stop-ttip-generic-fb(Articolo pubblicato sul sito Oltre le Barricate il 31 maggio 2016)

Negli ultimi tempi si è finalmente iniziato a parlare, in trasmissioni televisive e sui giornali, del TTIP, il trattato che si propone di liberalizzare la circolazione di beni e servizi tra Usa e Unione Europea.
In realtà il dibattito è stato aperto solo grazie a dei “leaks” di Greenpeace Olanda, che qualche settimana fa ha fatto trapelare alcuni dei contenuti di questo accordo , finora tenuto supersegreto. Talmente segreto che persino gli stessi membri dell’Europarlamento non hanno potuto finora liberamente accedere al testo in corso di negoziato, se non in condizioni assolutamente restrittive.

Ieri è arrivato l’ennesimo appoggio del nuovo ministro dello Sviluppo Economico che, per mostrarsi degno successore della Trilaterale Guidi, ha esordito difendendo il trattato contro tutto e tutti. “Falso che favorisca le multinazionali” ha detto Calenda, ponendosi sulla scia delle dichiarazioni entusiastiche rilasciate in passato da Renzi, che ha parlato di appoggio “totale e incondizionato“.
Che un governo scandalosamente al servizio di banche e multinazionali difenda il TTIP non desta particolare stupore (ormai hanno dimostrato da tempo di essere dei traditori dello stesso popolo italiano di cui dovrebbero fare gli interessi). Ne desta invece che tra gli sponsor del trattato ci siano anche giornali apparentemente “anticasta” come il Fatto Quotidiano, che da giorni cerca di sopire le polemiche e le preoccupazioni sul TTIP tramite il suo vicedirettore. Anticasta in politica interna, al totale servizio dei poteri forti in politica economica e internazionale, come vedremo.

Ma andiamo per ordine.

Obiettivo del TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership), come ormai è noto, è quello di creare un’area di libero scambio che coinvolga Unione Europea e Usa. Se l’operazione andasse in porto, sarebbero uniformate le regole che riguardano la commercializzazione di beni e servizi nei due continenti, e ciò andrebbe quasi certamente a danno degli standard qualitativi più alti, cioè quelli europei, nel nome di presunti vantaggi economici non si sa bene per chi. Paolo Barnard ha significativamente definito il TTIP “l’Hiroshima delle piccole e medie imprese“.
Da qui il timore per l’ingresso massiccio di prodotti Ogm, di carne piena di ormoni, medicinali e sbiancata al cloro, di frutta o verdura trattate con pesticidi da noi vietati, come sottolineato da Greenpeace. Secondo l’associazione ambientalista, sarebbe in corso una strategia aggressiva (anche a base di ricatti) da parte degli Usa per demolire le tutele sanitarie, ambientali e di sicurezza presenti nel Vecchio Continente. Inoltre, nelle pagine rese pubbliche (248) “non c’è alcun riferimento alla protezione del clima”.
Perché il trattato passi occorre l’accordo delle controparti – Stati Uniti e Unione Europea – con la ratifica del Parlamento Europeo e dei Parlamenti nazionali.
Tuttavia, sempre l’ottimo Calenda si è detto contrario alla ratifica dei Parlamenti nazionali. Tanto servilismo nei confronti degli Usa è commovente.

L’operazione è espressamente sponsorizzata dalle più grandi corporations (Barnard ne cita alcune: JpMorgan, Chevron, BpParibas, Microsoft, Philip Morris, Monsanto,  Ford, Shell, Goldman Sachs, Google) che vedono in un grande mercato libero atlantico l’ennesima occasione per piazzare i loro prodotti (spesso pessimi rispetto agli standard nostrani) e per aiutare ulteriormente l’economia del Grande Fratello americano, tanto che da più parti la si definisce una “Nato economica”.
Questo desta molte preoccupazioni in Europa, ed è per questo (ma non solo) che Paesi come Germania e Francia mostrano sempre maggiori resistenze verso l’accordo.

Altro grande motivo di preoccupazione è dato dalla segretezza delle trattative: finora né i comuni cittadini, né gli stessi parlamentari ed europarlamentari hanno potuto accedere al testo in corso di negoziazione, se non in condizioni fortemente limitative, tanto da far parlare alcuni commentatori di “democrazia ridotta a zerbino“.
Le negoziazioni per la Commissione Europea vengono condotte dal commissario europeo al Commercio Cecilia Malmstrom, che si dice “favorevole al trattato” (ci saremmo stupiti del contrario, conoscendo l’UE), la stessa che ha affermato che “il suo mandato non deriva dai cittadini europei“.
Un europarlamentare spagnolo ha denunciato di aver visionato il documento, ma senza  poter portare cellulare, né carta e matita, e di avere avuto solo due ore per visionare il testo, per giunta sorvegliato.
Stesse condizioni sono state ora imposte ai parlamentari italiani che vogliono visionare il testo presso il ministero dello Sviluppo Economico. Scrive il sito web dell’organizzazione Stop TTIP: “4 parlamentari alla volta potranno entrare nella stanza scortati dai carabinieri ed esaminare i testi sotto il controllo costante di un responsabile di sala. L’accesso avverrà soltanto dopo aver deposto qualsiasi oggetto tramite il quale sia possibile diffondere le informazioni. Niente smartphone, tablet, fotocamere o personal computer: solo un dizionario di inglese, una penna e un foglio per gli appunti, a patto che non venga riportato su carta il contenuto esatto dei documenti. In ogni caso, è fatto divieto di divulgare qualsiasi informazione a terzi.
La sala lettura sarà aperta dal lunedì al giovedì e si prevedono due turni al mattino e due al pomeriggio. Il tempo a disposizione è breve: un’ora a persona. Dato il contenuto altamente tecnico dei documenti, non è facile per chi non è addentro alla materia comprendere nel merito il contenuto dei testi del TTIP. Senza contare che secondo le ultime notizie, agli Stati membri non verranno trasmessi tutti i documenti negoziali. Con il pretesto di nuove fughe di notizie, dopo quella orchestrata da Greenpeace Olanda il 2 maggio scorso, la Commissaria al Commercio, Cecilia Malmström, ha deciso che le informazioni sensibili resteranno chiuse a Bruxelles.”.  Evviva la democraticità, verrebbe da dire.

