Archive for aprile, 2019


(Articolo pubblicato il 22 aprile 2019 sui siti REvoluzione e Oltre le Barricate)

Gira un simpatico post su Facebook, che dice pressapoco così: “Volete cambiare il mondo? Sedetevi fuori dal Parlamento con un cartello. Dopo pochi giorni tutti i media parleranno di voi e sarete invitati all’Onu, al Parlamento europeo, a Davos, dai capi di Stato e di governo, dal papa, e vi proporranno per il Nobel. Funziona così. O no?”
Al di là dell’ironia, il post coglie perfettamente la spontaneità del “fenomeno Greta”, creato con abile operazione di marketing e diventato virale negli ultimi tempi.
Non si può non notare la concomitanza della mania “green” con le elezioni europee, in un momento in cui i partiti sovranisti e populisti sono dati in forte ascesa.

È evidente che una tale copertura mediatica viene concessa dai padroni del vapore solo per precisi interessi. E in questo momento, gli interessi in ballo sono quelli di un rilancio dei partiti di centro-sinistra, sempre più odiati dalla popolazione per le loro politiche europeiste, neoliberiste, immigrazioniste e in contrasto alla famiglia naturale. Sconfitti su tutti gli altri campi, a sinistra cercano un rilancio tramite le tematiche verdi, per poi continuare con le solite politiche di sempre (ius soli, immigrati come se piovesse, adozioni gay e utero in affitto, più Europa, più globalizzazione, austerità e macelleria sociale).

Per quanto riguarda il problema del riscaldamento globale, è tematica che deve essere discussa in consessi scientifici (dove ci sono opinioni discordanti, vedi il premio Nobel per la fisica Carlo Rubbia e lo scienziato Antonino Zichichi), e non può essere certo una ragazzina sedicenne semi-handicappata a dettare l’agenda ai capi di governo.
Fa ridere che gli stessi individui che affermano che ci vogliono laurea, Master e specializzazione all’estero per disquisire su qualsiasi cosa – dai vaccini all’Euro – adesso pendano dalle labbra di una sedicenne e abbiano un segretario di partito con la terza media.
E fa pensare la retorica dell’emergenza, che è da sempre lo strumento preferito dalle “élite” quando vogliono qualcosa in fretta: dal “Fate presto” che mandò a casa Berlusconi nel 2011 per far posto a Monti, alla Shock Economy neoliberista ampiamente denunciata da penne quali Naomi Klein: crea un problema, uno shock, poi offri una soluzione, la TUA soluzione.

Ma l’improvviso ringretinimento globale non viene del tutto per nuocere: se si cancella l’evidente manipolazione a fini elettorali, un recupero del senso ambientale è altamente auspicabile, ma in funziona anti-capitalista.
Il principale colpevole della disuguaglianza sociale, così come della distruzione del pianeta, è proprio il capitalismo neoliberista e sregolato: se da un forte movimento verde a livello globale dovesse scaturire la volontà di imporre a Stati e multinazionali leggi stringenti sulle emissioni nocive, sull’abolizione della plastica monouso, sull’utilizzo di materiali interamente ecosostenibili, e si irreggimentasse la bestia impazzita del mercato e dell’industria globale in nome di un bene pubblico superiore, questo sarebbe sicuramente un grande risultato. Purché sia un’occasione per creare una coscienza ecologica diffusa, e non l’ennesimo cavallo di Troia per invocare più Europa e più globalizzazione contro i “cattivi sovranisti e populisti”.
Il nuovo movimento ambientalista dovrebbe naturalmente chiedere anche più giustizia sociale, perché ha poco senso combattere per il bene del pianeta lasciando in piedi tutte le miserie e storture sociali create dal capitalismo sregolato.
Ecologia, giustizia sociale e autodeterminazione dei popoli, dunque, devono procedere di pari passo.

 

P.s. In questo articolo i legami tra lo staff di Greta Thunberg e la One Foundation di Bono Vox, finanziata da George Soros e Bill Gates. Dietro il “fenomeno Greta”, dunque, ci sono i soliti volponi di sempre.

