European-Revolution

(Articolo pubblicato su Informare per resistere, il 5/4/2014)

Le elezioni europee in arrivo sono un test decisivo per i popoli d’Europa.

Non ha senso sommergere le piazze di manifestanti contro i tagli imposti dalla Troika, se poi non si votano in massa partiti che offrano qualche soluzione alla dittatura dei tecnocrati di Bruxelles e Francoforte. Sebbene il Parlamento europeo non abbia lo stesso potere decisionale di Consiglio e Commissione, riempirlo di “euroscettici” sarà un segnale importante per l’intera Europa, per gli organi dell’Unione e per gli “osservatori partecipanti al gioco” di oltreoceano.

Prima cosa da fare è votare contro l’Euro. Non ci sono scuse. Si può votare per Grillo, si può persino votare per la Lega, ma occorre assolutamente liberarsi del Pd, che è stato il principale artefice del nostro ingresso nella disastrosa moneta unica.

Per gli ingenui lettori di Repubblica e dintorni, è ora di aprire gli occhi: che l’Euro sia un disastro per i Paesi del sud è evidente e comprovato; lo dicono 6 premi Nobel per l’Economia, lo dicono gli economisti italiani più onesti intellettualmente (come Galloni, Bagnai, la MMT di Barnard, ma anche Borghi, il magistrato Barra Caracciolo, ecc. ecc.), lo dicono le evidenze empiriche nella vita dei cittadini, strozzati dalla mancanza di liquidità, dalla disoccupazione, dai tagli alla spesa pubblica imposti dal Fiscal Compact per il prossimo ventennio, da politiche economiche che non prevedono l’intervento dello Stato a sostegno della popolazione quando ce ne sarebbe bisogno.

Tutti gli economisti sani di mente sanno che, in caso di crisi, per far ripartire l’economia occorre una maggiore spesa pubblica per rilanciare i consumi e in generale per sostenere la popolazione e le imprese, ed è esattamente ciò che viene negato dal Fiscal Compact, dal pareggio di bilancio e dalle stesse regole di Maastricht (rapporto debito pubblico/Pil imposto al 60%).

Non è solo una questione di sana economia, ma di semplice senso di umanità: il Pd e i tecnocrati di Bruxelles hanno preferito i suicidi della popolazione alla rivisitazione di regole e parametri che forse andavano bene in tempi di vacche grasse, ma che sono devastanti in tempi di crisi. Ma non hanno l’attenuante di non aver previsto quest’ultima: il pareggio di bilancio e il Fiscal compact sono stati approvati a crisi bella ed avanzata.

Da questa Europa e dall’Euro traggono vantaggio la Germania e le sue imprese, prima di tutto: perdono tutti gli altri Stati, costretti ad inseguirla senza potersi sostenere, ad esempio, con la svalutazione della moneta: la perdita di sovranità monetaria così costringe questi Stati ad indebitarsi sempre più verso i mercati e i poteri forti.

Traggono vantaggio anche i grandi capitalisti e gli speculatori, che ottengono grandi rendimenti dai titoli di Stato dei Paesi più indebitati e poi si assicurano con altri titoli sull’eventuale fallimento di questi. Per non parlare dell’abbondanza di manodopera qualificata pronta a svendersi pur di trovare lavoro.

Del resto è dal divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro dell’81 che la nostra economia ha cominciato a crollare e il debito pubblico ad impennarsi, al contrario di quanto sostenuto da tanti “ben informati” che lo attribuiscono ai semplici sperperi della cattiva classe politica: il peggior disastro che sia capitato alla nostra economia è stato quindi, da 30 anni a questa parte, l’aver perso ogni controllo statale sulla nostra moneta (e successivamente l’ingresso nell’Euro).

Il rimedio a tutto questo è semplice e alla portata di tutti: portare gli astensionisti, se necessario in ceppi, a votare CONTRO l’Euro (cioè per quei partiti che vogliono il ritorno alla sovranità monetaria) a tutte le elezioni, in primis a quelle europee.

Occorre distruggere la disinformazione sparsa dai giornali di partito come Repubblica, e di giornali industriali/bancari come Corriere, Stampa, Sole 24 ore, che continuano a difendere il progetto europeo a spada tratta, e occorre che il Pd sia riconosciuto come il principale artefice della crisi italiana e dei suicidi dei lavoratori, per accondiscendenza con le folli politiche europee e con l’Euro.

Se questi signori, sempre più piegati al credo neoliberista, hanno continuato a difendere un progetto così letale per le popolazioni, è perché “E’ difficile indurre un uomo a capire una determinata cosa, quando il suo salario dipende dal fatto di non capirla”, per riprendere una citazione utilizzata da Paul Krugman.

 

 

Fonti (e libri raccomandati):

 

–         Nino Galloni, “Chi ha tradito l’economia italiana?”

–         Alberto Bagnai, “Il tramonto dell’Euro”

–         Paul Krugman, “Fuori da questa crisi, adesso”

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