Austerity(Articolo pubblicato su Informare per resistere, 8/5/2013)

Sono anni che i media asserviti ci raccontano che l’austerità è necessaria e che le ricette della Troika sono come una medicina cattiva, vanno prese anche contro volontà.

Con queste argomentazioni, professoroni e pseudo-intellettuali al soldo di banche e corporations ci hanno ripetuto che, se Grecia e Italia erano costrette a soffrire, la colpa era solo dell’ingordigia dei governi e della difficile situazione innescata dalla crisi.

E così, via libera ai prestiti di Unione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale, purché siano rispettate le ricette lacrime e sangue, basate su privatizzazioni e tagli alla spesa pubblica. Insomma, il solito frutto delle mortifere dottrine neoliberiste.

Poi arriva un ragazzino che analizza alcuni dei sacri teoremi alla base dell’austerità e ci spiega che ci sono degli errori, e quindi tutto il sistema non regge. Ergo, le politiche di austerità in un periodo di crisi non fanno bene al malato, ma finiscono per dissanguarlo.

E si badi che a questo punto l’austerità non è più una scelta politica dei governi, quanto un obbligo comunitario grazie all’approvazione dell’orrido Fiscal Compact, che significa stringere la cinghia a norma di legge per i prossimi vent’anni.

Quindi ci ritroviamo di fronte a un paradosso: una dottrina economica evidentemente sballata ci vincola per le prossime due decadi, nel cieco rispetto di quei parametri di Maastricht innalzati a comandamenti biblici.

Ma, in fondo, ai popoli europei cosa importa che il tasso debito pubblico/Pil non superi il 60%?
Il Giappone sta al 236% e nessuno si suicida per questo. Anzi.

Peccato che il Giappone abbia una moneta propria, mentre la nostra appartenenza all’Euro e l’obbligo di rispettare i parametri di Maastricht ci stanno strangolando sempre più.

Tra l’altro per rientrare nel famoso parametro del 60%, l’Italia (nel 2012 al 127%) dovrebbe o rilanciare la crescita (cosa enormemente difficile in periodi di crisi) oppure tagliare la spesa pubblica e aumentare le tasse. Quale via sarà scelta e darà più frutti, secondo voi?

Aggiungeteci che anche illustri economisti come Paul Krugman e la scuola del Memmt (il think tank neokeynesiano reso celebre in Italia da Paolo Barnard) affermano che la strada dell’austerità porta in questo frangente al suicidio economico, mentre la soluzione migliore per il nostro Paese sarebbe l’uscita dall’Euro e l’impostazione di politiche di spesa a deficit, se necessario rinegoziando gli accordi con l’Ue.

Ma allora, a chi giova? E’ inevitabile pensare che se ne avvantaggino solo le grandi imprese. Un mercato del lavoro fermo, dove la gente per lavorare è costretta a svendersi, permette alle aziende di accaparrarsi agevolmente le migliori intelligenze a prezzi bassissimi. E cosa accadrà quando lo Stato vorrà svendere i gioielli di famiglia per fare cassa? Privatizziamo l’acqua in barba al referendum di qualche anno fa e poi privatizziamo il Colosseo, gli Uffizi, il Canal Grande? In fondo la Finlandia qualche tempo fa propose di far mettere in vendita il Partenone e le isole greche, quindi perché no?

L’unica soluzione possibile per l’Italia è l’uscita dall’Euro, la rinegoziazione dei trattati europei (tenendo in considerazione il momento di crisi) e l’impostazione di politiche di sostegno alla popolazione e al lavoro con la nuova moneta di proprietà del popolo italiano (e non di banche private).

Anche perché, con il non-intervento a favore della popolazione, lo Stato italiano si macchia di un crimine che contrasta in maniera stridente con la stessa Costituzione.

Recita in fatti l’articolo 38: “Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale.

I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria. (…)

Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato.”

Ne consegue che lo Stato ha l’OBBLIGO di intervenire a favore di quanti, non per loro colpa, sono sprovvisti del lavoro e di quanto necessario per vivere in modo dignitoso.

Quindi, ogni trattato che costringa lo Stato a venire meno a questi principi (che, va ribadito, sono stati scolpiti dalla resistenza antifascista), viola in modo evidente la nostra Carta costituzionale e deve essere quindi rigettato dal nostro ordinamento. Fosse anche il trattato istitutivo dell’Unione Europea e dell’Euro, politici, giudici e comuni cittadini sono tenuti a non applicarlo.

