Category: Poteri Occulti


(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” l’8 gennaio 2018)

In che modo l’immigrazione di massa si lega ai piani dell’oligarchia globalista?
Sembrano fenomeni distanti, invece sono più collegati di quanto si creda.

1) L’immigrazione di massa è funzionale al sistema Euro, un sistema nel quale gli shock economici, non potendo svalutare la moneta, si scaricano sul costo del lavoro.
E come si svaluta meglio il lavoro, se non importando masse di disgraziati dal Terzo Mondo che lavorino come schiavi al posto dei “choosy bamboccioni” italiani (che nel frattempo fuggono a Londra o Berlino)? Con questo procedimento si aumentano anche i profitti dei “padroni”, mentre i diritti dei lavoratori vengono fatti a pezzi.

2) I super-ricchi globalisti hanno da tempo decretato la fine del welfare state e del ceto medio, soggetto che da sempre porta avanti le rivoluzioni in forme più o meno massoniche.
Per cui stanno congegnando una società mondiale composta di pochi neofaraoni e di sterminate plebi a malapena in grado di sopravvivere. In mezzo solo qualche burocrate e colletto bianco necessario, tanto più ricco quanto più funzionale all’oligarchia.
L’immigrazione, con la crisi e le regole Ue, serve a favorire questo processo di immiserimento delle masse e distruzione del ceto medio, spingendo la concorrenza al ribasso.

3) L’elite globalista odia le identità culturali specifiche nazionali e locali, che cerca di distruggere e omologare nel grande calderone del mercato globale. Per questo odia e cerca di rovesciare ogni governo nazionalista e identitario, che cerchi di fare solo gli interessi del popolo che lo ha democraticamente eletto. L’immigrazione sregolata serve anche a questo: far perdere ad un popolo i suoi caratteri culturali e tradizionali specifici, per sostituirlo con un minestrone multiculturale, più docile e malleabile.
Nel caso dell’Europa, questo serve anche per far ingoiare agli europei un Superstato europeo (gli Stati Uniti d’Europa, analogo degli Usa) e successivamente un superstato mondiale.
Il credo economico di questi superstati è ovviamente il libero mercato, il neoliberismo, mentre ogni Stato sovrano può legittimamente decidere di riprendersi le sue sovranità e imporre politiche protezioniste, a discapito degli interessi delle grandi multinazionali.

4) La totale e libera circolazione di merci, servizi, capitali e persone (lavoratori/schiavi) è uno dei cardini del neoliberismo e dell’Unione Europea, ed è uno dei principali fattori di concentrazione della ricchezza in poche mani e distruzione della classe media.
I bravi fessi No borders e Più Europa, stile Bonino e centri sociali, stanno lavorando per l’agenda dei super-ricchi del pianeta e non, come forse credono, per aiutare i poveracci.
Se volessero veramente aiutare i poveracci, dovrebbero andare in Africa, continente ricchissimo, e aiutare quei popoli a nazionalizzare le proprie risorse, eleggendo governi – guarda un po’ – nazionalisti e sovranisti.

5) Per avere la conferma che l’immigrazione di massa in Italia e Europa è voluta e scatenata dal potere finanziario, oligarchico e globalista, si prenda – oltre all’arcinoto George Soros – questo fantastico personaggio.
Peter Sutherland, collegato a Goldman Sachs, Trilaterale, Bilderberg, Onu, Unione Europea, sionisti e Vaticano, uno che dopo il referendum sulla Brexit ha twittato: “Questo risultato va ribaltato, in un modo o nell’altro“, bene, questo individuo ha detto:
“Il problema sono le popolazioni che ancora coltivano un senso della loro omogeneità e differenza dagli altri. Ed è precisamente questo che l’Unione Europea, a mio parere, deve fare di tutto per erodere”. E ancora: “L’Unione Europea deve fare del suo meglio per minare l’omogeneità dei suoi stati membri”.
Capito? Per far funzionare Euro e Unione Europea, bisogna distruggere le identità nazionali.
A questo serve la retorica “No borders”, dell’accoglienza illimitata, e il lavoro incessante delle Ong che, come si può leggere in questo articolo, lavorano per le stesse elite sovranazionali.

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(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 24 dicembre 2017)

Nel post precedente si accennava al fatto che la politica “No alleanze” del M5S avrebbe portato a un nuovo governo di larghe intese. Ora la situazione si è evoluta, ma in peggio.
Mentre il M5S continua a scartare quell’alleanza che gli permetterebbe di governare e opporsi REALMENTE all’Eurodittatura (quella con Lega e Fratelli d’Italia, costringendo di fatto i due partiti a correre con Forza Italia per vincere), adesso da Di Maio arriva un’apertura netta a un accordo post-voto con un Pd derenzizzato e con Liberi e Uguali, il partito di Boldrini e Grasso.
In pratica, un accordo che sostituirebbe al governo renziano un nuovo governo di centrosinistra, del tutto identico negli intenti a quello in carica: l’Europa ovviamente non sarebbe messa in discussione, così come le politiche di accoglienza indiscriminata.
Basti vedere come Di Maio si sia affrettato negli ultimi tempi a dichiarare che uscire dall’Euro “non è l’obiettivo del M5S“. Si faceva per scherzare, insomma.
Il potere mondialista farebbe, tramite questa nuova coalizione, ciò che ha fatto negli ultimi anni con Renzi e compagni.

La prospettiva è più concreta di quanto si possa pensare: se il centrodestra unito non dovesse arrivare ad avere la maggioranza dei seggi in Parlamento (al momento è al 36%, ma deve arrivare al 40 per essere al sicuro), e se non dovessero arrivare stampelle da sinistra verso un governo a trazione FI-Lega, il mandato potrebbe essere assegnato da Mattarella alla coalizione su citata. Un nuovo e più sofisticato colpo di Stato ai danni della destra – più o meno – nazionalista e del popolo italiano, dopo quello del 2011.