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(Articolo pubblicato il 15 aprile 2019 sui siti REvoluzione e Oltre le Barricate)

La recente notizia dell’arresto di Julian Assange dall’ambasciata dell’Ecuador a Londra è stata un pugno nello stomaco nei confronti di tutti gli amanti dell’informazione libera. Ne è la prova il fatto che buona parte dei media nostrani, scendiletto di Usa e Ue ormai sempre più screditati, hanno fatto a gara per dipingerlo come un pericoloso criminale.
Assange è stato accusato di stupro in Svezia, è vero, anche se le accuse sono state ritirate due anni fa per l’impossibilità di procedere in sua assenza. La polizia britannica, invece, lo ha arrestato su richiesta degli Usa in base a un trattato di estradizione. L’accusa che viene mossa a lui e a Chelsea Manning è di cospirazione finalizzata alla pirateria informatica, un’accusa definita “debole e scioccante” da Edward Snowden.

Ma al di là di quelli che possono essere stati i suoi reati, commessi in ambito privato oppure nell’esercizio della sua attività di hacker e divulgatore, Assange era ovviamente da tempo nel mirino degli Usa per le sue esplosive rivelazioni sulle attività dei servizi di intelligence e del governo americano.
Ripercorriamo alcuni dei più importanti leaks tra gli oltre 10 milioni di documenti classificati pubblicati in 15 anni, come efficacemente sintetizzati dal sito Mission Verdad. 

1) Le torture di Guantanamo

Nel 2007 WikiLeaks, la fondazione guidata da Assange, ha pubblicato migliaia di documenti sul carcere americano nella base di Guantanamo, Cuba, inaugurato da Bush figlio nel 2002.
Negli archivi sono riportati dettagli sui prigionieri e i metodi di tortura utilizzati contro di loro, nell’ambito di un programma per il trattamento dei sospetti terroristi. Questo nonostante la Croce Rossa abbia più volte confermato che non tutti i prigionieri del carcere lo fossero.

2) Le guerre in Afghanistan e Iraq

Nel 2010 WikiLeaks ha pubblicato War Diaries, consistente in 400mila documenti riguardanti le guerre in Iraq e Afghanistan dal 2004 al 2009.
Nei leaks sono riportate informazioni sulle attrezzature militari dell’esercito Usa, sugli obiettivi militari e civili colpiti, su abusi e torture subiti dai prigionieri di guerra.

3) Cablegate: il modus operandi della “diplomazia” Usa

Nel 2010 Assange e i suoi hanno pubblicato il CableGate, milioni di messaggi riservati scritti tra il 1966 e il 2010 che rendono note le opinioni dei capi della diplomazia di Washington (tra cui Henry Kissinger) e le istruzioni date ai loro diplomatici per spiare politici stranieri. 

4) I Global Intelligence Files: sorveglianza di massa interna ed esterna

Tra il 2012 e il 2013 sono state pubblicate oltre 5 milioni di e-mail della compagnia di intelligence privata statunitense Stratfor. Questi documenti, denominati Global Intelligence Files, hanno svelato alcuni dettagli della rete interna di sorveglianza di massa negli Stati Uniti con la NSA come protagonista, assieme alle operazioni segrete svolte da Washington in Siria, tutto tra il 2004 e il 2011, mettendo a nudo l’intimo legame tra l’intelligence americana, alcune aziende che funzionano come loro teste di ponte e organizzazioni non governative al servizio delle élite.

5) TTIP, TPP, TISA. I trattati di libero scambio antidemocratici

Dal 2013 al 2016 WikiLeaks ha pubblicato documenti sui trattati di libero scambio che gli Usa stavano segretamente negoziando, quali il famigerato TTIP (Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti, riguardante Usa e Ue), il TPP (Partenariato transpacifico, con Giappone, Australia e altri paesi asiatici e americani) e TISA (Accordo sugli scambi di servizi, negoziato tra 23 membri dell’Organizzazione mondiale del commercio, tra cui l’Ue).
Questi accordi si sono sempre distinti per la scarsa trasparenza, per cui persino i rappresentanti del Parlamento europeo e di quello italiano hanno avuto modalità di accesso ristrettissime ai documenti. Tra le clausole più discusse di questi trattati, la possibilità di demandare la risoluzione di controversie legali tra Stati e aziende a tribunali creati appositamente, al di fuori del territorio nazionale.

