RevolutionCe ne vuole di psicanalisi per capire il popolo italiano e le sue turbe mentali: arrivare a dare il 40% all’ennesimo venditore di pentole non è stupido, è doloso. Gente che andrebbe processata per intelligenza col nemico, se non fosse che il nemico in questione è stato supportato dal 99% della stampa (se così si può definire) di questo Paese.

Un martellamento contro Grillo e pro Renzi che è cominciato all’indomani delle elezioni politiche dello scorso anno (e dell’”inspiegabile” 25% del M5S) e rafforzatosi con l’elezione (da parte di Napolitano e nessun altro) del neo Mastrota alla guida del governo.

Non si può dire che Renzi non ce l’abbia messa tutta per farsi prendere a pesci in faccia dagli italiani: accordi con Berlusconi, legge elettorale fatta su misura per far fuori Grillo, ministri provenienti dalla Troika e dalle Coop Rosse, promesse rimangiate dopo pochi minuti, continuazione della politica filo americana e filo bellica con l’acquisto degli F35, eccetera eccetera. Eppure il popolo italiano ama essere maltrattato, deve essere una qualche forma di perversione generalizzata: non piace l’onesto ma il finto onesto; non il nuovo ma il finto nuovo; non l’innovatore ma il finto innovatore e via dicendo. Purché nulla cambi. Sarà la secolare influenza della Chiesa e della sua ipocrisia congenita, ma nel Dna italiano l’onestà al potere è ancora vista come uno spauracchio da evitare a tutti i costi. E da qui il 40% a Renzi (pompato, come già detto, da una stampa talmente servile da dare il voltastomaco) e il 21% a Grillo, su cui pesa probabilmente una posizione troppo morbida nei riguardi dell’Euro, che ha fatto scivolare qualche punto percentuale nella casse della Lega e della Meloni, più decisi su questo tema. Fanno sorridere i grandi festeggiamenti della cosiddetta sinistra per il 4% a Tsipras: vedremo cosa faranno di questo “enorme” capitale in termini di capacità di cambiare le cose. Vendola si è già detto pronto a dialogare con Schulz, più o meno con lo stesso spirito con cui l’anno scorso i suoi entrarono nel Parlamento italiano grazie al Pd. Tanto valeva dare il voto a Scelta Civica, che tanto gli effetti sono gli stessi.

E ora che Renzi e i suoi, tronfi come non mai, hanno smaltito lo spumante dei festeggiamenti, ecco tornare la realtà quotidiana: arresti in casa Pd ed ex Pdl, tanto per ricordare a tutti di chi stiamo realmente parlando. La solita banda larga di mariuoli, il cui unico scopo e riempirsi le tasche a danno del popolo italiano, che per giunta approva e li vota in massa.

Destra e sinistra non ci sono più, così come ormai non si può più ragionare di capitalismo e comunismo. Il capitalismo ha fallito, distrutto dall’avida ferocia neoliberista; il comunismo, anche quello meglio intenzionato, sembra decisamente inattuabile.

Quello che farà la differenza in questa fase storica sarà soltanto l’ascesa di leader (o, ancora meglio, gruppi dirigenti) motivati principalmente dalla volontà di perseguire il bene comune, con onestà e competenza. Non lo chiedono solo il buon senso e la buona politica, ma anche la salute della popolazione, decimata da una crisi che si potrebbe risolvere facilmente con la giusta classe dirigente e le giuste ricette economiche (lo dice anche Paul Krugman, non solo chi scrive), e la salute dell’ambiente, sempre più devastato da un capitalismo amorale e di rapina. Per non parlare delle crescenti disuguaglianze nei redditi in tutto il mondo, specie nei Paesi considerati “industrializzati”.

I vecchi modelli hanno fatto il loro tempo: la antica nobiltà di sangue fu rimpiazzata da quella del denaro della classe borghese; quest’ultima va ora rimpiazzata da quella di onestà e altruismo propria delle persone in grado di perseguire il proprio bene ponendo la massima attenzione al bene della popolazione e dell’ambiente circostante. E questo in tutti i settori: nell’economia, nella politica, nella giustizia, nell’informazione, nella cultura e nella “società civile” in genere.

La crisi è una grandissima opportunità di cambiamento, in meglio come in peggio. Occorre cogliere questa opportunità per dirigere la società nella direzione migliore, quella di un rinnovamento sostanziale che investa ogni ambito dell’essere umano e della società globale in cui vive.

Non ci sono molte alternative: la crisi in cui siamo invischiati (aggravata ad arte da un manipolo di straricchi burattinai per perseguire i loro scopi) e il peggioramento progressivo delle condizioni ambientali ci dicono che la strada è tracciata e inevitabile. Occorre solo rimboccarsi le maniche.

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