Per scongiurare questa prospettiva occorre votare in massa per la coalizione di centrodestra, chiedendo ai suoi leader di insistere su questi punti:

  • Uscire dall’Euro e, se le regole non cambiano in fretta, anche dall’Unione Europea, disapplicando tutti i suoi trattati. Su questo, la ricetta Borghi sembra meritevole di essere appoggiata;
  • Abrogare il pareggio di bilancio dalla Costituzione;
  • Fermare nel modo più deciso l’immigrazione incontrollata, in particolare quella islamica;
  • Abrogare la legge Lorenzin sui vaccini, ripristinando la normativa pre-De Lorenzo;
  • Istituire politiche di piena occupazione o sussidi per disoccupati e precari involontari, come del resto previsto dalla Costituzione, attraverso spesa pubblica con moneta di PROPRIETA’ STATALE. Questo incentiverà anche la natalità degli italiani, altro che importare disgraziati dall’Africa.

Pretendete dalla coalizione di centrodestra che porti avanti questo programma.
Votate M5S solo se garantisce un’alleanza / accordo post voto con la Lega in funzione anti-Euro e anti-immigrazione.
Ma poiché questo nel 95% dei casi non accadrà, votate a destra e sperate che Salvini e co. abbiano la maggioranza dei seggi in Parlamento. Lui e Berlusconi restano, con tutti i limiti del caso, i personaggi più indigesti all’oligarchia globalista tra quelli che ce la possono fare.

(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 19 novembre 2017)

Su questo sito abbiamo caldeggiato più volte un’alleanza “populista” tra 5 Stelle, Lega e Fratelli d’Italia, con lo scopo principale di attuare la linea più dura possibile verso Euro e Ue, fermare l’immigrazione di massa, cancellare il pareggio di bilancio dalla Costituzione, stracciare trattati come il Ceta e il Fiscal Compact, abrogare la orrenda legge Lorenzin sui vaccini e attuare politiche il più sovraniste possibile.
L’occasione delle prossime politiche è ghiottissima per fare un Parlamento e un governo profondamente euroscettici, inoltre – sondaggi alla mano – una simile alleanza garantirebbe una maggioranza e un governo stabili.
Ma la ostinazione del M5S a rifiutare ogni alleanza e la vittoria in Sicilia hanno  resuscitato Berlusconi e ricompattato il centrodestra, nonostante le evidenti differenze di vedute su temi centrali tra Salvini e il leader di Forza Italia.
Si prospetta quindi un nuovo scontro a tre (o a quattro, se il centrosinistra si presenterà frammentato) con il centrodestra favorito. Senza alleanze né accordi post-voto, il M5S replicherà il risultato del 2013, giungendo terzo dietro le due grandi coalizioni (i sondaggi lo danno sotto il 30%, e per avere la maggioranza in Parlamento dovrebbe superare il 40%), e si consegnerà nuovamente all’opposizione e quindi all’insignificanza politica. Nel giro di pochi mesi molti elettori delusi lo abbandoneranno, ridimensionandolo in modo considerevole. Sarà assolta così la funzione di gatekeeper del Mò Vi Mento: sterilizzare la protesta portandola su un binario morto.
Considerato questo, la vittoria del centrodestra sarà il male minore.
Di fronte a un Pd vergognosamente prono ai diktat dell’Ue, delle banche d’affari, di Soros, e di fronte alle prese in giro di un M5S che, da movimento di protesta, si è trasformato in un partito pro-Ue, pro-Usa, pro-Nato, pro-Alde, pro-Trilaterale, pro-neoliberismo e che non sembra avere alcuna intenzione di governare, il ritorno del centrodestra potrebbe significare – almeno in potenza – politiche meno accondiscendenti nei confronti di Bruxelles, migliori rapporti con la Russia, politiche di protezione verso gli italiani e il Made in Italy, stop all’immigrazione clandestina. Già questo sarebbe soddisfacente dopo lo sfacelo causato da Renzi e compagni.
La prima incognita è chiaramente l’entità di un’eventuale vittoria del centrodestra. Per avere la maggioranza – come detto – Salvini, Meloni e Berlusconi dovrebbero ottenere circa il 40%, una soglia non impossibile dopo il trionfo in Sicilia e visti i sondaggi.
La seconda è nei rapporti tra Berlusconi e i suoi alleati. Se Salvini e Meloni hanno atteggiamenti dichiaratamente ostili verso l’Ue, Silvio sembra molto (troppo) conciliante, anche per via della sentenza in arrivo dalla Corte europea dei diritti umani sulla legge Severino, necessaria al Cavaliere per poter tornare in campo da protagonista. E mentre Borghi sbugiarda il falso problema del debito pubblico, Brunetta ripete in modo sconfortante i triti dogmi neoliberisti (privatizzare, tagliare la spesa pubblica, rientrare nei conti e bla bla). Contrasti che probabilmente si sarebbero riproposti anche nel caso di una ipotetica alleanza Lega-M5S, dato che il Mò Vi Mento trabocca di neoliberisti bocconiani, tra cui lo stesso Davide Casaleggio e il celebre (famigerato, meglio) David Borrelli.
Non resta che stare a vedere: di certo, in caso di affermazione secca del centrodestra, vedremo ricomparire in scena l’arnese infernale dello spread, le agenzie di rating e strane manovre delle banche d’affari, oltre ai soliti scandali mediatico-giudiziari ad orologeria, come accadde nel 2011. E questo starà a dimostrare come alle elite globaliste risulti molto più indigesto un governo di centrodestra che uno di centrosinistra. E forse anche di uno (altamente improbabile) del M5S.

(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 24 luglio 2017)

Nei post precedenti ci siamo soffermati sia sul folle decreto vaccini di quella psicopatica della Lorenzin (o dovremmo dire De Lorenzin), sia sul rapporto tra popolazione e risorse, sottolineando come per il futuro del pianeta e del genere umano sia necessario rivedere l’impatto dell’uomo sull’ambiente.
Bene, viene fuori che i supermiliardari del pianeta sono già da anni al lavoro su queste tematiche, ma non certo in un modo piacevole per il resto dell’umanità.

