, and I still do it as a salmon who swims against the flood.

If there were other hundreds of speakers on these themes in Italy, Germany and France, and If the people were aware of what is happening, there would be an immediate answer. There would be massive riots and this would be the end for the powerful people.

A question apparently out of context: should the capitalism be destroyed?

Capitalism gave us also means that we never could have, but for its nature it is against the public interest.
I quote a phrase of Adam Smith that neoliberals often forget: “People of the same trade seldom meet together, even for merriment and diversion, but the conversation ends in a conspiracy against the public, or in some contrivance to raise prices”.

The public interest must consist of the majority, while capitalism should never go beyond the 49%. It can work only if there is this balance.

ChiacchiereArrivano le meravigliose elezioni 2013, e ci si chiede chi votare tra un nugolo di mali maggiori. Cosa scegliere tra Sauron Monti, Saruman Bersani e Darth Berlusconi? Indubbiamente c’è l’imbarazzo della scelta.
Grillo appare come un fattore di rinnovamento, ma qualche ombra viene dall’eccessivo peso al web dato da Casaleggio & co. Vendola è con Bersani, quindi non fa testo. La Lega è la Lega, e tanto basta. Votare per l’Udc è come votare per il ritorno dello Stato Pontificio, quindi fate voi. Forse un’alternativa interessante può venire da Ingroia, ma anche qui sembra di vedere un nuovo Di Pietro, legalità e poco altro. E soprattutto, nessuno dei temi veramente importanti. Perché più del CHI votare, ritengo importante individuare per COSA votare.

Io personalmente ritengo sia importante votare CONTRO alcuni concetti innanzitutto: contro l’Unione Europea, contro l’Euro e contro l’asservimento dell’Italia ai poteri economici e politici esteri. E in seconda battuta votare PER qualcosa: per la riappropriazione della sovranità monetaria, per la riappropriazione della sovranità popolare e per la gestione pubblica di quelle risorse più necessarie al bene comune.

Perché tanto astio verso l’Unione Europea? Perché l’appartenenza all’Unione e l’ingresso nell’Euro ci hanno consegnato al dominio di un gruppo di aziende, banche, Stati ed enti stranieri. Stati come Francia e Germania pesano sull’Europa e sulle sue politiche, influenzando potentemente anche l’operato della Banca Centrale Europea (di cui detengono il 47% del capitale). Il Mercato Unico sta strangolando le economie locali e più deboli. Il Fondo Monetario Internazionale (su cui gli Stati Uniti hanno potere di veto), d’accordo con gli Stati più forti d’Europa (di cui sopra), decide le condizioni dei prestiti agli Stati più indebitati. La mancanza di moneta propria, più il Fiscal Compact, fanno sì che gli Stati più disastrati non possano intervenire stampando moneta oppure spendendo a deficit per rilanciare l’economia locale, aggravando così lo stato delle aziende e delle famiglie, che si trovano senza paracadute. Il tutto per la folle necessità di mantenersi nei parametri di Maastricht, e di rientrarvi nei prossimi 20 anni, necessità figlia di un patto scellerato sottoscritto quando di crisi non ce n’era neanche l’ombra.

Aggiungetevi l’opinione di Paolo Barnard, che nel suo “Il più grande crimine” afferma che l’Unione e l’Euro sono parte di un progetto portato avanti negli ultimi 60 anni dalle elite francesi e tedesche (ma non trascurerei gli Stati Uniti) per controllare l’Europa, elite ben rappresentate in club come il Bilderberg, l’Aspen Institute, la Commissione Trilaterale e il World Economic Forum di Davos.

(A pagina 45 del Pdf un elenco di personalità del mondo politico ed economico che hanno fatto e fanno parte di questi club).

Ne consegue che, per riportare l’Italia e l’Europa alla vera democrazia, non resta che uscire dall’Euro, uscire dall’Unione Europea, riprendere la sovranità monetaria e poi quella popolare, sia politica che economica.
Questa come condicio sine qua non. Poi la mia forma di governo ideale è una democrazia diretta “illuminata” (cioè in cui il bene comune e le idee migliori prevalgano sugli egoismi di parte), ma per quello credo bisognerà pazientare ancora un po’.