Una nazione devastata dai tagli alla spesa pubblica, un’emergenza sociale che i media spesso preferiscono ignorare e un Paese diventato un monito per chi intenda “sgarrare” dalle regole europee. E’ la Grecia raccontata da chi si trova sul posto. Tra mancanza di beni primari ed episodi di violenza.

Grecia

Illustrazione di Mauro Biani

(Articolo pubblicato sul numero 3 – maggio/giugno 2013 di “Barricate – L’informazione in movimento“)

Uno dei più antichi Paesi al mondo, culla della democrazia e centro della cultura mediterranea. In ginocchio da anni a causa delle imposizioni della Troika e di una gestione poco trasparente dei bilanci pubblici. La nazione greca resta in una situazione preoccupante, a causa delle difficoltà economiche e della ascesa dei gruppi di estrema destra che si ergono a portatori di “sicurezza”. Ce ne parla Diana Riboli, docente di antropologia all’università di Atene.

Diana, ci potresti descrivere la situazione generale in Grecia negli ultimi mesi?

La situazione qui peggiora di giorno in giorno e la popolazione è ormai allo stremo. A causa del nepotismo e della corruzione, nessuno ha più fiducia nella classe politica. Da anni lo Stato viene avvertito come un nemico subdolo, assolutamente incapace di guidare il Paese fuori dalla crisi.
La gente non crede più alle promesse del governo, che ogni tanto ‘garantisce’ che non ci saranno più tagli su salari e pensioni. Dichiarazioni che vengono spesso smentite da nuove pesanti tasse e tagli a tutte le fasce della popolazione, anche a quelle più indigenti.
Le tasse sulle proprietà, comprese quelle sulla prima casa, arrivano insieme alla bolletta della luce.
Alle molte famiglie che non hanno i mezzi per pagare, viene tagliata l’elettricità. Una decisione imposta dalla Troika (ma accettata dai politici) antidemocratica e anticostituzionale.
La percentuale di famiglie che vive sotto il livello di povertà aumenta sempre più. Da alcuni mesi, specie nelle scuole elementari e negli asili statali, i maestri si trovano di fronte a bambini che piangono o addirittura svengono dalla fame. I prezzi dei generi alimentari continuano a restare alti rispetto ai salari. La benzina e il petrolio sono proibitivi per i più. Quest’inverno in pochissimi condomini, scuole e università è stato acceso il riscaldamento.  La disoccupazione, specie giovanile, è in crescita e il sistema sanitario ormai allo sfascio, dal momento che sono stati tagliati i fondi anche agli ospedali, dove il corpo medico deve cercare di fare economia anche su garze e siringhe.

Nelle piazze le proteste continuano con frequenza? Qui i giornali ne parlano sempre meno…

Negli ultimi quattro mesi le dimostrazioni di piazza sono notevolmente diminuite per molti motivi. Innanzitutto la violenta repressione governativa. Credo che le immagini degli attacchi dei MAT (corpi speciali antisommossa) alla popolazione abbiano fatto il giro del mondo. Durante le ultime proteste a grande partecipazione popolare, I MAT hanno allontanato le folla usando quantità enormi di gas asfissianti, idranti e colpendo con manganelli, calci e pugni anche i gruppi più pacifici. I gas asfissianti, oltre a provocare insopportabili bruciori agli occhi e alla gola, sono pericolosi per persone affette da varie patologie e cancerogeni. La polizia ha addirittura usato, in alcuni casi, bombolette di gas scadute negli anni ’90. Ovviamente non tutti possono o vogliono munirsi di maschere anti-gas.  Al di là della paura dei danni fisici, il popolo non trova una sua unità. Il frazionamento dei partiti e dei gruppi politici e la propaganda del governo che cerca di scaricare tutte le colpe su diversi gruppi, opponendo il settore privato e quello pubblico, annullano la possibilità che il popolo riesca a fare fronte unito.

Qual è la situazione dal punto di vista politico? Come si comportano i partiti nei confronti delle richieste della Troika e dei mercati?

