Quando cade un dittatore, il mondo diventa più bello. Tutto l’apparato mediatico si affanna a raccontarci quanto il tiranno sia stato cattivo e quanto sia stato necessario, per le filantropiche nazioni occidentali, intervenire per toglierlo di mezzo e restituire così ai popoli locali diritti, libertà e democrazia. E’ stato così in Iraq, in Afghanistan, ora in Libia e in tanti altri Paesi è successo e succederà.

Leggevo recentemente un’ottimo excursus storico-mitologico su un famoso quotidiano nazionale, nel quale si raccontava come la fine dei dittatori di tutti i tempi sia stata “inelluttabile”: hanno mantenuto il potere tiranneggiando il popolo, per una forma di castigo divino sono stati rovesciati e il loro potere è stato ritrasferito al popolo stesso. Da un punto di vista etico potrei essere perfettamente d’accordo, lo sono un po’ meno se parliamo di verità storica. E’ raro che le rivoluzioni le faccia – da solo – il popolo: le più grandi rivoluzioni (vincenti) della storia hanno visto come protagonista la ricca borghesia locale (francese, americana, italiana ecc.) spesso riunita in confraternite massoniche. Oppure sono state pilotate da Stati esteri, come i colpi di stato in Cile nel 1973 (Pinochet, appoggiato da Cia e lobby americane) e  in Venezuela nel 2002 . Il mito della rivoluzione dal basso va un tantino sfatato e quando c’è un movimento rivoluzionario vincente, bisogna sempre valutare se non sia stato appoggiato da qualche forza ben poco “popolare”. Prendiamo l’attuale esempio della Libia. Il diabolico dittatore Gheddafi finalmente espropriato del suo potere, dopo anni di tirannide. C’è da chiedersi perchè le forze occidentali non si siano mosse prima, così come per molti anni avevano tollerato pacificamente il regime di Saddam Hussein in Iraq. Parlavo nello scorso post di strategie belliche dell’Impero Romano: un’altra molto in voga consisteva nel mettere, nei territori in cui fosse difficile creare un proprio controllo diretto, dei “governi fantoccio“, composti da uomini del luogo ma fedeli a Roma. E’ chiaro che questo rapporto idillico poteva durare solo fino a quando gli uomini preposti avessero adottato politiche favorevoli all’Impero. Gli Stati Uniti non hanno voluto discostarsi da questo modello, favorendo occasionalmente dittature che tornavano loro utili. Ciò che gli Yankee non tollerano però è chi non “riga dritto”. Orbene, che aveva fatto Gheddafi di così malvagio da essere rimosso? E’ presto detto: Gheddafi aveva installato un sistema di telecomunicazioni indipendente dalle aziende occidentali, voleva creare una Banca Centrale Africana, un Fondo Monetario Africano e una Banca Africana del Prestito (leggere questo interessantissimo documento per approfondire). Tutto per rendere il continente finanziariamente indipendente dalle potenti e analoghe istituzioni occidentali. Se a questo sommiamo le ingenti risorse petrolifere (e non solo) della Libia, che Gheddafi vendeva al miglior offerente (in primis l’Italia), capiamo come il personaggio fosse diventato un po’ troppo audace e autonomo per mantenere il potere e come risultasse ormai molto più conveniente levarlo di mezzo e intascare il ricco bottino libico. Che verrà puntualmente spartito tra i soliti noti: Stati Uniti, Francia, Inghilterra. Le filantropiche democrazie nemiche giurate dei dittatori: sempre quelli ricchi di petrolio e risorse, però. E che non rigano dritto.

La Rivoluzione francese come rivoluzione borghese (e capitalistica)

Con le Rivoluzioni francese e americana la borghesia diventa la forza dominante 

Rivoluzione francese, americana e massoneria

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