Category: Poteri Occulti


NaziMatta(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 28 maggio 2018)
Ciò che è accaduto ieri, 27 maggio 2018, va ben oltre ogni immaginazione. Un presidente della Repubblica, esponente di un partito uscito devastato dalle ultime elezioni e nominato da un Parlamento dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale, si è arrogato il diritto di porre il veto su un ministro, Paolo Savona, democraticamente scelto dalle due forze vincitrici delle ultime elezioni, M5S e Lega.
E lo ha fatto sulla base delle idee troppo “euroscettiche” del ministro proposto, senza che la Costituzione gliene desse la facoltà, come confermato dagli stessi padri costituenti che quella Costituzione la scrissero.
Questo rifiuto ha causato le dimissioni del premier incaricato Conte, espressione del contratto di governo M5S-Lega, e la chiamata al Quirinale di Carlo Cottarelli, prezzemolino televisivo caldeggiato da mesi dai poteri forti e proveniente dal Fondo Monetario Internazionale e dal governo Letta.
E’ chiaro a tutti che il nuovo governo nella mente del PdR, sarebbe un altro governo tecnico, un Monti bis, peraltro privo della maggioranza in Parlamento necessaria ad avere la fiducia. Per cui si dovrà chiaramente tornare a nuove elezioni al più presto.

Ma a cosa servirebbe tornare al voto se, con ogni probabilità, l’esito sarà identico salvo un rafforzamento dei due partiti rifiutati da Mattarella?
E una volta riformato il Parlamento, si dovrà ripetere lo stesso teatrino all’infinito finché le forze politiche propongano un nome sinceramente europeista all’Economia?
Ma se gli italiani continueranno a votare per partiti euroscettici (ancora con più decisione, a questo punto) che senso ha continuare a fare resistenza? Mattarella è il garante della Costituzione italiana o della stabilità dei mercati e dell’Eurozona?
Risponde agli italiani o alla Merkel e ai parametri di Maastricht?
Da questa impasse si esce in un solo modo: o Mattarella cede (cosa che ha dimostrato di non voler fare), o non resta che metterlo in stato d’accusa ai sensi dell’art.90 della Costituzione. Le fattispecie previste sono alto tradimento e attentato alla Costituzione.

Il reato di alto tradimento consiste in “un comportamento doloso che, offendendo la personalità interna ed internazionale dello Stato, costituisca una violazione del dovere di fedeltà alla Repubblica. Esso presuppone una intesa del Capo dello Stato con potenze straniere atta a pregiudicare gli interessi nazionali o, addirittura, a sovvertire l’ordinamento costituzionale“.
Ed è ciò che si può ipotizzare in questo caso, nel momento in cui il PdR tutela più gli interessi dei mercati, dell’Ue, della Germania e dell’Eurozona, rispetto alla libera e democratica volontà degli italiani di liberarsi di tutte le loro imposizioni, espressa in modo inequivocabile il 4 marzo con il boom di partiti euroscettici come M5S e Lega, a fronte del crollo dei partiti europeisti (Pd, Più Europa, Forza Italia con Tajani premier). Inoltre Mattarella si è opposto alla nomina a ministro dell’Economia di Paolo Savona, solo perché questi ha espresso in passato posizioni euroscettiche e antitedesche, sebbene sia ormai risaputo che l’Ue così com’è sta solo avvantaggiando la Germania, e che l’Euro e le politiche di austerità imposte da Maastricht in poi hanno progressivamente distrutto il tessuto economico e sociale italiano.
Quindi l’ipotesi di intesa con potenze straniere, pregiudizio degli interessi nazionali e sovversione dell’ordinamento costituzionale, non è assolutamente da escludere.

L’attentato alla Costituzione, invece, comprende “ogni comportamento doloso diretto a sovvertire le istituzioni costituzionali o a violare la Costituzione.”
Anche in questo caso, nel momento in cui il PdR si arroga il diritti di rifiutare un ministro senza averne i poteri, in contrasto con le forze politiche che quel ministro sostengono, solo per delle divergenze di opinioni politiche (in questo caso sulla “sacralità dell’Eurozona”), è evidente che si pone ben oltre le prerogative a lui assegnate della Costituzione. A sostenere la tesi che il PdR non possa imporre i nomi dei ministri o porre veti su di essi, non sono solo i padri costituenti citati in precedenza, ma anche i principali autori di testi universitari di diritto pubblico e illustri presidenti onorari della Corte Costituzionale quali Valerio Onida.
Per entrambi i reati, il Presidente della Repubblica è messo in stato d’accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri, ed è giudicato dalla Corte costituzionale.

Di fronte a questi comportamenti assurdi, e con ogni probabilità al di fuori della legalità costituzionale, i partiti non hanno che da prendere questa via (cosa che sia la Meloni che Di Maio hanno detto di voler fare), e incitare i cittadini a farsi sentire sotto il Quirinale e nelle piazze di tutt’Italia per chiedere a gran voce le dimissioni di Mattarella.
Il presidente della Repubblica deve fare gli interessi della popolazione italiana e garantire il rispetto della Costituzione. Non certo fare il paladino dell’Ue, dell’Euro, dei mercati e delle idee fuori di testa e ampiamente rifiutate dagli italiani del Pd.

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(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 25 aprile 2018)

Il 24 aprile 2018 sarà ricordato come il giorno in cui il M5S ha ufficialmente mostrato il suo vero volto: quello di stampella del Pd e delle elite globaliste.
Dopo aver impedito la nascita di un governo che realmente rispecchiasse il voto degli italiani, ovvero un Centrodestra-M5S (che ci fosse Berlusconi in mezzo o no era irrilevante: FI ha comunque contribuito in modo determinante alla vittoria della coalizione di Cdx, quindi sarebbe stato democratico includerla nell’accordo di governo, e in ogni caso non si capisce perché escludere anche Fratelli d’Italia), ieri Di Maio ha chiuso ogni spiraglio alla Lega, aprendo senza riserve a un accordo di governo col Pd.

