L’Unione Europea è nata, come sappiamo, sulle basi della vecchia Comunità Economica Europea: uno spazio commerciale libero da vincoli e restrizioni, creato per consentire la libera circolazione di persone, merci, servizi e capitali. L’UE, con i suoi organi, è stata il frutto della volontà di dare una parvenza di unione politica e giuridica a una struttura nata per finalità fondamentalmente commerciali. Col Trattato di Maastricht e col Trattato di Lisbona si è cercato di consolidare la struttura “politica” dell’Ue, ma con scarsi risultati. La questione è questa: siamo inseriti in una confederazione in cui gli Stati aderenti hanno la stessa moneta (l’euro) ma delle caratteristiche nazionali ancora piuttosto marcate, per cui un italiano non si sentirà più di tanto affratellato a un tedesco o a un greco, perchè manca un senso di identità comune. Si potrebbe dire: “fatta l’Europa, bisogna fare gli europei“. Questo deficit di integrazione culturale e politica fra i vari Stati (che causa anche discordanze sul da farsi per risolvere i problemi comuni, vedi battibecchi tra il duo Merkel-Sarkozy e il resto d’Europa) va per alcuni commentatori risolto con una maggiore centralizzazione dei poteri europei: di fronte alla attuale crisi del debito, ad esempio, per molti la soluzione è in una più stretta integrazione economica. Sarebbe sufficiente creare degli eurobond (titoli di debito pubblico europei e non legati ai singoli Stati), potenziare l’Efsf (European Financial Stability Facility, il c.d. fondo salva-Stati, pagato ovviamente dai contribuenti europei) e creare magari un Ministro delle Finanze Europeo che gestisca i fondi provenienti dai vari Stati e tutto sarebbe a posto. Crisi scongiurata. Mi permetto di non essere d’accordo con una visione tanto ottimistica. Il problema è alla radice, nell’aver voluto creare una unione economica-monetaria priva di una vera unione culturale-politica e in cui tutti gli Stati sono stati legati agli stessi parametri di bilancio (quando era ovvio che alcuni Stati erano più inguaiati degli altri). L’Unione Europea doveva procedere in modo più graduale, aspettando che si realzzasse una vera integrazione dei popoli europei: così facendo invece, ne hanno tratto beneficio solo i grandi imprenditori e i grandi operatori finanziari, che hanno potuto lucrare sul nuovo mercato unico europeo, privo delle restrizioni del passato. Adesso si cerca di rimediare dando ancora più potere a organi centralizzati dell’Unione e levandolo ai poveri Stati nazionali, che ben presto saranno ridotti al rango di meri esecutori di ciò che viene deciso a Bruxelles e Francoforte. Un Unione frammentata che ha il suo fattore unificante nella moneta non può che dare un enorme potere a chi la moneta la rappresenta e gestisce: Banca Centrale, Ministri delle Finanze, grandi gruppi economici. Con buona pace dell’Europa dei popoli e dei diritti.

Interessante, sul tema, questo articolo  di Fabrizio Galimberti dal Sole 24 ore di ieri, a dimostrazione di come per molte firme l’unica soluzione sia quella di rafforzare un controllo centralizzato dell Ue (e delle sue finanze).

The currency that unified Europe

The European Union was born on the basis of the old European Economic Community, a  commercial space free from restrictions created to allow the circulation of goods, people, services and capitals. The EU, with its organs, has been created to put the dress of a political-juridical union to a structure first-of-all born for economic purposes. With the Maastricht and Lisboa Treaties they tried to consolidate the political structure of EU, but without great results. This is the point: we’re in a confederation with a unique currency (euro), but different languages and identities, so an italian will not feel a great sense of brotherhood with a greek or a german. We could say: “Europe has been made, let’s make the europeans“. This lack in cultural and political integration (which often leads to discussions between european leaders) can be solved, according to many analysts, with more centralization of european powers: for example, more economic integration would help in solving the present crisis. Creation of eurobonds, enpowerment of the Efsf (European Financial Stability Facility) and the institution – why not – of the European Finance Minister, with the duty to manage the finance of the whole Europe, should be the solutions. I don’t agree with a so optimistic view. The problem was born with the creation itself of an economic union lacking of a political and cultural union, a union in which States are bonded to the same budget parameters, though some State were clearly more at risk of others. EU had to proceed more slowly, waiting for a real integration of european people: in this way, instead, just big corporations and investors gained profit from the new european common market, free from old restrictions. The remedy now proposed is giving more power to centralized institutions of EU taking it away from the poor States, that will soon become mere executors of orders given by Bruxelles and Frankfurt. A fractioned union, joined together just by the currency can’t avoid to give an enormous power to people who hold and represent that currency: Central Bank, Financial Ministers, big corporations. And who cares about the Europe of people and rights.

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