6) Lo spionaggio globale della NSA

Nel 2016 abbiamo appreso che l’Agenzia per la Sicurezza Nazionale americana (NSA) ha intercettato, tra gli altri, i telefoni della cancelliera tedesca Angela Merkel e dell’ex segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon, rubato messaggi riservati della diplomazia italiana per conoscere le conversazioni tra l’ex premier Silvio Berlusconi e il premier israeliano Benjamin Netanyahu su Obama, spiato le comunicazioni dei ministri di Ue e Giappone per apprendere dei loro accordi per limitare l’ingerenza degli Usa, e tanto altro.

7) Hillary Clinton

Nel 2016 sono state pubblicate 44mila e-mail del Comitato Nazionale del Partito Democratico americano, che hanno evidenziato la campagna di sabotaggio contro Bernie Sanders e a favore di Hillary Clinton all’interno del partito. 30mila di queste mail appartengono o erano indirizzate alla Clinton quando era segretario di Stato nell’era Obama, e rivelano il suo ruolo nel golpe in Honduras del 2009, la corruzione della fondazione Clinton ad Haiti, i suoi piani per intervenire nella guerra in Siria, i milioni di dollari guadagnati per dare lezioni a banche e compagnie americane.
Si ritiene che tutte queste informazioni siano state determinanti per la sua sconfitta contro Trump nello stesso anno.

8) La cyber-CIA

Nel 2017 è stato il turno di Vault 7, la più grande pubblicazione di documenti della Central Intelligence Agency (CIA) avvenuta fino ad ora.
Il leak ha messo in luce l’immenso arsenale di computer hacking dell’agenzia, paragonabile a quello della NSA.
I funzionari della CIA e gli hacker al loro servizio hanno a disposizione strumenti come malware (software infetti), virus, trojan e sistemi di controllo remoto dei computer, che gli permettono di accedere virtualmente a qualsiasi terminale sul pianeta per spiarlo, rubarne le informazioni e sabotarlo.
Non solo: grazie a questo arsenale, sarebbero stati in grado di utilizzare IPhone, telefoni cellulari e televisori di milioni di persone in Europa, Africa e Medio Oriente come microfoni da cui attingere informazioni, e avrebbero spiato top manager, aziende e membri del Congresso americano.

 

Se questa carrellata non fosse sufficiente, bisogna aggiungere il lavoro svolto da Edward Snowden, ex collaboratore di CIA e NSA ora rifugiato in Russia, che ha contribuito a scoperchiare il vaso di Pandora del controllo globale dell’intelligence Usa, e le rivelazioni di Udo Ulfkotte, giornalista tedesco defunto due anni fa, che dopo anni di collaborazione con la Frankfurter Allgemeine Zeitung, ha descritto nel suo libro “Giornalisti comprati” come la maggioranza dei media occidentali faccia sostanzialmente da ripetitore per le veline della CIA e di altre agenzie di intelligence affini. Alla faccia del giornalismo come “cane da guardia della democrazia”.

(Articolo pubblicato il 9 aprile 2019 sui siti “REvoluzione” e “Oltre le Barricate“)

Quando si è faticosamente formato il governo M5S-Lega, nel giugno 2018, le aspettative degli italiani erano altissime: finalmente il Pd e le sue politiche venivano ricacciati in un angolo oscuro della nostra storia, e salivano al potere due forze che si definivano anti-sistema: il M5S, che faceva dell’onestà e della lotta alle “caste” la sua ragione sociale, e la Lega che si poneva in funzione anti-immigrazione (e quindi contro i fautori della “Open Society” – leggi immigrazione selvaggia – come Soros) e anti-Ue, ingaggiando pezzi da novanta quali Borghi e Bagnai in squadra.

A neanche un anno di distanza è forse troppo presto per dare giudizi tranchant, tenendo pure conto dei continui attacchi che la strana alleanza riceve ogni giorno, ma una cosa è certa: la “guerra all’Ue” promessa dai due partiti per anni non si è minimamente realizzata e alcuni elementi della compagine di governo sono in aperto contrasto con la mission “antisistema” che la maggioranza si era data. Certamente c’è stato lo zampino del Quirinale su alcune nomine (ricordiamo anche il veto su Sapellipremier), ma ciò non toglie che adesso i tempi siano maturi perché i “corpi estranei” nel governo vengano rimossi.