Questa decisione folle fa a pugni con l’inequivocabile messaggio lanciato dagli elettori il 4 marzo: il voto ha punito duramente (con il 70% diviso tra Centrodestra e M5S) il Pd e tutto il centrosinistra, le politiche di austerità, l’europeismo e l’immigrazionismo; lo stesso MòViMento è stato votato perché percepito come alternativo a tutto ciò.
E i 5 Stelle ora che fanno? Decidono di resuscitare un partito cacciato a calci dagli italiani, chiudendo le porte in faccia ai veri vincitori delle politiche: la Lega e il Centrodestra tutto.
Questo comportamento inqualificabile fa pendant con le dichiarazioni di Di Maio dopo le prime consultazioni con Mattarella – quando Giggino a sorpresa giurò fedeltà assoluta all’Ue, all’Euro e alla Nato – e con le sue dichiarazioni dopo l’attacco dei banditi anglo-franco-americani alla Siria, basato su clamorose fake news: anche in quel caso Di Maio non espresse alcuna condanna ma “vicinanza agli alleati e all’Ue”, sebbene con una timida richiesta di approfondire quanto accaduto a Douma.
L’ambiguità democristiana di Di Maio e i suoi ha veramente stufato, specie se nasconde – come nasconde – solo la volontà di rubare i voti e le speranze di un elettorato stremato, per riportarli nel consueto alveo atlantista, europeista, neoliberista e pro-austerità.
E adesso questo è ancora più chiaro con la chiusura verso la Lega e il tentato accordo con il Pd e la sua agenda europeista, anti-sovranista e anti-populista, quando l’unico governo realmente rispettoso del voto del 4 marzo sarebbe “l’alleanza populista” tra M5S, Lega e Fratelli d’Italia, con staffetta per il premier tra Salvini e Di Maio.

Il M5S si conferma così la stampella del potere euro-atlantico, globalista e neoliberista in Italia: si guardi anche alla giunta Appendino, che a Torino ha da poco riconosciuto il primo figlio di due donne nel nostro Paese pur in assenza di una legge specifica, in perfetta continuità con le stronzate gender del centrosinistra sorosiano.
Non resta che dire sul M5S ciò che da tempo si è detto del Pd: M5S delendus est, il M5S  va distrutto al più presto.
Se i 5 Stelle avessero un po’ di palle farebbero ora naufragare ogni accordo col Pd, modificherebbero la legge elettorale con un congruo premio di maggioranza e riporterebbero il Paese alle urne il prima possibile: potrebbero così immediatamente verificare quanto gli italiani hanno gradito le giravolte che li hanno visti protagonisti.

(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” l’8 aprile 2018)

Avere sempre ragione alla lunga può rivelarsi fastidioso. E’ quello che ci vien da pensare negli ultimi giorni dopo l’uscita allo scoperto di Di Maio, novello Tsipras che – come pronosticato già due anni fa –  ha puntualmente fatto naufragare ogni possibilità di un governo populista ed euroscettico, poco dopo le prime consultazioni con Mattarella.
Col popolo leoni e davanti al PdR coglioni, potrebbe essere il nuovo motto dei 5 Stelle.
Come tutti sanno Di Maio, dopo il colloquio al Quirinale, ha improvvisamente dismesso gli abiti populisti e ambiguamente euroscettici per abbracciare l’ortodossia neoliberista più pura e mortifera: si all’Ue, sì all’Euro e sì alla Nato, con uno zelo degno della peggiore Bonino.
E, non contento, ha aperto al Pd senza se e senza ma, come se un’alleanza con Renzi e i suoi fosse migliore di un patto con Berlusconi.
E’ chiaro ed evidente che Mattarella, probabimente imbeccato da Napolitano, ha spiegato a Giggino che per diventare premier deve abbandonare ogni velleità populista e quindi ogni accordo con il Centrodestra, rassicurando tutti i poteri forti possibile: “mercati” (ossia speculatori e grandi banche d’affari), Unione Europea, Fmi e Bce, Stati Uniti e gli altri “alleati” della Nato. Da qui le stupefacenti affermazioni di Di Maio, del tutto in controtendenza con quanto predicato per anni, pur con diverse ambiguità, dai grillini.
Ci chiediamo: quanti voti avrebbe preso Di Maio se avesse dichiarato queste posizioni  in modo chiaro PRIMA del voto? Probabilmente non avrebbe raggiunto il 20%.
Se le cose dovessero mettersi così, con un accordo di governo tra M5S, Pd e Leu, non solo si realizzerebbe quanto da noi paventato prima delle elezioni, ma si consumerebbe il SECONDO COLPO DI STATO a danno del Centrodestra dopo il 2011: prima il golpe dello spread ai danni di Berlusconi, adesso l’estromissione della coalizione vincente alle elezioni, il Centrodestra guidato da Salvini con il suo 37%, dal governo del Paese.

Di Maio sta per macchiarsi – e macchiare tutto il M5S – di un atto di gravità inaudita nella storia del Paese, riportando al potere un partito, il Pd, detestato dagli italiani, punito più e più volte alle urne e responsabile di politiche distruttive nei  confronti della Nazione. Ha ancora tempo per evitare questo disastro.
Meglio un accordo col Centrodestra, e anche con un Berlusconi sempre meno influente e destinato a farsi da parte tra pochi anni per evidenti motivi anagrafici, che riesumare gli appestati del Pd e riportarli al governo.
Giggino avvisato, mezzo salvato.

