(Articolo pubblicato sul sito “Oltre le Barricate” il 29 gennaio 2017)

Capisco che scomodare i Led Zeppelin per parlare del M5S e come citare Einstein per parlare di Dj Francesco, ma il titolo del pezzo ricorda troppo la situazione attuale in Italia.
Arrivata finalmente la sentenza della Consulta che ha sfracellato l’ennesima legge porcata degli incapaci renziani, si potrebbe finalmente andare al voto con due leggi costituzionali: il “Legalicum” (o Italicum corretto) alla Camera e il “Consultellum” (o Porcellum corretto) al Senato. Se le due leggi insieme non dovessero piacere, si può agevolmente applicare una delle due anche all’altra Camera. Roba semplice, se non ci fosse la volontà di molti parlamentari di tirare a campare per il vitalizio fino a settembre.
In ogni caso, se andare a votare ora sarebbe semplicissimo, ben più complicato sarebbe andare a governare.

Poiché alla Camera il ballottaggio non c’è più, rimane la soglia del 40% per ottenere il premio di maggioranza del 54% dei seggi (resta da chiarire se si applichi anche alla coalizione: nell’Italicum originale si parlava solo di partito). Ora, risulta evidente che, stando così le cose, il premio non se lo aggiudicherà nessuno, a meno di spettacolari cambiamenti.
Pd e M5S veleggiano da tempo intorno al 30%, con alti e bassi. Lega e Fratelli d’Italia, se uniti, possono ambire al 20% circa. Forza Italia è sopra al 10%. Il resto se lo spartiscono gli altri partitini di minoranza.

A questo punto un dato salta all’occhio: le cosiddette forze “antisistema” (M5S, Lega e FdI) se unite, si avvicinerebbero senza grandi difficoltà al 50%, fermo restando che un accordo di governo lo si può fare sia prima, con una coalizione eterogenea, sia dopo, per la necessità di avere i numeri in Parlamento. Per tenere insieme quest’alleanza sarebbe sufficiente cavalcare il crescente sentimento antieuropeista e anti-establishment che soffia in Europa, il sovranismo, la lotta ai poteri forti, alla globalizzazione, all’Euro e all’immigrazione selvaggia, forti del risultato della Brexit, della vittoria di Trump, del trionfo del No al referendum e delle sempre più impopolari politiche messe in campo dal Pd e dall’Unione Europea.

Tutto comodo, tutto facile, tutto servito su un piatto d’argento. E invece Grillo e Casaleggio che fanno? Prima combinano il pasticcio magno del tentato ingresso nell’Alde (di cui si è trattato nell’articolo precedente), poi inviano al World Economic Forum di Davos (un ritrovo di massoni supercapitalisti che se la batte con Bilderberg e Commissione Trilaterale) Carla Ruocco, che subito dopo se ne esce con un post assolutamente inedito sulla necessità di realizzare gli Stati Uniti d’Europa (apriti cielo); successivamente impongono una linea comunicativa dittatoriale a tutti gli eletti a 5 Stelle tramite post sul blog (come se fossero di fresca nomina e inesperti); infine, ciliegina sulla torta, appena uscita la sentenza della Consulta dichiarano in pompa magna di ambire al 40% e non voler fare alleanze con nessuno.

Allora, facciamo un’analisi di tutte queste castronerie. Ridurre ulteriormente la già scarsa libertà di espressione nel 5 Stelle significa volere una serie di burattini, portavoce NON della rete e degli attivisti, bensì di Grillo e Casaleggio junior, che così impongono la loro linea ad una serie di esecutori che devono solo attuarla in accordo con lo staff comunicazione. A chi questo non sta bene, non si lascia che l’alternativa di andarsene (tra  fischi e insulti, di solito), senza tenere conto dei mal di pancia che le giravolte dei vertici possano causare a tutti gli eletti del partito. E non si venga a parlare di democrazia diretta, perché le votazioni sul blog appaiono evidentemente pilotate e una gran presa in giro, come reso evidente dal caso Alde.

Poi c’è la Ruocco a Davos. Anche qui non si venga a dire che è andata da sola e di sua spontanea volontà, dato che i vertici 5 Stelle decidono e controllano pressoché tutto, e sembra difficile che la Ruocco sia andata veramente lì “a titolo personale”, così come non lo fece Di Maio quando andò a pranzo con la Trilaterale e con lobbisti vari. E’ evidente la strategia del Movimento, in atto da tempo, di accreditarsi presso i potenti d’Europa e oltreoceano.
Poi, a giudicare della tirata sugli Stati Uniti d’Europa, alla Ruocco sembra che il post glielo abbia scritto Soros in persona (peraltro presente in quei giorni a Davos).

Infine la decisione suicida di non fare alleanze con nessuno. Come detto, sarebbe sufficiente un accordo con Salvini e Meloni (che hanno molti punti in comune con il M5S delle origini sul fronte euroscettico, anti-establishment e dell’immigrazione) per andare al governo senza particolari patemi, anche in caso di legge elettorale proporzionale pura. Correndo da soli, invece, i grillini costringeranno Lega e FdI a una nuova alleanza con Berlusconi, e – nel caso quasi certo che nessuno raggiunga il 40% – ad una nuova grossa coalizione Pd – Centrodestra per avere la maggioranza parlamentare. Lo stesso incubo del 2013 servito nuovamente, e tutto a causa della disastrosa politica grillina del “no alleanze”.
L’unica speranza è che il M5S vinca anche correndo da solo, e che per governare si allei dopo il voto con Lega e FdI (come alcuni vociferano) per portare avanti un’agenda seriamente euroscettica.
Diversamente, è difficile che i grillini diano il sostegno a un governo di Centrodestra o ad uno del Pd (il primo sicuramente preferibile per colpire l’Unione Europea e i poteri forti della finanza mondiale).
Ma a questo punto è difficile pensare che il M5S voglia veramente mordere sui temi Euro, Ue, lotta alle lobbies e ai gruppi di potere sovranazionale. Le smentite recenti in materia sono state tante ed evidenti. E Alessandro Di Battista, il più sovranista e amato della truppa, sembra sempre in secondo piano come candidato premier rispetto a Luigi Di Maio, già screditato da diverse condotte equivoche.
Quasi verrebbe da augurarsi che il 40% vada ad un centrodestra organizzato in lista unica e dominato dai temi sovranisti. E non ci saremmo mai aspettati di dover tifare per il ritorno al governo di Lega, Forza Italia e degli ex An. Ma tra tanti mali bisogna pur scegliere il minore, e sembra che il M5S da un po’ di tempo a questa parte non lo sia più.

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