Il servizio di Nessuno sul TTIP per la Gabbia di Gianluigi Paragone

Oltre a distruggere il mercato alimentare europeo, abbattendo gli standard qualitativi e permettendo l’ingresso di tonnellate di merci di qualità dubbia sulle nostre tavole, il TTIP permetterebbe anche alle grandi banche di evitare importanti processi  come quello in corso a Trani in cui è coinvolta Deutsche Bank per il “colpo di Stato” del 2011 contro il governo Berlusconi, e la possibilità per le multinazionali di citare in giudizio gli Stati (prima si erano proposti dei tribunali privati creati ad hoc, ora si pensa a tribunali internazionali di quindici giudici, i cosiddetti Ics) qualora i loro interessi fossero messi in difficoltà da politiche “protezionistiche” contrarie al trattato, fosse anche per tutelare standard ragionevoli dal punto di vista ambientale e sanitario.
Il famoso principio di precauzione, infatti, negli Usa non opera, e si può immettere di tutto sul mercato “a meno che i consumatori siano in grado di provare che fa male”.
Nei documenti svelati da Greenpeace, il principio di precauzione non viene mai citato. Ergo non è contemplato, a meno di miracolosi inserimenti successivi.
Il TTIP favorirebbe anche il commercio dei dati personali, permettendo a lobby e governo Usa di gestire i dati di milioni di utenti europei con grande facilità.

Tra i maggiori contestatori del TTIP abbiamo il premio Nobel per l’Economia Joseph Stiglitz, che ha raccomandato al Parlamento italiano di non firmare il trattato, perché “non è un accordo di libero scambio, ma un patto di gestione del commercio per gli interessi particolari degli Usa” . Per Stiglitz, il trattato ha come scopo modificare la regole in ambito ambientale, sanitario, di sicurezza, per favorire i grandi gruppi economici nei loro rapporti con gli Stati, sempre meno sovrani, riducendo così la loro capacità di proteggere i loro stessi cittadini.
Un altro premio nobel per l’economia, Paul Krugman, si è apertamente espresso contro il trattato gemello del TTIP, il TPP (che riguarda Usa e Asia).
Critico anche il grande intellettuale Noam Chomsky, che afferma: “I cosiddetti accordi di libero scambio sono in realtà trattati conservatori, per gli interessi di poteri privati. E’ per questo che sono tenuti segreti”
Sul versante italiano della denuncia ci sono i giornalisti Paolo Barnard e Giulietto Chiesa, l’economista Alberto Bagnai, il professore di politica economica  Roberto De Vogli, il blogger Claudio Messora e tanti altri.

Perché allora giornalisti come il vicedirettore del Fatto insistono (con ben 5 articoli di seguito) a propinarcelo come una buona cosa, dando dei bugiardi e propagandisti a chiunque sollevi giuste e preoccupate obiezioni, “irriducibili delle piazze di sinistra” ai manifestanti del Stop TTIP, chiamando “assurdi” i referendum consultivi richiesti dai popoli, e ponendosi sostanzialmente sulle stesse posizioni del vergognoso governo Renzi?
Perché il TTIP, come il TPP in Asia, è evidentemente espressione della volontà di grandi banche, corporations, superlogge massoniche e  governo Usa (da loro controllato) per estendere il loro potere e i loro profitti, ponendosi in una posizione di ulteriore supremazia rispetto ai poveri Stati nazionali. E giornali che sono pesantemente infiltrati dai poteri forti, non possono che fare da megafono ai loro desiderata.
Il sig. Feltri, nella fattispecie, fa vanto di essere un bocconiano (e montiano, secondo l’Antidiplomatico).
La Bocconi è l’università di cui è presidente Mario Monti, ex presidente europeo della Commissione Trilaterale, l’istituzione oligarchica e ultraliberista creata da David Rockefeller e Henry Kissinger per favorire gli interessi di pochi ultraricchi (e degli Usa) in tutto il mondo. La stessa organizzazione paramassonica che ha messo i suoi uomini – o partecipanti ai suoi meeting – negli ultimi tre governi italiani: Monti, Letta, Guidi, Gentiloni, Boschi, Gutgeld. Non è un caso se Feltri, in un altro articolo, difenda anche la Trilaterale e la sua emanazione italiana, l’Ispi, affermando di aver partecipato ai suoi corsi.

E’ evidente, quindi, che i giornalisti che fuoriescono da queste università e think tanks siano programmati al solo scopo di portare avanti l’agenda dei loro mentori. Che non a caso, sono in grado di piazzarli a vicedirigere fin da giovani anche importanti giornali che si dicono “contro i poteri forti”, salvo rivelarsi poi la loro piena espressione.

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