(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 27 marzo 2018)

Mentre in Italia, dopo l’elezione dei presidenti delle Camere  grazie all’accordo tra M5S e Centrodestra, si guarda con sempre maggiore attesa verso una possibile alleanza “populista” di governo tra Di Maio e Salvini, all’estero i poteri forti sovranazionali hanno già iniziato le manovre per azzoppare o ridurre all’obbedienza il nuovo esecutivo.

Prima è stato il Commissario europeo per gli affari economici Moscovici a dire – con un rispetto istituzionale degno di Riina – che “Se l’Italia dovesse aumentare il debito per creare aiuti sociali, lo spread salirà di nuovo” (9 marzo).
Poi è sceso in campo il Fmi, intimando agli italiani di tornare a tagliare le pensioni(contro la volontà di Lega e M5S di abolire la Fornero), di cancellare la quattordicesima e ridurre la tredicesima, nonché abolire i sussidi alla maternità. (16 marzo)
Infine si è fatta sentire pure BlackRock, la più grande società d’investimento al mondo, annunciando una posizione di “underweight” (significa sottopesare) dei Btp italiani, che potrebbe preludere a una serie di vendite, con conseguente aumento dello spread. (20 marzo)
A ciò vanno sommate le problematiche legate al Def (Documento di Economia e Finanze), da presentare a Bruxelles entro il 10 aprile, ben spiegate qui da Alberto Micalizzi.

Tutto questo dà la misura di quanta pressione si stia addensando sul nuovo esecutivo in Italia, specie se dovesse esprimere una linea di rottura con l’establishment finanziario  ed europeista pro-austerità.
Se tutti conosciamo la Troika, qui ben rappresentata da Moscovici e il Fmi, ben pochi conoscono il fondo BlackRock e il suo peso sulla finanza globale.
BlackRock è – come detto – la più grande società d’investimento al mondo, guidata da Larry Fink, con un patrimonio di oltre quattro mila miliardi di dollari.
E’ il principale investitore Usa di lungo periodo in Italia e detiene ingenti quote di Atlantia (la nuova Autostrade), Telecom, Enel, Banco Popolare, Fiat, Eni, Generali, Finmeccanica, Mediaset, Banca Popolare di Milano, Fonsai,  Mediobanca, Ubi; è entrata anche nella gestione del risparmio della privatizzata Poste.
BlackRock ha per advisor l’onnipresente George Soros.
BlackRock controlla le agenzie di rating Moody’s e Standard & Poor’s (e quindi eventuali declassamenti annunciate da queste sarebbero sempre farina del suo sacco).
BlackRock detiene quote essenziali (attorno al 5%) di tutte le principali banche italiane, tra cui Unicredit e Intesa San Paolo, che a loro volta detengono la maggioranza delle quote della Banca d’Italia.
BlackRock  è l’azionista principale di Deutsche Bank e lo era anche nel 2011, quando fu avviata la massiccia vendita di titoli di Stato che portò all’innalzamento dello spread e conseguente caduta del governo Berlusconi.

Adesso BlackRock riscende in campo quando si sta delineando la possibilità di un governo populista, euroscettico, antisistema e sostanzialmente sovranista, quale sarebbe quello composto da M5S, Lega e Fratelli d’Italia.
La guerra dei poteri forti ai cittadini italiani e al voto del 4 marzo è cominciata, e si arricchisce di un dettaglio fondamentale: con l’attacco frontale del Fmi ai sussidi di maternità, si palesa ancora una volta la volontà dei poteri forti di distruggere la natalità in Italia, dopo le misure di austerità, il pareggio di bilancio e il Fiscal Compact imposti in piena crisi, e dopo il folle decreto Lorenzin che – su ordine di Obama – ha costretto i piccoli italiani a dieci vaccinazioni ingiustificate, rendendoli esposti come non mai agli effetti collaterali che ne possono conseguire.
I poteri forti dell’oligarchia finanziaria/massonica euroatlantica non vogliono solo impoverire gli italiani e saccheggiare le ricchezze che hanno accumulato in decenni di lavoro e sacrifici, ma anche ESTINGUERE la popolazione italiana autoctona, sostituendola con carrettate di immigrati generosamente portate dalle Ong gestite dagli stessi esponenti dell’oligarchia finanziaria.
L’obiettivo è chiaro: distruggere l’identità nazionale, l’orgoglio per la propria storia e le proprie radici, per rendere ciò che rimarrà degli italiani dei “bravi cittadini europei”, proni ai diktat di Bruxelles, Berlino e della finanza sovranazionale, in modo che il saccheggio del Belpaese continui senza che nessuno abbia la forza o la volontà di ribellarsi.

Il tempo di ribellarsi è ora: il voto del 4 marzo e il referendum del 4 dicembre 2016 hanno espresso con chiarezza qual’è la volontà della maggioranza degli italiani: quella di riprendersi le chiavi di casa e rispedire al mittente ogni ingerenza esterna, che sia delle banche d’affari, dell’Ue, del Fmi, di Stati esteri come gli Usa, la Germania o la Francia, delle Ong portamigranti, di Soros o di chiunque altro.
Perciò diciamo a Salvini e Di Maio: fate rapidamente un governo che faccia l’interesse nazionale e mandiamoli al diavolo,  come ordinato dalla maggioranza degli italiani.

(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” l’8 gennaio 2018)

In che modo l’immigrazione di massa si lega ai piani dell’oligarchia globalista?
Sembrano fenomeni distanti, invece sono più collegati di quanto si creda.