Prima delle ultime visite della Troika in Grecia, il Primo Ministro Antonis Samaras aveva annunciato che il governo era pronto a dure negoziazioni, soprattutto sulle richieste di ridimensionare il settore pubblico da parte della Troika. In realtà, e malgrado alcune negoziazioni siano state fatte, il settore pubblico continua ad essere colpito da licenziamenti, pensionamenti anticipati e riduzione dei salari. La Troika vuole il licenziamento di 25.000 dipendenti statali entro la fine dell’anno. Per il momento circa 2.000 impiegati del settore pubblico sono stati messi in ‘diathesimotita’ una sorta di cassa integrazione. Hanno il diritto di percepire il 75% dello stipendio per un anno e poi, nel caso non sia possibile la loro assunzione in altri settori pubblici, avviene il licenziamento.  Il mese scorso è stato annunciato che, entro la fine di maggio, 19.000 dipendenti statali verranno messi in diathesimotita. L’ironia è che questo meccanismo dovrebbe colpire soprattutto le assunzioni non avvenute in base al merito, ma a processi di corruzione o nepotismo. Per prima cosa è risaputo che in Grecia anche persone di merito debbano spesso ricorrere a qualche ‘spinta’ per assicurarsi un posto di lavoro. Inoltre si ha l’impressione che, in questo momento, siano comunque più tutelati coloro che hanno ‘appoggi’ di un certo peso.

Il problema dell’evasione fiscale, principale colpevole della situazione del Paese, non viene risolto, prima di tutto perché molti attuali o ex-parlamentari, che continuano ad avere stipendi altissimi, si troverebbero in difficoltà. Pochissimi evasori sono stati davvero processati e messi in carcere.
Anche la lista degli evasori nota come ‘Lista Lagarde’, dopo infinite e ridicole storie di CD scomparsi, di memory stick difettose e di nomi magicamente depennati, quando (con estremo ritardo) è stata pubblicata, non ha affatto cambiato le cose. Il governo pare del tutto incapace di recuperare fondi dagli evasori e preferisce accanirsi su tagli di stipendi già inferiori ai 700 euro e persino pensioni di invalidità.

Il governo sta anche cercando di svendere le ricchezze del Paese, puntando sulle privatizzazioni. I riflettori negli ultimi mesi sono puntati sul gas e sulla compagnia di stato che ha il monopolio sui giochi d’azzardo (OPAP), una delle poche compagnie statali con buoni tassi di rendita.

grecia-300x225Ci sono ricette per uscire dalla crisi, diverse da quelle della Troika, che sono appoggiate dai movimenti o dai partiti?

La sinistra è divisa e piuttosto passiva. Si sentono voci di opposizione ma sembrano più propaganda per attirare voti che programmi politici. Ritengo sia a causa dell’inettitudine dell’opposizione che il partito di Alba Dorata sia arrivato ad essere il terzo partito del Paese. Il suo programma violento e razzista viene interpretato da molti come unica possibile soluzione contro la corruzione nazionale e l’arroganza dei Paesi europei più potenti. A livello popolare, l’odio razziale e il moltiplicarsi di violenze e persino di omicidi nei confronti di immigrati e stranieri si identifica in parte anche con un ‘no’ all’interferenza straniera in genere, Troika e Merkel compresi. Alba Dorata è molto meglio organizzata di quanto non si pensi e probabilmente anche in qualche modo sovvenzionata da gruppi analoghi che in altri Paesi non hanno il diritto di diventare partiti politici.

Il partito ha una sua sorta di polizia privata con numeri di pronto intervento a cui si rivolgono sempre più cittadini vittime di rapine ed estorsioni, in aumento a causa dell’esplosione della criminalità organizzata nazionale e internazionale. Organizza corsi di autodifesa per insegnare a donne (greche) come far fronte agli attacchi di criminali (stranieri). Aiuta famiglie bisognose (greche). Nerborute guardie del corpo con la testa rasata accompagnano amorevolmente anziani (greci) quando vanno a riscuotere le pensioni. Organizzano dopo-scuola e attività ricreative per bambini (greci) e hanno già lanciato la proposta di aprire ambulatori (il nome proposto, parafrasando il nome di una nota organizzazione internazionale, è ‘Medici Con Frontiere’) del tutto gratuiti per pazienti ovviamente greci. Il tutto con il beneplacito del governo che non solo non ne ostacola le mosse ma in molti casi le supporta. Se questo è ciò che sognano coloro che votano Alba Dorata come soluzione per uscire dalla crisi, appare chiaramente meglio la crisi.