E’ noto il discorso di David Rockefeller all’Onu, con cui il fondatore di Bilderberg e Trilaterale chiedeva di stabilizzare o ridurre la popolazione mondiale. Meno note sono le parole più recenti di Bill Gates (anche lui al meeting Bilderberg del 2010), con cui il capo della Microsoft ha affermato di “amare i vaccini” perché “diminuiscono la crescita della popolazione“.
Gates non ha detto queste parole durante consessi segreti, ma serenamente, in pubblico e in più occasioni (almeno 4). Guardare questo video per credere.

Ora, che un supermiliardario che finanzia i programmi di vaccinazione in tutto il mondo – spesso in partnership proprio con quella GlaxoSmithKline che produrrà i vaccini per l’Italia – affermi che i vaccini “riducono la crescita della popolazione” vuol dire solo una cosa: che i vaccini o ammazzano, o sterilizzano, o rendono gravemente handicappati al punto da non permettere l’atto riproduttivo.
E in effetti c’è una lunga serie di contenziosi in tutto il mondo tra i vaccini finanziati dalla Gates Foundation e prodotti dalla Glaxo e le popolazioni colpite dai loro effetti collaterali.
In Kenia medici e vescovi locali hanno accusato i vaccini somministrati dall’Oms e dal governo di rendere le donne sterili. Con la stessa accusa i vaccini sono stati ritirati dalla Nigeria.
In India, Pakistan e altri Paesi, ai vaccini finanziati dai Gates e dalla Rockefeller Foundation sono stati attribuiti numerosi decessi infantili e disabilità. Una delle accuse più frequenti è stata quella di aver iniettato vaccini non adeguatamente sperimentati, utilizzando i bambini come cavie e senza un vero consenso informato. In India il vaccino incriminato era il Cervarix anti papilloma-virus della Glaxo.
Continuando con i rapporti tra Gates e la Glaxo, nel 2012 il supermiliardario venne coinvolto in uno scandalo, perché un suo dipendente, Tachi Yamada, fu accusato dal Senato Usa di aver perseguitato un medico che avrebbe messo in luce gli effetti collaterali di alcuni medicinali della compagnia farmaceutica. L’azienda venne condannata ad una megamulta di 3 miliardi di dollari per condotta fraudolenta.
Gates ha finanziato numerosi progetti di vaccinazione della Glaxo, come si evince dal sito della Gates Foundation, ad esempio qui e qui.

Ma Gates non è solo un convinto sostenitore dei programmi di vaccinazione: è anche un convinto eugenista e possiede oltre 500mila azioni della Monsanto, la azienda agroalimentare più cattiva al mondo, leader nel settore degli Ogm e delle cause ai produttori di cibo biologico.
Gates e Rockefeller condividono la propria passione per la riduzione della popolazione con Ted Turner, altro membro dell’elite dei super-ricchi e proprietario della Cnn, che ha affermato che una popolazione globale di 2 miliardi di persone sarebbe l’ideale.
Ciò equivale a sterminare qualcosa come 5 miliardi di persone.
Per chi capisce l’inglese, consiglio vivamente questo video che mette in collegamento la supercupola degli uomini più ricchi del pianeta con un progetto di drastica riduzione della popolazione, da ottenersi tramite vaccini adulterati, sostanze tossiche nell’aria, nel cibo, nell’acqua e nei prodotti di uso quotidiano; guerre e privazione di risorse, per preservare il proprio dominio globale.
Non è escluso che anche la crisi mondiale vada nella stessa direzione, oltre a perseguire lo scopo di distruggere la classe media e creare pochissimi super-ricchi a fronte di un oceano di super-poveri.

Ad aggiungere elementi al possibile progetto di riduzione della popolazione, si consideri questo servizio di Presa Diretta, in cui si afferma che la sterilità umana e animale è in aumento ovunque – assieme a comportamenti omosessuali – a causa dei prodotti chimici che usiamo ogni giorno; e si guardi questo famoso video della Casaleggio Associati, in cui si profetizza una nuova guerra mondiale nel 2020 e la riduzione della popolazione mondiale a 1 miliardo di persone entro il 2040.
La Casaleggio è notoriamente un’emanazione della Camera di commercio americana in Italia e dell’Aspen Institute fondato dai Rockefeller (di cui il cofondatore Enrico Sassoon era membro di peso), quindi non è escluso che sappiano in anticipo ciò che frulla in testa alle “elite”.

Per finire consiglio questo documento sulla partnership Gates – Rockefeller nel portare avanti un progetto di sterilizzazione di massa tramite le vaccinazioni.
E ora che anche in Italia un governo di criminali illegittimi sta cercando di imporre le stesse misure utilizzate nel Terzo Mondo, non resta che reagire nel modo più violento in difesa della nostra salute e del nostro diritto alla libera scelta.

 

P.S. Non è un caso che negli ultimi anni sia stato pubblicato un best seller, “Inferno” del massone Dan Brown, che sostiene apertamente la necessità di sterilizzare la popolazione per contrastare il crescente incremento demografico.
Le “elite” sanno come abituare la gente a certe idee.

(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 10 maggio 2017)

Mentre in Francia andava in scena il suicidio tipo Lemmings di un’intera nazione (che per sfuggire alla cattivarazzistafascistanazionalista Le Pen si metteva nelle mani del ben peggiore servo dei Rothschild, del Bilderberg e della Troika, un letale mix tra Renzi e Monti; auguri ai francesi per 5 lunghissimi anni di austerità, privatizzazioni, tagli al welfare e ai salari, e sudditanza verso Berlino e Bruxelles) in Italia scoppiava il caso dei rapporti tra Ong e scafisti libici nel favorire l’immigrazione di massa dall’Africa in Europa.

Il caso è spinoso, spinosissimo, per la mole di interessi economici e politici che ruota attorno al fenomeno, e per la propaganda boldrinian-piagnona che da una parte cerca di fare leva più sul senso di solidarietà delle persone che sul loro cervello, e dall’altra silenzia nel modo più fascista il dibattito, relegando ogni legittimo dubbio e volontà di fare luce su quanto accade nel Mediterraneo alla voce “razzismo”.