1) L’immigrazione di massa è funzionale al sistema Euro, un sistema nel quale gli shock economici, non potendo svalutare la moneta, si scaricano sul costo del lavoro.
E come si svaluta meglio il lavoro, se non importando masse di disgraziati dal Terzo Mondo che lavorino come schiavi al posto dei “choosy bamboccioni” italiani (che nel frattempo fuggono a Londra o Berlino)? Con questo procedimento si aumentano anche i profitti dei “padroni”, mentre i diritti dei lavoratori vengono fatti a pezzi.

2) I super-ricchi globalisti hanno da tempo decretato la fine del welfare state e del ceto medio, soggetto che da sempre porta avanti le rivoluzioni in forme più o meno massoniche.
Per cui stanno congegnando una società mondiale composta di pochi neofaraoni e di sterminate plebi a malapena in grado di sopravvivere. In mezzo solo qualche burocrate e colletto bianco necessario, tanto più ricco quanto più funzionale all’oligarchia.
L’immigrazione, con la crisi e le regole Ue, serve a favorire questo processo di immiserimento delle masse e distruzione del ceto medio, spingendo la concorrenza al ribasso.

3) L’elite globalista odia le identità culturali specifiche nazionali e locali, che cerca di distruggere e omologare nel grande calderone del mercato globale. Per questo odia e cerca di rovesciare ogni governo nazionalista e identitario, che cerchi di fare solo gli interessi del popolo che lo ha democraticamente eletto. L’immigrazione sregolata serve anche a questo: far perdere ad un popolo i suoi caratteri culturali e tradizionali specifici, per sostituirlo con un minestrone multiculturale, più docile e malleabile.
Nel caso dell’Europa, questo serve anche per far ingoiare agli europei un Superstato europeo (gli Stati Uniti d’Europa, analogo degli Usa) e successivamente un superstato mondiale.
Il credo economico di questi superstati è ovviamente il libero mercato, il neoliberismo, mentre ogni Stato sovrano può legittimamente decidere di riprendersi le sue sovranità e imporre politiche protezioniste, a discapito degli interessi delle grandi multinazionali.

4) La totale e libera circolazione di merci, servizi, capitali e persone (lavoratori/schiavi) è uno dei cardini del neoliberismo e dell’Unione Europea, ed è uno dei principali fattori di concentrazione della ricchezza in poche mani e distruzione della classe media.
I bravi fessi No borders e Più Europa, stile Bonino e centri sociali, stanno lavorando per l’agenda dei super-ricchi del pianeta e non, come forse credono, per aiutare i poveracci.
Se volessero veramente aiutare i poveracci, dovrebbero andare in Africa, continente ricchissimo, e aiutare quei popoli a nazionalizzare le proprie risorse, eleggendo governi – guarda un po’ – nazionalisti e sovranisti.

5) Per avere la conferma che l’immigrazione di massa in Italia e Europa è voluta e scatenata dal potere finanziario, oligarchico e globalista, si prenda – oltre all’arcinoto George Soros – questo fantastico personaggio.
Peter Sutherland, collegato a Goldman Sachs, Trilaterale, Bilderberg, Onu, Unione Europea, sionisti e Vaticano, uno che dopo il referendum sulla Brexit ha twittato: “Questo risultato va ribaltato, in un modo o nell’altro“, bene, questo individuo ha detto:
“Il problema sono le popolazioni che ancora coltivano un senso della loro omogeneità e differenza dagli altri. Ed è precisamente questo che l’Unione Europea, a mio parere, deve fare di tutto per erodere”. E ancora: “L’Unione Europea deve fare del suo meglio per minare l’omogeneità dei suoi stati membri”.
Capito? Per far funzionare Euro e Unione Europea, bisogna distruggere le identità nazionali.
A questo serve la retorica “No borders”, dell’accoglienza illimitata, e il lavoro incessante delle Ong che, come si può leggere in questo articolo, lavorano per le stesse elite sovranazionali.

(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 24 dicembre 2017)

Nel post precedente si accennava al fatto che la politica “No alleanze” del M5S avrebbe portato a un nuovo governo di larghe intese. Ora la situazione si è evoluta, ma in peggio.
Mentre il M5S continua a scartare quell’alleanza che gli permetterebbe di governare e opporsi REALMENTE all’Eurodittatura (quella con Lega e Fratelli d’Italia, costringendo di fatto i due partiti a correre con Forza Italia per vincere), adesso da Di Maio arriva un’apertura netta a un accordo post-voto con un Pd derenzizzato e con Liberi e Uguali, il partito di Boldrini e Grasso.
In pratica, un accordo che sostituirebbe al governo renziano un nuovo governo di centrosinistra, del tutto identico negli intenti a quello in carica: l’Europa ovviamente non sarebbe messa in discussione, così come le politiche di accoglienza indiscriminata.
Basti vedere come Di Maio si sia affrettato negli ultimi tempi a dichiarare che uscire dall’Euro “non è l’obiettivo del M5S“. Si faceva per scherzare, insomma.
Il potere mondialista farebbe, tramite questa nuova coalizione, ciò che ha fatto negli ultimi anni con Renzi e compagni.

La prospettiva è più concreta di quanto si possa pensare: se il centrodestra unito non dovesse arrivare ad avere la maggioranza dei seggi in Parlamento (al momento è al 36%, ma deve arrivare al 40 per essere al sicuro), e se non dovessero arrivare stampelle da sinistra verso un governo a trazione FI-Lega, il mandato potrebbe essere assegnato da Mattarella alla coalizione su citata. Un nuovo e più sofisticato colpo di Stato ai danni della destra – più o meno – nazionalista e del popolo italiano, dopo quello del 2011.

