La Goldman Sachs, si è capito, è una grande amica dell’euro. E questo risulta abbastanza evidente, a giudicare da come i suoi ex collaboratori trattano la moneta unica europea. Monti difende l’euro manco fosse il motivo di esistenza dell’intera Europa (mandando nel contempo in malora con serenità la classe media).
Draghi e la Commissione Europea al pari del nostro presidente del Consiglio, affermano che l’euro è “irreversibile“, come se fosse planato dall’alto dei cieli.
E’ il caso di ricordare che l’euro è stato adottato in seguito al Trattato di Maastricht del 1992, cui seguirono una serie di referendum che riguardarono l’adesione all’Ue.
All’epoca però nessuno in Europa era in grado di valutare con precisione cosa avrebbe comportato per gli Stati l’ingresso nella moneta unica.
Ne consegue che,  in un quadro completamente mutato, è giusto che i popoli europei possano dire (con la giusta e dovuta informazione in materia) se questa “benedetta” moneta gli piace ancora oppure no.
Senza farsi prendere da facili reazioni emotive, ma comunque avendo la libertà di decidere (se siamo ancora in democrazia…) del futuro del loro Paese e del continente.
Per cui, ben vengano le proposte, di cui si sta ultimamente parlando, riguardo consultazioni popolari per decidere se i vari Stati vogliono o no rimanere nella moneta unica.

Con buona pace di presidenti e commissari che continuano a venderla come una misura irreversibile. E dei loro amici banchieri.

Le mani di Goldman Sachs sulla crisi europea (Repubblica)

Goldman Sachs is a big friend of the euro. It seems quite clear, if we look at how his former collaborators view the EU common currency. The italian premier Mario Monti defends the euro as it was the only reason for the existence of the EU (without caring too much about the problems of the middle class). The president of ECB, Mario Draghi, and the European Commission agreed with Monti that the euro is “irreversible”, as it was a gift from the Skies.
We have to remember that the euro was adopted after the Maastricht Treaty in 1992. This was followed by a series of referendum to allow the admission of many countries in the EU.
At that time, however, nobody exactly knew what entering into the common currency would mean.
Hence now, in a completely different scenario, it is right that the European people can express if having the common currency is still good for them or it isn’t anymore.
Without being driven by volatile emotions, but having the right to decide (if the EU is still democratic) on the future of their country and continent.
For that reason, the proposals of referendum and votes on the euro are welcome as signs of life in the European democracy.
And who cares about presidents and chairmen who state that the common currency is irreversible. And who cares about their fellow bankers.

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