Ora, che dietro all’immigrazione di massa girino montagne di soldi e interessi enormi è fatto sempre più evidente e conclamato. E’ sufficiente vedere chi finanzia pesantemente il fenomeno, ovvero il supermiliardario George Soros, noto fomentatore di colpi di Stato e rivoluzioni colorate, che è in prima linea con la sua Open society foundation nel foraggiare quelle Ong accusate dal procuratore di Catania Zuccaro, dall’agenzia europea Frontex, da servizi segreti esteri e dall’ammiraglio Credendino dell’operazione Sophia (nonché sotto inchiesta a Trapani), di andare a prelevare i clandestini quasi dalle coste della Libia per portarli in Italia (e non alle più vicine Malta e Tunisia) e di essere colluse coi trafficanti libici.
La concezione che lega Soros a queste Ong e quella di un mondo “senza frontiere” (quando sentite questa formula tremate, nella maggior parte dei casi si tratta di strumenti nelle mani dell’oligarchia globalista), che – guarda caso – corrisponde proprio all’ideologia dei neoliberisti. I neoliberisti odiano frontiere, confini, dazi e restrizioni, che si opporrebbero alla loro volontà di ricchi viziati e alla religione del “libero mercato” (o libero massacro): così si adoperano per bypassare la volontà degli Stati – quando non coincidente con la loro – attraverso altri mezzi. Nel caso italiano, con le Ong “umanitarie” le quali, con il pretesto di salvare vite, ci riempiono di immigrati alimentando e rendendo più sicuro il lavoro dei trafficanti.

Ma perché ai ricchi globalisti interessa tanto riempire l’Italia e l’Europa di africani disgraziati? Cosa ci guadagnano?
Sicuramente ci guadagnano tanta manodopera ricattabile e a prezzi stracciati, da impiegare al posto dei “choosy” lavoratori italiani ed europei , ancora legati a diritti e tutele (sebbene con le “riforme” i governi si stiano impegnando per farli a pezzi).
Poi ci guadagnano diluendo la popolazione autoctona con tanti individui difficilmente integrabili, che faranno perdere i caratteri della identità nazionale (lingua, cultura, etnia, tradizioni) per favorire quel melting pot da cui dovrebbero nascere gli Stati Uniti d’Europa (in maniera analoga agli Stati Uniti d’America: ricordate la tratta degli schiavi?). Inoltre ci guadagnano attraverso il caos, creando nazioni sempre più disomogenee ed instabili, dove viga il sospetto e la competizione di tutti contro tutti, e non possa sorgere una coscienza collettiva, un fattore unificante, che non sia quello (sempre labile) della mera appartenenza alla razza umana e degli interessi comuni.
Si potrebbe parlare di McDonaldizzazione culturale, per creare ovunque società multietniche dai gusti standardizzati, e sempre assoggettate all’oligarchia del denaro.
Infine ci guadagnano mettendo in competizione le plebi tra di loro e facendo a pezzi quella classe media che da sempre è il soggetto che può organizzare delle rivoluzioni contro il potere vigente. Così l’oligarchia finanziaria, massonica e globalista consolida e rende più duraturo il proprio predominio.

Questo per quanto riguarda le oligarchie globaliste, che poi sono quelle che sponsorizzano i partiti “democratici”, le sinistre arcobaleno (con “diritti” e propaganda Lgbt annessa) e le varie organizzazioni “senza frontiere” (ripeto, tremate).
Poi ci sono tanti altri soggetti che si giovano dell’immigrazione di massa.
Ci sono i trafficanti di uomini in Libia, che grazie alle Ong sorosiane hanno aumentato il volume di affari e la sicurezza dei propri traffici.
Ci sono le mafie nostrane, che secondo il procuratore Zuccaro hanno messo le mani sul business dell'”accoglienza” (ma già Mafia Capitale ce ne aveva dato dimostrazione).
Ci sono le cooperative rosse, che pure lucrano sui soldi pubblici legati all’accoglienza: ricordiamo il finanziatore del Pd Buzzi affermare che “con gli immigrati si fanno più soldi che con la droga”.
Ci sono i partiti “di sinistra” (quelli già citati che hanno come riferimento Soros e i Dem americani, basti vedere la visita del miliardario ebreo/ungherese a Gentiloni di qualche giorno fa) che si avvantaggiano degli immigrati promettendogli lo ius solii e portandoli a votare per loro (anche alle primarie, come si è visto).
Ci sono le multinazionali, che dispongono di forza lavoro a prezzi ridicoli e senza pretese; ci sono i caporali che li sfruttano in nero e sotto ricatto, così come la criminalità organizzata che li coinvolge nello spaccio e nella prostituzione; c’è persino la Chiesa che acquista nuovi fedeli (e si sa, per la Chiesa più sono disperati e meglio è) e che si becca anch’essa bei fondi pubblici per l’accoglienza.
E ci sono ovviamente le Ong, che godono di ingenti finanziamenti pubblici e privati per un’attività che sembra sempre più opaca. Ricordiamo ad esempio come nel Consiglio direttivo di Save the Children ci siano il figlio di De Benedetti e ben due membri della Commissione Trilaterale italiana: Andrea Guerra e Patrizia Grieco (presidente Enel). Filantropi senza dubbio.

Insomma, la mole di interessi economico-politici dietro questa nuova tratta degli schiavi mascherata da umanitarismo è enorme.
Non stupisce che le voci starnazzanti dei servi del sistema si levino a coprire chiunque sollevi legittimi dubbi su quanto sta accadendo davvero, bollandolo immediatamente come razzista, invece di contribuire a vederci chiaro.