Per scongiurare questa prospettiva occorre votare in massa per la coalizione di centrodestra, chiedendo ai suoi leader di insistere su questi punti:

  • Uscire dall’Euro e, se le regole non cambiano in fretta, anche dall’Unione Europea, disapplicando tutti i suoi trattati. Su questo, la ricetta Borghi sembra meritevole di essere appoggiata;
  • Abrogare il pareggio di bilancio dalla Costituzione;
  • Fermare nel modo più deciso l’immigrazione incontrollata, in particolare quella islamica;
  • Abrogare la legge Lorenzin sui vaccini, ripristinando la normativa pre-De Lorenzo;
  • Istituire politiche di piena occupazione o sussidi per disoccupati e precari involontari, come del resto previsto dalla Costituzione, attraverso spesa pubblica con moneta di PROPRIETA’ STATALE. Questo incentiverà anche la natalità degli italiani, altro che importare disgraziati dall’Africa.

Pretendete dalla coalizione di centrodestra che porti avanti questo programma.
Votate M5S solo se garantisce un’alleanza / accordo post voto con la Lega in funzione anti-Euro e anti-immigrazione.
Ma poiché questo nel 95% dei casi non accadrà, votate a destra e sperate che Salvini e co. abbiano la maggioranza dei seggi in Parlamento. Lui e Berlusconi restano, con tutti i limiti del caso, i personaggi più indigesti all’oligarchia globalista tra quelli che ce la possono fare.

(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 19 novembre 2017)

Su questo sito abbiamo caldeggiato più volte un’alleanza “populista” tra 5 Stelle, Lega e Fratelli d’Italia, con lo scopo principale di attuare la linea più dura possibile verso Euro e Ue, fermare l’immigrazione di massa, cancellare il pareggio di bilancio dalla Costituzione, stracciare trattati come il Ceta e il Fiscal Compact, abrogare la orrenda legge Lorenzin sui vaccini e attuare politiche il più sovraniste possibile.
L’occasione delle prossime politiche è ghiottissima per fare un Parlamento e un governo profondamente euroscettici, inoltre – sondaggi alla mano – una simile alleanza garantirebbe una maggioranza e un governo stabili.
Ma la ostinazione del M5S a rifiutare ogni alleanza e la vittoria in Sicilia hanno  resuscitato Berlusconi e ricompattato il centrodestra, nonostante le evidenti differenze di vedute su temi centrali tra Salvini e il leader di Forza Italia.
Si prospetta quindi un nuovo scontro a tre (o a quattro, se il centrosinistra si presenterà frammentato) con il centrodestra favorito. Senza alleanze né accordi post-voto, il M5S replicherà il risultato del 2013, giungendo terzo dietro le due grandi coalizioni (i sondaggi lo danno sotto il 30%, e per avere la maggioranza in Parlamento dovrebbe superare il 40%), e si consegnerà nuovamente all’opposizione e quindi all’insignificanza politica. Nel giro di pochi mesi molti elettori delusi lo abbandoneranno, ridimensionandolo in modo considerevole. Sarà assolta così la funzione di gatekeeper del Mò Vi Mento: sterilizzare la protesta portandola su un binario morto.
Considerato questo, la vittoria del centrodestra sarà il male minore.
Di fronte a un Pd vergognosamente prono ai diktat dell’Ue, delle banche d’affari, di Soros, e di fronte alle prese in giro di un M5S che, da movimento di protesta, si è trasformato in un partito pro-Ue, pro-Usa, pro-Nato, pro-Alde, pro-Trilaterale, pro-neoliberismo e che non sembra avere alcuna intenzione di governare, il ritorno del centrodestra potrebbe significare – almeno in potenza – politiche meno accondiscendenti nei confronti di Bruxelles, migliori rapporti con la Russia, politiche di protezione verso gli italiani e il Made in Italy, stop all’immigrazione clandestina. Già questo sarebbe soddisfacente dopo lo sfacelo causato da Renzi e compagni.
La prima incognita è chiaramente l’entità di un’eventuale vittoria del centrodestra. Per avere la maggioranza – come detto – Salvini, Meloni e Berlusconi dovrebbero ottenere circa il 40%, una soglia non impossibile dopo il trionfo in Sicilia e visti i sondaggi.
La seconda è nei rapporti tra Berlusconi e i suoi alleati. Se Salvini e Meloni hanno atteggiamenti dichiaratamente ostili verso l’Ue, Silvio sembra molto (troppo) conciliante, anche per via della sentenza in arrivo dalla Corte europea dei diritti umani sulla legge Severino, necessaria al Cavaliere per poter tornare in campo da protagonista. E mentre Borghi sbugiarda il falso problema del debito pubblico, Brunetta ripete in modo sconfortante i triti dogmi neoliberisti (privatizzare, tagliare la spesa pubblica, rientrare nei conti e bla bla). Contrasti che probabilmente si sarebbero riproposti anche nel caso di una ipotetica alleanza Lega-M5S, dato che il Mò Vi Mento trabocca di neoliberisti bocconiani, tra cui lo stesso Davide Casaleggio e il celebre (famigerato, meglio) David Borrelli.
Non resta che stare a vedere: di certo, in caso di affermazione secca del centrodestra, vedremo ricomparire in scena l’arnese infernale dello spread, le agenzie di rating e strane manovre delle banche d’affari, oltre ai soliti scandali mediatico-giudiziari ad orologeria, come accadde nel 2011. E questo starà a dimostrare come alle elite globaliste risulti molto più indigesto un governo di centrodestra che uno di centrosinistra. E forse anche di uno (altamente improbabile) del M5S.

