Archive for aprile, 2018


(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 25 aprile 2018)

Il 24 aprile 2018 sarà ricordato come il giorno in cui il M5S ha ufficialmente mostrato il suo vero volto: quello di stampella del Pd e delle elite globaliste.
Dopo aver impedito la nascita di un governo che realmente rispecchiasse il voto degli italiani, ovvero un Centrodestra-M5S (che ci fosse Berlusconi in mezzo o no era irrilevante: FI ha comunque contribuito in modo determinante alla vittoria della coalizione di Cdx, quindi sarebbe stato democratico includerla nell’accordo di governo, e in ogni caso non si capisce perché escludere anche Fratelli d’Italia), ieri Di Maio ha chiuso ogni spiraglio alla Lega, aprendo senza riserve a un accordo di governo col Pd.

Questa decisione folle fa a pugni con l’inequivocabile messaggio lanciato dagli elettori il 4 marzo: il voto ha punito duramente (con il 70% diviso tra Centrodestra e M5S) il Pd e tutto il centrosinistra, le politiche di austerità, l’europeismo e l’immigrazionismo; lo stesso MòViMento è stato votato perché percepito come alternativo a tutto ciò.
E i 5 Stelle ora che fanno? Decidono di resuscitare un partito cacciato a calci dagli italiani, chiudendo le porte in faccia ai veri vincitori delle politiche: la Lega e il Centrodestra tutto.
Questo comportamento inqualificabile fa pendant con le dichiarazioni di Di Maio dopo le prime consultazioni con Mattarella – quando Giggino a sorpresa giurò fedeltà assoluta all’Ue, all’Euro e alla Nato – e con le sue dichiarazioni dopo l’attacco dei banditi anglo-franco-americani alla Siria, basato su clamorose fake news: anche in quel caso Di Maio non espresse alcuna condanna ma “vicinanza agli alleati e all’Ue”, sebbene con una timida richiesta di approfondire quanto accaduto a Douma.
L’ambiguità democristiana di Di Maio e i suoi ha veramente stufato, specie se nasconde – come nasconde – solo la volontà di rubare i voti e le speranze di un elettorato stremato, per riportarli nel consueto alveo atlantista, europeista, neoliberista e pro-austerità.
E adesso questo è ancora più chiaro con la chiusura verso la Lega e il tentato accordo con il Pd e la sua agenda europeista, anti-sovranista e anti-populista, quando l’unico governo realmente rispettoso del voto del 4 marzo sarebbe “l’alleanza populista” tra M5S, Lega e Fratelli d’Italia, con staffetta per il premier tra Salvini e Di Maio.

Il M5S si conferma così la stampella del potere euro-atlantico, globalista e neoliberista in Italia: si guardi anche alla giunta Appendino, che a Torino ha da poco riconosciuto il primo figlio di due donne nel nostro Paese pur in assenza di una legge specifica, in perfetta continuità con le stronzate gender del centrosinistra sorosiano.
Non resta che dire sul M5S ciò che da tempo si è detto del Pd: M5S delendus est, il M5S  va distrutto al più presto.
Se i 5 Stelle avessero un po’ di palle farebbero ora naufragare ogni accordo col Pd, modificherebbero la legge elettorale con un congruo premio di maggioranza e riporterebbero il Paese alle urne il prima possibile: potrebbero così immediatamente verificare quanto gli italiani hanno gradito le giravolte che li hanno visti protagonisti.

Annunci

Domenico Alessandro Mascialino e Oltre le Barricate aderiscono all’appello di Giulietto Chiesa per fermare l’escalation in corso in Siria.

 

La situazione militare in Siria e attorno ha ormai raggiunto il livello di guardia. Il presidente americano si accinge a prendere decisioni la cui portata e la cui pericolosità sono inimmaginabili.
Le accuse ad Assad di avere bombardato con armi chimiche il centro di Douma non sono né provate né sensate. Il rischio di uno scontro diretto con la Russia, su qualcuno degli scenari che sono già da tempo in fibrillazione, è imminente. La Russia ha già messo in stato di allarme tutte le sue difese, su tutti i fronti.
Di fronte al silenzio e alla menzogna del mainstream italiano e occidentale, noi blogger italiani facciamo appello, tutti insieme, ai partiti italiani, affinché si esprimano immediatamente chiedendo al nostro alleato principale di non commettere altre sciocchezze e di attendere il risultato di una commissione internazionale che accerti le responsabilità.
Washington non può essere il giudice supremo. Né vogliamo correre il rischio di essere trascinati in guerra senza sapere il perché.
Per questo pubblichiamo, tutti insieme, questo comunicato. Abbiamo ormai la forza informativa congiunta non meno grande di un grande quotidiano nazionale. Facciamola valere.

GIULIETTO CHIESA E PANDORA TV

(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” l’8 aprile 2018)

Avere sempre ragione alla lunga può rivelarsi fastidioso. E’ quello che ci vien da pensare negli ultimi giorni dopo l’uscita allo scoperto di Di Maio, novello Tsipras che – come pronosticato già due anni fa –  ha puntualmente fatto naufragare ogni possibilità di un governo populista ed euroscettico, poco dopo le prime consultazioni con Mattarella.
Col popolo leoni e davanti al PdR coglioni, potrebbe essere il nuovo motto dei 5 Stelle.
Come tutti sanno Di Maio, dopo il colloquio al Quirinale, ha improvvisamente dismesso gli abiti populisti e ambiguamente euroscettici per abbracciare l’ortodossia neoliberista più pura e mortifera: si all’Ue, sì all’Euro e sì alla Nato, con uno zelo degno della peggiore Bonino.
E, non contento, ha aperto al Pd senza se e senza ma, come se un’alleanza con Renzi e i suoi fosse migliore di un patto con Berlusconi.
E’ chiaro ed evidente che Mattarella, probabimente imbeccato da Napolitano, ha spiegato a Giggino che per diventare premier deve abbandonare ogni velleità populista e quindi ogni accordo con il Centrodestra, rassicurando tutti i poteri forti possibile: “mercati” (ossia speculatori e grandi banche d’affari), Unione Europea, Fmi e Bce, Stati Uniti e gli altri “alleati” della Nato. Da qui le stupefacenti affermazioni di Di Maio, del tutto in controtendenza con quanto predicato per anni, pur con diverse ambiguità, dai grillini.
Ci chiediamo: quanti voti avrebbe preso Di Maio se avesse dichiarato queste posizioni  in modo chiaro PRIMA del voto? Probabilmente non avrebbe raggiunto il 20%.
Se le cose dovessero mettersi così, con un accordo di governo tra M5S, Pd e Leu, non solo si realizzerebbe quanto da noi paventato prima delle elezioni, ma si consumerebbe il SECONDO COLPO DI STATO a danno del Centrodestra dopo il 2011: prima il golpe dello spread ai danni di Berlusconi, adesso l’estromissione della coalizione vincente alle elezioni, il Centrodestra guidato da Salvini con il suo 37%, dal governo del Paese.

Di Maio sta per macchiarsi – e macchiare tutto il M5S – di un atto di gravità inaudita nella storia del Paese, riportando al potere un partito, il Pd, detestato dagli italiani, punito più e più volte alle urne e responsabile di politiche distruttive nei  confronti della Nazione. Ha ancora tempo per evitare questo disastro.
Meglio un accordo col Centrodestra, e anche con un Berlusconi sempre meno influente e destinato a farsi da parte tra pochi anni per evidenti motivi anagrafici, che riesumare gli appestati del Pd e riportarli al governo.
Giggino avvisato, mezzo salvato.