(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 4 maggio 2017)

Tra qualche giorno i francesi dovranno scegliere il loro presidente, e sebbene Macron sia dato da tutti per vincente, bisogna insistere nel ricordare quanto una sua vittoria sarebbe disastrosa non solo per la Francia, ma anche per l’Italia e l’Europa tutta.
I motivi sono nel programma del candidato “centrista” e nella sua stretta connessione con i peggiori poteri finanziari, oligarchici e mondialisti. Vale la pena rinfrescarci la memoria:

  • Macron è un banchiere, cresciuto nella scuderia dei Rothschild (quelli che Giulietto Chiesa chiama “i padroni universali”) ed è stato il ministro dell’Economia sotto Hollande. Dunque è un becero prodotto della finanza mondialista e non certo il “nuovo che avanza” come viene venduto dai media compiacenti;
  • Macron è il pupillo di Jacques Attali, uno dei tecnocrati dietro il progetto europeo, che lo ha introdotto ai meeting del Bilderberg nel 2014, poco prima della sua (casuale) nomina a ministro dell’Economia. Attali è tristemente noto per la frase: “Cosa credeva la plebaglia europea, che l’Euro fosse stato fatto per la loro felicità”?
  • Da ministro, Macron è stato l’autore della famigerata Loi Travail, l’equivalente francese del Jobs Act renziano. E’ quindi perfettamente in linea con l’idea di “riforme” all’insegna di austerità e flessibilità del lavoro tipiche della Troika e del neoliberismo;
  • Macron è un fervente europeista, che chiede più Europa e non toccherebbe l’Euro nemmeno sotto tortura. Ogni sua promessa di riformare l’Ue per i popoli è credibile quanto quelle di Renzi;
  • In linea con i dettami di Soros, Macron non ha il minimo senso della nazione o del popolo francese; nello “spazio francese” può entrare chiunque e le tradizioni e culture locali non hanno alcun peso. Così via all’immigrazione selvaggia, alla globalizzazione senza regole, alla distruzione delle identità nazionali, all’islamizzazione progressiva dell’Europa: tutto ciò che andrebbe combattuto e regolato verrebbe invece rafforzato all’ennesima potenza;
  • Macron si è espresso più volte contro Putin e per l’intervento francese in Siria, per la felicità della Nato e dei guerrafondai del financial-military-industrial complex;
  • Macron è – come Hillary Clinton – appoggiato da tutti i principali partiti francesi, dai “mercati” (leggasi speculatori finanziari), da Obama, da Juncker, dalla Merkel, dai media “politicamente corretti”: in poche parole, dall’establishment.

Per questi motivi Macron rappresenta tutto ciò contro cui i sovranisti, populisti, anticapitalisti, antiliberisti e antimperialisti dovrebbero scagliarsi. Invece questo clamoroso pupazzo delle oligarchie è dato per vincente. Perché?
Perché dall’altra parte c’è Marine Le Pen. La “fascista”, “razzista”, “populista” Le Pen.
E tanto basta a molti moderati e “populisti di sinistra” (che magari condividono l’80% del suo programma, come testimonia l’exploit di Mèlenchon) per votare Macron o – al limite – astenersi.

Se si guarda al programma della Le Pen si noterà infatti come molte misure sono volte proprio a contrastare la desovranizzazione degli Stati nazionali messi in opera dal capitale finanziario da anni.
La Le Pen vuole un referendum sull’uscita dalla Ue; il ritorno al franco mantenendo una moneta per gli scambi internazionali tipo l’Ecu; dare priorità ai francesi sulle prestazioni sociali, instaurare un tetto massimo per gli immigrati ed espellere gli stranieri vicini alle organizzazioni radicali (e Dio sa quanto la Francia ne avrebbe bisogno); è per il dialogo con Putin e l’uscita dalla Nato; è per il rifiuto dei trattati neoliberisti quali Ttip e Ceta, per l’abolizione della Loi Travail e per l’adozione di misure protezioniste in economia; è – in definitiva – per il recupero delle sovranità nazionali e per la lotta ai desiderata dei grandi gruppi finanziari e industriali mondialisti. Esattamente ciò di cui si ha bisogno in questo momento, e su cui anche la sinistra “populista” potrebbe essere d’accordo se si esclude il divisivo tema dell’immigrazione di massa (come se pure questo non fosse un fenomeno sospinto dai globalisti come Soros, e in questi giorni particolarmente caldo per l’emergere di crescenti sospetti e prove della collusione tra scafisti libici e Ong “umanitarie”).

Insomma, le chiacchiere stanno a zero: chi vuole contrastare lo strapotere finanziario neoliberista, in Francia deve votare (o tifare) Le Pen. Non farlo significa consegnare l’Europa al dominio dei banchieri, della Troika, delle oligarchie psicopatiche e guerrafondaie, e dell’austerità perenne.

(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” l’8 aprile 2017)

E’ confortante vedere l’establishment euro-atlantico (o dovremmo dire una manica di guerrafondai fuori di testa ossessionati da Putin) applaudire finalmente alla presidenza Trump solo dopo il suo primo bombardamento sulla Siria. Viva soddisfazione di Killary Clinton, dell’alcolizzato Juncker, del conte-maggiordomo Gentiloni Mazzanti, e di tutta quella insopportabile pletora di idioti piddini, europeisti, Nato-fanatici che quotidianamente bercia su giornali, radio, tv e internet, incitando alla guerra aperta con Assad e poi magari a una bella guerra mondiale con la Russia.
Tanto poi a morire sono sempre i figli degli altri, mica i loro. Quindi chissenefrega e ben venga il precipitare degli eventi.

Poco importa che buona parte delle informazioni sul presunto “attacco chimico” di Assad venga dal mitico “Osservatorio siriano per i diritti umani”, consistente in un tizio che da Londra combatte la sua guerra dell’informazione contro il presidente siriano al servizio dell’intelligence britannica. Ricorda un po’ il Site di Rita Katz, una sionista che viene presa come vangelo dai media quando si parla di terrorismo islamico (salvo poi il venire fuori di evidenti manipolazioni).
E poco importa che la versione data dai russi (l’aviazione siriana avrebbe colpito un deposito di armi chimiche dei ribelli) sia stata frettolosamente esclusa da tutti i media e politici occidentali, senza neanche uno straccio d’inchiesta.
Tutti si sono sperticati ad elogiare l’attacco. Massa di idioti.
Del resto, lo diceva il giornalista tedesco Udo Ulfkotte che praticamente tutti i grandi media occidentali lavorano per la Cia, e quindi per la Nato. Ne abbiamo avuto la prova.