(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 24 luglio 2017)

Nei post precedenti ci siamo soffermati sia sul folle decreto vaccini di quella psicopatica della Lorenzin (o dovremmo dire De Lorenzin), sia sul rapporto tra popolazione e risorse, sottolineando come per il futuro del pianeta e del genere umano sia necessario rivedere l’impatto dell’uomo sull’ambiente.
Bene, viene fuori che i supermiliardari del pianeta sono già da anni al lavoro su queste tematiche, ma non certo in un modo piacevole per il resto dell’umanità.

E’ noto il discorso di David Rockefeller all’Onu, con cui il fondatore di Bilderberg e Trilaterale chiedeva di stabilizzare o ridurre la popolazione mondiale. Meno note sono le parole più recenti di Bill Gates (anche lui al meeting Bilderberg del 2010), con cui il capo della Microsoft ha affermato di “amare i vaccini” perché “diminuiscono la crescita della popolazione“.
Gates non ha detto queste parole durante consessi segreti, ma serenamente, in pubblico e in più occasioni (almeno 4). Guardare questo video per credere.

Ora, che un supermiliardario che finanzia i programmi di vaccinazione in tutto il mondo – spesso in partnership proprio con quella GlaxoSmithKline che produrrà i vaccini per l’Italia – affermi che i vaccini “riducono la crescita della popolazione” vuol dire solo una cosa: che i vaccini o ammazzano, o sterilizzano, o rendono gravemente handicappati al punto da non permettere l’atto riproduttivo.
E in effetti c’è una lunga serie di contenziosi in tutto il mondo tra i vaccini finanziati dalla Gates Foundation e prodotti dalla Glaxo e le popolazioni colpite dai loro effetti collaterali.
In Kenia medici e vescovi locali hanno accusato i vaccini somministrati dall’Oms e dal governo di rendere le donne sterili. Con la stessa accusa i vaccini sono stati ritirati dalla Nigeria.
In India, Pakistan e altri Paesi, ai vaccini finanziati dai Gates e dalla Rockefeller Foundation sono stati attribuiti numerosi decessi infantili e disabilità. Una delle accuse più frequenti è stata quella di aver iniettato vaccini non adeguatamente sperimentati, utilizzando i bambini come cavie e senza un vero consenso informato. In India il vaccino incriminato era il Cervarix anti papilloma-virus della Glaxo.
Continuando con i rapporti tra Gates e la Glaxo, nel 2012 il supermiliardario venne coinvolto in uno scandalo, perché un suo dipendente, Tachi Yamada, fu accusato dal Senato Usa di aver perseguitato un medico che avrebbe messo in luce gli effetti collaterali di alcuni medicinali della compagnia farmaceutica. L’azienda venne condannata ad una megamulta di 3 miliardi di dollari per condotta fraudolenta.
Gates ha finanziato numerosi progetti di vaccinazione della Glaxo, come si evince dal sito della Gates Foundation, ad esempio qui e qui.

Ma Gates non è solo un convinto sostenitore dei programmi di vaccinazione: è anche un convinto eugenista e possiede oltre 500mila azioni della Monsanto, la azienda agroalimentare più cattiva al mondo, leader nel settore degli Ogm e delle cause ai produttori di cibo biologico.
Gates e Rockefeller condividono la propria passione per la riduzione della popolazione con Ted Turner, altro membro dell’elite dei super-ricchi e proprietario della Cnn, che ha affermato che una popolazione globale di 2 miliardi di persone sarebbe l’ideale.
Ciò equivale a sterminare qualcosa come 5 miliardi di persone.
Per chi capisce l’inglese, consiglio vivamente questo video che mette in collegamento la supercupola degli uomini più ricchi del pianeta con un progetto di drastica riduzione della popolazione, da ottenersi tramite vaccini adulterati, sostanze tossiche nell’aria, nel cibo, nell’acqua e nei prodotti di uso quotidiano; guerre e privazione di risorse, per preservare il proprio dominio globale.
Non è escluso che anche la crisi mondiale vada nella stessa direzione, oltre a perseguire lo scopo di distruggere la classe media e creare pochissimi super-ricchi a fronte di un oceano di super-poveri.

Ad aggiungere elementi al possibile progetto di riduzione della popolazione, si consideri questo servizio di Presa Diretta, in cui si afferma che la sterilità umana e animale è in aumento ovunque – assieme a comportamenti omosessuali – a causa dei prodotti chimici che usiamo ogni giorno; e si guardi questo famoso video della Casaleggio Associati, in cui si profetizza una nuova guerra mondiale nel 2020 e la riduzione della popolazione mondiale a 1 miliardo di persone entro il 2040.
La Casaleggio è notoriamente un’emanazione della Camera di commercio americana in Italia e dell’Aspen Institute fondato dai Rockefeller (di cui il cofondatore Enrico Sassoon era membro di peso), quindi non è escluso che sappiano in anticipo ciò che frulla in testa alle “elite”.

Per finire consiglio questo documento sulla partnership Gates – Rockefeller nel portare avanti un progetto di sterilizzazione di massa tramite le vaccinazioni.
E ora che anche in Italia un governo di criminali illegittimi sta cercando di imporre le stesse misure utilizzate nel Terzo Mondo, non resta che reagire nel modo più violento in difesa della nostra salute e del nostro diritto alla libera scelta.

 

P.S. Non è un caso che negli ultimi anni sia stato pubblicato un best seller, “Inferno” del massone Dan Brown, che sostiene apertamente la necessità di sterilizzare la popolazione per contrastare il crescente incremento demografico.
Le “elite” sanno come abituare la gente a certe idee.