La presenza di potenti gruppi di pressione (di cui l’attuale premier, come Monti, è espressione) dietro la creazione dell’Euro e dell’Unione Europea non diminuisce di una virgola l’incostituzionalità di quello che sta accadendo, laddove i cittadini sono lasciati morire di stenti pur di non venire meno ai dettati europei.

E’ una vergogna (non a caso definita da alcuni ‘economicidio’) che deve terminare. Adesso.

Austerity-is-not-working

(Article published on the Italian website “Informare per resistere“, on May 8th, 2013)

It’s been many years since the domesticated media started telling us that the austerity is necessary and the measures of the Troika are like a bitter medicine: it is necessary to take them even against the will.

With these arguments, academics and experts paid by banks and corporations repeated to us that, if Greece and Italy were bound to suffer, the fault was of their spendthrift governments and of the crisis.

And so, free access to the loans of the European Union, European Central Bank and International Monetary Fund was given, at the conditions that the ‘blood and tears measures’, based on cuts on public spending and privatizations, were respected. Nothing new but the usual fruit of the neoliberal doctrines.

Then comes a boy who analyzes the holy laws of austerity, explains to the world that there are some errors, and shows that all the system is wrong.  Hence, the austerity policies in a crisis period are not sound for the sick, but they continue to suck his blood to the end.

And it must be said that, at this point, the austerity is not a choice of the politicians anymore, but an obligation of the European Union, thanks to the horrible Fiscal Compact, which implies the tightening of the belt for the next 20 years .

So we are facing a paradox: an economy doctrine, evidently wrong, bind us for the next 20 years, in the blind obedience to those Maastricht parameters, raised to biblical commandments.

But in the end, what do the European people care if the public debt/GDP ratio overcomes the 60%?

Japan is at the 236% and nobody commits suicide for this.

Yet the Japanese have a currency of their own, while our membership of the Euro and the obligations towards the Maastricht parameters are strangling us more and more.

Furthermore, to keep within the 60% parameter, Italy (in the 2012 at 127%), should restart to grow (which is very difficult in crisis period) or cut the public spending and raise the taxes.

Which way will be chosen, in your opinion?

In addition to this, very famous economists like Paul Krugman and the school of the Memmt (the neo-keynesian think tank made famous in Italy by Paolo Barnard) say that the road of austerity brings in this period to economic suicide. For them, the best solution should be the exit from the Euro and the adoption of policies of welfare, renegotiating if necessary the agreements with the EU.

So, who benefits from this? It is unavoidable to think that only great corporations do.

A blocked market of labor, where people to work are forced to sell themselves, allows the corporations to gain the best brains at the lowest price. And what will happen when Italy will need to sell the family jewels to pay the debts? Will we privatize the water in spite of the referendum of some years ago, and then we’ll privatize the Colosseum of Rome, the Uffizi Gallery in Florence and the Grand Canal in Venice?

Finland some years ago asked Greece to sell their islands and the Parthenon, so why not?

The only solution possible for Italy is to exit from the Euro, to renegotiate the European treaties (considering the crisis period) and to adopt policies of sustainment for families and the workers with a new currency, property of the Italian people (and not of private banks).

Also because, with the non-intervention in favour of the population, the Italian State commits a crime against the same Constitution.

In fact, Article 38 says: “Every citizen not able to work and deprived of the necessary means to survive, has the right to social assistance.

Workers have the right to adequate means to their needs of life in case of illness, injuries, old age and involuntary unemployment.

Authorities and institutions, provided and secured by the State, act for this purpose”.

It derives that the State is OBLIGED to act and help the people who are jobless not by their own choice, and without the necessities to live properly.

So every treaty which forces the State to ignore these principles (who has been sculpted by the anti-fascist Resistance), go against our Constitution and must so be rejected by our legal system.

Also if we talk about the treaties of the European Union and of the Euro, politicians, judges and common citizens must not follow them.

The presence of powerful lobbies (which influence the Italian prime minister Enrico Letta as it was for Mario Monti) behind the creation of the Euro and the European Union doesn’t diminish the unconstitutionality of what is happening, where citizens are left to die of starvation to avoid going against the European rules.

It is a shame (called economicide by someone) that must come to an end. Now.

Annunci