Ad instillare un minimo di dubbio nei nostrani mezzi di comunicazione non è servito ricordare come il gas Sarin fosse stato fornito da Obama e la Clinton ai ribelli siriani già nel 2013, e come Assad fosse stato già incolpato e poi scagionato per un presunto attacco analogo. E neppure sono servite le osservazioni di alcuni esperti, tra cui un italiano del Cnr, che hanno sollevato grandi obiezioni sul fatto che il gas usato fosse realmente il Sarin, data la mancanza di protezioni dei soccorritori.
Per non parlare delle armi di distruzione di massa sbandierate dagli Usa (e mai rinvenute) prima degli attacchi ad Iraq e Libia.
E pensare che persino alcuni commentatori del mainstream avevano giudicato “illogico” l’uso di armi chimiche da parte di Assad, in un contesto in cui la vittoria in Siria era praticamente a portata di mano.
Per cui le possibilità sono due: o il presidente siriano ha fatto una mossa incredibilmente stupida, illogica e autolesionista, o la versione russa dell’attacco a un deposito di armi chimiche ribelli è corretta.

Adesso invece il rischio di scivolare verso una guerra su larga scala è più presente che mai, per la gioia di personaggi come la Clinton e John McCain, già accusato da Trump in precedenza di voler “scatenare la terza guerra mondiale“.
Indubbiamente Trump è stato accerchiato dai falchi dell’establishment. Prima sono riusciti a costringere alle dimissioni il generale Flynn, accusato di connivenze con la Russia. Poi hanno ottenuto le dimissioni dal Consiglio di sicurezza nazionale di Stephen Bannon, il suo consigliere politico/strategico. Quindi l’attacco.
Per questo, molti analisti ritengono che il bombardamento sia stato effettuato più in chiave di politica interna (difendersi dalle accuse dei suoi detrattori, o addirittura da chiare minacce e ricatti) che in chiave di politica estera.

Secondo il giornalista Giulietto Chiesa, Trump ha avuto contro in questi mesi di presidenza sia la Cia che l’Fbi e l’Nsa, che sicuramente non hanno agevolato il suo compito. Chiesa ha anche affermato che la Cia, che a suo parere controlla i servizi segreti di tutto l’Occidente, non risponde più al presidente americano, ma a soggetti privati. E’ facile vedere in questi “soggetti privati” quel Deep State, o complesso finanziario-militare-industriale, che sembra sempre più chiaramente il detentore del vero potere. Si potrebbe aggiungere, riunito in logge massoniche sovranazionali.
E ora che il presidente “filorusso” sembra essere stato normalizzato, non resta che pregare per quel che ci riserva il futuro.

P.s. Un’ennesima nota di vergogna per l’Occidente anche in seguito alla strage di San Pietroburgo. Giornalisti ultra-mainstream si sono scoperti improvvisamente complottisti e i principali monumenti europei non hanno manifestato il minimo segno di solidarietà come per gli altri attentati. Al peggio non c’è mai fine.

(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 22 marzo 2017)

Lo scorso 20 marzo, in coincidenza con l’Equinozio di Primavera, è scomparso David Rockefeller, uno dei grandi burattinai della finanza globale. I media, come previsto, si sono affrettati a definirlo un “filantropo” (stessa definizione usata per descrivere George Soros, altro squalo dell’alta finanza), come se qualche ricca donazione cosmetica possa mascherare i danni compiuti nei confronti dei popoli di tutto il mondo.

Sì. perché Rockefeller è stato uno degli uomini più attivi nel promuovere una forma di governo ombra mondiale, composto da ricchissimi membri dell’elite finanziaria e industriale, in grado di condizionare in modo decisivo la politica, i principali media, la cultura e la società, attraverso una fitta rete di collaboratori che non hanno fatto altro che portare avanti la loro agenda antidemocratica e autoreferenziale.

Rockefeller, oltre ad essere un ricchissimo membro della più importante famiglia di petrolieri al mondo, e capo della superbanca Chase Manhattan Bank (poi divenuta JpMorgan Chase), è stato il fondatore del Gruppo Bilderberg e della Commissione Trilaterale, due delle associazioni mondialiste di carattere paramassonico più celebri e influenti, ai meeting delle quali hanno partecipato personaggi di spicco di ogni parte del globo.
Come abbiamo già sottolineato in questo articolo, i più importanti uomini politici della storia italiana recente sono passati dai meeting di queste organizzazioni: Mario Monti è stato presidente della Commissione Trilaterale per l’Europa; Enrico Letta è stato membro della CT così come l’ex ministro Guidi; Boschi e Gentiloni erano tra i partecipanti all’ultimo meeting della Trilaterale a Roma assieme alla presidente Rai Monica Maggioni, che è addirittura presidente della Commissione Trilaterale Italia; Lilli Gruber è presenza fissa ai meeting Bilderberg.

Insomma, un intreccio tra governo, media mainstream e queste organizzazioni private sovranazionali che dovrebbe perlomeno allarmare. E invece tutto è scivolato via, senza troppo clamore. Perché ciò che non viene detto, è che l’agenda di questi club è dichiaratamente antidemocratica e iperliberista.

Rockefeller e Kissinger, attraverso queste organizzazioni, hanno sempre cercato di reclutare esecutori per fare gli interessi degli Usa, quelli della grande finanza e dell’industria petrolifera, in primis. E per portare avanti un disegno di dominio globale.
Non è un caso che tra le file della Trilaterale ci siano anche l’ex governatore della Bce, Jean Claude Trichet, ora presidente europeo della CT (ruolo prima ricoperto da Mario Monti) e gli ex governatori della Federal Reserve Alan Greenspan e Paul Volcker.
Come dire che, oltre a decidere i primi ministri, Rockefeller riusciva a piazzare i suoi uomini anche ai vertici delle ben più prestigiose istituzioni monetarie.