(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 10 maggio 2017)

Mentre in Francia andava in scena il suicidio tipo Lemmings di un’intera nazione (che per sfuggire alla cattivarazzistafascistanazionalista Le Pen si metteva nelle mani del ben peggiore servo dei Rothschild, del Bilderberg e della Troika, un letale mix tra Renzi e Monti; auguri ai francesi per 5 lunghissimi anni di austerità, privatizzazioni, tagli al welfare e ai salari, e sudditanza verso Berlino e Bruxelles) in Italia scoppiava il caso dei rapporti tra Ong e scafisti libici nel favorire l’immigrazione di massa dall’Africa in Europa.

Il caso è spinoso, spinosissimo, per la mole di interessi economici e politici che ruota attorno al fenomeno, e per la propaganda boldrinian-piagnona che da una parte cerca di fare leva più sul senso di solidarietà delle persone che sul loro cervello, e dall’altra silenzia nel modo più fascista il dibattito, relegando ogni legittimo dubbio e volontà di fare luce su quanto accade nel Mediterraneo alla voce “razzismo”.

Ora, che dietro all’immigrazione di massa girino montagne di soldi e interessi enormi è fatto sempre più evidente e conclamato. E’ sufficiente vedere chi finanzia pesantemente il fenomeno, ovvero il supermiliardario George Soros, noto fomentatore di colpi di Stato e rivoluzioni colorate, che è in prima linea con la sua Open society foundation nel foraggiare quelle Ong accusate dal procuratore di Catania Zuccaro, dall’agenzia europea Frontex, da servizi segreti esteri e dall’ammiraglio Credendino dell’operazione Sophia (nonché sotto inchiesta a Trapani), di andare a prelevare i clandestini quasi dalle coste della Libia per portarli in Italia (e non alle più vicine Malta e Tunisia) e di essere colluse coi trafficanti libici.
La concezione che lega Soros a queste Ong e quella di un mondo “senza frontiere” (quando sentite questa formula tremate, nella maggior parte dei casi si tratta di strumenti nelle mani dell’oligarchia globalista), che – guarda caso – corrisponde proprio all’ideologia dei neoliberisti. I neoliberisti odiano frontiere, confini, dazi e restrizioni, che si opporrebbero alla loro volontà di ricchi viziati e alla religione del “libero mercato” (o libero massacro): così si adoperano per bypassare la volontà degli Stati – quando non coincidente con la loro – attraverso altri mezzi. Nel caso italiano, con le Ong “umanitarie” le quali, con il pretesto di salvare vite, ci riempiono di immigrati alimentando e rendendo più sicuro il lavoro dei trafficanti.

Ma perché ai ricchi globalisti interessa tanto riempire l’Italia e l’Europa di africani disgraziati? Cosa ci guadagnano?
Sicuramente ci guadagnano tanta manodopera ricattabile e a prezzi stracciati, da impiegare al posto dei “choosy” lavoratori italiani ed europei , ancora legati a diritti e tutele (sebbene con le “riforme” i governi si stiano impegnando per farli a pezzi).
Poi ci guadagnano diluendo la popolazione autoctona con tanti individui difficilmente integrabili, che faranno perdere i caratteri della identità nazionale (lingua, cultura, etnia, tradizioni) per favorire quel melting pot da cui dovrebbero nascere gli Stati Uniti d’Europa (in maniera analoga agli Stati Uniti d’America: ricordate la tratta degli schiavi?). Inoltre ci guadagnano attraverso il caos, creando nazioni sempre più disomogenee ed instabili, dove viga il sospetto e la competizione di tutti contro tutti, e non possa sorgere una coscienza collettiva, un fattore unificante, che non sia quello (sempre labile) della mera appartenenza alla razza umana e degli interessi comuni.
Si potrebbe parlare di McDonaldizzazione culturale, per creare ovunque società multietniche dai gusti standardizzati, e sempre assoggettate all’oligarchia del denaro.
Infine ci guadagnano mettendo in competizione le plebi tra di loro e facendo a pezzi quella classe media che da sempre è il soggetto che può organizzare delle rivoluzioni contro il potere vigente. Così l’oligarchia finanziaria, massonica e globalista consolida e rende più duraturo il proprio predominio.

Questo per quanto riguarda le oligarchie globaliste, che poi sono quelle che sponsorizzano i partiti “democratici”, le sinistre arcobaleno (con “diritti” e propaganda Lgbt annessa) e le varie organizzazioni “senza frontiere” (ripeto, tremate).
Poi ci sono tanti altri soggetti che si giovano dell’immigrazione di massa.
Ci sono i trafficanti di uomini in Libia, che grazie alle Ong sorosiane hanno aumentato il volume di affari e la sicurezza dei propri traffici.
Ci sono le mafie nostrane, che secondo il procuratore Zuccaro hanno messo le mani sul business dell'”accoglienza” (ma già Mafia Capitale ce ne aveva dato dimostrazione).
Ci sono le cooperative rosse, che pure lucrano sui soldi pubblici legati all’accoglienza: ricordiamo il finanziatore del Pd Buzzi affermare che “con gli immigrati si fanno più soldi che con la droga”.
Ci sono i partiti “di sinistra” (quelli già citati che hanno come riferimento Soros e i Dem americani, basti vedere la visita del miliardario ebreo/ungherese a Gentiloni di qualche giorno fa) che si avvantaggiano degli immigrati promettendogli lo ius solii e portandoli a votare per loro (anche alle primarie, come si è visto).
Ci sono le multinazionali, che dispongono di forza lavoro a prezzi ridicoli e senza pretese; ci sono i caporali che li sfruttano in nero e sotto ricatto, così come la criminalità organizzata che li coinvolge nello spaccio e nella prostituzione; c’è persino la Chiesa che acquista nuovi fedeli (e si sa, per la Chiesa più sono disperati e meglio è) e che si becca anch’essa bei fondi pubblici per l’accoglienza.
E ci sono ovviamente le Ong, che godono di ingenti finanziamenti pubblici e privati per un’attività che sembra sempre più opaca. Ricordiamo ad esempio come nel Consiglio direttivo di Save the Children ci siano il figlio di De Benedetti e ben due membri della Commissione Trilaterale italiana: Andrea Guerra e Patrizia Grieco (presidente Enel). Filantropi senza dubbio.