Il primo corpo estraneo è certamente il ministro dell’Economia Giovanni Tria. Tutti ricordano come il nome scelto dai partiti di maggioranza per il dicastero fosse Paolo Savona, e di come su quel nome stesse per naufragare il governo giallo-verde con l’arrivo di Cottarelli.
Bene, adesso Tria ha dimostrato in più di un occasione di essere inadatto al suo ruolo: sia Salvini che i 5 Stelle mostrano una progressiva insofferenza (ultimo caso, il rimborso ai truffati dalle banche) verso un ministro che sembra più attento alla volontà dell’Ue e dei “mercati” (al punto da dire che, in caso di sue dimissioni, questi si rivolterebbero) che della sua compagine di governo.
Tria ha persino incassato il plauso del francese Moscovici (sì, quello che insultava gli italiani …), che lo ha definito “l’uomo giusto al posto giusto”, e questo certo non depone a suo favore. Ciliegina sulla torta: suo figlio è nel team della nave Mare Jonio, quella di Casarini e della Ong Mediterranea. Direi che ci sono tutti gli estremi perché la maggioranza ne pretenda le dimissioni.

Il secondo corpo estraneo è Moavero Milanesi. Membro dell’Aspen Institute(un’emanazione dei Rockefeller al pari di Bilderberg e Trilaterale), già ministro di Monti e Letta, filoeuropeista, filo-Nato, Moavero è un altro membro del “partito del Quirinale” e sembra tutto ciò contro cui 5 Stelle e Lega si sono sempre scagliati. Che ora rappresenti all’estero il “governo sovranista” è assolutamente ridicolo.

Il terzo elemento estraneo, ma non voluto da Mattarella, è invece la grillina doc Giulia Grillo.
L’attuale ministro della Salute si è scagliata con durezza contro il decreto Lorenzin alla sua presentazione, definendolo un “decreto folle”, e “fatto senza alcuna logica dalla testa ai piedi”. All’epoca la Grillo si diceva contraria all’obbligo vaccinale e favorevole alla raccomandazione, sparando sui social frasi ad effetto come “La libertà è un diritto che la Lorenzin non può togliere con 4 righe su un pezzo di carta”.
A pochi mesi di distanza, tutto dimenticato: ora la Grillo sembra più invasata di Burioni, vuole vaccinare pure gli adulti per i concorsi pubblici o l’Erasmus, e ripete le solite palle sulla terrificante minaccia del morbillo, nuova peste nera.
Ricordiamo un po’ di dati sul terribile pericolo morbillo: nel 2018 (in pieno regime Lorenzin) sono decedute 8 persone, di cui un solo bambino e 7 adulti (dati ISS). Nel 2017 ci sono stati 4 decessi, di cui 3 bambini. Nel 2016, 2015 e 2014 non si è verificato alcun decesso. Ricordiamo che la banalissima influenza stagionale, da ottobre 2018 a inizio febbraio 2019, ha causato ben 52 morti. Un olocausto, al confronto.
Tutta questa isteria contro il morbillo (che peraltro NON SI PUO’ ERADICARE, come ammesso dalla stessa Grillo), risulta quindi completamente fuori luogo, e non giustifica ovviamente l’imposizione vaccinale di tipo nazistoide per ben altre 9 patologie, alcune delle quali non trasmissibili, come il tetano.
Nel frattempo aumentano a dismisura i casi di autismo e le misteriose “morti in culla”, che gli stessi bugiardini e sentenze di tribunale attribuiscono ai vaccini, ma che evidentemente per la Glaxo sono insignificanti effetti collaterali sulla via del profitto.
La cosa più vergognosa è stata vedere bambini perfettamente sani cacciati a marzo dalle scuole perché non in regola con tutte le vaccinazioni obbligatorie, come se nelle poche settimane rimanenti di asilo questi rappresentino un pericolo mortale rispetto ai mesi precedenti.

Poi il M5S si interroga sul perché stia perdendo consensi ad ogni elezione: se i grillini vogliono un consiglio spassionato, caccino la Grillo, cancellino l’obbligo vaccinale come avevano promesso e tirino fuori gli attributi nei confronti dell’Unione Europea. Se si comportano come il Pd, faranno presto la stessa fine di Renzi e compagni.