Agli incontri annuali del Gruppo Bilderberg, invece, hanno partecipato negli anni  nomi italiani ben noti come quelli di Mario Draghi, Romano Prodi, Enrico Letta, Carlo De Benedetti, Lilli Gruber, John Elkann, Gianni Agnelli e il solito Mario Monti.
Per l’estero ricordiamo il neoeletto premier olandese Mark Rutte, il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, l’ex presidente della Commissione Europea José Barroso.

Secondo Daniel Estulin, autore del libro “Il club Bilderberg”, questi club funzionano come “cinghie di trasmissione”, attraverso le quali l’oligarchia finanziaria e industriale dirama i suoi ordini. Chi vuole fare carriera, è semplicemente invitato ad attenervisi: in caso contrario, si cercano nuovi referenti. La famiglia Rockefeller ha anche finanziato numerose altre organizzazioni, come l’americano Council on Foreign Relations (Consiglio sulle Relazioni Estere) e l’Aspen Institute, di cui fanno parte Giuliano Amato, Giulio Tremonti, Gianni Letta, la presidente Eni Emma Marcegaglia, il direttore generale di Enel Francesco Starace e il cofondatore della Casaleggio Associati, Enrico Sassoon.

Ma Rockefeller è anche noto per aver destabilizzato interi Stati per imporre i suoi interessi. Nel libro “Massoni” di Gioele Magaldi, Rockefeller appare come il signore incontrastato della loggia sovranazionale “Three Eyes”, gestita assieme a Kissinger e Brezinsky, e costantemente intento a dar vita a nuovi metodi per imporre la sua volontà sulle popolazioni locali, favorendo ovunque svolte autoritarie e anticomuniste: dall’Operazione Condor a base di torture e omicidi in America Latina, alla nascita della loggia P2 in Italia. Alla stessa loggia “Three Eyes”, con finalità evidentemente oligarchiche e antidemocratiche, apparterebbe anche Giorgio Napolitano.
Secondo il presidente onorario della Corte di Cassazione, Ferdinando Imposimato, il gruppo Bilderberg di Rockefeller sarebbe dietro la strategia della tensione nell’Italia del dopoguerra, in funzione anticomunista.
L’avversione di Rockefeller, della sua superloggia e della Commissione Trilaterale per la democrazia si può constatare anche nel famoso report “Crisis of democracy”, ben descritto in questo video da Messora, in cui si sostiene che la democrazia, per funzionare, necessità dell'”apatia” della maggioranza.
Ciò significa che le decisioni devono prenderle in pochi. Nello specifico: loro.

Insomma, se Rockefeller non era uno dei Signori di Questo Mondo, ci andava vicino. I più “complottisti” ritengono che fosse ossessionato dal numero 666, tanto da inserirlo nel logo della Commissione Trilaterale e nelle date dei meeting del Bilderberg.
Effettivamente il numero ricorre nella vita del miliardario: sesto di sei figli, ha avuto sei figli a sua volta. La sua data di nascita è stata il 12 giugno 1915. 12/6 = 6+6+6.

(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 17 marzo 2017)

Sono anni che sentiamo ripetere il mantra della libertà, delle frontiere aperte, dello Stato che deve contenere il suo ruolo, del mondo che deve diventare sempre più accessibile a tutti, senza limiti di sorta, e la retorica della “buona” globalizzazione e integrazione contro la “cattiva” chiusura nei propri confini.
Questa retorica falsissima e ipocrita, che fa leva sull’istintiva bontà di chi non capisce quali siano gli interessi sottintesi, è in realtà il grimaldello per far accettare alle grandi masse la religione neoliberista in economia e il totale relativismo etico sul piano morale.

Sul piano economico, il neoliberismo promuove la totale assenza di limiti e restrizioni alla libera circolazione delle merci, dei servizi, delle persone e dei capitali, secondo uno schema che è quello fondativo della Comunità Europea (poi divenuta Unione Europea) e dei trattati di “libero scambio” come Ceta, Ttip e Tisa. E’ inutile ribadire come questa “libera circolazione” si traduca nella pratica con il massacro dei piccoli produttori per mano dei più grandi, con il trionfo del produttore peggiore (in grado di abbassare costi e prezzi dei prodotti, anche con metodi eticamente discutibili) a danno di quello più virtuoso, e con il trionfo delle grandi economie di scala su quelle piccole e locali.
E quindi trionfo del grande capitale sulla piccola e media impresa, ricchezza che si concentra sempre più in poche mani, eccetera.
La prassi ci dice ogni giorno che un certo grado di protezionismo e di intervento dello Stato in economia (eh sì, compresi i tanto odiati dazi, visti come blasfemi dai neoliberisti e dai trattati europei) è assolutamente necessario per evitare che gli squali dei “mercati” mangino tutti i pesci piccoli. Ma non stupisce che i media, di proprietà degli stessi squali, raccontino una storia ben diversa.
Così la narrazione rosea della globalizzazione, delle frontiere aperte, del mondo sempre più unito, dello Stato cattivo e della politica corrotta che si deve fare gli affari suoi, è funzionale ai giganti di finanza ed economia per fare i propri traffici indisturbati e poter diventare padroni di sempre più risorse in sempre più territori. Benvenuti nella VERA globalizzazione.

Ma se gli effetti nefasti della globalizzazione economica cominciano ad essere noti ai più, che reagiscono sempre più spesso con voti di protesta, esiste un altro aspetto, non meno importante, che è connesso all’opera dei globalisti: ed è quello socio-culturale.
Mentre sul piano economico si concentra la ricchezza e si erodono i diritti dei lavoratori e il benessere della classe media, sul piano socio-culturale si incoraggiano i modo crescente i fenomeni migratori e il multiculturalismo. I produttori, mentre delocalizzano dove la manodopera costa meno, incoraggiano nel contempo l’ingresso costante di nuovi disperati in quegli Stati con ancora una forte presenza sindacale e diritti dei lavoratori (come Italia e Francia) in modo da disporre costantemente di manodopera a prezzi stracciati, che costringa gli autoctoni ad adeguarsi o ad andare via. Nel frattempo si ritoccano al ribasso i diritti dei lavoratori, come abbiamo visto con il Jobs Act renziano e la Loi Travail francese.
Incoraggiare i fenomeni migratori e il multiculturalismo serve anche a distruggere progressivamente le identità nazionali, per arrivare nel nostro continente agli Stati Uniti d’Europa, e nel mondo a un grande mercato globale sotto il controllo di pochi signori della finanza e un pugno di corporations.