Insomma, la mole di interessi economico-politici dietro questa nuova tratta degli schiavi mascherata da umanitarismo è enorme.
Non stupisce che le voci starnazzanti dei servi del sistema si levino a coprire chiunque sollevi legittimi dubbi su quanto sta accadendo davvero, bollandolo immediatamente come razzista, invece di contribuire a vederci chiaro.

(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 4 maggio 2017)

Tra qualche giorno i francesi dovranno scegliere il loro presidente, e sebbene Macron sia dato da tutti per vincente, bisogna insistere nel ricordare quanto una sua vittoria sarebbe disastrosa non solo per la Francia, ma anche per l’Italia e l’Europa tutta.
I motivi sono nel programma del candidato “centrista” e nella sua stretta connessione con i peggiori poteri finanziari, oligarchici e mondialisti. Vale la pena rinfrescarci la memoria:

  • Macron è un banchiere, cresciuto nella scuderia dei Rothschild (quelli che Giulietto Chiesa chiama “i padroni universali”) ed è stato il ministro dell’Economia sotto Hollande. Dunque è un becero prodotto della finanza mondialista e non certo il “nuovo che avanza” come viene venduto dai media compiacenti;
  • Macron è il pupillo di Jacques Attali, uno dei tecnocrati dietro il progetto europeo, che lo ha introdotto ai meeting del Bilderberg nel 2014, poco prima della sua (casuale) nomina a ministro dell’Economia. Attali è tristemente noto per la frase: “Cosa credeva la plebaglia europea, che l’Euro fosse stato fatto per la loro felicità”?
  • Da ministro, Macron è stato l’autore della famigerata Loi Travail, l’equivalente francese del Jobs Act renziano. E’ quindi perfettamente in linea con l’idea di “riforme” all’insegna di austerità e flessibilità del lavoro tipiche della Troika e del neoliberismo;
  • Macron è un fervente europeista, che chiede più Europa e non toccherebbe l’Euro nemmeno sotto tortura. Ogni sua promessa di riformare l’Ue per i popoli è credibile quanto quelle di Renzi;
  • In linea con i dettami di Soros, Macron non ha il minimo senso della nazione o del popolo francese; nello “spazio francese” può entrare chiunque e le tradizioni e culture locali non hanno alcun peso. Così via all’immigrazione selvaggia, alla globalizzazione senza regole, alla distruzione delle identità nazionali, all’islamizzazione progressiva dell’Europa: tutto ciò che andrebbe combattuto e regolato verrebbe invece rafforzato all’ennesima potenza;
  • Macron si è espresso più volte contro Putin e per l’intervento francese in Siria, per la felicità della Nato e dei guerrafondai del financial-military-industrial complex;
  • Macron è – come Hillary Clinton – appoggiato da tutti i principali partiti francesi, dai “mercati” (leggasi speculatori finanziari), da Obama, da Juncker, dalla Merkel, dai media “politicamente corretti”: in poche parole, dall’establishment.

Per questi motivi Macron rappresenta tutto ciò contro cui i sovranisti, populisti, anticapitalisti, antiliberisti e antimperialisti dovrebbero scagliarsi. Invece questo clamoroso pupazzo delle oligarchie è dato per vincente. Perché?
Perché dall’altra parte c’è Marine Le Pen. La “fascista”, “razzista”, “populista” Le Pen.
E tanto basta a molti moderati e “populisti di sinistra” (che magari condividono l’80% del suo programma, come testimonia l’exploit di Mèlenchon) per votare Macron o – al limite – astenersi.

Se si guarda al programma della Le Pen si noterà infatti come molte misure sono volte proprio a contrastare la desovranizzazione degli Stati nazionali messi in opera dal capitale finanziario da anni.
La Le Pen vuole un referendum sull’uscita dalla Ue; il ritorno al franco mantenendo una moneta per gli scambi internazionali tipo l’Ecu; dare priorità ai francesi sulle prestazioni sociali, instaurare un tetto massimo per gli immigrati ed espellere gli stranieri vicini alle organizzazioni radicali (e Dio sa quanto la Francia ne avrebbe bisogno); è per il dialogo con Putin e l’uscita dalla Nato; è per il rifiuto dei trattati neoliberisti quali Ttip e Ceta, per l’abolizione della Loi Travail e per l’adozione di misure protezioniste in economia; è – in definitiva – per il recupero delle sovranità nazionali e per la lotta ai desiderata dei grandi gruppi finanziari e industriali mondialisti. Esattamente ciò di cui si ha bisogno in questo momento, e su cui anche la sinistra “populista” potrebbe essere d’accordo se si esclude il divisivo tema dell’immigrazione di massa (come se pure questo non fosse un fenomeno sospinto dai globalisti come Soros, e in questi giorni particolarmente caldo per l’emergere di crescenti sospetti e prove della collusione tra scafisti libici e Ong “umanitarie”).

Insomma, le chiacchiere stanno a zero: chi vuole contrastare lo strapotere finanziario neoliberista, in Francia deve votare (o tifare) Le Pen. Non farlo significa consegnare l’Europa al dominio dei banchieri, della Troika, delle oligarchie psicopatiche e guerrafondaie, e dell’austerità perenne.