Capitalismo

(Articolo pubblicato su Informare per resistere, il 2 maggio 2014)

Bisogna provare tanta umana comprensione per coloro che, in buona fede, ancora credono che il Pd faccia gli interessi dei lavoratori e delle persone comuni.

È giustificabile (non moralmente, ma almeno razionalmente) chi trae vantaggi economici o politici dall’appoggio a Renzi e ai suoi, mentre non lo è più (se non, in minima parte, a causa della massiccia disinformazione di Repubblica e dintorni) chi li vota senza un evidente tornaconto personale.

In questo frangente votare Pd è quanto di più disastroso si possa fare per l’Italia, e anche per l’Europa. Cerchiamo di capire perché.

Per cominciare, il Pd (nelle sue forme precedenti) è il principale artefice del nostro ingresso nell’Euro e della nostra sottomissione alle regole/capestro di Bruxelles. Ce lo ricordiamo tutti Prodi gioire per l’ingresso in Europa, manco avesse vinto alla lotteria.

Quello stesso Prodi che ha svenduto buona parte del patrimonio pubblico italiano a enti stranieri,  ha contribuito poi a svendere la nazione Italia alla Germania, ai tecnocrati di Bruxelles, alle grandi banche, agli Stati Uniti sotto forma del Fondo Monetario Internazionale.

In questo non ha fatto nulla di particolarmente nuovo: già col divorzio Tesoro – Banca d’Italia del 1981, Ciampi e Andreatta avevano consegnato l’economia italiana al dominio dei mercati e posto le premesse per la deindustrializzazione italiana, in accordo con Germania, Francia ed Inghilterra.
C’è una regola non scritta, nel nostro ordinamento, per cui chi svende il popolo italiano alle potenze estere vince come premio il Quirinale o la Presidenza del Consiglio.

Giudicate un po’ voi se il pestilenziale duo Renzi – Napolitano non sta seguendo la stessa trafila.

Si parlava nel titolo di darwinismo sociale. Qual è la ratio delle regole di Maastricht, e della moneta Euro, se non ergere il darwinismo sociale a regola dominante dell’Ue? In questo, l’Unione si conforma al dettato dei grandi capitalisti (specialmente di quelli finanziari), per cui l’unica regola valida è quella del grande che mangia – pardon, assorbe – il debole.

Il mercato unico favorisce il darwinismo sociale, permettendo alle grandi imprese multinazionali di fare a pezzi la concorrenza delle piccole realtà produttive, specie di quelle a chilometro zero.

I parametri di Maastricht favoriscono il darwinismo sociale, costringendo i Paesi più lontani nel raggiungere i limiti del 3% nel deficit/Pil annuo e del 60% nel rapporto debito pubblico/Pil a riforme lacrime e sangue che fanno a pezzi lo stato sociale. Quindi la scuola, la sanità, le pensioni, gli assegni di disoccupazione. Per seguire dei parametri che, peraltro, sono considerati ingiustificati da numerosi e autorevoli economisti.

L’ideologia neoliberista alla base del mercato unico europeo, quindi la libertà del mercato da regole e restrizioni, favorisce il darwinismo sociale, pretendendo di smantellare lo stato sociale e ogni intervento pubblico in economia, così come ogni forma di protezionismo economico.

La moneta Euro favorisce il darwinismo sociale, perché impedisce ai Paesi più deboli di svalutare la moneta, consegnandoli così ai diktat dei mercati (che speculano in modo mortale sui tassi di interesse) e dei prestatori di denaro, di solito i Paesi più ricchi dell’Ue (Germania in testa), con la Bce e il Fondo Monetario Internazionale. Un ottimo modo per privare quegli stessi Paesi di sovranità politica, dopo averli privati della sovranità monetaria.

L’intera tecnocrazia europea favorisce il darwinismo sociale, perché mette le decisioni vitali per i Paesi e i popoli nelle mani di poche “elite” (poco illuminate, ma molto danarose), rendendo sempre più raro e obsoleto il ricorso al giudizio popolare. Arrivando agli estremi di eleggere, anche in caso di esiti sfavorevoli all’elite, comunque personaggi graditi all’elite stessa, come è accaduto con le elezioni di Letta e Renzi in Italia, ennesima espressione dei poteri forti e non della genuina volontà popolare.

Le politiche di austerità favoriscono il darwinismo sociale, perché nella prospettiva di un fantomatico “risanamento”, inducono la popolazione alla disperazione e a una pioggia di suicidi, a causa dei tagli alla spesa pubblica e agli ammortizzatori sociali. Questo sebbene, in caso di crisi, ogni economista onesto sappia che è necessario rilanciare la spesa pubblica per rilanciare l’economia e l’occupazione. Le lezioni degli anni ’30 dovrebbero venirci in soccorso, ma a quanto pare alle elite il keynesismo proprio non piace. È meglio decimare le popolazioni con ricette economiche prive di senso.

Per finire, il turbo capitalismo finanziario e iperliberista è l’essenza del darwinismo: un pugno di persone (si parla di 85) che detengono più della metà della ricchezza mondiale e pretendono di decidere come i restanti 7 miliardi di persone debbano vivere (o morire). Questo, sia detto nel modo più chiaro possibile, sulla base del possesso di una moneta che è pura illusione: moneta virtuale (cioè impulsi elettronici creati sui computer delle banche) oppure moneta cartacea (creata allo stesso modo dal nulla nelle banche centrali, e che ha lo stesso valore reale dei tovaglioli del discount).

In tutto questo cosa c’entra il Pd? Il Pd ha semplicemente avallato tutto questo gioco, in modo più strenuo e convinto persino di Berlusconi (che tra i suoi difetti ne ha uno che in questo caso torna utile: ama comandare e non ama prendere troppi ordini da potenze straniere).

La retorica europeista, i “morire per Maastricht”, i “ce lo chiede l’Europa” sono da sempre cavalli di battaglia del Pd, che in nome di una falsa internazionalizzazione sta mandando al macero la nazione Italia, con l’aiuto dei servi fedeli di Repubblica e dintorni.

Se si vuole veramente cambiare rotta, bisogna che al Pd sia sottratto ogni potere e quindi ogni voto utile, specie in vista delle prossime europee. Solo quando al governo ci sarà una forza politica veramente dalla parte del popolo italiano e disposta a contrastare la barbarie incombente, sarà possibile tornare a parlare di diritti, di giustizia, di bene comune.

 

 

 

Fonti (e libri consigliati):

 

–          Alberto Bagnai, “Il tramonto dell’Euro”

–          Paolo Barnard, “Il più grande crimine”

–          Nino Galloni, “Chi ha tradito l’economia italiana?”

–          Paul Krugman, “Fuori da questa crisi, adesso”

–          Nouriel Roubini, “La crisi non è finita”

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