Un altro tassello del puzzle è il continuo assalto ai valori tradizionali, collegati tra loro, del cristianesimo e della famiglia. Attraverso la ossessiva pressione dei nuovi “diritti” Lgbt (tra cui il matrimonio gay, l’adozione di figli per coppie omosex, la “commissione” di figli per coppie gay con tecniche come l’utero in affitto e Dio solo sa cosa seguirà, c’è già chi parla di permettere agli uomini di partorire) si vuole scardinare il concetto di famiglia tradizionale e naturale, cara alla cultura cattolica ma anche al semplice buon senso, per sostituirla con il concetto di famiglia “artificiale” o “convenzionale”, e con quello di figli “comprati” e “fabbricati”, ovviamente per chi se li può permettere.
Chi scrive ritiene che il primo diritto a dover essere tutelato sia quello del minore ad avere un padre ed una madre, naturali o adottivi. Il resto, il cosiddetto “diritto” delle coppie omosex di avere figli, è pretesa egoistica e contro natura.

Ma se si nota chi c’è dietro questa pretesa costante di dare nuovi “diritti” alle coppie Lgbt, si trova una vecchia conoscenza: lo stesso George Soros in prima linea nel promuovere le continue ondate migratorie verso Europa e Usa.
E’ evidente come il ricco finanziere, con i suoi compagni, stia cercando di mutare il dna di un continente nato su radici greco-romane e poi cristiane, per trasformarlo in un guazzabuglio di razze, etnie, culture e religioni diverse (con i diritti economici, però, sempre al ribasso), che si abbandoni alla nuova religione del consumo.
L’attacco al cristianesimo e ai suoi valori tradizionali (tipico della Massoneria e che ultimamente va di pari passo con quello allo Stato-nazione) ha anche un’altra motivazione: da sempre la dottrina cristiana (almeno nelle sue intenzioni migliori) vede di cattivo occhio la ricchezza e il materialismo, proponendo invece una prospettiva trascendente e all’insegna della solidarietà e della moderazione. Una prospettiva niente affatto gradita dagli avidissimi e straricchi signori del denaro – “sterco del demonio”, per l’appunto – e al loro culto della competizione.

Così a una deregulation economica si vuole accompagnare una deregulation morale e valoriale: il modo migliore per creare una massa di consumatori privi di coscienza e di una identità specifica, che non sia quella data dalla fruizione di una serie di beni e servizi. E per promuovere la nuova “cultura” del materialismo totale e del relativismo etico.

 

P.s. Qui la lista degli alleati considerati “affidabili” da Soros al Parlamento Europeo.
Tra loro Kyenge, Barbara Spinelli e Cofferati.

soros-rockefeller(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 5 marzo 2017)

Se si osservano con attenzione gli eventi degli ultimi anni, è possibile capire come buona parte dei problemi che affliggono l’Occidente porti nella stessa direzione.
La “crisi infinita”, l’Euro, le regole dell’Ue (parametri di Maastricht in primis), il Fiscal Compact e il pareggio di bilancio, la globalizzazione, l’immigrazione selvaggia, rispondono tutti agli stessi obiettivi finali.

Che sono: l’abbassamento dei salari, la distruzione dei diritti dei lavoratori, la massimizzazione dei profitti per le grandi banche e multinazionali, la concentrazione del potere nelle mani di pochi grandi capitalisti a fronte di una massa di diseredati, la creazione degli Stati Uniti d’Europa (e domani di un governo globale, manifesto o ombra, che abbia fatto fuori tutti gli oppositori e Stati “canaglia”), la dissoluzione delle identità nazionali, culturali e religiose a favore di un melting pot multietnico sul modello di quello americano, dove l’unica sostanziale differenza sia tra chi ha soldi e potere (sempre meno individui) e chi non ne ha. Naturalmente questo presuppone la distruzione delle classi medie, finanziariamente indipendenti e culturalmente radicate in un territorio, che è quello che vediamo accadere ogni giorno.

Tutto il resto che ci viene raccontato sono favolette per occultare la realtà delle cose. Come l’insopportabile retorica della “Unione dei popoli e della pace”, l’Euro come moneta che ci “salva dalla catastrofe”, la crisi come ineluttabile, il pareggio di bilancio come strumento virtuoso contro i “corrotti governi del Sud Europa”, la globalizzazione stile Ringo people, l’immigrazione di massa come solidarietà verso i poveri profughi (dagli stessi Paesi che l’Occidente si prodiga di sfruttare, bombardare e ridurre in macerie).

E’ evidente che le oligarchie finanziarie e massoniche hanno da tempo pianificato questo tipo di esito, lasciando ad opporsi solo partiti e movimenti bollati a reti unificate come “fascisti” (perché sostengono il primato della politica nazionale su quella sovranazionale e sull’economia internazionale), “razzisti” (perché si oppongono all’ incessante flusso di immigrati, facilitato dalle Ong sorosiane e dalle coop rosse stile Buzzi) o “populisti” (rei di fare gli interessi della popolazione, e non quelli della finanza ed economia internazionale), a ragione o a torto.

Tra gli alfieri di questo processo oligarchico e neoaristocratico di smantellamento delle democrazie, della classe media, dei diritti sociali, delle identità nazionali e culturali, ci sono associazioni paramassoniche come il Bilderberg, la Commissione Trilaterale e l’Aspen Institute, fondate (o fortemente finanziate) da David Rockefeller, e che annoverano tra i loro membri, o tra i partecipanti ai loro meeting, personaggi del calibro di Paolo Gentiloni, Mario Monti, Enrico e Gianni Letta, la presidente Rai Monica Maggioni, Lilli Gruber, Romano Prodi, Giuliano Amato, Emma Marcegaglia, solo per citarne una manciata.