(Articolo pubblicato il 2 aprile 2019 sui siti REvoluzione e Oltre le Barricate)

Ha fatto scalpore la recente lettera del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, alle Camere in occasione dell’istituzione della Commissione parlamentare di inchiesta sulle banche.
Nella lettera si affermava il principio per cui, in sostanza, il potere bancario è indipendente e quindi non questionabile dalla politica. Bce e Banca d’Italia non possono prendere ordini dai governi nazionali, è questo il succo del discorso di Mattarella, e il Parlamento non deve intromettersi troppo negli affari degli istituti finanziari.

Tutto questo stride clamorosamente col dettato costituzionale, di cui Mattarella dovrebbe essere fedele interprete.
All’art. 47 della nostra Carta si legge, infatti: “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito”, affermando così in modo inequivocabile la supremazia di Parlamento e Governo, espressioni della volontà popolare, sugli istituti di credito, banca centrale inclusa.
Non solo: l’art. 41 recita “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
Cosicché oltre alla finanza, anche le altre attività economiche sono rigorosamente poste al di sotto del supremo principio dell’utilità sociale e, in generale, del bene pubblico.

È la politica che regola le istituzioni finanziarie, e queste non possono ritenersi indipendenti né dal controllo politico né da quello giudiziario, sebbene la prassi degli ultimi anni voglia convincerci del contrario.
La cosiddetta “indipendenza” delle banche centrali, è un concetto caro ai neoliberisti, e che sia un bene per la società sono solo loro a pensarlo.
Citando il premio Nobel per l’Economia Joseph Stiglitiz, non vi è alcuna prova che una banca centrale indipendente faccia meglio l’interesse pubblico di una sotto il controllo politico.
Anzi, semmai è nel primo caso che la politica finisce per essere sottoposta ad un cartello di banchieri i cui interessi possono essere decisamente opachi.

In Italia, come sappiamo, il famoso “divorzio” tra Banca d’Italia e Tesoro avvenne nel 1981, quando l’allora ministro del Tesoro Beniamino Andreatta notificò con una lettera al governatore di Bankitalia, Azeglio Ciampi, che non avrebbe più dovuto acquistare buoni del Tesoro nazionali in caso di necessità, costringendo così lo Stato italiano a doversi rifornire dai cosiddetti “mercati”, ovvero altri finanziatori pubblici o privati.
Secondo illustri economisti come Nino Galloni, ex direttore del Ministero del Lavoro, è da quel momento che il debito pubblico italiano ha iniziato ad impennarsi, e questo non per la “politica sprecona”, come spesso si dice, bensì proprio per il divorzio Bankitalia-Tesoro.
Secondo Galloni, tutto ciò è stato il frutto di una precisa manovra franco-tedesca volta a deindustrializzare e desovranizzare l’Italia, eseguita con la complicità di numerosi traditori interni. Per far ripartire il Paese, secondo l’economista, si dovrebbe tornare ad una condizione pre-1981, con una moneta nazionale e ampia libertà di spesa pubblica.

È inevitabile che la rinascita, quindi, passi da un’uscita dall’Euro, per cui sarebbe auspicabile un referendum consultivo come invocato nel precedente articolo, e la ripresa degli strumenti di politica monetaria ed economica ad oggi ceduti in modo assolutamente controproducente alla Bce e alla Ue.
All’interno della gabbia europea, nella moneta unica e lasciando il controllo delle nostre finanze ad istituzioni escluse dal controllo politico, l’Italia non si riprenderà mai.
Occorre pertanto che la politica riprenda in mano quegli strumenti che servono a far ripartire il Paese, se necessario uscendo unilateralmente da Euro e Ue, e rimettendo la Banca d’Italia sotto il controllo governativo.

Che Mattarella poi neghi al Parlamento e al Governo il diritto-dovere non solo di investigare a fondo su eventuali illeciti in ambito bancario, ma anche di mettere il settore sotto controllo, è totalmente assurdo e incostituzionale.
Ricordiamo che il PdR è il garante della Costituzione: qualora si ponga in evidente difesa dell’Ue e di oscuri interessi bancari invece che dei cittadini italiani, sconfina pericolosamente nelle fattispecie di alto tradimento e attentato alla Costituzione, reati previsti dall’articolo 90 della nostra Carta. Il Parlamento valuti se sia necessario prendere provvedimenti.