Per contro, altre iniziative per uscire o limitare i danni della crisi, si moltiplicano da parte di centinaia di organizzazioni e gruppi basati sulla solidarietà, sullo scambio equo di prodotti e servizi, sul tentativo di uscire da una logica legata al denaro. Moltissimi fanno opera di volontariato o partecipano a iniziative solidali. Iniziano a sorgere le prime piccole comunità, formate da alcune famiglie, in cui viene limitato al massimo, se non eliminato, l’uso del denaro.

La Grecia fuori dall’Euro. E’ una prospettiva che si potrebbe realizzare a breve termine o sembra ancora lontana?

Importanti economisti di vari Paesi del mondo hanno dichiarato che la Grecia è chiaramente già in bancarotta, per quanto la classe politica sostenga il contrario. L’ipotesi di una Grecia fuori dall’Euro, dal mio punto di vista sicuramente auspicabile, sembra per il momento lontana. La Germania e la Troika mantengono in vita un malato terminale agonizzante, un po’ perché probabilmente l’uscita del paese dall’Euro creerebbe un pericoloso effetto domino e un po’ perché la Grecia viene usata come monito per gli altri Paesi. Un esempio di cosa potrebbe accadere se non ci si attiene alle regole…

Si dice che quello che accade in Grecia sia l’anticamera di quello che poi si verificherà in Italia. Per te ci sono possibilità che gli stessi fenomeni si ripetano nel nostro Paese?

Come dicevo la Grecia viene in questo momento usata un po’ come uno spauracchio e nei vari Paesi si dissemina l’idea che ciò che è accaduto qui accadrà anche in Italia, Spagna, Portogallo eccetera. In realtà non lo credo. Prima di tutto perché ogni Paese ha una storia e risorse assai diverse.

La Grecia è un paese che non produce quasi nulla, dove pressoché tutto viene importato dall’estero: detersivi, materiali di costruzione, automobili… Le campagne e le isole si sono spopolate molti anni fa, anche se in questo momento si assiste a un certo ritorno. L’alto numero dei dipendenti statali (comunque non molto alto rispetto ad altri Paesi europei) è anche dovuto al fatto che qui non ci sono molti settori lavorativi che sono invece aperti, anche se in crisi, in Paesi come Italia e Spagna. Per questo motivo questo è l’unico Paese al mondo ad avere più cittadini emigrati che residenti nei confini nazionali.

Dal punto di vista turistico rimane un Paese di estremo interesse, ma una politica turistica discutibile ha promosso vacanze basate soprattutto sulla bellezza dei mari. Che sono sicuramente straordinari, ma non sufficienti a trattenere i molti turisti che ora ad esempio preferiscono la più economica Croazia. L’Italia, come ben risaputo è il Paese al mondo più ricco di opere d’arte.  Difficilmente diminuirà l’affluenza mondiale verso Roma, Firenze o Venezia.  L’Italia è anche un Paese altamente industrializzato che, con una politica intelligente, potrebbe essere quasi indipendente a livello economico. Prodotti di altissima qualità (macchine di lusso, alta moda e pelletteria, design ecc.) continuano a portare il marchio italiano. E’ chiaro che anche in Italia la crisi è e sarà durissima, colpendo come qui soprattutto i ceti meno abbienti. Ma l’Italia ha almeno in potenza il privilegio di cambiare le cose a livello nazionale e anche europeo, come confermato dal risultato delle ultime elezioni. Forse perché vivo una situazione certamente più drammatica, vedo ancora una luce alla fine del tunnel italiano. E la speranza è che si sia in molti a vedere questa luce, che in Grecia pare essersi spenta.

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