Un movimento globale contro il sistema economico-finanziario globale.
C’è da chiedersi come mai non sia nato prima.
Dopo una serie allucinante di porcherie fatte da banche, agenzie di rating, speculatori, aziende, governi di vari Paesi, e con il livello imperante di precariato, era giusto e naturale che il malcontento si incanalasse in questa direzione.
C’è da dire che un movimento così non sarebbe mai nato senza l’apporto fondamentale dei social network, che ha permesso la nascita di una forma di coordinamento globale tra gli “indignati” delle varie parti del mondo.

Dopo la mobilitazione del 15 ottobre, il rischio che si corre (oltre all’uso della violenza, che può distogliere l’attenzione di media e cittadini comuni dagli obiettivi reali del movimento) è quello di una scarsa coesione degli “indignati” di tutto il mondo, nel senso di possibili divisioni nei mezzi da utilizzare per combattere il nemico comune.
Fondamentalmente ciò che serve è un programma, una serie di proposte concrete e attuabili da imporre ai palazzi della finanza e della politica, in modo che la forza della piazza riesca a ottenere modifiche sostanziali e durature del sistema.
Non tanto di un leader o una serie di leaders si sente il bisogno, quanto di un programma riconoscibile e attuabile da tutti, una serie di obiettivi da raggiungere nei singoli Stati e anche a livello europeo (istituzioni UE ) e americano (Wall Street, Fed, governo) senza dimenticare l’influsso di corporations e grandi speculatori.

Per far ciò occorrono:

1) Conoscenza della materia trattata;

gli attivisti del movimento devono darsi quante più informazioni possibile sul sistema politico-economico nazionale e globale, e sapere cosa va modificato nel sistema e in quale senso;

2) Coesione sulle proposte da chiedere e attuare:

se il movimento si disperde in mille rivoli e in mille proposte e approcci diverse, si indebolisce e non porta a nulla. Bisogna alla fine approvare una linea unica su cosa va chiesto ai poteri attuali, e quali invece sono completamente da rovesciare e eventualmente rifondare su basi diverse;

3) Rivoluzione culturale:

se non si scardina un modo di pensare basato su potere e profitto, non si fa altro che scacciare chiodo con chiodo. Oltre a cercare di cambiare un sistema politico-economico, occorre innanzitutto modificare un modello psichico-culturale collettivo, incentrato su valori consumistico-capitalistici, sulla logica della competizione, del profitto e dell’accumulo di risorse, per sostituirla con idee basate su cooperazione, gestione ecosostenibile di territorio e risorse, redistribuzione delle ricchezze in eccesso nelle mani di pochi verso i più poveri, tecnologie che non impattino sulla salute umana ma che la favoriscano,  rispetto di ambiente e specie animali, ecc.

4) Azione:

la gente nelle piazze deve muoversi non solo in un’astratta protesta contro le istituzioni colpevoli della crisi e della situazione attuale, ma agire in modo concreto e con proposte concrete PER una serie di obiettivi ben definiti e concretamente raggiungibili, passando dalla opposizione alla proposta, dalla distruzione alla modifica e costruzione del nuovo.
In più occorre trovare forme di protesta che siano incisive, legate alle nuove tecnologie e al sistema mediatico, in modo da puntare più sull’aspetto culturale-visivo della protesta che sul semplice scontro di piazza (che può sempre far bollare il movimento come violento).

Occorre quindi che si apra un dibattito di portata mondiale su questi temi, di modo da trovare soluzioni alla crisi (globale) che siano attuate e condivise anch’esse a livello globale.

 

A global indignation against global injustice     

A global movement against a global economic and financial system.
Strange it was not born before.
After an incredible number of unbearable things made by banks, investors, rating agencies, governements and corporations, added to the growing uncertainty of the working conditions all over the world, it was right and natural an evolution like this.
Surely such a movement could not have been born without the fundamental support of the social networks, which led to the birth of a form of global coordination of the “indignados” in different countries.

After the 15 october, these is the risk (other than violence, which can turn the attention of media and people from the real objectives of the movement) of a weak cohesion of the indignados worldwide, and a lack of a common view of the means to fight the common enemies.
What the movement need is a program, a serie of concrete proposals that have to be imposed to political and economical palaces, to make square”s force obtain substantial and enduring modifications of the system.
There is no big need for a leader or a group of leaders, but for a program recognizable for all, a number of goals to reach in the states, in Europe and in the US , keeping in mind the influence of corporations and big investors.

How can we do this?

1)  Knowing he matter;
the members of the movement must gain more information possible about the national and global political-economic system, becoming aware on what has to be modified and in which sense;

2)  Cohesion on the proposals to advance and acts to perform;
if the movement loses itself in one thousand rivers, it becomes weak and useless. At last it requires a unique direction on the requests to advance to the actual powers, and about the institutions that have to be removed and eventually refounded on new basis.

3) Cultural revolution;
if you don’t change a way of thinking based on profit and competition, you exchange a problem with another.  Other than change a political-economic system, we need to modify a collective psychic-cultural model,  centered on consumistic-capitalistic values, on the logic of competition and profit, and change it with ideas based on cooperation, eco-sustainable management of environment and resources, redistribution of wealth from the richest to the poorest of the world, human-friendly technologies, respect of environnment and animal species et cetera.

4) Action;
people on the squares have to perform not just an abstract protest, but act in concrete ways to reach defined and reachable goals. To do this we need new ways of contestation, more tied with media and new technologies, and less with square fights.

For these reasons, there is the need of a worldwide debate on these themes, in order to find global solutions – clear to all – to a global crisis.

 

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