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(Articolo pubblicato il 21 maggio 2016 sul sito “Oltre le Barricate“)

Mentre la premiata ditta Renzi & Boschi – un duo che neanche Stanlio e Ollio – gioca a chi colleziona più insulti ad ogni uscita pubblica (oggi Renzi ha cominciato il tour per promuovere il sì, tra i soliti fischi e manganellate a chi protesta), tutto nel nome delle Sacre Riforme volute da JpMorgan e scritte con Verdini, il Paese scopre a poco a poco che anche la cosiddetta opposizione è in realtà farlocca.

Mi spiego meglio: come già scritto nel primo post di questa mini saga, Di Maio qualche settimana fa ha pranzato con i membri italiani della Commissione Trilaterale, è stato coperto da Fico che non ha neanche voluto sollevare il problema della presenza della presidente Rai Monica Maggioni al meeting Trilaterale di Roma, ed è stato pure applaudito dal vicedirettore del Fatto, tale Stefano Feltri, il quale ha detto che Di Maio “ha fatto benissimo a incontrare i membri della Trilaterale”.

Ora, non ci vogliamo soffermare di nuovo su cosa sia la Commissione Trilaterale e quali i suoi scopi, perché è già stato scritto nei post precedenti e c’è abbondante letteratura disponibile su questi pazzi oligarchi, fanatici dell’austerità per i popoli e del’arricchimento indebito per se stessi.
Spostiamo l’attenzione, invece, sulla posizione ambigua dei 5 Stelle su Euro e Ue, e su quella del Fatto sul TTIP.

Di recente, Di Maio è stato interrogato numerose volte sulla questione Euro, e ha sempre detto che i 5 Stelle “non vogliono uscire dall’Ue” e che “se l’Europa non dà all’Italia ciò che chiede, loro sono disposti ad indire un referendum per uscire dall’Euro”.

Adesso, qui si pone più di un problema. Se i 5 Stelle non vogliono uscire dall’Ue, significa che vogliono rimanere all’interno dei parametri di Maastricht e delle regole del Trattato di Lisbona, che sono quelle che ci stanno condannando a una fine stile Grecia, in presenza di una crisi che sappiamo non si risolverà a breve.

I 5 Stelle affermano che vogliono eliminare il Fiscal Compact e rinegoziare tutto. Bene, ma se quello che viene chiesto non viene dato dai tecnocrati europei, come già accaduto per la Grecia? Allora l’idea è di organizzare il famoso referendum.

euro-fuoridalleuro-rinaldi-m5s-bce-thumb-660x371-51105Di referendum però ne esistono solo due tipi per le questioni nazionali: uno abrogativo, che però non si può effettuare per i trattati internazionali (e quindi per abrogare l’utilizzo dell’Euro, ex art. 75 Cost.), e l’altro confermativo, in caso di modifica costituzionale.
Quindi, o i 5 Stelle inseriscono in Costituzione il referendum consultivo (cosa che prenderebbe anni, e con esiti incerti, anche se dovessero andare al governo) oppure al posto del referendum, al limite, possono organizzare un sondaggione senza valore legale.
Insomma, ci spieghino qual’è la loro idea di referendum, perché allo stato attuale uno non si può fare e l’altro prevede (bene che vada) tempi biblici.
In entrambi i casi si sprecherebbe tempo inutilmente, mentre agli italiani serve liberarsi del cappio composto da Euro-Fiscal Compact-parametri capestro di Maastricht il prima possibile. Sarebbe molto preferibile, quindi, che i 5 Stelle si decidessero ad avere una linea di aperta rottura con i potentati oligarchici europei, per ridare agli italiani tutta la sovranità qualora andassero al governo. La proposta di una Banca d’Italia in mano pubblica è buona, ma da sola non è sufficiente.
Tralasciamo poi i vari viaggi di “accreditamento” fatti da Di Maio di recente, per rendersi gradito alla cancellerie di mezza Europa.

E torniamo così al Fatto Quotidiano, che ci regala un’altra perla grazie al suo vicedirettore, bocconiano e “montiano di ferro” secondo l’Antidiplomatico.
Il prode Feltri, dopo essersi scagliato lancia in resta in difesa dei suoi padrini dell’Ispi e della Trilaterale (notare lo stretto legame di Monti con Trilaterale, Ispi e Bocconi) ha deciso di completare l’opera difendendo il TTIP e la “democraticità” dell’Ue.
Nei prossimi articoli, il Feltri andrà ad analizzare gli enormi vantaggi dell’austerity, la Grecia come “grande successo dell’Euro”, perché il neoliberismo salverà il mondo e di come ai poveri che protestano puzzi l’alito e non abbiano neanche un capo firmato addosso.

Faccio presente che questo individuo non è un pellegrino che passa di lì, scrive qualche minchiata e va via, bensì quello che dirige la truppa quando Travaglio è in giro a presentare i suoi libri.

Si può allora stare ben sereni che il Fatto, come il M5S, non è che scalpiti dalla voglia di colpire i poteri forti (tra cui: Usa, Nato, grandi banche, corporations, Ue ed Euro, massoneria internazionale), ma sembra piuttosto molto condiscendente nei loro confronti. E’ sempre più comodo concentrarsi su “casta, corruzione, sprechi, finanziamenti pubblici ecc. ecc.” lasciando perdere i veri manovratori.

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